Prototipi Nikon Nikkor del 1967

Prototipi Nikon Nikkor del 1967: 35mm 1:2 Guide Number e 105mm 1:2,8 asferico soft focus.

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la gamma di obiettivi Nikkor in attacco Nikon F prodotto nel periodo classico comprende un numero impressionante di modelli e varianti; proprio questa scelta senza eguali – lo abbiamo già ribadito in altre sedi – fu una delle ragioni del successo che arrise al sistema e che promosse la sua grande diffusione fra i professionisti; di fronte a questo notevole schieramento di pezzi possiamo solo restare sorpresi apprendendo che l’azienda, in realtà, aveva progettato e previsto un numero ancora maggiore di modelli, molti dei quali non uscirono dallo stadio di prototipo ma nondimeno risultano molto interessanti; in questo breve intervento vi parlerò di due Nikkor molto particolari i cui prototipi furono entrambi assemblati nel 1967 e che non vennero mai avviati alla produzione di serie: il GN-Nikkor Auto 35mm 1:2 con accoppiamento automatico al numero guida del flash e il Nikkor-S Auto 105mm 1:2,8 con lente asferica per gestire la relativa aberrazione e produrre un effetto flou.

Il primo modello ricalca otticamente il classico Nikkor-O Auto 35mm 1:2 che venne calcolato nel 1965, tuttavia la sua meccanica è molto particolare: infatti, seguendo la via additata da altri costruttori (è il caso degli obiettivi Carl Zeiss Blitz-Distagon 35mm 1:4 e Blitz-Planar 50mm 1:2 per Contarex), la Nippon Kogaku aveva ipotizzato un modello dedicato ai fotoreporter e giornalisti di cronaca, così come ai fotografi di cerimonia, la cui meccanica permetteva di accoppiare fisicamente la scala di messa a fuoco ad una seconda ghiera con i valori di apertura del diaframma, definendo la posizione dell’accoppiamento con la scelta di un valore GN (Guide Number) relativo alla potenza del flash utilizzato e riportato su una ulteriore scala sul fianco dell’obiettivo.

Occorre ricordare che, a quei tempi, la maggioranza dei lampeggiatori utilizzati non disponevano di circuiti elettronici per la gestione dell’emissione in funzione della distanza e dell’apertura impostata, grazie a fotocellule incorporate, e si limitavano a sparare il lampo a piena potenza, obbligando il fotografo a mettere a fuoco, valutare la distanza di ripresa in metri, dividendo poi mentalmente il numero guida del flash in uso per tale valore, ottenendo così l’apertura di diaframma necessaria a 100 ISO (quindi servivano ulteriori calcoli se la sensibilità del film era differente); era una prassi comunemente condivisa ma anche scomoda e lenta, difficilmente compatibile con foto dinamiche utilizzando il lampeggiatore nelle quali la distanza di messa a fuoco poteva variare continuamente, in modo imprevedibile.

Gli obiettivi tipo GN arginarono temporaneamente questo problema: una volta impostato il valore GN del flash sull’obiettivo, la rotazione della ghiera di messa a fuoco movimentava automaticamente anche quella del diaframma, accoppiata meccanicamente dal dispositivo supplementare presente nell’obiettivo, impostando l’apertura corretta; in questo modo si utilizzava il numero guida GN come una costante, mentre messa a fuoco ed apertura del diaframma diventavano due variabili, una in funzione dell’altra: un notevole aiuto per chi si trovava in situazioni concitate.

La Nippon Kogaku aveva inizialmente immaginato di commercializzare due obiettivi GN: questo medio grandangolare luminoso da 35mm 1:2 e un compattissimo 45mm 1:2,8 con schema Tessar a 4 lenti; come ben sappiamo, la produzione di serie arriderà solamente al secondo modello, lanciato nell’Agosto 1968 come GN-Nikkor Auto 45mm 1:2,8, passato all’antiriflessi multistrato “C” nel 1973 ed uscito definitivamente di scena nel Marzo 1977, mentre il corrispondente GN-NIkkor Auto 35mm 1:2, forse ancora più interessante e versatile, rimase solamente allo stadio di prototipo.

Come si intuisce dalla fotografia, il maggiore problema incontrato dai progettisti per disegnare la meccanica del GN-Nikkor da 35mm consisteva nello sviluppo longitudinale del gruppo ottico, che obbligava all’adozione di una montatura molto allungata; in questo modo la ghiera di messa a fuoco e quella del diaframma (estremamente ravvicinate nel 45mm GN di produzione e facili da agganciare assieme) si trovavano ad una notevole distanza e quindi non era possibile interfacciarle direttamente con un accoppiamento meccanico fasato sul numero guida; pertanto i progettisti furono obbligati a dirottare su una seconda ghiera intermedia che replicava i valori di apertura ma non era fisicamente accoppiata all’iride e la sua funzione era solo quella di ruotare in sincrono con la ghiera di messa a fuoco, previo accoppiamento in funzione del numero guida del flash, informando il fotografo sul valore corretto risultante dopo la regolazione del fuoco; a questo punto era necessario togliere l’occhio dal mirino ed impostare l’apertura della prima ghiera sulla seconda, quella fisicamente accoppiata al diaframma dell’obiettivo: una procedura macchinosa che vanificava parzialmente i vantaggi del sistema GN e che – a mio avviso – rappresenta anche la ragione principale per cui l’obiettivo non fu prodotto in serie.

Fra i dettagli peculiari, possiamo notare la ghiera del diaframma funzionale con insolite godronature fini a diamante e la scala delle distanze (solo in piedi) molto dilatata e spaziata in modo da consentire all’elicoide di fuoco una progressione lineare rispetto ai relativi valori di diaframma che, sulla loro ghiera, sono equamente distanziati, una caratteristica condivisa anche dal GN-Nikkor 45mm 1:2,8 di produzione; anche l’apertura minima portata ad 1:32 è una precauzione necessaria per consentire all’obiettivo di lavorare col flash a distanze ridotte (infatti, senza un limitatore di potenza, basta un GN di appena 32 a 100 ISO per dover chiudere ad 1:32 ad 1 metro di distanza).

Lo schema ottico è invece identico a quello del modello di serie, calcolato dal grande Yoshiyuki Shimizu nel 1965 utilizzando un sofisticato schema gaussiano ad 8 lenti con un menisco collato di grande spessore davanti al diaframma e facendo uso di ben 4 lenti con vetri agli ossidi delle Terre Rare ad alta rifrazione e bassa dispersione (lenti L1, L6, L7 ed L8); questo schema verrà utilizzato fino agli ultimi esemplari della serie AiS, restando in produzione per ben 40 anni, dal 1965 al 2005, e costituisce uno dei modelli più longevi della storia Nikon.

Il secondo prototipo Nikkor realizzato nel 1967 e preso in considerazione oggi è invece un medio-tele: si tratta di un Nikkor-S Auto 105mm 1:2,8 e le sue caratteristiche di targa non sembrano indicare nulla di speciale, visto che un Nikkor 105mm 1:2,5 ereditato dal sistema telemetrico Nikon S era presente nel corredo Nikon F fin dalla sua presentazione nel 1959; questo modello del 1967 è tuttavia davvero particolare perché incorpora addirittura una lente asferica, in anticipo anche sul primo Nikon asferico ufficialmente prodotto anche se in piccola tiratura, il fisheye a proiezione ortografica Nikkor OP-Fisheye 10mm 1:5,6 non retrofocus del Giugno 1968!

L’obiettivo prevede un barilotto di fattura convenzionale e simile a quello degli obiettivi Nikkor prodotti nello stesso periodo; va segnalato che la messa a fuoco si ferma ad 1,2 metri, valore leggermente penalizzante rispetto al metro garantito dai 105mm standard.

Un dettaglio ancora più sconcertante riguarda le ragioni per cui fu scelto di introdurre una lente asferica: l’utilizzo di un elemento così complesso da produrre in quegli anni non era finalizzato ad una correzione estrema delle aberrazioni bensì a gestire l’aberrazione sferica per ottenere un effetto flou a tutte le aperture del diaframma, pertanto questo Nikkor-S Auto 105mm 1:2,8 era a tutti gli effetti un obiettivo soft focus, in anticipo di 23 anni sul primo obiettivo Nikon di serie con caratteristiche analoghe, l’AF-Nikkor DC 135mm 1:2 del 1990!

Proprio l’adozione di una lente asferica nel lontano 1967, con i relativi scarti e costi di produzione dell’epoca, probabilmente fu la ragione per cui l’obiettivo non venne mai prodotto, anche ricordando il prezzo di listino del Noct-Nikkor 58mm 1:1,2 asferico realizzato vari anni dopo; possiamo quindi considerare questo prototipo da 105mm 1:2,8 come una sorta di ottica-laboratorio nella quale sperimentare nuove tecnologie ma con costi di industrializzazione ancora molto lontani dalla realtà commerciale.

La denominazione -S indica uno schema ottico con 7 lenti (mentre il Nikkor-P Auto 105mm 1:2,5 dell’epoca ne utilizzava 5) e la vista posteriore mostra che il gruppo gaussiano garantiva un ampio spazio retrofocale, con l’ultima lente molto incassata nella montatura, mentre lo schema tipo Sonnar del modello di serie 1:2,5 prevedeva una posizione più arretrata e consentiva una maggiore compattezza complessiva.

Queste didascalie ufficiali Nikon indicano le caratteristiche dei due prototipi e confermano quanto raccontato; si tratta indubbiamente di due obiettivi molto interessanti ma per ragioni differenti (limitazioni meccaniche e costi eccessivi) entrambi non ebbero l’avvallo per la serie e si godono un lungo sonno in una struttura Nikon a Tokyo, alimentando ulteriormente la leggenda del marchio.

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

 

 

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