Normali per Contarex – Zeiss Tessar 50mm 1:2,8

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; questo articolo è il primo di una trilogia che descrive singolarmente gli obiettivi normali da 50mm forniti da Carl Zeiss Oberkochen per il sistema di fotocamere Contarex realizzate dalla Zeiss Ikon Stuttgart, modelli che negli anni ’60 costituivano il top di gamma nel suo listino di apparecchi 35mm; proprio per equipaggiare queste celebri fotocamere, fra il 1958 e il 1961 faranno infatti la loro comparsa il Planar 50mm 1:2, il Tessar 50mm 1:2,8 e il Planar 55mm 1:1,4 e in questa circostanza voglio esordire con la versione di minore apertura e più abbordabile, cioè il Tessar; tutti questi obiettivi condividono una meccanica di superba fattura e la parte ottica era realizzata allo stato dell’arte, compatibilmente con l’avanzamento tecnologico del tempo.

 

 

Prima di procedere è necessaria una debita premessa: i normali da 50-55mm creati da Zeiss per la Contarex sono in realtà quattro, perché ai modelli citati va aggiunto anche lo speciale S-Planar 50mm 1:4 tipo 11.2405 concepito per la riproduzione e la ripresa ravvicinata ed il cui schema ottico è visibile in questa illustrazione assieme a quello degli altri esemplari citati, tuttavia di questo modello dal 1963 al 1966 vennero prodotti solamente 400 pezzii (200 satinati cromo e 200 neri) e il suo barilotto non consente la messa a fuoco ad infinito ma copre solamente un range di rapporti di riproduzione a coniugate finite (indicati sulla ghiera di messa a fuoco al posto delle distanze convenzionali), pertanto questo modello non si può considerare un normale tout court destinato all’uso generico e l’ho omesso dal novero; su questo speciale obiettivo ho già pubblicato su Nocsensei un articolo dedicato e intitolato “Guerra di spie: Carl Zeiss Mirotar 500/4,5 e Planar 50/1,4” (il titolo online è un refuso, leggete 50/4) che illustra le vere ragioni per cui tale modello venne concepito.

L’illustrazione corrente mostra la struttura dei vari normali e nel caso del 50mm 1:2,8 preso in considerazione oggi non c’è alcuna sorpresa, dal momento che il suo gruppo ottico è inequivocabilmente un Tessar a 4 lenti in 3 gruppi, schema inventato da Zeiss nel lontano 1902 e per anni autentica bandiera della casa col nome di battaglia Adlerauge, ovvero occhio d’aquila, un nomignolo che dice tutto sulla sua nitidezza e brillantezza.

 

 

Lo schema ottico tipo Tessar venne infatti brevettato da Carl Zeiss Jena con richiesta di registrazione prioritaria tedesca in data 25 Aprile 1902 e questo documento mostra tale brevetto con i relativi dati geometrici e sezione sul quale ho inserito un Tessar 21cm 1:4,5 del 1906 il cui schema è conforme proprio a questo brevetto originale, come confermato dal corrispondente numero riportato sulla ghiera frontale; questo progetto iniziale (che forniva già ottimi risultati ma anche un evidente focus shift che oltre f/11 suggeriva addirittura di rifocheggiare a diaframma di lavoro) venne poi evoluto grazie al lavoro di Enrst Wandersleb, e videro quindi la luce l’Apo-Tessar 1:9 da riproduzione e modelli con aperture differenti come 1:6,3, 1:5,5, 1:3,5, fino ad approdare ad 1:2,8; tentativi del tempo di guerra di arrivare addirittura ad 1:2 ed 1:1,5 utilizzando superfici asferiche (!) non ebbero seguito per le difficoltà produttive e i risultati non molto incoraggianti.

 

 

Quali sono le ragioni per cui il Tessar forniva ottimi risultati nonostante la struttura così semplice? Lo schema di partenza è il classico tripletto di Cooke, basato su tre elementi spaziati con quello centrale divergente; questa struttura forniva a sua volta buoni risultati fino all’apertura 1:3,5 ma soffriva intrinsecamente di aberrazione sferica obliqua tangenziale, che comprometteva la planeità del piano con orientamento tangenziale e quindi il rendimento globale; l’evoluzione verso il Tessar, simile complessivamente ma con doppietto collato posteriore, risolse questo problema grazie all’effetto del raggio di contatto fra la lente anteriore a bassa rifrazione e quella posteriore in vetro Crown a rifrazione più alta del doppietto posteriore; l’accesso a vetri alle Terre rare con alto indice di rifrazione e dispersione contenuta, da utilizzare negli elementi esterni, permise nel Dopoguerra di ricalcolare il Tessar mantenendo un rendimento valido fino all’apertura massima 1:2,8, sebbene comunque i Tessar dell’epoca fossero limitati da aberrazioni di ordine elevato come aberrazione sferica di quinto ordine e curvatura di campo di quinto ordine, due aberrazioni che si dividevano una coperta corta: correggendo l’una si deteriorava l’altra, tuttavia gestendo l’insieme si arrivava comunque ad un buon compromesso generale.

In ogni caso, come spiegato da questo documento prebellico, il Tessar è sempre stato un obiettivo performante perché da un lato non venne mai calcolato in modo che ogni metà del sistema ottico potesse funzionare come obiettivo a se stante di differente focale (come avveniva spesso in ottichei della sua epoca, ad esempio il Protar convertibile) ma fu concepito come unità finalizzata alle massime prestazioni; dall’altro, pur nella sua semplicità, prevedeva 4 differenti vetri ottici, 7 superfici rifrangenti diverse, 4 spessori e 2 spaziature ad aria, sommando quindi 17 variabili di calcolo che erano più che sufficienti per ottimizzare il sistema, senza contare la proverbiale precisione di lavorazione e montaggio Zeiss che contribuivano fattivamente, considerando che il Tessar era più sensibile alle tolleranze di assemblaggio rispetto ad altre tipologie.

 

 

Naturalmente obiettivi Tessar con apertura 1:2,8 esistevano già decenni prima del modello per Contarex: ad esempio, su questa brochure statunitense del 1939 troviamo infatti elencati modelli di tale apertura con focali da 37,5mm, 40mm, 50mm, 60mm, 75mm e 80mm, spaziando dal formato cine 35mm al 6x6cm, tuttavia i Tessar 1:2,8 di quel tempo pagavano pegno sul piano prestazionale rispetto ai classici modelli 1:3,5 che, con i limiti dei tecnici e progettuali del tempo, era possibile ottimizzare efficacemente senza forzare il sistema come nel caso delle versioni 1:2,8.

 

 

La svolta arrivò ad inizio anni ’50, quando la Schott mise finalmente a disposizione vetri Flint e Crown alle terre rare con inedite relazioni fra alto indice di rifrazione e ridotta dispersione (scrivo finalmente perché negli States ma anche nel Regno Unito questi materiali erano già utilizzati dai primi anni di guerra); l’applicazione di questi vetri nelle lenti esterne del Tessar consentiva finalmente di calcolare uno schema con apertura 1:2,8 senza alcun compromesso qualitativo e ad Oberkochen agirono immediatamente di conseguenza per varie ragioni: nuovi calcoli consentivano di riacquisire la proprietà intellettuale sul Tessar dopo la separazione della Germania e della Zeiss in due brand differenti; il Tessar era un obiettivo simbolo di Zeiss e papabile privilegiato per una pletora di future fotocamere di media gamma, pertanto un calcolo aggiornato con alte prestazioni avrebbe contribuito al successo e la gradimento di tali apparecchi; infine, portare ad 1:2,8 l’obiettivo lo rendeva più appetibile in un mercato sempre più affamato di grandi aperture, specie dopo l’avvento delle pellicole a colori con sensibilità molto ridotta.

Pertanto nel corso del 1950, non appena si ebbero rassicurazioni sulla produzione di massa di alcuni vetri LaK ed LaF da parte di Schott, il calcolo del nuovo Tessar 1:2,8 postbellico prese subito il via, e i responsabili di un progetto così strategicamente fondamentale per le sorti dell’azienda, in realtà nata da zero pochi anni prima e non ancora stabile sui mercati, non furono scelti a caso ma il lavoro venne affidato a due personaggi di prima grandezza nel settore: Guenther Lange, capo del dipartimento di calcolo ottico ad Oberkochen, e Robert Richter, già in forza alla Carl Zeiss Jena per la quale aveva calcolato famosi obiettivi per aerofotografia come i vari Topogon, Pleon e Telikon; la sinergia delle loro ampie competenze e la disponibilità di materiali come i vetri lanthanum Crown LaK9 e lanthanum Flint LaF3 portarono a uno schema ottico perfezionato per il quale venne depositata in Germania una richiesta di brevetto prioritaria il 12 Giugno 1951; come si può osservare dall’equipollente documento statunitense, lo schema Tessar rimane complessivamente invariato però la prima e l’ultima lente della struttura utilizzato i citati vetri di recentissima introduzione, consentendo un incremento qualitativo rispetto ai modelli 1:2,8 prebellici; proprio lo schema con i relativi dati visibili su questo documento venne in seguito utilizzato per il Tessar 50mm 1:2,8 Contarex.

 

 

L’introduzione e la vita commerciale del Carl Zeiss Tessar 50mm 1:2,8 Contarex furono sicuramente atipiche: l’obiettivo infatti venne presentato nel 1960 contemporaneamente alla nuova Contarex Special caratterizzata da mirini e vetri di messa a fuoco intercambiabili (con commercializzazione dal 1961), e nei primi tempi non fu proposto come un normale obiettivo da acquistare a parte come accessorio ma costituiva l’ottica fornita a corredo con la nuova fotocamera, quasi come se fosse stato creato appositamente per finire in bundle solamente con quest’ultima; le ragioni di tale scelta sono solamente opinabili: la Special, con il mirino a pozzetto e i vetri intercambiabili, era un apparecchio professionale molto indicato per tecnici che effettuano spesso riproduzioni a distanza ravvicinata, magari su un riproduttore verticale, e il Tessar non solo era molto performante anche a coniugate brevi ma garantiva una messa a fuoco minima ridotta fino a 0,35m, una prestazione sufficiente per la maggioranza delle esigenze (sebbene il coevo Planar satinato si spingesse oltre, arrivando a 0,3m); inoltre, sebbene entrambi dichiarassero una distorsione molto contenuta, il Tessar si fermava addirittura ad appena 0,6% (barilotto) contro 1,0% del Planar 50mm 1:2 (anch’essa a barilotto), fornendo quindi in questo parametro prestazioni da vero obiettivo macro o repro; infine, il Tessar prevedeva un prezzo decisamente più abbordabile rispetto al Planar e questo poteva solleticare i professionisti ai quali la Special si indirizzava, sicuramente interessati a contenere il cospicuo investimento imposto dallo standard Contarex.

 

 

Quest’anomala gestione fece si che degli appena 5.978 Zeiss Tessar 50mm 1:2,8 complessivamente prodotti (sia cromati che neri, su un lotto di 6.000 matricole teoricamente assegnate) gran parte andassero ad equipaggiare le Contarex Special (o, quantomeno, gli esemplari che venivano forniti completi di ottica), cioè circa 3.000 corpi effettivamente costruiti (a fronte dei 5.000 teoricamente indicati); pertanto, pur essendo stato un obiettivo economico, per queste ragioni risulta abbastanza difficile trovarne uno sul mercato senza il corpo Special abbinato.

La versione satinata cromo fu prodotta dal 1961 fino al 1964 e quella con finitura nera dal 1964 al 1969; le quantità delle due versioni sul computo totale sono all’incirca equivalenti; notate come il Tessar 50mm 1:2,8 costasse poco più di un terzo rispetto al listino della Contarex Special solo corpo, un prezzo sicuramente ragionevole pur nell’ambito di prodotti di alta gamma.

 

 

Il Tessar 50mm 1:2,8 per Contarex si caratterizza per le minuscole dimensioni del nocciolo ottico mentre estetica e meccanica del barilotto in versione satinata cromo sono molto simili a quelle del Planar 50mm 1:2 primo tipo (11.2401); la ghiera di messa a fuoco presenta una singola scala delle distanze nella parte inferiore, consente di mettere a fuoco fino a 0,35m e prevede due sporgenze contrapposte (soprannominate “ears” nei paesi anglofoni, cioè “orecchie”) che migliorano la presa facilitando la messa a fuoco: questa caratteristica è condivisa solamente col Planar 50mm 1:2 e non si riscontra in altri obiettivi Contarex; la possibilità di focheggiare fino a distanze ridotte senza accessori costituiva un notevole vantaggio e aumentava la versatilità dell’obiettivo,

 

 

La versione nera prodotta dal 1964 al 1969 risulta meccanicamente identica alla precedente e non prevede l’aggiornamento col sistema Flashmatic di accoppiamento meccanico al numero guida del lampeggiatore che aveva interessato il Planar 50mm 1:2 nel passaggio alla tale finitura; in questo caso si tratta dello stesso obiettivo, semplicemente con estetica aggiornata e fa eccezione soltanto la ghiera di messa a fuoco, ora provvista di doppia scala metri/piedi.

In entrambe le versioni il diaframma viene chiuso automaticamente al valore predefinito al momento dello scatto, l’iride su cuscinetto a sfere con numerose lamelle e caratteristica sagoma a stella può gestire le aperture comprese fra 1:2 ed 1:22 e la parte anteriore prevede una baionetta B56 per i paraluce dedicati e gli appositi filtri con identico attacco e anche una filettatura convenzionale da 49×0,75mm che accoglie filtri convenzionali di tale misura; nonostante lo schema ottico molto semplice e con lenti minuscole il peso medio è comunque nell’ordine dei 210g perché la magnifica montatura meccanica contempla gli stessi standard dei normali più luminosi e costosi; il paraluce utilizzabile era il modello 50-135mm.

Il Tessar 50mm 1:2,8, garantendo una messa a fuoco sostanzialmente ravvicinata, prevedeva un’ulteriore finezza meccanica: focheggiando a distanze brevi, la camma che gestiva fisicamente l’apertura e la chiusura dell’iride avanzava con tutto il gruppo ottico e scorreva su una guida inclinata collegata al meccanismo di preselezione che provvedeva automaticamente ad impostare un valore leggermente più aperto, compensando l’assorbimento luminoso introdotto dall’aumento vistoso di tiraggio; questo meccanismo verrà illustrato meglio nel pezzo dedicato al Planar 50mm 1:2.

E’ noto un prototipo di quest’obiettivo per il passaggio alla finitura nera, abbinato al codice di produzione prototipico 10 03 00 V 1/2, ovvero tipo 10 03 00 e seconda versione del primo prototipo (Versuch); ecco alcune immagini.

 

 

Escludendo la ghiera con i dati di targa anodizzata in uno strano colore, le uniche differenze visibili col modello di serie riguardano l’assenza della palpebra conica anteriore che raccorda la baionetta frontale con il gruppo ottico.

 

 

Un altro elemento curioso del Tessar 50mm 1:2,8 per Contarex riguarda la sua codifica all’interno dell’azienda; come si può osservare da questo listino statunitense del Maggio 1965, gli obiettivi Carl Zeiss destinati a questo corredo sono identificati dal prefisso 11.24 seguito da una numerazione sequenziale probabilmente legata all’ordine cronologico di progetto o delibera, e il Tessar 50mm 1:2,8 è l’unico che fa eccezione, utilizzando il prefisso 11.25 (con codice 11.25.01); anche in questo caso non esistono spiegazioni ufficiali e forse si può ipotizzare che in Zeiss Ikon vagheggiassero la creazione di una piccola linea di ottiche Zeiss Contarex meno luminose, più semplici e quindi più economiche rispetto ai modelli standard (infatti sono note sperimentazioni con un Sonnar 85mm 1:2,8 meno impegnativo dell’85mm 1:2 convenzionale), linea da identificare col nuovo suffisso 11.25 inaugurato dal semplice Tessar 50mm 1:2,8; poi sono note le intransigenti posizioni di alcuni manager sull’introduzione di ottiche “cheap” nel corredo dei modelli di punta, prima Contax rangefinder e poi Contarex, quindi probabilmente non se ne fece nulla e l’unico esemplare rimasto a listino è appunto il Tessar.

 

 

Il gruppo ottico del Tessar 50mm 1:2,8 per Contarex venne identificato dal codice di progetto interno 10 02 86 e naturalmente replica l’inconfondibile architettura che, dopo la scadenza dei brevetti originali, è stata largamente replicata da una miriade di concorrenti, andando ad identificare quello che forse è lo schema di maggior successo e diffusione mai concepito.

 

 

La sua struttura replica quella prevista nel secondo embodiment del brevetto di Lange e Richter del Giugno 1951 e l’elemento di collegamento con la tradizione precedente è costituito dalla tipologia dei vetri adottati per le lenti interne, mentre i due sbozzi esterni si avvalgono rispettivamente del vetro lanthanum Crown LaK9 e del vetro lanthanum Flint LaF3, materiali che i progettisti Carl Zeiss (Jena) potevano solamente sognare dieci anni prima e che grazie all’ottimo rapporto alta rifrazione/bassa dispersione hanno permesso un netto progresso tecnico in questo schema, per quanto in apparenza sembri sempre replicare se stesso all’infinito.

Per quanto riguarda le prestazioni, nell’Ottobre 1972 ad Oberkochen vennero misurati il trasferimento di modulazione del contrasto (MTF) secondo gli standard Zeiss consueti, la caduta di luce ai bordi e la distorsione, tutti valori trascritti sugli ormai leggendari fogli di carta millimetrata raggrinzita dalle acque del torrente Kocher nel corso di un’esondazione; queste misurazioni MTF vintage, riportate manualmente su carta perché non esistevano ancora computer in grado di stamparle, molto spesso presentano valori curiosamente ridotti alle basse frequenze spaziali (curve più alte del grafico), e di questa anomalia una quindicina di anni fa ne discussi con lo scomparso Dr. Hubert Nasse del laboratorio tecnico di Oberkochen: dopo esserci confrontati arrivammo alla conclusione che le attrezzature di misurazione utilizzate all’epoca soffrissero di “scattering lights” interne che abbassavano la percezione del contrasto proprio alle basse frequenze spaziali, fornendo letture leggermente falsate che occorre prendere cum grano salis; il Dr. Nasse ha comunque provveduto a testare nuovamente un Tessar Contarex tipo 10 02 86 in tempi successivi e con attrezzature moderne, producendo un diagramma di sicura affidabilità che osserveremo in seguito; intanto analizziamo le curve MTF misurate nel 1972.

 

 

Questi diagrammi definiscono il trasferimento di contrasto alle aperture 1:2,8 ed 1:8, misurando dal centro (sinistra) ai bordi (destra) in duplice lettura: sagittale con mire parallele alla semidiagonale di campo (linea tratteggiata) e tangenziale con mire perpendicolari alla semidiagonale di campo (linea continua: attenzione, nei diagrammi Zeiss attuali queste curve sono scambiate); proprio la posizione ravvicinata delle coppie di curve indica una valida correzione di astigmatismo e aberrazione cromatica laterale, mentre i valori di contrasto, buoni ad entrambe le aperture nelle zone centrali, evidenziano un leggero flesso verso i bordi che non si nota nel Planar; se il Planar sembra funzionare meglio ai bordi, il Tessar evidenzia un trasferimento di contrasto più alto alle basse frequenze spaziali, un tipico comportamento di questo grintoso schema ottico che fa del macrocontrasto la sua arma.

 

 

Passando alle misurazioni complementari, la caduta di luce ai bordi è nella norma con un’illuminazione residua ai bordi con apertura 1:8 superiore al 70% di quella presente sull’asse, mentre la distorsione a barilotto è di poco superiore allo 0,5%, praticamente trascurabile.

Lo schema seguente propone nuovamente le misurazioni MTF del Tessar Contarex  10 02 86 realizzate però direttamente dal Dr. Nasse una decina di anni fa con gli stessi strumenti utilizzati per creare i diagrammi presenti nei documenti allegati all’epoca nelle confezioni delle ottiche Zeiss, quindi con la sicurezza di maggiore attendibilità e la possibilità di confrontare le misurazioni con altre equivalenti.

 

 

Le nuove misurazioni, evidentemente realizzate anche su un altro esemplare e ormai vetusto (circa cinquant’anni di anzianità al momento della verifica), replicano il palinsesto generale di quelle del 1972 ma non presentano l’evidente flesso verso i bordi, configurando un obiettivo complessivamente molto corretto ed uniforme in ogni zona del campo e con prestazioni davvero soddisfacenti per un 4 lenti tipo Tessar di allora.

 

 

Per visualizzare i progressi introdotti dallo sviluppo delle tecnologie di calcolo e dai nuovi vetri, ad Oberkochen il Dr. Nasse mi fornì un ulteriore diagramma MTF di riscontro, realizzato misurando un Carl Zeiss Jena Tessar 50mm 1:3,5 per Contax del 1932; all’epoca era considerato un obiettivo eccellente e infatti i suoi diagrammi evidenziano un notevole grado di correzione per quei tempi (naturalmente alle basse frequenze spaziali l’assenza di trattamento antiriflesso non aiuta), tuttavia il Tessar 50mm 1:2,8 per Contarex del 1960 lo surclassa radicalmente nonostante la maggiore apertura e si rivela esattamente per quello che è: un obiettivo di un’altra generazione, sebbene condivida lo stesso schema di base.

Il Tessar 50mm 1:2,8 è stato quindi un normale “economico” per Contarex di diffusione limitata (meno di 6.000 esemplari), nato forse più come bundle-lens per la Contarex Special che come proposta commerciale concreta, tuttavia la precisione della meccanica e lo schema ottico rivisto con i nuovi vetri alle Terre Rare hanno garantito una qualità d’immagine all’altezza dello standard Contarex e impressionante per una struttura così semplice con appena 4 lenti, a conferma che col sistema Contarex la Zeiss Ikon Stuttgart aveva realmente concepito un corredo finalizzato all’assoluto, senza alcun compromesso.

Avrei voluto corredare il pezzo con alcune immagini d’esempio attuali ma riprendendo in mano il mio esemplare dopo anni di sonno in vetrina l’ho ritrovato col doppietto posteriore quasi interamente scollato e con aloni interni così vistosi da compromettere il rendimento: in effetti questo è un problema comune ad alcuni obiettivi per Contarex, per i quali non venne utilizzato solamente un innovativo antiriflesso ma anche un moderno adesivo epossidico per le lenti che, col tempo, ha creato molte situazioni simili, pertanto suggerisco a chi voglia acquistare un Tessar 50mm 1:2,8 Contarex di osservare bene le condizioni del doppietto posteriore prima di procedere.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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