
Fermo restando il mantenimento dell’eccellente gruppo ottico precedente, il nuovo modello si differenzia per il paraluce estraibile privo di nottolino di blocco, l’eliminazione dell’enorme ghiera in metallo a vista per il diaframma nella parte anteriore (ora trasferita accanto alla baionetta, come da standard FD), la rimozione del massiccio collare di attacco per il treppiedi con l’introduzione di un modello molto piccolo, leggero e con vistoso nottolino laterale per svincolare le 2 parti articolate e rimuoverlo, la modifica del cassetto estraibile per i filtri (ora dotato di promemoria esterno per il tipo utilizzato) e la posizione A sulla ghiera del diaframma che abilita il funzionamento su corpi automatici a priorità di tempi o programmati (A1, AE-1, AE1 Program, AV-1, etc.).
Notate come la presenza di una singola lente in fluorite (di grande diametro e quindi già di per sè molto costosa) non fosse sufficiente per evitare uno spostamento di fuoco nel settore infrarosso, e infatti è regolarmente presente in relativo riferimento di correzione poco oltre l’indice per la profondità di campo ad 1:8, mentre il filetto verde e la grande scritta cubitale FLUORITE nella stessa sfumatura dichiarano sfacciatamente la nobile estrazione del modello, anticipando di fatto i concetti della successiva serie L.

La vista di profilo evidenzia la drastica cura dimagrante imposta all’attacco per treppiedi, una scelta che rende l’obiettivo sicuramente più leggero e meno ingombrante in borsa, ed è possibile anche apprezzare il relativo il sistema di svincolo con presa di forza superiore destinata ad un cacciavite o ad una moneta in caso di difficoltà nello smontaggio.
Notate anche il grande tappo a pressione che forniva sicuramente un’adeguata protezione ma che venne poi sostituito da un cappuccio floscio in cuoio.

Un altro punto di vista evidenza il vistoso riferimento bianco presente sul collare per allineare perfettamente tale elemento alla linea di fede dell’obiettivo, mentre sulla scala delle distanze è presente l’elemento grafico accanto ad infinito che ricorda la possibilità di ruotare la ghiera anche oltre tale distanza e compensare le già citate dilatazioni termiche, problema peraltro presente anche con vetri ED convenzionali, anch’essi costituito da fluoruri e metafosfati che coefficiente di dilatazione termica superiore alla media dei vetri standard.

I 300mm 1:2,8 S.S.C. tipo FL Fluorite ed FD Fluorite vennero commercializzati con al livrea e le caratteristiche meccaniche che abbiamo visto, tuttavia questi outlines ricavati da vecchie brochure sono interessanti perché mostrano dettagli insoliti ed evidenziano volontà mai messe in pratica: ad esempio, nell’FL a sinistra possiamo notare un attacco per treppiedi minimale, poi riproposto anche in organigrammi di brochure, che in realtà non venne mai adottato, preferendo l’ingombrante modello a tutta lunghezza apprezzato nelle foto; invece nel modello FD sulla destra possiamo notare come la struttura ricalchi quella del tipo FL, compresa la ghiera del diaframma anteriore e il blocco per il paraluce, ad indicare un semplice copia-incolla del grafico da un disegno precedente con dettagli palesemente obsoleti e sbagliati, tuttavia in entrambi compare la scritta FL-F ed FD-F, mentre nella serie a questa denominazione impiegata inizialmente nel 300mm e 500mm del 1969 venne preferita fin da subito l’alternativa più moderna FL FLUORITE ed FD FLUORITE.
Il Canon FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite incontrò un buon successo nella seconda metà degli anni ’70, sebbene anche il corrispondente Nikkor fosse arrivato ai vetri ED proprietari, al multicoating e alla messa a fuoco interna, e proprio quest’ultimo dettaglio, assente nell’FD, indusse i progettisti ad abbandonare tale schema ottico e a progettarne uno interamente nuovo.

Il frutto di questi sforzi venne concretizzato nel nuovo Canon new FD 300mm 1:2,8 L, un modello introdotto nell’Aprile 1981 che recuperava le caratteristiche anticipate dal Nikkor 300mm 1:2,8 IF ED del Novembre 1977 e rilanciava ulteriormente, presentandosi nella celebre livrea bianca, seguendo Nikon nella scelta del grande paraluce separato (abbinato però ad un primo “stadio” con sezione incorporata estraibile, assente nel modello Nippon Kogaku), reversibile e protetto da un cappuccio in cuoio flessibile, introducendo a sua volta un sistema di preselezione della distanza da recuperare istantaneamente, applicando un cassetto per filtri posteriori con attacco a vite e sostituibili al suo interno e offrendo un nuovo schema ottico con messa a fuoco interna e lenti anteriori costitute da fluorite e vetro UD Ohara 497816 a bassissima dispersione, con secondo filtro frontale fisso per proteggere l’elemento in fluoruro di calcio.
Questo modello replicava quindi a tutte le innovazioni e migliorie proposte dal Nikkor 300mm 1:2,8 IF ED del 1977, effettivamente molto più evoluto rispetto ai predecessori, ed esacerbava il dualismo col rivale grazie all’inconfondibile livrea chiara con settori gommati neri a contrasto e al famoso filetto rosso della serie L; il parterre di professionisti si divise quindi fra le 2 scelte possibili, e ben presto ogni evento sportivo o di cronaca brulicò di “trecentodueotto” bianchi o neri; tuttavia la presenza di un elemento in fluorite assieme alla lente UD a bassissima dispersione forniva al Canon FD L un certo vantaggio nella correzione dell’aberrazione cromatica (nel corrispondente Nikkor dell’epoca c’erano solo 2 lenti in vetro a bassissima dispersione ma, naturalmente, non la fluorite), e vox populi il 300mm 1:2,8 Canon FD L era considerato il migliore.

Questa vista, oltre ad evidenziare il design moderno e piacevole dell’obiettivo, mostra come il Canon FD 300mm 1:2,8 L del 1981 prevedesse un proprio paraluce telescopico incorporato, al quale eventualmente applicare una seconda sezione molto simile al tipo HE usato sul Nikkor, e una staffa di attacco al treppiedi di ridotte dimensioni e fissata al collare con bulloncini che la rendevano rimuovibile.

Un altro dettaglio introdotto da Canon in questo periodo e che diventerà a sua volta una caratteristica distintiva dei suoi teleobiettivi professionali è una piastra ricurva in alluminio, fissata nella parte superiore del barilotto tramite 4 viti, che raggruppava le caratteristiche tecniche del modello; naturalmente gli stessi dati si sarebbero potuti riportare grazie ad incisioni smaltate o serigrafie direttamente sulla struttura metallica, tuttavia la scelta di questa opzione più raffinata contribuì a determinare l’inconfondibile estetica dei “cannoni” FD serie L.
Mentre per le precedenti versioni FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite ed FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite non è stato possibile recuperare gli esatti dati grezzi di progetto per il gruppo ottico, nel caso del new FD 300mm 1:2,8 L a schema flottante esiste invece un brevetto in chiaro che ci svela i suoi segreti.

Questo calcolo ottico venne disegnato da Nozomu Kitaghishi e Kazuo Fujibayashi, 2 tecnici esperti che nella loro carriera hanno firmato centinaia di brevetti e progettato diversi obiettivi Canon FD ben noti ed apprezzati (lo stesso Fujibayashi disegnò anche il gruppo ottico del Canon Extender FD 1,4x A che era specificamente dedicato a queste lunghe focali molto luminose), e la richiesta prioritaria di brevetto nipponico per conto di Canon K. K. Venne depositata il 7 Maggio 1979, quasi 2 anni prima del lancio commerciale del modello.
Lo schema è conforme alla versione di produzione, i dati confermano un’apertura massima 1:2,8 e copertura angolare corrispondente ad un 300mm sul 24×36, mentre analizzando i valori rifrattivi e dispersivi del materiale impiegato nelle realizzazione del gruppo ottico si nota come la prima lente preveda parametri corrispondenti alla fluorite, mentre la seconda utilizza un vetro UD a bassissima dispersione di tipologia Ohara 497816, dettagli che corrispondono esattamente alle specifiche di serie; la presenza della messa a fuoco interna che movimentava masse minime e l’eccellente resa ottica suggerirono poi di mantenere questo identico schema anche nella successiva prima versione del Canon EF 300mm 1:2,8 L USM, tele autofocus con motore ad ultrasuoni lanciato nel Novembre 1987.

Per quanto riguarda le varie tipologie di collare per il fissaggio al treppiedi, come abbiamo visto l’originale FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite del 1974 si distingueva per un modello di grandi dimensioni che si sviluppava per tutta la lunghezza del barilotto aumentandone drasticamente l’ingombro; il successivo FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite del 1975 passò quindi ad una versione minimalista ma comunque sufficiente alla bisogna grazie all’adeguato dimensionamento della piastra di attacco; infine, il new FD 300mm 1:2,8 L del 1981 può essere reperito con staffa di attacco più piccola o più allungata, perché tale modulo è facilmente smontabile ed erano disponibili queste 2 opzioni.

Per quanto riguarda l’ingombrante accessorio previsto sull’FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, tale collare prevedeva un nottolino metallico sul lato destro per allentare la presa e l’intera staffa inferiore era applicata come elemento separato ed eventualmente smontabile per esigenze di trasporto (oppure per utilizzare l’obiettivo a mano libera).
Vediamo ora nuovamente i 3 modelli di 300mm 1:2,8 Canon a messa a fuoco manuale e con lenti in fluorite con i relativi schemi ottici sovrapposti in scala.

Il Canon FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite del Febbraio 1974 fu il primo ad adottare questo gruppo ottico, concettualmente derivato da quello dell’FL-F 500mm 1:5,6 del 1969, con una singola ed enorme lente in fluorite in posizione L2 e configurazione a 6 lenti in 5 gruppi più filtro posteriore; il grande diametro delle lenti frontali impose il caratteristico strombo della montatura nella parte anteriore poi condiviso da tutti i teleobiettivi superluminosi, e questa versione iniziale FL è molto caratterizzata esteticamente dalla grande staffa del collare di serraggio (qui cancellata per esigenze grafiche) e dall’altrettanto vistosa ghiera della aperture in metallo a vista e posizionata anteriormente dietro il paraluce, una scelta che obbligò a condividerne l’imponente diametro sebbene non fosse funzionalmente necessario; in questo modello troviamo il paraluce con filetto verde e zigrinature alla base che rappresenta un elemento di continuità con gli originali FL-F del 1969 ma risulta aggiornato col grosso nottolino di blocco a fondo corsa, mentre la concezione del gruppo ottico volta a minimizzare lo spazio retrofocale dietro l’ultima lente per rendere la struttura compatta ha lasciato a malapena lo spazio sufficiente per inserire il cassetto posteriore porta filtri, confinato di misura fra la lente posteriore e il collare di serraggio breech-lock.

Il successivo Canon FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite dell’Ottobre 1975 accoglie l’identico gruppo ottico del predecessore, pertanto con lo stesso posizionamento obbligato per il cassetto del filtro posteriore, ora dotato di promemoria esterno per il tipo utilizzato e il relativo fattore di assorbimento per l’esposizione; dimensioni e sagoma generale rimangono simili ma l’organizzazione degli elementi appare ampiamente modificata, col paraluce anteriore allungato sfruttando lo spazio lasciato dalla ghiera delle aperture, ora in posteriore come in tutti gli FD, di piccole dimensioni e con la posizione A per gli automatismi a priorità di tempo e program; il paraluce mantiene il filetto verde e le zigrinature alla base ma perde il sistema di fissaggio, mentre la ghiera di messa a fuoco sfrutta un settore gommato di ampiezza visibilmente ridotta, e il nuovo collare girevole con attacco per treppiedi non elimina soltanto l’enorme staffa con culla anteriore ma aggiunge anche questa vistosa striscia bianca di allineamento e un sistema di apertura ben esposto ed accessibile.

Infine, il Canon new FD 300mm 1:2,8 L dell’Aprile 1981 configura un vero salto generazionale perché il nuovo schema ottico rivisto aggiunge all’elemento in fluorite anche una lente in vetro UD a bassissima dispersione e introduce una messa a fuoco interna attuata grazie al flottaggio del doppietto cementato L5-L6 che mantiene inalterata la lunghezza del barilotto durante l’escursione e consente una regolazione morbidissima, in punta di dita; in questo schema la grande lente in fluorite è in posizione frontale, quindi oltre al filtro a cassetto posteriore ne è previsto anche uno anteriore, neutro e montato in modo solidale durante l’assemblaggio con lo scopo di proteggere da urti, abrasioni e umidità tale delicato elemento.
Anche il barilotto rappresenta una piccola rivoluzione, con la finitura bianco avorio per minimizzare gli sbalzi termici e settori gommati piacevolmente a contrasto, due dei quali sono su paraluce estraibile per proteggere la sua parte anteriore e facilitarne l’estrazione; il nuovo collare di fissaggio al treppiedi, tanto sottile da scomparire nella sagoma del barilotto, è in posizione più avanzata per assecondare lo spostamento del baricentro in avanti, la piastra in alluminio con i dati di targa è molto scenografica e in questo modello notiamo anche una doppia scala delle distanze con nottolino di fermo che consente di presettare una specifica messa a fuoco, regolare poi la ghiera si una distanza differente e quindi eventualmente richiamare all’istante il settaggio precedente senza nemmeno togliere l’occhio dal mirino.
Anche il cassetto per il filtro posteriore risulta più avanzato grazie allo spazio lasciato dal nuovo gruppo ottico, mentre la ghiera delle aperture di tipo FD prevede una sezione insolitamente abbondante e una serie di indici supplementari di allineamento simili ai famosi “thick marks” dei primissimi obiettivi Nikkor per Nikon F, inseriti per facilitare l’accoppiamento alla relativa linea di fede sul barilotto.

Se il passaggio dal tipo FL S.S.C. Fluorite del 1974 all’FD S.S.C. Fluorite del 1975 fu soltanto un face-lifting finalizzato ad aggiornare il modello alla style policy FD, consentendo quindi anche l’esposizione automatica coi corpi abilitati, il definitivo new FD 300mm 1:2,8 L del 1981 costituisce un vero salto generazionale e accorpa in un singolo modello una pletora di affinamenti ottici e meccanici che ne fanno un teleobiettivo praticamente perfetto, sia pure confinato al suo spazio-tempo delle ottiche antecedenti alla rivoluzione autofocus.

Queste 4 schede ricavate da documentazione statunitense dell’epoca riassumono quindi la nascita e l’evoluzione dei teleobiettivi con elementi in fluorite creati da Canon: dopo l’originale 300mm 1:5,6 FL-F del Marzo 1969, il primo della serie e con uno schema ottico a 2 lenti in fluorite la cui specifica struttura non verrà più riutilizzata, il fratellone FL-F 500mm 1:5,6 arrivato sul mercato 3 mesi dopo introdusse invece l’architettura ottica che verrà poi ripresa nei successivi FL ed FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, teleobiettivi ultraluminosi che dirottarono la fluorite nella sua nuova e più funzionale dimensione, quella delle lunghe focali di grande apertura.
Questi 3 teleobiettivi Canon da 300mm 1:2,8 con messa a fuoco manuale sono stati protagonisti di moltissimi eventi sportivi, di cronaca e mondani, e gli episodi da raccontare potrebbero essere innumerevoli; ovviamente il mio spazio è limitato ma voglio comunque descrivere 2 situazioni molto interessanti che li videro protagonisti.

La prima chiama in causa il modello originale, l’FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite col relativo moltiplicatore di focale 2x dedicato, in un contesto che rasenta la spy story e che all’epoca dei fatti, metà anni ’70, ebbe molto clamore mediatico e venne rilanciato anche dalle stesse riviste fotografiche: l’evento di Kissinger agli accordi di Helsinki.
Nell’Estate 1975 ad Helsinki si svolsero importanti incontri sulla cooperazione in Europa, culminati con la firma dei relativi accordi, e all’evento erano presenti moltissimi personaggi della politica globale, incluso l’allora Segretario di Stato U.S.A. Henry Kissinger; all’evento confluirono molti fotografi e operatori televisivi, compreso il reporter italiano Franco Rossi.
Rossi decise di recarsi ad Helsinki mentre era fuori per altri servizi e senza avere con se le lunghe focali luminose adeguate all’evento, pertanto si appoggiò al servizio offerto dall’importatore Canon locale che, a quanto pare, aveva già prestato tutti i teleobiettivi disponibili a fotografi giunti in precedenza.
Per fortuna del nostro connazionale era appena stato sdoganato un esemplare di uno speciale modello, appunto l’FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite con relativo extender 2x in dotazione, e l’importatore per assecondare le esigenze di Franco Rossi glielo assegnò (è curioso come l’importatore in tale contesto lo presentasse come un’assoluta primizia, quando il modello FL era stato lanciato nel Febbraio 1974, circa un anno e mezzo prima, e addirittura di lì a 3 mesi sarebbe già stato rimpiazzato dal successivo tipo FD S.S.C. Fluorite).
Rossi raggiunse quindi la postazione prevista nella sede degli incontri, in un ballatoio sopraelevato posto svariati metri sopra i protagonisti, e montò il 300mm con duplicatore di focale (ottenendo quindi un 600mm 1:5,6) sulla sua Canon F1 motorizzata; le disposizioni autorizzavano l’uso del treppiedi solamente agli operatori TV, tuttavia Rossi trovò un cavalletto non occupato e vi applicò temporaneamente il suo cannone, sfruttando l’ampia staffa di fissaggio appena descritta (realizzò con un secondo corpo anche un’istantanea al nuovo obiettivo montato su treppiedi con la sua F1, aggiunta in questa serie).
Subito sotto tale postazione sedeva proprio Henry Kissinger, e il fotografò lo inquadrò giusto in tempo per vederlo mentre prendeva una valigetta, la apriva ed estraeva documenti top secret sulla guerra del Vietnam, iniziando a leggerli mentre Franco Rossi scattava, col 300mm duplicato e a tutta apertura, immortalando la scena e producendo le celeberrime immagini che possiamo apprezzare qui sopra; le fotografie divennero famose e fecero scalpore perché, nonostante l’uso di una pellicola bianconero Tri-X a grana grossa (e poi anche forzata in push +2 stop durante lo sviluppo perché il fotografo nella concitazione aveva dimenticato di aggiungere all’esposizione il fattore di assorbimento del moltiplicatore 2x, esponendo per 1:2,8 anzichè 1:5,6) e lo scatto con un 300mm 1:2,8 usato a diaframma spalancato e con duplicatore di focale, i negativi impressionati risultarono comunque così nitidi che il forte ingrandimento dei fogli consentì di leggere chiaramente il loro contenuto riservato, trasformando una foto di cronaca in una sorta d’immagine di spionaggio.
Questi scatti dimostrarono quindi l’eccezionale qualità ottica del nuovo 300mm 1:2,8 Canon alla fluorite col suo moltiplicatore di focale, e anche le riviste del settore rilanciarono la curiosa notizia offrendo al brand una insolita forma di promozione commerciale.
Questi lunghi teleobiettivi superluminosi e con elevata nitidezza e correzione cromatica hanno attirato nel tempo anche l’attenzione di registi e direttori della fotografia di produzioni cinematografiche (famosa la parabola del Nikon NIkkor AiS 300mm f/2 IF ED, ad un certo punto cercato avidamente e strapagato proprio per convertirlo in attacco per cineprese a tale uso), e anche i modelli Canon L non facevano eccezioni.
Continua lunedì prossimo con la sesta ed ultima parte.
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