Reflex per film 126 Instamatic

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; nella lunga e gloriosa storia della fotografia analogica i produttori di materiale sensibile hanno ripetutamente introdotto nuovi standard e formati, spesso con la volontà di ridurre i costi o semplificare le operazioni di caricamento e rimozione del film; proprio quest’ultimo dettaglio è sempre stato un elemento molto ansiogeno per i normali fotografi della Domenica, e attingendo alle memorie infantili ricordo che la fase di inserimento del nuovo rullino costituiva un momento cruciale che veniva affrontato con nervosismo e timori.

Proprio per affrancare la clientela da questo patema, nel 1963 la Eastman Kodak creò un nuovo standard, progettando e mettendo in commercio il caricatore 126 Instamatic.

 

 

Il caricatore 126 Instamatic prevedeva una cartuccia in plastica con 2 bobine a tenuta di luce raccordate da un settore centrale nel quale scorreva il film, uscendo dalla prima ed avvolgendosi alla seconda; la pellicola utilizzata era alta 35mm e sul retro era posizionata una striscia di carta protettiva, simile a quella già in uso nei formati 127, 120 o 220, che prevedeva una numerazione e consentiva di avanzare il film a vista sfruttando una finestra sul retro della cartuccia.

I vantaggi pratici del caricatore 126 Instamatic sono inequivocabili ed immediatamente evidenti: per caricare l’apparecchio basta infatti aprire il dorso e inserirlo nella sua sede, senza bisogno di fissare l’esca della pellicola manualmente; un settore smussato della cartuccia aziona uno switch negli apparecchi impostando automaticamente la sensibilità del film utilizzato, e dopo aver chiuso il dorso si è subito pronti a scattare; completato il numero di fotogrammi previsti si può estrarre il caricatore con la stessa semplicità e senza bisogno di riavvolgere preventivamente il film (quanti fotogrammi sono andati perduti per dimenticanze in questa fase con apparecchi tradizionali!)

Naturalmente il caricatore 126 Instamatic presenta anche qualche zona d’ombra, principalmente l’assenza di un pressa-pellicola adeguato che garantisse una planeità critica all’emulsione durante la posa, tuttavia questo standard era stato immaginato per il classico utente che realizza alcune fotografie di famiglia per le feste comandate o in vacanza, quindi soggetti senza eccessive competenze e pretese qualitative, e infatti anche la stragrande maggioranza degli apparecchi destinati al 126 erano molto basilari e semplificati, adatti ad un “point and shot” privo di qualsiasi mediazione cosciente.

I caricatori 126 sono stati commercializzati dal 1963 al 2000, pertanto gli apparecchi vintage che adottano tale standard non hanno più il materiale sensibile necessario al loro funzionamento; di recente è stata proposta la possibilità di ricaricare le cartucce 126 con pellicola attuale, tuttavia la procedura mi sembra quantomeno ostica.

 

 

Infatti, occorre innanzitutto considerare che il film impiegato nel caricatore 126 condivide con quello presente nei comuni rullini 135 solamente l’altezza della banda, tuttavia a suo tempo la Eastman Kodak cercò di superare la limitazione della doppia perforazione sul film cinematografico 35mm che rubava spazio utile in larghezza, utilizzando una versione che prevedeva una serie di perforazioni molto distanziate solamente su un lato, pertanto il fotogramma in quella direzione poteva sfruttare un lato da 28mm anziché 24mm come nel film convenzionale; per risparmiare sui costi nel caricatore 126 venne quindi previsto un formato quadrato da 28x28mm, ottenendo a parità di lunghezza un numero maggiore di fotogrammi senza tuttavia penalizzare eccessivamente il formato, dal momento che la superficie utile di questo 28x28mm era quasi il 91% di quella garantita dal 24x36mm tradizionale.

Gli schemi a confronto mostrano quindi che se caricassimo una cartuccia 126 usata con normale pellicola 35mm bi-perforata, la parte superiore del formato 28x28mm andrebbe ad occupare una fila di perforazioni; inoltre in questo standard è necessario aggiungere anche la striscia di carta protettiva, quindi per utilizzare nuovamente fotocamere per il 126 Instamatic sarebbe necessario avere a disposizione caricatori 126 usati, le relative strisce di carta protettiva in ottime condizioni da riciclare e anche la speciale pellicola 35mm senza doppia perforazione, un cimento non da poco.

Dopo queste necessarie premesse, torniamo alle fotocamere; il mondo 126 Instamatic è sempre stato popolato di apparecchi estremamente semplici, tipicamente con un mirino Albada, il pulsante di scatto e poco altro, modelli in sintonia con un’utenza senza pretese e che desiderava un apparecchio da utilizzare senza problemi e specifiche competenze; questa realtà scandì tutta la fase commerciale del 126, tuttavia esistono 3 eccezioni nelle quali il fabbricante volle disegnare una fotocamera più sofisticata, addirittura con mirino e messa a fuoco reflex e obiettivi intercambiabili (o aggiuntivi equivalenti); questi 3 apparecchi vennero prodotti da Zeiss Ikon Stuttgart, Eastman Kodak e Franke & Heidecke e sono i protagonisti della nostra storia.

Se vogliamo, queste reflex semplificate e compatte per caricatori 126 Instamatic erano delle bridge-cameras ante litteram che coniugavano la raffinatezza del sistema reflex ad uno standard di pellicola che rendeva la sua gestione estremamente semplice e a prova di errore; i modelli in questione sono la Contaflex 126, la Kodak Instamatic Reflex e la Rolleiflex SL26.

 

 

 

Tutti questi modelli vennero presentati a fine anni ’60, dopo circa un lustro dall’introduzione dello standard 126, e la prima ad arrivare fu la Contaflex 126 di Zeiss Ikon Stuttgart, lanciata nel 1967 e prodotta fino al 1971; questo apparecchio condivide anche una curiosità legata al suo nome di battesimo: infatti, inizialmente l’azienda aveva pensato di abbinarla alla serie di apparecchi di media-gamma Icarex sviluppati con la controllata Voigtlaender, quindi questo esemplare di pre-serie che illustra una brochure dell’epoca è denominato Icarex 126; poi  considerazioni dell’ultima ora che ignoro portarono ad un ripensamento e la versione di serie venne chiamata Contaflex 126, sebbene il nuovo apparecchio non condividesse la filosofia di base Contaflex (otturatore centrale, obiettivo fisso con aggiuntivi ottici anteriori).

 

 

La Contaflex 126 era commercializzata in finitura satinata cromo o nella intrigante alternativa nera; l’apparecchio esibiva un’estetica 100% Zeiss con molti richiami a corpi Contax, Contaflex e Contarex ma si distingueva per la buona compattezza; le caratteristiche operative risultano semplificate, venendo quindi incontro ad un’utenza raffinata ma poco specialistica, e la fotocamera sfruttava un esposimetro TTL al solfuro di cadmio (CdS) alimentato da una batteria al mercurio che funzionava in automatismo a priorità di tempi: selezionando uno dei valori concessi dall’otturatore a tendina sul piano focale (1/30”, 1/60”, 1/125”, 1/250” e 1/500”), l’apparecchio impostava automaticamente il diaframma necessario per finalizzare una corretta esposizione, e infatti sugli obiettivi è presente solamente la ghiera di messa a fuoco ma non quella delle aperture, che venivano gestite in automatico.

In realtà la chiusura del diaframma gestisce sia i valori di risoluzione e contrasto garantiti dal sistema ottico che la maggiore o minore profondità di campo a fuoco disponibile, quindi un apparecchio che imposti qualunque valore di apertura senza controllo da parte dell’operatore risulta limitante dal punto di vista creativo, tuttavia sono caratteristiche accettabili per la tipologia di apparecchio.

Fra le comodità abbiamo il citato sistema per l’impostazione automatica della sensibilità e un funzionamento semplificato del flash in abbinamento al normale da 45mm e al grandangolare da 35mm; di solito negli apparecchi Instamatic più semplici lo switch che definisce la sensibilità prevedeva solamente 2 opzioni, aperto o chiuso, modificando la resistività sul circuito esposimetrico su 2 opzioni generiche “alta sensibilità” e “bassa sensibilità”, contando poi sulla latitudine del film per la compensazione fine, mentre nella Contaflex 126 l’impostazione risulta personalizzata per ogni caricatore, caratteristica presente anche nei modelli che vedremo a seguire.

 

 

La fattura complessiva è semplice e lineare e ricorda molto i corpi reflex Icarex commercializzati all’epoca da Zeiss Ikon e verosimilmente prodotti da Voigtlaender, così come la fattura e la style policy dell’obiettivo replica quella delle sue ottiche; nonostante il posizionamento nella gamma e la semplicità del corpo, alla Zeiss Ikon hanno creduto fermamente nel successo di questa reflex per caricatore 126, impostando una gamma di obiettivi intercambiabili fin troppo estesa a sofisticata per le premesse e articolata nelle seguenti focali: Distagon 25mm 1:4 (raro), Distagon 32mm 1:2,8, Color-Pantar 45mm 1:2,8 (l’ottica entry level, economica e a 3 lenti), Tessar 45mm 1:2,8, Sonnar 85mm 1:2,8 e Tele-Tessar 135mm 1:4; è bene precisare che non si tratta di aggiuntivi anteriori applicati dopo la rimozione dell’elemento frontale nell’obiettivo base bensì di obiettivi completi, ciascuno composto dal suo gruppo ottico, mentre una semplificazione volta all’economia si può ravvisare nel diaframma ad appena 5 lamelle impiegato in tutte le versioni.

 

 

La vista dall’alto mostra come l’unica regolazione effettivamente presente sull’obiettivo sia la ghiera di messa a fuoco, caratterizzata dallo stesso settore cromato e godronato presente nelle ottiche Icarex (anch’esse formalmente marcate Carl Zeiss ma di manifattura Voigtlaender); la messa a fuoco era servita dallo specchio reflex con relativo vetro munito di presidi centrali e pentaprisma, sicuramente un notevole vantaggio quanto a precisione di messa a fuoco e inquadratura rispetto ad apparecchi 126 più economici.

Il top della Contaflex 126 è scandito dalle classiche ghiere circolari simmetriche che fin dalla Contax II di metà anni ’30 costituiscono un dettaglio caratterizzante delle fotocamere Zeiss, con quella destra adibita alla selezione manuale dei tempi di posa che risultano inseriti in settori simmetrici e abbinati ad un simbolo grafico che richiama il loro impiego caratteristico (ad esempio: cielo piovoso con 1/30”, auto sportiva veloce con 1/500”); la gamma dei tempi a disposizione è modesta e sono completamente assenti quelli più lenti, probabilmente esclusi a priori per non indurre l’utente poco esperto a mossi indesiderati.

La ripresa in luce scarsa con la Contaflex 126 va dunque effettuata sfruttando il lampeggiatore, e infatti l’apparecchio non prevede solamente 2 prese di sincronizzazione via cavo (tipo X per flash elettronici e tipo M per lampade a combustione) ma nella ghiera di sinistra è addirittura presente un sistema di gestione del numero guida del flash, in abbinamento al Tessar 45mm 1:2,8 e al Distagon 32mm 1:2,8, che modifica l’apertura del diaframma in funzione della distanza di messa a fuoco impostata sulla ghiera e di costanti come la potenza del lampeggiatore e la sensibilità del film, permettendo esposizioni sempre corrette in un determinato intervallo di distanze senza alcun intervento specifico da parte del fotografo.

Un dettaglio umoristico; la scritta “Leitzahl” sulla ghiera di sinistra significa appunto “numero guida”, riferendosi alla potenza del lampeggiatore, e la Zeiss Ikon Stuttgart è quindi riuscita a scrivere la parola “Leitz” su una delle sue fotocamere!

 

 

La vista posteriore evidenzia il dorso specifico per caricatore 126 e le finestra che consente di apprezzare il tipo di film inserito e la relativa numerazione, sfruttando l’apertura a sua volta predisposta nel suo scafo; l’avanzamento della pellicola avviene in modo elegante e minimalista grazie ad una leva accanto all’oculare che scorre in linea restando aderente al corpo e praticamente senza alcun ingombro ulteriore.

 

 

Questa rara pubblicità italiana di fine anni ’60 fu dedicata alla Contaflex 126 dall’importatore dell’epoca, la Zeiss Ikon Voigtlaender Italia S.p.A. di Milano, e il documento evidenzia subito il pregio maggiore dell’apparecchio; i vantaggi del sistema reflex coniugati ad un caricamento facilitato e a prova di errore.

La pagina ricorda anche il sistema di automatismo flash GN con 2 obiettivi del sistema, l’esposizione automatica a priorità di tempi (con la “scelta personale” che non comprendo, a meno che non si riferisca al tempo di posa definito inizialmente), il mirino con varie informazioni e telemetro di Dodin con anello di microprismi per la messa a fuoco, l’otturatore a tendina (scelta necessaria con ottiche completamente intercambiabili) con tempi fino a 1/500” e, naturalmente, la semplificazione del caricatore 126; curiosamente il testo non si menziona l’impressionante parco di obiettivi, tuttavia illustrati in modo scenografico ed eloquente.

Un dettaglio di questa inserzione italiana è l’incomprensibile slogan “perché l’obiettivo è meraviglioso” presente sotto il marchio Zeiss Ikon – Voigtlaender…  In realtà si tratta della traduzione letterale del corrispondente “because the lens is so good” presente nelle corrispondenti pubblicità a stelle e strisce, e che francamente non ha molto senso parlando di corpi macchina.

 

 

Gli obiettivi intercambiabili per Contaflex 126 erano forniti in campane analoghe a quelle utilizzate per gli obiettivi Carl Zeiss dell’epoca destinati ad altri sistemi, sebbene in questo caso la base sia in uno scenografico colore rosso; in questa immagine stiamo osservando il grandangolare Distagon 32mm 1:2,8 e il corto tele Sonnar 85mm 1:2,8 e il  “fattore di crop” del formato è difficile da definire perché il classico 24x36mm prevede un rapporto fra i lati pari a 2:3, mentre il 28x28mm del 126 è quadrato, tuttavia ritengo che le differenze siano minime e che in pratica li possiamo considerare equivalenti ad un 35mm e a un 90mm, sebbene la distribuzione della copertura orizzontale e verticale sia differente.

Possiamo anche osservare come le etichette applicate sulle campane prevedano il numero di matricola del pezzo scritto a mano, mentre l’azienda per identificare immediatamente questo sistema creò un logo grafico col caricatore 126 visto di profilo.

 

 

La vista in dettaglio mostra come la sezione con linea di fede e indici della profondità di campo sia fissa e rimanga sul corpo Contaflex 126, mentre negli obiettivi intercambiabili è presente solo la ghiera di messa a fuoco; questa posizione avanzata di montaggio impone il visibile arretramento del gruppo ottico posteriore, mentre la relativa baionetta appare overengineered per la tipologia di prodotto e con evidenti reminescenze Contarex.

Questo Distagon 32mm 1:2,8 è esteticamente analogo alle ottiche Icarex, tuttavia queste ultime adottavano una matricola incompatibile con la numerazione Carl Zeiss del tempo (ottiche oltre i 7 milioni ancora negli anni ’60, quando Zeiss non era arrivato a 5 milioni) mentre questo esemplare per Contaflex 126 riporta una matricola Carl Zeiss corretta e cronologicamente congruente, suggerendo in questo caso una produzione made in Oberkochen.

 

 

Il minimale barilotto mette a fuoco fino a 0,3m e strilla ai 4 venti le sue nobili origini grazie alla vistosa scritta Lens made in Germany, peraltro prerogativa condivisa con tutte le altre reflex formato 126…

 

 

Anche il corto tele Carl Zeiss Sonnar 85mm 1:2,8 condivide un’estetica molto Icarex, compresa la caratteristica baionetta bilobata anteriore, tuttavia anche in questo caso è presente una matricola Carl Zeiss cronologicamente corretta.

 

 

Anche in questo caso il nocciolo ottico risulta molto rientrato per ovviare alla montatura posizionata oltre il settore fisso del corpo macchina ed è possibile apprezzare il diaframma 5 lamelle.

 

 

In questo Sonnar 85mm 1:2,8 l’origine teutonica viene evidenziata con enfasi ancora maggiore, e la scritta Lens made in Germany diviene uno strillato LENS MADE IN WEST GERMANY, interamente cubitale; a causa di limitazioni meccaniche e ottiche legate alla messa a fuoco anteriore questo accessorio permette di scendere solamente fino a 1,7m, vanificando l’eventuale velleità di realizzare ritratti ravvicinati a pieno viso.

 

 

In questa rèclame statunitense alla Contaflex 126 viene addirittura assegnata la posizione d’onore in primo piano, oscurando anche la sofisticata e professionale Contarex Super, e la Icarex 35 S parimenti presente alle sue spalle consente di apprezzare il family feeling fra il suo obiettivo e quello della Contaflex; in questa pagina compare il citato slogan “because the lens is so good” che ha ispirato l’analoga versione italiana, e occorre dire che i creativi mi sembrano un po’ incartati quando affermano in rapida successione “perché non possiamo accettare di produrre fotocamere che siano solamente BUONE. Semplicemente perché utilizziamo obiettivi che sono eccezionalmente BUONI. Perché l’obiettivo è così BUONO”, proclami ridondanti e autoreferenziali che fanno un po’ sorridere.

Il secondo apparecchio reflex per caricatori 126 venne creato e commercializzato dallo stesso ideatore dello standard, cioè Eastman Kodak; l’azienda si appoggiò ai suoi stabilimenti tedeschi e, sfruttando quanto già creato nella linea Retina Reflex, nel 1968 lanciò la Kodak Instamatic Reflex, associando nuovamente i vantaggi della visione ed esposizione TTL tramite lo specchio alla semplicità del 126.

 

 

Anche in questo caso l’apparecchio era disponibile in finitura satinata cromo e nera, e l’azienda non dovette investire troppo per questa versione dal momento che molti elementi tecnologici si potevano inerire direttamente dalle Retina Reflex per 35mm, a partire dall’attacco per obiettivi a baionetta tipo DKL in uso fin dal 1959 che consentiva di applicare sul nuovo modello Instamatic le ottiche Rodenstock e Schneider già previste nella gamma.

Una notevole semplificazione rispetto alla Contaflex 126 venne adottata nel sistema esposimetrico, prevedendo una fotocellula al CdS esterna, sul frontale dell’apparecchio, e quindi priva di lettura TTL attraverso l’obiettivo; il sistema consentiva comunque di esporre in automatismo a priorità di diaframmi, con un otturatore a tendina e sistema alimentato da 2 batterie al mercurio tipo 825 che garantiva tempi di posa da 1/500” a 20” interi, permettendo quindi anche riprese in luce molto attenuata,

Sul top della fotocamera, dove solitamente troviamo la leva di avanzamento e il pulsante di scatto, è invece presente l’attacco per i classici cubo-flash a combustione, all’epoca in auge e in grado di produrre 4 lampi in sequenza.

 

 

Questa pubblicità dell’epoca sintetizza i vantaggi della Kodak Instamatic Reflex: visione reflex con messa a fuoco ad immagine spezzata e naturalmente senza errore di parallasse, esposimetro al solfuro di cadmio con otturatore elettronico che espone automaticamente fino a 20” a priorità di diaframmi, il comodo caricamento proprio dello standard 126, l’intercambiabilità delle ottiche (con pregiati modelli Schneider e Rodenstock) e l’accesso a grandangolari da 28mm e 35mm, teleobiettivi da 85mm , 135mm e 200mm oltre alla scelta fra 2 normali da 45mm 1:2,8 e 50mm 1:1,9 di maggiore luminosità, e infine l’attacco integrato per cubo-flash con un sistema di accoppiamento a numero guida fra distanze di messa a fuoco e aperture disponibile sul normale da 45mm 1:2,8 per immagini col lampo correttamente esposte senza calcoli o correzioni dell’utente.

 

 

La stessa pubblicità impaginata diversamente; questa Kodak Instamatic Reflex è un curioso ibrido che abbina soluzioni estremamente popolari come il caricatore 126 Instamatic e l’uso col lampo affidato al cubo-flash ad altre molto più raffinate e pretenziose come la fattura metallica “alla tedesca” di buona qualità, l’automatismo a priorità di diaframmi fino a tempi eccezionalmente lunghi per l’epoca e la visione reflex con ottiche intercambiabili e obiettivi decisamente raffinati come lo Schneider Xenon 50mm 1:1,9 qui illustrato; l’otturatore elettronico richiede alimentazione, tuttavia se le 2 batterie al mercurio PX825 risultassero scariche o assenti è comunque in grado di funzionare meccanicamente sul tempo di emergenza da 1/500”.

La terza e ultima reflex disegnata per il popolare caricatore 126 Instamatic fu concepita dalla Franke & Heidecke di Brauschweig e commercializzata nel 1968 come Rolleiflex SL26.

 

 

Questo modello è estremamente compatto, appena 10cm sul lato lungo, e venne proposto in finitura nera, sebbene esistano rari esemplari satinati cromo; così come fu per la cugina Rollei 35 del 1966, letteralmente disegnata sulle quote minime necessarie ad accogliere un caricatore 35mm e la relativa spoletta ricevente, anche per la Rolleiflex SL26 le dimensioni sono davvero le più contenute compatibili con l’ingombrante caricatore 126 più specchio reflex e pentaprisma.

Curiosamente, mentre la Zeiss Ikon Contaflex 126 condivide il nome con tale linea di fotocamere ma non le caratteristiche specificamente connotanti, la Rolleiflex SL26 è invece molto più vicina a quella serie da un punto di vista tecnico, dal momento che a sua volta adotta un otturatore centrale non rimuovibile (un Compur della Deckel di Monaco) e un obiettivo Carl Zeiss Tessar fisso con modulo anteriore rimuovibile per applicare aggiuntivi Pro-Tessar grandangolare e tele, esattamente come nel caso delle Contaflex classiche.

 

 

La Rolleiflex SL26 contribuiva a completare l’offerta Franke & Heidecke per i più svariati formati di pellicola e che arriverà a coprire i vari 110, 126, 135, 127 e 120/220; questo modello prevede un design molto minimale e teutonico, severo nella sua finitura nera e con superfici pulite e quasi prive di comandi, in gran parte raggruppati nel barilotto dell’obiettivo; la sagoma esterna a lingotto ereditata dalla Rollei 35 è appena alterata dal piccolo pentaprisma col marchio Rolleiflex e complessivamente reputo questo design valido e piacevole.

 

 

La Rolleiflex SL26, prodotta inizialmente in Germania e poi a Singapore, fu assemblata dal 1968 al 1973 in 28.570 pezzi; nel novero delle 3 reflex per caricatore 126 questa Rollei è il modello che richiede più collaborazione da parte dell’utente per finalizzare la fotografia; infatti l’apparecchio è squisitamente meccanico ed incorpora un esposimetro al solfuro di cadmio (alimentato da una batteria al mercurio tipo 625 da 1,35v, com’era in uso all’epoca) che consente la misurazione TTL attraverso l’obiettivo, tuttavia sia i tempi di otturazione che i diaframmi andavano impostati manualmente facendo coincidere nel mirino l’ago del galvanometro con un indice di riferimento, escludendo qualsiasi automatismo o semplificazione.

La presenza dell’otturatore centrale Compur ha consentito di raggruppare assieme sul barilotto dell’obiettivo la ghiera dei diaframmi, scalata da 1:2,8 a 1:22, la ghiera dei tempi, con valori da 1/2” a 1/500”, e la ghiera di messa a fuoco con le relative distanze; l’utilizzo di questa tipologia di otturatore consente peraltro di sincronizzare il lampeggiatore su qualsiasi tempo, anche 1/500”, aprendo la via a fill-in di flash in luce diurna preclusi ad altri apparecchi con otturatore a tendina che, per le sue caratteristiche, non consentiva di spingersi oltre 1/60” o 1/125”; inoltre, contrariamente a quanto visto nei modelli precedenti, la Rolleiflex SL26 prevede il contatto caldo diretto per il flash nella slitta di servizio sul pentaprisma, che consente così di sincronizzarlo senza ricorrere al relativo cavetto.

La concezione dell’obiettivo è particolare perche il Carl Zeiss Tessar 45mm 1:2,8 che equipaggia la fotocamera prevede le 3 lenti posteriori fisse e solidali alla struttura dell’otturatore centrale, pertanto la ghiera di messa a fuoco per modificare le distanze sposta avanti e indietro solamente la lente frontale dell’obiettivo, attivando un flottaggio che modifica la distanza fra questa lente e quella che segue; tutto il sistema di messa a fuoco assieme alla prima lente e alla ghiera frontale costituiscono un modulo rimuovibile che può essere separato dalla fotocamera, agendo sullo svincolo indicato in grafica, per applicare gli aggiuntivi Pro-Tessar.

Contrariamente a Zeiss Ikon ed Eastman Kodak, l’azienda di Braunschweig ha quindi scelto di non offrire obiettivi intercambiabili, optando per la semplificazione tecnica di applicare un otturatore centrale Deckel (da tempo storico fornitore per le sue biottica 6x6cm) che veniva fornito pronto all’uso e senza ulteriori complicazioni produttive.

 

 

La vista posteriore consente di apprezzare la sede per la batteria al mercurio, sul fianco del carter superiore, e la grande finestra sul dorso che mostra non soltanto quella presente sul caricatore 126 per visualizzare la numerazione ma anche la grande etichetta che ci ricorda il tipo di pellicola inserito in macchina e la relativa sensibilità.

Gli unici comandi visibili sul top della fotocamera sono il pulsante di scatto e la leva di avanzamento; quest’ultima si distingue per un design un po’ troppo sinuoso che stride con l’aspetto spigoloso dell’intera fotocamera.

L’oculare del mirino è in posizione centrale e naturalmente la relativa finestra è quadrata come il formato; questo esemplare venne prodotto a Brauschweig e l’origine made in Germany è puntualmente sottolineata.

 

 

La brochure dell’epoca mostra un sistema di accessori apparentemente impressionante, tuttavia da un certo punto di vista si tratta anche di fumo negli occhi perché, a parte 2 aggiuntivi Pro-Tessar e ad un raccordo per microscopio, tutto il resto sono paraluce, custodie, cinghie ed una serie di filtri bay I condivisi con le Rolleiflex TLR più 3 lenti addizionali Rolleinar per riprese ravvicinate.

Gli elementi accessori più interessanti sono sicuramente gli aggiuntivi Pro-Tessar che si applicano alla fotocamera trasformando il normale i dotazione in un grandangolare o in un corto tele da ritratti.

 

 

Questi aggiuntivi, anch’essi progettati e prodotti dalla Carl Zeiss ad Oberkochen, sono un Pro-Tessar 28mm 1:3,2 composto da 5 lenti e un Pro-Tessar 80mm 1:4 costituito da 6 elementi; in entrambi i casi si può osservare la presenza di un elicoide di messa a fuoco completo perché il modulo rimuovibile con la lente frontale del Tessar in dotazione all’apparecchio include anche tale elemento; viceversa le 3 lenti posteriore del Tessar 45mm 1:2,8 (una singola divergente e un doppietto cementato) rimangono in posizione assieme all’otturatore e sono statiche anche utilizzando questi aggiuntivi.

 

 

Questi accessori esibiscono il classico brand name Carl Zeiss e anche le matricole corrispondono alla produzione Zeiss del tempo, confermando l’origine degli aggiuntivi che, per dimensioni, peso e sofisticazione tecnica, risultano persino eccessivi rispetto al tono dell’apparecchio di partenza, una considerazione che del resto vale anche per il Pro-Tessar disegnati per le Contaflex.

 

Queste reflex destinate al caricatore 126 Instamatic condividevano un principio informatore tutto sommato logico, associando alle caratteristiche di questa tipologia di corpi un caricatore semplice da inserire e a prova di errore, tuttavia ciascuna di esse uscì dal catalogo dopo alcuni anni e nessun altro si cimentò nello stesso esperimento, forse prendendo atto che l’appassionato che accede ad una reflex ad obiettivi intercambiabili e con altre raffinatezze è già piuttosto navigato e preferisce utilizzare normale film 135 con relativo pressa-pellicola metallico nel corpo piuttosto che adottare una fotocamera semplificata anche nelle funzioni per sfruttare il caricatore 126, visto da tutti come destinato ad apparecchi estremamente basici e per utenti inesperti; si è trattato in ogni caso di un esperimento significativo e tutte le versioni appena descritte prevedono soluzioni e caratteristiche interessanti, peccato che le batterie e il film impiegati non siano più disponibili da tempo, relegandole fatalmente al semplice ruolo di curiosità da collezione.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *