Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; come nel caso di una celeberrima pubblicità di alcuni decenni or sono, per i protagonisti di questo mio contributo basta la parola: infatti è sufficiente pronunciare il nome “Micro-Nikkor” per evocare un’epopea leggendaria e l’origine stessa del concetto di obiettivo normale macro di eccellente qualità, versatile ed accessibile a tutti; infatti, salvo rare eccezioni precedenti di utilizzo molto specialistico e talvolta limitate a pochi esemplari per impiego governativo o militare, fu proprio l’azienda Nippon Kogaku a produrre per prima in grande serie un obiettivo normale che garantisse una messa a fuoco estesa verso le coniugate brevi e anche una specifica ottimizzazione a distanze ridotte anziché ad infinito, permettendo riprese ravvicinate e tecniche senza compromessi qualitativi ma, nel contempo, assolvendo anche ai consueti compiti di ottica standard convenzionale.

Dal momento che l’origine di questa clade è decisamente antecedente al sistema Nikon F reflex e coinvolge anche modelli non specificamente nati per la fotografia convenzionale ma assecondando esigenze di riproduzione e microfilmatura, ho deciso di scrivere un pezzo esaustivo su questi particolari obiettivi Nippon Kogaku, circoscrivendo il campo ai modelli più datati, fino all’avvento dell’autofocus, e alle versioni di focale normale.

 

 

Come curiosità è interessante osservare che nel vasto ambito delle ottiche Nikkor per impiego tecnico/industriale esisteva anche una particolarissima famiglia di Ultra-Micro-Nikkor, come questo 55mm 1:2 di metà anni ’60; la denominazione Ultra-Micro non deve indurre ad immaginare un obiettivo macro previsto per ingrandimenti molto spinti, perché in realtà questi costosissimi modelli servivano invece per la fotolitografia nel settore dei microchips e costituivano lo stadio finale di riduzione ad altissima risolvenza per la maschera del microprocessore sul relativo supporto; per ingrandimenti molto spinti fu invece prodotta la serie Macro-Nikkor, con  focali da 19mm a 120mm e struttura simile a quella dei famosi Zeiss Luminar.

Dopo questo necessario chiarimento vediamo un inquadramento sistematico generale dei vari modelli, partendo dal progenitore originale del 1954 e arrivando fino all’effimera versione AF del Micro-Nikkor 55mm 1:2,8 lanciata nel Settembre 1986.

 

 

Questi obiettivi si possono grossomodo suddividere in 2 gruppi principali: obiettivi macro fotografici per il formato 24x36mm (articolati fra Micro-Nikkor per apparecchi a telemetro della serie Nikon S e Micro-Nikkor per il sistema Reflex in attacco Nikon F) e obiettivi da riduzione per microfilm che servivano ad archiviare originali di maggiori dimensioni su negativi molto più piccoli e ad altissima risoluzione; in questo secondo caso abbiamo modelli destinati al formato microfilm 32x45mm (ottenuto su pellicola 35mm prima di perforazioni che consentiva un maggiore sfruttamento della superficie) e un singolo esemplare destinato invece al formato 64×95,5mm, in questo caso ottenuto su pellicola perforata 70mm.

In questo schema troviamo tutti i modelli e anche le diverse varianti che li caratterizzarono durante la produzione, anche minime; il capostipite fu un obiettivo per Nikon S a telemetro che venne disegnato da Zenji Wakimoto e presentato nell’Aprile 1964 con la denominazione R-Nikkor-C 5cm 1:3,5, dove R probabilmente è l’acronimo di Repro; quest’obiettivo venne ristilizzato e presentato nell’Ottobre 1956 come Micro-Nikkor-C 5cm 1:3,5, introducendo per la prima volta questa leggendaria denominazione; nel Maggio 1958 lo schema ottico subì una leggerissima rivisitazione, forse per sfruttare la disponibilità di nuovi vetri, scomparve la sigla “C” di colore rosso che indicava il trattamento antiriflesso e venne commercializzata la versione definitiva Micro-Nikkor 5cm 1:3,5.

Nel frattempo, 1959, Nippon Kogaku presentò il sistema professionale Nikon F e fin da subito fu sua intenzione trasferire il Micro-Nikkor in tale corredo, tuttavia la procedura non era immediata perché nella configurazione originale dal 50mm il gruppo ottico imponeva uno spazio retrofocale troppo corto per le esigenze dello specchio reflex, pertanto Wakinoto-San dovette ricalcolare il suo obiettivo portando la focale a 55mm e aumentando quindi tale spazio fino al valore minimo necessario.

La prima versione per F arrivò nell’Agosto 1961 (partendo dalla matricola 171.501); la struttura non prevedeva il diaframma automatico ed utilizzava un particolare barilotto con estensione di fuoco fino ad 1:1; il primo Micro-Nikkor 5,5cm 1:3,5 a preselezione dell’Agosto 1961 si riconosce per la filettatura anteriore dei filtri incassata nella montatura, davanti alla prima lente, e venne prodotto in pochissimi esemplari (meno di 600) perchè già nel Novembre 1961 l’azienda aveva proposto una seconda versione con attacco filtri maggiorato a 52mm e collocato frontalmente, in posizione convenzionale; complessivamente vennero realizzati circa 2.300 Micro-Nikkor 5,5cm 1:3,5 a preselezione.

Il diaframma manuale a preselezione di fatto impediva riprese macro a mano libera, pertanto l’obiettivo venne ridisegnato con montatura tradizionale e diaframma a chiusura e riapertura automatiche, dando vita al Micro-Nikkor Auto 55mm 1:3,5 lanciato nel Marzo 1963 partendo dalla matricola 188.101; questa prima versione si riconosce per la baionetta monolitica senza viti di fissaggio e il cannotto anteriore cromato, la ghiera di messa  fuoco metallica con sbalzi alternati e scala solo in metri o piedi; non essendo ancora disponibili mirini Photomic per Nikon F con esposizione TTL, questo modello prevedeva una compensazione automatica che apriva il diaframma durante l’escursione di messa a fuoco, compensando il maggiore assorbimento luminoso del tiraggio aumentato a coniugate brevi; di questa prima versione per F furono realizzati 21.415 esemplari e, contrariamente al modello precedente, l’elicoide di fuoco consente di arrivare solo fino ad 1:2, richiedendo un tubo di prolunga tipo M per raggiungere 1:1.

Nel Dicembre 1966, partendo dalla matricola 211.101, arrivò un leggero restyling, con il cannotto anteriore rifinito in nero, la baionetta fissata con 5 viti piane e la ghiera per il diaframma con sbalzi a rilievo (in precedenza prevedeva una zigrinatura uniforme); questa versione contempla ancora la compensazione automatica del diaframma a distanze ridotte e l’indicazione sul barilotto dell’apertura massima effettiva ai vari rapporti di riproduzione, così come il massimo ingrandimento si ferma ad 1:2; di questa seconda versione furono prodotti 16.335 esemplari.

Circa un anno dopo, dalla matricola 238.011, il Micro-Nikkor Auto 55mm 1:3,5 fu oggetto di piccole modifiche meccaniche che in seguito consentirono su richiesta l’aggiornamento allo standard Ai introdotto nel 1977 grazie ad un apposito kit con ghiera del diaframma modificata, mentre con il predecessore ciò non risulta possibile per limiti meccanici del modello.

Proseguendo nella serie, intorno al 1968 la ghiera di messa a fuoco venne implementata applicando scale sia in metri che in piedi (prima ne era disponibile solo una, a seconda del paese di destinazione), partendo approssimativamente dalla matricola 269.000 e fermo restando le caratteristiche distintive precedenti (ghiere di messa a fuoco e del diaframma metalliche con sbalzi a rilievo, sistema di compensazione automatica per l’apertura del diaframma a distanze brevi, cannotto anteriore nero e settore centrale satinato cromo, baionetta fissata con 5 viti piane); questa serie si esaurì con la matricola 273.153 e partendo dalla precedente versione modificabile Ai vennero prodotti complessivamente 35.143 esemplari, dei quali circa 4.150 con doppia scala delle distanze; questo modello termina le versioni con ghiera di messa a fuoco interamente metallica.

Infatti, alla fine del 1969 e partendo dalla matricola 600.001, venne concepito un nuovo modello denominato Micro-Nikkor-P Auto 55mm 1:3,5 che adottava una ghiera di messa a fuoco con forma leggermente ristilizzata e ampio settore gommato con rilievi romboidali, mentre la denominazione “P” definisce il numero di lenti del gruppo ottico, ovvero 5; questa versione si caratterizza anche per l’abbandono del sistema di compensazione automatica che apriva progressivamente il diaframma a distanze via via più brevi per aggiustare l’esposizione, una complicazione meccanica ormai inutile con l’ampia diffusione delle letture esposimetriche dirette attraverso l’obiettivo; questa versione fu prodotta in 20.815 esemplari.

Il modello immediatamente successivo, introdotto nel 1971, in realtà è praticamente identico al precedente, dal momento che l’unica differenza riguarda l’abbandono della classica dicitura Nippon Kogaku Japan, sostituita da Nikon; il 55mm 1:3,5 Micro-Nikkor-P gommato e con scritta Nikon fu prodotto dalla matricola 630.001 fino a 728.469, per un totale di 98.469 esemplari, e in questa serie si passò anche dalle viti piane a quelle Phillips per il fissaggio della baionetta.

Nel 1973 fece la sua comparsa un’ulteriore versione, nella quale le lenti erano trattate col nuovo rivestimento multistrato NIkkor Integrated Coating; questo modello per tale ragione venne denominato Micro-Nikkor-P.C Auto e per tutte le altre caratteristiche è identico al precedente; tale versione fu prodotta dal 1963 al Marzo 1975 fra le matricole 730.001 e 811.928, per un totale di 81.928 esemplari (notate come quasi ogni variante prevedesse un nuovo inizio per la numerazione, abbandonando la precedente).

Intanto, nel Gennaio 1975 e a partire dalla matricola 750.001, l’obiettivo venne aggiornato alla nuova style policy appena introdotta e nota come serie “K”; questi obiettivi prevedono un barilotto completamente nero con la ghiera di fuoco rivestita da settori gommati con elementi rettangolari e sono già virtualmente identici alla serie “Ai” del 1977, con esclusione della ghiera per le aperture e la relativa forchetta di interfaccia all’esposimetro, ancora di vecchio tipo; il nuovo modello è ora semplicemente denominato Micro-Nikkor 55mm 1:3,5 e la sua scala per i rapporti di riproduzione da 1:2 a 1:1 col tubo di prolunga dedicato da 27,5mm è definita dalla scritta PK-3 per indicare l’abbinamento all’omonimo tubo dotato di forchette e rinvii per l’accoppiamento esterno al simulatore del diaframma sul corpo macchina; questo modello “K” rimase a listino fino al 1977 e fu prodotto in 75.206 esemplari fra le matricole 850.001 e 925.206.

Nel 1977 il nuovo sistema Ai rivoluzionò l’interfaccia al simulatore del diaframma nei corpi macchina e obbligò ad introdurre una nuova generazione di obiettivi; anche il nostro modello non fece eccezione e passò all’interfaccia Ai, con ghiera delle aperture modificata e forchetta di accoppiamento al diaframma (in realtà non più necessaria con i nuovi corpi Nikon) caratterizzata da una coppia di fori; questa versione fu prodotta dalla matricola 940.001 e inizialmente la scala di riproduzione da 1:2 a 1:1 con tubo di prolunga da 27,5mm prevedeva la dicitura PK-3 . 13 per indicare la compatibilità con il vecchio accessorio PK-3 (da usare sui corpi precedenti al 1977 che richiedevano l’interfaccia esposimetrica tramite forchetta) e anche col nuovo PK13, dotato di accoppiamento Ai e rinvii interni.

Dopo circa 50.000 esemplari venne eliminata la dicitura PK-3, quindi i Micro-Nikkor 55mm 1:3,5 tipo Ai prodotti in seguito prevedevano solamente la scritta PK, senza distinzione fra le varianti.

Dopo altri 25.000 esemplari circa la denominazione Lens Made in Japan fu abbreviata a Made in Japan.

Infine, dopo altre 16.000 matricole circa, la viti di fissaggio della baionetta passarono da 5 a 3; questa è l’ultima delle numerose trasformazioni che caratterizzarono il Micro-Nikkor 55mm 1:3,5 dal 1961 in poi, e rimase in produzione fino all’Ottobre 1979; le versioni con attacco tipo Ai furono prodotte fra le matricole 940.001 e 1.106.077, per un totale di 166.077 esemplari.

Dopo 18 anni e 14 varianti l’azienda mise finalmente mano al gruppo ottico e nel Dicembre 1979 fece la sua comparsa il nuovissimo Micro-Nikkor 55mm 1:2,8 in attacco AiS, gruppo ottico Doppio Gauss a 6 lenti e sistema flottante CRC per compensare certe aberrazioni ai vari rapporti di riproduzione; questo modello rimase in produzione dal Dicembre 1979 fino addirittura al 2020, con 3 blocchi distinti di numerazione: 197.041 – 601.232 (422.192 esemplari), 700.001 – 752.406 (52.406 esemplari) e 800.001 – 814.603 (nuova produzione negli anni 2006-2020, 14.603 esemplari); non si registrano variazioni ottiche o meccaniche nell’intera serie.

Quest’obiettivo fu prodotto anche per NASA con alcune modifiche volte a soddisfare i protocolli di missione, eliminando la gomma dalla ghiera di messa a fuoco (materiale non ammesso) e prevedendo un inedita ghiera interamente metallica e godronata, di sapore vintage; il Micro-Nikkor 55mm 1:2,8 NASA fu prodotto nel 1985 in 16 esemplari compresi fra le matricole 1.001 e 1.016.

Per chiudere il settore della fotografia convenzionale 24x36mm e raggiungere i limiti che mi ero imposto possiamo accennare anche all’AF Micro-Nikkor 55mm 1:2,8, versione autofocus dell’obiettivo con estetica AF di prima generazione e lungo elicoide che consente di arrivare fino ad 1:1 (le versioni AiS manual-focus si fermano ad 1:2 come il predecessore 1:3,5), un modello famigerato per gli evidenti giochi e la meccanica che subordinava la precisione alla scorrevolezza del sistema AF, dettagli che scandalizzarono i Nikonisti abituati alla qualità delle vecchie ottiche F; questa versione, che sfruttava filtri maggiorati da 62mm e manteneva il sistema flottante CRC, fu prodotta dal Settembre 1986 al Novembre 1989 in 40.463 esemplari, compresi fra le matricole 200.001 e 240.563.

Passando al secondo gruppo di obiettivi, fin dalle origini la Nippon Kogaku aveva immaginato una doppia linea di ottiche per riproduzione di documenti e microfilm che operassero in parallelo, una su pellicola 35mm perforata tradizionale e formato 24x36mm e l’altra su pellicola 35mm speciale senza perforazioni (spesso usata nella microfilmatura) e formato ampliato a 32x45mm.

Infatti, contemporaneamente alla presentazione del primo R-Nikkor-C 5cm 1:3,5 nell’Aprile 1954, fu introdotto anche un fratello maggiore R-Nikkor-C 6,3 cm 1:4 con le stesse caratteristiche ma in grado di coprire il formato 32x45mm.

Una seconda versione venne introdotta subito dopo (la data è imprecisata) ed era nota come Micro-File-Nikkor-C 6,3cm 1:5,6; naturalmente la denominazione svela subito la destinazione d’uso per microfilmatura.

Seguendo un ruolino di marcia incalzante, tale obiettivo venne immediatamente rivisto, e nel Marzo 1955 vide la luce un terzo modello, il Microcopy-Nikkor-C 6,3cm 1:4.

Dopo 3 anni, nel 1958, Nippon Kogaku sfruttò il leggero aggiornamento al gruppo ottico tipo Xenotar a 5 lenti introdotto col Micro-Nikkor 5cm 1:3,5 di quell’anno e lo trasferì nel nuovo Micro-Nikkor 7cm 1:5, presentato a Dicembre 1958 in una snella montatura cromata.

Quest’obiettivo, sconosciuto ai Nikonisti del sistema F, attraversò gli anni ’60 fornendo il suo servizio di microfilmatura su formato 32x45mm con riduzione 10-12x rispetto all’originale riprodotto, e nel 1971 ricevette un lifting estetico con una nuova montatura nera munita di flangia di attacco, più corpulenta, e denominazione Nikon in luogo di Nippon Kogaku.

Infine, per microfilm su pellicola perforata da 70mm e formato 64×95,5mm la Nippon Kogalu realizzò anche lo speciale e costoso Micro-Nikkor 150mm 1:5,6, obiettivo che riduceva l’originale con fattore ottimizzato 10x.

Questo è l’organigramma complessivo delle ottiche Micro-Nikkor e per microfilm di prima generazione; passiamo ora a descrivere più in dettaglio i vari modelli, partendo dalle versioni per impiego fotografico convenzionale.

 

 

Il primo modello nella serie cronologica è l’R-Nikkor-C 5cm 1:3,5; quest’obiettivo era commercializzato come normale ottica per le Nikon a telemetro ed era equipaggiato con la stessa baionetta “interna” tipo Nikon-Contax RF degli altri 50mm Nikkor, tuttavia la sua progettazione e commercializzazione non era finalizzata alla fotografia tradizionale ma nasceva su impulso di richieste specifiche nel campo della microfilmatura; infatti i testi in Giapponese sono più ricchi di dettagli minuti rispetto a quelli convenzionali e gli obiettivi destinati a tale impiego sul 24x36mm disponibili all’epoca non prevedevano la risoluzione sufficiente; l’R-Nikkor-C 5cm 1:3,5 risultava idealmente ottimizzato su un rapporto di riduzione di circa 10-12x, ed era quindi in grado di fotografare 2 pagine affiancate in formato A4 su un singolo fotogramma 24x36mm.

 

 

Questa scheda nipponica dell’epoca mostra come lo schema ottico utilizzato fosse già conforme a quello poi impiegato in tutti in Micro-Nikkor 5cm 1:3,5 e 5,5cm/55mm 1:3,5 successivi, con raggio di curvatura negativo nel punto di incollaggio del doppietto che caratterizza questa prima versione per 5cm di focale, poi divenuto leggermente convesso nel successivo 55mm per reflex.

Anche la struttura dell’R-Nikkor è particolare perché la montatura estraibile prevede in pratica una messa a fuoco a 2 stadi (come avviene anche nel Novoflex Noflexar 35mm macro): con gruppo ottico arretrato per le maggiori distanze / infinito e con gruppo estratto per le coniugate brevi.

 

 

Questo raro documento nipponico del tempo è interessante perché mostra una serie di pagine microfilmate nel 1955 utilizzando proprio un R-Nikkor 5cm 1:3,5; i logogrammi Kanji che caratterizzano il Giapponese richiedono un potere risolutivo superiore e proprio per tale ragione questa serie di obiettivi venne inizialmente concepita.

 

 

Il successivo Micro-Nikkor 5cm 1:3,5 replicava le caratteristiche complessive dell’R-Nikkor ed era fornito in attacco a baionetta interna Nikon-Contax RF oppure in attacco Leica; l’ultima versione qui illustrata, introdotta nel 1958 eliminando la sigla “C” per il trattamento antiriflesso, prevede anche una lieve miglioria al gruppo ottico, i cui dettagli sono sempre stati ignoti.

 

 

Questa pagina mostra invece l’obiettivo nella precedente versione del 1956, con la sigla Micro-Nikkor-C; già in questa fase l’obiettivo era disponibile con i 2 attacchi citati e, illustrato in basso, era disponibile un accessorio concepito per facilitare la regolazione del diaframma con l’ottica collassata in configurazione da grandi distanze, con la quale la ghiera principale era difficile da azionare direttamente; anche in questo caso lo schema ottico Xenotar a 5 lenti in 4 gruppi che caratterizzò tutti i Micro-Nikkor di focale normale prima del 55mm 1:2,8 è immediatamente riconoscibile.

 

 

In questo ulteriore documento vengono evidenziati accessori Nikon idonei alla riproduzione e sono presenti sia l’originale R-Nikkor 5cm 1:3,5 del 1954 che il primo Micro-Nikkor-C 5cm 1:3,5 del 1956; gli obiettivi sono praticamente identici, considerando che nell’immagine la “lente” frontale dell’R-Nikkor è stata ridisegnata dai grafici per renderla più imponente ed avanzata.

Come anticipato, quando fu introdotto il sistema Nikon F, nella Primavera 1959, l’azienda fu subito intenzionata a presentare il Micro-Nikkor anche in questo corredo, a maggior ragione perché la messa a fuoco reflex rendeva molto più facile ed affidabile il lavoro a distanze ridotte; pertanto, dopo il necessario ricalcolo a 55mm per aumentare lo spazio retrofocale e rendere funzionale lo specchio, nell’Agosto 1961 venne introdotto il primo Micro-Nikkor 5,5cm 1:3,5 in attacco F.

 

Continua nella seconda parte.

 


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