Obiettivi M-Rokkor per Leitz-Minolta CL e Minolta CLE

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questa occasione desidero sviluppare compiutamente l’argomento degli M-Rokkor, ovvero le ottiche che equipaggiarono le fotocamere 35mm compatte a telemetro Leitz Minolta CL e poi Minolta CLE e che costituivano inizialmente una sorta di alter ego dei corrispondenti Summicron ed Elmar forniti con la versione marcata Leitz, cioè la Leica CL; procediamo quindi con ordine.

E’ doveroso anticipare che la completezza e correttezza delle informazioni sono possibili grazie all’amichevole e fattiva collaborazione del caro amico Andrea Aprà, ben noto nell’ambiente per essere un famoso esperto e collezionista Minolta di caratura mondiale; ringrazio quindi Andrea per il suo supporto, sempre determinante, puntuale e disinteressato.

Negli anni ’60 il successo delle fotocamere Leica a telemetro era ancora indiscusso, nonostante i costi di produzione molto elevati non permettessero profitti consistenti, pertanto la Leitz Wetzlar, sebbene avesse raddoppiato i suoi sforzi lanciando il corredo reflex con la Leicaflex del 1964, continuava a spingere sulle classiche Leica senza specchio e a sviluppare il sistema; sul finire del decennio il management si indirizzò sulla concezione di una fotocamera 35mm a telemetro che fosse ancora più compatta e leggera della stessa Leica M4 (forse spinto dalla suggestione per la Rollei 35 da poco lanciata sul mercato), pur mantenendone i capisaldi: otturatore a tendina sul piano focale, messa a fuoco con telemetro accoppiato e obiettivo intercambiabile con attacco M; definiti questi parametri di base, i tecnici furono liberi di progettare la nuova macchina.

 

 

Il progetto per quella che sarebbe diventata la Leica CL e Leitz Minolta CL fu sviluppato dal responsabile del settore tecnico Wilhelm “Willi” Stein, un uomo esperto che in casa Leitz disegnò anche i gruppi telemetrici di Leica M3 ed M4, mirini esterni e il sistema di sincronizzazione flash per l’otturatore della Leica IIIF, oltre a varie ipotesi per telemetri avanzati rimaste solo sulla carta; il progetto finito venne consegnato in Germania per la richiesta di brevetto a nome di Leitz Wetzlar il 23 Ottobre 1970: questa data è significativa perché dimostra come la volontà di produrre la nuova Leica M compatta fosse antecedente alla join-venture Leitz-Minolta formalizzata nell’Aprile 1971.

Il progetto di Stein si concentra soprattutto sulla trasformazione del classico otturatore a tendina sul piano focale da orizzontale a verticale, scelta tecnica che permetteva effettivamente di ridurre in modo significativo l’ingombro trasversale dell’apparecchio; non era invece ancora presente il famoso esposimetro incorporato con braccetto fluttuante sul piano focale, introdotto in seguito sfruttando anche l’esperienza di sviluppo della coeva Leica M5.

L’intenzione di Leitz era quella di produrre un apparecchio che, pur posizionandosi un gradino a di sotto delle classiche Leica M4 ed M5 del tempo, ne mantenesse la fisionomia inconfondibile, la prassi di utilizzo e le elevate prestazioni fotografiche, il tutto offrendo non soltanto ingombri eccezionalmente compatti ma anche un prezzo di listino sensibilmente inferiore a quello, decisamente salato, delle fotocamere di prima fascia.

Purtroppo, con l’organizzazione interna Leitz di inizio anni ’70, non era assolutamente possibile rispettare quest’ultimo requisito (rimbalza da decenni la leggenda che apparecchi come la M5 e la SL2, sebbene costosissime, venissero in realtà commercializzate ad un prezzo inferiore a quello di produzione), pertanto il progetto di Stein venne inizialmente congelato; infatti, anche la testimonianza diretta del Dr. Knut Kühn-Leitz, all’epoca Direttore Esecutivo dell’azienda Leitz, ci conferma che a partire dal 1970 il costo del lavoro in Germania era divenuto molto gravoso per la società, mentre in Giappone le aziende avevano metodologie industriali più efficienti (ad esempio, producevano su vasta scala in grandi lotti) e ricevevano finanziamenti statali che permettevano di creare un prodotto a prezzi più accessibili rispetto al contesto tedesco.

Fortunatamente la situazione di stallo fu rapidamente sbloccata perché, durante una riunione del management Leitz nel Gennaio 1971, si decise di concretizzare rapidamente una collaborazione con un’azienda nipponica per delocalizzare la produzione e contenere i costi; il partner ideale fu individuato in Minolta e nell’Aprile 1971 venne formalizzato un accordo di reciproca collaborazione tecnica e commerciale: i grandi stabilimenti nipponici di Osaka erano in grado di produrre la nuova fotocamera a telemetro compatta nelle quantità necessarie e a costi ragionevoli, pertanto uno dei primi effetti della collaborazione fu un ambizioso piano industriale nel quale Minolta avrebbe prodotto la nuova CL (Compact Leica) in Giappone; l’apparecchio sarebbe poi stato commercializzato da Leitz con la denominazione Leica CL e da Minolta, sul mercato interno giapponese, chiamandola invece Leitz Minolta CL; un’elaborata pianificazione venne anche destinata ai due obiettivi previsti, un normale allargato e luminoso da 40mm 1:2 e un medio-tele 90mm 1:4: le ottiche destinate alla CL sarebbero state marcate Leitz Summicron-C ed Elmar-C e prodotte a Wetzlar, mentre le versioni equivalenti destinate alla Leitz-Minolta CL avrebbero avuto la denominazione M-Rokkor, col 40mm 1:2 prodotto in Giappone a cura di Minolta e il 90mm 1:4 realizzato invece da Leitz a Wetzlar e poi rimarcato.

 

 

Nel 1973 le nuova Leica CL e Leitz Minolta CL furono presentate ufficialmente, suscitando scalpore e immediato interesse fra i fotografi e gli operatori del settore; in tale contesto è giusto accennare al fatto che, inizialmente, inseguendo la massima economia produttiva il normale allargato della Leica CL avrebbe dovuto essere un più semplice Elmarit-C 40mm 1:2,8 con schema Tessar a 4 lenti in 3 gruppi, tuttavia fu giudicato inadatto e ne fu prodotto solamente un piccolo lotto prima di passare al più ambizioso e definitivo Summicron-C 40mm 1:2 a 6 lenti; trattandosi di una produzione preliminare, nessun esemplare di 40mm 1:2,8 a 4 lenti è mai stato realizzato col marchio M-Rokkor e fornito ai clienti con la Leitz Minolta CL.

 

 

La Leica CL fu un grande successo commerciale (si ipotizza che la sua produzione sia stata interrotta volontariamente quando le vendite erano ancora sostenute perché la sua presenza stava cannibalizzando il più costoso sistema M, pregiudicandone le vendite) e fu assemblata dal 1973 al 1976; nello stesso periodo la Minolta di Osaka, che effettivamente realizzava tutti gli esemplari nei suoi stabilimenti, commercializzò la sua versione brandizzata, con la denominazione Leitz Minolta CL e il logo Leitz Minolta in chiaro sulla confezione; in questa fase, sebbene il 40mm 1:2 M-Rokkor sia stato sempre prodotto in Giappone fin dall’origine, le sue specifiche ottiche e meccaniche corrispondevano a quelle del corrispondente Summicron-C 40mm 1:2 di Leitz Wetzlar, con minime eccezioni che vedremo.

 

 

Nel 1976 Leitz decise di interrompere la vendita di questi fortunati modelli, per le supposte ragioni di “cannibalismo interno” che abbiamo anticipato; Minolta, che si trovava già con la corrispondente linea produttiva in corsa, non abbandonò il progetto, introducendo varie migliorie funzionali e tecniche, e alla Photokina del 1980 presentò una versione profondamente aggiornata, denominata Minolta CLE ed equipaggiata con un nuovo grandangolare M-Rokkor da 28mm 1:2,8 che completava la gamma.

 

 

La Minolta CLE garantiva un netto implemento tecnologico sulla precedente CL, introducendo un nuovo otturatore che consentiva l’esposizione manuale e anche automatica a priorità di diaframma (una caratteristica per la quale Leitz fece aspettare i suoi fan fino alla M7 del 2002, ben 22 anni dopo); inoltre l’esposizione con fotodiodo puntato sul piano focale consentiva non soltanto l’esposizione TTL senza la necessità del braccetto mobile della CL ma permetteva anche l’esposizione TTL con il flash, sfruttando la riflessione su un pattern di elementi circolari bianchi depositati randomicamente sulla tendina dell’otturatore, seguendo la via tracciata da Olympus con la sua OM-2; infine, il mirino prevedeva le cornicette per tutti gli obiettivi disponibili (28mm, 40mm e 90mm) e una batteria di led luminosi per il controllo dell’esposizione in automatico e manuale; questa iniezione di elettronica e tecnologia moderna attualizzò la CLE e le garantì un buon successo di mercato, anche come alternativa economica alle stesse Leica, più prestigiose ma prive delle funzionalità avanzate del corpo Minolta.

 

 

Come curiosità, nelle fasi iniziali di sviluppo del sistema Leica CL venne addirittura ipotizzato una speciale scatola Reflex derivata dal Visoflex II e adattata alle specifiche quote ed esigenze del telemetro di questa macchina; in seguito venne deciso di non procedere alla produzione (probabilmente perché il sistema CL doveva essere “easy” e pratico da usare, condizione esclusa dalla macchinosità di un Visoflex) e l’esemplare illustrato è l’unico prototipo conosciuto.

Le ottiche M-Rokkor di seconda generazione, introdotte nel 1980 con la CLE dopo l’affrancamento dal cordone ombelicale Leitz, presentano nuove caratteristiche tecniche, estetiche e ottiche, pertanto si tratta di un quadro abbastanza articolato e per metterlo in corretta prospettiva è necessario realizzare un organigramma completo dei relativi corpi macchina ai quali erano destinati; analizzando la sistematica troviamo quindi:

  • Leica CL: prodotta da Minolta per Leitz; fabbricata in Giappone ma commercializzata da Leitz, è accoppiata al codice Minolta 0071 e fu presentata nel 1973;
  • Leitz Minolta CL: identica alla Leica CL a parte la scritta e la confezione, distribuita da Minolta in Giappone, ha codice Minolta 0072 e arrivo anch’essa nel 1973;
  • Minolta CLE; rubricata col codice Minolta 0076, venne presentata alla Photokina del 1980 e distribuita ufficialmente dal 1981.

A questi tre modelli base vanno aggiunti alcune versioni speciali o prodotte in serie limitata:

Per Leica CL:

  • Leica CL 50 Jahre (circa 3.500 pezzi prodotti);
  • Leica CL attrappe da vetrina, a volte equipaggiata con Summicron C 40mm 1:2 attrappe;
  • Leica CL cutaway (apparecchio funzionante e completo);
  • Leica CL no number;
  • Prototipi vari come la CL ad esposizione automatica.

Per Leitz Minolta CL:

  • E’ nota solamente la versione normalmente commercializzata.

Per Minolta CLE:

  • CLE con vecchio logo Minolta (minuscolo), realizzata per la Photokina del 1980; le successive hanno il nuovo logo maiuscolo;
  • CLE senza scritte: la calotta non riporta alcuna dicitura, né Minolta e né CLE; tali esemplari hanno serali molto bassi;
  • CLE con rivestimento in pelle di lucertola marrone;
  • CLE ZSZ per il 50° giubileo di ZSZ, con rivestimento in pelle di lucertola marrone e logo ZSZ rosso;
  • CLE Gold placcata oro con seriale che inizia per 1 e rivestimento in pelle nera; per il mercato interno giapponese;
  • CLE Gold placcata oro con seriale che inizia per 2 e rivestimento in pelle di lucertola; per il mercato estero;
  • CLE Gold placcata oro con seriale che inizia per 3 e rivestimento in pelle di lucertola; per il mercato interno giapponese;
  • CLE Gold placcata oro con lamina dorata sulla taschina ISO in cui era possibile far incidere il nome del proprietario; per il mercato interno giapponese.

A questi corpi macchina erano abbinati i seguenti obiettivi, Leitz Wetzlar o Minolta M-Rokkor:

Per Leica CL:

  • Leitz Wetzlar Elmarit-C 40mm 1:2.8 (mai commercializzato ufficialmente);
  • Leitz Wetzlar Summicron-C 40mm 1:2 (made in Germany);
  • Leitz Wetzlar Elmar-C 90mm 1:4  (made in Germany);

Per la Leitz Minolta CL:

  • M-Rokkor-QF 40mm 1:2 (made in Japan) – codice Minolta 0523 – pomello di messa a fuoco con godronature concentriche, attacco filtri 40,5mm; primissimo tipo dello 1973-74 con scritta QF che indica 4 gruppi e 6 lenti nello schema ottico;
  • M-Rokkor 40mm 1:2 (made in Japan) – codice Minolta 0523 – pomello di messa a fuoco con godronature concentriche, attacco filtri 40,5mm; modello successivo al 1974 identico a precedente salvo l’assenza della codifica QF, eliminata da tutta la produzione della casa;
  • M-Rokkor 90mm /4 (made in Germany) – codice Minolta 0542 – presa di forza ampia con settore liscio che riporta gli indici di profondità di campo, attacco filtri 40,5mm; prodotto da Leitz Wetzlar in Germania e denominato M-Rokkor, forse l’unica ottica prodotta da Leitz e marcata come ottica di un fabbricante Giapponese;

 Per Minolta CLE:

  • M-Rokkor 28mm f/2.8 (made in Japan) – codice Minolta 0597-100 – nasce nel 1980 con la CLE;
  • M-Rokkor 40mm 1:2 (made in Japan) – codice Minolta 0523-500 – pomello di messa a fuoco geometrico con zigrinature parallele, settore con indici di profondità di campo più ampio e con riferimento per l’infrarosso, antiriflessi MC Minolta Achromat, schema ottico leggermente rivisto;
  • M-Rokkor 90mm 1:4 (made in Japan) – codice Minolta 0542-500 – presa di forza ristretta e interamente godronata, indici di profondità di campo riportati sul barilotto e con riferimento per l’infrarosso, antiriflessi MC Minolta Achromat, schema ottico leggermente rivisto;

 Per Minolta CLE gold:

  • M-Rokkor 40mm 1:2 in montatura Gold con scritte dorate (made in Japan) – codice Minolta 0523 – 590 – in dotazione a tutti i modelli gold; a parte la finitura in oro è meccanicamente e otticamente identico al 40mm 1:2 normale;
  • M-Rokkor 28mm f/2.8 in montatura Gold (made in Japan) – codice Minolta 0597-190 – solo prototipo;
  • M-Rokkor 90mm f/4 in montatura Gold (made in Japan) – codice Minolta 0542-590 – solo prototipo.

Occorre aggiungere che l’M-Rokkor 40mm 1:2 di ultima generazione presenta invariabilmente la presa di forza per la messa a fuoco con zigrinature parallele fin dai primissimi esemplari, compresi quelli montati sulla Minolta CLE con logo Minolta minuscolo esibiti alla Photokina 1980; inoltre le ottiche per CLE manterranno la denominazione Rokkor mentre nel resto della produzione di obiettivi dell’azienda di Osaka verrà soppressa.

Dopo questa lunga ma necessaria descrizione sistematica, vediamo come sono nati e come si sono sviluppati gli obiettivi M-Rokkor.

 

 

In realtà, mentre le due aziende collaborarono per mettere a punto i dettagli tecnici definitivi della fotocamera CL, gli schemi ottici dei due obiettivi da 40mm 1:2 e 90mm 1:4 previsti a corredo vennero calcolati in modo indipendente da Leitz Wetzlar, che presentò le relative richieste di brevetto in Germania il 3 Maggio 1972 e il 25 Settembre 1972; gli schemi ottici selezionati furono un doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi per il 40mm 1:2 (strettamente derivato da quello del Summicron-M 35mm 1:2 a 6 lenti introdotto nel 1969) e un tipo Ernostar a 4 lenti spaziate per il 90mm, modello che garantiva buone prestazioni in una struttura molto compatta.

Nonostante fossero destinati ad un modello di fotocamera in qualche modo economico, nella progettazione dei due obiettivi non si lesinò, affidandone il disegno ai migliori specialisti in forza a Wetzlar ed utilizzando anche vetri agli ossidi delle Terre Rare.

 

 

Lo schema del 40mm 1:2 Summicron ed M-Rokkor fu calcolato da Georg Knetsch, Hermann Desch, Heinz Marquardt e Walter Watz e presentarono la richiesta di brevetto proprietario il 3 Maggio 1972; questi nomi costituivano in casa Leitz un vero poker d’assi e ciascuno di essi aveva già firmato o disegnerà in seguito celebri obiettivi per Leica a telemetro e reflex, dal Telyt-S 800mm 1:6,3 al Summilux-R 50mm 1:1,4, dal Summicron-R 35mm 1:2 al Summilux-M 35mm 1:4 Aspherical; fra i due modelli proposti dal brevetto fu scelto per la produzione il primo, caratterizzato dall’impiego di due lenti in vetro lanthanum Flint LaF21, una in vetro lanthanum Crown LaKN13, due in vetro Dense Flint SF55 ed SF7 ed una in vetro Dense Crown SK16 (in altri articoli in cui ho mostrato il brevetto i parametri rifrattivi e dispersivi dei vetri sono leggermente differenti perché in alcuni documenti i valori sono riferiti alla lunghezza d’onda della luce D-line, in altri alla E-line); come anticipato, lo schema ottico è molto simile a quello del Summicron-M 35mm 1:2 secondo tipo a 6 lenti, e anche il fingerprint del rendimento presenta analogie.

 

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Oggi i tre M-Rokkor costituiscono la testimonianza vivente di un accordo che lanciava un ponte non solo tecnico ma anche ideologico e culturale impensabile solo pochi anni prima e anticipava il trend del futuro, fatto di contatti, join venture e collaborazioni fra aziende, un approccio moderno alle esigenze industriali e commerciali che ci ha lasciato queste ottiche dal DNA composito e glorioso, oggetti particolari e interessantissimi che continuano a deliziarci con la loro storia, il loro design e le invariate possibilità che sfoderano sul campo.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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