Nikon Nikkor 28mm 1:2

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; come ho già definito in dettaglio in un altro articolo già pubblicato, alla Photokina di Colonia del 1970 (la principale fiera del settore) il brand Nippon Kogaku mise in mostra i frutti di un evidente tour de force presentando numerose novità destinate al sistema Nikon F, con particolare riguardo per gli obiettivi Nikkor; in tale occasione, assieme al luminosissimo 35mm 1:1,4 al quale ho dedicato un altro pezzo, venne affiancata anche una versione di grande apertura del classico grandangolare medio da 28mm, fino ad allora un po’ trascurato dall’azienda (esisteva solamente il 28mm 1:3,5 lanciato oltre 10 anni prima), un modello tecnicamente avanzato che passò alla storia come Nikon Nikkor 28mm 1:2: tale obiettivo è il protagonista odierno.

 

 

Sia il Nikkor 28mm 1:2 che l’ancora più luminoso Nikkor 35mm 1:1,4 vennero disegnati dal celebre Yoshiyuki Shimizu, personaggio di prima grandezza nel settore, ed è immediatamente curioso osservare che, nonostante la superiore apertura che può far supporre maggiori difficoltà progettuali, in realtà il 35mm fu il primo ad essere calcolato, a fine 1967, mentre la richiesta prioritaria di brevetto giapponese per il 28mm 1:2 venne formalizzata solamente il 30 Settembre 1970, all’ultimo momento utile per la presentazione dei primi esemplari alla Photokina; pertanto mentre il 35mm 1:1,4 rimase per 3 anni in stand-by, probabilmente per le difficoltà incontrate a superare i trial test e definire la configurazione ottimale per la serie, il 28mm 1:2 fu messo in produzione praticamente in corsa, con la consegna del brevetto il 30 Settembre 1970 (e i primi esemplari di preserie già assemblati ad Agosto), la presentazione in fiera a Colonia il 3 Ottobre 1970 e l’effettiva disponibilità sui mercati mondiali a Marzo 1971.

 

 

Questa pagina di una brochure giapponese del 1970 antecedente alla Photokina conferma l’antequem cronologico: infatti nella serie dei grandangolari l’unico 28mm presente (in basso a destra) è il classico 28mm 1:3,5 Nikkor-H Auto, lanciato a suo tempo assieme alla Nikon F; se consideriamo che nel frattempo i gusti dei fotografi si stavano orientando sulla classica tripletta con medio tele da 135mm, normale da 50mm e medio grandangolare da 28mm, si comprende come Nippon Kogaku sia corsa ai ripari affiancando a questo economico modello di modesta apertura una versione più luminosa, professionale e moderna.

Il Nikkor 28mm 1:2 venne prodotto dall’Agosto 1970 al 2005, un interregno di ben 35 anni dei quali quasi 2 decadi trascorse condividendo il mercato con i più moderni e versatili AF-Nikkor dotati di autofocus; dal momento che le principali evoluzioni e modifiche introdotte sui Nikkor a fuoco manuale sono entrate a regime da inizio anni ’70 fino al 1981 circa, il Nikkor Ai 28mm 1:2 è stato prodotto con tutte le varianti di barilotto esistenti, così come fu anche per il “fratello” 35mm 1:1,4; vediamo quindi un succinto riassunto della relativa sistematica.

Del Nikkor 28mm 1:2 possiamo definire 7 varianti più o meno significative, così articolate:

  1. tipo F “Nikkor-N Auto” con denominazione “Nippon Kogaku Japan” – prodotto dall’Agosto 1970 alla fine del 1971 fra le matricole 280.001 e 282.998 (2.998 esemplari);
  2. tipo F “Nikkor-N Auto” con denominazione “Nikon” – prodotto dalla fine del 1971 al 1973 fra le matricole 290.001 e 300.770 (10.770 esemplari);
  3. tipo F “Nikkor-N.C Auto” con “C” ad indicare il rivestimento MC (in realtà il modello era multicoated fin dal primo esemplare) – prodotto dal 1973 al Dicembre 1975 fra le matricole 312.501 e 327.987 (15.487 esemplari); durante questa serie la baionetta passa da 5 viti a taglio a 5 viti Phillips a croce;
  4. tipo K gommato “Nikon Nikkor” – prodotto dal Novembre 1975 al 1977 fra le matricole 335.001 e 347.751 (12.751 esemplari); l’obiettivo illustrato nella prima foto dell’articolo è uno degli ultimi tipo “K” prodotti, risalente al 1977;
  5. tipo Ai con palpebra posteriore lunga – prodotto dal 1977 al 1978 (???) fra le matricole 450.001 e 454.838 (4.838 esemplari); durante questa fase la denominazione “Lens Made in Japan” fu convertita in “Made in Japan” (dopo circa 3.900 pezzi prodotti)
  6. tipo Ai con palpebra posteriore corta – prodotto dal 1978 (???) al Novembre 1981 fra le matricole 540.021 e 565.149 (25.129 esemplari);
  7. tipo AiS – prodotto dal Settembre 1981 (in leggero overlap con l’Ai) al 2005 fra le matricole 575.001 e 619.716 (44.716 esemplari); nell’AiS gli indici di profondità di campo passano sull’anello cromato, le viti della baionetta scendono a 3 e gli ultimi 4.000 – 5.000 esemplari prevedono l’antiriflessi aggiornato SIC in luogo del classico multicoating NIC.

La produzione complessiva si assesta quindi su 116.689 esemplari, dei quali le versioni F sono meno di 30.000 e quelle “K” meno di 16.000; analizzando in termini meramente collezionistici, i modelli meno comuni sono sicuramente quelli antecedenti alla modifica Ai del 1977, e in particolare la primissima versione con la denominazione Nippon kogaku Japan, della quale esistono meno di 3.000 esemplari.

 

 

La scheda del Nikkor 28mm 1:2 destinato alla presentazione alla Photokina 1970 definisce immediatamente i vantaggi di questo moderno obiettivo: apertura massima 1:2 (record per la categoria) che consente una rapida messa a fuoco anche sull’apparecchio reflex, sistema ottico flottante che ottimizza le prestazioni alle distanze ravvicinate e trattamento multistrato su tutte le lenti che migliora il comportamento producendo un contrasto superiore; naturalmente il barilotto è tipo F interamente metallico e con godronature a sbalzo, tuttavia la presenza all’origine del multicoating sulle lenti ha imposto per protocollo l’adozione di una finitura interamente nera, compresa la ghiera frontale, ed essendo un esemplare della primissima serie la scritta anteriore è ancora Nikkon Kogaku Japan; la scheda conferma l’effettiva disponibilità sui banchi di vendita da Marzo 1971, sebbene i primi obiettivi siano stati assemblati nell’Agosto 1970 e poi mostrati alla Photokina di Ottobre.

 

 

Questa brochure giapponese della prima ora illustra un esemplare di produzione appartenente alla prima serie F “Nippon Kogaku Japan” ed è interessante notare che la forchetta per l’interfaccia esposimetrica presenta le classiche rampe esterne curve, mentre nell’obiettivo fotografato nella brochure per la Photokina 1970 la forchetta prevede un profilo esterno lineare “a punta di freccia”, utilizzato nei Nikkor anni ’60 ma sostituito da quello curvo proprio nel periodo in cui arrivò il 28mm 1:2; pertanto assistiamo all’anomalia di tale esemplare di preserie ancora equipaggiato con quella forchetta ormai obsoleta.

 

 

Questa scheda tecnica giapponese dello stesso periodo mostra finalmente lo schema ottico a 9 lenti in 8 gruppi con modulo flottante posteriore, sicuramente molto più complesso di quello utilizzato dal Nikkor-H Auto 28mm 1:3,5 che andava ad affiancare.

 

 

Questa brochure giapponese del Marzo 1972 illustra i grandangolari Nikkor disponibili all’epoca e anche se la minuscola immagine non consente di apprezzarlo il Nikkor-N Auto 28mm 1:2 indicato dalla grafica appartiene già al secondo tipo con denominazione Nikon.

 

 

Questa scheda del Marzo 1972 è relativa proprio alla seconda tipologia, prodotta dal 1971 al 1973 (in realtà le differenze si limitano solamente al citato passaggio da “Nippon Kogaku Japan” a “Nikon” sulla ghiera frontale), e ribadisce punto per punto gli elementi già reclamizzati nella prima brochure del 1970 destinata alla Photokina, argomenti sicuramente validi che rendevano il modello particolarmente appetibile per gli amanti del reportage e delle riprese in interni a luce ambiente.

Fra le caratteristiche poi rimaste immutate in tutta la serie troviamo l’attacco filtri da 52×0,75mm, in comune con molti Nikkor di grande diffusione, la messa a fuoco con sistema flottante da infinito a 0,3 e il diaframma a 7 lamelle (ovviamente a chiusura e riapertura automatica) che chiude da 1:2 a 1:22, mentre in questo caso non viene indicato il relativo paraluce, tipicamente il modello metallico a vite HN-1.

 

 

Nel 1973 fece la sua comparsa la terza versione; anche in questo caso l’obiettivo è praticamente identico ai modelli precedenti e l’unica differenza riguarda la denominazione Nikkor N.C, una modifica introdotta perché all’epoca molte ottiche Nikon venivano aggiornate col nuovo rivestimento antiriflesso multistrato NIC e per indicare al cliente la miglioria si aggiungeva la lettera “C” dopo il codice che definisce il numero di lenti dello schema (quindi N = nove e C = multicoated); in realtà, così come avvenne per il 35mm 1:1,4, quest’obiettivo risultava multicoated su tutte le superfici fin dal primo esemplare, pertanto questo aggiornamento “C” non riguardò le lenti ma la finitura applicata alle lamelle del diaframma, ora più opache.

 

 

Questa brochure giapponese del 1974 venne realizzata proprio dopo tale fase di aggiornamento e infatti gli obiettivi che ne beneficiarono sono indicati in grafica con una “C” cerchiata, sebbene le loro montature risultino immutate rispetto alle versioni precedenti e ormai francamente obsolete per tale periodo.

 

 

In realtà alla Nippon Kogaku erano ben coscienti che il vecchio barilotto tipo F risultava ormai datato, e intorno al 1974 rinnovarono la gamma iniziando ad introdurre la nuova versione denominata “K” che prevedeva un barilotto interamente nero e con ghiera di messa a fuoco rivestita in gomma, abbandonando definitivamente i caratteristici sbalzi metallici godronati delle serie precedenti; il Nikkor 28mm 1:2 serie “K”, la quarta versione, fu prodotto dal 1975 al 1977 e in questa brochure del Maggio 1976 si può apprezzare la sua livrea decisamente più moderna e praticamente identica a quella dei successivi Nikkor Ai del 1977, con l’eccezione della ghiera del diaframma e relativa interfaccia al simulatore della fotocamera.

In questo documento viene finalmente citato il paraluce HN-1 e il testo aggiunge l’interessante considerazione sul controllo della profondità di campo anche in un grandangolare permesso dalla grande apertura, sottolineando anche la possibilità di ottenere macro fino al rapporto di riproduzione 8,7:1 montandolo sul soffietto, un’affermazione un po’ garibaldina per l’assenza di considerazioni sul degrado di resa.

Se la montatura risulta radicalmente aggiornata, apparentemente lo schema ottico è immutato e così sarà per tutta la produzione, tuttavia questo argomento richiede ulteriori considerazioni che introdurremo in seguito.

 

 

Nel 1977 la Nippon Kogaku rivoluzionò l’interfaccia al simulatore del diaframma fra obiettivo e corpo macchina, lanciando la nuova linea di ottiche Ai, globalmente identiche alle precedenti tipo “K” ma con nuova ghiera del diaframma munita di labbro sporgente per l’accoppiamento aggiornato; questa serie definisce il quinto e sesto tipo del Nikkor 28mm 1:2 dal momento che, come anticipato, poco dopo la sua introduzione venne ridotto lo sbalzo della palpebra paraluce posteriore, probabilmente per garantire la compatibilità meccanica con accessori in via di progettazione come il moltiplicatore TC-16.

Questa scheda proviene dal monumentale Nikkor Lenses Sales Manual del Novembre 1977 destinato ai rivenditori specializzati statunitensi, e nei selling points suggeriti troviamo l’angolo di campo da 74°, la grande apertura, il peso di appena 355g (in realtà il tipo F pesava ancora meno, 345g), il sistema flottante per prestazioni superiori fino alla distanza minima di 0,3m e i filtri da 52mm in comune con molti altri Nikkor, mentre le situazioni fotografiche il cui uso viene suggerito mostrano la grande fantasia dei creativi; il documento ci ricorda anche che la lunghezza dell’obiettivo è pari a 68,5mm, dei quali 58,5mm dalla battuta della baionetta, uno sbalzo certamente superiore alla media per un grandangolare da 28mm ma non ancora tale da pregiudicare l’agilità operativa e la facilità di trasporto.

 

 

La rivoluzione Ai creò naturalmente molte ansie nei Nikonisti affezionati e in possesso di un cospicuo corredo di ottiche e corpi macchina della generazione precedente: dopo 18 anni senza scossoni temettero infatti di dover investire nuovamente somme ingenti per acquistare gli obiettivi compatibili con le nuove Nikon di tipo Ai, e la casa corse subito ai ripari mettendo a disposizione appositi kit (in sostanza una ghiera del diaframma modificata) da applicare ai Nikkor di produzione precedente per aggiornarli allo standard Ai; ci si rese poi rapidamente conto che tale procedura si poteva attuare in modo più semplice fresando un settore della ghiera originale per creare la sede destinata al pin mobile Ai sporgente dalla fotocamera, e in casa conservo ancora alcuni Nikkor tipo F che ho modificato Ai personalmente in tal modo, sul tavolo della cucina col semplice ausilio di una lima diamantata.

Restando nell’alveo ortodosso, per il Nikkor 28mm 1:2 tipo F era disponibile l’Ai kit 26, mentre la successiva versione “K” gommata utilizzava l’Ai kit 25; in questa immagine possiamo ammirare un Nikkor-N Auto 28mm 1:2 al quale è stato applicato il kit 26, e la sua ghiera del diaframma con relativa forchetta ruotata di 180° e forata appare identica a quella della successiva versione Ai del 1977.

La retro-compatibilità era comunque garantita a vari livelli:

  • OTTICA F NON MODIFICATA SU NUOVO CORPO AI: utilizzabile previo sollevamento del perno Ai del corpo macchina e con esposizione stop-down misurando col diaframma temporaneamente chiuso al valore di lavoro (possibile anche in automatismo a priorità di diaframma, misurando a diaframma chiuso e attivando l’AE-lock con la lettura effettuata); il diaframma resta a chiusura e riapertura automatica.
  • NUOVA OTTICA AI SU VECCHIO CORPO F: perfetta compatibilità perché l’obiettivo Ai prevede ancora la forchetta di accoppiamento meccanico utilizzata in precedenza; il diaframma resta a chiusura e riapertura automatica.

 

 

La versione AiS costituisce la settima ed ultima variante esistente e verrà prodotta dal Settembre 1981 al 2005; il tipo AiS in questo caso si riconosce facilmente dal precedente Ai perché la presa di forza satinata cromo prevede ora un settore lisco e privo di zigrinature sul quale sono riportati gli indici colorati della profondità di campo (prima erano sul barilotto, subito sotto la ghiera di messa a fuoco), la baionetta posteriore è fissata con 3 viti anziché 5 e il numero 22 nella scala secondaria del diaframma sulla relativa ghiera è smaltato in colore arancione per ricordare all’utente di ruotare la ghiera su tale posizione quando opera in automatismo a priorità di tempi (Tv) o program (P); nella serie AiS è stata infatti ottimizzata la gestione dell’apertura del diaframma dal corpo macchina ed è quindi possibile utilizzare tali obiettivi anche su apparecchi Nikon multi-mode senza alcuna limitazione.

Seguendo le orme del Nikkor 35mm 1:1,4, anche il 28mm 1:2 può vantare una particolare carriera come obiettivo di servizio presso la NASA; l’Ente Spaziale Americano!

 

 

Ad esempio, questo esemplare della serie AiS (numero 22 della scala secondaria in arancione, matricola 594.166) venne acquisito da NASA ed ora è caratterizzato dalla serie di adesivi che ne definiscono la relativa proprietà e altri dati d’inventario.

 

 

La vista frontale e posteriore confermano che si tratta di un obiettivo perfettamente di serie, mentre le versioni NASA del Nikkor 35mm 1:1,4 descritte nel relativo articolo presentavano modifiche specifiche e peculiarità uniche.

 

 

Il grande adesivo che copre al ghiera gommata di messa a fuoco riporta varie informazioni, fra le quali il prezzo di acquisto, e anche in questo caso la cifra pattuita, appena 250 Dollari, risulta molto favorevole rispetto al listino destinato a noi comuni mortali, così come già notato per il 35mm 1:1,4 NASA.

 

 

Questo secondo esemplare, anch’esso di generazione AIS (22 arancione, matricola 576.302), prevede curiosamente un nastro adesivo telato in luogo della ghiera gommata originale e oltre a codici aggiuntivi esibisce anche un adesivo supplementare che spiega l’arcano e fa capire perché questi 28mm 1:2 siano strettamente di serie mentre i Nikkor 35mm 1:1,4 NASA risultano radicalmente modificati.

 

 

Infatti questi 28mm 1:2 non erano destinati a missioni di volo sulle navette spaziali ma ad un impiego più convenzionale, a terra, pertanto non dovevano ottemperare ai relativi e complessi protocolli sui materiali imbarcabili introdotti dopo il tragico rogo di Apollo 1 e non era necessario sostituire, ad esempio, gomme e plastiche con elementi metallici; questo esemplare è tuttavia accompagnato da un tappo speciale, metallico e a vite, solitamente impiegato sui Nikkor da missione spaziale, mentre il modello precedente adottava il classico tappo in plastica di serie.

 

 

Apparentemente NASA acquisì 26 esemplari di Nikkor 28mm 1:2, con seriale compreso fra 1001 e 1026, tuttavia mentre col 35mm 1:1,4 tale matricola era incisa direttamente durante l’assemblaggio, in Giappone, nel caso del 28mm 1:2 siamo evidentemente di fronte a normali obiettivi prelevati dalla serie (con relativi seriali standard sul frontale) ai quali NASA ha poi aggiunto manualmente la matricola dedicata sul barilotto, in questo caso 1002; seguendo questa logica i 26 Nikkor 28mm 1:2 NASA non appartengono ad una serie speciale creata ad hoc ma rientrano nel novero della normale produzione.

 

 

Veniamo ora allo schema ottico di questo famoso obiettivo; trattandosi di un grandangolare destinato ad un corpo reflex il suo schema è ovviamente di tipo retrofocus, nel quale lo spazio fra il vetrice della lente posteriore e il piano pellicola è oltre 1,3 volte la lunghezza focale del sistema; la complessità del modulo anteriore, nel quale una ipotetica lente frontale singola è sdoppiata in 3 lenti ad effetto divergente, convergente e divergente, sottolinea gli sforzi profusi dal progettista per ridurre il loro diametro e garantire una montatura compatta con filtri da 52mm, combinando tali elementi anche per controllare la distorsione.

 

 

Come anticipato, l’obiettivo fu disponibile per 35 anni e in un lasso di tempo così ampio la disponibilità dei vetri ottici originali può venire meno perché certi componenti chimici sono messi al bando o per normali aggiornamenti dei listini; in effetti, se osserviamo le sezioni del gruppo ottico risalenti al 1972 (Nikkor N-Auto) e 1976 (Nikkor tipo “K” gommato), possiamo notare come alcune quote fondamentali dello schema risultino differenti, e se analizziamo la collocazione del punto principale H, noteremo che nel 1972 si posizionava sul raggio posteriore della quinta lente e nel 1976 sul raggio anteriore della sesta, tutti elementi che suggeriscono uno schema ricalcolato.

Ho quindi contattato direttamente progettisti ottici Nikon, ottenendo conferma delle illazioni: su tempi così lunghi la disponibilità dei vetri varia, e quando i valori rifrattivi e dispersivi di un determinato materiale esulano dalle tolleranze ammesse nel progetto lo schema dell’obiettivo viene ricalcolato per inserire il vetro più simile al precedente ora disponibile, ripristinando le prestazioni grazie alla struttura modificata.

Naturalmente questa procedura è in uso presso tutti i fabbricanti e normalmente non viene rivelato ai consumatori se e quando tali ritocchi vengono introdotti, tuttavia è bene sapere che ottiche così longeve non hanno gli stessi identici vetri e lo stesso calcolo ottico uguale al millesimo da primo all’ultimo obiettivo prodotto, e le discrepanze nelle quote presenti sulle sezioni in anni diversi ne sono una spia.

 

 

Come già detto, il gruppo ottico del Nikkor 28mm 1:2 venne calcolato da Yoshiyuki Shimizu, un personaggio di prima grandezza presso la Nippon Kogaku e in tutto il settore; per facilità di comprensione utilizzeremo questo brevetto statunitense richiesto da Shimizu-San per Nippon Kogaku il 29 Settembre 1971, tuttavia il documento ci ricorda la richiesta prioritaria giapponese in data 30 Settembre 1970, e questa fa testo in senso assoluto.

Già nella prima pagina del documento possiamo apprezzare lo schema inconfondibile che poi troveremo nel Nikkor 28mm 1:2.

 

 

La congruità del brevetto al nostro argomento odierno è confermata dal confronto fra lo schema presentato nel documento e quello ricavato dalle brochure di produzione.

 

 

Il testo introduttivo spiega come sia difficile gestire il gruppo di lenti anteriori in uno schema retrofocus del tipo “a teleobiettivo invertito” quando si vuole ottenere una grande apertura relativa pur controllando molte aberrazioni ottiche, ed è proprio questa la mission di tale progetto.

 

 

La peculiarità del gruppo ottico flottante CRC (Close Range Correction) non era più una novità, essendo già previsto nel Nikkor-N Auto 24mm 1:2,8 del Gennaio 1967 firmato dallo stesso progettista, tuttavia tale sistema applicato a un grandangolare con apertura spinta fino ad 1:2 risulta in ogni caso molto utile per controllare le aberrazioni a distanze brevi e nel brevetto sono presenti due serie di schemi che mostrano il loro stato di correzione col gruppo ottico a infinito e utilizzato con flottaggio attivo a coniugate brevi, con rapporto di riproduzione 1:10 pari ad un campo inquadrato da 24x36cm; in questi documenti risulta soddisfacente soprattutto l’astigmatismo, ben controllato, mentre in schemi retrofocus complessi tale aberrazione a distanze brevi può degradare in modo vistoso.

 

 

Questa tabella definisce i dati grezzi del calcolo ottico e analizzandola mi sono soffermato sulle caratteristiche (indice di rifrazione e numero di Abbe che quantifica la dispersione cromatica) del vetro previsto da Shimizu-San nell’ottava lente: si tratta indubbiamente di un vetro agli ossidi delle Terre Rare appartenente alla categoria Lanthanum Flint (LAF), tuttavia non sono riuscito a trovare un materiale con tali esatte caratteristiche non soltanto nei cataloghi presenti e passati della vetreria Hikari (l’azienda gestita da Nikon che le fornisce il vetro) ma nemmeno i quelli dei principali produttori mondiali; in scambi di opinioni con specialisti dell’Azienda abbiamo eventualmente ipotizzato che all’epoca fosse possibile disporre di un vetro simile e che fosse stata accumulata internamente una certa scorta di quel materiale, esaurita dopo le prime fasi di produzione con la conseguente introduzione di un vetro simile ma non identico che avrebbe comportato il ricalcolo dello schema, come del resto suggerito dalle differenze visibili nel documento del 1976.

 

 

Questa tabella di Abbe relativa alla moderna produzione di vetri ottici Hikari definisce valori rifrattivi e dispersivi dei materiali disponibili, e il vetro in questione con indice di rifrazione 1.74443 e numero di Abbe (dispersione) 47,9 dovrebbe posizionarsi nel punto indicato dalla freccia, dove in realtà non è presente alcun tipo di vetro, mentre d’altro canto il classico Lanthanum Flint LAF2 prevede una rifrazione praticamente identica (1,74400) e numero di Abbe molto simile (44,9) e il più moderno Hikari LAF010 si caratterizza a sua volta per parametri analoghi (rifrazione 1,7432, numero di Abbe 49,26), ed è quindi possibile (ma è solo una mia ipotesi senza conferme certe) che uno di questi vetri abbia sostituito nel tempo il tipo “774479” previsto nel 1970 da Yoshiyuki Shimizu, adattando lo schema con un nuovo calcolo (o più di uno, se il materiale è stato sostituito ripetutamente).

 

 

Dopo queste doverose premesse, ecco le caratteristiche dei vetri adottati per il Nikkor 28mm 1:2, o quantomeno per la configurazione concepita inizialmente; l’obiettivo utilizza 5 tipi di vetro ottico e adotta 4 lenti agli ossidi delle Terre Rare con alta rifrazione e bassa dispersione.

Troviamo così in L1 ed L3 il Dense Crown tipo SK15, in L2 il Lanthanum Flint tipo LAF2, il L4 il Lanthanum Flint tipo LAF34 (oggi corrispondente al vetro Hikari E-LASF016), il L5 ed L6 il Borosilicate Crown BK7, in L7 il Dense Flint tipo SF-56 (oggi corrispondente al tipo Hikari E-SF53), in L8 il citato Lanthanum Flint per il quale non sono riuscito a trovare una identificazione precisa e in L9 un Lanthanum Crown tipo LaK8.

SI tratta sicuramente di uno schema moderno per i suoi tempi che utilizza senza risparmio i vetri di ultima generazione, con la finezza del sistema flottante che movimenta in modo asolidale il gruppo di lenti posteriore e che viene attivato automaticamente dalla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo.

L’efficace trattamento antiriflesso, il sofisticato schema ottico e il flottaggio sono ottime premesse per elevate prestazioni e in effetti quest’obiettivo è sempre stato accompagnato da una nomea lusinghiera; personalmente lo acquistai nel 1990 e la qualità d’immagine complessiva, specie a distanze ridotte, risultava più appagante rispetto ai risultati forniti dal Nikkor AiS 28mm 1:3,5 che avevo impiegato negli anni precedenti.

A inizio anni ’80 la rivista “Il Fotografo” di Mondadori, scomparsa pochi anni dopo, dedicò un test ad un gruppo di 28mm luminosi, includendo anche il nostro Nikkor 28mm 1:2.

 

 

Ho introdotto questa immagine introduttiva di tale prova perché focalizza uno dei rovesci della medaglia dell’obiettivo: il prezzo di listino molto elevato e addirittura superiore a quello del leggendario Carl Zeiss Distagon T* 28mm 1:2 “Hollywood” per Contax-Yashica, allora Made in Germany e a sua volta caratterizzato da uno schema a 9 lenti con modulo flottante; è anche vero che su altri mercati il costo degli obiettivi Nikkor risultava più abbordabile,  tuttavia, per logiche commerciali dell’importatore di quell’epoca, in Italia il prezzo delle ottiche Nikon manual focus è sempre risultato particolarmente salato: in questo caso, uno stipendio medio del 1980 si attestava su 350/400.000 Lire, pertanto serviva una mensilità abbondante per mettere in borsa il 28mm 1:2 di Nippon Kogaku.

 

 

Tornando alle mere prestazioni, il Nikkor 28mm 1:2 provato all’epoca uscì bene dal test, e se escludiamo i bordi estremi  (con elevata risoluzione solo a partire da 1:11) nel resto del campo i valori risultarono soddisfacenti praticamente a tutte le aperture comprese fra 1:2 ed 1:16; naturalmente questo tipo di test basato sulla risolvenza fornisce un’informazione solo parziale, non definendo con quale contrasto residuo le mire ottiche risultano risolte (un obiettivo con risolvenza più bassa ma contrasto più marcato può fornire una impressione di nitidezza soggettiva superiore rispetto ad un altro con risoluzione superiore ma mire riprodotte in modo fiacco e quasi indistinto), tuttavia i valori consistenti letti in gran parte del campo anche a diaframmi relativamente aperti suggeriscono una buona correzione di astigmatismo e curvatura di campo; infine, le elevate prestazioni nelle zone centrali anche a tutta apertura rendono ancora più facile la messa a fuoco perché l’immagine non prevede soltanto una ridotta profondità di campo ma anche buona nitidezza e contrasto.

 

 

Il Nikkor 28mm 1:2 è stato quindi un pezzo strategico del corredo Nikkor con messa a fuoco manuale, incarnando il modello di punta luminoso destinato a professionisti e amatori evoluti e restando imperterrito al suo posto ancora per una dozzina di anni dopo che il nuovo AF-Nikkor 28mm 1:1,4 asferico lo aveva detronizzato al top di gamma; la serie con messa a fuoco manuale, articolata nei vari Nikkor 28mm 1:2, 28mm 1:2,8, 28mm 1:3,5 e 28mm PC decentrabile, forniva una soluzione per tutte le esigenze, se non proprio per tutte le tasche, e il modello luminoso 1:2 ha attraversato la sua epoca con riscontri lusinghieri e lasciando il ricordo di un obiettivo valido e versatile, caratteristiche ancora oggi riscontrabili anche rimettendolo in batteria su corpi digitali reflex e mirrorless; e la storia continua!

 

 

Mio padre, convalescente dopo una frattura, si gusta un tè pomeridiano facendo visita alla consuocera in una fredda Domenica invernale.

Nikon Nikkor 28mm 1:2 tipo “K” alla massima apertura 1:2

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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