Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; in questo articolo voglio affrontare un argomento interessante e se vogliamo anche spinoso che va al cuore delle moderne strategie produttive e commerciali, in un mercato dove la concorrenza e i costi di sviluppo e produzione risultato assillanti e le sinergie fra gruppi e partner sempre più frequenti; prenderemo quindi in considerazione gli obiettivi Zeiss prodotti in montatura per Sony mirrorless, cercando di effettuare una sorta di test del DNA ai relativi gruppi ottici; per varie ragioni, non ultime legali, in questo articolo eviterò accuratamente di produrre qualsivoglia affermazione di concetto, limitandomi a mostrare dati e informazioni e lasciando ai lettori il piacere della valutazione personale.

 

 

L’azienda Carl Zeiss, oggi solo Zeiss, venne fondata nell’immediato Dopoguerra ad Oberkochen e nel corso degli anni è divenuta un punto di riferimento per la proverbiale qualità ottica e meccanica dei suoi obiettivi, al punto che lo stabilimento principale (del quale vediamo l’ingresso col sottoscritto) si è trasformato in una sorta di Mecca per i fan del marchio, che possono apprezzare anche le meraviglie conservate nell’annesso museo storico.

Tuttavia anche un mostro sacro come Zeiss non può prescindere dalle situazioni del mercato, un insegnamento imparato a caro prezzo dalla consociata Zeiss Ikon Stuttgart, e sebbene la Photoobjektive plant di Oberkochen si sostenga anche e principalmente con prodotti speciali per la difesa, lo sviluppo e la progettazione degli obiettivi oggi deve fare i conti con rivali arrembanti e costi di calcolo e produzione da tenere sotto controllo; infatti da cinquant’anni l’azienda ha scelto di delegare in Giappone la produzione di svariati modelli, iniziando con alcuni obiettivi per Contax RTS, un trend che nel nuovo millennio ha portato la quasi totalità delle ottiche fotografiche Zeiss ad essere made in Japan.

Questo ha sempre scontentato la quota di puristi fanatici del leggendario made in Germany ma in fondo non c’è nulla di male per gli utenti finali (ovviamente non è lo stesso per maestranze e relativi sindacati…) a progettare ottimi prodotti e contenere poi i costi delocalizzando la produzione finale dove sia possibile un’economia mantenendo comunque il previsto standard qualitativo; sarebbe invece meno apprezzabile se dietro un prodotto finito tutto il lavoro fosse svolto dall’azienda appaltata, progettazione ottica compresa, arrivando ad un mero rebranding.

 

 

Per non declinare verso un tono troppo serio ho quindi posto all’AI una domanda provocatoria, domandando perché molte ottiche Zeiss sono disegnate da aziende giapponesi, e questa è stata la risposta, perentoria e senza equivoci della nostra intelligenza artificiale…

 

 

In realtà in quadro odierno è molto meno lineare, e analizzando a fondo dati tecnici, informazioni diffuse ufficialmente o meno e migliaia di brevetti, relazionandoli a modelli in commercio, è possibile osservare come i principali brand tedeschi dell’ottica fotografica siano collegati in diversi modi e a vario titolo con svariate aziende nipponiche del settore (del resto il concetto del keiretsu con gruppi di aziende voltati al supporto reciproco è nato proprio là), creando un sostrato complesso e dinamico del quale normalmente gli utenti dei prodotti non hanno una vista complessiva d’insieme.

Nel caso specifico, Sony ha inserito nella gamma delle sue fotocamere mirrorless full-frame e APS-C una serie di obiettivi Zeiss, rispettivamente FE ed E, che costituivano il fiore all’occhiello del sistema e offrivano agli utenti incontentabili Sony la qualità e il know-how della celebre azienda tedesca.

 

 

Questa gamma si distingue da precedenti obiettivi Carl Zeiss perché a tali modelli non è mai stato abbinato il relativo codice di 6 cifre Zeiss che caratterizza tutti i suoi gruppi ottici (ad esempio, il Planar T* 50mm 1:1,7 per Contax-Yashica inserito nell’illustrazione prevede il codice 10 21 55) e inoltre con gli Zeiss per Sony in attacco E-mount l’azienda di Oberkochen non ha mai divulgato i relativi diagrammi MTF realizzati secondo il consueto standard, dati che invece erano disponibili per tutti i modelli Carl Zeiss precedenti, e al loro posto troviamo curve proprietarie Sony realizzate ovviamente con standard differenti (i valori sono irrealmente elevati).

Questi dettagli possono insospettire i maniaci del complotto ma rientrano ancora in una normale gestione commerciale del prodotto: evidentemente Sony voleva che le ottiche Zeiss fossero integrate nel resto del corredo originale, assegnando quindi codici proprietari e producendo diagrammi MTF analoghi a quelli delle ottiche a marchio Sony.

Prenderemo ora in considerazione alcuni di questi obiettivi, osservando il loro schema ottico con relative caratteristiche come superfici asferiche, sistemi flottanti, vetri speciali, etc. e mettendole a confronto con brevetti per obiettivi Sony sviluppati dai relativi tecnici; come anticipato, non introdurrò alcun giudizio di valore né trarrò alcuna conclusione affrettata.

 

 

Procedendo in ordine di focale, iniziamo con il Sony Zeiss FE Distagon T* 35mm 1:2,8 ZA, un modello che esordì precocemente e prevede quindi esemplari con l’originale denominazione Carl Zeiss; si tratta di un grandangolare moderato con apertura non spinta, sacrificata a favore di compattezza e prestazioni.

 

 

Nell’illustrazione possiamo osservare lo schema ottico ufficiale dell’obiettivo sovrapposto ad un brevetto Sony firmato dal tecnico Takahiko Sakai e depositato in Giappone il 22 Agosto 2013 nel quale sono riportati anche i dati grezzi di calcolo ottico, i parametri di sfericità delle 6 superfici asferiche previste e diagrammi delle aberrazioni.

 

 

Specificamente, nel Sonnar ZE 35mm 1:2,8 entrambe le superfici degli elementi L3, L4 ed L7 sono asferiche, e i punti colorati le indicato sullo schema originale e sulle corrispondenti superfici dell’obiettivo presente nel brevetto Sony, delle quali tutte e 6 sono dichiarate asferiche nel testo giapponese e si trovano nell’identica collocazione; va anche osservato che nella tabella con i dati grezzi di progetto gli spazi ad aria D6 e D8 ai lati della quinta lente risultano variabili.

 

 

Infatti lo Zeiss Sonnar FE 35mm 1:2,8 prevede la messa a fuoco interna movimentando proprio la quinta lente e la differente spaziatura di tale elemento apprezzabile nei 2 schemi sovrapposti si spiega col fatto che sono stati disegnati col gruppo ottico impostato su distanze di messa a fuoco differenti, e quindi con tale elemento flottante più o meno avanzato; lo schema del brevetto è effettivamente un 36,06mm 1:2,884

 

 

A rendere il tutto ancora più interessante sta il fatto che per questo brevetto i beneficiari sono Sony ma anche Tamron, e infatti Takahiko Sakai è un tecnico Tamron che all’epoca viveva proprio a Saitama, luogo dove l’azienda ha sede, quindi si tratta di schemi ottici brevettati a favore di Sony ma addirittura disegnati in ambito Tamron.

 

 

Passiamo ora al grandangolare superluminoso di prestigio, il Sony Zeiss FE Distagon T* 35mm 1:1,4 ZA; la fattura relativa a questa style policy è impeccabile e si apprezza anche la ghiera fisica del diaframma sull’obiettivo, sebbene per la ghiera di messa a fuoco non siano indicate le distanze, prevedendo un utilizzo quasi esclusivo in autofocus.

 

 

Anche in questo caso osserviamo lo schema ottico originale dell’obiettivo sovrapposto ad un brevetto firmato per Sony dai tecnici Katou Kouji, Kota Omiya, Hiroshi Koizumi e Naoko Miyagawa, con richiesta prioritaria giapponese in data 9 Ottobre 2014; è bene notare che anche in questo documento troviamo lo zampino Tamron, dal momento che Katou Kouji è un suo tecnico (osservate la residenza a Saitama).

Lo specifico “embodiment” del brevetto descrive un obiettivo da 34mm 1:1,44 e quasi 66° di campo, e oltre ai dati grezzi di calcolo ottico sono presenti anche i parametri relativi alle 4 superfici asferiche previste, specificamente la terza, decima, undicesima e sedicesima dello schema.

 

 

Lo schema ufficiale dell’obiettivo Zeiss definisce 3 lenti con superfici asferiche, prodotte con 2 differenti metodologie; tali superfici sono quella anteriore di L2, entrambi i lati di L6 e la superficie anteriore di L9, e sullo schema originale sono individuate da punti colorati che corrispondono alle relative superfici asferiche presente nel brevetto Sony; notate come nei dati grezzi di quest’ultimo sia presente anche una tredicesima lente piano-parallela (raggio di curvatura infinito su entrambi i lati) e realizzata in Borosilicate Crown BK7; questa ovviamente è il filtro anteposto al sensore Sony che è stato considerato in sede di progetto dato che il suo spessore non irrilevante influisce sulla trasmissione dei light pencils periferici.

Infatti questi schemi sono disegnati per ridurre lo spazio retrofocale fra ultima lente e sensore per renderli più compatti (nella mirrorless non esiste lo specchio reflex che impone quote maggiori) ma questo impone appunto particolari attenzioni a garantire una proiezione telecentrica anche se l’elemento posteriore è relativamente vicino al piano focale e considerando, appunto, anche l’effetto del filtro posto sul sensore.

Anche in questo caso abbiamo un sistema di messa a fuoco interna che movimenta solo il gruppo G2 (soluzione ideale per un autofocus veloce) e la differente posizione di tale gruppo nei 2 schemi affiancati è nuovamente dovuta alla scelta di disegnarli partendo da una configurazione con distanza di messa a fuoco differente.

Incidentalmente, lo stesso brevetto include un altro esemplare che verrà prodotto in serie come Sony FE 28mm 1:2 SEL28F20.

 

 

Il prossimo esemplare preso in considerazione è il Sony Zeiss FE Planar T* 50mm 1:1,4 ZA, un classico normale luminoso che in casa Zeiss vanta notevole tradizione.

 

 

Il suo sofisticato gruppo ottico “unstressed lens” con 2 moduli affiancati e 12 lenti in 9 gruppi è abbinato ad un brevetto Sony depositato in Giappone il 12 Febbraio 2016; tale documento include lo schema ottico, i dati grezzi di progetto, diagrammi con le principali aberrazioni a infinito e distanza minima e i parametri delle 2 lavorazioni asferiche, previste sulla superficie anteriore di L2 (terza superficie dello schema) e su quella posteriore di L12 (ventiduesima superficie dello schema).

 

 

Lo schema originale dello Zeiss FE Planar T* 50mm 1:1,4 ZA prevede una messa a fuoco interna grazie al movimento indipendente del modulo costituito dalle lenti L7 ed L8, le stesse indicate come mobili nello schema del brevetto Sony; le 2 superfici asferiche sono indicate dai pallini blu e magenta e corrispondono per posizione a quelle indicate nei dati grezzi del brevetto; infine, la lente colorata in verde nello schema Zeiss indica un vetro a ridotta dispersione, e il corrispondente elemento nei dati grezzi del documento prevede un Phosphate Dense Crown PSK 593686 con dispersione contenuta (numero di Abbe 68,6).

 

 

Passiamo ora al primo esemplare della serie full-frame in ordine cronologico, il Sony Zeiss FE Sonnar T* 55mm 1:1,8 ZA presentato il 16 Ottobre 2013.

 

 

Nuovamente ho associato lo schema originale Zeiss dell’obiettivo di serie ad un brevetto Sony firmato da Chen Yonghua (progettista cinese assoldato dal brand) e Naoki Miyagawa, con richiesta prioritaria nipponica depositata in data 27 Settembre 2013.

Nell’illustrazione ho inserito lo schema ottico, i dati grezzi di brevetto, i diagrammi con le aberrazioni a infinito e distanza minima e i parametri delle 5 lavorazioni asferiche previste e posizionate sulle superfici numero 6, 8, 9, 10 e 11della struttura.

 

 

Questo Sonnar FE prevede una messa a fuoco interna movimentando la quinta lente dello schema, esattamente come indicato nella sezione del brevetto, ed utilizza 5 lavorazioni asferiche: la superficie posteriore di L4, entrambe le superfici di L5 ed entrambe le superfici di L6, e i punti colorati che le individuano corrispondono alle stesse superfici nei dati grezzi del brevetto; in quest’ultimo il movimento della lente flottante adibita alla messa a fuoco è indicato nella tabella separata, dove gli spazi attigui risultano variabili e definiscono una traslazione di appena 1,26mm da infinito a distanza minima, rendendo in tal modo la messa a fuoco fulminea.

L’esemplare del brevetto prevede una focale effettiva da 53,61mm e un’apertura pari ad 1:1,86 e osservate come, nuovamente, nel brevetto Sony sia presente un elemento supplementare piano-parallelo nella parte posteriore che costituisce il filtro anteposto al sensore del corpo macchina, nuovamente incluso nel calcolo complessivo per la posizione dell’ultima lente molto ravvicinata.

 

 

Diamo anche una breve occhiata alla serie di ottiche Zeiss per corpi Sony Mirrorless con sensore APS-C, in questo caso prendendo in considerazione lo Zeiss E Sonnar T* 24mm 1:1,8 ZA, la cui copertura corrisponde in realtà a quella di un 36mm sul full-frame 24x36mm per circa 60° di campo.

 

 

Questa illustrazione abbina lo schema ottico originale Zeiss ad un brevetto Sony firmato da Toshihiro Sunaga, Motoyuki Otake e Masaharu Hosoi, con richiesta prioritaria nipponica in data 26 Giugno 2012; anche in questo caso si tratta di una collaborazione con Tamron, visto che Motoyuki Otake è un progettista di tale azienda che viveva proprio a Saitana, sede del brand.

I parametri effettivi del brevetto sono 23,28mm 1:1,85 e l’ottica descritta prevede 3 lavorazioni asferiche, sulle superfici 4, 11 e 12 dello schema; osservando i diagrammi con le aberrazioni a infinito (sinistra) e alla distanza minima corrispondente ad un rapporto di riproduzione 1:4 (a destra) notiamo come insolitamente l’apertura massima venga incrementata passando da grandi distanze a coniugate minime, passando da 1:1,85 a 1:1,76; la massima semidiagonale utile da 14,2mm definisce chiaramente una copertura APS-C.

 

 

Nello Zeiss E Sonnar T* 24mm 1:1,8 ZA la messa a fuoco avviene grazie al flottaggio indipendente dell’elemento L7 (la penultima lente), e nei dati grezzi del brevetto Sony gli spazi D12 e D14 che includono tale lente risultano in effetti variabili e il flottaggio complessivo di 4,128mm consente di scendere fino ad un ingrandimento 0,25x che aumenta la versatilità del modello.

Nello schema originale Zeiss abbiamo la superficie posteriore della seconda lente ed entrambe le superfici della sesta lente a profilo asferico; tali elementi sono evidenziati dal punti di colore rosso, ciano e verde che sono riportati anche nell’identica posizione della tabella coi dati grezzi del brevetto Sony, che indica come asferiche proprio tali superfici; inoltre nello schema Zeiss l’ultimo elemento è indicato come ED, ovvero a bassissima dispersione, ma è tendenza recente indicare come tali tutti i vetri che abbiano una dispersione genericamente non eccessiva, a partite anche dal comune Borosilicate Crown BK7 (immagino per rendere più appetibile il prodotto sulle brochure), e comunque in questo caso nella lente posteriore del brevetto Sony è effettivamente presente un vetro Phosphate Dense Crown PSK probabilmente del tipo Ohara S-PKM62 (referenza Schott: N-PSK53), materiale che prevede proprio dispersione contenuta e dispersione parziale anomala.

 

 

Come ultimo elemento, seppure estraneo alla fornitura per Sony mirrorless, ho preso in considerazione anche il recente normale luminoso Zeiss Milvus T* 50mm 1:1,4, obiettivo per reflex che si posizionava subito sotto i top di gamma Otus.

 

 

In questa illustrazione è riportato lo schema originale del Milvus T* 50mm 1:1,4 e quello ricavato da un brevetto Sony firmato nel 2009 da Masafumi Sueyoshi.

 

 

In questo caso lo schema illustrato in precedenza non prevede la superficie asferica nell’ultima lente che abbiamo invece nel Milvus di produzione, sebbene sia presente lo stesso flottaggio dei primi 2 elementi, mentre tale superficie asferica nella lente posteriore è contemplata in un altro esemplare del brevetto, seppure quest’ultimo utilizzi uno schema leggermente più semplificato rispetto all’altro.

Queste sono le informazioni nude e crude, e come promesso non aggiungerò altro lasciando a ciascuno le sue valutazioni; spero contestualmente che questa raccolta di dati sia stata apprezzata, perché dietro l’apparente semplicità del pezzo si nasconde invece un monumentale lavoro di ricerca, finalizzato analizzando letteralmente migliaia di brevetti, la maggioranza dei quali solamente in lingua giapponese; il frutto di tale lavoro non si esaurisce qui, e riprenderemo il discorso in futuro.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2025 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here