Retroscena tecnici sull’MC Zenitar 85mm 1:1,4

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in tempi recenti, dagli anni ‘70 a seguire, la progettazione di ottiche fotografiche in Russia si è indirizzata anche su modelli di grande apertura, dopo le esperienze iniziali con lo Iupiter-3 50mm 1:1,5 di derivazione Sonnar ed il Gelios-40 (poi 40-2) 85mm 1:1,5, ispirato al Biotar 75mm 1:1,5; queste due ottiche risalgono a circa settant’anni fa, un lungo intervallo che non ha visto nascere ulteriori versioni così luminose; con l’avvento degli anni ’70 si assistette ad un timido risveglio: nei primi anni della decade venne finalizzato un Era-18 50mm 1:1,2 con elemento anteriore asferico (!) che avrebbe rappresentato un normale luminoso di altissima gamma per i relativi apparecchi, e nel 1977 fece la sua comparsa anche il grandangolare MIR-46 35mm 1:1,4, chiaramente ispirato allo schema del corrispondente Nikon Nikkor; purtroppo entrambi questi obiettivi si rivelarono troppo ambiziosi per il potenziale tecnico/industriale di quei tempi, e gli sconvolgimenti introdotti nel decennio successivo dalla caduta del muro e dall’implosione dell’USSR annullarono ulteriori velleità, pertanto sia l’Era-18 che il Mir-46 rimasero allo stadio di prototipo.

Nel frattempo, nei primi anni ’80, al GOI di Leningrad (il celebre Istituto Ottico Statale), si tentava di dare un successore al glorioso Gelios-40-2, obiettivo famoso ma anche datato, pesante ed ingombrante; come ho descritto in un altro articolo per Nocsensei dedicato all’evoluzione degli 85mm sovietici nel ‘900, intorno al 1985 si arrivò al prototipo Gelionar 80mm 1:1,4 basato su uno schema a 6 lenti completamente spaziate ad aria, poi evoluto su un’architettura a 7 lenti in 6 gruppi che fece il suo esordio nei prototipi Gelionar-1 del 1986 e Gelionar-K del 1987, arrivando poi ad una produzione di serie molto limitata nel 1988 con la denominazione definitiva MC Zenitar-1K 85mm 1:1,4; pertanto, nonostante il notevole background progettuale dei 3 lustri precedenti, in realtà l’unico obiettivo luminoso di produzione russa ad arrivare alla serie fu di nuovo un medio-tele da 85mm.

 

 

Nel frattempo il celebre stabilimento KMZ di Krasnogorsk, dopo le drastiche conseguenze legate alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, si era evoluto dal punto di vista organizzativo e societario, diventando ufficialmente “Publichnoe Aktsionernoe Obshchestvo Krasnogorskij Zavod im S.A. Zvereda”, una realtà che doveva trovare la via per confrontarsi anche col libero mercato e che, soprattutto, si era dotata di un team di progettisti ottici in grado di calcolare gli obiettivi in modo libero e indipendente, senza dipendere da modelli già concepiti e finalizzati al GOI e quindi passati al KMZ per la mera produzione; in questo contesto, nel nuovo Millennio, venne concepita una gamma di obiettivi con una livrea meccanica più aggressiva e moderna e proposti anche con attacchi molto diffusi come Canon EOS e Nikon, sebbene si tratti ancora di ottiche squisitamente manuali; nell’ambito di questa linea, nel 2016, fece nuovamente la sua comparsa il mai dimenticato MC Zenitar 85mm 1:1,4, questa volta in versione 1C (in attacco Canon EF) e 1n (in attacco Nikon F); come si può osservare, l’obiettivo esibisce dettagli estetici evoluti rispetto all’MC Zenitar-1K del 1988.

 

 

La confezione di vendita dei nuovi MC Zenitar 85mm 1:1,4 1c ed 1n propone la classica scatola azzurra già utilizzata col prevedente modello 1K di 28 anni prima e il corredo prevede anche una piccola borsa floscia con cinghia a tracolla; preso atto degli aggiornamenti estetici e meccanici, finora si è sempre dato per scontato che lo schema ottico dei nuovi 1c ed 1n fosse lo stesso utilizzato sul predecessore 1K, semplicemente rivitalizzato; nuove evidenze emerse dalle mie ricerche (e non ancora disponibili quando scrissi il precedente articolo sulla storia degli 85mm sovietici) dimostrano invece che i modelli lanciati nel 2016 utilizzano anche un nuovo schema ottico; sono riuscito a recuperare il brevetto originale ed è quindi possibile analizzarlo in dettaglio.

 

 

Il brevetto per lo schema ottico dell’MC Zenitar 85mm 1:1,4 tipo 1c ed 1n fu presentato per la registrazione il 27 Ottobre 2015 e questa è l’intestazione del documento, ovviamente poco comprensibile per la maggioranza dei lettori.

 

 

Fortunatamente i brevetti recenti della Federazione Russa prevedono anche un breve abstract in Inglese per il pubblico internazionale; il padre dello schema risulta essere Vladimir Aleksandrovich Bogdanov (da non confondersi con il ben più famoso Vladimir Leonidovich Bogdanov, oligarca e petroliere): Bogdanov appartiene a questa nuova generazione di progettisti in forza al Krasnogosrk quali Tarasishin, Veltischeva, Ipatov, Polyakova, Patin, Savelova e Skeglov, giovani entusiasti che stanno contribuendo a portare l’azienda in una dimensione più consona alle esigenze attuali di mercato; l’assunto fondamentale del progetto prevede la creazione di un obiettivo fotografico molto luminoso composto da due moduli; quello anteriore con 4 lenti e un doppietto collato, e quello posteriore che prevede a sua volta un doppietto; è importante sottolineare, nella serie di vantaggi introdotti da questo progetto e citati nel documento, la semplificazione della fase produttiva, importante non solo per contenere i costi ma anche per limitare errori randomici di montaggio ad opera di manovalanza poco specializzata.

 

 

Lo schema ottico allegato al brevetto rivela un tipo Doppio Gauss a 7 lenti simile a quello utilizzato col precedente 85mm 1:1,4 calcolato a metà anni ’80, tuttavia è possibile osservare immediatamente la semplificazione citata in precedenza: la quinta e sesta lente sono infatti unite in un singolo menisco collato, mentre nel predecessore i 3 elementi previsti dietro il diaframma erano tutti singoli e spaziati ad aria: pertanto il nuovo modello richiede meno operazioni di posizionamento e centratura nel barilotto.

 

 

Contrariamente a quanto avveniva con i brevetti dell’Unione Sovietica, effettivamente laconici al limite del criptico e privi di qualsivoglia specifica legata alle quote e ai materiali delle lenti, i nuovi documenti riportano tabelle uniformate allo standard internazionale, ed è quindi possibile capire con quali vetri ottici è stato creato l’obiettivo; come prevedibile non sono previsti materiali esoterici o avanzati, sia per l’oggettiva carenza di vetri speciali nei locali cataloghi sia per contenere al massimo i costi; lo schema del nuovo MC Zenitar sfrutta quindi 2 vetri Dense Crown, 2 Dense Flint, un Light Flint, un Very Dense Crown e solamente un Crown al lantanio, specificamente il tipo LaK11 di modeste caratteristiche.

 

 

Il brevetto originale include addirittura un diagramma MTF col trasferimento di contrasto previsto a tutta apertura 1:1,4 e misurato secondo gli attuali standard Canon e Nikon, cioè alle frequenze spaziali di 10 cicli/mm (curva superiore) e 30 cicli/mm (curva inferiore), leggendo dal centro (estrema sinistra del diagramma) ai bordi (estrema destra) con mire orientate parallelamente alla semidiagonale (linea continua) o perpendicolari (linea tratteggiata); i valori sono piuttosto elevati per l’apertura 1:1,4 e soprattutto omogenei da centro a bordi e con ridotta fluttuazione fra i due tipi di letture, elemento che evidenzia un ridotto astigmatismo; curiosamente lo schema propone letture fino a 13,5mm da centro del fotogramma, corrispondenti ad un formato APS-C, come se dessero per scontato che il possibile acquirente di quest’obiettivo, dal prezzo molto più abbordabile rispetto alla concorrenza, sarebbe stato un fotografo alle prime armi ed eventualmente equipaggiato con una fotocamera reflex non professionale e con sensore ridotto.

Nei claims del brevetto Bogdanov ha anche citato un paio di brevetti statunitensi più datati che contengono principi tecnici da lui sfruttati per sviluppare il suo Zenitar; ecco un estratto di tali documenti.

 

 

Il primo brevetto è intestato a Guenther Lange della Carl Zeiss Oberkochen, venne richiesto per la prima volta il 29 Giugno 1960 e descrive un tipo Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi che riduce l’angolo di campo a circa 35° per ottenere un’elevata correzione; questo progetto verrà poi sfruttato per realizzare il famoso obiettivo macro Carl Zeiss S-Planar 120mm 1:5,6 per Hasselblad.

 

 

Il secondo brevetto citato venne firmato da Toru Fujii di Olympus e fu consegnato per la registrazione il 14 Febbraio 1974; il documento descrive una variante del Gauss con elementi multipli anteriori ed alta luminosità, dal quale fu derivato un prototipo di OM Zuiko 100mm 1:2 che avrebbe dovuto essere lanciato a quel tempo e invece uscì dai piani dell’azienda (il noto OM Zuiko 100mm 1:2 arrivò effettivamente 10 anni dopo e si basa su un progetto differente).

L’elemento determinante che voglio nuovamente ribadire è l’estraneità dello schema ottico di questo 85mm 1:1,4 datato 2016 rispetto al modello anni ’80 con stessa denominazione e caratteristiche di targa.

 

 

Infatti, accostando le sezioni delle 3 proposte che si sono avvicendate a partire dal 1985, possiamo osservare che il primo Gelionar 80mm 1:1,4 utilizzava uno schema a 6 lenti spaziate ad aria; a questa soluzione venne però preferito un progetto di Tarabukin a 7 lenti in 6 gruppi che era già stato impostato nel 1978 e che portò ai prototipi Gelionar 85mm 1:1,4 del 1986-87, ottiche sperimentali subito sostituite dal primo MC Zenitar-1K 85mm 1:1,4 definitivo del 1988; contrariamente a quanto diffusamente supposto, la versione MC Zenitar del nuovo corso Krasnogorsk lanciata nel 2016 abbandona lo schema precedente e sfrutta il nuovo progetto di Bogdanov, basato su un Doppio Gauss a 7 lenti in 5 gruppi con 2 doppietto collati.

 

 

Uno schema simile era già stato introdotto negli anni ’70 da Canon con questo FD 85mm 1:1,2 L e da Zeiss con il Planar 85mm 1:1,2, una struttura che Bogdanov semplificò eliminando l’ottava lente posteriore (in colore bianco nello schema) e il relativo sistema flottante che caratterizza le due pregevoli realizzazioni Canon e Zeiss.

Questa nuova serie di ottiche Krasnogorsk con brand Zenit in bella mostra sul barilotto risulta interessante per il listino molto favorevole e l’introduzione di alcuni intriganti modelli di grande apertura: infatti, oltre al nuovo Zenitar 85mm 1:1,4, la serie prevede anche la riedizione dell’inossidabile Gelios 40-2 85mm 1:1,5 (purtroppo ancora con diaframma a preselezione) e anche un luminosissimo 50mm 1:1,2 calcolato sempre da Bogdanov nel 2015 e caratterizzato da uno schema Doppio Gauss a 8 lenti con gruppo concentratore posteriore che raccoglie suggestioni del celebre Canon EF 50mm 1:1,0 L, sebbene limitato alla copertura APS-C; peccato che tutto questo sia reso meno appetibile sia dalla difficoltà di recuperare un esemplare brand new che dalla concorrenza agguerrita delle nuove realizzazioni cinesi, sempre più spregiudicate nelle caratteristiche e a loro volta proposte a prezzi popolari, se relazionati alle caratteristiche geometriche.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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