Nikon Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; questo articolo completa una trilogia di pezzi dedicati a obiettivi Nikon Nikkor vintage di tipo fisheye (cioè con mappatura completa da orizzonte a orizzonte subordinata ad una forte distorsione) e con copertura circolare, quindi in grado di proiettare un’immagine tonda inscritta nel formato del film utilizzato nella quale il massimo angolo di campo dichiarato viene lambito in ogni punto della circonferenza stessa; dopo il mastodontico Fisheye-Nikkor 6mm 1:2,8 da 220° con visione reflex e lo speciale Fisheye-Nikkor OP 10mm 1:5,6 con proiezione ortografica, il protagonista odierno è il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6, un obiettivo molto importante dal punto di vista tecnico e storico perché fu il primo a garantire una copertura da 220° che si spingeva a sbirciare addirittura dietro le spalle del fotografo, sebbene con una struttura ottica non retrofocus e molto rientrante che imponeva di montarlo sollevando lo specchio e sfruttando poi un apposito mirino esterno.

Grazie a quest’architettura ottica e all’apertura massima contenuta in 1:5,6 l’obiettivo risulta tuttavia drasticamente più compatto rispetto al successivo 6mm 1:2,8 reflex, agevolato nell’inquadratura e più luminoso ma anche pesante oltre 5kg, mentre questa versione 1:5,6 che l’ha preceduto risulta facilmente trasportabile in borsa.

 

 

Se osserviamo lo schema ottico del Nikkor 6mm 1:5,6 nell’organigramma dei fisheye con messa a fuoco manuale realizzati da Nippon Kogaku per il sistema Nikon F, possiamo osservare immediatamente una grande somiglianza col Fisheye-Nikkor 7,5mm 1:5,6 da 180° del Gennaio 1966 (calcolo del 1965) che gli sta accanto, e in effetti entrambi sono stati progettati dallo stesso tecnico, Masaki Isshiki, tuttavia non sono stato in grado di recuperare il brevetto giapponese n° 438664 che include il calcolo del 7,5mm per effettuare confronti diretti; a finalizzare la maggiore copertura fino a 220° provvede principalmente il differente valore diottrico del grande elemento negativo frontale.

 

 

Il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 non retrofocus da 220° a immagine circolare venne lanciato sul mercato nel Febbraio 1970, tuttavia il suo calcolo era stato finalizzato nei primi mesi del 1967 ed effettivamente vennero realizzati 5 prototipi con matricola 620001 – 620005 ( quello illustrato tuttora conservato da Nikon Corporation) che furono assemblati nello stesso anno; otticamente e meccanicamente il prototipo del 1967 ricalca le caratteristiche del modello di serie arrivato quasi 3 anni dopo e le principali differenze riguardano la denominazione riportata a smalto sul barilotto: infatti l’obiettivo è ancora chiamato “Fish – eye”, una forma che a partire dal 1970 e quindi dal modello di produzione venne corretta in fisheye; inoltre il prototipo riporta ancora la focale effettiva, 6,2mm, mentre nell’obiettivo definitivo verrà poi arrotondata a 6mm.

 

 

Questo stralcio da una rivista fotografica statunitense del 1967 ci consente anche di affermare che questo prototipo non rimase confinato all’interno dell’azienda per prove strumentali, some spesso avviene, ma fu effettivamente esposto al pubblico in fiere del settore; infatti questo ritaglio costituisce il report giornalistico di un inviato della testata di ritorno dalla fiera e descrive le novità presentate da Nippon Kogaku, ovvero un Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 da 220° ma anche il nuovo Nikkor-N Auto 24mm 1:2,8, il mirino-esposimetro Photomic Tn e il mirino d’azione DA-1 per Nikon F, tutti prodotti effettivamente lanciati nel 1967.

 

 

Tornando alla denominazione anomala del prototipo, questo dettaglio di un esemplare prodoto in serie mostra invece la scritta fisheye unificata e la focale corretta a 6mm.

 

 

Questa scheda, ricavata dai celebri libri Nikon a schede creati da Amphoto di Garden City (NY), fu una delle prime dedicate al Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 da 220°; nell’immagine si può immediatamente notare il grande cannotto metallico che sporge oltre la baionetta posteriore e contiene parte del gruppo ottico destinato ad entrare profondamente nel corpo macchina; bisogna comunque puntualizzare che la denominazione “non retrofocus” comunemente adottata per questo modello è scelta soprattutto per amore di chiarezza, al fine di distinguerlo dal modello 6mm 1:2,8 che consente la visione reflex, tuttavia il 6mm 1:5,6, nonostante preveda questa struttura che va quasi a baciare l’otturatore, ha il vertice dell’ultima lente che si posiziona comunque a 11,3mm dal piano focale, una misura che costituisce il 182% della focale effettiva (6,2mm), pertanto a rigor di termini è più retrofocus di tutti i Nikkor convenzionali da 20mm di focale in su.

Naturalmente questa caratteristica impedisce sia la visione reflex del soggetto inquadrato che l’eventuale messa a fuoco diretta o la lettura TTL dell’esposizione, e in questo caso ci si appoggia ad un mirino esterno Nikon DF-1, la messa a fuoco è fissa in virtù di una profondità di campo estremamente ampia e l’esposizione va misurata con un dispositivo ausiliario; mancando la visione reflex, anche il diaframma perde l’automatismo e il comando manuale chiude direttamente l’iride al valore di lavoro, con possibilità di operare fra 1:5,6 ed 1:22.

L’angolo di campo da 220° finalizza un’immagine circolare sul film da 21,6mm di diametro, leggermente più piccola rispetto ad analoghi Fisheye-Nikkor, e alle caratteristiche generali tutto sommato spartane fa da contraltare la torretta con ben 6 filtri incorporati (UV L1A, giallo chiaro Y48, giallo scuro Y52, arancio O56, rosso R60 e giallo/verde XO).

 

 

Questa ulteriore scheda proviene sempre da un libro Nikon di Amphoto, edizione 1974 ed è molto più completa e dettagliata; le immagini sottolineano nuovamente il forte arretramento del gruppo ottico, per buona parte alloggiato nel cilindro metallico posteriore oltre la baionetta, mostrano lo speciale mirino esterno Nikon DF-1 (introdotto col Fisheye-Nikkor 8mm 1:8 del Luglio 1962) e l’abbinamento a un corpo Nikon F fa comprendere la sostanziale compattezza del sistema, se consideriamo l’angolo di campo da 220°; tuttavia il mirino esterno, per ovvie semplificazioni al suo gruppo ottico, in realtà copre solamente 160° ed è stato creato principalmente per effettuare un puntamento di massima ma non per valutare con precisione l’inquadratura, un’operazione che non risultava necessaria nelle situazioni d’uso previste, come riprese zenitali del cielo o monitoraggio dentro tubazioni, caldaie, etc.

Dal punto di vista delle specifiche la scheda introduce ulteriori informazioni: nella parte esterna della ghiera che fissa la grande lente frontale è presente una filettatura da 89×0,75mm che consente di avvitare lo specifico tappo protettivo tronco-conico, mentre le dimensioni complessive sono 92mm di diametro per 81mm di lunghezza, dei quali tuttavia solamente 43,1 sporgono effettivamente dalla baionetta del corpo macchina, mentre il cannotto protettivo con gli elementi posteriori del gruppo ottico arriva a circa 10mm dal piano focale; l’intero gruppo ottico con 9 lenti in 6 gruppi (più filtri interni) misura invece 78,3mm di lunghezza.

La caratteristica descrizione telegrafica, tipica di questi volumi, sottolinea l’utilità in riprese con manipolazione prospettica di primo piano e sfondo su immagine sferica per effetti di impatto visivo in pubblicità e foto di prodotti, così come per foto meteorologiche, astronomiche e persino subacquee (immagino però con un grosso oblò correttore specificamente approntato); gli usi suggeriti si spingono anche al controllo di movimenti e concentrazione di grandi gruppi di persone in specifiche aree e al monitoraggio di tubi, caldaie, condutture e camicie per cilindri (immagino riferendosi ai classici V8 big block americani, visto il diametro dell’obiettivo pari a 92mm).

La scheda suggerisce naturalmente debita attenzione a non inquadrare parti del proprio corpo, trattandosi di un obiettivo da 220°, ricordando anche che questo schema produce una proiezione fisheye di tipo equidistante, ovvero quella più comunemente utilizzata nel settore.

 

 

La completa documentazione aggiunge anche l’esatta relazione fra angolo di campo e distanza dal centro dell’immagine prodotta, in funzione della proiezione equidistante adottata, mentre la profondità di campo alle varie aperture fa capire le ragioni della messa a fuoco fissa, dato che anche a 1:5,6 risulta tutto ragionevolmente a fuoco da infinito ad appena 48,4cm.

 

 

Il mirino esterno DF-1, concepito per i Fisheye-Nikkor 8mm 1:8, 7,5mm 1:5,6, 10mm 1:5,6 OP e 6mm 1:5,6, è costruito in modo impeccabile e prevede la classica slitta rovesciata che consente di applicarlo alla guida a coda di rondine presente attorno al nottolino di riavvolgimento della Nikon F; questo accessorio era fornito di serie a corredo.

Il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 è un obiettivo molto raro e ricercato che fu commercializzato dal Febbraio 1970 al Marzo 1978; a parte i 5 prototipi del 1967 con matricole 620001 – 620005, la produzione è sostanzialmente limitata a 2 piccoli lotti: il primo prevede 100 esemplari fra le matricole 656001 e 656100 che vennero commercializzati nel 1970-71 e si caratterizzano per la denominazione Nippon Kogaku Japan; il secondo comprende 109 esemplari fra le matricole 660001 e 660109, prevede la denominazione aggiornata Nikon e questi pezzi andarono ad esaurimento a partire dal 1971; in totale esistono quindi solamente 209 obiettivi più 5 prototipi, e questa estrema rarità abbinata alle caratteristiche esclusive ne hanno fatto un pezzo da collezione molto ambito che passa di mano a cifre molto elevate.

Trattandosi di un obiettivo così inconsueto non è facile recuperare documenti e brochure dedicati, pertanto ho selezionato quello che ho potuto raccogliere nel corso degli anni per condividerlo qui.

 

 

Questa immagine di gruppo con alcuni obiettivi Nikkor è interessante perché fu divulgata nel 1970 ma non in tempo per includere il nuovo Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 da 220° appena presentato, quindi si può considerare l’ultimo documento che ancora lo esclude, mentre al suo posto troviamo il modello 7,5mm 1:5,6 da 180° dal quale otticamente deriva.

 

 

Anche questa scheda giapponese riporta le quote meccaniche e lo schema ottico dell’obiettivo, un pezzo che fece sensazione anche in madrepatria per l’incredibile angolo di campo offerto e la suggestione di poter vedere addirittura dietro le spalle.

 

 

In questa immagine promozionale del 1972 per il mercato interno campeggia una foto di gruppo del corredo Nikkor e naturalmente è presente anche il 6mm 1:5,6 da 220°, indicato dalla freccia; notate come i moderni fisheye-Nikkor retrofocus per visione reflex costituissero chiaramente il nuovo mainstream e quindi il 6mm 1:2,8 e l’8mm 1:2,8 si trovano in posizione privilegiata mentre i modelli da 10mm 1:5,6 OP e 6mm 1:5,6, ancora relegati all’uso con specchio alzato, sono stati emarginati a lato della foto di gruppo!

 

 

In un’altra brochure nipponica del 1972 la sezione dedicata ai fisheye mostra gli stessi modelli, col 6mm 1:5,6 affiancato all’indispensabile mirino DF-1; come ho già fatto notare in un precedente articolo osservando il prezzo dei 2 fisheye da 6mm e 220°, per il modello retrofocus 1:2,8 erano richiesti ben 600.000 Yen, mentre rinunciando alla visione reflex e a 2 f/stop di apertura, spesso inutili nelle condizioni d’uso più frequenti, il 6mm 1:5,6 garantiva la stessa copertura, dimensioni compatte, un peso drasticamente ridotto da 5.200g a 430g e un listino limitato a 200.000 yen.

 

 

Questa foto è presente in un catalogo nipponico dei primi anni ’70 e risulta surreale, con ottiche in vista frontale schiacciate contro il corpo macchina anche in modelli da quasi 1 metro di lunghezza fisica come il 1.200mm; il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 è l’obiettivo indicato dalla grafica, col relativo mirino esterno applicato al corpo macchina.

 

 

Questa immagine è ricavata da una brochure della Nikon F risalente al 1974 (notate il corpo macchina in versione “Apollo”; con leva di carica rivestita) e il 6mm 1:5,6 è il modello illustrato; curiosamente i Fisheye-Nikkor non hanno mai seguito la policy Nippon Kogaku che fino al 1974 aggiungeva un codice alfabetico per indicare il numero di lenti (in questo caso “N”) né hanno adottato la sigla aggiuntiva “C” qualora il multicoating fosse applicato; nel caso del 6mm 1:5,6 il trattamento impiegato non era un monostrato basico ma siccome la produzione evidentemente è tutta concentrata prima del 1972 nessun esemplare ha mai avuto accesso ufficiale al multicoating “NIC”, formalmente introdotto soltanto dopo.

 

 

Un’altra brochure nipponica della Nikon F risalente al 1974 mostra invece i 4 fisheye allora a catalogo, col 6mm 1:5,6 indicato dalla grafica.

 

 

Infine, sul monumentale volume Nikon Sales Manual del 1977 dedicato ai seller statunitensi, è presente una scheda dedicata al 6mm 1:5,6 con l’obiettivo applicato ad un corpo F2; notate come il filtro trasparente sia ancora il tipo L1A, a quel tempo obsoleto e sostituito da altre versioni, un dettaglio giustificato dal fatto che il lotto di obiettivi era già stato prodotto da anni e stava andando lentamente ad esaurimento con le caratteristiche tecniche del momento di effettiva costruzione.

Fra i punti di forza da magnificare al potenziale acquirente vengono suggeriti l’angolo di campo da 220°, la struttura compatta e leggera, il fuoco fisso che rende inutile la regolazione della distanza, il mirino esterno che garantisce una visione brillante e la torretta con 6 filtri incorporati; personalmente trovo che l’impossibilità di mettere a fuoco e l’obbligo di destreggiarsi con un mirino esterno da soli 160° non siano dettagli entusiasmanti e in grado di indurre all’acquisto, ma tant’è…

Il documento sottolinea infine che si tratta di un modello acquistabile solo su ordinazione (probabilmente per risparmiare ai rivenditori di fare magazzino con un pezzo così esotico, visto che la tiratura era già stata assemblata da tempo)  e che ovviamente le nuovissime Nikon FE ed FM non sono compatibili per l’assenza del comando per sollevare manualmente lo specchio.

 

 

Ufficialmente il Fisheye-Nikkor 6mm 1:2,8 da 220° scomparve dal mercato nel Marzo 1978, tuttavia nel catalogo 1979 delle ottiche Nikkor risulta ancora presente, mentre nell’analogo documento del 1980 tale obiettivo è finalmente scomparso e il suo posto in grafica risulta occupato dal Fisheye-Nikkor 16mm 1:3,5 a copertura totale del formato.

Passiamo ora alle caratteristiche e ai segreti dello schema ottico di questo fisheye da 220°.

 

 

L’obiettivo venne calcolato da Masaki Isshiki e Keiji Matsuki, 2 specialisti che vantano rispettivamente all’attivo anche il Fisheye-Nikkor 7,5mm 1:5,6 e il Fisheye-Nikkor OP 10mm 1:5,6; questa immagine illustra la prima pagina del relativo brevetto statunitense, richiesto il 23 Aprile 1968, tuttavia la corrispondente richiesta prioritaria nipponica era già stata depositata il 27 Aprile 1967.

Questa prima facciata riporta già lo schema ottico relativo al 6mm 1:5,6 da 220° e la sua copertura è confermata anche dagli schemi con le aberrazioni, alcuni dei quali prevedono appunto come fondo-scala un semiangolo di campo da 110°; notate la distorsione che passa progressivamente al 100° (caratteristica normale nei fisheye) e l’andamento tormentato nella curva di aberrazione cromatica laterale, un problema tipico dei fisheye e introdotto dai grandi elementi anteriori fortemente divergenti al quale il progettista ha cercato di ovviare con ben 3 doppietti cementati.

 

 

In realtà questo documento è estremamente interessante perché il progettisti, aggiungendo un ulteriore elemento divergente di grande diametro nella parte frontale, avevano calcolato un secondo fisheye con apertura 1:5,6 il cui angolo di campo si spingeva addirittura a 270°, come evidenziato dal fondo-scala negli schemi di alcune aberrazioni, con seminangolo a 135°; questa versione non venne mai prodotta in serie ma costituisce tuttora un impressionante exploit.

 

 

Il brevetto risulta effettivamente richiesto da Masaki Isshiki e Keiji Matsuki a nome di Nippon Kogaku e dichiara la progettazione di un supergrandangolare acromatico con almeno 2 menischi divergenti e molto incurvati nella parte anteriore, angolo di campo da 220° a 270°, buona correzione dell’aberrazione cromatica e di altri difetti e apertura massima 1:5,6; secondo i progettisti proprio aberrazione cromatica e astigmatismo, che erano un problema in progetti analoghi precedenti, in questo caso vengono corretti in modo soddisfacente grazie alle caratteristiche del nuovo schema.

 

 

Le tabelle con i dati grezzi di progetto (raggi di curvatura delle superfici, spessori sull’asse delle lenti, spazi interposti e valori rifrattivi/dispersivi dei vetri usati) relative ai 2 “embodiments” del brevetto sottolineano chiaramente la facoltà di inquadrare rispettivamente 220° e 270°; i progettisti hanno previsto per i grandi elementi anteriori vetri Dense Crown o Borosilicate Crown, sicuramente più economici delle versioni alle Terre Rare con alta rifrazione e bassa dispersione presenti invece nei grandi elementi anteriori del Nikkor 15mm 1:5.6 rettilineare, una soluzione che doveva ridurre i costi di produzione specialmente nel prototipo da 270° di campo.

 

 

Lo schema ottico impiegato nel 6mm 1:5,6 da 220° di serie prevedeva 7 differenti tipologie di vetro, così definite: un Dense Crown tipo Hikari E-SK4 in L1, un  Dense Crown tipo Hikari E-SK16 in L2, un Fluor Crown tipo Hikari E-FK5 in L3, un Dense Flint tipo Hikari E-SFS3 in L4, L6 ed L9, un Crown K3 in L5 (il filtro interno), un Lanthanum Flint tipo Hikari E-LAF2 in L7, un Lanthanum Dense Flint tipo Hikari E-LASFH2 in L8 e un Very Dense Crown tipo Ohara SSK2 in L10 (questa tipologia di vetro non è mai stata presente nei cataloghi della vetreria Hikari, il fornitore controllato da Nikon).

Come si può notare i costosi vetri agli ossidi delle Terre Rare sono limitati a 2 piccoli elementi interni, una soluzione che riduce ulteriormente i costi di produzione.

 

 

Questo splendido schema realizzato dall’amico Pierre Toscani mostra invece la sezione del secondo “embodiment” del brevetto, ovvero il prototipo da 270° di campo; la sua focale, dedotta dai parametri di calcolo, sarebbe stata 5,4mm e come anticipato la principale differenza rispetto al 6mm 1:5,6 da 220° di serie è rappresentata dall’enorme lente anteriore in vetro BK7, una soluzione utile per ridurre i costi in un elemento da 189mm di diametro al limite di intercetto dell’immagine.

La storia del fisheye da 6mm con copertura superiore a 180° è quindi costellata di sorprese e prevede addirittura un altro capitolo legato ad un ulteriore prototipo derivato dal 6mm 1:5,6 di serie ma spinto fino a 230° di campo e modificato per ottenere una formula di proiezione equisolida.

 

 

Infatti Isshiki-San e Matsuki-San non si limitarono a disegnare il 6mm 1:5,6 da 220° a proiezione equidistante ma crearono una variante con analoghe caratteristiche geometriche di targa che prevedeva invece la superficie della grande lente frontale con profilo asferico, angolo portato appunto a 230° e formula di proiezione equisolida; quest’obiettivo venne denominato Nikon Fisheye-Nikkor  6,2mm 1:5,6 230° SAP e prevedeva una struttura meccanica, tappi e mirino esterni analoghi a quelli del 6mm 1:5,6 di serie, tuttavia differiva per la particolare proiezione e, appunto, per l’utilizzo di una superficie asferica frontale.

 

 

Questo raro documento giapponese dell’epoca descrive proprio il 6mm 1:5,6 230° SAP e le sue caratteristiche ottiche; quest’obiettivo, con l’eccezione dell’elemento frontale asferico, prevede uno schema ottico analogo al 6mm 1:5,6 di produzione e la sigla SAP, acronimo di Solid Angle Projection, identifica un fisheye nel quale la proiezione sia funzionale a

Y = 2f . sin a/2

nella quale Y è la distanza di un punto immagine sul fotogramma dall’asse di ripresa, f è la lunghezza focale dell’obiettivo e a rappresenta l’angolo di incidenza fra lo stesso punto del soggetto e l’asse di ripresa.

Il 6mm 1:5,6 da 220° prevede invece una proiezione classica di tipo equidistante, funzionale a

Y = f . a

Mentre il Fisheye-Nikkor OP 10mm 1:5,6 a proiezione ortografica, sempre calcolato da Matsuki-San, prevede una proiezione funzionale a

Y = f . sin a

Pertanto, in quello scorcio terminale degli anni ’60, alla Nippon Kogaku stavano impostando un programma molto ambizioso per mettere a disposizione dei clienti specialisti un’intera batteria di fisheye con proiezione equidistante, ortografica ed equisolida, tuttavia quest’ultima opzione rimase solamente allo stadio di prototipo nelle forme di questo 6mm 1:5,6 230° SAP.

 

 

Il 6mm SAP prevedeva a sua volta un ampio elemento divergente frontale ma l’eccezionalità del componente sta nella lavorazione asferica della sua superficie anteriore; per il Fisheye-Nikkor OP 10mm 1:5,6 a proiezione ortografica, a sua volta impreziosito da un dettaglio analogo, si è parlato di glass-molding a caldo con rifinitura successiva a controllo numerico, mentre nessuna indicazione è trapelata circa le modalità di realizzazione della superficie asferica nel 6mm SAP.

 

 

Questa immagine di profilo evidenzia la superficie parabolica citata.

 

 

Dal punto di vista meccanico il 6mm SAP ricalca le caratteristiche del 6mm 1:5,6 convenzionale, adottando la stessa, curiosa soluzione per il controllo del diaframma, gestito da un selettore che corre dentro uno slot accanto a riferimenti numerici fissi; notate anche lo speciale tappo posteriore concepito per i Nikkor non retrofocus e in grado di accogliere sia il cannotto rientrante dell’obiettivo che il mirino esterno, grazie ad una slitta sul fondo.

 

 

Nella parte posteriore si può apprezzare la baionetta di attacco tipo F, tenuta in posizione da 5 viti con taglio piatto, e il cannotto sporgente che comprende le piccole lenti posteriori ed è munito di una palpebra sporgente che protegge meccanicamente le lenti e riduce il rischio di riflessi parassiti all’interno del corpo; curiosamente, se osserviamo il punto di fede bianco che dopo il montaggio si trova ad ore 12, dobbiamo dedurre che la palpebra supplementare sporgente vada a trovarsi non orizzontale ma leggermente ruotata; apparentemente di quest’obiettivo sono stati prodotti 2 esemplari (matricola 1014 e 1015) oppure 3 (1014, 1015 e 1016); le immagini viste finora sono relative all’esemplare 1015.

 

 

Queste nuove fotografie illustrano invece il prototipo matricola 1014; in questo caso l’obiettivo è appoggiato su una versione in lingua Inglese dello stesso documento nipponico condiviso in precedenza e si può notare come anche questo prototipo preveda la grande filettatura anteriore per applicare il tappo protettivo.

 

 

Questo dettaglio evidenzia la matricola dell’esemplare e anche il suo aspetto iconico, con la grande lente frontale divergente che rivela gli elementi interni.

 

 

La vista posteriore mostra come la montatura prima della baionetta preveda un settore allargato che è mancante in corrispondenza del controllo per il diaframma e contempli anche un’apertura, qui a ore 2, dalla quale emerge un settore della torretta portafiltri e consente la relativa rotazione.

Si può anche notare che, con punto di fede ad ore 12 e obiettivo montato, la scala dei diaframmi si trova spostata su un lato, una soluzione necessaria perché lo sbalzo del mirino Photomic eventualmente montato sul corpo Nikon F avrebbe intralciato la visuale rendendo più difficile impostare i valori.

 

 

Il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 da 220° è quindi un pezzo di valore del corredo Nikon sotto vari punti di vista; fu il primo ad introdurre una copertura che infrangeva la barriera dell’orizzonte fotografando dietro le spalle, e anche se il 6mm 1:2,8 lanciato 2 anni dopo risultava tecnicamente più avanzato e luminoso il modello 1:5,6 rimaneva comunque competitivo per il prezzo di acquisto ridotto ad un terzo e per la facile trasportabilità; oggi questo storico modello, prodotto in poco più di 200 esemplari, è una delle prede più ambite dai grandi collezionisti internazionali e non è insolito che vada all’incanto per varie decine di migliaia di Euro, specie se in perfette condizioni e con dotazione completa come in foto; oggetti come questo sottolineano per l’ennesima volta la grande attenzione prestata da Nippon Kogaku per soddisfare qualsiasi esigenza della sua clientela professionale, anche quella più specifica e particolare, e proprio questo fattore ha contribuito in larga parte a creare l’aura di mito attorno al brand che tutti gli riconoscono.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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