SMC Pentax-M 50mm 1:1,4 e predecessori (prima parte)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questa sede vorrei prendere in considerazioni i primi obiettivi 50mm 1:1,4 realizzati da Asahi Optical Co. per le sue fotocamere Pentax, soffermandomi in particolare sul modello compatto SMC-Pentax-M lanciato nel 1977 nell’ambito della nuova ed omonima gamma di fotocamere ed obiettivi, commercializzati a partire dal 1976, che privilegiavano pesi e dimensioni molto contenuti.

 

 

Fino al 1975 gli obiettivi Asahi erano denominati Takumar (immagino in onore di un progettista il cui cognome era Takuma e sul quale purtroppo non ho ulteriori riferimenti) e l’azienda produttrice vantava un know-how di primo livello nel settore; questa brochure dell’epoca vuole proprio sottolineare le avanzate tecnologie a disposizione per realizzare le ottiche Takumar, illustrando strumenti ed apparecchiature oggi in gran parte superati (basti osservare i mastodontici calcolatori elettronici) ma che all’epoca costituivano lo stato dell’arte nel settore.

Dopo una prototipazione che probabilmente procedeva da un paio d’anni, il primo 50mm 1:1,4 commercializzato da Asahi Optical Co. arrivò nel 1964, e questo esemplare diede il La ad una successiva serie di modelli differenziati sia per estetica che per schemi ottici; vediamo quindi subito come si sono evolute tali architetture nel corso di 20 anni.

 

 

Il primo schema, impiegato dal 1964 al 1966, è il famoso “otto lenti” ed utilizza un’architettura tipo Doppio Gauss modificato, nella quale al doppietto cementato posteriore venne aggiunta una terza lente, probabilmente per supplire all’assenza di un vetro singolo dalle caratteristiche più estreme; come si può notare, Asahi fu forse la prima a spaziare ad aria tutte le lenti davanti al diaframma (seguendo l’esempio del famoso Ultron 50mm 1:2 di Voigtlaender) in un normale 1:1,4 superluminoso per apparecchi reflex, quando molti concorrenti continuarono per anni a mantenere il doppietto collato anche in posizione anteriore; inoltre non venne mai accettato il compromesso di utilizzare una focale più lunga, come 55mm o 58mm, per facilitare l’ottenimento dello spazio retrofocale necessario al movimento dello specchio reflex, e lo standard 1:1,4 Pentax fu sempre un 50mm.

Questo primo schema era estremamente costoso da produrre (leggenda vuole che Asahi operasse in perdita), pertanto nel 1966 venne sostituito da una versione simile ma con soltanto 7 lenti (fu quindi eliminato il terzo elemento del gruppo cementato posteriore, arrivando ad una configurazione più classica); questo secondo modello è noto per l’utilizzo di vetro all’ossido di torio, che oltre a produrre una blanda radioattività ha comportato nel tempo un avvertibile ingiallimento delle lenti che produce una dominante cromatica nelle fotografie, un problema comune alle ottiche datate con questo tipo di materiali.

Il secondo schema, passando anche per la miglioria del Super-Multi-Coating, arrivò fino al 1977, tuttavia già l’anno prima l’azienda Asahi, seguendo le tendenze di mercato inaugurate da Olympus col suo corredo OM del 1972, aveva impostato una nuova linea di fotocamere tipo “M” particolarmente compatte ed equipaggiate con la corrispondente serie di ottiche SMC Pentax-M le cui dimensioni erano molto più contenute rispetto ai modelli precedenti; in quest’ottica venne quindi ricalcolato anche lo schema del 50mm 1:1,4, riducendone l’ingombro longitudinale, e questa terza configurazione fu operativa dal 1977 al 1984.

Lo schema compatto tipo “M” venne poi nuovamente ridisegnato nel 1984, creando una versione simile come struttura ma non più così compatta, visto che la clientela si stava abituando alle correnti fotocamere con molti automatismi ed eventualmente motori incorporati che risultavano più ingombranti, pertanto l’esigenza di un obiettivo estremamente miniaturizzato non era più prioritaria, e si preferì un calcolo senza compromessi; quest’ultimo tipo fu adottato nei 50mm 1:1,4 SMC-Pentax serie A, F ed FA ma essendo posteriore al protagonista dell’articolo li ometterò dalla discussione.

 

 

In questo schema riassuntivo troviamo quindi i modelli di 50mm 1:1,4 Asahi per fotocamere Pentax prodotti dal 1964 ad oggi abbinati alla relativa versione di schema ottico, indicata in sequenza come A, B, C e D.

Il primo 50mm 1:1,4 del 1964 era denominato Super-Takumar ed utilizzava lo schema A con 8 lenti.

Nel 1966 il 50mm 1:1,4 mantenne la denominazione Super-Takumar ma adottò lo schema B a 7 lenti con vetro al torio radioattivo (di quest’obiettivo esiste una variante con minime differenze prodotta nel 1969 solo per il mercato giapponese e destinata alla Pentax SL).

Nel 1971 venne applicato il rivestimento antiriflessi multistrato e la denominazione di questo 50mm 1:1,4 divenne Super-Multi-Coated Takumar, mantenendo sempre lo schema B a 7 lenti.

Nel 1972 l’obiettivo ricevette un face-lifting estetico e la denominazione divenne SMC Takumar 50mm 1:1,4, sempre con lo schema a 7 lenti e vetro al torio tipo B.

Nel 1975 arrivò la rivoluzione dei nuovi corpi macchina appartenenti alla linea K (K2, KX, KM) con attacco a baionetta, pertanto il 50mm 1:1,4 venne nuovamente ridisegnato nell’estetica e denominato SMC Pentax 50mm 1:1,4 tipo K, abbandonando quindi la gloriosa denominazione Takumar ma conservando comunque lo schema tipo B a 7 lenti risalente al 1966.

Nel 1977 venne lanciato l’SMC Pentax-M 50mm 1:1,4 compatto ed equipaggiato con il nuovo schema tipo C, miniaturizzato ai limiti del possibile.

Nel 1984 il tipo M venne pensionato e sostituito dall’SMC Pentax-A 50mm 1:1,4, con aggiornamenti estetici e un ulteriore schema ottico, il tipo D.

Per completare la serie oltre le competenze definite per questo articolo, nel 1991 subentrò il modello SMC Pentax-F con autofocus e sottile ghiera zigrinata anteriore per la messa a fuoco manuale, analoga a quella dei coevi AF-Nikkor prima serie; quest’obiettivo manteneva lo schema ottico tipo D del predecessore.

Infine, nel 1991 venne commercializzata una versione esteticamente rivista, denominata SMC-Pentax-FA 50mm 1:1,4, che è rimasta in produzione fino ai nostri giorni, conservando lo schema tipo D.

Vediamo ora l’aspetto dei modelli prodotti dalle origini fino al tipo M del 1977.

 

 

Il Super-Takumar 50mm 1:1,4 ad 8 lenti del 1964 fu sicuramente un’aggiunta importante e strategica al corredo Pentax Spotmatic, finalmente corredata con un normale di caratura professionale che eliminava i timori reverenziali verso la concorrenza che già ne disponeva.

 

 

Quest’obiettivo si caratterizza per la tipica estetica del tempo, con ghiere metalliche rifinite a sbalzi alternati e godronati, offrendo tuttavia fin da subito una finitura completamente nera con l’eccezione del filetto cromato anteriore; nonostante la produzione limitata ad appena 2 anni (1964-66), di questo modello esistono molte, piccole varianti, dal punto di allineamento della messa a fuoco al font utilizzato, minuziosamente catalogate dai collezionisti del marchio ma qui ovviamente omesse in quanto poco significative.

 

 

Il Super-Takumar 50mm 1:1,4 primo tipo ad 8 lenti adottava uno schema che, proprio per conservare la focale “tonda” a 50mm, faceva arretrare l’ultimo elemento posteriore ben oltre lo sbalzo della filettatura 42×1 di innesto, pertanto era compatibile solamente con certi modelli Pentax  mentre alcune serie precedenti andavano aggiornate in assistenza per scongiurare l’impatto fra specchio e lente posteriore; questi corpi modificati erano riconoscibili perché un indice sul riavvolgimento era smaltato in rosso.

 

 

Dal momento che la successiva versione Super-Takumar a 7 lenti del 1966 era esteticamente molto simile, il sistema più immediato per riconoscere un 8 lenti è osservare il riferimento rosso per la messa a fuoco ad infrarosso applicato assieme agli indici per la profondità di campo (evidenziato in grafica): nel modello ad 8 lenti questo riferimento si trova a destra della linea bianca di 1:4, quindi fra quest’ultima e l’indice di fede per la messa a fuoco; proprio tale indice rappresenta peraltro una delle variabili introdotte nella produzione, dato che i primi modelli utilizzavano un trattino rosso con parte terminale sferica (una sorta di lecca-lecca) mentre quelli successivi, come l’obiettivo illustrato, passarono ad una sagoma romboidale.

Il secondo punto di vista permette anche di apprezzare l’estremo arretramento della lente posteriore; quest’obiettivo non sfruttava parti ottiche con vetri al torio e pertanto non produce alcuna emissione né presenta il tipico ingiallimento nel tempo.

 

 

Passando al 50mm 1:1,4 Super-Takumar con secondo schema a 7 lenti prodotto dal 1966, a prima vista tale obiettivo sembra analogo al precedente, tuttavia il riferimento per la messa a fuoco ad infrarosso si trova ora all’esterno (a sinistra) dell’indice per la profondità di campo ad 1:4, rendendolo immediatamente riconoscibile anche senza togliere i tappi e osservare le lenti; questo modello introduce lo schema B con vetro radioattivo e normalmente gli esemplari risultano ingialliti, tuttavia una prolungata esposizione ad una lampada con LED ad ultravioletti può risolvere il problema, sbiancando gli elementi.

 

 

La nuova configurazione ottica risulta più economica da produrre e si conforma alla più classica architettura da normale 50mm 1:1,4 per il formato 24x36mm, invariabilmente adottata da nomi come Leitz, Carl Zeiss, Nikon, Canon, Minolta, Olympus e altri; nell’uso pratico si può tuttavia verificare che alla massima apertura 1:1,4 il nuovo schema a 7 lenti produce un’immagine meno netta e definita rispetto all’originale ad 8 lenti, dettaglio ampiamente noto che ha fatto impennare i prezzi di questo modello, spinti anche dalla richiesta dei videomaker.

 

 

In queste serie il trattamento antiriflesso era naturalmente presente ma ancora legato a tecnologie transitorie; nel 1971 proprio la Asahi Optical Co. acquisì un innovativo rivestimento multistrato (con ben 7 layers) da un’azienda statunitense specializzata in queste tecnologie applicate al settore militare ed aerospaziale, ne industrializzò la produzione, lo ribattezzò Super-Multi-Coating e iniziò ad applicarlo in anteprima alla sua linea di obiettivi, ad iniziare dal complesso zoom Takumar 85-210mm, miglioria poi estesa quasi immediatamente al resto della produzione, con una netta soppressione di flare e riflessi interni e un miglioramento nel contrasto.

 

 

Di conseguenza anche il normale 50mm 1:1,4 venne aggiornato e commercializzato nel 1971 con la nuova denominazione Super-Multi-Coated Takumar, mantenendo comunque l’estetica preesistente e lo schema ottico tipo B a 7 lenti col vetro al torio.

 

 

L’obiettivo è effettivamente analogo al Super-Takumar a 7 lenti prodotto dal 1966 al 1971 e per riconoscerlo rapidamente è necessario leggere la nuova denominazione o osservare i riflessi cangianti del nuovo trattamento.

 

 

Questa miglioria venne molto pubblicizzata da Asahi, imponendo de facto a tutti i concorrenti di adeguarsi in tempi molto brevi per evitare la percezione di un brand tecnologicamente in ritardo, e in effetti il multicoating applicato ai normali preesistenti dell’epoca fornì a questi obiettivi un boost inaspettato nel contrasto dell’immagine in condizioni luminose critiche, facendoli accedere ad una resa di stampo “moderno” senza modifiche all’assetto ottico.

Il 50mm 1:1,4 per Pentax era quindi aggiornato sotto questo profilo, tuttavia negli anni ’70 la sua estetica a sbalzi metallici alternati e godronati cominciava a risultare datata, a fronte di concorrenti che optavano ormai per un rivestimento gommato, pertanto la Asahi corse ai ripari.

 

 

Nel 1972 introdusse quindi questa ulteriore versione, esteticamente rivista con l’applicazione di un settore gommato con rilievi quadrati  delimitato da 2 filetti cromati; quest’obiettivo dall’aspetto più moderno venne ribattezzato SMC Takumar 50mm 1:1,4 e manteneva lo schema tipo B a 7 lenti con vetro al torio, oltre naturalmente all’attacco a vite 42x1mm.

 

 

Il fatto che l’antiriflesso SMC fosse stato introdotto da appena un anno e in anticipo sul resto della concorrenza ne ha fatto un selling point molto importante anche per l’SMC Takumar, come si può desumere da questa brochure che sorvola completamente sul nuovo design e sulle prestazioni ottiche per concentrarsi sui benefici garantiti dal nuovo trattamento, non ultima una superiore luminosità fotometrica effettiva.

 

 

L’SMC Takumar 50mm 1:1,4 era quindi un obiettivo complessivamente al passo coi tempi sia per design che per trattamento antiriflessi, tuttavia quello che rendeva obsoleto l’intero sistema era la pertinace conservazione dell’innesto a vite 42x1mm, quando tutte le reflex concorrenti adottavano il ben più pratico attacco a baionetta, e spesso da molti anni; in azienda erano coscienti di tutto ciò e approfittarono della join-venture temporanea con Zeiss per farsi disegnare ad hoc una nuova baionetta, con un diametro tale da accettare comunque i precedenti obiettivi 42x1mm tramite un minimale anello adattatore e mantenendo la messa a fuoco ad infinito, dettaglio che garantiva la retro-compatibilità con le ottiche precedenti.

La scelta di chiedere a Zeiss di concepire questa baionetta, detta Pentax K, si fonda su motivazioni razionali dal momento che il colosso tedesco era stato un pioniere in quel settore, sviluppando la complicatissima baionetta per le Contax a telemetro già a fine anni ’20; sfruttando questo innesto la Asahi disegnò una nuova serie di fotocamere (K2, KX e KM) e naturalmente una rinnovata linea di ottiche con identico attacco a baionetta che vennero denominate SMC Pentax K ed esordirono nel 1975.

 

 

In quest’ambito venne presentato anche l’SMC Pentax 50mm 1:1,4 K, con lo stesso schema ottico tipo B del predecessore ed un’estetica affinata rispetto all’SMC Takumar, con gomma a settori rettangolari, un singolo filetto cromato e l’inedito pallino in rilievo per l’allineamento al montaggio; naturalmente scompare anche il selettore per l’utilizzo del diaframma in automatico o con chiusura manuale stop-down al valore di lavoro, funzionalmente non più necessario.

La nuova serie K si allinea nuovamente alla più qualificata concorrenza sul piano meccanico ed estetico, anche se nel caso specifico del 50mm 1:1,4 si sta ancora utilizzando il gruppo ottico introdotto nel 1966.

 

 

La nuova linea di fotocamere coordinate, la serie K, esteticamente deriva dalle Spotmatic ma con pochi dettagli sapienti questi corpi appaiono immediatamente più moderni, sebbene un po’ impersonali.

 

 

Quando tali apparecchi furono commercializzati la relativa gamma di obiettivi serie K era perfettamente armonizzata con i medesimi, sia per il design moderno che per le proporzioni, con dimensioni adeguate a tali reflex che non erano mastodontiche ma nemmeno dei modelli di compattezza estrema.

In Asahi la situazione era tuttavia fluida e in rapido divenire perché proprio a quel tempo il management si convinse che la strada battuta da Olympus col suo sistema OM, quella della massima miniaturizzazione senza compromettere prestazioni ed affidabilità, era quella giusta da seguire per il futuro, pertanto dirottarono le risorse del settore con l’ordine di riprogettare fotocamere ed obiettivi in modo da eguagliare la strabiliante compattezza dei corpi OM con relative ottiche Zuiko.

 

Prosegue nella seconda parte

 

Matrco Cavina.

 

 

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2 Comments

    1. Tefolium Reply

      And, Kumao Kajiwara(梶原kajiwara熊雄kumao), the founder of Asahi Optical, is Takuma Kajiwara’s elder brother

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