Obiettivi sovietici da 85mm per ritratto (storia e prototipi)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; l’obiettivo da 85mm sul formato 135 è considerato da molti come la focale ideale per il ritratto, specie se abbinato ad una grande apertura relativa: rispetto al classico teleobiettivo tuttofare da 135mm che faceva parte della storica tripletta caldamente suggerita per decenni ai neofiti (28, 50, 135), il corto tele da 85mm era forse meno versatile, tuttavia la focale più corta imponeva di lavorare a distanza più ravvicinata, dinamizzando maggiormente la resa prospettica del soggetto, e la ridotta profondità di campo garantita dalla grande apertura (solitamente 1:2 o anche maggiore) consentiva un vistoso stacco plastico rispetto allo sfondo, garantendo una tridimensionalità nei ritratti molto piacevole e difficilmente replicabile col 135mm; pertanto gli specialisti del ritratto hanno ben presto eletto le ottiche da 85-90mm come partner ideali per le loro creazioni.

In questo contesto si distinguono alcuni obiettivi creati nella ex-Unione Sovietica che sono piuttosto famosi e diffusi, pertanto ritengo utile ripercorrere la storia dei medio-tele da 85mm prodotti oltre Cortina, introducendo anche alcuni interessanti prototipi dei quali, considerando anche la scarsità di informazioni filtrate in Occidente, non si aveva alcuna notizia; in questa sede potrò avvalermi di immagini di rari prototipi grazie alla collaborazione col caro amico Dr. Milos Paul Mladek, celebre conoisseur e collezionista di fama mondiale, che ringrazio di cuore.

 

 

E sicuramente necessario premettere che in questa sede prenderemo in considerazione le ottiche da 80-85mm destinate al classico formato 24x36mm, dal momento che esisterebbero vari obiettivi che condividono queste lunghezze focali (come l’ERA-4T 85mm 1:1,5 il cui schema è qui illustrato), destinati però a formati inferiori o superiori, definendo quindi un corrispondente angolo di campo da tele più spinto o maggiormente grandangolare.

L’ottica sovietica nacque contestualmente alla creazione del GOI, l’Istituto Ottico Statale con sede a Leningrad, fondato nel 1927 per progettare tutti i sistemi ottici necessari al futuro di un grande paese con evidenti velleità di sviluppo tecnico e industriale, sottolineate dalla creazione dei grandi piani quinquennali voluti da Stalin per farlo uscire dall’arretratezza rurale; nell’ambito del GOI, per tutti gli anni ’30 e fino al termine della guerra, furono effettivamente progettati numerosi obiettivi destinati alle esigenze cinematografiche, tecniche e di documentazione cartografica, relegando invece i comuni obiettivi per la fotografia amatoriale ad un ambito subordinato, al punto che fino all’estate del 1944 non era stato ancora concepito un medio-tele per ritratti destinato agli apparecchi 24x36mm.

 

 

Nell’Agosto del 1944 si cercò di supplire alla lacuna, tuttavia in questo primo approccio non si sprecarono troppe risorse, evidentemente dirottate alle stringenti esigenze di un conflitto alle battute finali, e seguendo le orme di Leitz, che a sua volta aveva rimontato per Leica un Elmar 90mm 1:4 che in origine era un normale per lastre di medio formato, fu selezionato un nocciolo ottico Industar-33 da 80mm 1:2,8 progettato come normale per apparecchi di formato superiore e venne abbinato ad una montatura dotata di elicoide di fuoco che consentiva di applicarlo su apparecchi a telemetro 24x36mm, sui quali ovviamente incarnava il ruolo di corto teleobiettivo da ritratto; le analogie con il Leitz Elmar 90mm 1:4 si estendono anche allo schema ottico: entrambi infatti utilizzano l’architettura del ben collaudato Zeiss Tessar.

 

 

La svolta in questo settore arrivò nell’immediato dopoguerra: infatti al GOI di Leningrad, in rapida successione, vennero definiti due luminosi obiettivi da 85mm che sarebbero divenuti molto famosi anche in Occidente per le peculiari caratteristiche ottiche abbinate ad un prezzo abbordabile; specificamente, nell’Agosto 1948 fu approntato lo Jupiter-9 85mm 1:2 e nel Giugno 1950 il Gelios-40 85mm 1:1,5; entrambi i modelli sono particolarmente luminosi e perfettamente adatti per il ritratto a luce ambiente; nell’immagine allegata possiamo osservare le schede tecniche originali realizzate dal GOI per questi modelli.

 

 

Gli schemi ottici dei due obiettivi risultano immediatamente familiari agli appassionati: infatti lo Jupiter-9 85mm 1:2 utilizza l’inconfondibile disegno tipo Sonnar, un modello ideato da Ludwig Bertele e lanciato dalla Carl Zeiss Jena negli anni ’30, mentre il Gelios-40 si basa su un classico schema Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi, un’architettura derivata dal Planar di Rudolph e poi sviluppata a fine anni ’20 da Willi Mertè della Carl Zeiss Jena e ripetutamente sfruttata per la gamma di obiettivi Biotar.

 

 

Lo Jupiter-9 è un ricalcolo sovietico del classico Sonnar 85mm 1:2 sviluppato da Bertele per le fotocamere Zeiss Ikon Contax; il Sonnar 85mm originale fu introdotto nel 1936 con uno schema a 6 lenti e fu prodotto fino al 1949 dalla Carl Zeiss Jena DDR utilizzando quest’architettura, senza alcuna variazione; viceversa, nonostante i tecnici del GOI potessero disporre a piacimento dello schema originale Sonnar ottenuto come spoglia di guerra, decisero di svilupparlo ulteriormente, trasformando il doppietto posteriore in un tripletto e portando il numero di lenti da 6 a 7, con un’architettura di base analoga a quella del luminoso Sonnar 50mm 1:1,5.

Questo ricalcolo probabilmente si rese necessario per svincolarsi dalla pedissequa dipendenza dai vetri ottici tedeschi previsti nel modello a 6 lenti Zeiss, tuttavia il lavoro svolto dai tecnici del GOI è molto apprezzabile per i risultati prestazionali forniti dall’obiettivo e un riconoscimento indiretto a questo sviluppo arrivò anche dallo stesso Bertele che, dalla sua nuova sistemazione in Svizzera, a sua volta ricalcolò il Sonnar 85mm 1:2 per la Zeiss di Oberkochen utilizzando lo stesso schema a 7 lenti già previsto in precedenza per lo Jupiter-9.

 

 

Lo Jupiter-9 85mm 1:2 è stato commercializzato in numerose varianti di barilotto, satinato cromo o nero, disponibili in vari attacchi: a vite LTM 39×1 con tiraggio Leica (28,8mm), a vite LTM 39×1 con tiraggio reflex Zenit (45,2mm), a baionetta Contax (tiraggio 34,85mm) e a vite 42x1mm (tiraggio 45,5mm); queste varianti, prodotte da KMZ e LZOS, hanno visto una notevole evoluzione negli antiriflessi e anche il passaggio da una messa a fuoco minima di 1,15m ad un valore più favorevole pari a 0,9m.

Quest’obiettivo venne prodotto per decenni ed è stato un modello di successo che ha avuto molti estimatori anche fuori dal blocco sovietico, grazie alle sue caratteristiche geometriche unite al prezzo contenuto e ad una buona qualità ottica, sebbene i modelli più datati siano decisamente proni al flare a causa delle passivazioni interne del barilotto non eccezionali; la sua vita attiva sembra non avere fine, anche alla luce del recente tentativo by Lomography di riesumarlo in produzione e vendita a 70 anni dalla sua concezione; un dettaglio comune che ha attraversato le varie generazioni è il diaframma manuale con ghiera di preselezione, una soluzione oggi realmente obsoleta ma che, d’altro canto, semplifica molto le operazioni di adattamento ed interfaccia al corpo macchina.

 

 

Passando al Gelios-40 85mm 1:1,5, a prima vista il suo schema ottico appare molto simile a quello del Biotar 75mm 1:1,5 lanciato da Carl Zeiss Jena a fine anni ’30 e prodotto nella DDR per un lungo periodo anche dopo il conflitto, quindi si è portati a supporre che la struttura del medio-tele sovietico sia stato impostata da Volosov dopo un attento studio sul luminoso obiettivo Zeiss Jena; in realtà la questione non è così semplice; infatti nella seconda metà degli anni ’30 l’unione sovietica offriva stabilimenti e mano d’opera a basso costo per molte aziende tedesche come Carl Zeiss Jena, Siemens, Agfa, AEG, etc. ed otteneva la condivisione di tecnologia avanzata in vari settori; nel nostro caso, la Zeiss utilizzava lo stabilimento Progress di Leningrad per montare una linea di Tessar e sfruttava le strutture gestite dal GOI, poi divenute LOMO, per realizzare prodotti ottici che richiedessero una lavorazione manuale troppo complessa e dispendiosa per i costi di lavoro tedeschi; pertanto, da metà anni ’30, i tecnici ottici sovietici lavorarono a stretto contatto con omologhi Carl Zeiss Jena e fu in essere un mutuo scambio di tecnologie a beneficio di entrambe le parti, nel cui ambito merita una citazione la grande esperienza sui teleobiettivi apocromatici condivisa dai sovietici con Zeiss e il passaggio dei segreti progettuali di Tessar e Topogon ai tecnici GOI che li sfruttarono per realizzare i propri obiettivi Industar e Orion.

In questo fertile sostrato di fermento tecnologico, a partire dal 1937 l’Istituto Ottico Statale di Leningrad iniziò a sviluppare in modo indipendente una propria gamma di obiettivi luminosi basati sullo schema Doppio Gauss, inizialmente concepiti per esigenze di ripresa e proiezione cinematografica, denominati Gelios; nel Maggio 1937 videro quindi la luce i modelli Gelios-1 50mm 1:2 (la cui scheda GOI è illustrata qui sopra), Gelios-2 75mm 1:2 e Gelios-3 100mm 1:2 (destinati al formato cine 35mm), seguiti nell’Aprile 1938 dai Gelios 75mm 1:1,8 e 100mm 1:1,8 per formato cine 16x22mm e ancora, nel Maggio 1939, dagli ancor più luminosi Gelios 35mm 1:1,35 (per formato cine 16x22mm), Gelios 50mm 1:1,35, Gelios 75mm 1:1,35 e Gelios 100mm 1:1,35 (per formato cine 35mm); pertanto già negli anni ’30 il GOI aveva sviluppato in proprio obiettivi con schema Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi come il Biotar e con luminosità relativa spinta fino ad 1:1,35; è quindi possibile che il calcolo del Gelios-40 85mm 1:1,5 sia stato operato dai sovietici sfruttando il proprio know-how, nonostante l’architettura del Biotar 75mm 1:1,5 sia effettivamente molto simile; di recente in Russia è riaffiorato un Gelios 75mm 1:1,35 ed ho potuto osservare immagini realizzate a tutta apertura con tale obiettivo adattato su Canon EOS digitale, notando che la struttura fortemente “swirly” del suo bo-keh è molto simile a quella del successivo Gelios-40 di produzione.

 

 

Il Gelios-40 85mm 1:1,5, obiettivo di eccezionale apertura e con caratteristiche persino eccessive per il comune utilizzatore sovietico, allora avvezzo ad arrangiarsi con strumenti più spartani e obiettivi di luminosità decisamente più modesta, venne disegnato nel 1950 e i primi esemplari effettivamente assemblati furono realizzati dal GOI nel 1951 in attacco a baionetta Kiev-Contax, uno dei quali, di eccezionale rarità, è illustrato in queste immagini; l’obiettivo è ancora praticamente un prototipo, come si può notare dalla montatura piuttosto grezza e ricavata dal pieno da barra di alluminio, con finiture essenziali.

 

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Questo schema ci consente di riannodare le fila sulla produzione sovietica di medio-tele da ritratto destinati al formato 24x36mm; pur in presenza di progetti interessanti e coraggiosi, alcuni visti in questa sede per la prima volta, occorre onestamente puntualizzare che gli unici due modelli effettivamente prodotti in grandi numeri e per l’intero dopoguerra sono stati lo Jupiter-9 85mm 1:2 e il Gelios-40 (40-2) 85mm 1:1,5, due obiettivi che sono assurti quasi allo status di leggenda per la particolare personalità del loro rendimento e che tuttora sono ricercati e sfruttati con soddisfazione da una nuova generazione di fotografi e filmakers; tralasciando progetti troppo avveniristici come lo Jupiter con lente asferica, è un peccato che disegni concreti e realisticamente industrializzabili come l’ultimo 85mm 1:1,4 siano stati travolti dalle fasi corrispondenti ed immediatamente precedenti allo sfaldamento dell’URSS: sicuramente è stata una grande occasione mancata.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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