Nikon Servo-EE DS per Nikon F2

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; dopo il pezzo generale sulla genesi e la sistematica della Nikon F2 scritto in occasione del 50° anniversario dalla sua introduzione (1971-2021) intendo dedicare altri articoli di approfondimento a questa storica fotocamera e al suo notevole sistema di accessori; il contributo odierno è interamente focalizzato sui dispositivi Servo-EE Nikon DS, ovvero quei servo-motori interfacciati all’esposimetro del mirino Photomic e accoppiati alla ghiera per i diaframmi dell’obiettivo Nikkor che consentivano alla F2, fotocamera completamente meccanica, di trasformarsi in un apparecchio automatico a priorità di tempi, dal momento che il Servo-EE provvedeva fisicamente a ruotare la ghiera del diaframma fino a centrare la corretta esposizione indicata dal Photomic grazie alla propulsione fornita da un motore elettrico.

 

 

I Servo-EE Nikon DS si applicavano sul fianco sinistro della fotocamera, vennero realizzati solamente per il modello F2 e accoppiati a quest’ultimo apparecchio davano vita ad un’estetica un po’ bizzarra e assolutamente inconfondibile.  

 

 

Pur se basato su una tecnologia abbastanza primitiva, il Servo-EE Nikon DS prevedeva una struttura indubbiamente complessa, nella quale componenti meccanici, elettrici ed elettronica della prima ora doveva convivere in un delicato equilibrio, concretizzando la magia di trasformare in apparecchio automatico una fotocamera completamente meccanica come un cronografo Zenith, un miracolo reso possibile anche e soprattutto dall’elevato standard produttivo e dalle ridottissime tolleranze tipiche dei prodotti Nikon. Per la Nikon F vennero realizzati 5 mirini esposimetrici Photomic, tuttavia i servomotori EE tipo DS vennero destinati solamente a 3 di essi; vediamo quali.  

 

 

Il primo modello è il DS-1 e fu progettato per il Photomic DP-2 che equipaggiava la Nikon F2S, presentata nel Marzo 1973 e prodotta fino alla primavera 1977; questo mirino prevede infatti un elemento di interfaccia sporgente sul fianco sinistro della fotocamera che provvedeva all’accoppiamento elettrico fra Servo-EE DS-1 e mirino Photomic DP-2. Il DS-1 veniva applicato inserendo una forchetta nella slitta porta-accessori laterale (previo sollevamento del nottolino di riavvolgimento film) ed era assicurato in posizione da una filettatura posteriore che si avvitata su quella omologa presente attorno alla presa di sincronizzazione per il cavo del lampeggiatore; nella parte anteriore/inferiore del mirino DP-2 è anche presente una camma che viene spostata dal DS-1 quando è predisposto per il funzionamento in automatismo e che svincola elementi meccanici interni per facilitare tali operazioni.  

 

 

Il secondo Servo-EE prodotto da Nikon fu il DS-2 destinato al mirino Photomic DP-3 montato sulla Nikon F2SB, apparecchio commercializzato solamente dal 1976 al 1977; anche in questo caso valgono le identiche considerazioni già condivise per il corpo macchina precedente.    

 

 

Il terzo ed ultimo tipo fu il Nikon DS-12, a sua volta concepito per il Photomic DP-12 della Nikon F2AS, il modello definitivo prodotto dal 1977 al 1980; interfaccia elettrica e sistema di fissaggio rimangono quelli già visti però il nuovo accoppiamento alla ghiera del diaframma di tipo Ai introdotto nel 1977 eliminò dal Photomic la serie di complessi rinvii meccanici per il simulatore del diaframma che prendevano il moto dalla forchetta semicircolare avvitata sull’obiettivo, pertanto nel DP-12 scompare la camma destinata al Servo-EE che svincolava componenti di tali dispositivi, non più presenti nel nuovo mirino.

La gamma dei Servo-EE Nikon è quindi composta dai 3 modelli DS-1, DS-2 e DS-12 e teoricamente l’arrivo sul mercato coincise con la commercializzazione della Nikon F2S Photomic DP-2, nell’anno 1973; in realtà la Nippon Kogaku stava già ragionando su un mirino con maggiore sensibilità di lettura nelle basse luci e possibilità di interfaccia ad un servomeccanismo del genere ancora prima di presentare ufficialmente il nuovo sistema F2 alla Photokina 1971: prova ne sono alcune immagini promozionali che illustrano una F2 munita di Photomic DP-2 e Servo-EE DS-1 con caratteristiche anomale rispetto alla serie, rivelando quindi come esistessero prototipi funzionali ben prima dell’introduzione formale.  

 

 

Ad esempio, questa fotografia risale al 1971 (anche la matricola dell’esemplare nuovo fiammante di Zoom-Nikkor 80-200mm 1:4,5 primo tipo a 15 lenti montato in macchina è della primavera di quell’anno) e come si può facilmente osservare sia il mirino DP-2 che il Servo-EE DS-1 presentano differenze rispetto alla configurazione nota: nel mirino compare un settore con pulsante cromato verticale che arriva quasi al comando di scatto della fotocamera mentre il DS-1 mostra un’estetica grezza e senza le tipiche finiture proprie della versione di produzione.    

 

 

Anche questa seconda immagine ad uso interno venne realizzata nel 1971 (la matricola del Nikkor-S Auto 50mm 1:1,4 montato in macchina è a sua volta della primavera di tale anno) ed illustra una F2 con motore, dorso bulk ad alta capacità, mirino Photomic tipo DP-2 e Servo-EE DS-1; nell’immagine mirino e dispositivo per l’automatismo del diaframma sono nuovamente gli esemplari prototipici visti in precedenza e si può notare ancora meglio la struttura ausiliaria con pulsante cromato presente nel Photomic (che non ha riscontro nella serie) e dettagli del Servo-EE prototipo, con la già citata assenza di finiture e anche il particolare collare di ampio spessore che cinge la ghiera del 50mm Nikkor, poi modificato negli esemplari di produzione.    

 

 

Anche in questa brochure ufficiale diffusa quando la F2S Photomic DP-2 era già in produzione, quindi dopo il 1973, per le illustrazioni è stata utilizzata la fotografia di un corpo che molta il mirino e il Servo-EE prototipo; nella foto in basso con la gamma di mirini si può osservare come nel fianco del DS-1 compaiano una serie di comandi differenti rispetto alla serie, mentre la superficie frontale lucida e spoglia rispetto al modello di produzione è nuovamente in evidenza.

SI può quindi argomentare che il mirino DP-2 e il Servo-EE DS-1 fossero già sviluppati e in fase di sperimentazione quando il sistema F2 venne presentato al mondo e che poi l’azienda abbia incontrato difficoltà nella messa a punto finale che hanno impedito di commercializzarli fin da subito e imposto di attendere fino alla primavera 1973. 

 

 

In questa immagine promozionale del 1974 compaiono invece il mirino DP-2 e il Servo-EE DS-1 in configurazione definitiva; notate come quest’ultimo accessorio presenti lo sbalzo in rilievo che raccorda il tappo batterie con la vite di fissaggio e la finitura a listelli orizzontali tipici del modello di produzione e che invece mancavano nel prototipo.    

 

 

Il Servo-EE costituiva una primizia molto attraente, sebbene anche Canon avesse nel frattempo proposto per la sua professionale F1 un mirino equipaggiato con un dispositivo analogo, e la stampa specializzata non tardò ad interessarsi a questo particolare strumento, come in questo stralcio giapponese dell’epoca nella quale compare una F2S con Servo-EE DS-1 e anche il motore professionale MD-2 e il dorso bulk ad alta capacità, tutti pezzi che concretizzavano ad  un aspetto intimidatorio e ispirarono il nickname “Panzerkamera” affibbiato a queste Nikon professionali brulicanti di accessori.    

 

 

In questa pubblicazione nipponica dello stesso periodo compaiono anche i complementi di corredo del DS-1, elementi che descriveremo poi in dettaglio.  

 

 

Con l’arrivo della F2SB con mirino Photomic DP-3, nel 1976, le radicali modifiche all’elettronica di bordo e la necessità di correggere qualche sbavatura del DS-1 seguendo le indicazioni degli utenti portarono all’arrivo del nuovo Servo-EE DS-2, prontamente recensito dalla stampa nipponica del settore.

 

 

L’avvento della nuova interfaccia Ai al simulatore del diaframma introdotta nel 1977 portò nei mirini Photomic una piccola rivoluzione, dal momento che per la trasmissione dell’informazione del diaframma non si utilizzava più una presa di forza centrale con la relativa e complessa cascata di rinvii meccanici alla resistenza FRE ma si utilizzava una piccola camma di nuova concezione, pertanto per il nuovo Photomic ad alta sensibilità DP-12 della Nikon F2AS si rese necessaria la progettazione del nuovo Servo-EE DS-12, concepito per assecondare le nuove esigenze meccaniche del mirino; nonostante nel frattempo fossero stati presentati corpi Nikon con automatismo nativo come le Nikkormat EL (1972), Nikormat ELW (1976) e Nikon EL2 (1977), il fascino del Servo-EE elettromeccanico per Nikon F2 rimaneva intatto e le brochure dedicavano tanto spazio a questo dispositivo e alla sua linea di accessori, come nel caso di questa versione per il mercato tedesco.  

 

 

Anche questa brochure giapponese della Nikon F2AS mette in bella evidenza la disponibilità del relativo DS-12. Ai tempi della Nikon F2AS l’importatore statunitense realizzò un completo catalogo dedicato alla F2 e destinato ai rivenditori autorizzati del territorio federale che lo utilizzavano come utile database di informazioni per rispondere alle domande dei clienti; tale documento prevedeva anche una sezione molto dettagliata di 3 facciate dedicata al Servo-EE DS-12 che riproduco integralmente a seguire.    

 

 

Nella prima pagina viene illustrato il montaggio del DS-12, sollevando il nottolino di riavvolgimento ed inserendo la forchetta posteriore nella slitta porta-accessori, calzando contemporaneamente il grande anello attorno allo sbalzo della baionetta Nikon F; nell’immagine la fotocamera è senza mirino perché la camma Ai del Photomic, visibile nella foto in basso al centro sotto la sigla “AS”, interferirebbe col passaggio del collare, tuttavia basta sollevarla e bloccarla in alto temporaneamente come quando si utilizzano obiettivi non Ai per consentire il passaggio dell’elemento senza rimuovere anche il mirino; dopo aver montato l’obiettivo accoppiandolo correttamente (vedremo poi come), per finalizzare la funzionalità del DS-12 è necessario ruotare il selettore in basso portandolo dalla posizione “M” ad “A” (mentre, per smontare l’obiettivo occorre premere il suo pulsante coassiale e riportarlo da “A” ad “M”, frizionando quindi il disco girevole rispetto al rinvio del motore).  

 

 

La seconda facciata riporta molte informazioni, fra le quali spicca una interessante: la presa di sincronizzazione flash riportata sul frontale (ricordo che quella originale è coperta dal dispositivo) non è stata aggiunta per improbabili utilizzi assieme ad un lampeggiatore ma per sincronizzare il funzionamento con speciali dorsi data Nikon MF10 ed MF-11, in vista di sofisticati utilizzi per sorveglianza remota e documentazione. La ricca sequela di dati ci informa che il DS misura 106mm di larghezza, 95,5mm di altezza, 71,5mm di spessore e pesa 230g; è interessante osservare che il DS-12 può funzionare con tutti i tempi garantiti dalla F2 in condizioni standard o in combinazione con l’autoscatto, quindi da 1/2000” a 10” interi, tuttavia l’accoppiamento consentito nella sequenza delle aperture di diaframma va solamente da 1:1,2 ad 1:16, mentre il relativo Photomic DP-12 si spinge da 1:1,2 ad 1:32, e anche l’intervallo di luminanza coperto dal DS-12 è più ristretto rispetto a quello del performante mirino: infatti il DP-12 lavora in un intervallo compreso fra -2 EV e 17 EV, mentre il Servo-EE DS-12 spazia solamente fra 0 EV e 17 EV, perdendo quindi 2 f/stop nelle basse luci: questo significa che l’accoppiamento minimo parte da 2” ad apertura 1:1,4, mentre l’esposimetro in sé garantirebbe 8” ad 1:1,4; naturalmente si può usare il DS-12 anche con tempi più lunghi fino a 10”, tuttavia in questo caso per rispettare il limite inferiore di accoppiamento del dispositivo sarà necessario utilizzare aperture di diaframma più chiuse (come 1:2 a 4”, 1:2,8 a 8” e 1:3,5 a 10”). Se invece premiamo il pulsante del selettore di funzione portandolo su M, pur restando montato in macchina il servo-EE DS viene disabilitato meccanicamente ed elettricamente, quindi si può tornare ad una esposizione manuale convenzionale, ruotando direttamente la ghiera del diaframma e sfruttando i limiti di accoppiamento originali del mirino DP-12, cioè aperture fino ad 1:32 e luminosità fino a -2 EV. Il documento fa anche riferimento ad una completa gamma di accessori, peraltro già presenti e disponibili fin dal 1973 col primo DS-1; vediamo in dettaglio di cosa si tratta.  

 

 

In sostanza il Servo-EE Nikon DS era supportato da 3 differenti tipi di alimentazione, con batteria ricaricabile al Nickel-Cadmio, con batterie a secco tipo “C” ad alta capacità e con alimentazione a rete; vediamo ora un organigramma del sistema con i relativi elementi legati al servomeccanismo del diaframma.    

 

 

Il Servo EE tipo DS (3) poteva essere riposto nella custodia rigida DS-1H (4); normalmente era alimentato da una batteria NiCd tipo DN-1 posta al suo interno (5) e che veniva ricaricata grazie al caricabatterie rapido alimentato a rete DH-1 (6); in alternativa si poteva rimuovere la batteria e il relativo coperchio ed applicare al suo posto il corrispondente terminale del cavo MD-1 (2); questo cavo poteva attingere l’alimentazione sia dal porta-batterie DB-1 (1), equipaggiato con elementi a secco, sia dall’alimentatore a rete MA-4 (7); queste opzioni garantivano il funzionamento in qualsiasi condizione di esercizio.

 

 

Questo ulteriore schema illustra il mirino Photomic DP-12 e il Servo-EE DS-12 ma è parimenti valido con le accoppiate DP-3 / DS-2 e DP-2 / DS-1; la batteria DN-1 era costituita da 3 pastiglie al Nickel-Cadmio da 1,2v sovrapposte in serie e fissate da un in involucro plastico, una configurazione utilizzata per lungo tempo nelle batterie tampone di sistemi elettronici, e la capacità era di 400 mAh; il carica-batterie rapido DH-1 accoglieva la batteria DN-1 e la portava all’80% della carica in 3 ore, mentre un selettore posteriore permetteva di adattarlo alle varie tensioni di rete in uso; il cavo di alimentazione allungabile DM-1 prevedeva un terminale che prendeva letteralmente il posto della batteria DN-1 e del suo tappo a vite e all’altro capo prevedeva una spina compatibile con 2 fonti di alimentazione: il porta-batterie DB-1, che conteneva quattro grosse batterie “torcia” tipo “C” con elevata autonomia, oppure il grosso alimentatore a rete MA-4 che garantiva un output illimitato.  

 

 

In questa immagine sono illustrati i Servo-EE DS-1 e DS-12 con il carica-batterie DH-1, una batteria originale DN-1 e sostituti equipollenti di produzione più recente; la batteria originale era fornita da Yuasa e le versioni recenti di terze parti utilizzano pastiglie da 280 mAh, quindi di capacità inferiore rispetto alle originali da 400 mAh. Osservando l’estetica del DS-1 del 1971 (in alto) e quella del successivo DS-12 del 1977, si nota come nel primo modello il rivestimento con texture simile alla pelle sia limitato al tappo del vano batterie e alla ghiera di fissaggio e il resto del corpo prevede una copertura a righe parallele, mentre nel modello più recente la finitura che imita la pelle è estesa ad ogni superficie; altre differenze di design riguardano il tappo e la vite di blocco, con settore liscio perimetrale di maggiore ampiezza e zigrinature periferiche differenti nel vecchio DS-1 (queste caratteristiche estetiche del primo DS-1 le troviamo anche nel DS-2 del 1976)-

Per quanto concerne il montaggio dell’obiettivo, la procedura con i modelli DS-1 / DS-2 e con il successivo DS-12 per ottiche Ai è radicalmente differente: i primi 2 modelli utilizzano come presa di forza la forchetta che funge anche da accoppiamento all’esposimetro della macchina, e per montare un obiettivo sui modelli DS-1 o DS-2 occorre: –  qualora non si trovi già su questa posizione, premere il pulsante centrale del selettore di funzione per farlo scattare su “M”, mettendo a frizione la rotazione dell’anello di accoppiamento; – ruotare manualmente la culla per la forchetta fino ad ore 2, in coincidenza del punto di fede per il montaggio dell’obiettivo (arrivando alla configurazione visibile in foto); – posizionare il diaframma dell’obiettivo ad 1:5,6 per collocare la forchetta in posizione centrale davanti al punto di fede per il montaggio; – applicare l’obiettivo; la forchetta della sua ghiera si troverà esattamente davanti alla culla del Servo-EE DS, accoppiandosi con il disco girevole del dispositivo; – dopo aver bloccato a fondo corsa l’obiettivo è necessario ruotare manualmente la ghiera del diaframma fino alla massima apertura per trasferire questo dato al Photomic e permettergli esposizioni corrette; – spostare il selettore di funzione su “A”; i Servo-EE DS-1 e DS-2 sono ora pronti a funzionare.

Per utilizzare il DS-12 è invece necessario: – qualora non si trovi già su questa posizione, premere il pulsante centrale del selettore di funzione per farlo scattare su “M”, mettendo a frizione la rotazione dell’anello di accoppiamento; – afferrare la piccola forchetta di accoppiamento che si trova a sinistra del disco anteriore e spingerla verso l’alto fino al suo fondo-corsa (arrivando alla posizione visibile in foto); – ruotare la ghiera del diaframma sull’obiettivo tipo Ai fino a portarla al valore più aperto; – montare l’obiettivo in macchina; con questo assetto un pin sporgente dalla ghiera del diaframma ed introdotto nel 1977 con i Nikkor Ai va a calzare dentro la piccola culla del DS-12, accoppiando la ghiera al medesimo; – spostare il selettore di funzione su A; il Servo-EE DS-12 è ora pronto a funzionare.

Tornando alle batterie, quelle originali sono ovviamente ormai incapaci di caricarsi e fornire alimentazione, tuttavia si trovano ancora in giro unità tampone NiCd da 3,6v di foggia simile; queste ultime prevedono di solito una coppia di linguette saldate sulla superficie esterna ma è facile rimuovere e limare il punto di saldatura per tornale alla configurazione necessaria al Servo-EE. Considerazione personale: i Servo-EE tipo DS-1 e DS-2 possono funzionare sia con obiettivi Nikkor tipo “F” o “K” prodotti dal 1959 al 1976 (per i quali i relativi mirini Photomic sono stati concepiti), sia con i successivi obiettivi Ai ed AiS creati dal 1977 in poi, dal momento che questi ultimi sono ancora equipaggiati con la vecchia forchetta sulla ghiera del diaframma che funge sia da interfaccia all’esposimetro dei Photomic DP-1 e DP-2 che da presa di forza per i Servo-EE DS-1 e DS-2, mentre il dispositivo DS-12 per Nikon F2AS può utilizzare solo le ottiche Ai ed Ais create dal 1977 in poi perché i modelli precedenti non prevedono il pin sulla ghiera del diaframma utilizzato come presa di forza da quest’ultimo Servo-EE; pertanto, dal punto di vista della compatibilità transgenerazionale, i primi 2 modelli si possono considerare più versatili. Vediamo ora nel dettaglio la nomenclatura del dispositivo Nikon DS.    

 

 

In questa immagine è illustrato un DS-2 per Nikon F2SB, tuttavia con rari distinguo la descrizione è valida per tutti i modelli. Nella parte anteriore del top, accanto alle interfacce elettriche con la protuberanza del Photomic, è presente una piccola lampadina con apertura circolare che funge da riscontro per il test batterie (è utile specificare che quando è montato sulla macchina e in funzione, il DS disabilita le 2 batterie da 1,5v della F2 e provvede direttamente ad alimentare anche il mirino Photomic); sul frontale troviamo un ampio disco girevole per avvitare il DS alla filettatura del synchro flash e il tappo a vite del vano batterie, la cui sagoma cilindrica caratterizza il corpo principale; nella parte inferiore troviamo il fondamentale selettore “A – M” con pulsante di sblocco e la presa di sincronizzazione (assente nel DS-1 e aggiunta nei DS-2 e DS-12); nella parte sinistra è presente il grande collare coassiale alla baionetta del corpo macchina con il relativo disco girevole e il sistema di interfaccia alla ghiera del diaframma (come visto, tramite la forchetta superiore nel DS-1 e DS-2 e grazie ad un nuovo pin sporgente delle ottiche Ai nel DS-12); sul fianco interno, non visibili in foto, sono presenti i contatti di interfaccia al mirino mentre sul lato esterno, facilmente accessibile, troviamo un comando multi-funzionale che consente l’attivazione ad impulsi, il funzionamento continuo e il test batterie; infine, nella parte posteriore è visibile la robusta forchetta con scanalatura per la slitta porta-accessori, il rinvio della presa di sincronizzazione flash con filettatura di fissaggio, la sigla del modello e la relativa matricola.

 

 

Pur nella loro concezione ancora primitiva, questi dispositivi sono comunque dei gioiellini di precisione e la loro confezione è piuttosto complessa, come si può inferire da questi esplosi tecnici relativi al modello DS-12 che evidenziano l’elevato numero di minuscoli componenti coinvolti nella sua costruzione; nella valutazione complessiva dei Nikon DS occorre anche tener conto dell’elevata coppia necessaria per ruotare fisicamente e velocemente le ghiere meccaniche del diaframma negli obiettivi Nikkor, all’origine non certo progettate per agevolare tale funzione.  

 

 

Negli anni in cui erano in produzione, le riviste nipponiche effettuarono anche test funzionali sui Servo-EE Nikon DS per valutare la risposta esposimetrica complessiva; in questo documento ho raggruppato lo schema di funzionamento di un DS-2 abbinato al relativo Photomic DP-3 e i risultati di prove sul campo eseguite valutando la precisione esposimetrica di corpi Nikon F2S ed F2SB abbinati ai relativi dispositivi DS-1 e DS-2; le prove hanno valutato la correttezza dei valori in un intervallo luminoso compreso fra EV 2 ed EV 11 per il DS-1 e fra EV 1 ed EV 11 con il DS-2, ottenendo grafici di andamento analogo, con valori molto precisi nell’accoppiata F2SB + DP-2 e una leggera sovraesposizione costante nel binomio F2S + DS-1, probabilmente imputabile ad una particolare taratura del Photomic utilizzato; curiosamente è anche presente uno schema che mostra gli errori di risposta esposimetrici utilizzando un intero range di filtri che passano dal tono freddo del blu B12 a quello caldo del rosso R60; ovviamente queste ulteriori prove non chiamano in causa la funzionalità del Servo-EE ma sono comunque interessanti perché mostrano come il mirino esposimetro risponda in modo marcatamente differente alle diverse frequenze della luce, passando da una sovraesposizione di circa 1 f/stop con filtro blu ad una sottoesposizione che varia da circa 0,5 f/stop con filtro giallo chiaro a circa 1,5 f/stop con filtro rosso, definendo probabilmente un “passaggio a zero” con luce bianca convenzionale: lo strano di queste curve sovrapponibili ottenute con i Photomic DP-2 e DP-3 sta nel fatto che il primo utilizza elementi al solfuro di cadmio e il secondo fotodiodi al silicio, tecnologie completamente differenti che dovrebbero fornire anche una diversa risposta spettrale, mentre il comportamento con filtro di selezione caldo e freddo appare sovrapponibile. Vediamo ora qualche dettaglio ravvicinato di questi dispositivi.

 

 

 

Il comando multifunzione sul lato sinistro prevede un elemento girevole nero con pulsante cromato coassiale; se il punto bianco dell’anello esterno è allineato con quello nero del pulsante, il dispositivo risulta spento e l’automatismo meccanico può essere attivato temporaneamente premendo il pulsante stesso, vincolato ad una molla che lo riporta nella posizione iniziale interrompendo la pressione, per cui sollevando il dito il dispositivo si ferma; se invece premiamo il pulsante ruotando il disco esterno fino a posizionare la scritta “ON” davanti al punto nero, il Servo-EE passa a funzionamento continuo e provvede a correggere l’apertura ad ogni variazione di luminosità ambiente (ovviamente finchè tale intervento rientra nel range di aperture ammesso dal dispositivo o presenti sulla ghiera dell’obiettivo, oltre il quale occorre modificare manualmente il tempo di posa); riportando il selettore esterno col punto di fede bianco allineato a quello nero il pulsante si solleva nuovamente e il dispositivo si spegne; il selettore nero prevede anche una rotazione in direzione opposta, posizionando la scritta “CH” davanti al punto nero per accendere la spia di test batterie e verificarne la carica.  

 

 

Nella parte superiore sinistra del frontale è presente l’interfaccia con la protuberanza che sporge dal Photomic e il collegamento elettrico è garantito da questi due contatti con punta conica e supportati da piccolissime molle che consentono di adattare automaticamente la distanza di lavoro.  

 

 

Questa immagine mostra in dettaglio l’accoppiamento alla ghiera del diaframma sull’obiettivo Nikkor montato in macchina; nei modelli DS-1 e DS-2, creati quando le ottiche Ai non esistevano ancora e l’unica interfaccia con tale ghiera era la famosa forchetta avvitata accanto al valore 1:5,6, l’abbinamento diviene funzionale quando la forchetta dell’obiettivo calza di precisione nella culla solidale al disco girevole motorizzato; in questa immagine la culla si trova nella posizione idonea al montaggio, spostata manualmente davanti al punto di fede ad ore 2 per l’allineamento dell’obiettivo; il modello DS-12 utilizza invece questa piccolissima forchetta la cui relativa asola che ne definisce la corsa utile si trova a sinistra del collare frontale, all’incirca fra ore 8 ed ore 10, e per finalizzare il corretto accoppiamento occorre sollevarla manualmente fino al fondo-corsa superiore visibile in foto. Notate anche, contestualmente, come il rinvio elettrico per la presa di sincronizzazione del flash sia presente in tutti i modelli, compreso il primo DS-1 che tuttavia non prevede una nuova presa esterna sul frontale come gli altri.  

 

 

Questo dettaglio mostra il selettore frontale col relativo pulsante coassiale di sblocco; se il DS è in modalità operativa col punto bianco allineato su “A”, premendo il pulsante centrale la levetta scatta in posizione “M” e mette a frizione il disco che ruota la ghiera del diaframma, consentendo di smontare e montare un obiettivo o di esporre in modo tradizionale, ruotando la ghiera con le dita secondo le indicazioni visibili nel mirino del Photomic; spingendo nuovamente la levetta verso l’alto quest’ultima si blocca su “A” rendendo funzionale il servomeccanismo.

Nella stessa immagine si nota come nel DS-1 sia assente il rinvio con la presa di sincronizzazione, dettaglio che troviamo invece nei successivi DS-2 e DS-12; per completare il Servo-EE è opportuno avvitare su questa presa il tappo in plastica nera che solitamente protegge lo stesso elemento nel corpo macchina.  

 

 

 

Questo dettaglio mostra invece il caricabatterie DH-1 per l’elemento da 3,6v al Nickel-Cadmio DN-1; questo corpulento accessorio si caratterizza per una fattura impeccabile ed una complessione molto robusta; nella parte sinistra del frontale è prevista una sede per la batteria con relativo tappo mentre a destra una spia luminosa verde indica la corretta alimentazione a rete del dispositivo e un’altra di colore rosso informa che la batteria è sotto carica; allo spegnimento di quest’ultima la batteria è pronta per tornare nel Servo-EE. I Servo-EE Nikon DS-1, DS-2 e DS-12 sono quindi accessori molto intriganti che, al di là dei loro attributi funzionali, certo oggi non più impressionanti come un tempo, definiscono un plusvalore meno ovvio e che ho già sottolineato in altri articoli scritti in passato su questo tipo di accessori: in un ambiente che in 2 generazioni è passato dalla meccanica da orologeria all’elettronica di consumo più commerciale, con obsolescenze funzionali e di materiali accuratamente programmate, credo che questi dispositivi in qualche modo siano stati il massimo culmine di marea che la buona, vecchia tecnologia avrebbe dovuto raggiungere spingendosi in tale direzione, il giusto mix di rassicurante meccanica tradizionale e diavolerie moderne, certamente utili ma non dispiegate fino al punto di sconfessare e soggiogare il prezioso bagaglio di tradizioni sul quale attecchivano. Forse sono farneticazioni di una persona troppo romantica e idealista, ma ancora adesso mi si inumidiscono gli occhi vendendo un DS che movimenta elementi meccanici su una F2 col suo inconfondibile ronzio…

E Nikon già allora era in grado di fare ben altro mantenendo il tutto nel palinsesto di un prodotto tradizionale e sostanzialmente meccanico, come dimostra questo prototipo di AF-Nikkor 80mm f/4,5 autofocus del 1971!

 

   

 

 

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.      

 

 

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