Rodenstock Geronar e Geronar-WA per grandi formati (seconda parte)

(continua dalla prima parte)

 

Era quindi saggio rinunciare a qualche grado di campo ed equipaggiare l’apparecchio 4×5” col Geronar da 210mm anziché con quello (teoricamente più idoneo) da 150mm, ottenendo in cambio ben 50mm di diametro in più nel cerchio di copertura che facevano la differenza fra un obiettivo praticamente “fermo” sul formato e un altro che garantiva aggiustamenti adeguati.

 

 

Questo interessantissimo documento mostra infatti la copertura dei vari modelli Geronar e Geronar-WA sovraposta ai vari formati dal 9x12cm al 10×12”, e come si può notare il Geronar 150mm 1:6,3 ad 1:22 copre appena 180mm di diametro (cerchio arancione), debordando di ben poco dal 4×5”, mentre il Geronar 210mm 1:6,8 (cerchio rosso) ad 1:22 copre 230mm di diametro e non solo inscrive con abbondanza anche il formato superiore 5×7” ma permette ampi accomodamenti sul 4×5”; il Geronar 300mm 1:9 ad 1:22 copre invece un cerchio da 300mm e può fungere da tele medio sul 4×5” o coprire abbondantemente fino all’8×10”; la serie di normali Geronar era quindi in grado di soddisfare anche utenti di formati decisamente grandi del classico 4×5”.

Il Geronar-WA paga invece dazio in modo più marcato relativamente alla copertura, e chiuso a 1:22 illumina un cerchio da appena 170mm, giusto sufficiente per inscrivere il 4×5” senza scialare; in questo modo si configura come un grandangolare da utilizzare per inquadrature dirette, come se fosse un 25mm sul 24x36mm, tuttavia senza poter sfruttare gli ampi accomodamenti consentiti dai fratelli maggiori Grandagon e Grandagon-N da 90mm e rinunciando al tipico sfruttamento in foto di architettura con l’elemento anteriore decentrato verso l’alto; infatti, analizzando la tabella in dettaglio, sul formato 4×5” il Geronar-WA 90mm consentiva movimenti da appena 1+1mm (ad 1:11 con 80° di campo) e 12+10mm (ad 1:22 con 85° di campo).

Ben altro era naturalmente il discorso per i Geronar di focale maggiore: se infatti il 150mm era molto limitato, consentendo sul 4×5” movimenti da 9+7mm ad 1:11 e 19+16mm ad 1:22, col 210mm e sempre col 4×5” passiamo invece a 38+33mm ad 1:11 e a 50+45mm ad 1:22, a dimostrazione che il Geronar 210mm è la scelta logica per il normale su tale formato; col 300mm i movimenti sono ancora più abbondanti e sul 4×5” abbiamo 89+82mm ad 1:11 e addirittura 111+103mm ad 1:22, bissando quasi le dimensioni originali del formato, mentre sul 5×7” il Geronar 300mm consente ancora movimenti da 63+52mm ad 1:11 e 87+74mm ad 1:22, e rimane un esiguo margine persino sull’8×10”.

 

 

Passando al Geronar-WA 90mm 1:8, le prerogative estetiche del complesso e quelle funzionali dell’otturatore Copal rimangono le stesse dei Geronar, tuttavia l’aspetto esteriore differisce radicalmente dai classici grandangolari da banco ottico, solitamente caratterizzati da 2 grandi strombi conici esterni con grandi lenti e l’otturatore al centro quasi a definire una “vita di vespa”: in questo caso il sistema è eccezionalmente compatto, rendendolo eventualmente interessante anche per apparecchi folding leggeri e portatili, e come anticipato si caratterizza per la necessità di una piastra con foro 3 nonostante sia in uso un copal tipo 1.

Lo schema ottico da 85°, anche in questo caso semplificato al massimo possibile utilizzando solamente 4 lenti, riecheggia una famosa e inconfondibile architettura anni ’30, il grandangolare Carl Zeiss Jena Topogon che venne largamente impiegato per ricognizione aerea, un’architettura iconica con i sui pro e contro ma che brilla di diritto nella storia dell’ottica.

Vediamo nuovamente i segreti tecnici dello schema, svelati anche in questo caso dal brevetto tedesco.

 

 

La richiesta di brevetto venne depositata nella DFR da Josef Weiss l’11 Luglio 1980, pertanto questo progettista può vantarsi di avere calcolato tutte le versioni di Geronar e Geronar WA; come potete osservare l’intestazione dell’articolo parla di “obiettivo grandangolare da ripresa con 4 lenti e non simmetrico”: infatti, mentre il Topogon originale del 1933 mostrava un’architettura speculare, in questo disegno molto più maturo sono state inserite asimmetrie geometriche e nel vetro ottico per migliorare la correzione.

 

 

I dati grezzi di progetto si riferiscono ad un grandangolare con apertura 1:8 e angolo di campo da 85° e si può osservare come i parametri geometrici nella sezione anteriore dello schema differiscano da quelli della posteriore, e anche il vetro impiegato nella quarta lente appartiene alla stessa categoria ma non corrisponde a quello della prima.

 

 

Lo schema ottico illustrato nel brevetto descrive in effetti evidenti asimmetrie fra la parte anteriore e quella posteriore dello schema; notate come la sezione del diaframma al centro risulti ristretta rispetto alla sagoma delle lenti: in effetti, con schemi tipo “Topogon”, solitamente si adotta un’apertura massima molto conservativa e inferiore a quella geometricamente possibile perché la vignettatura naturale di questa struttura è molto elevata ed è come se i fabbricanti prevedessero una massima apertura nella quale l’obiettivo risulta già in parte “diaframmato” per contrastare leggermente il fenomeno, comunque sempre avvertibile.

 

 

Riesumando il brevetto originale del Topogon, si osserva come fosse stato richiesto da Robert Richter per Carl Zeiss Jena il 28 Luglio 1933 (documento prioritario tedesco); analizzando lo schema e i parametri di calcolo, si nota facilmente come le 2 metà siano assolutamente speculari, così come i vetri ottici, rendendolo idoneo anche alla riproduzione 1:1 grandangolare, per la quale infatti venne approntato nello stesso contesto un modello a 6 lenti con 2 spessi menischi piano-paralleli esterni in vetro BK7 che dovevano provvedere allo spianamento di campo.

 

 

Il Rodenstock Geronar-WA 90mm 1:8, pur pagando tributo al Topogon, prevede una struttura asimmetrica; per quanto riguarda i vetri ottici, le lenti esterne sono realizzate in Very Dense Crown (Schott SSK9 la prima e Schott SSK2 la quarta), mentre quelle interne prevedono entrambe un Dense Flint ad alta rifrazione e alta dispersione tipo Schott SF11.

 

 

Osservando le corrispondenti curve MTF, sempre realizzate ad ingrandimento 1:30, con 5,10 e 20 cicli/mm di frequenza spaziale e alle aperture 1:16 ed 1:22, assistiamo ad un progressivo degrado nella curva tangenziale con mire lette perpendicolarmente alla semidiagonale di campo (fenomeno non infrequente nei grandangolari), mentre la curva in lettura sagittale (con mire allineate e parallele alla semidiagonale di campo) presenta un vistoso recupero intorno a 3/4 di campo, al limite della copertura per il 4×5”, garantendo quindi anche in questo caso un comportamento decoroso e abbastanza uniforme; la ridottissima copertura residua e il relativo crollo prestazionale che la caratterizza obbliga tuttavia ad impiegare questo 90mm dimenticandosi completamente dei movimenti.

Chiudendo ad 1:22 la diffrazione penalizza vistosamente il vispo contrasto presente sull’asse ad 1:16 ma consente un leggero recupero nelle zone mediane, al punto da farla forse preferire come apertura di lavoro consueta, anche per il fattore vignettatura.

Queste sono le caratteristiche degli obiettivi da banco ottico economici Rodenstock Geronar e Geronar-WA; a seguire intendo descrivere brevemente anche i corrispondenti modelli di riferimento e alta gamma, i Sironar-N e i Grandagon/Grandagon-N, cercando di capire quale fosse il reale vantaggio pratico e concreto nella loro scelta al posto dei più abbordabili modelli visti fin’ora.

 

 

Il normale Sironar-N era proposto in 9 versioni, con focali da 100mm a 480mm e cerchi di copertura da 150mm a 500mm di diametro; la sua struttura era molto simile a quella del Rodenstock Rodagon top di gamma per ingrandimento, al punto che potrei azzardare l’ipotesi che SIronar-N e Rodagon della stessa focale fossero formalmente identici e si differenziassero unicamente per la distanza di ottimizzazione, con rapporto 1:30 per il Sironar-N (quindi forse più simile ai Rodagon G per stampe giganti) e 1:10 per il Rodagon; questa struttura del tipo “Plasmat” con doppietti collati esterni garantisce eccellenti livelli di risoluzione e contrasto ed è stata impiegata per molti anni nei normali di grande formato, nei quali non è necessaria un’apertura massima molto ampia.

La foto sottolinea anche la disponibilità opzionale per il Sironar-N di otturatori più pregiati e costosi, un’eventualità esclusa nei Geronar che tuttavia non comportava alcuna ripercussione pratica perché il classico Copal svolgeva bene il suo compito.

 

 

Se osserviamo le curve MTF per il Sironar-N 150mm 1:5,6, sempre prodotte con gli identici standard precedenti, appare che – se limitiamo lo sfruttamento alla diagonale del 4×5” senza alcun movimento aggiuntivo dei corpi mobili – già chiudendo solamente ad 1:11 abbiamo valori di contrasto uniformi ed estremamente elevati su tutta l’area interessata (ben superiori rispetto al Geronar, specie in asse), proprio perché una chiusura così moderata permette di contrastare meglio la diffrazione, con risultati quasi a livello di ottiche per formati ben inferiori (e in questo exploit la stretta parentela col nitidissimo Rodagon da ingrandimento spiega molte cose).

Lo schema mostra anche l’abbondante copertura dell’obiettivo, in grado di illuminare un cerchio da 225mm di diametro (il corrispondente Geronar 150mm 1:6,3 a 3 lenti si fermava a 180mm), tuttavia in questo caso la chiusura ad 1:11 non basta a perfezionare il rendimento nelle zone esterne al formato 4×5”; chiudendo ancora un paio di f/stop fino ad 1:22, classico diaframma di lavoro per il grande formato generico, la diffrazione abbatte sensibilmente il contrasto sul campo (mantenendo comunque valori assoluti di elevato profilo) ma nel contempo l’azione del diaframma migliora in modo marcato la resa nelle zone più marginali della copertura, permettendo quindi di sfruttarle con i brandeggi della fotocamera.

Rispetto al Geronar 150mm, il vantaggio del Sironar-N 150mm è una riproduzione nitida e contrastata sul campo alle grandi aperture e, a parità di focale e diaframma in uso, anche una copertura di formato superiore di circa il 25%.

 

 

Tuttavia, per spezzare una lancia a favore del Geronar, se togliamo dall’equazione l’equipollenza di focale e angolo di campo corrispondente e affianchiamo al Sironar-N 150mm 1;5,6 il Geronar 210mm 1:6,8 con MTF misurati per entrambi ad 1:22, a parte quei 16° di campo e 2/3 di f/stop in meno l’economico tripletto non ha altro da rendere, e sia la resa complessiva che la copertura assoluta di formato risultano paragonabili, pertanto la scelta di sacrificare un po’ di angolo adottando sul 4×5” il Geronar 210mm in luogo del 150mm si rivela sicuramente sensata.

 

 

A parte la migliore correzione a diaframmi aperti, spesso difficili da utilizzare nei grandi formati per esigenze di profondità di campo non sempre eludibili col semplice basculaggio, il vantaggio della serie Sironar-N a parità di focale consisteva comunque nei suoi 72° di campo e nella maggiore copertura che ne conseguiva; questi schemi relativi ai vari Sironar-N mostrano come già il 100mm fosse sufficiente per coprire il 4×5”, al punto da prevedere un utilizzo ambivalente: come normale con movimenti aggiuntivi sul formato di riferimento o come grandangolare equivalente ad un 30mm del 24×36 sulla lastra superiore; con i Geronar, invece, la copertura più ridotta limita oggettivamente questo potenziale ma trattandosi di ottiche per principianti ed amatori forse certi utilizzi disinvolti non erano nemmeno contemplati a priori.

 

 

Passando ai Grandagon / Grandagon-N, in questo caso il differenziale tecnologico rispetto al Geronar-WA aumenta radicalmente; questi sofisticati grandangolari semi-simmetrici ad 8 lenti, concettualmente analoghi ai vari Zeiss Biogon o Schneider Super-Angulon, potevano effettivamente sfruttare un’architettura molto più complessa e costosa, così come un’apertura massima (1:4,5 nel caso del 90mm) drasticamente più ampia; in questo campo il rovescio della medaglia erano peso e dimensioni molto più accentuati e ancora adesso vedo di buon occhio il Geronar-WA 90mm 1:8 applicato in montatura fissa su una leggera 4×5” da campo, tipo le Camogli del compianto Rebora, da sfruttare nel paesaggio durante camminate anche lunghe.

 

 

Osservando le curve MTF del Grandagon 90mm 1:4,5, innanzitutto si osserva la sua copertura radicalmente superiore, circa 240mm di diametro rispetto ai 170mm del Geronar-WA 90mm1:8 (del resto possiamo contare su ben 105° di campo anziché 85°); questo da un lato consente notevoli accomodamenti invece preclusi al modello economico (in pratica è come usare un 25mm con la copertura di un 17mm nella quale farlo muovere), e dall’altro il limite di formato del classico 4×5” si trova ancora così lontano dai bordi da ricadere interamente in uno sweet spot molto corretto, al punto che anche in questo caso chiudendo solamente ad 1:11 si ha un rendimento eccellente di tutto quel formato; passando ad 1:22, come di consueto la diffrazione abbassa i valori nelle aree centrali mentre ai bordi estremi dell’ampio formato l’ulteriore chiusura di 2 f/stop non produce vantaggi significativi, con la lettura sagittale che migliora ma quella tangenziale che peggiora, pertanto si può affermare che già ad 1:11 il Grandagon 90mm 1:4,5 è sfruttabile su tutto il formato illuminato, sicuramente un vantaggio in certe situazioni, così come poter mettere a fuoco sul vetro smerigliato ad 1:4,5 anziché ad 1:8 può cambiare la vita in interni bui.

 

 

Confrontando gli MTF del Geronar-WA 90mm 1:8 e del Grandagon 90mm 1:4,5 ad 1:22, con la tagliola della diffrazione a livellare i valori, anche in questo caso il modello economico si difende, tuttavia non si può ignorare che la sua copertura è quasi interamente sfruttata dal 4×5” mentre sul grandagon ci sono ancora spazi enormi di manovra, spesso cruciali nell’architettura di interni ed esterni.

 

 

I Grandagon vennero prodotti in focali da 65mm a 200mm e la loro copertura risulta molto buona, al punto che già un 65mm inquadrava abbondantemente il 4×5”, un 75mm sfiorava il 5×7” e un 115mm bastava per il 18x24cm; osservando il frame del 4×5” relazionato al cerchio del Grandagon 90mm 1:4,5 visto in precedenza (grafica color ciano) si apprezza immediatamente l’ampio margine di manovra disponibile, nonostante l’angolo nominale sul formato di 80° e più; col Geronar-WA invece occorre arrangiarsi, cambiando la posizione della fotocamera per supplire all’impossibilità fisica di questi brandeggi.

 

 

Infine, consideriamo il fattore vignettatura grazie a questo schema originale Rodenstock; la curva nera è legata alla legge fisica di Lambert e lo schema mostra come il tripletto Geronar 210mm 1:6,8 si comporti molto bene, producendo addirittura un’illuminazione leggermente più omogenea del Sironar-N 150mm 1:5,6 a parità di copertura angolare; discorso invece diametralmente opposto per i grandangolari: infatti il Garonar WA 90mm 1:8 paga dazio per lo schema “Topogon”, forse uno di quelli più penalizzati in tal senso, e il confronto con Grandagon 90mm 1:4,5 ai bordi ad 85° di campo (linea verde) è impietoso, col Geronar-WA che crolla al 30% dell’illuminazione presente in asse e il Grandagon che invece mostra una uniformità strepitosa ed è ancora oltre il 90%, una prestazione notevole e promossa anche da alcune astuzie in sede di calcolo, come l’introduzione di coma pupillare (principio di Slussarev) che aumenta il diametro della pupilla d’ingresso ai bordi migliorando radicalmente la luminosità periferica; la vignettatura nel Geronar-WA è quindi un elemento caratteristico col quale fare i conti: non nego che in opportuni contesti possa essere espressiva ma il altre situazioni sicuramente risulterà avvertibile e fastidiosa.

La serie Rodenstock Geronar e Geronar-WA comprende quindi 4 obiettivi per grande formato commercializzati ad inizio anni ’80 per promuovere la diffusione di questa pratica fotografica grazie alla disponibilità di ottiche semplici ed economiche, le quali tuttavia, accettando la minore copertura e la necessità di operare ad aperture abbastanza chiuse, alla fine non facevano rimpiangere i fratelloni più blasonati e costosi, e tutti felici!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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