Superteleobiettivi Canon FL (seconda parte)

Riprende dalla prima parte.

Passando alla testa ottica da 400mm, la sua compattezza effettiva è lodevole perché gran parte della montatura scompare all’interno della focusing unit, pertanto all’ingombro iniziale di quest’ultima vengono aggiunti solamente 32,5mm, arrivando a 338mm complessivi (nel pezzo illustrato è applicato l’ampio paraluce metallico ma la testa ottica termina alla linea di demarcazione visibile subito sopra le scritte CANON LENS FL 400mm 1:5,6 e misura complessivamente 125mm), mentre il peso è di appena 790g; pertanto questo modulo potrebbe garantire dimensioni e messe accettabili, se la focusing unit non compromettesse tutto.

La messa a fuoco minima garantita dalla corsa del tubo di messa a fuoco è 4,5m (il precedente 400mm R a soffietto scendeva fino a circa 3,1m) mentre le aperture del diaframma corrispondono al range previsto nel tubo stesso, ovvero da 1:5,6 a 1:32; il rivestimento antiriflesso è il tipo base S.C. (Spectra Coating) e il tappo anteriore misura ben 90mm: fortunatamente i filtri sono da appena 48mm e gestiti tramite la slot della focusing unit.

 

 

Il 600mm 1:5,6 condivide col 400mm la stessa apertura massima, pertanto risulta ben più ingombrante e pesante: questa testa ottica sporge di 142,5mm dalla focusing unit (196mm in totale), per una lunghezza complessiva di 448mm (comunque apprezzabile per un 600mm, a dimostrazione di un buon telephoto ratio del progetto ottico), mentre il peso è di circa 1,9kg e il sistema completo si assesta quindi su ben 5kg.

In questo caso il paraluce è telescopico ed estraibile, il tappo anteriore metallico a pressione è da ben 125mm, la messa a fuoco minima permessa dalla focusing unit è pari a 10m (col 600mm 1:8 R e relativo soffietto si arrivava a circa 6m), il trattamento antiriflesso è nuovamente lo Spectra Coating e le aperture di diaframma corrispondono invariabilmente al range previsto dal tubo di messa a fuoco (1:5,6 – 1:32); naturalmente valgono le stesse considerazioni del precedente modello riguardo ai filtri.

 

 

Il Canon FL 800mm 1:8 era un teleobiettivo molto potente e soprattutto incarnava il tedoforo che in varie forme è sempre stato presente in questa serie fin dal 1953; questa testa ottica sporge di 202,5mm dalla focusing unit (262,5mm in totale), per una lunghezza finale pari a 508mm, mentre il peso del singolo modulo è di 2,26kg che lievitano a 5,36kg col sistema di fuoco: si tratta di valori chiaramente elevati ma non  molto dissimili da quelli del 600mm 1:5,6, grazie alla corrispondente riduzione di apertura massima.

Anche l’800mm prevede un ampio paraluce telescopico incorporato, tappo metallico a pressione da 125mm e rivestimento antiriflesso Spectra Coating; in questo caso la scala dei diaframmi non è vincolata dalla focusing unit ma dalla luminosità massima del sistema, spaziando da 1:8 ad 1;32, mentre la messa a fuoco minima comincia a risentire del limitato intervallo di regolazione garantito dal sistema telescopico a cremagliera del relativo tubo, fermandosi a ben 18m (nell’800mm 1:8 R si scendeva a 13,5m); anche in questo caso la possibilità di sfruttare piccoli filtri posteriori è un innegabile vantaggio.

 

 

Passando al 1200mm 1:11, occorre ricordare che queste schede risalgono al Dicembre 1974, quando la linea di super-teleobiettivi FL era appena uscita di scena e sarebbe poi stata rimpiazzata fra l’Ottobre 1975 e il Giugno 1976 da corrispondenti modelli FD con messa a fuoco elicoidale e sistema IF, pertanto il 1200mm che nel Marzo 1973 era stato aggiornato al multicoating Super Spectra Coating viene qui presentato con la denominazione aggiornata S.S.C.

Il 1200mm è un vero mostro e la testa ottica sporge dal tubo di messa a fuoco per 547,5mm, portando la lunghezza complessiva del sistema a ben 853mm (comunque un buon risultato per una focale a 1200mm a rifrazione), mentre il peso del singolo modulo è 3,1kg che passano a 6,2kg con focusing unit; questo modello prevede nuovamente un paraluce incorporato telescopico e tappo metallico anteriore da 125mm, mentre la messa a fuoco è ancora più penalizzata dai limiti meccanici del tubo e si ferma a ben 40m (il 1000mm 1:8 R arrivava a 21m).

In questo caso, come anticipato, l’obiettivo non sfrutta il diaframma automatico della focusing unit ma lo gestisce manualmente, pertanto non ne deve rispettare i limiti di scala e le sue aperture spaziano da 1:11 ad 1:64, mentre valgono nuovamente le considerazioni sui filtri drop-in da 48mm.

Prego nuovamente di notare la foggia della testa ottica al centro della scheda rispetto a quella visibile nella foto d’insieme sulla destra.

 

 

Questo estratto dalla stessa brochure sottolinea le caratteristiche funzionali e la praticità di un sistema di messa a fuoco comune sul quale sostituire rapidamente le varie teste ottiche (sempre e comunque fissi su un granitico treppiedi, aggiungo io); curiosamente il documento si attarda ad esaltare in particolare l’800mm, forse riconoscendogli la lunga e ininterrotta militanza.

 

 

Questo stralcio proviene da una brochure del 1972 (quindi il 1200mm non era ancora della partita) ed elenca i punti di forza di queste ottiche Canon FL: prestazioni migliorate rispetto ai predecessori grazie ai software di calcolo, messa in opera più rapida rispetto a prima, calcolo ottico finalizzato a contenere l’ingombro, rapida variazione della focale semplicemente sostituendo la testa ottica, diaframma operativo alla massima apertura (però con misurazione esposimetrica stop-down), sistema di messa a fuoco lineare con pignone e cremagliera che funziona correttamente anche applicando pesanti corpi motorizzati, ghiere mobili con relative scale sulla focusing unit per adeguare la lettura dei dati ai vari obiettivi, filtro posteriore drop-in, paraluce telescopico incorporato per le focali maggiori, disegno compatto che richiede un solo treppiedi (SIC!) e presenza di un attacco per cinghia di sostegno.

Sulla carta sono tutte caratteristiche positive ma la necessità di una meticolosa e lunga messa in opera su treppiedi obbligava a concentrarsi su soggetti statici.

 

 

Questa illustrazione del 1972 mostra il punto di allineamento e la guida per applicare le teste ottiche al tubo di messa a fuoco e anche la cinghia di sostegno per quest’ultimo che prevede non solo un robusto attacco ma anche una seconda asola nella quale passarla e che impedisce al complesso sbilanciato di protendere in avanti la fotocamera, mantenendo il tutto a contatto col corpo.

 

 

In questa ulteriore illustrazione più tarda è presente anche il 1200mm 1:11 e nell’ultima versione S.S.C.; notate le sue mastodontiche dimensioni rispetto ad un corpo  F1, e in questo caso la possibilità di separare il complesso il 2 elementi costituiva un notevole vantaggio nel trasporto.

 

 

La focusing unit era un accessorio complesso e ben studiato che prevedeva un sistema di fissaggio anteriore a collare di serraggio simile al “breeck lock” delle ottiche FL ed FD, un attacco per treppiedi con nottolino di serraggio e possibilità di rotazione in orizzontale e verticale con indici di riferimento, un sistema di messa a fuoco lineare a cremagliera con pomelli girevoli e sistema di blocco, un cannotto metallico con varie scale di messa a fuoco affiancate dedicate alle diverse focali e selezionabili ruotandolo, la ghiera dei diaframmi con valori da 1:5,6 a 1:32, il cassetto per filtri ad inserimento da 48mm, la ghiera di selezione fra diaframma automatico e manuale al valore di lavoro e, infine, il collare di serraggio “breeck-lock” verso la fotocamera.

Mi sembra che non sia mai stato puntualizzato come di questa focusing unit siano esistite in realtà 2 differenti versioni.

 

 

Infatti gli esemplari prodotti dal Settembre 1971 al Giugno 1972 non dovevano ancora tenere conto dell’obiettivo da 1200mm 1:11, non ancora presentato, pertanto in questo modello il cannotto girevole comprende solo le scale di messa a fuoco per le focali da 400mm, 600mm e 800mm, e anche negli indici di correzione per la foto ad infrarosso previsti accanto alla linea di fede della messa a fuoco è ancora assente quello per il 1200mm.

 

 

Negli esemplari di focusing unit prodotti dal Giugno 1972 al 1974 è invece presente la quarta scala delle distanze per il 1200mm (qui selezionata in posizione operativa) e l’indice di riferimento per il fuoco ad infrarosso dello stesso obiettivo, qui visibile a destra sotto quello del 600mm; è quindi possibile utilizzare le ottiche FL da 400mm, 600mm e 800mm con entrambi i modelli di focusing unit, tuttavia solamente il secondo è compatibile col 1200mm.

 

 

Questa tabella riassume le caratteristiche tecniche della focusing unit primo tipo, priva dei riferimenti per la focale 1200mm, fra le quali: presenza di doppietto cementato che “dialoga” con lo schema ottico delle teste intercambiabili, diaframma automatico da 1:5,6 (1:8 con l’800mm) a 1:32, filtri posteriori da 48mm, doppio attacco per treppiedi da 1/4” e 3/8”, messa a fuoco con pignone e cremagliera munita di blocco e ghiera per selezionare il diaframma a funzionamento manuale.

Il complesso prevede un diametro massimo di 108mm, decisamente considerevole, e l’innesto vero e proprio con la testa ottica si trova 20mm all’interno rispetto al profilo anteriore, servito da un tappo parapolvere dedicato, mentre nella parte posteriore viene utilizzato lo stesso tipo presente nei comuni obiettivi.

 

 

Un’analoga tabella è dedicata ai corrispondenti obiettivi da 400mm, 600mm e 800mm, con molti dati già condivisi in precedenza; in questo caso è interessante osservare il telephoto ratio dei gruppi ottici che, in pratica, ne definisce la compattezza longitudinale rispetto alla focale: nei 3 obiettivi abbiano in sequenza un telephoto ratio di 0,89, 0,8 e 0,67, quest’ultimo davvero rimarchevole e infatti Canon pubblicizzava l’800mm FL come il più compatto esistente.

 

 

Il montaggio della testa ottica avveniva con poche, semplici fasi: 1) si ruotava il collare della focusing unit verso destra 2) si allineavano 2 punti di riferimento sui pezzi da accoppiare 3) si inseriva la testa ottica nel tubo a fondo-corsa con un movimento lineare e sfruttando una scanalatura nella struttura metallica 4) si ruotava il collare verso sinistra per finalizzare l’accoppiamento.

Le mani di adulto in foto mostrano in modo eloquente le reali dimensioni di questi obiettivi, nei quali le matricole di produzione iniziarono da 10.001.

 

 

Questa immagine mostra invece il cassetto ad inserimento con filtro da 48mm a spessore sottile, una felice soluzione che poi ritroveremo negli anni a venire anche in molti teleobiettivi FD-L ed EF-L.

 

 

Queste pagine dalla brochure del 1972 descrivono alcune sequenze operative; la messa a fuoco si perfeziona osservando nel mirino reflex dell’apparecchio e ruotando i pomelli del sistema a cremagliera, con possibilità di blocco ad operazione conclusa; per ruotare la fotocamera in posizione verticale si allenta il relativo nottolino di fermo nell’attacco per treppiedi, e la focusing unit può ruotare di 120° in ogni direzione (evidentemente per un corretto allineamento anche se il treppiedi non è bel livellato); il diaframma può essere utilizzato a tutta apertura fino al momento dello scatto (con posizione A della relativa ghiera) oppure gestito manualmente al valore di lavoro (con posizione M), operazione realizzabile anche tenendo la ghiera su A e agendo sul controllo ausiliario della profondità di campo.

 

 

Questo dettaglio mostra invece i riferimenti per la messa a fuoco ad infrarosso, per finalizzare la quale si prende come riferimento la porzione di scala delle distanze che col fuoco in luce visibile risulta allineato alle linee di fede orizzontali e con attenzione si ruota il pomello posizionandolo di fronte al riferimento IR della corrispondente focale; anche in questo caso siamo in presenza di una focusing unit del primo tipo, dettaglio palesato dall’assenza del quarto riferimento da 1200mm sotto quello da 600mm.

 

 

La documentazione d’epoca dedicata includeva anche alcuni utili suggerimenti per l’utente: la profondità di campo risulta limitata ed è preferibile chiudere molto il diaframma per recuperarla (ovviamente non si considerano i problemi legati alla diffrazione che abbatte la nitidezza); è necessario inserire bene la testa ottica a fondo-corsa prima di ruotare il relativo collare; dopo un cambio di focale è necessario ruotare il cannotto ed inserire la corretta scala di distanze; gli elementi sono pesanti ed occorre quindi attenzione nel manipolarli ed un cavalletto sufficientemente robusto; il filtro posteriore va sempre usato e inserito correttamente per evitate ingressi di luce o problemi di fuoco; la cremagliera di messa a fuoco non ha una posizione fissa di infinito, quindi va verificata visivamente con attenzione; infine, con i corpi di destinazione le caratteristiche dello specchio reflex comportano una vignettatura su un lato dell’immagine, tuttavia visibile solo nel mirino e non nella fotografia finale.

 

 

Questa serie di ottiche FL prevedeva accessori come robuste valigie di trasporto, tappi anteriori da 90 e 125mm e posteriori per teste ottiche, tappi anteriori e posteriori per focusing unit e una cospicua serie di filtri da 48mm per il cassetto posteriore, fra i quali erano presenti i tipi UV, Skylight, giallo chiaro, giallo scuro, arancio, rosso, verde, 6 filtri di correzione cromatica (3 caldi e 3 freddi) e 2 neutral density ND 4x e 8x.

Notate come un mirino analogo a quello già evidenziato nella serie precedente venga indicato in fase di sviluppo, tuttavia non ne ho mai visto un esemplare.

 

 

Questo è l’aspetto complessivo di un teleobiettivo FL per focusing unit, in questo caso l’800mm 1:8; la struttura appare immediatamente molto robusta e adatta ad un impiego pesante in mano a professionisti, tutto è metallico e sovradimensionato, a ovvio discapito del peso.

 

 

Nella parte inferiore della focusing unit possiamo osservare l’ampia piastra di interfaccia al treppiedi con doppio attacco filettato e le scritte identificative del modello sotto lo sbalzo che incorpora i pomelli di messa a fuoco e quello di blocco (a sinistra, all’interno); in quest’area è anche presente il punto di ancoraggio per la cinghia di trasporto.

 

 

Le teste ottiche da 600mm, 800mm e 1200mm incorporano un paraluce metallico telescopico con nottolino di fermo, la cui lunghezza lo rende particolarmente efficace; questo sistema è assente nel 400mm (fornito con un accessorio separato) perché il relativo sbalzo rispetto alla focusing unit è minimo.

 

 

La vista posteriore dell’800mm 1:8 con focusing unit mostra la baionetta FL con attacco “breech-lock”, perfettamente compatibile anche con i nuovi corpi macchina nati assieme alla serie FD, la ghiera “A – M” per il diaframma, il cassetto portafiltri, il sistema di messa a fuoco e l’attacco per la cinghia con relativo passetto metallico; l’aspetto complessivo risulta po’ disordinato, con un avvicendarsi di verniciature raggrinzenti, anodizzazioni, ghiere metalliche lucide ed elementi godronati con varie textures, tuttavia la qualità produttiva è molto elevata.

 

 

Questa immagine d’esempio, un tramonto sull’oceano delle isole Hawaii, è riprodotta a piena pagina nella brochure del Dicembre 1974 e venne realizzata proprio con l’FL 800mm 1:8 a tutta apertura; la forte compressione dei piani e lo spettacolare avvicinamento garantiti da questo tele 16x sono evidenti.

 

 

Passando all’FL 1200mm 1:11, arrivato tardivamente dopo un anno e mezzo, occorre dire che la sua tassonomia è meno semplice di quanto si immagini: solitamente si tende a pensare che sia esistita una singola versione, il 1200mm 1:11 S.S.C., mentre – come vedremo – esistono almeno 3 varianti; in questa immagine possiamo ammirare un esemplare dell’ultima generazione S.S.C., riconoscibile per la relativa sigla di colore rosso sul paraluce; notate anche il tappo anteriore a pressione da 125mm e il cassetto per filtri da 48mm.

L’elemento da osservare con attenzione sono tuttavia le proporzioni della “testa” anteriore col paraluce rispetto a successivo cannotto allungato e rastremato.

 

 

Questa doppia vista mostra il 1200mm S.S.C. col paraluce telescopico estratto e ovviamente si avvale di una focusing unit del secondo tipo; quest’ultima, nell’esemplare in foto, appare modificata per applicare un attacco dedicato ad un’alta marca di fotocamere, quindi prego di non fare caso alle anomalie riscontrabili in tale settore.

 

 

Soffermandoci finalmente sulla sagoma della testa ottica da 1200mm, si può osservare come quella illustrata sulle schede statunitensi, pur presentando inequivocabilmente la denominazione FL 1200mm 1:11, preveda proporzioni radicalmente differenti (e paraluce molto più esteso) rispetto alla versione nota e di normale produzione, nella quale la “testa” anteriore di più ampio diametro col relativo paraluce risulta decisamente più corta ed è invece seguita da una sezione più rastremata molto lunga, mentre nell’esemplare superiore quest’ultima è molto ridotta e anche la ghiera indipendente per il diaframma manuale si trova in posizione diversa; addirittura, a parità di diametro esterno della parte anteriore, il tipo più datato appare persino più compatto rispetto al modello di serie, cosa tecnicamente non possibile dato che le lenti esterne sono posizionate all’estremità della struttura, quasi come se il modello misterioso sfruttasse addirittura un gruppo ottico differente.

Non mi spingo oltre nelle ipotesi, tuttavia siamo sicuramente in presenza di una testa ottica prototipo, seguita da un secondo modello di serie senza trattamento Super Spectra Coating (prodotto dal Giugno 1972 al Marzo 1973 e privo della corrispondente sigla S.S.C. rossa sul paraluce) e da una terza versione con S.S.C. (e relativa sigla sul paraluce), assemblata dal Marzo 1973 al 1974; in ogni caso una indagine sistematica precisa è resa difficoltosa dal numero molto limitato di esemplari prodotti e dalla relativa rarità.

 

 

Questa serie di super-tele FL con focusing unit apparentemente uscì di scena nel corso del 1974 e il primo rimpiazzo di nuova generazione si può individuare in questo Canon FD 400mm 1:4,5 S.S.C.  dell’Ottobre 1975, un obiettivo munito di consueta messa a fuoco elicoidale che sfrutta un nuovo schema ottico ideato da Kikuo Momiyama nel 1974 con un sistema flottante per la regolazione delle distanze nel quale si nuove solamente un piccolo modulo interno, rendendo l’operazione veloce e confortevole; il tempo per il grandi e pesanti super-tele con tubo di messa a fuoco ausiliario era tramontato!

Quando si pensa ai grandi “cannoni” di vecchia generazione, con tubo di messa a fuoco e artifizi simili, i primi a venire in mente sono i corrispondenti Nikkor per Nikon F e Zenza Bronica 6x6cm, tuttavia il primo brand giapponese a proporre nei normali corredi fotografici una focale lunga come un 800mm fu invece Canon, oltre 70 anni fa, e come abbiamo visto ha continuato a tenere a listino per decine di anni una serie di super-teleobiettivi che seppero contrapporsi specularmente ai famosi e corrispondenti modelli Nikon, allineando anche una interessante genealogia di focali e versioni che, purtroppo, oggi hanno più che altro un interesse collezionistico perché il settore dei teleobiettivi professionali negli ultimi decenni ha compiuto passi da gigante e i fotografi si sono rapidamente assuefatti alle mirabolanti possibilità dei nuovi modelli AF motorizzati, luminosi, e stabilizzati e a nessuno verrebbe in mente di spianare sul campo uno di tali cimeli; eppure anche questi hanno fatto la storia e vanno tenuti nella debita considerazione.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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