Novità Leitz per Leicaflex presentate nel 1970

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in un analogo articolo ho fatto il punto sulle numerose novità presentate dalla Nippon Kogaku alla Photokina di Colonia del 1970 e destinate al suo corredo Nikon F, tuttavia nello stesso anno anche la Leitz Wetzlar, dopo aver aggiornato nei mesi precedenti il gruppo ottico di 4 ottiche Leica M, mise in campo un notevole sforzo presentando a sua volta ben 6 obiettivi completamente inediti per la sua reflex 35mm Leicaflex SL, un modello evoluto rispetto alla Leicaflex originale e ben più moderno grazie alla sua esposizione TTL selettiva su appena il 5% del campo inquadrato, autentico strumento chirurgico per un fotografo smaliziato come poteva essere l’utilizzatore di tali corpi; questo significativo sviluppo tecnico dimostra che l’azienda credeva nel futuro del suo corredo reflex, corroborata anche dall’apprezzamento generalizzato e sempre maggiore per questa tipologia di apparecchi, pertanto è comprensibile che impegnasse tutte le risorse disponibili per allargare il relativo parco di ottiche Leica R, permettendo in qualche modo alla propria fotocamera di competere con i rivali giapponesi dal sistema sterminato.

Passiamo quindi in rassegna i 6 obiettivi per Leicaflex presentati da Leitz nel 1970, alcuni dei quali costituiranno in seguito autentici capisaldi di questo corredo e grazie all’apertura massima elevata di alcune versioni chiuderanno il gap preesistente con i corrispondenti obiettivi per Leica M già in uso; prenderemo in considerazione queste novità partendo dalle focali più corte.

 

 

Il primo obiettivo è l’Elmarit-R 28mm 1:2,8, un grandangolare medio molto importante in qualsiasi sistema e che, nella fattispecie, non solo replicava l’omologo per Leica M disponibile già da 5 anni ma chiudeva strategicamente un gap importante fra il classico Elmarit-R 35mm 1:2,8 da sempre a corredo e il ben più spinto Super-Angulon-R 21mm 1:4 lanciato nel 1968; naturalmente le esigenze del corpo reflex a specchio mobile hanno imposto una progettazione retrofocus con uno schema radicalmente differente dal modello per M, sebbene le caratteristiche geometriche di targa siano le stesse; le piccole schede come questa e le altre utilizzate a seguire provengono da una brochure della Leitz New York pubblicata nel Novembre 1970, subito dopo la Photokina di Ottobre nel cui ambito queste novità vennero svelate.

Mentre il citato Super-Angulon-R 21mm 1:4 era fornito da Schneider Kreuznach e il successivo Elmarit-R 24mm 1:2,8 verrà invece condiviso da Minolta, l’Elmarit-R 28mm 1:2,8 era frutto di progettazione 100% Leitz e la brochure mette in risalto la ridotta vignettatura (tipica degli schemi retrofocus) e l’assenza di flare, mentre le prestazioni massime ad 1:4 e 1:5,6 sono ufficialmente garantite solo fino a circa 1 metro di distanza, sotto il quale evidentemente la curvatura di campo e altre aberrazioni tipiche di un retrofocus non flottante suggerivano magari di chiudere maggiormente il diaframma.

Notate anche come la disponibilità effettiva nei punti vendita venisse indicata ad inizio 1971.

 

 

Questa prima versione di Elmarit-R 28mm 1:2,8 si caratterizzava per una montatura molto compatta, in linea con le offerte nipponiche, e la presenza di un paraluce separato con relativi perni di montaggio; è bene ricordare che di questa stessa serie venne in seguito prevista anche una piccola tiratura in finitura verde safari, a corredo della omologa Leica R3 Safari; gli ultimi lotti saranno invece aggiornati con un nuovo e più performante schema ottico e il paraluce diventerà incorporato.

 

 

Il secondo obiettivo arrivato nel 1970 è un modello storico in casa Leitz che costituiva da anni l’ottica standard di molti fotografi Leica M, ovvero il Summicron 35mm 1:2; il nuovo 35mm 1:2 per Leicaflex utilizzava un complesso schema a 9 lenti in 7 gruppi concretizzato grazie ai progressi negli hardware e software di calcolo e sfruttando anche tutto il potenziale del dipartimento canadese di Midland e del celebre Walter Mandler; la brochure dell’epoca sottolinea l’assenza di flare, la ridotta vignettatura e le eccellenti prestazioni, dichiarate simili a quelle dei Summicron per Leica M; questa specifica affermazione comparirà nuovamente in altri modelli, a testimonianza del fatto che l’azienda era impegnata a costruire per questo sistema Leicaflex una reputazione analoga a quella associata alle ottiche per M.

Anche in questo caso la disponibilità effettiva dichiarata e a inizio 1971 e l’orgoglio per la nuova realizzazione traspare chiaramente quando viene definita il modello di punta fra i grandangolari per Leicaflex.

 

 

Lo schema ottico con numerose lenti impose di realizzare un barilotto abbastanza ingombrante, problema poi risolto con la seconda versione dallo schema semplificato ad appena 6 lenti; questo primo modello è comunque è ancora amato dai fan per la sua resa sull’asse e la tridimensionalità che esibisce a tutta apertura.

 

Il terzo obiettivo è un modello specialistico dalla caratteristiche inconsuete; si tratta del PA-Curtagon 35mm 1:4 ed è un’ottica decentrabile, cioè in grado di spostare il suo nocciolo di lenti trasversalmente per effettuare riprese con il controllo delle cosiddette “linee cadenti” esattamente come avviene con gli apparecchi di grande formato a corpi mobili; un obiettivo del genere era già stato presentato da Nippon Kogaku (PC-Nikkor 35mm 1:3,5, poi evoluto nel 1968 in PC-Nikkor 35mm 1:2,8) e il suo principio di funzionamento si basa su un cerchio di copertura per l’immagine apprezzabilmente più ampio di quello necessario ad inquadrare di misura il formato 24x36mm, pertanto è possibile decentrare in varie direzioni il gruppo ottico e “trascinare” la maschera del formato in porzioni marginali della proiezione abbondante che normalmente rimangono fuori campo, una possibilità che consente di inquadrare un edificio senza inclinare l’obiettivo verso l’alto e mantenendo quindi il parallelismo delle sue linee verticali.

Quest’obiettivo svolgeva un evidente ruolo propagandistico nel corredo con la sua connotazione molto particolare e squisitamente professionale, tuttavia il potenziale operativo concreto era abbastanza modesto, perché ad un angolo di campo moderato come quello di un 35mm abbinava un cerchio di copertura da 57mm, pertanto in ogni direzione erano disponibili soltanto 7mm per il decentramento, un valore che in effetti consentiva di inquadrare correttamente solo edifici posti ad una ragguardevole distanza dalla fotocamera (in pratica, considerando la sua copertura complessiva, è come fotografare con un obiettivo da circa 26mm di focale e 78° di campo tenendo l’apparecchio parallelo al soggetto e poi ritagliando le porzioni eccedenti nel selciato i primo piano: come si può intuire il potenziale non è eccessivo); inoltre la struttura meccanica col decentramento ha imposto l’uso di un diaframma non automatico, da chiudere manualmente al valore desiderato prima dell’esposizione.

 

 

Naturalmente ll brand name Curtagon è tipicamente Schneider perché l’obiettivo era stato progettato e veniva fornito proprio dalla Schneider Kreuznach, un partner ormai consolidato dell’azienda di Wetzlar fin dai primi 21mm 1:4 Super-Angulon per apparecchi a telemetro di fine anni ’50; in questo modo Leitz ha potuto inserire un pezzo specialistico nel sistema Leicaflex senza impiegare risorse necessarie altrove, e la paternità dell’ottica è regolarmente dichiarata sulla ghiera frontale dell’obiettivo.

 

 

Il suo potenziale operativo non è molto elevato perché il progetto stesso risultava abbastanza datato anche all’epoca: infatti il PA-Curtagon 35mm 1:4 era stato disegnato da Walter Woeltche per Schneider Kreuznach addirittura nel 1964, quando la progettazione di ottiche retrofocus era ancora ai primordi, e il relativo brevetto prevede 3 schemi differenti: un 35mm 1:2,8, un 28mm 1:4 e un 25mm 1:2,8; forse riconoscendo le buone qualità ai bordi del modello intermedio, il suo gruppo ottico venne scalato fino a 35mm 1:4, perdendo quindi copertura angolare iniziale sul formato 24x36mm ma acquisendo la copertura ridondante necessaria per il decentramento, sebbene limitato ad appena 7mm (ricordo che il coevo PC-Nikkor 35mm 1:2,8 non soltanto era più luminoso ma consentiva anche uno spostamento di11mm).

 

 

Questa è invece la descrizione del PA-Curtagon 35mm 1:4 su una brochure del 1972, quando la commercializzazione era ormai rodata; il documento ribadisce la possibilità di decentrare per 7mm con rotazione a 360° e blocchi a scatto a 90°, prerogative che sulla carte suonano notevoli ma che, all’atto pratico, consentivano una libertà d’azione abbastanza limitata; era invece più efficace l’utilizzo fotografando piccoli plastici e modellini grazie alla messa a fuoco fino a 30cm dal piano focale: stando sopra il soggetto e decentrando verso il basso si otteneva una prospettiva più realistica, simulando meglio le grandi dimensioni che si intendevano evocare riprendendo il modello in scala.

 

 

Questo ritaglio da una vecchia brochure Leitz mostra la sezione con le corrette proporzioni dello schema ottico, più simili a quelle del brevetto (nel documento del 1970 visto precedenza lo schema era stato alterato riducendo arbitrariamente il diametro di certi elementi), e il testo evidenzia un suggerimento interessante, cioè di utilizzare il PA-Curtagon in tutte le situazioni generiche nelle quali sia necessario eliminare una porzione di primo piano inutile in basso senza tuttavia inclinare la fotocamera e compromettere il naturale parallelismo delle linee verticali; lo schema con la copertura effettiva permette anche di comprendere quanto sia comunque limitata la possibilità di movimento concessa.

 

 

Un altro obiettivo estremamente importante presentato nel 1970 è il Summilux-R 50mm 1:1,4, cioè il tanto atteso normale luminoso che andava ad affiancare il Summicron-R 50mm 1:2 disponibile fin dal lancio del sistema Leicaflex; questo pezzo fondamentale del corredo rispondeva finalmente alle preghiere dei clienti che sognavano anche per il corredo reflex il leggendario Summilux già appannaggio delle Leica a telemetro da oltre 10 anni.

Naturalmente per concretizzare questa operazione non fu sufficiente prendere il gruppo ottico della versione M disegnata da Mandler e rimontarla in un barilotto per Leicaflex: infatti il grande tiraggio i queste fotocamere (47mm, contro i 27,8mm di una Leica M) non avrebbe consentito di sfruttare lo schema del 50mm 1:1,4 preesistente garantendo il movimento dello specchio reflex e fu necessario disegnare una struttura completamente nuova, concettualmente simile a quella utilizzata da altri concorrenti e in grado di garantire l’adeguata distanza fra il vertice dell’ultima lente e il piano focale.

Notate come anche in questo caso l’azienda mettesse le mani avanti e si premurasse di specificare che l’obiettivo garantiva le stesse prestazioni a tutta apertura della controparte Leica M nonostante il più complesso disegno retrofocus.

 

 

La prima versione del Summilux-R 50mm 1:1,4 risentiva ancora del retaggio di massima miniaturizzazione definito inizialmente per le ottiche Leicaflex, in un vano inseguimento della compattezza, irraggiungibile su alcune focali, dei corrispondenti Leitz per M, e la montatura anteriore risulta insolitamente ristretta per un obiettivo così luminoso, mentre il paraluce è separato; una nuova versione porterà poi una montatura più moderna e pratica, con paraluce telescopico incorporato e passo filtri normalizzato a 55×0,75mm.

 

 

Il successivo modello presentato nel 1970 fu un altro obiettivo estremamente importante per il sistema Leicaflex, ovvero il medio-tele luminoso Summicron-R 90mm 1:2; la corrispondente versione per Leica a telemetro era sul mercato da fine anni ’50 e nonostante le dimensioni ingombranti era molto amato per le possibilità offerte nel reportage e nel ritratto a luce ambiente; la tanto attesa versione per Leicaflex, se vogliamo, segna dei progressi rispetto a quella per M perché abbandona il suo corpulento gruppo ottico del tipo Doppio Gauss e il nuovo obiettivo si affida ad una struttura disegnata da Mandler a Midland che sfrutta il modello Ernostar, riuscendo quindi ad essere notevolmente più compatto del Summicron-M, mentre la messa a fuoco reflex ha consentito di ridurre la distanza minima ammissibile ad appena 0,7m, rendendo questo modello estremamente versatile anche grazie al pratico paraluce telescopico incorporato.

Nuovamente, nonostante gli schemi ottici seguano principi radicalmente divergenti e quindi sia difficile ipotizzare una personalità di rendimento perfettamente sovrapponibile, la brochure del Novembre 1970 asserisce che le prestazioni del nuovo 90mm 1:2 per Leicaflex sono estremamente simili a quelle del modello per M.

Il Summicron-R 90mm 1:2 fu un obiettivo di successo e venne prodotto per quasi trent’anni.

 

 

La prima versione, qui illustrata, utilizzava un paraluce estraibile a più stadi ed utilizzava filtri Series VII con relativa ghiera di fissaggio; in seguito il barilotto venne rivisto, utilizzando un paraluce telescopico in un solo pezzo e adottando il passo filtri standardizzato da 55×0.75mm.

 

 

L’ultima ottica completamente nuova lanciato per Leicaflex nel 1970 è un lungo teleobiettivo, il Telyt-R 250mm 1:4, inserito per fungere da tramite intermedio fra il luminoso Elmarit-R 180mm 1:2,8 e il lungo fuoco Telyt da 400mm, già disponibili rispettivamente dal 1966 e dal 1968; si tratta di un 250mm con schema da vero tele, quindi più compatto di altre costruzioni ma concepito in modo ancora tradizionale, senza vetri speciali a dispersione anomala utilizzati in seguito su altre costruzioni per Leica reflex; il fabbricante sottolinea la possibilità di eseguire letture esposimetriche TTL a tutta apertura e la presenza del diaframma a chiusura automatica al momento dello scatto, sicuramente utile in un tele la cui apertura 1:4 richiedeva comunque tutta la brillantezza del mirino Leicaflex SL per una messa a fuoco precisa.

 

 

Pur realizzato con uno schema da teleobiettivo che riduce la lunghezza del gruppo ottico e la sua distanza dal piano focale, il Telyt-R 250mm 1:4 primo tipo del 1970 rimane un obiettivo corpulento, complessivamente simile all’Elmarit-R 180mm 1:2,8 coevo e addirittura più pesante, oltre 1.400g; nel 1980 verrà poi lanciata una versione ricalcolata, tuttavia anche questo nuovo modello non si può annoverare fra le realizzazioni più leggere e compatte del settore.

Questo modello esaurisce la serie di novità assolute nel parco ottiche per Leicaflex SL lanciate nel 1970 e la cui disponibilità fu invariabilmente definita a inizio 1971; è interessante osservare l’oculata pianificazione industriale del fabbricante: infatti solamente il 28mm 1:2,8 e il 50mm 1:1,4 erano prodotti a Wetzlar, mentre il 35mm 1:4 decentrabile veniva ovviamente realizzato da Schneider Kreuznach e le ottiche 35mm 1:2, 90mm 1:2 e 250mm 1:4 erano invece progettate e prodotte dal dipartimento canadese Leitz Canada di Midland, Ontario; questa delocalizzazione, all’epoca all’avanguardia, consentiva all’azienda di gestire questo complesso programma di ottiche nonostante dimensioni industriali modeste.

 

 

Sempre nel 1970, oltre a questi 6 obiettivi per Leicaflex nuovi di zecca, fu presentata anche la riedizione del lungo fuoco Telyt 400mm 1:5,6 del 1968, sia in attacco Leicaflex che per scatola reflex Visoflex destinata alla Leica M; il nuovo 400mm adotta la stessa, semplice configurazione ottica a doppietto acromatico del modello precedente ma accetta una riduzione dell’apertura massima ad 1:6,8 per limitare ingombri e pesi e facilitare l’utilizzo a mano libera con appoggio da spalla per il quale tali ottiche erano concepite.

 

 

Il nuovo modello è infatti ragionevolmente leggero e la possibilità di scomporlo in 2 elementi per il trasporto consente di riporlo in borse convenzionali; il diaframma rimane manuale con funzionamento stop down ma le buone caratteristiche di risolvenza e contrasto del modello rendevano in pratica possibile operare a massima apertura nella maggioranza delle circostanze.

 

 

Il 1970 fu quindi un anno cruciale per Leitz e il suo sistema reflex Leicaflex: l’introduzione di 6 obiettivi completamente nuovi mise tale gamma nelle condizioni di soddisfare le esigenze dei clienti senza fare rimpiangere troppo l’esuberanza di modelli e versioni speciali presenti in corredi come il Nikon, e soprattutto venne ricostituita la celebre “tripletta” Summicron 35mm – 50mm – 90mm 1:2 anche in questo sistema e, con l’aggiunta del luminoso Summilux-R 50mm 1:1,4, finalmente i clienti Leicaflex non soffrivano più di alcun complesso d’inferiorità rispetto ai colleghi votati alla Leica M; sono stati momenti eroici e concitati, vissuti con grande devozione ed entusiasmo da tecnici e maestranze che oggi è bello rivivere come un diorama di momenti epici e forse non più replicabili.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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