
Per quanto riguarda l’outsider Carl Zeiss Sonnar Superachromat 250mm 1:5,6, questi dati estrapolati dal brevetto originale del 1972 dimostrano come la seconda lente del suo schema fosse effettivamente realizzata in fluorite (qui indicata Fluorpsar), un caso unico per Zeiss che non si è ripetuto nemmeno con i successivi e più sofisticati Superachromat 350mm 1:5,6 e 300mm 1:2,8.

Per quanto riguarda il 500mm 1:5,6, fattura e caratteristiche sono analoghe a quelle del 300mm, e la principale differenza è costituita dal collare di attacco per il treppiedi, molto più massiccio (dovendo sostenere 2,7kg) e posizionato fra la ghiera del diaframma e il paraluce, dove si trova il baricentro del sistema con corpo macchina montato; il collare, nella parte inferiore, prevede anche l’attacco per una robusta cinghia che sostiene il peso direttamente, evitando quindi di scaricarlo impropriamente su quella applicata al corpo macchina.
L’obiettivo illustrato appartiene alla seconda serie (notate la scritte FLUORITE di colore verde) e prevede la matricola 11.017 (ricordo che la produzione iniziò con 10.001); l’esemplare con numerazione più alta da me visionato finora riporta invece il seriale 11.088.

La dotazione di questo modello prevedeva questa valigia rigida rivestita in velluto rosso, il grande tappo anteriore a pressione, il tappo posteriore FL standard, la cinghia per il collare di fissaggio al treppiedi e 2 filtri da 95mm in custodia individuale di cuoio: un modello incolore Canon skylight e un giallo medio Canon K3.
Vediamo ora qualche fotografia col corredo di ottiche tratta da varie brochure Canon del tempo che includa anche questi modelli FL-F.

In questa foto di gruppo le ottiche FD sono già aggiornate alla style policy introdotta nel Marzo 1973, come si può apprezzare dall’assenza di baionette anteriori cromate e dalle scritte rosse S.S.C. per il nuovo antiriflesso, tuttavia all’epoca il corredo di potenti teleobiettivi FD era ancora in divenire e pertanto l’azienda si era barcamenata mantenendo a listino i vecchi cannoni della serie FL anni ’60, qui aggiunti al gran completo evidentemente per “fare numero” e fornire la percezione di un parco ottiche già molto ampio; naturalmente nell’immagine compaiono anche gli speciali FL-F 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6, gli unici a quel momento dotati di lenti in materiali speciali a bassissima dispersione
Il modello FL 1.200mm 1:11 per unità di messa a fuoco separata in realtà era stato introdotto poco prima, nel Giugno 1972, una scelta curiosa perché il sistema FD era stato già presentato da 2 anni ed era in commercio dal 1971, quindi eventualmente sarebbe stato più logico prevedere fin da subito una versione in tale montatura, tuttavia sospetto che la complessità del rinvio per il diaframma in un obiettivo così lungo abbia suggerito di rimanere sul vecchio standard FL, meno critico in tal senso e non previsto per automatismi a priorità di tempo con variazioni istantanee dell’apertura.

Questa immagine del sistema d’obiettivi risale invece all’anno successivo, 1974, e assieme agli obsoleti tele FL già visti in precedenza troviamo non soltanto gli FL-F 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 ma anche il nuovissimo superluminoso Canon FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, modello introdotto proprio quell’anno e del quale parleremo in seguito; la scelta di produrlo nel 1974 con l’obsoleta montatura FL e ghiera del diaframma anteriore probabilmente rispecchia iniziali timori/problematiche relative al corretto funzionamento di un diaframma ad iride così grande con le esigenze dell’attacco in standard FD.

In questo organigramma del sistema Canon F1 Old relativo alle primissime fasi di produzione appare evidente come all’epoca la nuova gamma di obiettivi FD si fermasse al 300mm 1:5,6 convenzionale e tutto il parco di focali più lunghe o con materiali speciali fosse coperta da modelli FL da 400mm, 600mm, 800mm e 1.200mm per l’unità di messa a fuoco nonché dai nostri FL-F alla fluorite da 300mm e 500mm; questi ultimi nacquero in un momento davvero critico perché l’azienda, vedendo anche lo scatto in avanti di Asahi col 300mm UA-Takumar del 1968 che gli aveva rubato la scena, non volle frapporre alcun indugio e commercializzò gli FL-F non appena il dipartimento Optron fornì gli sbozzi in fluorite, tuttavia il lancio nel 1969 relegò queste eccezionali primizie allo standard di un sistema FL che invece era una stella morente, già destinato ad essere sostituito dalle nuove e più moderne ottiche FD al giro di boa della decade.
Abbiamo quindi assistito al paradosso dei 2 obiettivi FL-F che furono in commercio dal 1969 al 1978 ma fin da subito dovettero militare nei ranghi di un sistema tecnicamente ed esteticamente più moderno, quasi come obsolete vestigia del passato mantenute a listino per affezione, quando invece dal punto di vista ottico erano le vere punte di diamante del corredo Canon, anche in relazione ai nuovi FD nel frattempo presentati.

Un analogo organigramma del 1974 continua a proporre i lunghi fuochi FL fino a 1.200mm (quest’ultimo promosso al multicoating S.S.C. per migliorare in suo contrasto non eccelso) e mostra nuovamente gli FL-F 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 e ancora affiancati dal recentissimo FL 300mm 1;2,8 S.S.C. Fluorite, tipologia destinata a divenire la vera star nel settore dei tele professionali; quest’ultimo veniva fornito con un moltiplicatore di focale 2x appositamente calcolato e dedicato (altra primizia Canon nonché geniale trovata tecnica e di marketing che metteva a disposizione un 300mm 1:2,8 e un 600mm 1:5,6 di ottima qualità negli ingombri di un solo obiettivo), e infatti nello schema questo 300mm è illustrato con l’extender 2x direttamente applicato.

In questa ulteriore immagine da una brochure del periodo il nuovo FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite è nuovamente affiancato dal 300mm 1:5,6 e dal 500mm 1:5,6, a loro volta aggiornati con la scritta fluorite verde per creare un pacchetto omogeneo ancorchè obsoleto come style policy.

In questa foto di famiglia del 1976 fanno finalmente la loro comparsa i superteleobiettivi FD di nuova generazione come il 600mm e l’800mm, con la loro livrea bianca in sospeso fra valida soluzione tecnica e (nuovamente) geniale trovata di marketing per distinguersi dalla concorrenza, tuttavia il pacchetto “Fluorite” con il luminoso 300mm 1:2,8 (ora in montatura aggiornata FD, introdotta nel 1975) e i classici 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 sono sempre presenti come unica alternativa con lenti a bassissima dispersione, sebbene lo standard FL che caratterizza questi ultimi fosse ufficialmente uscito di scena agli albori di quella decade.

Gli FL-F 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 erano peraltro comparsi anche in un corposo sales manual creato dall’importatore statunitense per i suoi rivenditori specializzati, nel quale elencava diverse tipologie di fotografo e relative commesse di lavoro e il corredo Canon da suggerire per portarle a termine con successo; proprio nella scheda del fotografo documentarista compaiono infatti i 2 teleobiettivi,e il notevole salasso necessario per la loro acquisizione veniva mitigato ricordando la presenza di lenti in fluorite e le prestazioni “senza precedenti” quanto a risoluzione e contrasto.

L’ultima brochure Canon in ordine cronologico nella quale compaiono ancora in chiaro le ottiche FL 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 con lenti in fluorite venne divulgata nel 1978; in questo caso sono ribadite per l’ennesima volta le eccezionali qualità ottiche di questo materiale e nella doppia pagina compaiono per l’ultima volta i 2 esemplari, affiancati dall’FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite che era destinato a futuri sviluppi.

Infatti, nella foto di gruppo sulle brochure dell’anno successivo, 1979, fanno la loro comparsa trionfale gli obiettivi della nuova generazione new FD, con innesto a rotazione diretta privo di collare breech-lock, tuttavia per un’ultima passerella gloriosa l’FL 300mm 1:5,6 Fluorite venne nuovamente aggiunto, assieme ai nuovissimi FD 300mm 1:4 L, FD 400mm 1:4,5, FD 500mm 1:4,5 L e ai “bianconi” 600mm 1:4,5 e 800mm 1:5,6.
Notate come per la prima volta fossero presenti obiettivi serie “L” con relativo filetto rosso (il primo in assoluto, il 300mm 1:4 L; arrivò a Dicembre 1978, mentre il 500mm 1:4,5 L della stessa fotografia fu introdotto alcuni mesi dopo, nel Maggio 1979); queste 2 ottiche furono anche i primi obiettivi Canon ad avvalersi di vetri UD a bassissima dispersione (solo questa tipologia nel 300mm 1:4 L, in abbinamento a fluorite nel 500mm 1:4,5 L), mentre la focale estrema da 1.200mm è ancora coperta dal modello FL, in attesa di un FD che non arriverà mai se non come prototipo utilizzato alle Olimpiadi e il cui schema ottico passerà poi nel successivo e famoso EF 1.200mm 1:5,6 L USM.

Passando al dettaglio dei teleobiettivi da 85mm a 300mm nella stessa brochure del 1979, bisogna arrendersi all’evidenza che l’FL 300mm 1:5,6 con lenti in fluorite non era più elencato fra le ottiche commercializzate, pertanto la sua presenza nella foto d’insieme era solo vestigiale.
La parabola degli FL-F (o FL Fluorite) 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6 si dipanò quindi dal Marzo-Giungo 1969 fino all’introduzione della nuova style policy new FD, nel Giugno 1979; una carriera di 10 anni che portò l’uso di vetri a bassissima dispersione e con dispersione parziale anomala alla massima attenzione di tecnici e progettisti e dei fotografi più smaliziati.

In realtà la scomparsa di un modello storico come l’FL-F 300mm 1:5,6 non avvenne senza lasciare eredi, perché la sperimentazione pionieristica che consentì ai tecnici aveva portato nel Febbraio 1974 alla presentazione della versione superluminosa FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, un modello di estrazione prettamente professionale che con eccellente resa ottica prestava i suoi servigi in innumerevoli contesti professionali e fu a sua volta il capostipite di una generazione di 300mm superluminosi Canon sempre caratterizzati dall’impiego di fluorite.
Il 300mm 1:2,8 in realtà non era una primizia, essendo comparso per la prima volta nel sistema Topcon nel lontano 1958, il famoso “big Bertha” arrivato forse troppo presto e peraltro poco sfruttabile per il peso e gli ingombri, tuttavia forse a pungolare Canon e spingerla a sviluppare questa versione 1:2,8 furono le mosse sullo scacchiere del rivale Nippon Kogaku: quest’ultima si trovava come in stallo fra l’impossibilità di produrre la fluorite in proprio e la disponibilità del vetro ED a bassissima dispersione presso la propria vetreria garantita non prima del 1974-75, tuttavia riuscì lo stesso a disegnare un Nikkor-H 300mm 1:2,8 a 6 lenti con 2 elementi in vetro ED a bassissima dispersione acquistato in Germania da Schott, che nel frattempo lo aveva messo a listino, sia pure a caro prezzo, e realizzò una piccola tiratura di tale obiettivo in attacco Nikon (Gennaio 1972) in tempo per distribuirlo ai fotografi accreditati presso le Olimpiadi Invernali di Sapporo ‘72, ottenendo un notevole ritorno d’immagine nel settore; Canon, che aveva sviluppato il sistema FD con grossi investimenti appositamente per affermarsi a sua volta come produttrice di un corredo 35mm altamente professionale, non poteva indugiare oltre proprio sul fronte di quello che sarebbe diventato l’obiettivo professionale per eccellenza, e infatti i primi studi per un 300mm 1:2,8 alla fluorite iniziarono proprio nel 1972.

In questo schema ho riassunto la storia e l’evoluzione dei teleobiettivi Canon da 300mm con lenti in fluorite, affiancando i vari schemi ottici; l’FL-F 300mm 1:2,8 del Marzo 1969, con 2 elementi in fluorite, fu l’antenato ancestrale di tutti, tuttavia lo schema successivamente evoluto per il 300mm 1:2,8 ha più alleli in comune con l’FL-F 500mm 1:5,6 del Giugno 1969: infatti il suo schema a 6 lenti con 1 singolo elemento in fluorite di grande diametro riparato dalla prima lente in normale vetro ottico verrà utilizzato per sviluppare quello presente nel Canon FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite del Febbraio 1974, e lo stesso schema lo ritroviamo anche nel Canon FD 300mm 1:2,8 S.S:C Fluorite del l’Ottobre 1975, che a tutti gli effetti è solo una revisione meccanica del precedente formalizzata modificando il collare di fissaggio al treppiedi e trasferendo nella parte posteriore la ghiera del diaframma con relative funzionalità in automatismo a priorità di tempi proprie della serie FD.
Queste prime versioni non prevedevano un flottaggio interno, sviluppato per Canon da Kikuo Momiyama il tale periodo, pertanto l’elicoide doveva movimentare l’intera massa del sistema ottico e la regolazione non compensava le aberrazioni a distanze brevi, sebbene le prestazioni in senso generale fossero eccellenti anche a tutta apertura; queste limitazioni portarono ad una riprogettazione estensiva dello schema, creando una configurazione con un caratteristico menisco molto incurvato (che sarà poi una firma in molti teleobiettivi FD successivi) e un modulo flottante interno che rendeva la messa a fuoco morbida e fulminea, mentre la traslazione delle lenti compensava certe aberrazioni.
Quest’ultimo schema verrà poi utilizzato nel successivo Canon new FD 300mm 1:2,8 L dell’Aprile 1981, un obiettivo molto famoso e amato dai professionisti per la qualità d’immagine che diverrà iconico grazie alla livrea bianca; in questo schema ad una grande lente frontale il fluorite (protetta dietro un filtro neutro montato in fabbrica e non rimuovibile dal fotografo) venne affiancato un secondo elemento in vetro a bassissima dispersione fornito da Ohara, storico partner Canon, caratterizzato da indice di rifrazione 1,497 e dispersione (numero di Abbe) 81,6, ovvero i classici parametri dei vetri ED-UD-SD più utilizzati.
Vediamo meglio nel dettaglio questi 300mm 1:2,8 che hanno raccolto l’eredità tecnica dei primi e storici FL-F del 1969.

L’FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite del Febbraio 1974 si presenta in questa veste, con un enorme collare di fissaggio al treppiedi la cui lunghissima staffa termina in una culla semicircolare sotto la testa dell’ottica e può fungere anche da impugnatura per il trasporto; la finitura segue lo standard FL e richiama in molti dettagli i predecessori FL-F 300mm e 500mm, tuttavia l’ampio paraluce estraibile prevede un voluminoso nottolino di blocco in posizione estratta o chiusa, mentre accanto al collare di serraggio breech-lock è stato aggiunto un cassetto estraibile per filtri posteriori.
Come anticipato, assieme al gruppo ottico di quest’obiettivo venne calcolato anche quello di un moltiplicatore di focale 2x, in modo da ottimizzare al massimo le prestazioni dell’accoppiata; questo accessorio venne denominato Canon EXTENDER 2X FOR CANON LENS FL 300mm 1:2,8 S.S.C. FLUORITE ed era fornito a corredo nella valigetta dell’obiettivo, un plus di eccezionale valore per il professionista.

Questo specifico esemplare fu posto in vendita separatamente, un dettaglio davvero curioso considerando come obiettivo ed extender fossero parte della stessa dotazione di serie e progettati anche otticamente uno in funzione dell’altro.

Per quanto riguarda lo schema ottico originale dell’FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, purtroppo non esiste un documento o un brevetto che contenga in chiaro i dati grezzi di progetto per lo schema ottico definitivo; passando giornate intere ad analizzare migliaia di brevetti Canon sono riuscito ad identificare solo questo che contiene lo schema di partenza, poi leggermente evoluto nell’esemplare di serie; tale documento è firmato da Hideo Yakota per Canon K. K. ed effettivamente descrive un obiettivo da 300mm 1:2,8 per il formato 24×36 con una lente in fluorite, tuttavia – come si nota facilmente osservando lo schema del brevetto assieme a quello definitivo – il modello di Yakota-San comprendeva solo 5 elementi e la grande lente in fluorite era in posizione frontale direttamente esposta, mentre nello schema poi impiegato nei 300mm 1:2,8 Fluorite serie FL ed FD gli elementi sono 6 e compare una ulteriore lente frontale in vetro ottico che protegge quella in fluorite; pertanto lo schema illustrato nel brevetto è sicuramente quello di partenza, tuttavia le giuste considerazioni sulla necessità di proteggere il costoso elemento in fluorite di grande diametro probabilmente hanno portato alla leggera modifica (notate come la lente frontale sia come un menisco con raggi di curvatura interno ed esterno analoghi, quindi con poco effetto sul bilancio complessivo del sistema) che consentiva di incapsulare l’elemento in fluoruro di calcio all’interno della montatura.
La richiesta prioritaria per il brevetto venne formalizzata in Giappone il 3 Agosto 1972, e se consideriamo che i famosi teleobiettivi Nikkor-H 300mm 1:2,8 con vetro ED fornito sa Schott fecero la loro comparsa formale in mano ai fotografi delle Olimpiadi di Sapporo, previste dal 3 al 13 Febbraio 1972, chiudendo gli occhi si può quasi immaginare uno scenario in cui gli spotters Canon avvistarono i “cannoni” Nippon Kogaku e innescarono immediatamente un convulso domino emulativo che portò in breve tempo a disegnare uno schema di analoghe caratteristiche, e per giunta nobilitato dalla fluorite.
In realtà di Nikkor-H 300mm 1:2,8 primo tipo con vetro ED tedesco vennero realizzati in tutto solamente 72 esemplari, a conferma che si trattava più di un’operazione-immagine che realmente commerciale, e se è vero che il Canon FL 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite definitivo arrivò con 2 anni esatti di ritardo (Febbraio 1974) bisogna tuttavia ricordare che il Nikkor-H prevedeva ancora un diaframma a preselezione, mentre nel Canon eventualmente era automatico con chiusura e riapertura rapida dopo lo scatto, e nell’obiettivo Nikon era ancora previsto un antiriflessi semplice, mentre il Canon utilizzava già l’efficace multistrato Super Spectra Coating (con tutte le difficoltà immaginabili per rivestire la grande lente in fluorite, visto che si opera ad alta temperatura), prevedeva il paraluce estraibile (nel Nikon era separato), un enorme ma pratico e stabile attacco per treppiedi e, naturalmente, le prestazioni molto elevate consentite dalla fluorite.

Tornando al brevetto iniziale di Hideo Yakota dell’Agosto 1972, osservando la tabella con i dati grezzi di progetto troviamo conferma circa l’apertura massima 1:2,8 e l’angolo di campo da circa 8*, corrispondente ad un 300mm sul fotogramma 24×36; inoltre i valori rifrattivi e dispersivi della prima lente, evidenziati, sono quelli tipici della fluorite (leggerissime differenze in questi parametri viste in brevetti proposti in precedenza sono relative a lotti specifici di produzione oppure alla misurazione facendo riferimento a una differente lunghezza d’onda della luce utilizzata).

Il modello FL è oggi piuttosto raro perché, come discusso, la sua montatura vincolata allo standard FL venne rapidamente aggiornata a quello FD, e la nuova versione FD 300mm 1:2,8 S.S.C. Fluorite, arrivata come detto a Ottobre 1975, consentiva la piena funzionalità con i corpi macchina sempre più evoluti che nel frattempo si stavano affacciando.
Continua lunedì prossimo con la quinta parte di sei.
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Marco
da quel che mi ricordo, il Tele-Superachromat300/2.8 per Hasselblad ed il 200/2 Apo Sonnar per Contax, venivano “spacciati” per avere lenti in fluorite… non risulta?