Nikon F2. Accessori (terza parte)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI (riprende la trattazione dell’argomento da dove si era interrotta al termine dell’articolo con la seconda parte)

Un’altra linea di accessori per F2 resa possibile dalla completa intercambiabilità dei moduli riguarda i dorsi; infatti le opzioni non si limitavano al citato e semplice MF-3 che, in abbinamento al motore MD-2, consentiva il riavvolgimento motorizzato lasciando fuori l’esca della pellicola: l’azienda si spinse ben oltre e rese disponibili ben 4 dorsi speciali, 2 ad alta capacità per pellicola 35mm a metraggio e 2 con sofisticata funzione di sovrimpressione dati.

 

 

Il primo modello preso in considerazione è il dorso ad alta capacità MF-1, in grado di garantire 250 esposizioni continuative; si tratta naturalmente di un accessorio molto ingombrante che tuttavia, in abbinamento al motore ed eventualmente al servo-EE DS per il diaframma automatico, ad intervallometri e comandi a distanza, permetteva operazioni di monitoraggio impensabili con i corredi tradizionali.

 

 

Lo schema quotato evidenzia dimensioni effettivamente importanti (302x127x73mm), tuttavia dispositivi del genere, considerando anche il resto dell’hardare coinvolto, venivano utilizzati esclusivamente su treppiedi, quindi ingombri e pesi passano in secondo piano; negli schemi si può notare come la base del dorso MF-1 venga ad interporsi fra il porta-batterie MB-1 e il motore MD-2: pertanto il dorso preleva l’energia dal porta-batterie con una contattiera e poi la distribuisce al motore con un elemento simile nella parte superiore, fungendo in pratica da corta prolunga; questo dettaglio si è reso necessario perché anche il dorso incorpora un piccolo motore che agevola il movimento delle bobine di pellicola, pertanto l’alimentazione che l’MF-1 preleva dal porta-batterie MB-1 viene indirizzata non solo al motore MD-2 anche ad un cavetto che termina sotto la bobina destra del dorso, alimentando il sistema.

 

 

Il dorso MF-1 sostituisce quello standard della F2, facilmente rimuovibile, e i settori corrispondenti non prevedono la curvatura congruente con la posizione del caricatore 35mm ma proseguono in linea guidando il film dentro i due grossi caricatori laterali; questi ultimi possono essere rimossi assieme alla porzione di dorso che copre otturatore e sistema di avanzamento della fotocamera mentre i comandi nativi del motore MD-2 per la cadenza di ripresa sono normalmente utilizzati nelle procedure e infatti il dorso prevede delle aperture sul retro che lasciano esposti tali elementi.

 

 

Questa illustrazione mostra l’interfaccia di alimentazione del micro-motore e la modalità di montaggio dell’MF-1; quando la fonte energetica è il porta-batterie standard MB-1, con 10 batterie AA da 1,5v zinco-carbone si può esporre appena 1/3 di rullo (circa 85 pose), con 10 AA alcaline l’autonomina aumenta, garantendo da 1 a 2 bobine da 250 pose e con le unità al NiCd MN-1 si passa addirittura a 7 bobine da 250 pose, pertanto l’adozione degli elementi al nickel-cadmio risulta sicuramente consigliabile.

 

 

Per il dorso MF-1 la casa metteva a disposizione caricatori da 250 pose tipo MZ-1; siccome ciascuno di essi conteneva circa 10,5 metri di pellicola 35mm prelevata da una bobina cinematografica da 100 piedi – 30,5 metri, si rendeva necessario bobinare preventivamente la quantità opportuna, operazione finalizzata con il Nikon Bulk Film Loader visibile in foto; curiosamente questo accessorio risulta realizzato in legno pregiato in tutte le versioni eventualmente commercializzate anche da brand concorrenti e presenta un certo family-feeling fra i vari modelli, pertanto si ha quasi l’impressione che esistesse un unico fabbricante che realizzava tale accessorio per tutti.

 

 

Se il dorso MF-1 da 250 fotogrammi è un accessorio con caratteristiche proposte anche da altri fabbricanti, il mastodontico modello MF-2 traccia davvero un solco con la concorrenza perché accoglieva un’intera bobina da 100 piedi – 30,5 metri di pellicola 35mm ed era in grado di esporre addirittura 750 fotogrammi; anche in questo caso dimensioni e pesi sono fuori misura ma tale accessorio, così come il tipo MF-1, si utilizzava solo in condizioni statiche.

 

 

Il dorso MF-2 da 750 fotogrammi misura 425x130x134mm e la smisurata capacità delle sue bobine di pellicola ha imposto particolari protocolli di esercizio; il motore MD-2 è funzionale per riarmare l’otturatore e avanzare il film mentre, in sincrono, il micro-motore del dorso aiuta nel trascinamento, e infatti una soletta applicata sotto il motore si interfaccia alla relativa presa per attingere l’energia necessaria all’avanzamento ausiliario, tuttavia la capacità e l’autonomia del normale porta-batterie MB-1 sarebbe insufficiente e infatti sotto il motore MD-2 non risulta applicato, pertanto l’alimentazione del motore avviene solamente per via esterna, tramite il dispositivo a corrente di rete.

 

 

Le alimentazioni del dorso MF-2 e del motore MD-2 risultano quindi interconnesse tramite la presa del dorso applicata sotto il motore; i controlli esterni dell’MD-2 sono coperti e bypassati dal dorso mentre il contafotogrammi è conforme ad uno specifico brevetto già trattato in un precedente articolo pubblicato su NOCSENSEI e consente di conoscere esattamente l’autonomia residua.

 

 

Fra le caratteristiche distintive del dorso MF-2 troviamo una taglierina che consente di rimuovere dalla macchina uno spezzone di film già esposto e di avviarlo al trattamento senza compromettere il resto della bobina vergine, consentendo quindi in certe condizioni di utilizzare il dorso anche per una limitata serie di scatti, ed un sensore che percepisce la fine del film ed interrompe automaticamente le operazioni di avanzamento; la pellicola a metraggio è contenuta nelle cassette MZ-2, tecnicamente analoghe al modello MZ-1 per dorso MF-1 da 250 pose con l’unica differenza della maggiori dimensioni che consentono di inserire direttamente una pizza di film 35mm da 100’; pertanto, non essendo necessario bobinare preventivamente il film per inserire il corretto metraggio, col dorso MF-2 non viene utilizzata la bobinatrice descritta per il modello precedente.

 

 

Come anticipato, il dorso MF-2 esclude i controlli del motore MD-2 e riporta sul retro i corrispondenti comandi funzionali, come il controllo della cadenza di avanzamento che prevede 5 posizioni, una a scatto singolo (con uso illimitato dei tempi di posa) e 4 ad avanzamento continuo a circa 1, 2, 3  e 4 fotogrammi al secondo, sfruttabili con specchio funzionale ma con tempi di posa più rapidi di 1/80”; anche il pulsante di scatto e la leva di carica della F2 non si possono utilizzare e per scattare manualmente una foto, quando il dorso non è collegato a comandi a distanza tramite una delle due prese tripolari gemelle sul motore e sul retro del dorso stesso, occorre premere il comando di scatto con blocco di sicurezza che si trova accanto al selettore della cadenza di ripresa dell’MF-2; la leva di carica non potrebbe fisicamente compiere la sua corsa, tuttavia è possibile attivare l’avancorsa iniziale che attiva l’esposimetro, caratteristica utile se sulla macchina si monta un mirino Photomic.

 

 

Vista le masse in gioco e l’autonomia del dorso, come già anticipato il normale porta-batterie MB-1 sarebbe insufficiente a sostenere il sistema, pertanto l’alimentazione della F2 equipaggiata con dorso MF-2 e motore MD-2 può essere finalizzata solo grazie ai trasformatori/alimentatori a corrente di rete Nikon MA-2 ed MA-4, collegati alla presa tripolare del motore o del dorso tramite il cavo MC-2; qualora il sistema sia comandato a distanza (ricordo che la stessa presa può ricevere alimentazione esterna e interfacciarsi coi i cavi di controllo remoto), la corretta procedura è quella di inviare alimentazione tramite la presa anteriore del motore e collegare i comandi a distanza a quella posteriore del dorso MF-2.

 

 

Osservando i contafotogrammi dei dorsi MF-2 ed MF-1, entrambi risultano particolari perché nell’MF-1 da 250 pose i contatori coassiali sono 2 (uno indica i fotogrammi esposti mentre l’altro quelli residui), anche e la risoluzione è limitata a 5 fotogrammi, mentre nell’MF-2 da 750 pose troviamo un dispositivo a 3 contatori, per unità, decine e centinaia, che fornisce l’esatta indicazione dei fotogrammi residui e deriva da un brevetto di Kimura e Daitoku già descritto in un precedente articolo pubblicato su NOCSENSEI.

Le prestazioni fornite negli anni ’70 da questi dorsi e la cospicua contropartita in termini di peso, ingombri, complessità ed esposizione economica per l’utente inducono a pensare come invece oggi, con qualsiasi reflex digitale eventualmente equipaggiata con battery holder e doppia batteria e una scheda di adeguata capacità, chiunque sarebbe in grado di eseguire lo stesso numero di esposizioni consecutive senza acquistare speciali ed ingombranti attrezzature pagandole una fortuna, così come sarebbe esentato dai costi di una pizza da 30,5m di film con relativo trattamento; in questa specifica nicchia si può quindi affermare che la tecnologia ha notevolmente semplificato la vita

 

 

I dorsi ad alta capacità abbinati ad una fotocamera F2 motorizzata ed eventualmente controllata a distanza con sistemi manuali o intervallometri costituivano già un atuot di grande spessore per un professionista anni ‘70 impegnato in complessi compiti di monitoraggio, tuttavia la Nippon Kogaku si è spinta oltre, mettendo a disposizione nello stesso periodo anche dorsi data da utilizzare con la fotocamera in configurazione standard o equipaggiata col dorso MF-1 da 250 pose, accessori che consentivano di registrare sul film una serie completa di informazioni sfruttando addirittura 3 sistemi differenti in contemporanea.

 

 

Questi dorsi venivano forniti assieme ad un corpo F2 appositamente allestito ed il complesso veniva denominato Nikon F2 Data Camera; nella Nikon F2 Data Camera il dorso data per normali caricatori 35mm era denominato MF-10 mentre una più specialistica versione accoppiata al dorso MF-1 da 250 fotogrammi era denominata MF-11.

Una F2 Data Camera con motore MD-2, dorso MF-11 abbinato al tipo MF-1, mirino Photomic DS-12 e servo-EE DS-12 era quindi in grado di scattare con controllo remoto ad impulsi, via radio o con intervallometro impostando automaticamente la corretta esposizione, avanzando il film ed impressionando su ogni fotogramma il gruppo data-orario e informazioni personalizzate con 250 scatti di autonomia: un risultato stupefacente per gli anni ’70 che richiedeva anche un notevole assortimento di batterie: 10 tipo AA da 1,5v o 2 unità NiCd MN-1 per il motore, 2 all’ossido d’argento da 1,55v nel corpo per l’esposimetro del Photomic, una NiCd da 3,6v nel Servo-EE DS-12 e 4 tipo AA da 1,5v nel dorso MF-11.

 

 

Questi dorsi sono tecnicamente abbastanza complessi perché all’epoca non era ancora stata sviluppata la tecnologia che avrebbe reso molto più semplici ed economici questi dispositivi, e anziché un display LCD utilizzavano ancora sistemi analogici illuminati da un flash miniaturizzato ed inquadrati da un piccolo relay-lens che inviava la loro immagine a fuoco sul fotogramma; entrambi i modelli prevedevano terminali per cavi di sincronizzazione da accoppiare alla presa Synchro PC della F2 e necessari per combinare l’apertura dell’otturatore con la proiezione dei dati, un selettore che adeguava l’illuminazione della sovrimpressione alla sensibilità del film secondo i dati di una tabella posizionata sul retro e una lampadina che indica il pronto lampo del flash; gli elementi legati alla sovrimpressione dati si trovavano sul lato destro ed erano costituiti da 2 pozzetti coperti da una chiavetta metallica e da una slot posteriore, quasi una sede per SD card ante-litteram.

 

 

I dorsi MF-10 ed MF-11 sono dei notevoli concentrati di tecnologia anni ’70 e la trasmissione dei dati sul fotogramma avveniva in modo decisamente complesso, dal momento che per il gruppo datario (giorno-mese-anno) all’interno di uno dei pozzetti era contenuto un piccolo dispositivo cilindrico con tre minuscoli contatori a regolazione manuale (analoghi all’odometro delle vecchie automobili) che permettevano di impostare separatamente i tre valori (ad esempio: 76 10 23 = 23 Ottobre 1976); nel secondo pozzetto era contenuto un minuscolo orologio a carica manuale (marcato Nikon sul piccolissimo quadrante!) che indicava analogicamente ora, minuti e secondi; infine, la slot esterna consentiva l’inserimento di una memo strip sulla quale era previsto un settore centrale sul quale scrivere direttamente dati e informazioni come su una piccola lavagna (un sistema analogo a quello utilizzato da Zeiss Ikon negli anni ’60 su certe fotocamere); questi elementi erano illuminati da un flash miniaturizzato e tramite rinvii periscopici venivano fotografati simultaneamente da un relay lens (un 10mm 1:1,8 a 4 lenti in 4 gruppi) e proiettati da dietro su un settore del film presente sul piano focale; l’intero sistema è di incredibile e cervellotica complessità, tuttavia risulta perfettamente funzionale.

Il piccolissimo lampeggiatore, nonostante la ridotta potenza, non si poteva ricaricare in tempi brevissimi e pertanto, scattando col motore in avanzamento continuo, la casa dichiara che la sovrimpressione compariva mediamente in un fotogramma ogni  2 – 5 immagini esposte, a seconda della cadenza di ripresa, un valore che ritengo comunque sufficiente alla bisogna (in sostanza era possibile un aggiornamento dati ogni secondo); il lampeggiatore presente nel dorso MF-10 richiede 2 batterie AA da 1,5v mentre nel caso del dorso MF-11 da 250 fotogrammi la maggiore autonomia ha imposto di utilizzare 4 elementi dello stesso tipo.

Naturalmente l’azienda, con malcelato e giustificato orgoglio, non mancava di rimarcare come la F2 equipaggiata con tutti questi accessori fosse realmente in grado di affrontare qualsiasi situazione operativa.

Il format di ordine per il Nikon F2 Data Recording Sistem era abbastanza complesso perché nei 2 modelli base (con dorso MF-10 da 36 pose ed MF-11 per 250 esposizioni) erano disponibili 3 opzioni ciascuno, a seconda che si richiedesse il set con il pentaprisma semplice DE-1, il mirino Photomic DP-11 (Nikon F2A) o il mirino Photomic DP-12 (Nikon F2AS); esistevano pertanto 6 differenti opzioni d’ordine.

Nel primo caso il sistema comprendeva il corpo F2 appositamente modificato e col mirino richiesto, il dorso MF-10 specificamente calibrato col corpo, il cavo di sincronizzazione MC-6, l’impugnatura con laccio AH-1 e un set con 10 piastrine per scrivere direttamente i dati; il motore MD-2 con relativo sistema di alimentazione era un optional suggerito ma non fornito dal momento che non era strettamente indispensabile per la funzionalità del sistema.

 

 

Il secondo set prevedeva lo stesso corpo F2 modificato e abbinato al mirino richiesto, il dorso data MF-11 accoppiato al dorso da 250 pose MF-1 appositamente calibrati col corpo, il cavo di sincronizzazione MC-6 e 10 piastrine per scrivere manualmente i dati; in questo caso il motore MD-2 con relativo alimentatore è funzionalmente necessario ma curiosamente non veniva fornito con il kit (forse perché il professionista navigato che acquistava la F2 Data Camera magari lo possedeva già), pertanto si suggeriva di procurarselo separatamente, e ovviamente l’impugnatura con laccio AH-1 non faceva più parte del kit perché non utilizzabile.

Fra i dati ufficiali troviamo informazioni interessanti: l’area interessata alla sovrimpressione dati sul fotogramma misura 3x10mm e nella foto finale si trova lungo il lato sinistro dell’immagine; le strips per la scrittura manuale dei dati da inserire nella slot posteriore misurano 12x21mm, le F2 Data utilizzano uno speciale vetro di messa a fuoco tipo “S” mai visto finora, il lampeggiatore incorporato conferma un tempo di ricarica di 1”, ha un’autonomia di 250 lampi nell’MF-10 (con 2 batterie AA) e di 1000 lampi nell’MF-11 (con 4 batterie AA) e consente di impostare sensibilità comprese fra 25 e 1600 ASA con film bianconero e da 25 a 640 ASA con pellicola a colori; quest’ultima regolazione avviene impostando valori numerici sulla rotella zigrinata che sporge dalla parte superiore del dorso, e quest’ultima agisce in modo squisitamente analogico aprendo o chiudendo il diaframma del relay-lens da 10mm 1:1,8.

I dorsi pesano rispettivamente 400g e 650g (ovviamente, nel secondo caso, al netto del dorso MF-1 da 250 pose al quale è abbinato) e fra gli accessori necessari per l’MF-11 non viene indicato solamente il motore MD-2 con relativo sistema di alimentazione ma anche 2 cassette MZ-1 per la pellicola a metraggio.

 

 

Questa ulteriore tabella informativa replica i dati già visti ma ci fa anche presente che assieme alla F2 Data equipaggiata col dorso MF-10 da 36 pose era possibile utilizzare non solo il motore MD-2 ma anche il più semplice ed economico MD-3, mentre per la versione con dorso MF-11 le quote del dorso da 250 pose imponevano la scelta del tipo MD-2; è anche curioso apprendere che il dorso stesso poteva essere alimentato tramite una linea esterna, richiedendo tuttavia un ingresso a ben 315 Volts (?) mentre il dato sulla superficie dell’area interessata alla sovrimpressione dati è evidentemente errato, indicando rispettivamente 2,2×3,8mm e 2,0×3,5mm.

 

 

In questa illustrazione possiamo osservare lo speciale vetro di messa a fuoco tipo “S” creato appositamente per la Nikon F2 Data (curiosamente, a inizio anni ’90, ne vidi uno in vendita e non abbinato alla relativa fotocamera), in realtà un semplice vetro tipo “A” con aggiunto il riferimento per l’area da 3x10mm interessata dalla sovrimpressione; all’interno del mirabox della F2, dietro lo specchio, durante l’allestimento in fabbrica veniva anche inserita una maschera nera che oscurava tale settore del fotogramma impendendo che venisse impressionato dall’immagine proiettata dall’obiettivo; questa maschera era eventualmente rimuovibile qualora si volesse utilizzare quel corpo F2 per immagini convenzionali senza la funzione data.

Tale elemento è posizionato a destra perché con tempi di posa superiori ad 1/80” (sincronizzazione X) quando il flash viene attivato la seconda tendina ha già iniziato ad oscurare con la sua corsa la porzione sinistra del campo inquadrato, pertanto il bordo destro è l’unica posizione che consente ad un’immagine proiettata da un flash sincronizzato di comparire sull’immagine anche sfruttando tempi di posa molto rapidi.

 

 

Ecco come appare la sovrimpressione dei dati fornita dai dorsi MF-10 ed MF-11; l’area oscurata di 3x10mm viene sfruttata solo parzialmente ed è suddivisa in 3 aree distinte: in alto compare l’immagine di un quadrante analogico che indica ora, minuto e secondo dello scatto, col tocco di classe del logo Nikon fra le lancette, un’immagine prelevata da un piccolo orologio a carica manuale con 24 ore di autonomia inserito in un castone cilindrico e posizionato in uno dei 2 pozzetti nella parte destra del dorso; al centro viene riprodotta la porzione centrale della memo plate contenuta nella slot posteriore e sulla quale il fotografo ha inserito informazioni aggiuntive scritte direttamente sulla superficie; infine, in basso compare il gruppo datario con anno, mese e giorno generati dal piccolo contatore cilindrico a regolazione manuale visibile in foto ed inserito nel secondo pozzetto del dorso; la combinazione di questi elementi fornisce effettivamente una gamma di informazioni completa ed estremamente utile in circostanze particolari, come ad esempio le fasi di demolizione di un edificio della foto usata come esempio.

Un’altra serie di accessori importanti sono i lampeggiatori, tuttavia molti modelli erano destinati ad un impiego generalizzato su tutti i corpi Nikon del periodo, senza una specifica specializzazione, pertanto in questa sede descriverò brevemente soltanto i modelli che prevedono una interfaccia specifica compatibile con il corpo F2 e non con altri apparecchi della gamma.

 

 

Il flash più obsoleto ancora a catalogo quando le F2 era in produzione è il modello BC-7 a lampadine con parabola collassabile a ventaglio, una tipologia desueta e infatti sull’accessorio campeggia ancora la mitica “F” del modello precedente; il lampeggiatore era tuttavia ancora prodotto ai tempi della F2 e siccome la sua specifica slitta era compatibile con questa fotocamera, il flash BC-7 venne ufficialmente inserito nel corredo nella nuova ammiraglia.

 

 

Un altro lampeggiatore utilizzabile solo con la F2 è il tipo SB-2, un modello decisamente più moderno non solo per il design (che verrà mantenuto anche in modelli più recenti) ma anche perché incorpora il nuovo circuito parzializzatore al thyristor con cellula di lettura incorporata nel flash che consentiva di gestire automaticamente la potenza di emissione con 3 differenti aperture dell’obiettivo (ovviamente non in TTL ma sfruttando la cellula incorporata e la possibilità di interrompere il lampo senza scaricare completamente in condensatore).

 

 

Il lampeggiatore a torcia tipo SB-5 era in realtà sfruttabile anche con altri corpi Nikon, tuttavia il relativo cavo adattatore SC-9 era stato confezionato appositamente per la F2, si applicava alla sua speciale slitta coassiale al nottolino di riavvolgimento e permetteva di sfruttare il sensore SU-1 che misurava l’emissione del flash e la gestiva con orientamento frontale fisso ed indipendente anche quando il lampeggiatore era orientato in altre direzioni per sfruttare la tecnologia bounce-flash a luce riflessa.

 

 

Un altro lampeggiatore altamente professionale con slitta specifica per Nikon F2 era il flash stroboscopico SB-6, uno strumento votato alla ripresa naturalistica e scientifica che, adeguatamente alimentato, consentiva di illuminare ogni fotogramma anche scattando col motore fino a 3,8 fotogrammi al secondo oppure permetteva di emettere da 5 a 40 lampi stroboscopici al secondo il posa B sullo stesso fotogramma.

All’epoca, nel novero dei flash speciali, esisteva anche una coppia di lampeggiatori anulari, tuttavia la loro interfaccia era generica ed era possibile utilizzarli anche su altri corpi, pertanto non li inserisco in questa rassegna sui flash destinati alla F2.

 

 

Il lampeggiatore SB-7E è la versione con zoccolo per Nikon F2 di un flash del quale esisteva anche la versione con slitta standard (SB-8E), una tradizione poi continuata con la Nikon F3 (per la quale esistevano versioni dedicate di alcuni flash con slitta compatibile); la potenza è modesta ma il modello è molto compatto ed introduce un design (con contenitori per le pile derivati da quelli del porta-batterie MB-2 per MD-3) che verrà utilizzato da Nikon fino alla fine degli anni ’90, sfruttandolo anche per lo scafo di alimentatori destinati a lampeggiatori speciali come l’anulare SB-21A-B; il modello SB-7E consentiva l’esposizione manuale a piena potenza o in automatico su 2 aperture di diaframma, impostabili con un selettore frontale posto accanto alla cellula di lettura.

 

 

In questa immagine si possono vedere gli zoccoli di attacco della versione per Nikon F2, denominata SB-7E, e di quella per le Nikon con slitta ISO convenzionale, nota come SB-8E; una procedura analoga relativa alla successiva F3 riguarda ad esempio i lampeggiatori SB-15/SB-17 o il citato anulare SB-21A/SB-21B

 

 

Naturalmente esistevano lampeggiatori interessanti che non venivano prodotti con slitta specifica per Nikon F2, pertanto venne realizzato un adattatore, noto come AS-1, che si applicava sulla slitta F2, ne acquisiva i contatti e sulla parte superiore esibiva una slitta standard, consentendo di montare su questa ammiraglia i flash Nikon convenzionali e di sincronizzarli direttamente, a contatto caldo.

Incidentalmente, esisteva anche una slitta dal funzionamento contrario, denominata AS-2, che si applicava alla hot-shoe tradizionale delle altre Nikon e replicava la slitta speciale della F2, consentendo quindi di utilizzare i suoi flash dedicati anche sulle altre fotocamere della famiglia.

 

 

Il dettaglio dell’accessorio AS-1 mostra la slitta ISO con relativo contatto caldo centrale per il flash.

 

 

Infine, la F2 utilizzava anche accessori nati con la Nikon F ed ereditati dal nuovo modello, grazie al mantenimento del caratteristico pulsante di scatto di piccole dimensioni con filettatura perimetrale che può accettare sia il soft release Nikon AR-1 che il cavo di scatto flessibile Nikon AR-2, entrambi caratterizzati dalla tipica filettatura esterna di grande diametro che li rende incompatibili con fotocamere di altre marche.

 

 

Al termine di questo lungo ma affascinante viaggio nel corredo della F2 ci appare dunque chiaro che questa ammiraglia non è solamente una delle fotocamere analogiche più belle e meglio costruite della storia ma anche la fortunata titolare di un corredo professionale quasi sterminato che, considerando anche le numerose ottiche Nikkor ed altri accessori non considerati in questa sede perché compatibili anche con altri modelli, la rendeva uno strumento invincibile per il quale la parola impossibile probabilmente non esisteva; oggi questi splendidi complementi sono un magnifico territorio di caccia per una sub-collezione a tema e meravigliano ancora per la cura del design e la costruzione di alto livello.

Tanti auguri quindi alla Nikon F2 e al suo sistema: cinquant’anni e non sentirli!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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