Nikon Nikkor 35mm 1:2

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; passando in rassegna gli obiettivi storici del corredo Nikon F una delle versioni più longeve, significative ed apprezzate fu sicuramente il Nikkor 35mm 1:2, il leggero grandangolare luminoso che da molti venne scelto come ottica normale e che tanto ha detto nel settore del giornalismo, del reportage e della cronaca; vediamo quindi di inquadrarlo descrivendo le sue origini, la sua storia e le sue caratteristiche tecniche.

 

 

Questa versione fu presentata nel 1965, in concomitanza con l’arrivo del famoso Zeiss Distagon 35mm 1:2 di Glatzel per Contarex, e a quel tempo il Nikkor con lo Zeiss e pochissimi altri come l’Asahi Takumar 35mm 1:2 o l’Enna 35mm 1:1,9 erano gli unici 35mm luminosi a schema retrofocus per apparecchi reflex che potessero opporsi allo strapotere delle ottiche wide per telemetro, settore nel quale Leitz aveva già lanciato il Summicron-M 35mm 1:2 e addirittura il Summilux-M 35mm 1:1,4, naturalmente avvantaggiata dalla possibilità di arretrare a piacimento il modulo di lenti in direzione del piano focale; il nuovo grandangolare luminoso Nikon venne denominato NIkkor-O Auto 1:2 f = 35mm e la lettera O sta ad indicare la presenza di 8 lenti nel suo gruppo ottico.

L’obiettivo prevedeva la classica livrea meccanica dei Nikkor del tempo, con un settore centrale satinato che fungeva da presa di forza per il montaggio, una ghiera di messa a fuoco smaltata in nero con sbalzi gordonati alternati e una ghiera del diaframma parimenti nera e con zigrinature regolari sottili (il mio esemplare qui illustrato venne convertito all’epoca all’interfaccia Ai con il kit originale, quindi mostra una ghiera del diaframma aggiornata del tipo Ai); contrariamente ad altri modelli, il Nikkor 35mm 1:2 prevedeva anche la porzione anteriore del barilotto rifinita in nero ab origine (mentre, ad esempio, nel Nikkor-H Auto 28mm 1:3,5 era inizialmente satinata e solo in seguito passò al nero); il grande diametro degli elementi ottici anteriori, previsto per contrastare la vignettatura, ha impedito di mantenere la ghiera anteriore con i dati di targa dell’obiettivo all’interno del classico attacco filtri da 52×0,75mm, pertanto tali informazioni sono incise all’esterno del barilotto.

Questo storico obiettivo può vantare una carriera quarantennale (1965-2005), tuttavia in tanti anni lo schema ottico è rimasto invariato e anche le varianti legate alla meccanica e all’estetica della montatura sono sostanzialmente limitate; vediamo quali.

1965 Nikkor-O Auto scritta Nippon Kogaku Japan (da matricola 690001)

1971 Nikkor-O Auto scritta Nikon (da matricola 790000 circa)

1973 Nikkor-O-C Auto con antiriflesso multistrato NIC

1975 montatura tipo “K” con ghiera di messa a fuoco gommata e scritte sulla medesima

1977 come sopra con ghiera del diaframma ad interfaccia Ai

???? palpebra posteriore ridimensionata per compatibilità moltiplicatori (da matricola 931001)

1981 smusso anteriore della ghiera di messa a fuoco modificato (da matricola 110000 circa)

1981 versione con interfaccia AiS e montatura rivista con scritte sul barilotto (da matricola 210001)

???? antiriflesso SIC migliorato (da matricola 320000 circa)

In sostanza, a parte dettagli secondari e trascurabili, in 4 decadi possiamo identificare 5 varianti significative: tipo F Nikkor-O Auto originale, tipo F Nikkor- O-C Auto con antiriflesso multistrato NIC, tipo “K” gommato, tipo Ai e tipo AiS, tutte comunque accomunate allo stesso nocciolo ottico, invariato, a parte i rivestimenti antiriflesso; per quanto concerne la sistematica, l’immediato successo e la lunga carriera hanno portato a numeri decisamente importanti per un obiettivo di alta gamma e destinato ad un corredo elitario: 122.013 esemplari tipo F O Auto, 36.141 tipo F O-C Auto con multicoating, 33.477 tipo “K”, 123.414 tipo Ai e 123.408 tipo AiS, per un totale di 438.453 obiettivi; è curioso notare come i numeri di produzione delle versioni Ai ed AiS siano praticamente identici (solo 6 pezzi di differenza su 123.400 esemplari!).

Vediamo ora come si è articolato lo sviluppo delle varie versioni attraverso schede e brochure d’epoca.

 

 

Queste schede sono ricavate dai famosi volumi Amphoto realizzati dall’importatore statunitense del tempo (i celebri libri Nikon dell’epoca pubblicati in Italia a cura di Cofas altro non sono che la riproposizione di tali materiali con testo tradotto); sebbene la seconda scheda sia stata pubblicata nel 1974 i contenuti non sono aggiornati e infatti l’illustrazione – osservando la matricola del pezzo – mostra uno degli ultimi esemplari di obiettivo Nikkor-O Auto prima dell’introduzione dell’antiriflesso multistrato NIC, avvenuta però nell’Ottobre 1973, prima della stampa di questa scheda; l’obiettivo condivide la tipica estetica dei Nikkor dell’epoca, tuttavia la montatura anteriore completamente nera promuove un’estetica più grintosa e professionale.

 

 

Curiosamente anche questa scheda del 1972, ricavata da una completa brochure sulle ottiche Nikkor, riporta la fotografia dello stesso esemplare visto in precedenza, con identica matricola; questo documento comincia ad introdurre considerazioni soggettive sulle caratteristiche ottiche del modello: viene infatti evidenziata la presenza di un innovativo schema retrofocus a 8 lenti in 6 gruppi che asseritamente corregge il coma e altre aberrazioni, fornendo alto contrasto e immagini nitide anche a tutta apertura; viene anche sottolineato come la grande apertura faciliti una veloce messa a fuoco, la prospettiva sia simile a quella di un normale e la vignettatura sia molto contenuta rispetto allo standard corrente dei grandangolari; questa è probabilmente una piccola stoccata ai 35mm Summicron-M e Summilux-M all’epoca sul mercato, obiettivi ottimi ma caratterizzati da una certa vignettatura a diaframma tutto aperto.

 

 

Questa pagina da una brochure coeva giapponese mostra come la montatura anteriore completamente nera del 35mm 1:2 lo faccia apparire subito più moderno e aggressivo rispetto al barilotto del Nikkor 35mm 1:2,8 con la sia porzione anteriore ancora satinata cromo: sembrano in effetti obiettivi di generazioni differenti, sebbene il 35mm 1:2 abbia esordito in tale configurazione già nel 1965.

 

 

Il passaggio dalla versione Nikkor-O Auto con antiriflesso di prima generazione al tipo Nikkor-O-C Auto con rivestimento multistrato avvenne alla fine del 1973, e questi stralci da brochure Nikkor giapponesi identiche in edizione 1972 e 1974 documentano la transizione; in realtà le immagini condivise sono sempre le stesse, tuttavia nella descrizione 1974 dei modelli 28mm 1:3,5 e 35mm 1:2 compare la denominazione “C” ad indicare la miglioria (mentre nel 35mm 1:1,4 con schema più complesso tale rivestimento era presente già all’origine, prima della diffusione generalizzata del multicoating); sul Nikkor-O Auto 35mm 1:2 questo rivestimento migliorò il comportamento controluce e ridusse in parte il leggero cast caldo-giallastro avvertibile su pellicola con le versioni precedenti.

 

 

Questa scheda del Maggio 1976 descrive invece la successiva versione tipo “K” che accoglie il groppo ottico del precedente Nikkor-O-C Auto multicoating in un nuovo barilotto completamente nero, con presa di forza satinata ridotta ad un sottile settore e ghiera di messa a fuoco ricoperta da un pad gommato che facilita la presa; questo standard è già identico a quello dei successivi obiettivi tipo Ai del 1977, salvo il fatto che la ghiera del diaframma non prevede ancora il caratteristico scalino di interfaccia al simulatore ed utilizza ancora la forchetta di accoppiamento esposimetrico di vecchio tipo, senza aperture e con viti di fissaggio verso il corpo macchina; in questa nuova montatura le scritte che in precedenza erano sulla parte esterna del cannotto anteriore si trovano ora sul bordo della ghiera di messa a fuoco e l’apertura minima del diaframma è stata estesa da 1:16 ad 1:22.

Il testo ripete i punti di forza già visti in schede precedenti, aggiungendo altri elementi: il favorevole rapporto fra compattezza e apertura massima, il diaframma automatico e l’accoppiamento della ghiera all’esposimetro della fotocamera, la distanza di messa a fuoco minima ad appena 0,3m e l’ottima compatibilità con i lampeggiatori del tempo, il cui angolo massimo di emissione luminosa tendeva a coincidere con quello dell’obiettivo da 35mm.

Notate come la versione “K” sia arrivata nel 1975 quando le prime versioni Nikkor con barilotto aggiornato a questo standard erano disponibili già nel 1974; questo interregno vide in effetti una certa disomogeneità nella standardizzazione dei modelli, con obiettivi “moderni” già conformi al tipo “K” dal barilotto tutto nero e ghiera gommata, obiettivi con obsoleta montatura ancora tipo “F” caratterizzata da ghiera di messa a fuoco in metallo godronato e settore satinato e, infine, obiettivi F che all’origine erano già stati introdotti con la ghiera gommata e rilievi a diamante, come il 135mm 1:2,8 Nikkor-Q Auto.

 

 

La pagina di questa brochure italiana del 1977 descrive invece i primi obiettivi Nikkor della tipologia Ai, caratterizzati dall’accoppiamento aggiornato fra ghiera del diaframma e relativo simulatore della fotocamera; nell’immagine si può apprezzare come il barilotto della versione Ai sia identico a quello del precedente tipo “K” disponibile dal 1975 al 1977 e l’unica differenza è rilevabile appunto nella ghiera del diaframma, ora provvista di accoppiamento Ai, nuova forcella, seconda scala delle aperture per il sistema ADR del mirino (Aperture Direct Reading) e camma di accoppiamento al servomotore EE DS-12 per il Photomic DP-12 della Nikon F2AS (peraltro mantenuta in tutti i successivi AiS ed AF-Nikkor fino alla generazione G priva di tale ghiera!).

 

 

Questa scheda appartiene alla Nikkor Lenses Sales Manual del 1977 e descrive a sua volta la versione Ai del 35mm 1:2; fra i punti di forza da magnificare per convincere il cliente all’acquisto vengono indicati l’angolo di campo grandangolare da 62°, compattezza e leggerezza, possibilità di raggiungere un rapporto di ingrandimento fino a 7:1 montandolo invertito sul soffietto, la copertura congruente con quella garantita dalla maggioranza dei lampeggiatori e l’attacco filtri da 52mm in comune con la maggioranza dei Nikkor da 20mm a 200mm.

 

 

Questo dettaglio del catalogo generale statunitense del 1977 illustra lo stesso modello Ai e permette di osservare come in effetti sia identico al precedente tipo “K”, con esclusione della ghiera del diaframma.

 

 

Nel 1981 il Nikkor 35mm 1:2 venne aggiornato allo standard AiS che permetteva ai nuovi corpi macchina con funzioni program e automatismo a priorità di tempi di funzionare al meglio; il nuovo tipo AiS mantiene il sempreverde gruppo ottico originale ma introduce notevoli modifiche al barilotto, con presa di forza satinata di maggiore larghezza che ora accoglie gli indici della profondità di campo e ghiera di messa a fuoco la cui parte rotante copre completamente il cannotto inferiore, spingendosi fino al settore satinato, sul quale è ora presente anche un punto di fede nero in luogo della linea bianca usata in precedenza; infine, le scritte identificative vengono rimosse dalla parte anteriore della ghiera di messa a fuoco e ritornano nella posizione originale, sul bordo del cannotto anteriore; le altre specifiche tecniche rimangono invariate, tenendo però conto che gli ultimi esemplari (l’obiettivo fu prodotto in piccola serie e distribuito fino al 2005) vennero aggiornati col nuovo antiriflesso SIC.

 

 

Questa scheda statunitense anni ’80 descrive la versione AiS e mostra come lo schema ottico utilizzato sia ancora quello originale del 1965.

 

 

Una scheda analoga, bilingue Inglese-Italiano, era presente anche nel catalogo generale realizzato dall’importatore svizzero; questo documento risale al 1989 e replica le stesse informazioni del precedente.

 

 

Infine, questa pagina è ricavata dalla brochure italiana delle ottiche Nikkor distribuita nel 1986 e in primo piano illustra proprio un Nikkor 35mm 1:2 tipo AiS, riconoscibile per le scritte riportate sull’esterno del barilotto.

Il Nikkor 35mm 1:2 tipo F (O Auto e O-C Auto) prevedeva filtri da 52×0,75mm, paraluce a vite HN-3, aperture di diaframma da 1:2 ad 1:16 e distanza minima di messa a fuoco a 0,3m senza flottaggi, con doppia scala in metri e piedi; il barilotto misurava 61mm di lunghezza (51,5mm dalla battuta della baionetta) per 63,3mm di diametro e pesava 280g; la versione “K” del 1975 dichiara gli stessi dati e parametri ad esclusione del diaframma, ora in grado di arrivare ad 1:22; la versione Ai replica gli stessi dati ma dalla matricola 931001 la palpebra posteriore venne ridotta per rendere compatibile il moltiplicatore TC-16, pertanto la lunghezza fuori tutto si ridusse da 61mm a 59,5mm; infine, il modello AiS mantiene le stesse caratteristiche, con l’eccezione del nuovo antiriflesso SIC disponibile a partire dalla matricola 320000 circa.

 

 

Uno dei vanti del sistema Nikon è sempre stata la non obsolescenza, ovvero la compatibilità di ogni elemento del corredo con altri prodotti presenti, passati e futuri; l’introduzione nel 1977 dei nuovi corpi macchina con interfaccia al simulatore del diaframma di tipo Ai e della corrispondente linea di obiettivi rese incompatibili i modelli F e “K” precedenti con la lettura esposimetrica di queste fotocamere; pertanto, oltre a prevedere la possibilità di sollevare la camma Ai degli apparecchi per consentire il montaggio delle ottiche precedenti e di effettuare la lettura in modalità stop-down con diaframma chiuso al valore di lavoro, la Nikon avviò un programma di aggiornamento dei precedenti obiettivi allo standard Ai, messo in atto sostituendo la ghiera del diaframma originale con un modello realizzato appositamente, aggiornato e compatibile con le nuove fotocamere; questa tabella indica i costi del relativo intervento presso il laboratorio autorizzato (certi modelli prevedevano un lavoro più complesso con costi superiori) e anche le eventuali matricole partendo dalle quali l’intervento risultava meccanicamente possibile; nel caso del Nikkor 35mm 1:2 la conversione Ai col kit Nikon originale era possibile partendo dalla matricola 717011.

 

 

Nella serie dei vari modelli è necessario aggiungere anche un curioso prototipo del 1967 che ho già descritto in un articolo specifico: si tratta di un Nikkor 35mm 1:2 con un sistema GN (Guide Number) che consente di prefissare il numero guida del lampeggiatore utilizzato: in tal modo la rotazione della ghiera di messa a fuoco sposta un secondo cursore che indica al fotografo la corrispondente apertura di diaframma necessaria per la corretta esposizione col flash a quella distanza e con quella sensibilità del film; a causa delle dimensioni del barilotto non fu possibile prevedere un accoppiamento meccanico diretto fra la ghiera di messa a fuoco e quella del diaframma (come nel noto GN-Nikkor 45mm 1:2,8) ed era quindi necessario leggere l’apertura risultante indicata dal cursore ed impostarla manualmente sulla ghiera del diaframma vera e propria, svincolata dal meccanismo a causa della lunghezza del barilotto; quest’obiettivo poteva essere molto interessante per giornalisti e reporter di cronaca ma non venne mai prodotto.

Analizziamo ora le caratteristiche del suo schema ottico che non venne mai alterato in quarant’anni di permanenza sul mercato.

 

 

Il gruppo ottico del Nikkor 35mm 1:2 venne disegnato da Yoshiyuki Shimizu, un personaggio di prima grandezza che ha dominato la sua generazione e rappresentò un mentore per molti, giovani progettisti ottici Nikon; Shimizu-San, che nel settore dei grandangolari firmò anche i Nikkor 24mm 1:2,8 flottante, il 28mm 1:2, il luminosissimo 35mm 1:1,4, il 35mm 1:2,8 tipo “K” e persino il celebre Fisheye-Nikkor 6mm 1:2,8 per reflex da 220° e oltre 5kg di peso, presentò la richiesta prioritaria di brevetto giapponese il 22 Ottobre 1965 e l’obiettivo da lui disegnato prevedeva un sofisticato schema con suggestioni gaussiane articolato su 8 lenti in 6 gruppi e 2 doppietti collati affiancati al diaframma; le aberrazioni erano ben controllate, così come la distorsione, mentre la vignettatura era molto contenuta per l’adeguato dimensionamento degli elementi; la validità complessiva di questo disegno è confermata dalla sua ininterrotta militanza per tutta la parabola produttiva dell’obiettivo.

 

 

Il gruppo ottico utilizza 6 differenti tipi di vetro: il Lanthanum Flint LaF e Lanthanum Crown LaK ad alta rifrazione e bassa dispersione con ossidi delle Terre Rare, il Borosilicate Crown BaK, il Barium Dense Flint BaSF, il particolare Crown/Flint KF e il Dense Flint SF ad alta rifrazione e alta dispersione; gli elementi in vetro agli ossidi delle Terre Rare sono quello frontale e i 3 posteriori.

Solitamente i vetri ottici degli obiettivi Nikkor erano e sono forniti dalla vetreria Hikari, strettamente legata a Nikon, e in questo caso ci sono 2 curiosità: il vetro Crown Flint KF usato il L4 esiste nel catalogo di altri produttori ma non compare in quello Hikari, quantomeno in quello recente, mentre il Lanthanum Flint LaF di L7 è presente nel catalogo Hikari (con la sigla LASFH2) ma non è reperibile in quello delle altre principali vetrerie, a partire da Schott, come se fosse un tipo specifico creato da Hikari e non conforme ad altri standard commerciali.

A inizio anni ’80 e negli anni ’90 il Nikkor 35mm 1:2 venne testato da “Il Fotografo” – Mondadori e dal Centro Studi Progresso Fotografico, editore delle riviste “Tutti Fotografi” e “Progresso Fotografico”; col senno di poi, una caratteristica di questo gruppo ottico è una certa curvatura di campo, dettaglio che nell’uso pratico non crea eccessivi problemi ma che, fatalmente, penalizza la valutazione della qualità ai bordi quando l’obiettivo venga testato su mire piane; vediamo dunque i risultati di quelle vecchie prove.

 

 

Il diagramma di risolvenza misurato da “Il Fotografo – Mondadori” a inizio anni ’80 su un esemplare Ai presenta buoni riscontri sull’asse e ad 1/3 di campo, con valori che com’è logico migliorano progressivamente fino a chiamare in causa la diffrazione ma risultano ancora sfruttabili a tutta apertura, mentre a 2/3 di campo e ai bordi l’esordio a diaframma spalancato è più modesto ed occorre chiudere fino ad 1:8 ed 1:11 perché anche in queste aree del campo i valori risultino apprezzabili; un calo ai bordi su un grandangolare 1:2 di metà anni ’60 è anche prevedibile ma ritengo che la curvatura di campo abbia una consistente responsabilità per i risultati visti ai bordi.

 

 

Il test eseguito da Centro Studi Progresso Fotografico, basato su misurazioni MTF e storicamente autorevole, appartiene ad una generazione in cui non veniva ancora indicato l’intervallo di rendimento centro-bordi e la qualità indicata era una media su tutto il fotogramma (portando quindi ad un diagramma che non ci fa capire se l’obiettivo prevede valori uniformi su tutto il campo di tale entità oppure se abbiamo un asse stratosferico e bordi scadenti che producono una media analoga); l’andamento complessivo della curva di qualità alle varie aperture replica quello visto in precedenza, e il testo allegato all’articolo spiegava come questo Nikkor presentasse un’ottima nìtidezza al centro e che la qualità media fosse abbassata dai bordi, caratterizzati da valori inferiori proprio a causa della curvatura di campo; notate anche la distorsione sotto controllo e soprattutto la vignettatura, limitata ad appena 1/2 f/stop a tutta apertura, una prestazione inavvicinabile per i grandangolari simmetrici per telemetro.

Come anticipavo, le misurazioni teoriche su mire piane penalizzate dalla curvatura di campo non trovano lo stesso riscontro nel mondo reale, su soggetti tridimensionali a grande distanza; voglio quindi aggiungere alcune immagini scattate personalmente con l’esemplare del 1967-68 illustrato in questo articolo, non replicando il workflow originale del tempo ma montandolo su una moderna mirrorless full-frame usata in RAW, cercando di visualizzare cosa possa ancora ottenere con un obiettivo palesemente datato il giovane appassionato di oggi, chiaramente orientato al digitale ma sensibile alla possibilità di acquisire un buon grandangolare luminoso a prezzi abbordabili.

Le immagini che seguono le ho realizzate passeggiando attorno a casa con il Nikkor-O Auto 35mm 1:2 chiuso ad 1:8 ed equipaggiato con un filtro polarizzatore originale Nikon dell’epoca, al fine di ottenere la massima saturazione e brillantezza d’immagine.

 

 

L’uso al diaframma di rendimento ottimale con filtro polarizzatore ha consentito di ottenere una resa “moderna”, nonostante l’esemplare usato risalga gli anni ’60 e preveda ancora il rivestimento antiriflesso originale dell’epoca.

 

 

Il 35mm 1:2 è stato quindi un pezzo da novanta del corredo Nikkor in attacco F, occupando per quarant’anni una casella strategica e fondamentale come può essere quella del leggero grandangolare luminoso, un obiettivo realmente universale e ampiamente sfruttato da una schiera trasversale di fotografi ed amatori; nonostante la concorrenza potesse sfruttare modelli di progettazione molto più recente (ad esempio, il 35mm 1:2 Canon FD arrivò solo nel 1971 e in seguito venne ricalcolato ben 2 volte), questo storico obiettivo Nikon incarnava comunque virtù che fanno onore al nome leggendario di Shimizu-San e hanno sempre soddisfatto i clienti che per decenni si sono affidati a questo modello, un obiettivo che ancora oggi ha sicuramente qualcosa da dire, magari malconcio e scorticato dopo decenni di servizio, in mano ad una nuova generazione di appassionati.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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One Comment

  1. Gianpietro Corna Reply

    Grazie Marco Grazie N.o.c articolo interessante.
    Io ho un esemplare 35/2 Ais mtr 332119 acquistato usato a Tokyo nel lontano 1990 che ho sempre usato sia sulla FN, che sulle varie nikon digitali, e che uso montato praticamente sempre sulla mia Nikkor F2 A del 1977.
    Ottica stupenda per street e foto di reportage

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