Olympus OM Zuiko 28-48mm f/4

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il mio attaccamento affettivo agli obiettivi Olympus OM Zuiko, dovuto all’utilizzo adolescenziale di tali attrezzature, mi ha portato nel tempo ad acquistarne molti in modo sistematico fino a ricostruire buona parte del corredo originale commercializzato dal fabbricante; questo mi ha permesso di valutare con standard moderni non soltanto il rendimento dei modelli ben noti e diffusi ma anche di quelli più insoliti e quasi sconosciuti al grande pubblico, spesso restando piacevolmente sorpreso; un classico esempio di questi “sleepers” apparentemente dimessi e invece capaci di ottime prestazioni è il compatto OM S Zuiko Auto-Zoom 28-48mm f/4 del 1982, l’obiettivo protagonista di questo articolo.

 

 

L’Olympus OM Zuiko 28-48mm f/4 ha vissuto una parabola commerciale in sordina e la stessa azienda lo ha presentato nelle inserzioni pubblicitarie solo in rari casi, come in questa doppia pagina del 1984; quest’obiettivo è invece molto interessante per varie ragioni: innanzitutto, al netto di prototipi mai arrivati alla serie, è stato l’unico zoom con approccio grandangolare della gamma, dal momento che soltanto questo modello offriva la focale da 28mm e circa 75° di campo, e con la sua copertura da medio grandangolare a normale risulta estremamente utile ed efficace in molte situazioni; poi si tratta di un obiettivo decisamente compatto e facilmente trasportabile e, forse l’elemento più importante, nonostante non sia certo un modello professionale (la sigla “S” per “Standard” identificava le ottiche papabili per un primo equipaggiamento i bundle, solitamente economiche e semplici) garantisce nitidezza, contrasto e resa cromatica elevati ed uniformi sul campo e alle varie focali, un risultato davvero inaspettato.

 

 

Questo display del corredo OM pubblicato nel 1983 consente di apprezzare la buona compattezza di questo zoom confrontandolo – ad esempio – con l’OM Zuiko 35-70mm f/3,6 al suo fianco.

 

 

L’OM Zuiko 28-48mm f/4 prevede un sistema di regolazione a ghiere multiple rotanti, una configurazione che personalmente preferisco perché consente di regolare serenamente ed efficacemente messa a fuoco, focale ed apertura del diaframma in modo indipendente e senza il rischio di interferire accidentalmente con un settaggio pregresso come nel caso del sistema “one touch” con zoom a pompa gestito dalla stessa ghiera di fuoco.

L’obiettivo venne trattato multicoating fin dall’origine, sfrutta un attacco filtri da 49×0,75mm e prevede un paraluce in gomma flessibile dedicato; la ghiera di messa a fuoco con il classico rivestimento gommato con rilievi a diamante è in posizione anteriore, contempla una doppia scala in metri e piedi e consente di scendere fino a 0,65m senza il conforto di un’ulteriore posizione macro, un valore non eccezionale ma tuttavia sufficiente nella maggioranza dei casi; la ghiera centrale consente la regolazione delle focali, riporta i valori 28mm, 35mm e 48mm e prevede a sua volta un settore gommato con rilievi longitudinali che consente di distinguerla al tatto da quella di messa a fuoco; una linea di fede comune di colore bianco serve entrambi i comandi e riappare nella parte inferiore dove troviamo la ghiera che controlla il diaframma; quest’ultima, eccezionalmente accanto alla baionetta di innesto anziché nella parte anteriore, come di consueto, prevede aperture con arresti a scatto su valori interi comprese fra 1:4 ed 1:22 e sottili godronature sul metallo, nuovamente per riconoscerla prontamente al tatto.

Naturalmente l’obiettivo prevede la classica baionetta Olympus OM per le corrispondenti reflex introdotte dal 1972 e la struttura include un pulsante per svincolare l’obiettivo e un altro, diametralmente contrapposto, per chiudere manualmente il diaframma e controllare la profondità di campo; il primo pulsante consente di applicare gli OM Zuiko su corpi Canon EOS sfruttando il sottile anello adattatore e mantenendo la possibilità di sbloccare e smontare l’ottica lasciando il raccordo in posizione sulla fotocamera, una caratteristica molto pratica.

Va annotato che alla focale 28mm la montatura anteriore produce una vignettatura meccanica in un piccolissimo settore agli angoli estremi del fotogramma, probabilmente accettata in fase di progetto del barilotto perché nell’originale utilizzo analogico i processi di stampa e i telaietti delle diapositive tagliavano una piccola porzione perimetrale dell’immagine rendendo inavvertibile il problema; viceversa, operando in digitale su un sensore 24x36mm, l’intera copertura di formato viene sfruttata e la leggera vignettatura meccanica alla focale grandangolare si può apprezzare.

 

 

L’obiettivo, qui montato su una Olympus OM2 Spot/Program con trascinatore Winder 2, risulta molto equilibrato e bilanciato e l’allineamento delle sue ghiere con quella dei tempi di posa del corpo macchina, coassiale alla baionetta di innesto, mette a disposizione in punta di dita tutti i principali controlli necessari a finalizzare la fotografia, uno accanto all’altro, una scelta molto funzionale che consente eventualmente di effettuare le regolazioni e scattare la fotografia senza togliere mai l’occhio dal mirino.

La finitura e le scelte cromatiche del 28-48mm 1:4 sono molto gradevoli e la notevole compattezza del sistema obiettivo/corpo macchina/trascinatore risulta evidente osservando la Nikon F2AS con motore MD-1 e obiettivo Zoom-Nikkor 28-45mm 1:4,5 del 1975 posti al suo fianco e decisamente più ingombranti e pesanti.

 

 

All’apparenza lo schema ottico dell’OM Zuiko 28-48mm 1:4 risulta piuttosto semplice e basato su appena 8 lenti, tutte spaziate; la struttura, che ad uno sguardo profano può sembrare quella di un 28mm a focale fissa con successive spaziature dei gruppi per finalizzare la variazione di focale, prevede un modulo di lenti principale anteriore ed uno posteriore.

A 28mm quello posteriore risulta arretrato verso il piano focale e quello anteriore prevede il massimo distanziamento dal precedente; poi, passando alle focali maggiori, il gruppo posteriore avanza mentre quello anteriore recede, in modo che entrambi si avvicinano reciprocamente, e intorno a 35mm l’arretramento del modulo anteriore si interrompe e provvede solo a piccole variazioni di assestamento, mentre quello posteriore continua nella sua corsa fin quasi ad incontrarlo; questo schema a 2 moduli mobili è stato molto sfruttato fin dai primi anni ’70 in zoom standard come i 35-70mm, tuttavia il ridotto numero di lenti e la semplice architettura di questo OM Zuiko non ha pregiudicato le sue valide prestazioni.

 

 

Quet’obiettivo venne calcolato da Tadashi Kimura e la richiesta di brevetto prioritario giapponese fu consegnata in data 12 Luglio 1979; l’obiettivo è chiaramente riconoscibile dallo schema presente nell’intestazione del brevetto (in questo caso la versione statunitense) e il testo rivendica la presentazione di un obiettivo che modifica la focale spostando i 2 gruppi ottici principali, fornendo un’adeguata copertura grandangolare, una sufficiente escursione focale e garantendo una buona correzione delle aberrazioni.

 

 

Questi diagrammi mostrano lo stato di correzione di aberrazione sferica, astigmatismo e distorsione del modello preferenziale alle focali 28mm , 38mm e 48mm; notate come nella configurazione originale di progetto l’apertura massima sia variabile e risulti essere 1:3,2-4, mentre nell’obiettivo di produzione verrà normalizzata ad 1:4 a tutte le focali; la distorsione a 28mm è sufficientemente corretta per competere senza timori con le corrispondenti focali fisse del tempo, permettendo di sconfinare anche in riprese geometriche di dettagli architettonici.

 

 

Le specifiche di progetto evidenziano l’attenzione a bilanciare aberrazione sferica e astigmatismo e a mantenere costante il piano di fuoco a diaframma aperto o all’apertura di lavoro; i dati specificano anche come il gruppo anteriore controlli le variazioni di distorsione, astigmatismo, aberrazione cromatica laterale e coma alle differenti focali, mentre quello posteriore gestisce i valori assoluti di aberrazione sferica e altri difetti ottici.

 

 

I dati grezzi di progetto riportano parametri come raggi di curvatura, spessore sull’asse delle lenti, spazi fra gli elementi e indice di rifrazione/dispersione dei vetri utilizzati; in quest’ultimo caso ho incontrato difficoltà a identificare alcune versioni perché probabilmente i valori sono stati definiti per una lunghezza d’onda dello spettro luminoso diversa dallo standard solito, portando quindi a indici di rifrazione e dispersione differenti dai valori consueti per lo stesso vetro.

I dati confermano anche il progetto di un obiettivo con variazione di focale teorica compresa fra 28,09 e 48,06mm.

 

 

L’intestazione del brevetto originale giapponese conferma la paternità del progetto e la data di richiesta, 12 Luglio del 54° anno dell’era Showa (1979).

 

 

Nello stesso documento troviamo anche l’inconfondibile schema ottico dell’OM Zuiko 28-48mm 1:4.

 

 

Nel progetto di questa struttura sono stati utilizzate 7 differenti tipologie di vetro ottico, con 2 elementi agli ossidi delle Terre Rare; troviamo quindi un Borosilicate Crown BK7 in L1, i Dense Crown SK18 ed SK14 in L2 ed L3, un lanthanum Dense Flint LaSF43 in L4, un lanthanum Crown LaK18 in L5, un Very Dense Crown SSK9 in L6, un Dense Flint SF6 in L7 e un barium Dense Flint BaSF6 in L8.

 

 

Questo schema illustra parte dei componenti meccanici che compongono l’obiettivo, con le 8 lenti che lo caratterizzano numerate ed evidenziate; potete notare nell’elemento CE181700 le varie asole che movimentano le camme dello zoom durante la rotazione della relativa ghiera.

 

 

Questo secondo schema descrive il resto dei componenti; la freccia identifica la data di creazione del documento, Febbraio 1982, congruente con l’inizio della produzione; osservate anche come la sigla “S” venga invariabilmente inserita anche in questo esploso, ad indicare appunto un modello idoneo ad essere utilizzato come primo obiettivo tuttofare in luogo del 50mm standard; la sigla interna del modello è MZ2848S, ovvero obiettivo del corredo M (la denominazione originale del sistema OM) appartenente alla linea Zuiko, con focale da 28 a 48mm e facente parte del gruppo di ottiche standard S Zuiko più semplici ed economiche.

L’aspetto dimesso e la classificazione “S” quasi infamante non deve trarre in inganno; infatti in Olympus avevano valutato sia le prestazioni imprevedibilmente buone che l’esclusiva della focale di esordio grandangolare a 28mm, ritenendo il pacchetto offerto da quest’obiettivo interessante al punto da meritare una riprogettazione verso l’alto, prevedendo questa volta un’apertura massima costante di 1:2,8.

 

 

Il padre di questa nuova versione 28-48mm 1:2,8 è Toshihiro Imai e la richiesta di registrazione del relativo brevetto prioritario giapponese qui illustrato fu depositata il 18 Gennaio 1983, solo 4 anni dopo la progettazione del 28-48mm 1:4 di serie e appena un anno dopo la sua commercializzazione.

 

 

Il brevetto prevede 2 differenti ipotesi di schema ottico, entrambe a 11 lenti contro le 8 utilizzate nel modello di produzione, a conferma di una struttura necessariamente più complessa per garantire il guadagno di 1 f/stop.

 

 

Gli schemi che definiscono le aberrazioni previste confermano la copertura angolare di un obiettivo da 28-48mm e l’apertura massima costante 1:2,8.

 

 

Osservando gli schemi del 28-48mm 1:4 del 1979 disegnato da Tadashi Kimura e del 28-48mm 1:2,8 calcolato nel 1983 da Toshihiro Imai si nota immediatamente l’hommage di quest’ultimo al predecessore: infatti non solo l’architettura di base è la stessa ma anche i 2 moduli anteriori presentano evidentissime analogie, mentre nella parte posteriore la struttura risulta ovviamente più complessa a causa della maggiore apertura massima in gioco.

Questa nuova versione luminosa non venne mai avviata alla produzione, probabilmente perché nel frattempo si stavano affermando obiettivi con escursione più ampia (come i praticissimi 28-85mm) oppure con superiore copertura grandangolare, come il Canon FD 20-35mm f/3,5 L che stava per arrivare sul mercato; non è quindi possibile sapere se e in che termini il nuovo progetto consentisse anche prestazioni di livello superiore rispetto alla versione a noi nota.

L’Olympus OM Zuiko 28-48mm rimase quindi in produzione nell’originale versione con apertura 1:4 commercializzata nel 1982, tuttavia l’obiettivo risulta molto più sfruttabile ed efficace di quanto i modesti dati di targa lascino supporre, specie passeggiando nei centri urbani o nelle campagne, e infatti la stessa Leica ha scelto la copertura 28-35-50mm per il suo primo Tri-Elmar a focale variabile destinato ai corpi M; personalmente sono stato subito sorpreso della sinergia di risoluzione, contrasto e vividezza cromatica di quest’obiettivo, e chiudendolo ad 1:8 oppure 1:11 le sue prestazioni non hanno nulla da invidiare alle corrispondenti focali fisse di alta qualità dell’epoca; per tale ragione utilizzo spesso questo modello, sia per disintossicarmi da troppi anni di grandangolari eccessivamente spinti che per contare su ottime prestazioni in un obiettivo compatto e dal costo francamente irrisorio che consente di portarlo senza timori anche in contesti rischiosi.

Le 6 immagini che seguono le ho realizzate in un pomeriggio invernale, passeggiando in campagna in un contesto sicuramente privo di appeal visivo, con l’OM Zuiko 28-48mm 1:4 chiuso ad 1:11, filtro polarizzatore per alcuni scatti e corpo macchina Sony A7II (alcune immagini nascono da scatti multipli montati assieme) e anche la semplice visione a monitor di queste anteprime a risoluzione ridotta lascia intuire il vero potenziale di questo piccolo, misconosciuto ma notevole zoom targato Olympus OM.

 

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2022 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: Alert: Contenuto protetto!