Nikon Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5. Capostipite di una categoria

Nikon Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 – il capostipite di una categoria

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; senza alcun dubbio l’invenzione degli obiettivi a focale variabile è stata una dei progressi più significativi introdotti nel mondo della cinematografia e ha fornito gli strumenti per un linguaggio visivo completamente nuovo; naturalmente il settore della fotografia non poteva avvalersi della tipica carrellata cinematografica ottenuta variando progressivamente l’impostazione durante la ripresa (fatta eccezione per effetti speciali in immagini realizzate con tempi di posa lenti), tuttavia la possibilità di modificare rapidamente la lunghezza focale, e quindi anche prospettiva e taglio dell’immagine, senza la necessità di sostituire l’obiettivo e limitando il peso e l’ingombro del corredo costituiva un’opzione estremamente appetibile anche per i fotografi, specie per quelli impegnati in concitati servizi di giornalismo o in assignments con situazioni ambientali difficili nelle quali era imperativo limitare il proprio fardello.

In questo specifico settore la paziente attesa dei fotografi non fu prolungata solamente dalla necessaria evoluzione delle tecniche applicate ma anche dall’impossibilità di adattare gli zoom ad un apparecchio telemetrico (categoria che andò per la maggiore fino al tramonto degli anni ’50) per gli evidenti problemi connessi alla copertura di campo nel mirino (una questione con la quale si dovette lungamente confrontare anche Leica quando impostò il suo famoso Tri-Elmar-M, nonostante potesse contare su tecnologie ben più sofisticate); solo alla fine di questo decennio tutte le aziende più affermate si resero conto che i tempi erano maturi per puntare sul sistema reflex, e la Nippon Kogaku sfruttò l’occasione per inserire fin da subito alcuni obiettivi Zoom-Nikkor nel corredo della neonata Nikon F, scelta azzeccata che nobilitò il sistema e lo connotò immediatamente come squisitamente professionale.

I primi obiettivi Zoom-Nikkor si avventuravano unicamente su focali da teleobiettivo, una configurazione più facile da progettare e correggere in quei tempi pionieristici; peraltro la clientela non percepiva tale dettaglio come un limite perché non esisteva ancora la cultura visiva “da grandangolare”, col relativo vocabolario di stereotipi prospettici e formali: nella prassi quotidiana la maggioranza delle immagini si produceva col classico normale e si avvertiva l’esigenza di un obiettivo opzionale solo per ottenere una vista più ingrandita di un soggetto o dettaglio lontano o per realizzare un ritratto con la corretta prospettiva, tutte situazioni che invariabilmente invocavano focali più lunghe.

Il padre degli Zoom-Nikkor di prima generazione fu Takashi Higuchi che, oltre a disegnare vari obiettivi a focale variabile per uso cinematografico, firmò anche l’intera serie di zoom fotografici impostati e presentati dal 1959 al 1970; i suoi primi progetti per il sistema Nikon F portarono agli Zoom-Nikkor 85-250mm 1:4-4,5 del 1959 e 200-600mm 1:9,5-10,5 del 1961, ottiche all’epoca davvero impressionanti che divennero un fiore all’occhiello del sistema; tuttavia l’idea di uno zoom universale, che consentisse l’accesso anche a focali inferiori con un angolo di campo maggiore e più sfruttabile nelle situazioni comuni e prevedesse dimensioni e peso più umani, cominciò a farsi strada in seno all’azienda.

A quei tempi la progettazione di uno zoom con focali grandangolari e destinato ad un formato relativamente grande come il 24x36mm, se comparato ai normali standard cinematografici, costituiva ancora un autentico ardimento e in tal senso l’acuto solitario del Voigtlaender Zoomar 36-82mm 1:2,8 del 1959 dev’essere considerato un vero exploit, peraltro pagato con un rendimento non certo impeccabile e dimensioni ancora notevoli; in casa Nippon Kogaku l’approccio fu molto più moderno e lungimirante: anziché cercare un risultato assoluto che, con la tecnologia del tempo, avrebbe comportato costi e ingombri eccessivi e un rendimento ottico comunque di compromesso, visualizzarono fin da subito la possibilità di creare un obiettivo piccolo, leggero ed economico che, pur rinunciando ad aperture elevate e coperture angolari estreme, sarebbe stato possibile commercializzare come alternativa al classico 50mm standard, un trend che si sarebbe poi clamorosamente affermato molti anni dopo; nacque così il progetto dello Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5, il primo zoom standard dal prezzo abbordabile (per gli standard Nikon) e così compatto e leggero da sostituire il “cinquantino” senza pregiudicare la maneggevolezza dell’apparecchio.

Le linee guida della progettazione prevedevano il massimo contenimento dei costi, vincolando ai medesimi anche la tipologia di schema ottico, i vetri usati e la relativa meccanica, e i parametri di targa furono scelti con grande attenzione: l’apertura massima fu fissata in 1:3,5, inferiore a quella del Voigtlaender Zoomar ma ancora sufficiente per le situazioni fotografiche normali e mantenuta costante su tutta la copertura, e la gamma di focali fu contenuta in un’escursione 2x, esordendo con un valore equivalente alla diagonale del formato, 43mm; la scelta dell’intervallo 43-86mm rispondeva puntualmente alle reali necessità dell’utente non troppo specializzato, le cui immagini solitamente prevedevano soprattutto istantanee ricordo di soggetti umani come piccoli gruppi (per i quali la copertura leggermente superiore a quella del classico 50mm permetteva di finalizzare la foto anche in spazi circoscritti) o ritratti, perfettamente coperti dalla focale 86mm nonostante la messa a fuoco minima limitata ad 1,2 metri che impediva di fatto i primissimi piani.

La lungimiranza Nippon Kogaku in realtà fu ancora più stupefacente perché l’obiettivo, definito nel 1962, non venne inizialmente commercializzato come accessorio intercambiabile in attacco a baionetta Nikon F ma applicato come ottica fissa su una reflex compatta della serie Nikkorex, destinata a fotografi alle prime armi che desideravano un apparecchio “all in one”, semplice e pratico da usare ma anche in grado di fornire risultati certi e di buona qualità.

 

 

Questo apparecchio, lanciato alla Photokina di Colonia il 16 Marzo 1963, fu battezzato Nikkorex Zoom 35 e costituisce il primo esemplare di una categoria, le compatte tuttofare con zoom incorporato, che in tempi moderni ha letteralmente spopolato; naturalmente la Nikkorex non prevedeva dimensioni così minimali (in realtà gli ingombri non erano molto dissimili da quelli di una Nikon F) ma garantiva già in abbozzo le piacevoli caratteristiche che gli utenti tuttora ricercano in questa tipologia di apparecchi, come l’immediatezza d’uso e l’adattabilità a molte situazioni di ripresa senza aggiungere ulteriori accessori; nel caso della Nikkorex Zoom 35 fu adottato un otturatore centrale e tutte le regolazioni disponibili (sensibilità del film, aperture del diaframma, tempi di posa, selezione delle focali, messa a fuoco) erano predisposte sul barilotto dell’obiettivo e settate grazie ad una serie di ghiere allineate e a portata di dita.

 

 

La disponibilità sul mercato di un apparecchio destinato ad un vasto pubblico consumer equipaggiato con un obiettivo zoom di escursione universale entusiasmò subito gli importatori che puntualizzarono immediatamente questa innovativa caratteristica negli inserti pubblicitari dell’epoca come in questi due esempi, realizzati a cura dell’importatore Nikon statunitense.

 

 

Questo schema, ricavato da un’ampia recensione realizzata all’epoca dalla prestigiosa rivista nipponica Asahi Camera, mostra il prisma a specchi della Nikkorex Zoom 35 e anche la struttura ottica del suo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 visualizzata alle due focali estreme; già questo schema essenziale rivela come in questo zoom il cosiddetto gruppo trasfocatore (costituito dalle lenti L3, L4 ed L5) rimanga in realtà stazionario, mentre gli altri due moduli avanzano con corsa indipendente asincrona durante il passaggio da 43mm ad 86mm, mentre la messa a fuoco è gestita da un elicoide supplementare che allontana ulteriormente il doppietto anteriore: una struttura che semplifica al massimo la meccanica, finalizzando il contenimento dei costi previsto all’origine.

 

 

L’illustrazione dell’obiettivo ricavata dalla stessa recensione mostra chiaramente la serie di ghiere che, in sequenza, controllano messa a fuoco, focali, tempi di posa e diaframma; in quest’ultima è previsto anche il settaggio della sensibilità.

La grafica conferma anche come il gruppo trasfocatore L2 resti stazionario mentre tutto il resto del sistema ottico è mobile; la messa a fuoco è controllata dallo spostamento del gruppo L1, attuato in modo indipendente dalla sua corsa primaria gestita durante la variazione di focale.

 

 

La rivista Asahi Camera aveva anche realizzato un test di risolvenza, provando lo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 alle focali 43mm, 60mm e 86mm con le aperture 1:3,5 e 1:5,6; l’obiettivo è stato ottimizzato per fornire il massimo rendimento alle focali intermedie (e anche a coniugate più ravvicinate rispetto ad infinito, intorno ai 3 metri, considerando l’utilizzo preferenziale nella ripresa di persone) e infatti ai settaggi estremi di 43mm e 86mm troviamo ai bordi una risposta con mire ad orientamento tangenziale (perpendicolare alla semidiagonale di campo) decisamente più bassa rispetto a quella con orientamento sagittale (parallelo alla stessa semidiagonale), un comportamento che può indicare astigmatismo e anche aberrazione cromatica laterale, mentre a 60mm il rendimento, pur replicando queste caratteristiche, risulta migliore.

Si tratta quindi di un obiettivo progettato per la massima semplicità ed economia, accettando qualche compromesso qualitativo ai bordi sulle focali estreme, un problema in realtà non grave perché spesso il target di utenti tipico utilizzava l’obiettivo proprio alla focale intermedia e sconfinava nel suo range estremo solo in modo saltuario, ed eventualmente inquadrando un soggetto importante collocato al centro (più nitido rispetto ai bordi).

 

 

Questo ulteriore diaframma verifica la presenza di spostamento di fuoco al variare della lunghezza focale, monitorando le differenze a due differenti distanze; il focus shift appare contenuto, a testimonianza di una parafocalità che sottolinea l’accuratezza della complessione meccanica destinata a gestisce gli spostamenti micrometrici delle lenti; in ogni caso è sempre possibile rifocheggiare dopo ogni variazione di focale.

 

 

Dopo questo esordio lungimirante, a distanza di pochi mesi lo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 fu finalmente commercializzato anche in attacco Nikon F e in questo caso, per ridurre ulteriormente gli ingombri, l’organizzazione del barilotto originale fu completamente stravolta e venne adottato il sistema “one touch” già sfruttato sui precedenti zoom-Nikkor 85-250mm e 200-600mm, nel quale una singola ghiera gestisce la messa a fuoco (ruotando) e la variazione di focale (scorrendo longitudinalmente sul barilotto); in questo caso il concetto è stato estremizzato perché lo scorrimento della ghiera accorpa nel suo movimento tutto il cannotto anteriore e il relativo sistema di lenti, per cui zoomando a 43mm l’intero barilotto collassa su se stesso riducendo al minimo l’ingombro longitudinale; un’altra idea geniale prevedeva i classici indici di profondità di campo colorati definiti da coppie di linee incurvate e incise sul barilotto che permettevano di verificare i relativi valori a qualsiasi focale, leggendoli direttamente sulla scala di fuoco nel punto di intersezione con le curve corrispondenti al diaframma in uso.

Lo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 per Nikon F è quindi storicamente rilevante non solo perché fu il primo zoom standard compatto ed abbordabile ma anche perché definì un’estetica caratteristica ed inconfondibile che avrebbe poi connotato molti obiettivi Zoom-Nikkor prodotti in seguito, facendone quasi un marchio di fabbrica.

 

 

Naturalmente il nuovo 43-86mm intercambiabile suscitò nei distributori nazionali lo stesso entusiasmo, dal momento che la gamma coperta dalle ottiche Zoom-Nikkor, fino ad allora confinata nel campo dei teleobiettivi da 85mm a 600mm, accedeva ora a focali normali e addirittura leggermente grandangolari; notate come l’eccesso di entusiasmo abbia spinto il creativo a definire la focale da 43mm addirittura “medio grandangolare”, un epiteto che oggi verrebbe ascritto ad un 24mm…

 

 

Naturalmente lo Zoom-NIkkor 43-86mm 1:3,5 in attacco Nikon F veniva commercializzato nella classica confezione dorata che i Nikonisti ben conoscono.

 

 

Questa immagine, relativa a due esemplari prodotti intorno al 1971 e al 1978, ci permette di definire anche una sintetica tassonomia dell’obiettivo, sottolineando le principali modifiche estetiche introdotte durante i 19 anni in cui è stato prodotto; tralasciando dettagli secondari come piccole varianti nelle diciture, le principali configurazioni sono le seguenti:

– 1963 obiettivo originale, con cannotto anteriore satinato cromo, ghiera gommata con rilievi a diamante, dicitura Auto e Nippon Kogaku, antiriflessi singolo, schema ottico a 9 lenti

– 1971 come sopra, dicitura Nikon

– 1974 come sopra, trattamenti antiriflessi multiplo NIC (dicitura .C), cannotto anteriore nero

– 1976 come sopra, scompare la dicitura Auto, nuovo schema ottico a 11 lenti

– 1977 come sopra, obiettivo con montatura Ai, ghiera gommata con rilievi rettangolari

– 1980 (?) come sopra, indici colorati della profondità di campo ridotti da 6 a 3 e palpebra antiriflessi posteriore modificata

In totale sono stati prodotti oltre 430.000 esemplari, a testimonianza del successo arriso ad un obiettivo nato da principi informatori logici; il suo naturale successore, per escursione, compattezza, buone prestazioni e prezzo abbordabile, si può considerare il Nikon Lens Series E Zoom 36-72mm 1:3,5.

E’ molto importante puntualizzare che lo schema ottico non è stato mantenuto invariato nei 19 anni di produzione e quindi esistono due distinte generazioni di 43-86mm, scandite nel 1976 dal passaggio ad uno schema strutturalmente simile (e mantenuto per non modificare il barilotto creato appositamente per le sue esigenze) ma caratterizzato da 11 lenti anziché 9 e otticamente più corretto.

La “versione B” riveduta e corretta è quasi una tradizione negli Zoom-Nikkor di prima generazione; infatti, considerando gli storici progetti di Higuchi e Nakamura, l’85-250mm 1:4-4.5 è stato ricalcolato e trasformato in 85-250mm 1:4 ad apertura fissa, il 200-600mm 1:9,5-10,5 ha subìto la stessa sorte, diventando un 200-600mm 1:9,5, il famoso 80-200mm 1:4,5 è stato ricalcolato passando da 15 lenti a 12, il 50-300mm 1:4,5 è stato profondamente rivisto, riducendo le lenti da 20 a 15, introducendo un elemento a bassa dispersione e dando vita alla versione ED; infine, il 35-70mm 1:3,5 fu ricalcolato, riducendo l’attacco filtri da 72mm a 62mm e prevedendo una posizione macro; alla luce di tutto questo anche il 43-86mm, peraltro caratterizzato inizialmente da prestazioni non eccezionali, non poteva esimersi da un nuovo calcolo ottico che ne ha mantenuto invariate le caratteristiche di targa ma migliorato decisamente il rendimento ai bordi del campo.

 

 

Queste schede originali Nippon Kogaku mostrano chiaramente lo schema ottico originale, con un doppietto anteriore di ampio diametro, un gruppo trasfocatore a 3 lenti e un relay lens posteriore costituito da 4 elementi singoli; il testo esplicativo è molto interessante perché conferma come le massime prestazioni dell’obiettivo vengano fornite alla focale intermedia di 60mm e ad una coniugata finita di 3m, come anticipato; pertanto, magari chiudendo anche il diaframma al valore ottimale 1:8, questa è la configurazione d’uso da sfruttare quando vogliamo spremere il 100% del suo potenziale; il testo suggerisce anche di focheggiare ad 86mm, ricomponendo poi la scena su una focale più corta, per sfruttare la ridotta profondità di campo alla focale massima che agevola la regolazione, tuttavia la ghiera one-touch richiede concentrazione perché è facile ruotarla inavvertitamente mentre la si fa scorrere, compromettendo il fuoco corretto.

Naturalmente la scheda sottolinea la grande leggerezza e compattezza dell’obiettivo che consentono la massima trasportabilità e mobilità; in effetti il 43-86mm primo tipo misura solo 78mm di lunghezza per 65mm di diametro e pesa solamente 410g, valori molto favorevoli considerando lo standard medio dei Nikkor del tempo, e anche l’attacco filtri utilizza il classico filetto standard da 52×0,75mm adottato da molti obiettivi della casa.

 

 

Questa scheda proviene dal dealer’s sales manual statunitense e mostra il nuovo obiettivo in configurazione Ai, equipaggiato col secondo schema ottico ad 11 lenti in 8 gruppi e una livrea più aggressiva, completamente nera e con antiriflessi multistrato; la nuova versione, collassata a 43mm, risulta addirittura leggermente più compatta (73mm di lunghezza dalla battuta della baionetta, 5mm in meno del modello precedente) mentre il peso passa a 450g, un leggero incremento principalmente dovuto al più complesso schema ottico.

Anche in questo caso vengono sottolineate la leggerezza e la compattezza dell’obiettivo, assieme alla possibilità di focheggiare e variare la focale simultaneamente, velocizzando le operazioni (in realtà più facile a dirsi che a farsi); è interessante notare come, nel tempo, si sia mitigata la definizione associata ai 43mm e 53° di campo dell’obiettivo: siamo infatti passati dal reboante “medium-wideangle” dei primi advertising anni ’60 al più realistico “semi-wideangle” riportato nella scheda del 1971 relativa al primo tipo, correggendo definitivamente il tiro in “normal” in quella di fine anni ’70 riferita al nuovo modello!

 

 

Lo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 secondo tipo appare anche in questo opuscolo pubblicato in Italia nel 1977 a cura di Cofas S.p.A. e destinato a descrivere la prima generazione di ottiche con interfaccia Ai appena comparsa sul mercato; come suggerito dal testo, a distanza di 15 anni dalla sua concezione quest’obiettivo mantiene ancora intatto il suo plusvalore di perfetto sostituto dell’obiettivo normale, un trend che si diffonderà fino a cancellare l’inveterata tradizione di commercializzare i corpi reflex con un normale da 50mm in dotazione standard.

 

 

I due obiettivi presentano una struttura molto simile; nella grafica l’anno 1977 indica il passaggio alla nuova versione Ai ma in realtà lo schema ottico aggiornato fu applicato qualche mese prima, nel 1976, ad obiettivi che utilizzavano ancora la vecchia montatura priva di tale interfaccia al simulatore del diaframma, idealmente in un range di matricole compreso fra 800.000 e 810.000; l’obiettivo nella configurazione presente al momento del passaggio ad un nuovo schema ottico andrebbe teoricamente catalogato come “serie K”, denominazione che per consuetudine indica i Nikkor precedenti alla serie Ai ma già dotati di ghiera di messa a fuoco gommata e caratteristiche estetiche già simili alla futura linea.

 

 

Come si può osservare in dettaglio, il nuovo schema ottico fu effettivamente concepito nel segno della continuità, mantenendo il modulo trasfocatore (il gruppo di lenti alle spalle del modulo anteriore di grande diametro) in posizione fissa che caratterizzava il modello originale e anche un relay lens posteriore con le stesse caratteristiche; le migliorie riguardano il doppietto anteriore, col raggio di curvatura nel piano di incollaggio che diventa positivo e un nuovo elemento singolo aggiunto, e la seconda lente del relay posteriore, ora trasformata in un doppietto; apparentemente queste modifiche furono indirizzate soprattutto a migliorare la correzione dell’aberrazione cromatica ma sicuramente tutto il bilanciamento complessivo ne ottenne benefici.

Come già anticipato, questo diffuso obiettivo fu calcolato da Takashi Higuchi e anche lo schema ottico migliorato e introdotto nel 1976 venne sviluppato dallo stesso progettista; purtroppo in entrambi i casi non è disponibile il brevetto definitivo corrispondente al modello di produzione ma solamente un embodiment intermedio che incarna i principi basilari del progetto e che venne poi perfezionato ulteriormente in separata sede per la versione definitiva.

 

 

Il progetto che diede origine al primo schema a 9 lenti fu presentato da Higuchi-San per la registrazione del brevetto giapponese il giorno di Ferragosto del 1961 e la miglioria brevettata consisteva nel superamento del classico schema a 2 gruppi mobili, nel quale l’intera struttura dell’obiettivo è suddivisa in un modulo anteriore, complessivamente divergente, ed uno posteriore, complessivamente convergente, che si muovono distanziandosi o avvicinandosi reciprocamente durante la variazione di focale: in questo caso il progettista introdusse un terzo gruppo centrale fisso divergente e due gruppi esterni mobili, convergenti, che avanzano e arretrano simultaneamente rispetto al modulo fisso.

Nel brevetto è presente anche un embodiment semplificato a 7 lenti; nonostante il diktat che imponeva la massima economia produttiva, il disegno di uno zoom con così pochi elementi ha imposto l’adozione di due vetri lanthanum Crown LaK13 agli ossidi delle Terre Rare per le lenti L4 ed L5.

 

 

Il calcolo del secondo schema ottico ha previsto invece una gestazione molto lunga, dal momento che l’archetipo dal quale venne ricavato fu presentato da Higuchi per la registrazione del brevetto giapponese addirittura il 21 Giugno 1967, oltre 9 anni prima; in questo embodiment si nota chiaramente il nuovo gruppo anteriore evoluto mentre il relay lens posteriore risulta difforme dal modello di produzione del 1976; in realtà l’esemplare presente nel brevetto prevede un flottaggio dei moduli decisamente differente rispetto ai 43-86mm di produzione, dal momento che in questo caso i gruppi di lenti sono 4 e distribuite secondo la classica struttura degli Zoom-Nikkor a compensazione ottica del fuoco: modulo focalizzatore, modulo trasfocatore, modulo compensatore del fuoco e relay lens; in questo caso il primo e il quarto gruppo rimangono fissi, la variazione di focale è introdotta dal secondo e la compensazione simultanea di fuoco dal terzo, uno schema che mantiene costante le dimensioni del gruppo ottico a qualsiasi focale.

 

 

Osservando i brevetti originali e gli schemi definitivi, possiamo notare che nel primo tipo lo schema è concettualmente conforme e le migliorie consistono nella trasformazione di due lenti singole in doppietti collati, per aumentare le variabili di correzione, mentre nel secondo caso Higuchi ha adattato i primi due moduli del secondo brevetto allo schema originale dello Zoom-Nikkor 43-86mm, mantenendo la configurazione a 3 soli gruppi dei quali in secondo stazionario e gli altri due mobili; in questo modo è stato possibile utilizzare la stessa concezione meccanica del barilotto precedente e mantenere l’apprezzata caratteristica di collassare alla focale minima, riducendo l’ingombro; il relay lens posteriore ereditato dal primo schema a 9 lenti è stato comunque implementato creando il già citato doppietto collato che va a sostituire la seconda lente singola del tipo precedente.

Lo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 è stato un obiettivo molto importante per vari aspetti; ha svolto la funzione di trendsetter, sdoganando il concetto di zoom economico, piccolo, leggero e con escursione universale da utilizzare diffusamente in luogo del classico 50mm a focale fissa, anticipando di decenni tendenze che poi si sono puntualmente affermate, e ha definito stilemi estetici che hanno fatto scuola, influenzando il design esterno di un’intera generazione di obiettivi a focale variabile; per i fotografi targati Nikon è stata una rassicurante nave scuola che ha introdotto alle delizie della focale variabile anche chi non poteva affrontare l’oneroso impegno economico richiesto da altri Zoom-Nikkor; la sua qualità ottica, come detto, è ottimizzata a focali e distanze intermedie e sicuramente il rendimento ai settaggi estremi della gamma mostra il fianco alle corrispondenti focali fisse, tuttavia anche la qualità del primo tipo è stata riconosciuta sufficiente dalla U.S. Navy che, a metà anni ’60, commissionò alla Nippon Kogaku un kit da utilizzare per effettuare riprese a mano libera dai suoi velivoli: questo set era rubricato come Nikon F U.S. Navy KS-80A e prevedeva un corpo Nikon F con pentaprisma semplice, un motore F36 modificato e munito di un’impugnatura anatomica con grilletto di azionamento e un obiettivo Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5 dotato di una forchetta che bloccava la messa a fuoco ad infinito, impedendo di modificarla involontariamente variando la focale: un riconoscimento prestigioso ad un obiettivo umile ma significativo.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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