Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; la vicenda odierna, inquadrata negli anni ’50 e ’60, definisce un quadro di ampio respiro che prende in considerazione vari e famosi brand tedeschi specializzati nella produzione di obiettivi e li connette al denominatore comune di un singolo personaggio, il progettista Rudolf Solisch; quest’ultimo è celebre per essere stato inizialmente impiegato presso la VEB Carl Zeiss Jena e aver calcolato assieme ad Harry Zöllner lo schema del famoso grandangolare retrofocus Flektogon, antesignano nella categoria, tuttavia la successiva parabola professionale della sua carriera, nota a pochi, risulta articolata e costituisce il tassello principale di un domino che, come vedremo, porta ad esiti inaspettati.
La nostra storia inizia dunque a Jena, nella DDR postbellica; nell’immediato Dopoguerra Rudolf Solisch e Harry Zöllner si concentrano sullo schema di un grandangolare retrofocus i cui calcoli sono completati già nell’Agosto 1949; questo schema, poi noto come Flektogon, è caratterizzato da un elemento frontale divergente abbinato ad un gruppo ottico principale tipo Biometar, una scelta facilitata dal fatto che Carl Zeiss Jena già al tempo di guerra (1941) aveva creato prototipi con questa struttura tipo Doppio Gauss asimmetrico, e probabilmente i progettisti sfruttarono il lavoro pregresso per creare tale grandangolare, che proprio per queste specifiche peculiari risulta caratteristico e unico.
L’ultimo brevetto richiesto per questo schema, che include la configurazione originale con elemento posteriore sdoppiato e cementato e quella evoluta con lente posteriore singola, venne depositata dai 2 progettisti e a nome di VEB Carl Zeiss Jena presso l’ufficio brevetti statunitense; la consegna avvenne in data 26 Aprile 1955, pertanto fino a quella data Rudolf Solisch viveva a Jena ed era un dipendente della citata azienda.
Tuttavia, nonostante il ruolo importante e le soddisfazioni professionali, la vita per Solisch non doveva essere tutta rose e fiori, e il suo tormento interiore ebbe seguito poco tempo dopo, quando abbandonò la DDR, attraversò la cortina di Ferro e trovò una nuova occupazione nella Repubblica Federale Tedesca; su questa fase vorrei soffermarmi perché ho visto vari appassionati del settore nati nella ex-DDR o comunque cresciuti nei territori che prima occupava attaccare criticamente Rudolf Solisch per tale scelta, utilizzando espressioni come “defezione” o “fuga” che palesano un indottrinamento nettamente indirizzato e arrivando ad assimilarlo ad una sorta di spia che avrebbe trafugato proprietà intellettuali VEB Carl Zeiss Jena per ridistribuirle a concorrenti nella DFR; tutto questo affermato in tempi recenti, non negli anni più cupi della Guerra Fredda…
Il percorso professionale di Rudolf Solisch iniziò quindi a Jena, in DDR; tuttavia subito dopo il 1955 (la data è incerta) riuscì a passare in DFR dove, grazie al suo illustre curriculum, trovò facilmente e rapidamente occupazione nello stesso ruolo presso la ISCO Optische Werke di Göttingen, una sussidiaria della Jos. Schneider & Co. Di Bad Kreuznach; Göttingen peraltro si trovava a ridosso del confine con la DDR, e se il salto ideale fu di notevole respiro la distanza fisicamente percorsa da Jena era decisamente più ridotta.
Alcuni anni dopo Rudolf Solisch, grazie all’esperienza e alle competenze evidenziate, venne promosso all’ufficio progettazione dell’azienda principale Schneider, a Bad Kreuznach, dove completò la sua carriera; Solisch non visse a lungo oltre tale fase perché un brevetto ratificato negli States nel 1968 affianca al suo nome la caratteristica croce che indica come in tale momento il progettista risultasse già scomparso.
In queste diverse esperienze a Jena e in DFR Solisch ebbe naturalmente modo di lavorare a stretto contatto con famosi progettisti delle varie aziende e condividere con loro esperienze, idee e conseguimenti, e tutto questo, come anticipato, diede vita ad un interessante domino che ho esemplificato nello schema seguente e che sarà utile analizzare passo per passo.
Rudolf Solisch, il cui nome è evidenziato in rosso, partì come detto alla VEB Carl Zeiss Jena assieme ad Harry Zöllner; lo schema tipo Flektogon era farina del suo sacco, tuttavia in azienda ebbe modo di studiare anche il patrimonio di schemi pregressi, come ad esempio i modelli Sonnar che molti anni prima Ludwig Bertele aveva progettato per Carl Zeiss Jena nell’assetto sociale prebellico, fra i quali ho evidenziato in verde i Sonnar 135mm 1:4. Sonnar 180mm 1:2,8 e Sonnar superluminoso 1:1,6.
Se il 26 Aprile 1955 il nostro protagonista era ancora a Jena, già il 10 Novembre 1956 venne depositato in Germania un suo brevetto per ISCO Optische Werke G.m.b.H. Göttinger, a ratificare il suo passaggio alla nuova azienda avvenuto durante tale ristretto interregno; alla ISCO Herr Solisch venne affiancato a Walter Wöltche ma individualmente disegnò e brevettò vari schemi ottici, fra i quali alcuni teleobiettivi chiaramente derivati dai modelli Sonnar di Ludwig Bertele descritti in precedenza; questi schemi diedero vita ad obiettivi ISCO di serie fra i quali il Tele-Iscaron 135mm 1:2,8, il Tele-Westranar 180mm 1:4 e soprattutto il Tele Iscaron 180mm 1:2,8 che sarà molto importante per il proseguo del racconto e infatti l’ho evidenziato in rossa anziché in verde.
Poco tempo dopo sia Solisch che Wöltche vennero promossi in “prima squadra” alla Jos. Schneider & C. di Bad Kreuznach, dove il primo concluse la sua carriera, mentre Walter Wöltche a inizio anni ’70 passò alla Carl Zeiss di Oberkochen dove progettò vari obiettivi del sistema Contax-Yashica come i Planar 50mm 1:1,7, 85mm 1:1,2 e 55mm 1:1,2 100 Jahre Planar, il Distagon 28mm 1:2,8 o il Sonnar 100mm 1:3,5 e, sul finire della sua carriera, fu anche supervisore di un giovane Lothar Kölsch agli esordi e che fece apprendistato in Carl Zeiss sotto Wöltche; Kölsch divenne poi un famoso progettista di Leica Camera Solms, sfruttando il know-how mutuato da Wöltche che a sua volta lo aveva affinato grazie esperienze di Solisch presso VEB Carl Zeiss Jena e al relativo retaggio Carl Zeiss Jena prebellico, schemi di Bertele in primis; tuttavia, prima di raggiungere la sua destinazione definitiva alla Leica Camera di Solms, Lothar Kölsch ebbe comunque modo di progettare per Carl Zeiss 3 famosi zoom per Contax-Yashica, ovvero i Vario-Sonnar 28-85mm, 35-70mm e 80-200mm, rendendo ancora più variegato questo tourbillon di brand e tecnici che ricorda molto il domino spesso innescato in Formula 1 dal cambio di casacca di qualche famoso pilota o ingegnere progettista; peraltro se Kölsch, famoso progettista Leica, in gioventù presso Carl Zeiss aveva firmato qui celebri zoom Vario-Sonnar (sul cui calcolo Wöltche realizzò addirittura una monografia), d’altro Canto Wöltche quando era ancora alla Schneider Kreuznach calcolò gli schemi degli Schneider Super-Angulon 21mm 1:4 e PA-Curtagon 35mm 1:4 decentrabile che vennero poi introdotti nel corredo Leica R!
Il dettaglio più gustoso di questo intricato schema in realtà deve ancora venire: infatti Rudolf Solisch, nella parentesi ISCO Göttingen, aveva disegnato il Tele-Iscaron 180mm 1:2,8 basandosi su un progetto Zeiss Ikon Dresden di Ludwig Bertele del 1929 dal quale quest’ultimo aveva a sua volta ricavato il famoso Olympia-Sonnar 180mm 1:2,8 del 1936; proprio lo schema ottico dell’ISCO Göttingen Tele-Iscaron 180mm 1:2,8 venne utilizzato nel 1965 da Leitz per realizzare il raro Tele-Elmarit 180mm 1:2,8 per box reflex Visoflex II e III, realizzato in circa 300 esemplari tutti venduti da Ernst Leitz, New York che aveva piazzato la commessa, probabilmente su ordine specifico di un’agenzia con fotografi di reportage equipaggiati Leica: quindi, in questo complesso diagramma, lo schema Zeiss di Ludwig Bertele venne replicato da Solisch per l’ottica ISCO Göttingen che, con regia della casa madre Schneider Kreuznach che mise a punto i dettagli della transazione, donò il gruppo ottico ad uno dei più rari obiettivi targati Leitz.
Tutto questo ruota attorno alla figura di Rudolf Solisch, un personaggio quindi molto più significativo e interessante di quanto la storia ufficiale ci tramandi.
Vediamo ora in dettaglio cosa è filtrato da precedenti progetti Zeiss prebellici o VEB Carl Zeiss Jena nei primi brevetti firmati da Solisch per ISCO Göttingen.
Uno dei primi schemi disegnati per ISCO fu quello per un grandangolare retrofocus da oltre 80° di campo che verrà commercializzato come Westrogon 24mm 1:4; questo brevetto venne depositato in Germania il 10 Novembre 1956 ed effettivamente all’epoca il grande sviluppo dei sistemi reflex rendeva improcrastinabile il disegno di ottiche grandangolari retrofocus che fossero compatibili, e proprio questa specifica competenza di Solisch, che era il padre dei Flektogon, probabilmente gli ha procurato l’occupazione in azienda; se confrontiamo lo schema dell’ISCO Westrogon 24mm 1:4 con quello del VEB Carl Zeiss Jena 35mm 1:2,8 si può osservare come il modulo principale tipo Biometar sia stato concettualmente mantenuto, così come il grande elemento frontale divergente, e il doppietto cementato aggiuntivo che troviamo nel Westrogon serve principalmente per incrementare di circa 20° l’angolo di campo rispetto alla focale 35mm del Flektogon.
Passando a schemi tele, Solisch il 20 Dicembre 1958 depositò un brevetto per ISCO Göttingen che prevedeva un teleobiettivo di grande apertura, 1:1,4, concettualmente molto simile ad un analogo modello con apertura 1:1,6 disegnato da Ludwig Bertele e presente in un brevetto depositato da Zeiss Ikon Dresden in data 14 Agosto 1929.
Il progettista depositò un ulteriore brevetto per ISCO in data 4 Novembre 1957 che conteneva lo schema utilizzato nel discusso Tele-Iscaron 180mm 1:2,8, e la sua caratteristica architettura ricalca quella descritta da Bertele nello stesso brevetto Zeiss Ikon citato in precedenza e consegnato il 14 Agosto 1929; la stessa Carl Zeiss Jena utilizzerà questo schema nel suo 180mm 1:2,8 per Contax del 1936, pertanto quando si afferma che il raro Leitz Tele-Elmarit 180mm 1:2,8 per Visoflex del 1965 finalmente forniva una risposta allo Zeiss Olympia-Sonnar con quasi 30 anni di ritardo, in realtà le relazioni fra i 2 modelli/rivali non sono limitate alla corrispondenza dei dati di targa ma esistono connessioni genetiche più profonde…
Infine, Solisch sfruttò un caratteristico schema Zeiss Sonnar tele a 4 lenti in 3 gruppi anche per la struttura dell’ISCO Tele-Iscaron 135mm 1:2,8, evidentemente plasmato sulla corrispondente struttura del Carl Zeiss Jena Sonnar 135mm 1:4 per Contax, disegnato sempre da Ludwig Bertele e disponibile dal 1932.
Wediamo ora in dettaglio i 2 più significativi obiettivi disegnati da Rudolf Solisch, l’ISCO Westragon 24mm 1:4 e l’ISCO Tele-Iscaron 180mm 1:2,8.
Il grandangolare da 24mm 1:4 venne lanciato nel 1959 e all’epoca costituiva una focale decisamente corta in un corredo reflex, tenendo conto che lo schema retrofocus garantiva l’utilizzo dello specchio per messa a fuoco e inquadratura; la struttura obbligava ad una montatura ingombrante e con lente anteriore di grande diametro ma per l’avanzamento tecnologico dell’epoca questo rappresentava un limite ineluttabile.
Questa brochure mostra l’obiettivo in montatura per Exakta e sottolinea la possibilità di operare col diaframma automatico che rendeva la visione reflex ancora più pratica; l’angolo di campo dichiarato da appena 82° (quando la copertura nominale di un 24mm sarebbe 84°) forse riconosce onestamente una focale effettiva leggermente superiore, circa 24,5mm.
L’immagine dell’obiettivo con schema ottico consente di notare la corrispondenza di quest’ultimo con la sezione del brevetto e di apprezzare la presenza del modulo Biometar a 5 lenti nella parte posteriore; è stato insinuato che proprio Solisch abbia portato a Schneider Kreuznach i disegni di questo modulo, poi largamente commercializzato dal brand tedesco come Xenotar, tuttavia è inequivocabile che un brevetto di tale schema fosse stato sottoscritto per Schneider da Günther Klemt e Karl-Heinrich Macher già nell’Aprile 1951, un lustro prima del trasferimento di Solisch alla sussidiaria ISCO, pertanto questa illazione non ha fondamento.
Inoltre, considerando il concetto Flektogon retrofocus nella sua interezza, in realtà Rudolf Solisch era uno dei 2 tecnici che lo avevano creato e sviluppato all’origine negli uffici di Jena, quindi suggerire che utilizzandolo in seguito ed altrove costituisse una condivisione a terzi di proprietà intellettuali VEB Carl Zeiss Jena costituisce nuovamente una forzatura introdotta perseguendo precisi indirizzi ideologici; ciò naturalmente non nega il fatto che questo primo supergrandangolare disegnato nel 1956 per ISCO Göttingen ereditasse la struttura basilare del Flektogon, fatto del resto anche logico, considerando che Solisch negli anni precedenti aveva lavorato soprattutto su quest’architettura.
La relativa intestazione del brevetto conferma la paternità di Rudolf Solisch per conto di ISCO Optische Werke Göttingen, mentre la data della richiesta prioritaria tedesca, 10 Novembre 1956, costituisce l’antequem fondamentale per datare l’effettivo attraversamento della Cortina e il passaggio alla ISCO.
La tabella con i dati grezzi di progetto evidenzia come il progettista non avesse adottato vetri agli ossidi delle Terre Rare, sebbene già disponibili, forse per contenere il costo del prodotto, e a parte un paio di lenti in vetro della serie FK a dispersione contenuta il materiale più spinto risolta il Dense Crown tipo SK52 dell’ultimo elemento.
Confrontando la sezione del brevetto con lo schema del modello di produzione la relazione diretta risulta inequivocabile, così come la caratteristica struttura Flektogon col grande doppietto divergente aggiuntivo nella parte anteriore per incrementare l’angolo di campo, una soluzione che probabilmente Solisch aveva già sperimentato in precedenza a Jena, e peraltro tali elementi aggiuntivi li troveremo poi anche nel VEB Carl Zeiss Jena Flektogon 25mm 1:4, sebbene spaziati ad aria, e frontalmente nel Flektogon 50mm 1:4 per negativo 6x6cm.
Lo schema con elementi colorati consente di apprezzare ancora meglio le correlazioni fra lo schema Flektogon e il Westrogon 24mm 1:4, con il grande elemento divergente anteriore (in entrambi realizzato con vetro FK a dispersione cromatica contenuta, per correggere meglio tale aberrazione) e il modulo tipo Biometar/Xenotar posteriore; come largamente anticipato, il doppietto aggiuntivo del 24mm Westrogon non inficia il ragionamento ed era un elemento necessario in quanto l’obiettivo ISCO copre quasi 20° di campo in più rispetto al Flextogon, che in questa configurazione è soltanto un 35mm.
Questo ulteriore schema, prodotto con sezioni prelevate da vari brevetti sequenziali, è peraltro interessante per analizzare come Solisch, dopo questa prima esperienza col Westrogon 24mm 1:4 del 1956, si sia progressivamente allontanato dal modulo posteriore tipo BIometar/Xenotar, retaggio peculiare del tipo Flektogon che aveva sviluppato presso VEB Carl Zeiss Jena; infatti alla ISCO Göttingen iniziò a collaborare regolarmente col più giovane collega Walter Wöltche e già in un analogo grandangolare retrofocus da loro sviluppato e con richiesta di brevetto prioritario in data 9 Maggio 1961 troviamo uno schema nel quale il modulo di grandi lenti anteriori risulta simile, mentre il gruppo posteriore abbandona la struttura Gaussiana asimmetrica a 5 lenti tipo Biometar che veniva impiegata nel Flektogon e anche nel precedente ISCO Westrogon e approda ad una soluzione costituita da un modulo tipo Zeiss Tessar a 4 lenti in 3 gruppi con un doppietto cementato aggiuntivo, ad effetto convergente, posto davanti; quindi già questo nuovo schema non presenta più analogie evidenti col Flektogon, se escludiamo la grande lente divertente anteriore che comunque era una scelta quasi obbligata e condivisa da molti altri fabbricanti.
Passando oltre, il terzo brevetto venne consegnato circa 14 mesi dopo, il 24 Agosto 1962, e in questo nuovo schema progettato nuovamente da Solisch assieme a Wöltche si osserva come il modulo posteriore risulti ancora più semplificato, anteponendo al gruppo tipo Zeiss Tessar un singolo elemento convergente che prese il posto del doppietto cementato, mentre anche la parte anteriore dell’obiettivo è più semplice perché in questo caso di stratta di un modello a focale più lunga e con angolo di campo più modesto; notate come nel frattempo i 2 progettisti risultino essere in carico alla Jos. Schneider Optische Werke di Kreuznach, azienda dalla quale ISCO Göttingen dipendeva, e la stretta fascia temporale che divide questo documento dal precedente, ancora firmato per ISCO, definisce come anticipato i tempi di questa ulteriore transizione.
Questi schemi mostrano comunque che le contaminazioni fra la struttura originale VEB Carl Zeiss Jena Flektogon e i nuovi progetti di Solisch nella DFR si limitarono in pratica al primo Westrogon 24mm 1:4 del 1956, disegnato probabilmente in fretta su pressione del nuovo datore di lavoro ed utilizzando quindi solamente il know-how pregresso.
Passiamo ora nel campo dei teleobiettivi per analizzare meglio le interessanti scoperte anticipate.
All’epoca ISCO Göttingen mise a catalogo 3 modelli che derivavano da progetti e brevetti del nuovo acquisto Rudolf Solisch: il Tele-Iscaron 135mm 1:2,8, il Tele-Westanar 180mm 1:4 e il luminoso Tele-Iscaron 180mm 1:2,8; tralasciando l’aspetto datato, il daframma manuale o con pre-selezione e gli scomodi filtri Series, peraltro di tipo differente per ciascun modello, quello che ci interessa in questo contesto sono gli schemi ottici, tutti evidentemente derivati dai corrispondenti modelli calcolati da Ludwig Jackob Bertele fra il 1929 e il 1936; infatti le 2 architetture principali sfruttate in questi teleobiettivi ISCO sono le stesse già presenti da tempo nei modelli Carl Zeiss Jena Sonnar 135mm 1:4 e Olympia-Sonnar 180mm 1:2,8 per Contax.
In particolare, quando venne disegnato nel 1957 il Tele-IScaron 180mm 1:2,8 costituiva in pratica la prima risposta ad oltre vent’anni di dominio incontrastato sulle scene da parte dell’Olympia-Sonnar, rappresentando quindi un modello molto interessante e che, tuttavia, si differenziava dal campione Carl Zeiss Jena solo idealmente perché il suo schema ottico è praticamente identico a quello creato da Bertele per il suo obiettivo del 1936, un tipo Sonnar “tele” con 2 elementi esterni singoli e un grosso tripletto cementato al centro; evidentemente la suggestione del famoso campione e anche la conoscenza diretta dei suoi segreti dopo lunga militanza alla VEB Carl Zeiss Jena indussero Rudolf Solisch a creare un obiettivo che ne ricalcasse lo schema, così come i Sovietici nel Dopoguerra diedero vita al loro Jupiter-6 180mm 1:2,8 replicando a loro volta la struttura dell’Olympia-Sonnar, ottenuta come risarcimento di guerra.
Il corrispondente brevetto venne depositato da Rudolf Solisch per ISCO Optische Werke G.m.b.H. Göttingen, con richiesta prioritaria tedesca in data 4 Novembre 1957; in questa illustrazione ho raggruppato gli elementi fondamentali del brevetto (notate le citazioni a precedenti documenti a nome di Bertele) e ho inserito anche lo schema ottico utilizzato nel raro Leitz Tele-Elmart 180mm 1:2,8 per scatola reflex Visoflex realizzato in piccola tiratura nel 1965, sezione che – al netto di approssimazioni grafiche – corrisponde a quella del brevetto ISCO di Solisch.
Questa connessione diretta fra il Leitz Tele-Elmarit 180mm 1:2,8 del 1965 e lo schema ISCO di Rudolf Solisch non è indicata nemmeno nell’esaustivo volume “Elmarit” realizzato da Pierpaolo Ghisetti col sottoscritto perché queste ulteriori informazioni sul brevetto iniziale sono riuscito a trovarle e a collegarle solamente nelle ultime settimane.
Quest’obiettivo, identificato dal codice interno 11910, è marcato Leitz Wetzlar e made in Germany ma in realtà è stato concepito e realizzato esclusivamente a cura di Leitz New York, probabilmente per soddisfare ad personam una richiesta specifica da parte di un’agenzia fotografica i cui reporter erano equipaggiati con Leica a telemetro (è infatti coevo un adattamento Leitz New York per utilizzare tali apparecchi con motore che avvalora l’intera operazione); non avendo le strutture per realizzare in proprio la parte ottica, Leitz New York chiese aiuto alla casa madre a Wetzlar, tuttavia anche loro erano troppo impegnati nel loro programma di sviluppo per realizzare in breve tempo quel gruppo ottico, destinato peraltro ad una tiratura molto limitata (300 pezzi, dall’analisi delle matricole forse soltanto 275 effettivi), quindi contattarono il partner Schneider, col quale già era attiva una collaborazione per i grandangolari Super-Angulon 21mm 1:4 e 21mm 1:3,4 destinati alle Leica a telemetro, e l’azienda di Kreuznach trovò quanto necessario nella gamma della sussidiaria ISCO Göttingen, ovvero proprio il Tele-Iscaron 180mm 1:2,8 di Rudolf Solisch.
Questa è dunque la vera e affascinante storia di questo raro e misterioso teleobiettivo Leitz di metà anni ’60, una vicenda intimamente correlata a Solisch e quindi anche al progetto originale Olympia-Sonnar di Carl Zeiss Jena, a lui evidentemente ben noto come ex-dipendente di tale azienda.
E’ quindi finalmente possibile descrivere i vetri ottici utilizzati nel Leitz Tele-Elmarit 180mm 1:2,8 per Visoflex; per la sua confezione il progettista utilizzò 3 tipologie di materiali: Dense Crown SK, Crown Flint KF e Dense Flint SF, prevedendo un Dense Crown SK5 in L1, un Dense Crown SK13 in L2, un Crown Flint KF3 in L3, un Dense Flint SF1 in L4 e un Dense Flint SF15 in L5.
Non sono presenti vetri speciali e il caratteristico vetro FK a bassa rifrazione e dispersione contenuta, che storicamente costituisce l’elemento centrale nel tripletto cementato dei Sonnar di Bertele in posizione L3, in questo caso viene omesso, probabilmente perché la sequenza di correzione nei vari elementi è differente rispetto ad un Sonnar di focale normale, così come l’elemento posteriore risulta semplificato a lente singola grazie al ridotto angolo di campo..
La parabola professionale e umana del progettista ottico Rudolf Solisch ci fornisce quindi molti spunti interessanti e, come detto, costituisce l’elemento comune che collega in sequenza varie aziende e tecnici che a loro volta fecero valere ulteriori interazioni reciproche fra i brand di riferimento; tutto questo rievoca una pagina nella storia dell’ottica fotografica poco conosciuta e invece davvero interessante proprio per le curiose implicazioni e interazioni tecniche fra molte delle principali aziende tedesche del settore.
Un abbraccio a tutti; Marco chiude.
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