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Nikon Nikkor-O Auto 50mm 1:1,2 A.R. 1:1,4 del 1963 per Oscilloscopi

NIKON NIKKOR-O AUTO 50mm 1:1,2 A.R. 1:1,4 del 1963 PER OSCILLOSCOPI, prototipo mai entrato in produzione e primo obiettivo del genere concepito da Nikon per il sistema F.

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; oggi faremo una interessante escursione in casa Nikon per descrivere un obiettivo assolutamente sconosciuto, un prototipo realizzato in singolo esemplare nel 1963 e conservato dalla stessa Nikon Corporation; si tratta del Nikkor-O 50mm 1:1,2 A.R. 1,4, un obiettivo concepito nel 1963 in una fase di alacre attività tesa ad incrementare nel più breve tempo possibile il parco ottiche della reflex professionale Nikon F e a coprire tutte le nicchie di utilizzo, anche quelle più specifiche e specializzate.

SI era infatti manifestata la necessità di riprodurre fotograficamente gli schermi degli oscilloscopi, introducendo problematiche inedite in quanto gli schermi erano di ridotte dimensioni, richiedendo quindi una ripresa insolitamente ravvicinata (pur mantenendo una buona planeità di campo per tenere a fuoco lo schermo sostanzialmente piatto) e, nel contempo, l’obiettivo impiegato doveva essere anche molto luminoso perché la luminosità dello schermo è flebile e le relative tracce si possono muovere rapidamente, richiedendo pertanto un tempo di posa breve per congelarne il movimento; era quindi necessario un obiettivo corretto nello specifico range ravvicinato ma, nel contempo, molto più luminoso rispetto al micro-Nikkor 55mm 1:3,5 da poco introdotto, per il quale tale specifico utilizzo risultava fuori portata.

Nel Gennaio 1962 era stato realizzato il primo prototipo del nuovo obiettivo standard luminoso destinato al sistema reflex, il celebre Nikkor-S Auto 50mm 1:1,4 che sarebbe entrato in regolare produzione dopo alcuni mesi (in sostituzione del Nikkor-S Auto 5,8cm 1:1,4 frettolosamente approntato per il lancio della Nikon F adottando per comodità una focale più lunga del solito) e che sarebbe diventato il normale “iconico” della Nikon F, parte integrante del suo mito; i suoi progettisti, Zenji Wakimoto e Yoshiyuki Shimizu, per soddisfare la nuova richiesta partirono da questa valida base ed operarono nel modo più pratico, semplice ed economico possibile, aggiungendo un’ottava lente nella parte anteriore e definendo in pratica uno schema Doppio Gauss ad 8 lenti con 2 menischi spaziati ad aria ad entrambi i lati del gruppo ottico e 2 doppietti collati adiacenti al diaframma, uno schema classico degli obiettivi superluminosi che, in casa Nikon, verrà utilizzato anche nel rarissimo TV-Nikkor 35mm 1:0,9 e che è stato sfruttato anche da altri fabbricanti, ad esempio per gli 85mm 1:1,2 Canon FD-L o Zeiss Planar Contax/Yashica.

In questo caso l’elemento convergente aggiunto nella parte anteriore sortiva molteplici effetti: incrementava la luminosità geometrica fino ad 1:1,2 e influiva sulla correzione complessiva dell’obiettivo come un sorta di “lente addizionale macro”, consentendo di effettuare riprese a distanza più ridotta rispetto al 50mm Nikkor standard; naturalmente, definendo il gruppo ottico, i progettisti hanno ottimizzato anche la planeità di campo, facilitati in questo compito dal ristretto range di rapporti di riproduzione richiesti: gli schermi degli oscilloscopi avevano dimensioni simili fra loro e quindi all’obiettivo veniva richiesto di lavorare solamente nel ristretto intervallo fra i rapporti di riproduzione 1:4 e 1:5,5, rendendo più semplice l’ottimizzazione.

Questa immagine illustra l’unico prototipo esistente con le relative caratteristiche: la montatura è molto simile a quella del classico Nikkor-S Auto 50mm 1:1,4 che è servito come base di partenza (lo specifico esemplare è privo della forcella di accoppiamento esposimetrica ma sono presenti i fori per il fissaggio); al barilotto è aggiunta una flangia che consente di applicare obiettivo e relativo apparecchio fotografico alla Nikon Oscillograph Record Camera mentre la ghiera del diaframma, curiosamente, riporta i due valori 1:1,2 e 1:1,4 accostati: la spiegazione è fornita dalle incisioni sulla ghiera frontale, la cui dicitura è Nippon Kogaku Nikkor-O Auto 1:1,2 A.R. 1:1,4 f=50mm; questa curiosa denominazione con due aperture massime distinte è una classica soluzione Nikon adottata quando per un obiettivo è escluso a priori l’impiego con messa a fuoco ad infinito, sfruttata ad esempio in ottiche telecentriche speciali per riproduzione 1:1 come i Repro-Nikkor: in pratica viene indicata l’apertura teorica dell’obiettivo (che è sempre misurata in configurazione di fuoco ad infinito, col tiraggio minimo possibile) e, di seguito, anche l’apertura fotometrica effettiva T= (indicata con A.R.) effettivamente disponibile ai rapporti di riproduzione ravvicinati ai quali l’obiettivo è destinato: nel caso dei Repro-Nikkor per duplicazione di originali ad ingrandimento 1:1, l’obiettivo è teoricamente un f/1,0 ma l’utilizzo ad 1:1 sottrae 2 f/stop alla luminosità teorica e quindi l’ottica, nelle reali condizioni di utilizzo, è in effetti un T=2,0, e infatti – in certe versioni – anche la relativa scala dei diaframmi è già scalata all’origine partendo dal valore 2, sebbene a coniugate di infinito l’obiettivo sarebbe un f/1,0; alla stessa stregua, questo Nikkor-O 50mm per oscilloscopio può operare solamente nell’intervallo di coniugate ravvicinate 1:4 – 1:5,5 e in questa configurazione di fuoco l’apertura T= effettiva non è più 1:1,2 bensì 1:1,4 e quindi viene a sua volta indicata nei dati di targa e sulla scala dei diaframmi.

La ghiera di messa a fuoco è analoga a quella del 50mm standard, tuttavia sono assenti i riferimenti colorati per la profondità di campo (comunque poco utili nel momento in cui il soggetto tipico è uno schermo piatto) e le varie distanze sono sostituite da una breve scala in valori percentili, compresi fra 18% e 25%; questi riferimenti – un po’ logorroici da comprendere – indicano in percentuale la dimensione del negativo 24x36mm impiegato nella fotocamera rispetto a quella dello schermo fotografato; ad esempio, ad 1:4 il negativo è 4 volte più piccolo dello schermo (25%), valore che passa a 5,5 volte al rapporto 1:5,5 (18%); al massimo rapporto ammesso di 1:4 l’obiettivo inquadra un soggetto di 14,4×9,6cm.

La ghiera dei diaframmi è regolarmente scalata fino ad f/16, sebbene nell’utilizzo per cui l’obiettivo è stato progettato si renda necessario lavorare sempre a grandi aperture.

Questa configurazione rimase allo stato di prototipo, tuttavia la Nikon partendo da questa base realizzò una versione di preserie che l’anno successivo, 1964, venne pubblicizzata come pronta per una produzione e distribuzione in tiratura limitata; questo advertising fu diffuso negli States durante le fiere di Primavera e descrive un Nikkor Auto 50mm 1,4 CRT che ricalca le caratteristiche del prototipo, con piccole modifiche esteriori fra le quali una differente grafica sulla scala dei rapporti di riproduzione e l’eliminazione della doppia denominazione 1,2 – 1,4, marcando già l’obiettivo e la relativa ghiera del diaframma col valore fotometrico reale 1:1,4.

Quest’obiettivo, qui abbinato alla Nikon Oscillograph Record Camera model D, introduce per la prima volta in casa Nikon la sigla CRT (acronimo di Cathode Ray Tube), poi utilizzato per gli obiettivi destinati alla ripresa su schermi come quelli degli oscilloscopi; in realtà venne anche concepita una pressoché sconosciuta gamma di obiettivi Nikkor “industriali” dedicati a schermi fluorescenti denominati FR-Nikkor, anch’essi molto luminosi e soprattutto cromaticamente ottimizzati sulla tipica banda cromatica degli schermi dell’epoca; un esempio è l’FR-Nikkor 75mm 1:1,4.

Purtroppo, nonostante l’ottimistica previsione di un lancio sul mercato a Settembre 1964, anche questa versione 50mm 1:1,4 CRT non verrà commercializzata e il primo, vero obiettivo Nikkor della gamma CRT sarà in realtà un 55mm 1;1,2, sempre ottimizzato ai classici rapporti di riproduzione 1:4 – 1:5,5 e caratterizzato da un barilotto semplice, in metallo godronato come in altri obiettivi Nikkor cosiddetti “industriali”,  attacco filettato e diaframma manuale; questo esemplare è ufficialmente denominato Nikkor-O 1:1,2 f=55mm, alle coniugate previste è diffraction limited ad f/4 con una eccellente nitidezza sul campo, buona planeità e valori di risoluzione che rimangono buoni anche alle aperture maggiori.

Quest’obiettivo, affettuosamente ribattezzato dai suoi fans “Oscillo-Nikkor”, è stato prodotto in quantità ridotte ma non trascurabili, e ancora oggi capita che vengano scoperti interi lotti di esemplari nuovi di fabbrica, magari provenienti da commesse governative, e vari appassionati di macrofotografia “artistica” lo utilizzano per le sue bellissime cromie e il contrasto fra alta risolvenza nel piano di fuoco e ridottissima profondità di campo.

In realtà, come si evince da questo ritaglio di borchure, era prevista anche una versione più luminosa Nikkor CRT da 58mm 1:1,0 ma si tratta di una chimera che nessuno ha mai fisicamente incontrato nel mondo reale.

Osservando questo listino del 1977 dedicato ad una scelta (solo parziale!) di ottiche Nikkor “industriali”, si osserva come il Nikkor 55mm 1:1,2 CRT venisse proposto a prezzi popolari (255 Dollari, contro i 315 richiesti per un semplice Micro-Nikkor 55mm 1:3,5): in effetti la sua complessione meccanica è semplice, in pratica una sede di ottone cromato col gruppo ottico e un diaframma manuale, e contribuisce a ridurre i costi; un’altra curiosità è legata alla differenza di prezzo con la fantomatica versione Nikkor CRT 58mm 1:1,0: sulla borchure in lingua Giapponese vista in precedenza il 55mm 1:1,2 ha un prezzo addirittura superiore a quello del 58mm 1:1,0 mentre in questo listino americano la versione più luminosa costa 887 Dollari, quasi tre volte e mezzo in più…

Lo sviluppo di questa nicchia, prevista fin dagli albori del corredo reflex Nikon F, metteva gli utenti professionali Nikon in condizione di ottenere immagini come questa: lo schermo immortalato a distanza ravvicinata, tenendolo tutto a fuoco e congelando il movimento delle tracce.

In conclusione, questo Nikkor-O Auto 50mm 1:1,2 A.R: 1:1,4 del 1963 è un perfetto esempio del grande sforzo profuso dalla Nippon Kogaku per tutti gli anni ’60 e teso a creare il più articolato e completo sistema di obiettivi fotografici in grado di connotare la Nikon F come LA fotocamera professionale per antonomasia, realmente in grado di affrontare qualsiasi problema o situazione semplicemente mettendo mano al catalogo dei suoi obiettivi Nikkor, un notevole investimento economico e in risorse umane che ha dato vita ad un sistema di ottiche leggendario e che, come abbiamo visto oggi, a distanza di quasi 60 anni dal lancio continua a riservarci soprese!

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

 

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