Olympus OM Zuiko Zoom 35-80mm 1:2,8

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; ho già dedicato volentieri attenzioni alle ottiche Zuiko appartenenti al defunto sistema reflex 35mm Olympus OM lanciato nel 1972 perché tali obiettivi offrivano elevate prestazioni, montatura notevolmente compatta e leggera e un prezzo di acquisto sostenibile, una serie di caratteristiche ovviamente molto desiderabili che li rendono interessanti anche per il fotografo moderno, grazie anche alla facile adattabilità sui corpi attuali; l’obiettivo OM Zuiko del pezzo odierno è un modello realmente particolare perché risultava invece insolitamente ingombrante e anche costoso rispetto alla media del corredo, è sempre stato accompagnato da una fama lusinghiera per le prestazioni fornite ed essendo stato prodotto in quantità molto limitate da sempre incarna una sorta di unicorno, ancora molto ricercato e ambito; l’obiettivo che riassume queste prerogative è l’Olympus OM Zuiko Zoom 35-80mm 1:2,8.

La serie Olympus OM Zuiko, presente sul mercato per tre decadi dal 1972 al 2002, sia per le limitazioni tecniche del tempo che per scelte aziendali deliberate non ha mai previsto zoom con focali o caratteristiche estreme, come modelli supergrandangolari, supertele, superluminosi o con ampia escursione, tuttavia il settore degli zoom standard, con copertura da medio grandangolare a medio tele per uso generale, era notevolmente affollato, prevedendo un 28-48mm 1:4, un 35-105mm 1:3,5-4,5 (in 2 versioni) e addirittura 4 modelli da 35-70mm, con apertura 1:3,6, 1:4, 1:3,5-4,5 e 1:3,5-4,8 (quest’ultimo semplice rebranding di un’ottica fornita da Cosina), dimostrando la grande attenzione del management a questi modelli molto apprezzati nella fotografia generica.

Nel campo dei diffusi 35-70mm l’ottica di caratura professionale era il modello ad apertura costante 1:3,6, equipaggiato anche con una montatura più robusta e curata, tuttavia il suo calcolo ottico risaliva a metà anni ’70 e per quanto le sue prestazioni fossero in effetti ottime nelle ultime fasi del sistema OM iniziava fatalmente a risentire dell’età; in azienda si decise quindi di partire dal foglio bianco e progettare un nuovo zoom standard professionale, incrementando l’escursione focale a 35-80mm e portando l’apertura massima al valore di 1:2,8, costante su tutto il range, com’era ormai consuetudine per questi zoom di alta gamma; tale obiettivo venne quindi avviato alla produzione e divenne l’Olympus OM Zuiko Zoom 35-80mm 1:2,8.

 

 

Questa versione fu lanciata in coincidenza con la presentazione della prestigiosa Olympus OM-3Ti, nel 1995, e venne prodotta fino al 1999; all’epoca il sistema OM era ormai agli sgoccioli della sua parabola, in anni in cui l’autofocus la faceva da padrone e facevano addirittura capolino le prime fotocamere digitali, e il prezzo di vendita abbastanza elevato contribuì a limitare la produzione a circa 3.300 esemplari, valore che oggi giustifica un prezzo di usato non insostenibile ma superiore alla media degli altri OM Zuiko.

Le considerazioni su compattezza e leggerezza istituzionali vennero accantonate per non  porre vincoli allo schema ottico, pertanto l’obiettivo risulta insolitamente ingombrante e pesante rispetto agli Zuiko anni ’70, con un diametro di 75mm, una lunghezza di 99mm (misurata alla focale 35mm che garantisce la massima compattezza) e un peso di 650 grammi; la montatura anteriore prevede una baionetta esterna per il paraluce e un passo filtri da 62×0,75mm (una misura insolita nel corredo OM che normalmente passava da 55mm a 72mm), mentre il diametro della lente frontale ha imposto il trasferimento dei dati identificativi sull’esterno del cannotto anteriore, il quale avanza e arretra durante la variazione di focale modificando la lunghezza dell’obiettivo.

L’ampia ghiera di messa a fuoco occupa circa metà del barilotto ed è rifinita col classico rivestimento in gomma e rilievi a diamante utilizzato da sempre negli OM Zuiko; la scala di messa a fuoco in metri e piedi consente di mettere a fuoco fino a 0,6m, senza posizioni macro aggiuntive; si tratta comunque di un valore sufficiente per la maggioranza delle situazioni normali e consente anche ritratti a pieno viso; accanto alla linea di fede bianca sono presenti anche i riferimenti per la correzione di fuoco nell’infrarosso alle focali 35mm e 80mm, smaltati in rosso.

Nella parte inferiore del barilotto troviamo quindi la ghiera per la variazione di focale, di sezione molto più ridotta e rivestita con un pad gommato a rilievi rettangolari che caratterizza altri zoom OM Zuiko, una soluzione funzionale perché consente di riconoscere le ghiere al tatto, senza togliere l’occhio dal mirino; nella parte inferiore sono indicate le focali da 35mm, 50mm e 80mm col classico smalto verde fluorescente e vengono selezionate grazie ad una seconda linea di fede bianca che serve anche la successiva ghiera del diaframma, con valori scalati da 1:2,8 ad 1:22; prima della baionetta troviamo poi il pulsante di sblocco per l’ottica e (simmetrico, sull’altro lato) quello per chiudere manualmente il diaframma e controllare la profondità di campo, com’era in uso su tutti gli OM Zuiko; ovviamente l’attacco dell’obiettivo è la classica baionetta OM, fissata in posizione con 3 sole viti di fermo.

Prendendo atto che l’estetica originale OM Zuiko risulta ancora piacevole e attuale anche in un obiettivo lanciato quasi 25 anni dopo le prime versioni, voglio aggiungere che a mio parere questa configurazione con ghiere girevoli separate è quella più pratica, perché consente di impostare individualmente e serenamente i vari valori senza il rischio di interferenze reciproche e dannose come, ad esempio, avveniva talvolta negli zoom “one touch” con singola ghiera per messa a fuoco e variazione di focale.

 

 

Un obiettivo così tardo prevedeva naturalmente un trattamento antiriflesso multistrato tecnologicamente avanzato e la destinazione professionale si percepisce anche movimentando le ghiere di messa  fuoco e variazione di focale, la cui resistenza risulta leggermente superiore alla norma con totale assenza di giochi.

 

 

Una vista dall’altro mostra come le 3 ghiere funzionali accostate diano vita ad una sorta di “centrale di controllo” che permette di monitorare le impostazioni con un singolo colpo d’occhio.

 

 

L’estetica priva di fronzoli e perfettamente congruente al consueto standard OM rende l’obiettivo un po’ dimesso e a prima vista non si intuisce il sofisticato sistema ottico celato al suo interno; impostando l’obiettivo su 80mm e 0,6m, come in questo caso, il barilotto si allunga vistosamente.

Come anticipato, l’obiettivo venne introdotto nel 1995 assieme alla meccanica professionale OM-3Ti e idealmente avrebbe dovuto equipaggiarla a favore di fotografi esperti e raffinati in cerca di alte prestazioni; l’unica descrizione ufficiale dedicata a quest’ottica è presente proprio nella brochure destinata ai corpi OM professionali in titanio, e comprende l’immagine dell’obiettivo, il suo schema ottico con evidenziati i vetri particolari, 2 foto di esempio a focale minima e massima e uno stralcio di testo; quest’ultimo sottolinea le elevate prestazioni del modello e l’impiego di vetri particolari, aggiungendo anche un interessante dettaglio sulla progettazione volta a garantire un bo-keh gradevole nel fuori-fuoco, dettaglio molto apprezzato dai fotografi che lavorano a grandi aperture e spesso invece insoddisfacente negli zoom luminosi.

 

 

L’obiettivo arrivò nel 1995 e la sua progettazione è di poco anteriore, tuttavia questa particolare e sofisticata configurazione di schema ottico veniva già evoluta in azienda da vari anni, come conferma il seguente brevetto.

 

 

Questo documento statunitense venne depositato dai progettisti Toshihiro Imai e Yasuzi Ogata e riguarda lo schema ottico di uno zoom Olympus di alte prestazioni da 35-100mm 1:4, con richiesta prioritaria giapponese risalente addirittura al 10 Febbraio 1982.

 

 

Se accostiamo lo schema previsto in questo prototipo di 35-100mm 1:4 del 1982 con quello utilizzato nell’Olympus OM Zuiko 35-80mm 1:2,8 disegnato nel 1993 possiamo notare molte analogie concettuali, sebbene il gruppo posteriore del 35-100mm (IV) risulti monolitico mentre nel successivo 35-80mm venne sdoppiato (IV e V) con relativo flottaggio variabile fra i 2 sottogruppi risultanti; il brevetto di Imai e Ogata testimonia comunque che questa complessa configurazione di zoom era già allo studio da oltre 10 anni quando lo schema del 35-80mm 1:2,8 venne creato.

 

 

Il gruppo ottico del 35-80mm 1:2,8 fu invece disegnato da Takanori Yamanashi e questa immagine mostra la prima pagina del brevetto prioritario giapponese, richiesto in data 26 Marzo 1993; per facilità di comprensione noi utilizzeremo tuttavia la versione statunitense dello stesso, complesso documento, composto da ben 49 facciate.

 

 

Il brevetto statunitense riporta la data della richiesta prioritaria giapponese e mostra subito una ipotesi dello schema ottico visto a focale minima e massima; occorre anticipare che ho studiato a lungo l’intricato documento, e sebbene questo schema a prima vista corrisponda a quello del 35-80mm 1:2,8 di produzione e il brevetto contempli non meno di 9 differenti modelli, in realtà nessuno di essi è esattamente conforme all’obiettivo che conosciamo, quindi sarà necessario chiamare in causa vari “embodiments” per creare un ritratto il più possibile vicino alla realtà.

Passiamo quindi in rassegna i 9 prototipi descritti nel brevetto, visualizzando focale e apertura ed eventuali similitudini con l’ottica di produzione.

 

 

Il modello preferenziale del brevetto corrisponde agli esemplari 1 e 2 del medesimo, e di primo acchito appare congruente con l’OM Zuiko 35-80mm 1:2,8, tuttavia analizziamo in dettaglio.

 

 

Gli esemplari 1 e 2 (definiti dallo stesso disegno grafico, anche se nel documento prevedono parametri grezzi di progetto leggermente differenti) corrispondono ad un 36-76mm 1:2,8 la cui configurazione è in effetti corrispondente al modello di serie ma il raggio posteriore della sesta lente (evidenziata) è negativo, mentre nell’obiettivo di produzione è positivo ed incurvato in direzione opposta (questa naturalmente è una differenza macroscopica ben visibile ad occhio nudo, altre sono sicuramente presenti e meno evidenti).

 

 

Il terzo esemplare definisce un 35-79mm 1:2,8 a sua volta molto simile al definitivo, tuttavia l’undicesima lente dello schema è cementata in doppietto con un altro elemento (evidenziato in arancio) che invece nello Zuiko che conosciamo non è presente (infatti nel terzo “embodiment” sono previste 17 lenti contro le 16 del nostro 35-80mm 1:2,8).

 

 

Il quarto esemplare corrisponde ad un 35-80mm 1:2,8 a sua volta analogo alla serie, tuttavia dietro la quattordicesima lente è presente un elemento supplementare che porta i componenti a 17 e non è presente nello schema finale.

 

 

Il quinto esemplare inizia ad allontanarsi dai parametri del modello di produzione perché descrive in realtà un ancora più luminoso 35-68mm 1:2 con elementi asferici, sebbene la concezione basilare dello schema resti la stessa.

 

 

Il sesto esemplare torna invece all’apertura 1:2,8 ma l’escursione focale risulta estesa da 36 a 102mm; anch’esso prevede la tecnologia asferica e sarebbe stato un interessante 35-105mm 1:2,8.

 

 

Il settimo esemplare ammette l’apertura massima variabile (1:2,8-3,5) ma l’escursione risulta ancora più ampia (35-132mm), utilizzando sempre elementi asferici.

 

 

L’ottavo esemplare va alla ricerca di una maggiore compattezza e descrive un 36-84mm asferico con apertura ridotta ad 1:3,6, forse pensato per sostituire lo storico modello 35-70mm 1:3,6.

 

 

Infine, il nono ed ultimo esemplare previsto dal brevetto descrive sempre uno zoom asferico con apertura limitata ad 1:3,6 ma escursione focale portata a 36-102mm.

Come possiamo inferire da questi documenti, gli schemi che hanno attinenza diretta con l’OM Zuiko 35-80mm 1:2,8 di produzione sono solamente i primi 4.

 

 

Questo è lo schema dell’obiettivo di serie ufficialmente diffuso dal fabbricante, utile come riferimento da confrontare con i prototipi; naturalmente si tratta di un divertissement con poco fondamento scientifico, dal momento che i parametri matematici e dei relativi vetri correlati a questa architettura non sono mai stati resi noti.

 

 

Considerando l’anomalia sul raggio di curvatura presente negli “embodiments” 1 e 2 descritta in precedenza, in pratica l’OM Zuiko 35-80mm 1:2,8 prevede una configurazione di schema coerente alla terza versione del brevetto nei primi 3 gruppi di lenti e conforme alla quarta versione nel quarto e quinto gruppo; ho accostato graficamente la porzione anteriore del terzo prototipo (azzurro) a quella posteriore del quarto (giallo), abbinando lo schema ottenuto a quello dell’obiettivo di serie e il risultato quantomeno fa comprendere come l’architettura definitiva sia debitrice a questi prototipi preliminari.

 

 

Per quanto riguarda i movimenti necessari alla variazione di focale, in questo schema per la prima volta possiamo osservare i complessi cinematismi che consentono all’obiettivo di passare da 35mm a 80mm; lo schema è articolato in 5 gruppi secondari di lenti e la configurazione grandangolare su 35mm è quella visibile in alto; aumentando la focale e passando a 80mm, i primi 4 gruppi sono caratterizzati da un avanzamento asolidale, assecondando il quale ciascuno compie una corsa differente rispetto agli altri modificando i relativi spazi interposti, mentre il quinto gruppo posteriore è l’unico a rimanere stazionario; arrivati a 80mm il gruppo anteriore risulterà avanzato, incrementando la lunghezza dell’obiettivo, mentre i 3 gruppi centrali sono ora molto accostati fra loro ed abbondantemente separati da quelli esterni.

Notate come il complesso schema preveda anche il diaframma flottante che si sposta  sua volta, avanzando assieme al gruppo G3, una soluzione che complica ulteriormente la meccanica rendendo l’obiettivo ancora più sofisticato.

A titolo di curiosità, per raggruppare in un singolo articolo la maggior quantità di dati possibile su quest’obiettivo e il relativo progetto, aggiungo anche vari schemi che mostrano la correzione prevista per aberrazione sferica, astigmatismo/curvatura di campo, aberrazione cromatica laterale e distorsione riferita agli “embodiments” 1, 3 e 4 del brevetto di Yamanashi-San, quelli più simili al modello di produzione, con misurazioni effettuate sia ad infinito che a distanze ravvicinate (1,2m nel primo esemplare e 0,7m negli altri) alla focale minima, all’intermedia da 55m e alla massima.

 

 

Il primo prototipo 36-76mm 1:2,8 prevede a focale minima una distorsione a barilotto abbastanza visibile (superiore al 3%), un certo residuo di aberrazione cromatica laterale (nonostante la lente ED) e astigmatismo ben controllato fin quasi ai bordi, dove il piano di fuoco con orientamento sagittale e tangenziale si differenzia bruscamente, introducendo tale aberrazione; passando a 55mm e alla focale massima quelle aberrazioni si riducono decisamente, con un comportamento complessivo molto buono e anche a 1,2m di distanza i flottaggi dello schema mantengono un rendimento molto simile a quello di infinito.

 

 

Il terzo “embodiment” da 35-79mm 1:2,8 prevede a focale minima una distorsione a barilotto ancora più accentuata, nell’ordine del 4% e quindi ben visibile, mentre l’astigmatismo risulta controllato fino ai bordi e gli altri parametri su valori analoghi rispetto al primo prototipo; in questo caso la fluttuazione delle aberrazioni è un po’ più vistosa a distanze brevi perché la misura di riferimento passa da 1,2m a 0,7m, e occorre annotare la distorsione che arriva addirittura al 5%; passando invece a 55m e alla focale massima la correzione complessiva migliora nuovamente in modo palese, con distorsione trascurabile e aberrazione cromatica più ridotta mentre subentra solo una leggera curvatura di campo.

 

 

Nel quarto “embodiment” da 35-80mm 1:2,8 il comportamento alle 3 focali di riferimento è simile a quello del primo prototipo, ammettendo eventualmente una curvatura di campo leggermente superiore.

Non è quindi possibile definire precisamente i parametri geometrici e ottici relativi allo zoom di serie, tuttavia come riferimento indicativo analizzeremo i dati grezzi di progetto della prima versione, il cui schema è comunque molto simile al modello definitivo, escludendo il raggio di curvatura posteriore della sesta lente; ecco quindi la relativa tabella, alla quale ho aggiunto le specifiche dei relativi vetri ottici prodotti da Sumita, la vetreria nipponica dal cui catalogo solitamente erano attinti i vetri per produrre gli obiettivi OM Zuiko dell’epoca.

 

 

Il documento conferma come gli spazi fra i 5 moduli che costituiscono il complesso schema a 16 lenti in 14 gruppi siano tutti variabili e le caratteristiche rifrattive/dispersive dei vetri ottici utilizzati permettono di apprezzare una vera profusione di materiali particolari: infatti, oltre alla lente in vetro Phophate Crowk di tipo ED a bassissima dispersione prevista in posizione L3, sono presenti altri 9 elementi (L2, L4, L5, L7, L9, L10, L12, L14, L15) realizzati in vetri agli ossidi delle Terre Rare ad alta rifrazione/bassa dispersione dei tipi Lanthanum Crown (LAK) e Lanthanum Dense Flint (LASF), mentre le 6 lenti residue (L1, L6, L8, L11, L13, L16) sono tutte in vetro Dense Flint (SF) con alta dispersione ma anche alta o altissima rifrazione.

Pertanto, se consideriamo solamente l’indice di rifrazione del vetro senza considerare la dispersione cromatica, 15 lenti su 16 sono realizzate con vetri ad alta o altissima rifrazione e a tale proposito possiamo ricordare come nello schema ufficiale condiviso in precedenza l’azienda avesse evidenziato in rosa alcune lenti che, nella didascalia, erano indicate come realizzate con vetri a rifrazione molto elevata; tali elementi sono L4, L6, L9, L10 e L12 e nei dati del primo “embodiment” riportati qui sopra a tali lenti corrispondono vetri con indice di rifrazione pari rispettivamente a 1.83841, 1,84666, 1,83481, 1,69680 e 1,83400; considerando che la quasi totalità degli elementi presenti nel prototipo sono ad alta o altissima rifrazione, è curioso che venga citata proprio la L10 che invece adotta un Lanthanum Crown LAK14 la cui rifrazione è “appena” 1,69680, pertanto è sicuramente possibile che nell’esemplare di serie la corrispondenza dei vetri col prototipo non sia assoluta.

Questo modello costituisce comunque uno degli esempi di utilizzo del vetro ED a bassissima dispersione in ottiche Olympus OM con focali differenti dai classici superteleobiettivi; altri casi sono l’OM Zuiko Shift 24mm 1:3,5 e l’OM Zuiko 100mm 1:2; l’azienda non ha invece previsto l’impiego di superfici asferiche, seppure contemplato da altri “embodiments” dello stesso brevetto, probabilmente perché la diffusione di tecnologie atte ad una loro produzione a costi contenuti si concretizzò proprio nel periodo in cui il disegno dell’obiettivo definitivo era già praticamente pronto.

 

 

Prodotto per soli 4 anni in appena 3.300 esemplari e alla fine della parabola OM, lo zoom 35-80mm 1:2,8 passò quasi in sordina dai banchi di vendita alla storia e questa è l’unica tabella con l’elenco delle ottiche OM Zuiko a contemplarlo fra quelle che ho potuto osservare, peraltro un elenco molto tardo in cui molti modelli preesistenti sono usciti di scena, compresi tutti gli zoom!

L’OM Zuiko Zoom 35-80mm 1:2,8 si caratterizza quindi come un prodotto realmente a se stante che non ha mai condiviso il mercato con altri modelli OM a focale variabile.

 

 

Per quanto concerne il reale momento di lancio, alcuni hanno sostenuto che fosse già disponibile nel 1994, tuttavia come riferimento possiamo usare che schede tecniche ufficiali con gli esplosi che descrivono i vari componenti.

 

 

Infatti, in calce a questi preziosi documenti, la sigla “1294” ci informa che tali schede vennero elaborate e rubricate solo nel Dicembre 1994, confermando il dato normalmente accettato di una disponibilità effettiva a partire dal 1995; questi schemi consentono anche di apprezzare la complessa fattura dello zoom, nella quale spicca la nutrita serie di componenti dedicati al sofisticato diaframma mobile che segue il gruppo ottico durante la variazione di focale.

 

 

Un dettaglio interessante che conferma l’immediato apprezzamento per le qualità di questo figlio tardivo riguarda la scelta del 35-80mm 1:2,8 da parte di Sinar per la serie di obiettivi destinati alla sua fotocamera digitale Sinarcam 1 di fine anni ’90 con sensore 24x36mm; la famosa azienda adottò infatti alcuni obiettivi derivati da corredi 24x36mm di terze parti, rinominando tali modelli Sinaron Digital; fra questi eletti troviamo vari modelli decentrabili o decentrabili e basculabili (per replicare in digitale i movimenti tipici dei banchi di grande formato), come i Canon EF TS-E 24mm 1:3,5, 45mm 1:2,8 e 90mm 1:2,8 o l’Olympus OM Zuiko Shift 35mm 1:2,8, mentre l’unico zoom ammesso da Sinar è proprio l’OM Zuiko 35-80mm 1:2,8.

 

 

L’Olympus OM Zuiko 35-80mm 1:2,8 è stato quindi un obiettivo interessante e significativo sotto vari aspetti: documentò l’ultimo sforzo per mantenere vivo un corredo OM che ormai aveva perso il treno della competitività tecnologica con i principali rivali e introdusse dettagli di progettazione e vetri ottici molto moderni che garantivano ottime prestazioni; la produzione molto limitata e la nomea che lo accompagna ne hanno fatto quasi un feticcio e oggi, come anticipato, gli esemplari disponibili vengono disputati a cifre non proibitive ma certamente ben superiori per la media delle ottiche OM Zuiko.

Sicuramente un must have per gli appassionati del marchio ma anche un obiettivo perfettamente attuale quanto a prestazioni e ancora utilizzabile con soddisfazione.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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