Riprende dalla prima parte

 

 

Apparentemente il brand seppe riconoscere i meriti del personaggio e gli offrì la possibilità di una notevole carriera in azienda, perché in questa istantanea realizzata circa 4 decadi dopo quelle fasi concitate possiamo osservare proprio Michio Kariya, a sinistra, arrivato addirittura alla posizione di Chairman di Nikon Corporation!

Andiamo ora a vedere in dettaglio come nacque e si diffuse l’idea di utilizzare vetro a bassissima dispersione, con numero di Abbe superiore ad 80, nelle ottiche Nikkor.

 

 

Il primo brevetto a contemplarne l’utilizzo venne firmato da Soichi Nakamura e la sua richiesta proprietaria nipponica venne depositata il 24 Dicembre 1970; questo documento descrive quelli che sarebbero diventati i famosi e costosissimi Zoom-Nikkor 180-600mm f/8 ED e Zoom-Nikkor 360-1.200mm f/11 ED, e infatti troviamo in tali schemi rispettivamente 2 lenti e 5 lenti realizzate con vetro a bassissima dispersione; ovviamente, essendo un progetto del 1970, il materiale indicato è lo Schott FK-50, come si evince dai caratteristici valori rifrattivi e dispersivi che lo connotano.

 

 

Un secondo obiettivo calcolato a quel tempo che include vetro a bassissima dispersione è quello che sarebbe diventato il primo Nikkor * ED 300mm f/4,5; infatti la richiesta prioritaria nipponica per il relativo brevetto, firmato da Yoshiyuki Shimizu, venne depositata il giorno successivo rispetto al documento visto in precedenza, ovvero il 25 Dicembre 1970.

In questo caso mostro uno stralcio riassuntivo della versione tedesca, consegnata il 21 Dicembre 1971, perché solamente in questa i dati grezzi dello schema indicano in chiaro anche tipo e fornitore dei vetri ottici previsti relativamente ai 4 elementi anteriori di grande diametro, e come si può osservare gli elementi L1 ed L4 sono realizzati con vetro ED del tipo Schott FK-50, mentre la seconda lente è un Lanthanum Flint tipo LAF2 prelevato dal catalogo dei vetri Nikon col codice LAF202  e la terza utilizza un Barium Flint anch’esso di produzione Nikon e sigla BAF12.

Questi documenti confermano quindi che già nel 1970 i progettisti iniziarono ad inserire nei nuovi schemi ottici il vetro con specifiche ED, ma giocoforza l’unico disponibile era il costoso Schott FK-50.

 

 

Il passaggio dalla teoria alla realtà avvenne a fine 1971; il Giappone avrebbe organizzato le Olimpiadi Invernali di Sapporo 1972 e l’azienda voleva sfruttare quella importante vetrina domestica per impressionare il settore con un nuovo obiettivo professionale da fornire ai fotografi accreditati; questo modello era il Nikkor-H 300mm f/2,8, prodotto nel Gennaio 1972, modello passato alla storia in quanto fu il primo Nikkor ad impiegare fattivamente vetro ED, dato che 2 delle 3 lenti anteriori di grande diametro sfruttavano lo Schott FK-50.

Immagino che elementi di tale diametro realizzati col pregiato materiale d’importazione risultassero estremamente costosi, e sicuramente questi 72 esemplari assemblati e offerti ai professionisti nel periodo olimpico non dovevano produrre un profitto commerciale ma rafforzare l’immagine professionale del brand.

Peraltro la montatura prevedeva solamente un diaframma manuale a preselezione, tuttavia le eccellenti qualità ottiche del modello furono immediatamente palesi, indicando come quella fosse la strada giusta per teleobiettivi di alto livello.

 

 

Come anticipato, il secondo e ultimo obiettivo Nikkor realizzato con vetro ED Schott FK-50 importato dalla Germania fu il Nikkor-P.C Auto 400mm f/5,6 del Febbraio 1973; anche in questo caso la presenza di tale materiale speciale non è palesata da alcuna dicitura sull’esterno del barilotto, visto che la denominazione ED venne coniata solamente nel 1975 quando fu disponibile per la serie il materiale di produzione Nikon; in ogni caso le brochure evidenziavano esplicitamente la presenza di un nuovo tipo di vetro ottico in grado di offrire una correzione dell’aberrazione cromatica senza precedenti, tuttavia senza scendere in dettagli che sarebbero risultati imbarazzanti, vista la sua origine teutonica.

 

 

In questo secondo caso invece il compilatore ha evidentemente equivocato la denominazione formale “fluoride glass”, e anziché intendere vetro composto da una miscela di fluoruri ha descritto sulla brochure tale elemento come “cristallo di fluorite”, denominazione ovviamente mendace che ha creato molta confusione; se si osserva lo schema ottico di questo Nikkor-P.C Auto 400mm f/5,6 e lo si confronta con quello del successivo Nikkor * ED 400mm f/5,6 di aspetto praticamente identico e arrivato nel Settembre 1975, si osserva come anche lo schema ottico sia rimasto lo stesso, e l’unica differenza sostanziale riguarda il passaggio nella prima lente dal vetro Schott FK-50 al vetro Nikon ED proprietario.

Il 1975 fu quindi un anno cruciale perché Nippon Kogaku potè finalmente commercializzare i suoi teleobiettivi utilizzando il vetro di produzione propria e marcandoli orgogliosamente * ED.

Come anticipato, nel Luglio 1975 arrivarono quindi le versioni ED delle lunghe focali 600mm f/5,6, 800mm f/8 e 1.200mm f/11 per tubo di messa a fuoco, mentre in contemporanea la preesistenti versioni non ED rimasero comunque in commercio per qualche tempo come alternativa economica; peraltro tutto questo sistema con teste ottiche ED e non ED servite da tubo di messa a fuoco primo tipo oppure AU-1 rimasero sul mercato per poco, dato che già nel 1976 iniziarono ad arrivare i modelli ridisegnati IF-ED, con messa a fuoco interna e non più asserviti al tubo di fuoco comune.

 

 

Questa brochure d’epoca descrive le caratteristiche del primo Nikkor * ED 600mm f/5,6; leggendo il testo traspare l’entusiasmo per la grande innovazione costituita dal vetro ED, al punto che la descrizione delle caratteristiche positive appare addirittura esagerata, vantando una riduzione dello spettro secondario pari al 90%, con una eccellente correzione cromatica dall’ultravioletto a 400nm fino all’infarosso a 1.000nm di lunghezza d’onda, e rincarando la dose definendo eliminato lo spostamento di fuoco in infrarosso e quindi la necessità della relativa correzione prima dello scatto.

In realtà queste prime versioni utilizzavano solo una lente in vetro ED, quella anteriore, e come l’esperienza ha poi insegnato con simili focali non era sufficiente per la correzione sopra vantata.

 

 

Un’altra brochure del periodo descrive lo stesso 600mm f/5,6 in versione ED e non ED, indicando come venissero commercializzate entrambe: a prima vista sembra un inutile spreco di risorse, considerando che un professionista che accede ad un simile cannone sicuramente vuole il massimo delle prestazioni e non si accontenta della versione “povera” non ED, tuttavia immagino che tale offerta fosse anche legata a scorte di magazzino ancora da esaurire; in ogni caso si tratta di  numeri modesti; ad esempio, questa tipologia di 600mm f/5,6 ED per unità di messa a fuoco separata fu prodotta in appena 200 esemplari.

 

 

Il relativo brevetto prioritario nipponico per il 600mm f/5,6 ED venne firmato da Yoshiyuki Shimizu e depositato il 14 Ottobre 1974, ad indicare come in quell’anno i progettisti avessero iniziato ad utilizzare per i loro schemi ottici le specifiche dell’ineundo vetro Nikon ED e non più quelle dello Schott FK-50.

Infatti, come si evince dai dati grezzi di progetto, lil vetro ED utilizzato nella lente frontale prevede un indice di rifrazione vD= 1,50032 e un numero di Abbe per la dispersione vD= 81,9, caratteristici del vetro Nikon ED che sarebbe stato disponibile l’anno successivo.

Fin da questo primo brevetto notiamo un particolare: l’angolo di campo dichiarato per questo 600mm è pari ad 8°, tuttavia sul formato 24x36mm un 600mm copre solamente 4°; la stessa situazione si verificherà anche per i brevetti dei modelli da 800mm e 1.200mm che vedremo a seguire; pertanto questi obiettivi sono stati concepiti per illuminare anche il medio formato, tuttavia nessuna applicazione specifica in tal senso ebbe seguito.

 

 

La scheda dalla brochure d’epoca relativa al Nikkor * ED 800mm f/8 ribadisce le prerogative viste col 600mm, rimarcando nuovamente l’utilizzo di vetro Extra-low Dispersion che garantirebbe un’elevata correzione cromatica nell’intervallo fra 400nm e 1.000nm di lunghezza d’onda; in questo caso viene omessa l’affermazione sull’assenza di spostamento di fuoco nell’infrarosso, forse eccessiva in un 800mm con singola lente ED, ma si ribadisce l’ottimo contrasto garantito dall’antiriflesso multistrato NIC, in effetti un netto passo avanti rispetto alle versioni precedenti varate nell’estate 1964.

Come si osserva lo schema rimane molto semplice, con un tripletto anteriore detto “a configurazione apocromatica” (lenti convergente – divergente – convergente spaziate) e un piccolo modulo posteriore di correzione.

 

 

Anche la seconda brochure cita contemporaneamente le versioni ED e non ED; questa testa ottica può usare il diaframma automatico incluso nell’unità di messa a fuoco e con chiusura fino ad f/22 oppure la seconda ghiera manuale presente sulla testa ottica e con chiusura fino ad f/64.

Anche questa versione ED dell’800mm f/8 per unità di messa a fuoco separata fu prodotta in quantità modeste, appena 88 esemplari.

 

 

Il brevetto del Nikkor * ED 800mm f/8 è parimenti firmato da Yoshiyuki Shimizu e questa versione originale nipponica venne depositata di nuovo il 14 Ottobre 1974; anche in questo caso abbiamo uno schema simile a quello visto col Nikkor * ED 600mm f/5,6 e nuovamente il vetro speciale, con specifiche Nikon ED, è utilizzato nella lente anteriore; all’epoca Nikon vantava le superiori caratteristiche di resistenza meccanica e stabilità rispetto alla fluorite cristallina utilizzata dal rivale Canon, e infatti molti Nikkor ED della prima ora utilizzano tale materiale nell’elemento frontale e senza alcun filtro piano-parallelo di protezione in posizione fissa, una prassi eventualmente subentrata con modelli successivi, forse rendendosi conto che un vetro formulato con fluoruri e metafosfati non è comunque idoneo ad un trattamento rude quando viene impiegato nella lente anteriore.

Inoltre, nuovamente in questo 800mm viene dichiarato un angolo di campo diagonale da 6°, quando tale focale sul 24x36mm coprirebbe circa 3°, quindi siamo ancora in presenza di una copertura da medio formato 6x7cm.

 

 

Passando alla scheda d’epoca del Nikkor * ED 1.200mm f/11 per unità di messa a fuoco, nuovamente troviamo le scontate dichiarazioni circa la superiore correzione cromatica e qualità offerte dalla presenza di vetro ED, e curiosamente ricompare la citazione della fotografia ad infrarosso senza alcuna correzione di fuoco, prestazione sulla quale personalmente sono dubbioso, considerando la focale da 1,2 metri e la presenza anche in questo caso di una singola lente ED.

Lo schema rimane lo stesso già visto con i modelli da 600mm e 800mm, tuttavia in questo caso la focale si fa sentire e infatti il solo gruppo ottico misura 70,9cm di lunghezza, mentre l’obiettivo completo con l’unità ausiliaria di messa a fuoco arriva a sfiorare gli 89cm e con un peso, impiegando la più moderna unità di messa a fuoco AU-1, che si attesta sui 6,1kg, tutte misure che impongono il ricorso ad un robustissimo treppiedi, o meglio due.

La messa a fuoco minima a 50m evidenzia tutti i limiti del tubo di messa a fuoco comune, mentre in questo caso il suo relativo diaframma automatico non è impiegabile e bisogna operare manualmente con la ghiera presente nella testa ottica, elemento che opera fra f/11 ed f/64.

 

 

Una seconda brochure d’epoca ripropone simultaneamente il 1.200mm f/11 in versione ED e non ED, situazione che poi diventerà ancora più complessa nel Gennaio 1979 quando apparirà anche il nuovo Nikkor 1.200mm f/11 IF-ED con elicoide incorporato e messa a fuoco interna; relativamente al Nikkor * ED 1.200mm f/11 del Luglio 1975 per unità di messa a fuoco ausiliaria, la produzione è nuovamente circoscritta e si attesta su 92 unità.

 

 

Anche il brevetto prioritario nipponico per il Nikkor 1.200mm f/11 con vetro ED venne consegnato lo stesso giorno dei precedenti, 14 Ottobre 1974, e sempre a firma di Yoshiyuki Shimizu; il vetro ottico speciale è nuovamente utilizzato solo nella lente anteriore e le sue specifiche rifrattive e dispersive corrispondono naturalmente a quelle del vetro Nikon ED proprietario.

In questo caso l’angolo di campo dichiarato è di 5°, mentre un 1.200mm sul 24x36mm dovrebbe arrivare solo a circa 2°, quindi in questo caso l’esubero di copertura è ancora maggiore rispetto alle versioni da 600mm e 800mm e potrebbe teoricamente spingersi fino a negativi 6x8cm / 6x9cm.

Si conferma la progettazione modulare, con i tre obiettivi da 600, 800 e 1.200mm accomunati dall’analogo schema e tutti con singola lente ED anteriore.

 

 

Come riferimento inserisco anche una scheda del 1972 con la descrizione del Nikkor-P 1.200mm f/11 per unità di messa a fuoco separata antecedente alla versione ED; in questo caso non erano presenti vetri di tipo ED ma la struttura del grande tripletto anteriore, detta appunto “apocromatica”, contribuiva entro certi limiti a controllare l’aberrazione cromatica.

Anche quest’obiettivo era mastodontico, con una lunghezza complessiva con unità di fuoco pari a circa 92cm, mentre il peso con il meno complesso tubo ausiliario di vecchia generazione si fermava a 4,3kg.

 

 

Come informazione marginale, ecco i 2 modelli di unità di messa a fuoco messi a disposizione da Nippon Kogaku, a destra la versione originale del 1964 e a sinistra la più moderna AU-1 dotata di slot per filtri posteriori da 52mm.

 

 

Questa tabella riassuntiva del Giugno 1978 elenca i modelli di Nikkor 600mm, 800mm e 1.200mm appena descritti, confermando la compresenza sul mercato delle versioni ED e non ED, notate come in questo caso l’angolo di campo dichiarato sia corretto, tuttavia nei brevetti originali dei gruppi ottici risulta invece molto più ampio.

 

 

Dettaglio interessante, nella serie di brevetti depositati contemporaneamente in Giappone il 14 Ottobre 1974 era presente un quarto documento con la rivisitazione del 300mm f/4,5 ED del quale abbiamo già discusso il brevetto originale del 1970 con vetro Schott FK-50.

Quest’obiettivo in realtà entrò in produzione solo nel Marzo 1977, quindi lo schema originale del 1970 rimase in stand-by per circa 6 anni e mezzo prima di vedere gli scaffali dei negozi; le motivazioni ufficiali del grande ritardo non sono note, tuttavia questo schema adotta il vetro a bassissima dispersione in 2 delle 4 grandi lenti anteriori, quindi presumibilmente produrlo in anteprima utilizzando il vetro Schott FK-50 acquistato in Germania avrebbe comportato un costo industriale troppo elevato per un “semplice” 300mm f/4,5, al punto che il progetto fu congelato e questa rivisitazione presente nel secondo brevetto del 14 Ottobre 1974 prevede infatti la sostituzione del vetro FK-50 col Nikon ED di produzione domestica, come confermato dai valori rifrattivi e dispersivi nD= 1,50032 e vD= 81,9.

Un’altra variazione prevede la rinuncia al vetro Lanthanum Flint tipo LAF2 della seconda lente,  sostituito da uno Special Short Flint KZFS1 di origine sconosciuta e che offre una dispersione parziale anomala che può aiutare nella correzione cromatica, sebbene rinunci all’elevato indice di rifrazione dell’LAF2 previsto in origine nel brevetto del 1970

Questi brevetti del 14 Ottobre 1974 relativi ai Nikkor * ED 300mm f/4,5, 600mm f/5,6, 800mm f/8 e 1.200mm f/11 sono tutti registrati nell’anno Showa 51 (quindi 1974) e con numeri di brevetto riferiti a tale anno esattamente sequenziali (43917, 43918, 43919 e 43920), confermando come tali obiettivi siano frutto di una progettazione comune e i relativi documenti siano stati consegnati nello stesso istante presso l’ufficio brevetti giapponese.

 

 

Peraltro, osservando le aberrazioni previste nei brevetti del 1970 e 1974 relativi al Nikkor * ED 300mm f/4,5 con vetro Schott FK-50 o vetro ED, e vetro LAF2 oppure KZFS1, si nota come la correzione delle 2 versioni non sia sovrapponibile: il fondo scala dei diagrammi è lo stesso, anche se indicato con unità diverse riferite a misure convenzionali delle focale differenti, e si nota nel secondo tipo un differente andamento dell’aberrazione sferica e anche un superiore astigmatismo nella calotta tangenziale.

Ho mostrato i dati grezzi di entrambe le versioni ad un esperto progettista ottico, sottolineando nella seconda lente la transizione dal vetro LAF2 al tipo KZFS1, per sapere dal suo punto di vista quale potrebbe essere superiore, e la sua risposta è il secondo tipo, quello tecnicamente utilizzato nella produzione di serie, perché il vetro KZFS1 prevede una dispersione parziale anomala molto marcata che risulta estremamente utile per la correzione cromatica complessiva; questo vetro è stato successivamente avvicendato dal tipo KZFSN4 ma le sue caratteristiche dispersive non riescono nemmeno ad avvicinare quelle dell’originale KZFS1 usato nei Nikkor e che ha sostituito; il KZFS1 sfruttato nella seconda lente del progetto datato 1974 è stato quindi un aggiornamento notevole rispetto al disegno originale del 1970; peraltro questo materiale era notoriamente anche molto difficile da lavorare / gestire, e per i particolari componenti della sua mescola la superficie finale lucidata tendeva ad alterarsi molto facilmente, imponendo di provvedere al rivestimento antiriflesso subito dopo le lavorazioni meccaniche, senza frapporre indugi.

 

 

Come curiosità, nel Marzo 1976 (quindi quando il Nikkor * ED 300mm f/4,5 non era ancora in produzione) l’azienda depositò un terzo brevetto, firmato da Soichi Nakamura e relativo ad alcuni moltiplicatori di focale, per uno dei quali lo schema del 300mm f/4,5 ED veniva utilizzato come ottica principale, ripubblicandone i dati grezzi; in questo caso, curiosamente, i parametri geometrici e i vetri utilizzati ritornano identici a quelli del primo brevetto, depositato il 25 Dicembre 1970 (c’è un refuso nella dispersione del materiale a bassissima dispersione), ma naturalmente in quell’epoca era già disponibile il vetro ED e quindi l’indicazione del vecchio materiale Schott risulta anacronistica, così come la riproposizione della configurazione geometrica originale e antecedente alla revisione dell’Ottobre 1974.

 

 

Infine, per chiudere il cerchio sul passaggio al vetro Nikon ED proprietario, occorre anche aggiungere che Nippon Kogaku riesumò il progetto del Nikkor-H 300mm f/2,8 “Sapporo” del 1972, sostituì il vetro Schott FK-50 con quello ED proprietario, applicò il nuovo rivestimento multistrato NIC e nell’Ottobre 1975 introdusse questa nuova riedizione, denominata Nikkor * ED 300mm 1:2,8; siccome la presentazione avvenne poco prima delle Olimpiadi di Montréal 1976, questa più recente interpretazione venne appunto ribattezzata “Montréal” per distinguerla dalla “Sapporo” precedente.

Pur con queste migliorie, all’epoca l’obiettivo risultava comunque obsoleto per il diaframma manuale a preselezione, l’esposizione TTL con metodo stop down all’apertura effettiva di lavoro, la messa a fuoco convenzionale che movimentava una grande massa e la messa a fuoco minima limitata a 4 metri; venne infatti sostituito già nel Novembre 1977 dal modello IF-ED con schema ricalcolato e messa a fuoco interna decisamente più pratica e veloce.

 

 

Il Nikkor 300mm f/2,8 a preselezione fu quindi prodotto da Nippon Kogaku in configurazione praticamente identica adottando inizialmente il vetro tedesco Schott FK-50 e quindi, nelle stesse lenti, quello domestico Nikon ED, con le relative leggere modifiche rese necessarie dalle piccole differenze nei valori rifrattivi e dispersivi dei 2 materiali indicati in grafica, e incarna idealmente questa importante transizione nella quale l’azienda potè affrancarsi dalla fornitura esterna ed utilizzare il proprio materiale, più economico e prodotto nelle quantità desiderate; le stesse considerazioni valgono anche per il Nikkor-P.C Auto 400mm f/5,6, a sua volta nato con vetro Schott FK-50 e poi rieditato col vetro Nikon ED utilizzando schema e barilotto praticamente identici, pertanto il 300mm f/2,8 a preselezione e il primo 400mm f/5,6 cono gli unici Nikkor dalla doppia vita, nati con lo Schott FK-50 e quindi riproposti con il vetro Nikon ED in sostituzione.

Tornando un attimo alla sistematica, incidentalmente anche la versione “Montréal” non fu certo un modello di grande diffusione, visto che ne furono prodotti solamente 78 esemplari, e quindi 150 pezzi in tutto considerando entrambe le tipologie.

 

 

Questa e quindi la storia correlata alle origini e all’introduzione del vetro a bassissima dispersione cromatica Nikon ED, grazie al quale molti famosi obiettivi ad alte prestazioni della casa sono stati creati consentendo al brand di confrontarsi con l’intraprendente rivale Canon che tanti sforzi aveva a sua volta dedicato ai materiali con tali caratteristiche, specializzandosi soprattutto sulla fluorite ricristallizzata artificialmente.

Negli ultimi lustri, dopo l’acquisizione del controllo sulla vetreria Hikari da parte di Nikon Corporation, gli obiettivi Nikkor ED sono stati realizzati con vetro Hikari E-FK01 (nD= 1,497 vD= 81,6), E-FKH1 (nD= 1,498 vD= 82,5) e E-FKH2 (nD= 1,456 vD= 91,3, quest’ultimo corrispondente al noto vetro Super-ED), tuttavia per decenni tali obiettivi hanno invece utilizzato il vetro ED proprietario formulato e prodotto internamente, un conseguimento tecnico di cruciale importanza per l’azienda che le ha permesso di rimanere competitiva sul mercato e realizzare le lunghe focali ad alte prestazioni assolutamente necessarie ai suoi clienti professionisti dello sport.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 


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