Nikon Nikkor AiS 180mm 1:2,8 ED

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il luminoso teleobiettivo da 180mm 1:2,8 per apparecchi 35mm si è sempre distinto dalla produzione convenzionale perché il suo avvento sul mercato ha in qualche modo anticipato i tempi tecnici ragionevoli, e quando nel lontano 1936 Carl Zeiss Jena lanciò l’Olympia-Sonnar 180mm 1:2,8 disegnato da Ludwig Bertele questo evento fece molta sensazione nel settore, quasi come se si stesse ingannando la ruota del tempo  presentando qualcosa strappato al futuro; pertanto, sebbene in realtà per molti anni tale modello non abbia praticamente avuto rivali, il fatto di esistere concretamente fin da metà anni ’30 ha sempre posto questa tipologia di obiettivo all’attenzione dei fotografi professionisti, facendogli sognare un pezzo analogo anche nel sistema che utilizzavano.

Nel corso degli anni ’60 il sistema Nikon F di Nippon Kogaku è cresciuto regolarmente fino a raggiungere proporzioni già impressionanti, tuttavia in quella gamma di focali l’unica opzione offerta era il classico Nikkor-Q Auto 200mm 1:4, e quando già nel 1966 anche la conservativa Leitz presentò il suo Elmarit-R 180mm 1:2,8 per apparecchi Leicaflex ci si rese conto che serviva una risposta adeguata.

 

 

Il tanto atteso Nikkor 180mm 1:2,8 entrò finalmente in produzione nel Giugno 1970 con una livrea intermedia fra la classica estetica F e la futura tipo “K”, dal momento che la ghiera di messa a fuoco era rivestita fin da subito con un settore in gomma con i classici rilievi a diamante utilizzati negli anni ’60 e barilotto interamente nero; questo modello acquisì il rivestimento antiriflesso multistrato nel 1975 (Nikkor-P.C Auto 180mm 1:2,8) e passò alla nuova interfaccia esposimetrica Ai nel 1977 (come l’esemplare di questa brochure), aggiornando il rivestimento gommato con la nuova finitura a tasselli rettangolari.

 

 

Il primo 180mm 1:2,8 Nikkor utilizzava uno schema ottico tipo Ernostar, un classico nei settore dei tele luminosi di focale non eccessiva, una scelta che garantiva un ingombro longitudinale ragionevole (132,5mm dalla battuta della baionetta) ma l’obiettivo risultava comunque tozzo e pesante a causa dell’ampio diametro dell’elemento anteriore.

 

 

All’epoca lo schema ottico tipo Ernostar era la soluzione più logica anche in considerazione dei vetri ottici disponibili, e come si può osservare lo stesso Leitz Elmarit-R 180mm1 :2,8 tipo 11909 del 1966 ne adottava uno analogo.

Questo modello rimase a listino teoricamente fino all’ottobre 1981, tuttavia a metà anni ’70 la rivoluzione innescata dei nuovi vetri ottici tipo ED a bassissima dispersione e con superiore correzione dell’aberrazione cromatica modificò radicalmente l’approccio progettuale ai teleobiettivi di una certa potenza, un evento che indusse il management a ricalcolare il prestigioso 180mm 1:2,8, peraltro accompagnato da una fama non completamente lusinghiera, introducendo il nuovo vetro per incrementare le prestazioni del modello.

 

 

Il Nuovo Nikon Nikkor 180mm 1:2,8 ED venne quindi presentato alla Photokina del 1980 assieme ad altri interessanti teleobiettivi professionali superluminosi come i Nikkor 85mm 1:1,4 e 105mm 1:1,8, modelli che entrarono effettivamente in produzione nel Marzo 1981, furono pubblicizzati su larga scala da Aprile e divennero effettivamente disponibili a inizio estate; questo documento venne infatti pubblicato nell’Aprile 1981 e parlando del nuovo 180mm 1:2,8 ED cita prestazioni quasi apocromatiche (evitando quindi con notevole onestà intellettuale proclami troppo reboanti), promettendo un superiore controllo dell’aberrazione cromatica e quindi prestazioni migliori quanto a risolvenza e contrasto; il passaggio dal modello originale a quello ED sancì anche la transizione dall’interfaccia tipo Ai a quella AiS, pertanto il nuovo modello sarebbe stato disponibile unicamente in quest’ultima configurazione.

 

 

Il Nikkor AiS 180mm 1:2,8 ED prevedeva dimensioni analoghe al modello precedente (138mm di lunghezza e 78,5mm di diametro contro 132,5mm e 82mm rispettivamente) mentre il peso scendeva da 880g a 800g, probabilmente grazie alla minor massa del gruppo ottico; l’aspetto complessivo è analogo a quello del 180mm precedente nell’ultima versione Ai, tuttavia il paraluce telescopico non prevede più la godronatura frontale in rilievo per migliorare la presa (peraltro eliminata anche negli ultimi esemplari del 180mm non ED) e l’anello satinato corrisponde all’estetica AiS, con settore liscio e riferimenti colorati della profondità di campo incisi sul medesimo; la principale caratterizzazione estetica è rappresentata dal filetto dorato applicato fra paraluce e ghiera di messa a fuoco con la corrispondente denominazione NIKKOR*ED, elementi che certificano l’appartenenza all’esclusiva serie di ottiche Nikon equipaggiate con vetri speciali a bassissima dispersione.

Per il resto l’obiettivo condivide col predecessore l’attacco filtri da 72×0,75mm, il diaframma regolabile fra 1:2,8 e 1:32 e la messa a fuoco minima fino a 1,8m; entrambi i modelli sfruttano un gruppo ottico “rigido”, pertanto durante la messa a fuoco tutto il modulo di lenti e i relativi cannotti metallici si spostano avanti e indietro, una soluzione che impedisce alla ghiera una messa in opera molto rapida, sebbene la complessione generale sia eccellente, e questo forse costituisce il principale limite tecnico di questo interessante teleobiettivo luminoso.

 

 

Come curiosità, a fine anni ’80 – inizio anni ’90 l’importatore Nikon elvetico replicava la stessa tipologia di brochure statunitense vista in precedenza ma con schede anche in lingua Italiana accanto al testo originale in Inglese; mancando invece completamente gli altri idiomi ufficiali utilizzati in Svizzera non riesco bene a comprendere la destinazione effettiva di questi particolari cataloghi.

Il Nikkor AiS 180mm 1:2,8 ED rimase in produzione con caratteristiche invariate dal Marzo 1981 al 2005, con matricole comprese fra 380.001 e 454.048, per un totale di 74.048 esemplari; a titolo di riferimento, la versione precedente (articolata nelle varianti Nikkor-P Auto Nippon Kogaku Japan, Nikkor-P Auto Nikon, Nikkor-P.C Auto e Ai) venne costruita in 39.190 esemplari; considerando il costo molto elevato della versione ED (arrivato ad un listino superiore a 3 milioni di Lire), gli oltre 74.000 obiettivi prodotti si possono considerare un numero soddisfacente che fa comprendere come questo luminoso con vetro ED fosse diffusamente agognato dai Nikonisti.

 

 

Per quanto riguarda lo schema ottico, il 180mm 1:2,8 ED abbandonava la struttura tipo Ernostar classico che troviamo nei Leitz Elmarit-R 180mm 1:2,8 old del 1966 e New del 1980 e nel precedente modello Nikkor, e la nuova configurazione sembra derivare molto più strettamente da quella introdotta nel 1975 quando il classico Nikkor-Q Auto 200mm 1:4, onusto di gloria, venne sostituito dalla versione “K” molto più compatta; questo nuovo 200mm 1:4 utilizzava uno schema con 5 lenti spaziate ad aria divise in 2 moduli ben distinti, uno anteriore convergente e l’altro posteriore divergente; il Nikkor AiS 180mm1:2,8 ED presentato 5 anni dopo prevede una struttura molto simile, pertanto in quest’obiettivo si è cercato di ottimizzare l’aberrazione cromatica nello schema base del 1975 aggiungendo una lente in vetro ED a bassissima dispersione, senza tuttavia impostare lo studio dal foglio bianco per una configurazione più sofisticata e magari a messa a fuoco interna, peraltro già abbozzata in casa Nikon anni prima.

Cerchiamo ora di comprendere come si comporta un vetro ED e quali vantaggi implementi al sistema ottico.

 

 

La luce bianca è composta da uno spettro di frequenze luminose con differente lunghezza d’onda, ciascuna delle quali è riconoscibile per il suo particolare colore (dettaglio facile da comprendere visualizzando il classico prisma che scinde la luce bianca nelle sue componenti colorate); qualsiasi lente in vetro ottico con superfici rifrangenti, non piano-parallele, è in grado di incurvare il fascio luminoso, modificando la sua traiettoria originale con un angolo di rifrazione definito, tuttavia ciascuna componente dello spettro verrà rifratta con un angolo leggermente differente (fenomeno detto appunto dispersione) e quindi, nello stesso punto sul piano focale, andrà a fuoco a distanze diverse: sul piano stesso oppure davanti e dietro al medesimo, differenze che fuori asse si trasformano in diversi ingrandimenti in scala della componente d’immagine di ogni colore (“chromatic aberration of the magnification”), generando le famose frangiature colorate nei passaggi chiaroscurali ad alto contrasto.

Il vetro ED prevede una bassissima dispersione, cioè la caratteristica perniciosa descritta in precedenza risulta molto ridotta rispetto ai materiali convenzionali, e grazie a ciò la sua introduzione nello schema ottico può ridurre drasticamente l’aberrazione cromatica, specie nei teleobiettivi (l’aberrazione cromatica diviene più evidente col crescere della focale).

In realtà queste caratteristiche così desiderabili erano già offerte in natura da certi fluoruri cristallini (di calcio, di litio, etc.) e nel settore dei microscopi già molti anni addietro si realizzavano lenti per i loro obiettivi ricavandole da tali cristalli per sfruttare proprio la ridottissima dispersione, tuttavia si tratta di materiali fragili, igroscopici, soggetti a vistose dilatazioni termiche e difficili da trasformare in lenti trasparenti e prive di imperfezioni quando si debba passare dalle minuscole dimensioni di un’ottica da microscopio a quelle di un obiettivo luminoso, mentre il vetro ED risulta più stabile e meno delicato, una caratteristica che viene giustamente sottolineata in questa brochure originale Nikon.

Il primo progetto per un obiettivo Nikkor che prevedesse l’impiego di vetro ED (riconoscibile nei parametri di calcolo dal numero di Abbe che quantifica la dispersione, il cui valore in tali materiali è pari o superiore a 80) è relativo ai famosi Zoom-Nikkor di elevata potenza, il 180-600mm 1:8 ED e il 360-1.200mm 1:11 ED; infatti, sebbene la loro produzione sia iniziata solamente nel Febbraio 1976, il progetto di questi costosissimi obiettivi risale invece al 1970.

 

 

Proprio il 24 Dicembre 1970 il venerabile progettista Soichi Nakamura depositò la richiesta prioritaria di brevetto per il calcolo di tali zoom, dei quali per facilità di comprensione stiamo osservando la versione statunitense.

 

 

Se osserviamo i parametri grezzi di progetto dei 2 obiettivi, notiamo che 5 lenti del 360-1.200mm 1:11 e 2 lenti del 180-600mm 1:8 prevedono un numero di Abbe (v) pari a 81,5, valore che le quantifica inequivocabilmente come prodotte con vetro ED.

Il vero problema sta nel fatto che Nakamura-San ha calcolato teoricamente tali obiettivi nel 1970 introducendo i parametri di un vetro PK a bassissima dispersione del quale si iniziava a parlare e sul quale Schott stava svolgendo avanzate ricerche, tuttavia all’epoca tale materiale ED era ben lungi dall’essere disponibile nel catalogo Hikari, la vetreria controllata da Nippon Kogaku che fornisce i vetri per gli obiettivi Nikkor, e infatti il primo obiettivo Nikon con quel materiale, il Nikkor-H 300mm 1:2,8 del 1972, fu realizzato in piccolissima tiratura acquisendo il vetro a bassissima dispersione proprio alla tedesca Schott, mentre i primi obiettivi Nikkor ED realizzati con vetro “domestico” fornito da Hikari (il secondo modello del 300mm 1:2,8 e le versioni ED dei potenti teleobiettivi per tubo di messa a fuoco AU-1 600mm 1:5,6, 800mm 1:8 e 1200mm 1:11) vennero in realtà prodotte solamente a partire dal 1975, anno che quindi definisce l’effettiva introduzione del materiale ED nei cataloghi della vetreria di casa.

E’ interessante notare che il Nikkor AiS 180mm 1:2,8 ED fu presentato poco dopo l’introduzione della nuova e tanto attesa professionale Nikon F3, lanciata nel Marzo 1980; ovviamente il 180mm 1:2,8 era un obiettivo squisitamente professionale il cui abbinamento alla nuova F3 negli annunci pubblicitari era logico, e troviamo quindi inserzioni che la associano sia al vecchio modello che alla nuova versione ED, a seconda del momento di pubblicazione.

 

 

In questa inserzione del 1980 abbiano quindi la F3 accostata al Nikkor 180mm 1:2,8 tipo Ai appartenente alla prima versione; notate come sull’apparecchio sia invece montato un 24mm 1:2,8 tipo F modificato Ai, per suggerire la retro-compatibilità della nuova professionale col parco ottiche preesistente.

 

 

Un’analoga pubblicità di qualche tempo dopo vede invece la F3 abbinata al nuovo e desiderabile 180mm 1:2,8 in versione ED, immediatamente riconoscibile dalla distanza per il filetto dorato che testimonia l’utilizzo di vetro a bassissima dispersione.

 

 

All’epoca il vetro ED, ancora molto costoso e sfruttato col contagocce, era visto come un miracoloso strumento taumaturgico in grado di offrire prestazioni eccezionali, e in tal senso il nuovo 180mm 1:2,8 di casa Nikon ebbe molto risalto su tutti i mercati, compreso ovviamente quello interno dal quale ci arriva questa scheda tecnica dedicata al modello.

 

 

Dal momento che venne prodotto solamente in configurazione AiS, possiamo trovare il 180mm 1:2,8 ED unicamente nelle brochure dedicate a tale gamma, come nel caso di questa edizione italiana del 1986, sulla cui copertina appare in bella evidenza.

 

 

A quel tempo la gamma si era rapidamente ampliata arrivando ad offrire non solo un 200mm 1:3,5 ED autofocus per la speciale Nikon F3AF ma anche veri campioni di luminosità come il 200mm 1:2 ED e il 300mm 1:2 ED, senza contare bel 2 modelli da 300mm con vetro a bassissima dispersione (1:2,8 e 1:4,5), quindi in tale contesto l’impatto iniziale del 180mm 1:2,8 ED in campo professionale si stava già affievolendo, mentre fra gli amatori rimaneva un must have, forse anche perché i modelli pro ancora più esagerati erano realmente fuori portata per le loro tasche ed eccessivamente ingombranti.

In realtà il vero problema del nostro campione fu la sua introduzione pochi anni prima della rivoluzione autofocus, della quale si avvantaggiarono soprattutto i teleobiettivi, mettendo a disposizione versioni che permettevano riprese dinamiche prima solo immaginate.

 

 

Questo successivo step, al netto degli arrembanti zoom 80-200mm 1:2,8 con vetri a bassa dispersione che risultavano molto più versatili, impose una completa riprogettazione ottica del 180mm 1:2,8 perché non era pensabile movimentare l’intero modulo ottico della versione a fuoco manuale, pertanto il nuovo AF-Nikkor 180mm 1:2,8 IF-ED prodotto dal Settembre 1986 utilizzava uno schema ottico simile a quello dei più potenti tele superluminosi e caratterizzato da messa a fuoco interna che rendeva l’AF ragionevolmente funzionale, col plus di prestazioni ottime.

Tutto questo tuttavia non scalfì la posizione del classico 180mm 1:2,8 ED tipo AiS, che rimase parallelamente a listino per quasi un ventennio nonostante un prezzo addirittura superiore a quello della versione AF, anche perché la montatura del primo tipo introdotto nel 1986 mostrava il fianco a critiche e la superiore qualità del barilotto AiS ne giustificava il costo sicuramente esoso.

Passiamo ora in rassegna le caratteristiche ottiche del protagonista.

 

 

Come anticipato, l’obiettivo venne calcolato da Sei Matsui, un progettista al quale dobbiamo altri famosi Nikkor come i vari 28mm 1:3,5 secondo tipo, 50mm 1:1,8 primo tipo, 100mm 1:2,8 Series E, 135mm 1:2 e 135mm 1:2,8; la richiesta di brevetto prioritario giapponese venne formalizzata in data 6 Giugno 1979, mentre questo è il corrispondente documento statunitense, più comprensibile.

 

 

Lo schema investigato nel brevetto riecheggia effettivamente quello già usato nel Nikkor 200mm 1:4 ricalcolato del 1975, tuttavia l’adozione di una lente in vetro ED permetteva un miglior controllo cromatico, ad esempio percettibile nel diagramma dell’aberrazione sferica, nel quale due curve gemelle misurate alle frequenze della luce g-line e d-line (corrispondenti a 435 nanometri e 587 nanometri di lunghezza d’onda) risultano su piani molto contigui nonostante le differenze spettrali.

 

 

Questa tabella riassume invece i dati grezzi di progetto (raggi di curvatura delle superfici, spessori degli elementi sull’asse, spazi, indice di rifrazione e dispersione dei vetri), e i valori relativi alla prima lente dello schema sono inequivocabilmente riconducibili ad un vetro ED a bassissima dispersione (il numero di Abbe che la identifica prevede un incremento al ridursi della dispersione, e oltre 80 il vetro viene considerato per convenzione ED; in questo caso tale valore è 81,9).

Questo documento pone un piccolo dilemma perché l’indice di rifrazione indicato è 1,50032 e il numero di Abbe 81,9, tuttavia i vetri ED realizzati da Hikari per Nikon prevedono parametri estremamente simili ma non identici.

 

 

Infatti la vetreria di casa fornisce 3 vetri con tali specifiche: il tipo Hikari E-FKH2 corrispondente al vetro commercialmente denominato Nikon Super ED (con indice di rifrazione 1,456 e numero di Abbe 91,3, una dispersione vicina a quella di materiali come la fluorite), mentre per i vetri Nikon ED tradizionali sono disponibili 2 opzioni: il tipo E-FK01, con rifrazione 1,497 e numero di Abbe 81,6 (il più diffuso), e il tipo E-FKH1, con rifrazione 1,498 e numero di Abbe 82,5 (utilizzato soprattutto in obiettivi più datati); nessuna di queste ultime 2 versioni, tuttavia, corrisponde esattamente ai parametri indicati nel brevetto, sebbene le differenze siano realmente minime; cerchiamo di comprenderne la ragione.

 

 

Queste schermate, ricavate da un recentissimo catalogo della vetreria Hikari, sono relative ai 2 vetri ED appena descritti, e dai dati si può osservare come i valori n/v relativi a indice di rifrazione e numero di Abbe (dispersione) risultino variabili in funzione della lunghezza d’onda della luce che viene utilizzata come riferimento; ritengo pertanto che il vetro previsto nel progetto sia il tipo Hikari E-FKH1 (oggi chiamato J-FKH1) e che i valori n/v indicati nel brevetto siano stati misurati per una lunghezza d’onda differente da quella standard impiegata per definire i valori di riferimento dei cataloghi (noterete infatti che all’aumentare della lunghezza d’onda della luce, andando verso rosso e infrarosso, l’indice di rifrazione aumenta e il numero di Abbe si riduce).

 

 

Questa tabella, detta di Abbe, definisce i parametri rifrattivi e dispersivi dei vetri ottici forniti attualmente dalla vetreria Hikari, e la versione indicata dalla freccia rossa corrisponde al materiale ED utilizzato nel 180mm 1:2,8 AiS.

 

 

Dopo questa importante premessa, ecco lo schema ottico con i relativi vetri; per realizzare il 180mm 1:2,8 ED AiS sono state impiegate 4 tipologie di materiali; vetro Phosphate Crown a bassissima dispersione (ED), Lanthanum Flint (LAF) agli ossidi delle Terre Rare, Very Dense Crown (SSK) e Crown (K); tutti gli elementi risultano spaziati e questo elimina a priori eventuali problemi perché il vetro ED, con una grande quota di fluoruri e metafosfati, presenta una dilatazione termica marcatamente superiore a quella del vetro tradizionale, e un eventuale incollaggio in doppietto avrebbe introdotto il rischio di scollature; l’obiettivo costituisce un esempio più unico che raro di schema con lente ED in prima posizione direttamente esposta e non protetta con un filtro neutro montato permanentemente in fabbrica, e dal momento che tale materiale è più fragile e delicato rispetto alla norma suggerisco caldamente di tenere un filtro neutro a vite da 72mm sempre montato.

Lo schema prevede quindi in L1 un vetro Phosphate Crown a bassissima dispersione e con specifiche ED del tipo Hikari E-FKH1, in L2 ed L5 vetro Lanthanum Flint del tipo Hikari E-LAF7 ed E-LASF017, in L3 un Very Dense Crown tipo Hikari E-SSK5 e in L4 un Crown tipo Hikari E-K3; come già scritto, si è trattato di una correzione più spinta applicata ad un classico schema preesistente ottenuta grazie all’aggiunta della lente in vetro ED, mentre i modelli IF-ED coevi o successivi sfruttavano una struttura concepita appositamente, anche con elementi ED multipli e con messa a fuoco interna.

Cerchiamo ora di inquadrare le prestazioni del modello; negli anni ’80 il Centro Studi Progresso Fotografico realizzò un test MTF completo sul Nikkor AiS 180mm 1:2,8 assieme al Leitz Elmarit-R 180mm 1:2,8 secondo tipo 11923, mentre nel 1981 aveva già testato allo stesso modo il Nikkor 200mm 1:4 dal cui schema deriva il 180mm; all’epoca avevo acquistato i relativi numeri della rivista e archiviato i test, conservandoli in cartaceo per 4 decadi, e oggi risultano utili per comprendere limiti e differenze.

 

 

Nonostante il diagramma di qualità media apparentemente modesto, il 180mm 1:2,8 ED AiS uscì bene dai test, fornendo risultati mediamente superiori a quelli esperssi dai classici 200mm privi di vetri speciali; relativamente alle aberrazioni convenzionali, si nota uno spostamento di fuoco sull’asse di circa 70 micron passando da 1:2,8 ad 1:8 e un certo astigmatismo a diaframma chiuso, forse ammesso per mantenere perfettamente in piano la “calotta” con orientamento sagittale.

 

 

Il Nikkor 200mm 1:4 dal quale deriva lo schema del 180mm aveva fornito risultati inferiori, nonostante un comportamento impeccabile quanto a spostamento di fuoco al variare del diaframma, curvatura di campo e astigmatismo, perché di contro l’aberrazione cromatica risultava più accentuata, col piano di fuoco del rosso che si sposta oltre il fondo-scala.

 

 

Un obiettivo di ottima e riconosciuta qualità ma privo di vetri ED come il Leitz Elmarit-R 180mm 1:2,8 tipo 11923 (1980) fornì risultati intermedi, superiori a quelli del Nikkor 200mm 1:4 ma inferiori ai valori espressi dal Nikkor 180mm 1:2,8 ED che, evidentemente, sfruttava proprio la superiore correzione dell’aberrazione cromatica per fornire immagini più incise.

 

 

Questi diagrammi MTF prodotti secondo il classico standard Zeiss sono relativi al Nikkor AiS 180mm1 :2,8 ED e vennero condivisi ad personam oltre 20 anni fa dal fu Dr. Hubert Nasse, Senior Scientist nel laboratorio tecnico alla Zeiss Photobjektive Plant di Oberkochen; i diagrammi, realizzati da Herr Nasse come ricerca personale, idealmente confermano il leggero focus shift sull’asse al chiudersi del diaframma e il relativo, modesto astigmatismo, dal momento che passando ad 1:5,6 l’asse stenta a decollare e la lettura con mire in orientamento tangenziale (linea tratteggiata) prevede valori inferiori a quella con mire in orientamento sagittale e parallele alla semidiagonale di campo, evidentemente inquadrate su un piano più vicino a quello scelto ad 1:2,8 per la messa a fuoco.

 

 

Questo schema accorpa la curva di aberrazione cromatica longitudinale del Nikkor AiS 180mm 1:2,8 ED a quelle del Nikkor 200mm 1:4, del Leitz Elmarit-R 180mm 1:2,8 secondo tipo 11923 e del famoso Leitz Apo-Telyt-R 180mm1:3,4 11240; premettendo che nella corrispondente prova il 180mm 1:3,4 Leitz Apo-Telyt fornì i risultati migliori, nettamente superiori anche a quelli del 180mm 1:2,8 Nikkor AiS ED, possiamo osservare come la graduatoria emersa da tali test vada di pari passo con il progressivo incremento dell’aberrazione cromatica, a riprova che nei teleobiettivi la sua correzione costituisce una via maestra per incrementare le prestazioni ottiche.

 

 

Il Nikkor AiS 180mm 1:2,8 è stato un pezzo da novanta del corredo Nikon tradizionale e con messa a fuoco manuale, un modello molto ambito e costoso che veniva apprezzato anche in tempi recenti non soltanto per le prestazioni assolute ma anche per la gradevolezza dello sfuocato, spesso un tallone d’Achille dei brillantissimi zoom tele 1:2,8 che lo andavano progressivamente ad affiancare, e la correzione del coma lo ha reso un obiettivo utilizzato con soddisfazione anche in fotografia astronomica; un tempo pezzo elitario, oggi le sue quotazioni medie rendono accessibile a tutti un obiettivo storico e ancora perfettamente sfruttabile in molte circostanze.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2023 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

3 Comments

  1. Maurizio Pavone Reply

    Che dire, come al solito stupefacente. Unicato, non penso che in giro si trovi una persona che abbia una tale cultura nel settore. Grazie a lei ho imparato tantissime cose, ad esempio tutta la storia di Bertele.
    Ovviamente queste sono letture sconsigliate ai più, visto che oggi in tanti son fieri di essere ignoranti e di fare foto, anche agli astri, con un misero cellulare che, a loro dire è superiore ad una macchina fotografica.
    È indubbio che per cogliere l’attimo il cellulare non ha concorrenti, ma solo questo è l’unico vantaggio.
    Nuovamente grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Alert: Contenuto protetto!