Ottiche Hasselblad C da cromate a nere

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; come avviene in qualsiasi contesto, anche l’aspetto esteriore e la finitura superficiale nei barilotti degli obiettivi ha cambiato pelle più volte nel tempo, seguendo mode effimere ed evoluzioni dei materiali; nel pezzo odierno prenderemo spunto dall’evoluzione generale delle finiture per concentrarci in particolare sugli obiettivi Carl Zeiss per Hasselblad tipo C, prodotti dal 1957 al 1982.

Oggi le ottiche sono prevalentemente nere e questa livrea va per la maggiore da molti anni, col merito universalmente riconosciuto di conferire un aspetto professionale, moderno ed aggressivo.

 

 

In realtà anche gli obiettivi che scandirono le prime fasi della fotografia, dopo un esordio con strutture in ottone lucidato che conferiva una finitura scintillante dall’aspetto prezioso, vennero laccati in nero, eventualmente lasciando qualche settore a contrasto in ottone a vista oppure optando per una laccatura totale, come nel caso di questo raro ed impressionante Ernostar 24cm 1:1,8 per fotocamera Ernemann 18x24cm di fine anni ’20.

 

 

Si può quindi affermare che, ironicamente, il lungo percorso evolutivo che ha caratterizzato per cinquant’anni l’evoluzione estetica degli obiettivi, dagli anni ’20 agli anni ’70, ha seguito un percorso circolare e, dopo varie modifiche, si è tornati in pratica al punto di partenza.

Negli anni ’20 abbiamo infatti obiettivi con finitura nera, poi all’esordio del nuovo decennio l’avvento di altre procedure di rivestimento superficiale portò dapprima a barilotti neri con settori nichelati, poi a strutture rifinite interamente in nickel; a metà anni ’30 la diffusione della cromatura, con la sua piacevole lucentezza metallica, fece rapidamente abbandonare il nickel a favore di questa nuova procedura, rimasta poi mediamente in auge fino a fine anni ’50; con l’avvento degli anni ’60 si iniziò a percepire la livrea interamente cromata come un elemento ormai datato e riprese piede la suggestione per il nero, dapprima in condominio con settori satinati in metallo a vista nelle parti soggette a maggiore usura (famosi i modelli “zebra” della DDR) e quindi, a partire dagli anni ’70, nuovamente utilizzato come unico elemento di finitura, tornando in pratica allo stesso tipo di superficie di mezzo secolo prima, ovviamente con strutture ottiche/meccaniche e design notevolmente più moderni: un vero tourbillon dove tante soluzioni si sono avvicendante per tornare al concetto primigenio.

Restringendo il campo alla produzione Zeiss Oberkochen postbellica, anche questi pregiati obiettivi hanno visto il passaggio da una finitura satinata cromo ad una nera, sebbene occorre riconoscere all’azienda di aver precorso i tempi e intuito con grande anticipo che la finitura nera sarebbe stata lo step successivo: infatti le ottiche di lunga focale (135mm e 250mm) per Hasselblad 1000F introdotte nella prima metà degli anni ’50 erano già nere, salvo poi passare un colpo di spugna e azzerare tutto, uniformando la nuova gamma di ottiche Carl Zeiss tipo C per Hasseblad del 1957 ad una livrea invariabilmente satinata cromo.

 

 

I primi tentativi in casa Zeiss per reintrodurre nuovamente ottiche nere si registrarono a inizio degli anni ’60 e portarono al cambio di finitura per le pregiate ottiche destinate alla fotocamera Contarex, avvenuto intorno al 1964; in questa immagine possiamo osservare un classico Carl Zeiss Sonnar 135mm 1:4 per Contarex nella finitura originale satinata cromo del 1959 e in quella anodizzata nera subentrata in seguito; l’idea iniziale era quella di rifinire in nero l’intero obiettivo (esistono infatti piccoli lotti con tali specifiche), tuttavia la rapida usura riscontrata sulle godronature della ghiera di messa a fuoco fece cambiare idea al management, che mantenne quindi il metallo fresato a vista in questo settore.

 

 

I primi obiettivi neri realizzati dalla Carl Zeiss Oberkochen negli anni ’60 furono esemplari appartenenti ad un piccolo lotto di preserie e relativi al nuovo Planar 55mm 1:1,4 luminoso introdotto nel 1961; quasi subito, accanto alla normale produzione con barilotto satinato cromo, venne testata una finitura anodizzata nera e l’esemplare illustrato appartiene proprio a questa primissima pre-serie sperimentale, riconoscibile per la classica matricola prototipica Zeiss.

 

 

Pertanto in 10 anni, da inizio anni ’50 a inizio anni ’60, la Zeiss era già ritornata sui suoi passi, riproponendo il nero dopo una parentesi di obiettivi satinati cromo; un esempio di questo reiterato alternarsi di soluzioni è riscontrabile anche nel celebre Carl Zeiss Biogon 38mm 1:4,5 montato sull’Hasselblad Supreme Wide Angle, poi Super Wide: nell’immagine un esemplare del 1957 mostra l’obiettivo in finitura nera e barilotto non conforme allo standard C, con otturatore Deckel a vista e relativo alberino di riarmo esterno; il successivo esemplare del 1964 presenta invece un Biogon standardizzato al modello C e interamente satinato in cromo; infine, il terzo corpo macchina, una SWC dei primi anni ’70, evidenzia un Biogon meccanicamente identico al precedente ma nuovamente nero.

A parte l’anomalia del Biogon 38mm, le ottiche Carl Zeiss tipo C per Hasseblad reflex iniziarono a condividere la finitura interamente nera a partire dal supergrandangolare Distagon 40mm 1:4 del 1966 e, in linea generale, nei primi anni tale colore differenziava specificamente i modelli più specialistici.

 

 

Osservando le pagine di questa borchure Hasselblad 1970 dello storico importatore italiano Pecchioli, notiamo che, prima dell’introduzione generalizzata delle ottiche Carl Zeiss C nere, i modelli con tale finitura erano il Distagon 40mm 1;4 (grandangolare da 88° di campo e visione reflex), il Planar 100mm 1:3,5 (ottica ad alta risoluzione e ridottissima distorsione concepita anche e soprattutto per riprese metriche),

 

 

l’S-Planar 135mm 1:5,6 (ottica macro bellows da utilizzare con soffietto per un ampio range da infinito ad 1:1), l’UV-Sonnar 105mm 1:4,3 (obiettivo speciale con lenti in quarzo e fluorite per riprese tecniche in luce UV) e il Tele-Tessar 500mm 1:8 (il teleobiettivo più potente del sistema).

 

 

 

 

In realtà quest’ultimo obiettivo esordì nel 1961 e quindi imporrebbe di retrodatare la finitura nera a quell’anno e non al 1966, tuttavia la prima versione prevedeva alcuni settori satinati cromo e solo parte del barilotto era nera; occorre invece sottolineare come la baionetta B50 anteriore delle ottiche nere da 105 e 135mm fosse cromata per evitare un rapido deterioramento con l’uso (problema che invece divenne evidente con i successivi obiettivi C e CF con baionetta anodizzata nera).

Il primo obiettivo Carl Zeiss serie C per Hasselblad interamente nero sembra quindi essere stato il Distagon 40mm 1:4 del 1966, tuttavia il carissimo amico viennese Dr. Milos Paul Mladek a suo tempo ha portato alla mia attenzione un pezzo della sua collezione che altera questo dettaglio.

 

 

Questa immagine mostra infatti due esemplari di Carl Zeiss Planar C 80mm 1:2,8 per Hasselblad, entrambi appartenenti ad un lotto produttivo di 5.270 esemplari compresi fra le matricole 2.570.573 e 2.575.842; questi obiettivi furono realizzati a inizio anni ’60, sfruttano il nuovo schema ottico a 7 lenti ricalcolato da Johannes Berger, e uno dei due prevede già la livrea completamente nera che sarebbe stata introdotta negli 80mm Planar solamente nel 1973, circa 10 anni dopo; questo prototipo ci fa argomentare che, forse, in casa Zeiss avevano l’intenzione di passare alla finitura nera con tutti gli obiettivi della gamma Hasselblad C già nei primi anni ’60, desistendo poi dal proposito e continuando a produrre vari esemplari in finitura cromata, e specificamente: 38mm 1:4,5 Biogon, 50mm 1:4 Distagon e 80mm 1:2,8 planar fino al 1972 e i lunghi fuochi 120mm 1:5,6 Makro-Planar, 150mm 1:4 Sonnar e 250mm 1:5,6 Sonnar fino al 1974-75 circa.

 

 

Tale prototipo, sul lato interno, riporta la dicitura “SERVICE LENS” (in pratica, obiettivo di proprietà aziendale a uso interno) e la criptica numerazione 2.873.891; quest’ultima è di difficile interpretazione dal momento che, se si trattasse di una seconda matricola Zeiss Oberkochen, corrisponderebbe in realtà ad un obiettivo Tessar 50mm 1:2,8 per Contessa appartenente ad un lotto di 65.000 esemplari (!) che includono anche tale numero.

 

 

Altre anomalie di questo Planar 80mm 1:2,8 nero ante litteram sono la dicitura Synchro- non smaltata in bianco e l’assenza di elementi meccanici come la presa synchro-PC per la sincronizzazione flash, gli elementi di selezione per l’autoscatto e il tipo di lampo e anche gli indici mobili per i riferimenti della profondità di campo.

 

 

Quest’ottica nera è unica e realmente anomala, autentico contraltare di un analogo modello del 1972, illustrato in foto, che invece sfruttava già in anteprima il nuovo antiriflesso multistrato T* pur adottando ancora la classica livrea cromata (primavera 1972).

 

 

Il primo, vero esemplare di Carl Zeiss Planar 80mm 1:2,8 tipo C nero per Hasselblad che diede l’avvio alla produzione seriale di tale versione è questo, anch’esso documentabile grazie all’amico Dr. Milos Paul Mladek; trattandosi di un obiettivo del 1973 prevede naturalmente il rivestimento antiriflesso T* ed essendo concepito come prototipo da esposizione per tutti i mercati, compreso il COMECON di oltre Cortina, doveva ottemperare alle limitazioni legali imposte dal lungo contenzioso con Jena, e infatti le denominazioni commerciali consuete sono abolite in favore della classica formula Oberkochen Opton, col nome Planar abbreviato in Pl, mentre la matricola non corrisponde all’anno di produzione ma rientra in numerazioni nell’intorno di 2.5xx.xxx che venivano utilizzate con i prototipi come questo.

Escludendo le eccezioni debitamente annotate, le ottiche Carl Zeiss serie C per Hasselblad acquisirono quindi la finitura nera fra il 1973 e il 1975 circa, sebbene l’inedito prototipo nero di inizio anni ’60 che abbiamo visto permetta di retrodatarne l’introduzione generalizzata, quantomeno nelle intenzioni.

 

 

Fra le ottiche serie C in finitura nera prodotte da metà anni ’70 al 1982 merita infine un cenno una serie speciale di 4 obiettivi (80mm 1:2,8, 100mm 1:3,5, 150mm 1:4 e 250mm 1:5,6) equipaggiati con un servomotore per il controllo automatico del diaframma e relativa fotocellula al silicio, come il Planar 80mm 1:2,8 T* illustrato in foto, modelli parimenti curiosi e interessanti dei quali parleremo diffusamente in altre occasioni.

Vorrei concludere annotando come sia il passaggio all’antiriflesso multistrato T* che alla più moderna finitura nera costituì per il settore commerciale degli importatori Hasselblad un potente veicolo promozionale, e un’accorta politica di promozione e rèclame indusse frotte di fotografi ad “aggiornare” il loro sistema per ottenere, in realtà, vantaggi più teorici che reali; conosco infatti soggetti che, ad esempio, cedettero il loro Planar 80mm 1:2,8 C cromato anni ’60 per avere la versione cromata T* del 1972, poi veduta per il successivo modello C nero e, infine, nuovamente barattata nel 1982 per il tipo CF: molto denaro perso nei passaggi per avere in pratica lo stesso nocciolo ottico e identiche prestazioni di base…

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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