Nikon Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il protagonista odierno è un obiettivo Nikon che si può considerare di nicchia e, a causa della produzione molto limitata, circoscritta ad un brevissimo interregno e sovrapposta o intercalata a quella di modelli con analoghe caratteristiche geometriche, rischia quasi finire dimenticato nei complessi meandri sistematici dello sterminato universo Nikkor; viceversa si tratta di un modello molto importante dal punto di vista tecnico, storico e d’immagine e risulta quindi doveroso puntualizzare la sua storia e le sue specifiche; l’obiettivo in questione è il Nikkor ED 300mm 1:4,5 prima versione, priva di messa a fuoco interna IF.

 

 

La storia del classico 300mm Nikon a messa a fuoco manuale con apertura 1:4,5 si dipana nel corso dei decenni ed informa di sé tutte le fasi dei sistema reflex per Nikon F e modelli successivi; io stesso ho condiviso scampoli di vita con questi Nikkor: l’istantanea qui riprodotta venne realizzata nella primavera 1983 e ritrae il sottoscritto diciottenne mentre gigioneggia accanto ad un treppiedi sul quale è montata una Nikon FE equipaggiata proprio con un Nikkor AiS 300mm 1:4,5, un obiettivo che avevo appena acquisito, al quale – prima o dopo averlo ceduto – affiancai anche un Nikkor AiS 300mm 1:4,5 IF-ED, un Nikkor AF 300mm 1:4 IF-ED e un Nikkor AF 300mm 1:2,8 IF-ED; ritorno quindi volentieri a parlare di una focale Nikon che per un periodo della mia vita è stata fedele compagna.

 

 

La prima versione inserita nel sistema Nikon fu il Nikkor-P Auto 300mm 1:4,5 disegnato da Saburo Murakami, mentore di Zenji Wakimoto e primo grande progettista dei Nikkor per fotocamere Nikon, dalle telemetro alle reflex; questa versione a 5 lenti venne commercializzata nel 1964 e costituisce uno degli ultimi lavori noti di Murakami-San, giunto ormai al termine di una venerabile carriera.

 

 

Un paio di anni dopo Tadashi Takahashi mise mano al progetto originale di Murakami e cercò di ridurre l’aberrazione cromatica, cambiando le tipologie di vetri utilizzati senza alterare lo schema originale; dopo un tentativo infruttuoso, nel corso del 1967 Takahashi modificò la configurazione, trasformando la lente anteriore in un doppietto collato, portando il numero di elementi a 6 e migliorando la correzione generale; questa versione, inserita in un barilotto analogo al precedente, arrivò sul mercato nel Gennaio 1969 dopo circa 15.500 esemplari di Nikkor-P a 5 lenti, e venne denominata Nikkor-H Auto 300mm 1:4,5; questa seconda configurazione di schema ottico venne mantenuta in produzione fino al termine degli anni ’90, passando attraverso la versione “K” gommata (inizio del 1975), Ai (1977) e AiS (Novembre 1981) e totalizzando oltre 146.000 esemplari prodotti; curiosamente, la versione Nikkor-H Auto con barilotto interamente metallico venne effettivamente prodotta fino all’Ottobre 1974, in piena era multicoating, tuttavia questa serie antecedente al tipo “K” gommato non beneficiò mai del rivestimento antiriflesso multistrato, con l’eccezione di 2 prototipi denominati Nikkor-H.C Auto 300mm 1:4,5.

 

 

Il Nikkor 300mm 1:4,5 “normale” costituì quindi il teleobiettivo Nikon più apprezzato e diffuso della sua categoria e finalizzò una lunga carriera grazie alla nuova montatura moderna introdotta nel 1975, con barilotto completamente nero e ghiera di messa a fuoco gommata che lo rendeva esteticamente identico ai Nikkor contemporanei; la messa a fuoco poi ridotta a 3,5m, l’attacco filtri convenzionale da 72mm, il collare di fissaggio al treppiedi, il paraluce telescopico e le buone prestazioni generali erano caratteristiche positive che ne ritardarono l’obolescenza e permisero al suo schema ottico di rimanere alla ribalta per trent’anni.

Nel frattempo venivano compiuti grandi progressi nello sviluppo di vetri a bassissima dispersione che consentissero di abbattere l’aberrazione cromatica che tipicamente affligge i teleobiettivi a causa della lunga focale; se l’accelerazione di Canon del 1969, con i suoi cristalli di fluorite artificiali e le relative lenti dei teleobiettivi FL-F 300mm 1:5,6 e 500mm 1:5,6, risultava temporaneamente fuori portata per la concorrenza, tuttavia su un binario parallelo era in corso il perfezionamento di vetri convenzionali composti da fluoruri e metafosfati che garantivano a loro volta una dispersione molto contenuta, con quote di dispersione parziale anomala in certi settori dello spettro luminoso che si potevano sfruttare per affinamenti ulteriori della correzione.

A inizio anni ’70 la produzione autarchica Nikon di tali vetri, poi denominati ED, non era ancora pronta e nel primo modello di Nikkor-H 300mm 1:2,8 a preselezione, presentato nel 1971 su disegno di Yoshiyuki Shimizu e prodotto in appena 72 esemplari destinati a professionisti selezionati delle Olimpiadi Invernali di Sapporo, i vetri a bassissima dispersione previsti dal progetto furono acquistati dalla vetreria tedesca Schott (rinverdendo quindi, per una volta, reiterate tradizioni prebelliche); nel frattempo i tecnici lavoravano alacremente e nel corso del 1975 la Hikari, vetreria di casa Nikon, mise finalmente a disposizione un vetro corrispondente, chiamato ED da “Extra-low Dispersion”; Yoshiyuki Shimizu mise immediatamente a frutto questo omaggio dei colleghi chimici e nel corso dello stesso anno sviluppò 2 obiettivi da 300mm equipaggiati con i nuovi vetri ED proprietari, poi svelati alla Photokina dell’Ottobre 1975: il primo modello è una riedizione del precedente 300mm 1:2,8, ora orgogliosamente marcato Nikkor ED, e il secondo è un inedito Nikkor ED 300mm 1:4,5 che, sotto le mentite spoglie meccaniche del coevo Nikkor “K” gommato 300mm 1:4,5 lanciato da poco, prevedeva un gruppo ottico apocromatico completamente nuovo ed equipaggiato con 2 lenti ED anteriori di grande diametro; questo Nikkor ED 300mm 1:4,5 con messa a fuoco convenzionale, priva di regolazione interna IF, è il protagonista dell’articolo.

 

 

Questa rara scheda tecnica statunitense svela le caratteristiche del nuovo 300mm 1:4,5 al vertice della gamma; la struttura meccanica è praticamente identica a quella della versione 300mm 1:4,5 non ED e l’unico modo per riconoscerlo al volo è notare il filetto dorato che corre attorno al barilotto e designa questa nuove generazione di obiettivi di lusso con vetri ED; la denominazione ufficiale riportata sull’obiettivo è Nikon Nikkor*ED 300mm 1:4,5 e la grafica mostra chiaramente il nuovo schema ottico, radicalmente differente dal precedente, che utilizza un doppietto collato anteriore appaiato da 2 elementi singoli ed un ulteriore doppietto posteriore di piccole dimensioni; l’obiettivo utilizza 2 elementi in vetro ED a bassissima dispersione (elementi L1 ed L3) e, come vedremo, il suo schema è un ricettacolo di sofisticate soluzioni per compensare l’aberrazione cromatica, una caratteristica chiaramente rimarcata dalla scheda che rivendica una riduzione dello spettro secondario pari al 90% nell’intervallo spettrale da 400nm a 1000nm di frequenza, rendendo praticabile con facilità la fotografia ad infrarosso senza addirittura richiedere la classica correzione di fuoco prima di scattare.

L’obiettivo venne dunque presentato in montatura “K”, uno standard nato nel 1974 e caratterizzato da un barilotto nero con sezioni gommate, esteticamente identico a quello dei successivi Nikkor Ai presentati nel 1977, con l’eccezione del sistema di interfaccia al simulatore del diaframma, ancora affidato alla classica forchetta che, nei modelli “K”, conserva la foggia precedente priva di aperture e con montaggio rovesciato; il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF misura 200mm di lunghezza per 78,5mm di diametro e pesa circa 1.100g, valori analoghi a quelli del 300mm 1:4,5 standard; con quest’ultimo obiettivo condivide anche l’antiriflesso multistrato NIC, l’attacco filtri anteriore da 72×0,75mm, l’ampio paraluce estraibile e la messa a fuoco fino a 4m (che sul modello convenzionale scenderà a 3,5m nel tipo AiS del 1981); in effetti, filetto dorato a parte, i 2 obiettivi sembrano identici ma, ovviamente, le differenze ottiche sono notevoli e tali, secondo l’azienda, da giustificare un prezzo più che doppio rispetto al modello col quale condivideva focale ed apertura massima.

Fra gli accessori disponibili, oltre all’impugnatura a pistola tipo 2 e al porta-filtri in gelatina AF-2, era stranamente presente anche un ulteriore paraluce metallico a vite, tipo HN-13, da utilizzare in alternativa a quello telescopico incorporato; è bene sottolineare come la finitura superficiale di queste serie di obiettivi fosse abbastanza delicata e bastavano le vibrazioni dei reiterati trasporti in auto tenendo il pezzo in borsa a contatto con divisori ruvidi per deteriorare in rivestimento nero.

E’ interessante osservare che di solito, dopo la presentazione alla Photokina 1975, si tende a far iniziare la produzione di serie solamente all’inizio del 1977, tuttavia questa affermazione va in conflitto con la data riportata su questa scheda tecnica, riferita ad un modello già in vendita e stampata nel Maggio 1976; d’altro canto, di Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF vennero prodotti solamente 1.900 esemplari circa, dei quali 888 pezzi in montatura K gommata precedente alla nuova generazione di ottiche Ai introdotta nella prima metà del 1977; se la commercializzazione di questo 300mm ED non IF fosse effettivamente iniziata nei primi mesi del 1977, quasi metà della produzione sarebbe stata concretizzata in poche settimane, mentre per il resto della tiratura sarebbero stati impiegati quasi 2 anni; è quindi corretto definire la presentazione nell’autunno 1975 e l’avvio della produzione della prima serie K ad inizio 1976; successivamente la montatura passò allo standard Ai, con nuova ghiera del diaframma e forchetta di interfaccia aggiornata, e la produzione continuò fino al Gennaio 1979.

Pertanto il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF con montatura K oppure Ai venne prodotto per poco meno di 3 anni.

 

 

Questa ulteriore scheda introduce un altro teleobiettivo Nikkor ED di transizione (il 400mm 1:5,6 ED non IF, con schema simile a quello del precedente Nikkor-P 400mm 1:5,6 in messa a fuoco elicoidale e rapidamente rimpiazzato dalla versione IF-ED a messa a fuoco interna) e sottolinea un’importante caratteristica dei vetri ED usati da Nikon: la stabilità termica e la resistenza meccanica che consentono di utilizzarli anche negli elementi esterni e non comportano vistosi spostamenti di fuoco dovuti alle dilatazioni termiche ambientali, elementi che affliggono invece le lenti in fluorite; questi chiarimenti addolcivano parzialmente la delusione dei Nikonisti che avevano visto il rivale Canon sfornare già anni prima i citati e famosi tele FL-F con lenti in fluorite, un exploit al quale la Nippon Kogaku non aveva mai replicato.

La scheda mostra anche il “nostro” Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF nella seconda e definitiva configurazione Ai ed è interessante notare come il documento, risalente al 1977, sia stato confezionato proprio nel momento di transizione fra le versioni non-Ai e Aì, entrambe indicate con relativo numero di catalogo statunitense (rispettivamente 1272 ed 1172).

La compresenza sui mercati dei 2 obiettivi da 300mm Nikkor praticamente identici, uno normale ed uno ED, si poteva giustificare con le maggiori prestazioni ottiche del secondo, tuttavia in molti settori professionali il sistema di messa a fuoco convenzionale (che movimentava in entrambi i modelli una massa notevole rendendo lenta e faticosa l’operazione) non era visto di buon occhio e in casa Nikon si adoperarono in tal senso, ricalcolando gli schemi ottici dei teleobiettivi per una messa a fuoco interna ottenuta tramite lo spostamento di moduli piccoli e leggeri, caratteristica ufficialmente ribattezzata IF; il primo obiettivo della casa ad accedere alla specifiche IF-ED fu il 300mm 1:2,8 Ai ricalcolato che venne presentato nel Novembre 1977, tuttavia in quel frangente era già in corso anche il ricalcolo del 300mm ED meno luminoso.

 

 

Il nuovo Nikon Nikkor 300mm 1:4,5 IF ED fece il suo esordio nell’Agosto 1978, in configurazione Ai con diaframma a 7 lamelle e chiusura fino ad 1:22, cui seguì nel Dicembre 1981 la versione aggiornata allo standard AiS, con diaframma a 9 lamelle e chuisura ad 1:32, che rimarrà a catalogo fin quasi al nuovo millennio; come anticipato, la versione non IF protagonista dell’articolo fu prodotta dall’inizio del 1976 fino al Gennaio 1979, pertanto dall’Agosto 1978 al Gennaio 1979 furono ufficialmente in produzione 3 differenti teleobiettivi Nikon da 300mm e apertura 1:4,5: il Nikkor Ai 300mm 1:4,5 convenzionale, il Nikkor Ai 300mm 1:4,5 ED non IF e il Nikkor Ai 300mm 1:4,5 IF-ED.

Quest’ultima versione prevede uno schema ottico con flottaggio di un elemento interno che deriva da uno studio sistematico realizzato da Soichi Nakamura nel 1974 e risulta un obiettivo dalla progettazione molto razionale ed estremamente pratico nell’uso: il barilotto è molto più rastremato, la messa a fuoco interna esercita una resistenza minima su una ghiera eccezionalmente fluida e scorrevole ed il sistema ha permesso di ridurre la distanza minima fino a 2,5m; il nuovo schema IF sfrutta 7 lenti in luogo di 6 ma in questo progetto è stata utilizzata solamente un elemento ED in luogo dei 2 presenti nel modello non IF, riducendo quindi i costi e compensando la maggiore complicazione della messa a fuoco interna.

Questo modello, grazie alla riduzione del peso fino a 990g, risultava trasportabile e facilmente utilizzabile anche a mano libera e ricordo ancora bene l’eccellente contrasto che garantiva nell’uso pratico; l’apprezzamento del nuovo IF-ED fu immediato, nonostante il prezzo doppio rispetto al 300mm 1:4,5 normale, e rubò la scena scena al precedente Nikkor ED non IF che scomparve quindi senza troppi clamori pochi mesi dopo.

 

 

Riassumendo la genealogia dei Nikkor 300mm 1:4,5 manual focus in attacco Nikon F, troviamo 4 schemi ottici, 2 dei quali in realtà strettamente imparentati; il Nikkor-P Auto 300mm 1:4,5 di Saburo Murakami lanciato nel 1964 utilizzava un classico schema da teleobiettivo con elemento convergente anteriore e divergente posteriore, articolato su 5 lenti; la versione rivista da Tadashi Takahashi, commercializzata nel 1969, migliorava la correzione col nuovo doppietto collato anteriore e l’ottica venne prodotta inizialmente in montatura F come Nikkor-H Auto e successivamente con finitura “K” gommata (1975), Ai (1977) e AiS (1981); la prima versione di Nikkor ED 300mm 1:4,5 senza messa a fuoco interna utilizzava 6 lenti e 2 elementi ED, venne disegnata da Yoshiyuki Shimizu e fu svelata nel 1975; entrò poi in produzione nel 1976 in montatura Ai, nel 1977 in quella Ais ed uscì di scena a Gennaio 1979; infine, il definitivo Nikkor 300mm 1:4,5 IF-ED compatto, con vetri a bassissima dispersione e messa a fuoco interna, utilizzava una nuova generazione di schema ottico flottante (impiegato poi con minime modifiche anche nel Nikkor 400mm 1:5,6 IF-ED), venne commercializzato nell’Agosto 1978, passò alla montatura AiS nel Dicembre 1981 e rimase a catalogo fino al 1999; ho contattato fonti dirette Nikon per conoscere il nome del progettista di quest’ultima versione di schema ottico ma non è stato possibile ottenere una risposta definitiva, e i papabili sono Keiji Moriyama e Kiyoshi Hayashi, quest’ultimo padre del celebre Nikkor 300mm 1:2 IF-ED.

 

 

Il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF è un modello chiave dal punto di vista storico e tecnico perché, pur non essendo ovviamente un entry-level abbordabile, costituì la chiave di accesso per i clienti Nikon al magico mondo dei teleobiettivi ED ad altissime prestazioni con vetri speciali, di norma appannaggio esclusivo di professionisti di alto profilo, e mise a disposizione un teleobiettivo ED di focale e luminosità equilibrate, facilmente trasportabile e gestibile anche a mano libera; inoltre, nonostante Canon avesse anticipato tutti con l’exploit delle lenti in fluorite ancora a fine anni ’60, in quell’autunno del 1975 che vide apparire per la prima volta le uniche ottiche alternative ad alte prestazioni con vetri a bassissima dispersione e parametri geometrici paragonabili erano solamente il Canon FL-F 300mm 1:5,6 fluorite, ancora ancorato all’attacco e alla finitura FL ed il vetusto e rarissimo Ultra-Achromatic-Takumar 300mm 1:5,6; proprio in quel momento, col Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF, stava quindi nascendo la nicchia di mercato del 300mm professionale “Apo” con apertura ridotta rispetto al classico f/2,8, sacrificata a vantaggio di leggerezza e portabilità senza perdite qualitative, che in seguito si sarebbe ampiamente affermata con ottiche come lo stesso Nikkor 300mm 1:4,5 IF-ED, l’SMC Pentax 300mm 1:4 Star e i Canon FD-L ed EF-L 300mm 1:4; pertanto la Nippon Kogaku all’epoca investiva molto anche nella puntuale informazione dei clienti, illustrando con dovizia di particolari sulle brochures le caratteristiche e i vantaggi dei vetri ED, coagulando entusiasmo e consenso attorno a questa grande innovazione, come nel caso di questa scheda nella quale compare proprio la sezione del Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF assieme a basiche informazioni sulle prerogative della nuova gamma.

 

 

Anche nelle brochure giapponesi il nuovo Nikkor ED 300mm 1:4,5 primo tipo venne inizialmente utilizzato come paradigma per descrivere la nuova tecnologia delle lenti ED, probabilmente considerando il 300mm di apertura più ridotta destinato ad un pubblico potenziale ben più vasto rispetto al selettivo 300mm 1:2,8.

Vediamo ora quali sono le caratteristiche tecniche di questo modello; purtroppo non è disponibile un brevetto specifico per la sua architettura interna ma le informazioni sono arrivate comunque per vie traverse perché nel brevetto che descrive il duplicatore di focale per teleobiettivi poi prodotto come Nikon TC-2 / TC-300 / TC-301 è stato utilizzato come modello di obiettivo accoppiato proprio il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF, con i relativi parametri di progetto dello schema ottico.

 

 

In questo brevetto statunitense firmato da Soichi Nakamura per Nippon Kogaku troviamo quindi lo schema ottico del nostro 300mm ED abbinato a quello del moltiplicatore 2x destinato alle lunghe focali; la pagina iniziale ci fornisce un importantissimo dettaglio: la richiesta prioritaria giapponese per questo identico brevetto venne depositata l’11 Marzo 1976, pertanto questo antequem conferma come all’inizio di quell’anno lo schema ottico del 300mm ED non IF fosse già pronto e definitivo, in perfetto accordo cronologico con la presentazione alla Photokina dell’autunno 1975.

 

 

Il dettaglio con lo schema ottico riportato nel brevetto e i relativi moduli colorati permette di riconoscere l’inconfondibile architettura del Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF.

 

 

Il modulo ottico posteriore corrisponde invece a quello del classico duplicatore di focale Nikon destinato ai teleobiettivi da 300mm di focale e oltre, caratterizzato da un cannotto anteriore sporgente che porta il gruppo ottico negativo frontale da 96,8mm di focale all’interno dell’obiettivo, nella posizione opportuna per l’intercetto.

 

 

In questo schema magistralmente realizzato dal caro amico Pierre Toscani vediamo i light pencils che caratterizzano il gruppo ottico del Nikkor ED 300mm 1:4,5 non iF usato singolarmente o in abbinamento al relativo moltiplicatore TC-2 / TC-300 / TC-301; notate come la prima lente nel gruppo negativo del duplicatore arrivi quasi a contatto con quella del 300mm; siccome il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF fu il primo teleobiettivo ED ad essere previsto per l’uso con questo converter (il classico 300mm 1:2,8 IF-ED col quale venne poi ampiamente sfruttato arriverà infatti solo nel Novembre 1977), è molto probabile che le quote delle lenti anteriori nel moltiplicatore siano state fissate proprio tenendo conto della posizione del suo doppietto posteriore e del relativo arretramento; ovviamente i due pezzi accoppiati danno vita ad un 600mm 1:9.

 

 

I parametri grezzi di questo brevetto descrivono ovviamente sia l’obiettivo che il moltiplicatore; trascurando quest’ultimo, troviamo conferma dell’utilizzo di 2 lenti in vetro ED nell’obiettivo da 300mm, caratterizzate da un numero di Abbe molto elevato (quasi 82) che definisce una dispersione ridottissima.

Come avevo accennato, nonostante il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF preveda uno schema non esageratamente complesso che sfrutta solamente 6 lenti in 4 gruppi, il progettista ha applicato in realtà varie soluzioni ingegnose per minimizzare lo spettro secondario del sistema ed ottenere un’elevata correzione dell’aberrazione cromatica: vediamo come.

 

 

L’obiettivo è composto da un modulo anteriore di 4 lenti e da un doppietto collato posteriore; il modulo anteriore è definito da 2 lenti singole in vetro ED (L1 ed L4) con interposto un doppietto collato ad effetto negativo, pertanto nello schema troviamo 2 lenti ED e 2 doppietti collati; entrambi questi ultimi elementi sono stati concepiti sfruttando specifici abbinamenti di vetri ottici, per cui nel doppietto anteriore sono presenti un vetro lanthanum Flint e un altro barium Flint che presentano una dispersione praticamente identica (numero di Abbe vD pari rispettivamente a 44,9 e 45,0) e un indice di rifrazione sostanzialmente differente (rifrazione nD 1,744 per il primo e 1,639 per il secondo); nel doppietto posteriore la situazione è rovesciata: troviamo infatti vetri Dense Crown e Flint nei quali questa volta a coincidere per entrambi è l’indice di rifrazione (nD= 1,620) mentre la dispersione risulta palesemente diversa (numero di Abbe vD pari a 60,3 e 36,3). In pratica, entrambi i doppietti si comportano quasi come una “gradient index lens” e per uno dei 2 parametri è come se il doppietto fosse un elemento singolo e non costituito da 2 lenti differenti: nel primo caso a coincidere è la dispersione del vetro, nel secondo caso è l’indice di rifrazione, mentre i valori del parametro rimanente sono nettamente distinti nei 2 elementi collati di ogni doppietto.

Questa soluzione raffinata, unita all’uso di 2 lenti in vetro ED a bassissima dispersione, ha consentito al progettista di finalizzare una correzione cromatica di profilo molto elevato.

 

 

I vetri ottici erano forniti dalla Hikari, la vetreria della casa; scendendo in dettaglio, gli elementi L1 ed L4 sono realizzati con un vetro FK (Fluorite Crown) tipo FK01, cioè ED; L2 prevede un lanthanum Flint LaF2, L3 un barium Flint BaF12, L5 un Dense Crown SK16 ed L6 un Flint F2; la grande distanza fra i due moduli principali ha consentito di posizionare a piacimento il diaframma; la denominazione commerciale Fluorite Crown naturalmente indica vetri a bassa dispersione a base di fluoruri ma non indica, come si potrebbe credere, che si tratti di fluorite cristallina.

 

 

Questo schema ottico, sebbene reso subito obsoleto dalle versioni IF-ED a messa fuoco interna e rapidamente scomparso dalla produzione, garantiva in effetti un’ottima correzione dello spettro secondario, e un diagramma ufficiale al quale ho abbinato lo spettro luminoso mostra come il 300mm 1:4,5 ED non IF prevedesse uno spostamento di fuoco fra tutte le frequenze visibili dello spettro non superiore a +o- 50 / 70 micron, mentre un buon 300mm convenzionale e semplicemente acromatizzato denunciava valori molto più elevati, specialmente spostandosi verso le frequenze più lunghe del rosso, mentre la curva del modello ED sembra preconizzare un ulteriore passaggio a zero nell’infrarosso a 800nm, giustificando la dichiarazione del fabbricante secondo la quale fosse possibile fotografare in IR mettendo a fuoco in luce visibile senza alcuna correzione ulteriore.

Il Nikkor ED 300mm 1:4,5 non IF si può quindi considerare un modello storico che si trovò suo malgrado al centro di un trafficato crocevia tecnologico e commerciale: il suo schema ottico apocromatico era stato disegnato allo stato dell’arte dal grande Maestro Shimizu (come tuttora viene chiamato con venerazione in casa Nikon) e probabilmente la correzione cromatica complessiva era anche superiore a quella dei successivi IF-ED a 7 lenti con un singolo elemento ED (ho utilizzato personalmente i Nikkor 300mm 1:4,5 IF-ED e 400mm 1:5,6 IF-ED e un leggero residuo di fringings periferici era ancora percettibile), tuttavia il mercato chiedeva teleobiettivi facili da manovrare e veloci da mettere a fuoco, in attesa dell’autofocus che maturava dietro l’angolo, pertanto il nuovo 300mm ED, per quanto eccellente ed innovativo venne rapidamente soppiantato dal modello IF che non aggiungeva nulla dal punto di vista ottico (in astronomia i conoisseur cercano ancora disperatamente il primo tipo) ma veniva incontro alle esigenze pratiche emerse dall’uso sul campo.

Questo particolare contesto in rapido divenire ha quindi limitato la produzione del primo, storico 300mm 1:4,5 Nikkor ED a meno di 2.000 esemplari, molti dei quali sopravvissuti in condizioni estetiche non impeccabili per il facile deterioramento della finitura nera lucida; oggi la sua radicale importanza tecnica e storica, la sua qualità ottica e la sua rarità ne fanno un pezzo che merita sicuramente i primi posti nella wish list di qualsiasi collezionista o appassionato dei prodotti Nikon.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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