Rollei 35 Gold e Queen Elizabeth II

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; scrivo questo articolo mentre la Casa Reale inglese è in grave lutto per la scomparsa del Principe Consorte Filippo, e con la mente spesso assorta su questo doloroso pensiero ho pensato di chiamare in causa Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta II in un racconto che riguarda la celebre fotocamera 35mm compatta Rollei 35.

 

 

La Rollei 35 non ha bisogno di presentazioni e colleghi più qualificati di me ne hanno già largamente discusso su nocsensei.com; mi limiterò quindi ad una introduzione generale citando le caratteristiche ed alcune versioni in tiratura speciale.

Quando venne presentata, nel 1966, la Rollei 35 era qualcosa di stupefacente perché in uno scafo di forma regolare che, fuori tutto, misurava appena 97mm di larghezza per 64mm di altezza per 42mm di spessore incorporava tutto il necessario per ottenere fotografie di ottima qualità, decisamente superiore a quella consentita dai semplici apparecchi amatoriali dalle analoghe dimensioni: formato 24x36mm “full frame” con normale caricatore di pellicola 135, obiettivo Tessar da 40mm 1:3,5 e 57° di campo fornito da Carl Zeiss Oberkochen e diaframma regolabile con arresti a scatto ad 1/3 di valore, otturatore centrale miniaturizzato Compur della Deckel di Monaco con tempi manuali meccanici da 1/2” ad 1/500” più posa B, slitta standard con contatto caldo di sincronizzazione per il lampeggiatore, esposimetro incorporato e accoppiato a tempi e diaframmi con sensibilità regolabile da 25 a 1600 ASA e cellula di misurazione al solfuro di cadmio (CdS), alimentato a batteria e prodotto dalla celebre Gossen di Giessen e, naturalmente, la fattura raffinata e robusta che ci si aspetta da un prodotto della Franke & Heidecke, nel cui ambito spicca la deposizione metallica sotto vuoto nei vetri del mirino per migliorare la visione della cornice di campo; tutto questo era racchiuso in un piccolo lingotto da 362g (con tappo ma senza batteria al mercurio da 1,35v e pellicola) che trovava posto anche in un taschino e il cui design pulito e razionale, un vero inno al binomio forma-funzione, faceva innamorare a prima vista.

Questa rivoluzionaria fotocamera 35mm fu disegnata dal talentuoso Heinz Waaske, che per Rollei progettò anche la piccola A110, con relativo ed ingegnoso sistema di aggancio rapido per il supporto cuboflash, e il prototipo di fotocamera 35mm ad obiettivo estraibile Rolleimagic; vediamo dunque le principali caratteristiche della Rollei 35 analizzando i relativi brevetti originali.

 

Il brevetto principale in versione statunitense venne depositato nell’Agosto 1967, tuttavia le richieste prioritarie tedesche risalgono ad un anno prima, estate 1966; come si può osservare il design della fotocamera illustrato nel documento era già definitivo fin nei minimi dettagli.

Il progetto della Rollei 35 si può considerare qualcosa di estremo perché tutto il volume incluso nel parallelepipedo della struttura viene interamente sfruttato: la sezione inferiore corrispondente alla fascia in similpelle accoglie il caricatore 135mm, la sede per la pellicola esposta e quella per il cannotto rientrante di obiettivo e otturatore, mentre gli spazi sotto la calotta cromata posteriore sono sistematicamente riempiti dalla fotocellula CdS con relativa batteria, dal galvanometro e dal mirino Albada; per finalizzare la massima compattezza, in pochi millimetri di sbalzo sotto il fondello sono raggruppati l’attacco per treppiedi, il contafotogrammi, il manettino telescopico di riavvolgimento, lo sblocco per la rimozione del dorso e la slitta ISO con il contatto caldo per il flash.

 

 

Questi ulteriori schemi del brevetto consentono di apprezzare meglio le soluzioni ingegnose ideate da Waaske per inserire tutte le caratteristiche e funzioni di una fotocamera di buon livello: come si può osservare, il cannotto dell’obiettivo con relativo otturatore Compur (una meraviglia di miniaturizzazione) può rientrare nel corpo macchina, sbloccando la flangia di fissaggio con un pulsante sulla calotta e poi ruotandolo e spingendolo dentro come se si trattasse di un classico Leitz Elmar 5cm; dal momento che sia l’otturatore che il diaframma a 6 lamelle sono gestiti e regolati dal corpo macchina, per evitare ulteriori complicazioni la messa a fuoco non movimenta tutto il gruppo ottico del Tessar (cosa che imporrebbe di spostare anche diaframma e otturatore) ma ad Oberkochen hanno previsto un sistema che sposta solo le 2 lenti anteriori, montate su un elicoide e collegate alla piccola ghiera di messa a fuoco anteriore.

Le due sottili ghiere frontali che gestiscono aperture del diaframma / valori ASA e tempi di otturazione mettono in rotazione un elemento elicoidale che movimenta alcune guide lineari e modifica i valori di una resistenza variabile che a sua volta sposta l’ago del galvanometro, permettendo di gestire l’esposizione.

Come si può osservare negli schemi in basso, la cellula al CdS e il galvanometro prevedono un notevole ingombro ed occupano gran parte dello spazio sotto la calotta superiore; queste sofisticate soluzioni non definirono soltanto un apparecchio tecnicamente sofisticato ma anche un’estetica iconica che trasformò in breve la piccola compatta Rollei in un oggetto del desiderio.

 

 

Fra gli elementi specificamente progettati per la Rollei 35 e brevettati a parte da Waaske troviamo il sistema di trascinamento del film, con griffa e guida concepiti per miniaturizzare al massimo questo elemento.

 

 

Un’ulteriore complicazione tecnica legata alla miniaturizzazione che Waaske dovette affrontare riguarda la sincronizzazione col lampeggiatore: solitamente negli otturatori centrali Compur di dimensioni “normali” tale elemento è in corporato nel dispositivo, tuttavia in questo caso le dimensioni ridottissime di questa versione e il fatto che si trovi su un cannotto telescopico rientrante hanno reso impossibile applicare la consueta soluzione ed è stato necessario predisporre un sistema di sincronizzazione sul corpo macchina con rinvii che lo collegano all’otturatore e gli permettono alla bisogna di svincolarsi dai medesimi quando viene collassato assieme al cannotto per il trasporto.

 

 

La Rollei 35 era quindi un piccolo capolavoro di compattezza e sana meccanica tradizionale (infatti ogni funzione dell’apparecchio era garantita anche senza batterie, ad esclusione ovviamente dell’esposimetro) e quando venne presentata si può dire che racchiudesse il meglio della più solida tradizione tedesca del settore fotografico, includendo la meccanica della Franke & Heidecke di Brauschweig, l’otturatore Compur della Deckel di Monaco, l’esposimetro della Gossen di Giessen e l’ottica della Carl Zeiss di Oberkochen, 4 aziende ciascuna delle quali leader nel relativo settore.

 

 

Di questo importante plusvalore erano ben coscienti anche i manager dell’azienda e i primi esemplari made in Germany, oggi molto ricercati, riportavano un’eloquente incisione sulla base del fondello che ricordava agli acquirenti questo dettaglio qualificante.

 

 

Questa pietra miliare nello sviluppo degli apparecchi fotografici venne anche giustamente ricordata in una brochure celebrativa Rollei che riassumeva le fasi salienti della propria storia e alla quale dedicò una pagina con la specificazione “la più compatta fotocamera 35mm a mirino galileiano del suo tempo”.

 

 

La Rollei 35 nacque con finitura cromata, tuttavia ben presto a questa livrea si affiancò una versione interamente nera (con esclusione del cannotto rientrante, soggetto ad usura), chiaramente illustrata in questa pagina di catalogo statunitense del Giugno 1969 nella quale entrambi i modelli appaiono affiancati.

 

 

 

Lo stesso catalogo statunitense del 1969 descrive anche gli accessori originali disponibili per questo apparecchio, fra i quali custodia soffice, borsa pronto, custodia rigida da cintura, cinghia da collo, laccio per fotocamera da polso con sistema di aggancio rapido (un dettaglio in cui Waaske era specialista), filtri dedicati UV – skylight – giallo medio – arancio, paraluce, adattatore sincronizzato per cubo flash e staffa per lampeggiatore con adattatore da contatto caldo a cavo Synchro-PC, quest’ultimo disponibile anche singolarmente.

 

 

Con l’avvento di una versione equipaggiata col nuovo obiettivo Zeiss Sonnar 40mm 1:2,8 a 5 lenti, per distinguere i 2 modelli la denominazione venne aggiornata in Rollei 35 T (col 40mm 1:3,5 Tessar) e Rollei 35 S (col 40mm 1:2,8 Sonnar), mentre durante la transizione della produzione dalla Germania a Singapore ci fu un interregno in cui le fotocamere già prodotte in Estremo Oriente e siglate “Made in Singapore” erano ancora equipaggiate con obiettivi marcati Carl Zeiss con la relativa matricola di Oberkochen perché esisteva uno stock di ottiche fornite in precedenza da esaurire; successivamente le ottiche furono prodotte a cura di Rollei e marcate “Made by Rollei”.

Per avvicinarci all’argomento principale e al collegamento con la Regina Elisabetta II è doveroso aggiungere che questa fotocamera divenne iconica come pochi altri modelli, quali le Leica a telemetro o la Nikon F, pertanto in fasi successive e dopo vari tracolli e rovesciamenti societari dell’azienda, per rivitalizzare le vendite il titolare del marchio e del progetto mise in atto una strategia che la stessa Leica avrebbe poi ampiamente sfruttato, cioè realizzare modelli speciali in tiratura limitata con finiture di lusso o esclusive; a questa categoria appartengono innanzitutto i modelli placcati in oro.

 

 

La prima versione speciale fu la Rollei 35 Gold, realizzata nel 1970-71 basandosi sul modello originale con ottica Tessar 40mm 1:3,5 e placcando in oro le parti metalliche a vista (ad esclusione del cannotto dell’ottica), mentre la leatherette di rivestimento veniva sostituita con pelle pregiata; successivamente venne realizzata un’analoga versione partendo dal modello con obiettivo Sonnar 40mm 1:2,8 (Rollei 35 S Gold) e, in tempi più recenti, vennero commercializzate anche le Rollei 35 Classic Gold e Rollei 35 Gold 75th Anniversary, basate su un modello aggiornato della 35 S con alcune modifiche come il trasferimento della slitta con contatto caldo sulla parte superiore della fotocamera e lo spostamento del pulsante di sblocco del cannotto rientrante accanto all’obiettivo.

 

 

Nel corso degli anni sono state ipotizzate e previste moltissime versioni con finitura speciale, alcune nemmeno prodotte, e fra quelle con finitura in oro almeno parziale (circoscritta alla parte anteriore dell’obiettivo e ad altri elementi di contorno) possiamo citare la Rollei 35 Royal (qui illustrata accanto al relativo prototipo, assemblato nel 1988) e i modelli Rollei 35 White Magic e Black Magic, con l’obiettivo rinominato per l’occasione da Sonnar ad S-Apogon.

 

 

Nel novero delle finiture speciali, seppure senza parti placcate in oro salvo dettagli minimi, vanno debitamente inserite anche la Rollei 35 Platin Special Edition 1986 (con struttura originale e finitura in platino più pelle pregiata) e la Rollei 35 Classic Titanium, con finitura titanio e dettagli aggiornati.

Questo elenco non assolutamente esaustivo ci fa comprendere come l’espediente delle tirature limitate in finitura speciale e più lussuosa sia stato sfruttato con la Rollei 35 fino al logoramento; proprio uno di questi modelli fuoriserie ci collega alla Sovrana inglese.

La Regina Elisabetta II, pur incarnando un ruolo che impone continui cerimoniali e formalismi, ha sempre apprezzato la vita semplice e spesso è stata immortalata nel suo buen retiro scozzese con indumenti dimessi accanto a spartani fuoristrada, in contesti distanti mille miglia dalla vita di corte; allo stesso modo la Sovrana ha sempre realizzato personalmente istantanee che cristallizzavano momenti della sua vita, come qualsiasi comune mortale; naturalmente non si può affermare che per Lei la fotografia fosse una vera passione: gli apparecchi visti nelle sue mani, come le Leica M3 oppure M6 normale e “Panda”, erano evidentemente omaggi ufficiali ricevuti in situazioni formali e risultavano invariabilmente equipaggiati con un normale da 50mm, idoneo alla registrazione dell’evento ma senza particolari voli pindarici compositivi o creativi; tuttavia la pratica della foto-ricordo non Le era estranea.

Come detto, nella maggioranza delle situazioni la Regina è stata notata mentre brandiva apparecchi Leica a telemetro, tuttavia in altre circostanze, specie ad inizio anni ’70, Elisabetta II utilizzò un altro apparecchio 35mm, ancora più compatto delle Leica…

 

 

Come si può vedere in questa foto che la ritrae assieme al Consorte appena scomparso, la Regina utilizzò anche una Rollei 35 Gold, ovvero il primo modello in finitura speciale realizzato dalla casa nel 1970-71, probabilmente anche questa ricevuta come omaggio formale in qualche circostanza.

 

La Rollei 35 Gold utilizzata dalla Sovrana era tecnicamente identica al modello di serie, a partire dall’obiettivo Carl Zeiss Tessar 40mm 1:3,5, e si distingueva solamente per specifiche estetiche come la placcatura in oro degli elementi metallici a vista e il rivestimento in pelle pregiata di rettile; apparentemente sull’esemplare utilizzato da Elisabetta II non è stato applicato alcun logo col blasone personale, come è invece avvenuto altre volte con omaggi ufficiali di fotocamere.

 

 

L’ingrandimento del dettaglio mostra la Sovrana intenta a scattare una fotografia, mentre sorregge l’apparecchio in modo caratteristico con l’indice sinistro e scatta in modo insolito col medio della mano destra; da questa immagine si nota anche che la fotocamera era normalmente tenuta nella sua custodia morbida in pelle che consentiva di inserire ed estrarre la Rollei 35 lasciando applicata la cinghia di sicurezza da polso, per la quale era prevista un’apposita asola metallica di ingresso nella custodia.

 

 

Un’altra istantanea mostra nuovamente la Sovrana intenta ad utilizzare la Rollei 35 Gold, sempre sfruttando la caratteristica impugnatura col dito indice della mano sinistra a reggere il fondello, mentre aziona nuovamente il pulsante di scatto col medio della mano destra; gli unici elementi non placcati oro della Rollei 35 Gold erano il contatto caldo per il flash nella relativa slitta e il cannotto rientrante dell’obiettivo con la sua flangia di battuta (probabilmente lasciati cromati per l’usura prevista in questi pezzi, per cui la cromatura risultava più durevole), e infatti nella fotografia si nota chiaramente come il cannotto dell’obiettivo abbia una finitura standard.

 

 

In questa ulteriore fotografia la Regina sta utilizzando la Rollei 35 Gold con una impugnatura più salda, a due mani, attivando però lo scatto sempre col dito medio, quasi fosse una “firma” personale; osservando con attenzione le ghiere, si deduce che la sensibilità era impostata per un film a 100 ASA / 21° DIN e che l’apparecchio era settato per scattare con 1/250” ad apertura 1:8, quindi valori molto favorevoli sia per scongiurare il mosso che per sfruttare al meglio le caratteristiche dell’obiettivo Tessar: se la messa a fuoco (a stima) era stata impostata con ragionevole accuratezza sono certo che la Sovrana avrà ottenuto una fotografia decisamente nitida.

Anche in questo caso si nota la cinghia ad attacco rapido da polso (che, per la versione Gold, prevedeva a sua volta alcuni elementi placcati oro), collegata alla custodia morbida con zip di apertura rapida e che, dopo aver fatto rientrare l’obiettivo nell’apparecchio, consentiva di portarlo comodamente in tasca; sicuramente anche la Sovrana avrà avuto modo di apprezzare questo intrigante connubio fra trasportabilità estrema e capacità di produrre ottime fotografie.

La Rollei 35 è stata dunque una fotocamera epocale per le sue caratteristiche, la compattezza, il design e le prestazioni, con l’unica pecca dell’assenza di un telemetro per verificare la messa a fuoco (per il quale non esisteva fisicamente lo spazio necessario), problema cui ho sempre ovviato applicando alla slitta per il lampeggiatore un piccolo telemetro Voigtlaender Proximeter dedicato alle fotocamere della serie Vito, molto compatto e adatto allo scopo.

Efficace, iconica, tatticamente gratificante e addirittura usata da una Regina: lunga vita alla Rollei 35!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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