Nikon F2. Accessori (seconda parte)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI (riprende la trattazione dell’argomento da dove si era interrotta al termine dell’articolo con la prima parte)

Un ulteriore ed importante gruppo di accessori della Nikon F2 riguarda i sistemi di avanzamento motorizzati per il film con la relativa teoria di sistemi d’alimentazione, cavi, intervallometri e comandi a distanza; per un apparecchio professionale come la F2, spesso utilizzato in contesti convulsi di cronaca ed eventi sportivi, un sistema di avanzamento robusto ed affidabile ad elevata cadenza era una necessità imprescindibile, senza contare il fatto che fu la stessa Nippon Kogaku a svolgere un ruolo pionieristico nel settore col famoso motore per Nikon SP a telemetro, seguito dall’altrettanto celebre F36 della Nikon F, i primi esemplari realmente concepiti per un utilizzo professionale sul campo con prestazioni e costruzione adeguate alla bisogna.

La Nippon Kogaku non deluse i clienti affezionati e predispose per la F2 un sistema di motori veramente completo, articolato e in grado di soddisfare anche esigenze di nicchia grazie ad accessori per alimentarli in qualsiasi modo e circostanza e realizzare scatti a distanza, sequenze intervallate e quant’altro.

Il cuore del sistema sono naturalmente i trascinatori; per la F2 venne inizialmente realizzato il motore MD-1, prodotto brevemente dal 1971 al 1973 e poi sostituito dall’analogo MD-2 con alcune migliorie derivate dall’esperienza d’uso e dall’evoluzione del corredo, il più semplice MD-3 e lo speciale MD-100 abbinato unicamente alla Nikon F2H, apparecchio nato per la ripresa a cadenza estremamente elevata.

Questo organigramma risalente alla seconda metà degli anni ’70 lascia intuire quanto fosse stato sviluppato tale comparto del corredo, mettendo realmente a disposizione del cliente la risposta a qualsiasi problema, seppure – in certi casi – a prezzi realmente selettivi.

Il primo motore fu dunque il tipo MD-1 con relativo porta-batterie MB-1, lanciato assieme al sistema F2 nel 1971; questo modello fu prodotto in quantità limitate e oggi è difficile incontrarne uno, al punto che molti Nikonisti pensano che il successivo e più longevo MD-2 sia stato in realtà il primo ad arrivare.

Il motore MD-1 replica in toto le caratteristiche del noto MD-2, a partire dalla cadenza di scatto fino a 5 fotogrammi al secondo (raggiungibile però con limitazioni: specchio sollevato manualmente, tempo di scatto di almeno 1/125” o superiore ed impiego dei moduli batteria opzionali al NiCd tipo MN-1), il riavvolgimento motorizzato del film e il caratteristico modulo di scatto estraibile per applicarlo su un cavo di prolunga, tuttavia esistono differenze poco note che riflettono alcuni aggiustamenti introdotti in corsa presentando il tipo MD-2: infatti nel modello MD-1 il pulsante di scatto ha una foggia differente (più grande e squadrato), è assente la contattiera poi aggiunta sul fianco destro per gestire certe funzioni come l’arresto automatico del riavvolgimento, è assente il LED rosso posteriore a fianco del selettore per la cadenza di ripresa che nell’MD-2 conferma l’avanzamento e il riavvolgimento, le due piccole piastrine verticali sul bordo superiore del motore che guidano l’accoppiamento alla fotocamera nell’MD-1 sono in metallo e nell’MD-2 in plastica nera e, infine, il primo modello di porta-batterie MB-1 destinato all’MD-1 prevede un sistema di controllo per la carica delle batterie con piccolo galvanometro, mentre l’identica versione fornita con il successivo MD-2 sfrutta una coppia di LED rossi (accensione di entrambi: piena carica; un solo LED acceso: batteria parzialmente sfruttata; nessun LED acceso: batterie a secco da sostituire), un soluzione forse adottata per ovviare alla delicatezza del galvanometro in un accessorio prevedibilmente utilizzato anche in modo rude.

Siccome il modello MD-1 è raro e funzionalmente analogo all’MD-2, evito di introdurne le specifiche rimandando tutto al modello successivo.

Il modello MD-2, introdotto nel 1973 e prodotto fino al 1980, costituisce il più noto e diffuso motore di punta per la F2; le sue caratteristiche prevedono il modulo con pulsante di scatto e ghiera di selezione per scatto singolo e continuo facilmente rimuovibile per inserire un cavo di prolunga e comandarlo a distanza, un pulsante di scatto circolare più piccolo rispetto all’MD-1, una sede nel retro dell’impugnatura ergonomica per inserire la chiavetta di sblocco del dorso (rimossa per far passare l’alberino di riavvolgimento motorizzato), una levetta snodata per l’apertura del dorso, una levetta con pulsante di blocco per attivare il riavvolgimento motorizzato, un selettore principale delle cadenze di ripresa con blocco contro gli spostamenti accidentali e LED di conferma, un comando con pulsante di blocco per svincolare la griffa di trascinamento prima di riavvolgere il film, un contafotogrammi sottrattivo e programmabile manualmente per sequenze precise di scatti motorizzati e la nuova contattiera sul fianco esterno per interrompere automaticamente il riavvolgimento.

Sul top del motore troviamo il sistema di fissaggio all’attacco filettato della F2 , la presa di forza per l’avanzamento e l’alberino telescopico per il riavvolgimento, sul frontale è presente una presa tripolare per alimentazione esterna e comando a distanza mentre sul fondello troviamo un attacco filettato da 1/4” per applicare i porta-batteria e una contattiera che costituisce l’interfaccia elettrica fra motore e moduli di alimentazione.

Il motore MD-2, considerando le dimensioni del corpo di destinazione, risulta ancora ragionevolmente compatto e se la grande impugnatura penalizza in tal senso fornisce tuttavia un’efficace appiglio per brendeggiare il complesso; in realtà, come accadeva anche in modelli della concorrenza, a rendere realmente corpulenti questi dispositivi erano i moduli di alimentazione aggiuntivi, sovente accoppiati a 10 batterie tipo AA da 1,5v (pensiamo ad esempio al compattissimo Motor Drive per Olympus OM e al relativo porta-batterie verticale da applicare sotto al motore, scomodo e sproporzionatamente ingombrante); negli schemi si può notare la piastrina con 2 contatti aggiunta rispetto all’MD-1 sul fianco destro del motore.

Il motore MD-2 era uno strumento abbastanza costoso ma ben progettato anche dal punto di vista funzionale; fra i dettagli rilevanti troviamo il nottolino cromato con le cadenze di ripresa in avanzamento continuo che indicava sia la modalità scelta che il tempo di posa più lento compatibile con tale frequenza (è ovviamente intuitivo che non possiamo fotografare a 4 fotogrammi al secondo con tempi di posa da 1 secondo ciascuno…); lo switch per mettere a frizione il film prima del riavvolgimento che incorpora un pulsante di sicurezza; il contafotogrammi sottrattivo è azzerabile manualmente che consente anche di programmare una precisa serie di scatti motorizzati in sequenza: ad esempio, se intendiamo realizzare 10 scatti, basta ruotare il contafotogrammi sottrattivo fino a posizionarlo su tale numerazione, ed azionando la fotocamera il motore eseguirà quel numero di avanzamenti e poi, col contafotogrammi arrivato a zero, si fermerà automaticamente come di prassi (funzione introdotta per non strappare il film dal caricatore nell’uso convenzionale al suo esaurimento); sfruttando questa caratteristica (con la quale il contafotogrammi dell’MD-2 non è più aggiornato correttamente) per tenere il conto della pellicola effettivamente ancora disponibile si può utilizzare il contafotogrammi della F2, attivo anche utilizzando il motore.

Nel motore ci sono altri elementi ben progettati e di azionamento intuitivo come la levetta che attiva il riavvolgimento motorizzato con relativo pulsante di blocco, la levetta snodata che apre il dorso con un movimento composito (prima ruota verso l’alto e poi a sinistra), il LED rosso che conferma il corretto avanzamento e riavvolgimento e la massiccia contattiera con sede infossata che garantisce una sicura interfaccia con il porta-batterie; l’MD-2 prevede infine altri dettagli funzionali pregevoli come la presa anteriore che permette di usare alimentatori esterni e comandi a distanza, la sede per la chiavetta rimossa dal fondello e il citato modulo di scatto svincolabile per applicarlo al cavo MC-1 da 3 metri ed ottenere in modo rapido e semplice un sistema di scatto remoto.

Il motore MD-2 garantiva l’avanzamento singolo e quello continuo scegliendo fra 5 differenti cadenze di ripresa, tuttavia queste ultime non erano garantite in ogni caso ma risultavano dipendenti dal tipo di alimentazione scelta, dal tempo di posa impostato e dall’eventuale sollevamento preventivo dello specchio, pertanto esistevano molte variabili riassunte nella tabella a sinistra.

Il motore si poteva accoppiare a 2 porta-batterie compatti, il tipo MD-1 (per 10 batterie a secco AA da 1,5v alcaline o zinco-carbone o 2 moduli NiCd ricaricabili MN-1) e il modello MD-2 (per 8 matterie a secco AA da 1,5v alcaline o zinco-carbone) oppure agli alimentatori a corrente di rete tipo MA-2 (più obsoleto) ed MA-4; la casa dichiarava orgogliosamente una cadenza massima di ripresa pari a 5 fotogrammi al secondo, tuttavia tale frequenza era ottenibile solo con specchio sollevato preventivamente ed utilizzando le unità NiCd MN-1 nel porta-batterie MB-1 oppure gli alimentatori esterni a corrente di rete, relegando di fatto la massima cadenza a riprese scientifiche in contesto statico e controllato.

In condizioni normali le prestazioni erano in realtà inferiori, e le 5 posizioni selezionabili (L, M1, M2, M3, H) abbinate al porta-batterie MB-1 con batterie AA a secco garantivano una cadenza compresa fra 1 e 4 fotogrammi al secondo, ulteriormente limitata a 3,5 fps mantenendo la funzionalità dello specchio (la modalità H con massima cadenza ne richiede il sollevamento preventivo); utilizzando il porta batterie MB-2 (nato per il più economico motore MD-3 e in grado di accogliere solo 8 batterie AA da 1,5v, fornendo quindi alimentazione a 12v anziché a 15v come l’MB-1) la cadenza risulta ancora più ridotta e spazia fra 0,9 e 2,5 fotogrammi al secondo con specchio operativo e 2,7 con specchio sollevato.

Utilizzando invece una coppia di unità NiCd MN-1 abbinate al porta batterie MB-1 o l’alimentazione esterna a rete la frequenza con i vari settaggi risulta pari a 1,3, 2,5, 3,8, 4,3 e 5 fotogrammi al secondo.

Osservate come queste cadenze siano anche rigidamente subordinate all’utilizzo di un tempo di posa sufficientemente rapido, ovvero non inferiore a 1/4” su L, 1/8” su M1, 1/60” su M2 ed 1/125” su M3 ed H.

Anche l’autonomia delle batterie varia radicalmente a seconda della tipologia utilizzata e del modello di porta-batterie adottato, come evidenziato nella tabella a destra; con elementi a secco la massima capacità è garantita dal porta-batterie MB-1 con 10 elementi alcalini AA da 1,5v, con i quali il motore può gestire 20 rulli da 36 pose garantendo sempre la massima cadenza di scatto prevista o addirittura 80 rulli se si può rinunciare a quest’ultima specifica, mentre accoppiando all’MD-2 il porta-batterie MB-2 con 8 batterie AA da 1,5v zinco-carbone convenzionali si riduce ad appena 5 rulli da 36 pose con cadenza massima garantita e 15 rulli rinunciando a tale prerogativa; inserendo invece nell’MB-1 gli elementi NiCd MN-1 opzionali il motore può avanzare addirittura 50 rulli da 36 pose garantendo il mantenimento della massima cadenza e arrivare a 60 rulli rinunciandovi.

Fra le caratteristiche interessanti descritte dal fabbricante troviamo il riavvolgimento motorizzato del film da 36 pose in appena 7 secondi, la possibilità di selezionare anche settaggi intermedi fra i 5 controlli della cadenza di avanzamento e l’opzione del dorso MF-3 che si interfaccia ai contatti laterali aggiuntivi del motore MD-2 sottolineati in precedenza per interrompere il riavvolgimento senza trascinare l’esca del film dentro il caricatore.

La complessione robusta del motore si inferisce anche dal peso: circa mezzo chilogrammo per l’unità singola che diventano quasi 700g aggiungendo il porta-batterie MD-1.

Le caratteristiche del motore MD-2 erano altamente professionali e, da un certo punto di vista, addirittura ridondanti ed eccessive per il cliente F2 che gradisse solamente un riarmo automatico della fotocamera per essere sempre pronto allo scatto e non avesse necessità di molte specifiche complementari; per venire incontro a tale esigenza la Nippon Kogaku concepì un modello più semplice ed abbordabile, noto come MD-3.

Il nuovo MD-3 non era in realtà più compatto rispetto all’MD-2 ma garantiva una funzionalità semplificata, rinunciando alla selezione della cadenza di ripresa in avanzamento continuo, al pulsante di scatto rimuovibile per inserire il cavo di prolunga, al riavvolgimento motorizzato e alla possibilità di applicare dorsi speciali con pellicole a metraggio; il pulsante di scatto prevedeva ora una ghiera coassiale con le funzioni L (Lock, spento), S (avanzamento singolo) e C (avanzamento continuo) e alcuni elementi di design dell’MD-3 ed anche le caratteristiche funzionali di base anticipano quelli del futuro MD-11 per Nikon FM.

Sul frontale è stata mantenuta la spina tripolare per alimentatori e comandi esterni e anche l’interfaccia posteriore ai moduli di alimentazione è identica, tuttavia per questo motore venne concepito un porta-batterie più semplificato, denominato MB-2, che all’interno di 2 unità MS-2 accoglieva complessivamente 8 batterie AA da 1,5v; questi elementi MS-2 si inserivano lateralmente col clips di fermo in plastica e permisero di eliminare le 2 ante posteriori con chiavetta centrale di blocco che consentivano di inserire nel precedente MB-1 un coppia di elementi MS-1 con 5 batteria AA da 1,5v ciascuno.

Questo schema evidenzia come gli ingombri dell’MD-3 coincidano sostanzialmente con quelli del più professionale MD-2; è possibile notare il particolare design del pulsante di scatto sull’impugnatura anatomica, spostato di lato e a sinistra: questa caratteristica la ritroviamo anche nei successivi MD-11 ed MD-12 per Nikon FM ed FE e a mio parere tale posizionamento non risulta ergonomico ed impone alla mano del fotografo una postura anomala per impugnare il dispositivo e contestualmente scattare la foto.

Questi dettagli mostrano la zona del pulsante di scatto, la cui posizione fortemente decentrata all’interno rispetto all’impugnatura obbliga l’indice del fotografo ad assumere una postura davvero innaturale per azionarlo; accanto alle posizioni del selettore destinate alla ripresa singola e continua è anche indicato l’intervallo dei tempi di posa ammessi: a scatto singolo ovviamente non esistono limitazioni, mentre in avanzamento continuo il tempo più lento utilizzabile coincide con quello di sincronizzazione flash della F2, ovvero 1/80”.

La vista d’insieme conferma effettivamente che gli ingombri dell’MD-3 con porta-batterie MB-2 sono sostanzialmente identici a quelli del più pretenzioso MD-2 + MB-1, nonostante le evidenti semplificazioni introdotte; il dettaglio a destra mostra invece il contrafotogrammi con la rotellina che permette di muoverlo a piacimento e programmare una sequenza continua a scalare.

Il motore MD-3 non consente di selezionare la cadenza di ripresa in avanzamento continuo però le prestazioni assolute di questa versione semplificata ed economica non sono molto inferiori a quelle dell’MD-2: se infatti utilizzando il porta-batterie dedicato MB-2 con 8 batterie AA da 1,5v la cadenza massima è limitata a 2,5 fotogrammi al secondo, tuttavia prendendo a prestito il tipo MB-1 con 10 batterie AA da 1,5v la cadenza passa a 3,5 fotogrammi al secondo e addirittura a 4 se inseriamo nel porta-batterie 2 elementi NiCd MN-1: considerando che non è richiesto il sollevamento dello specchio, in pratica a parità di condizioni di esercizio la massima cadenza possibile con l’MD-3 corrisponde quindi a quella permessa dall’MD-2, e anche con alimentazione esterna a rete l’MD-3 arriva a 4 fotogrammi al secondo.

In realtà, per l’utente generico, queste prestazioni costituiscono più un handicap che un vantaggio perché in molte circostanze una cadenza di circa 2 fotogrammi al secondo o anche meno in avanzamento continuo è quella più idonea ed efficiente per registrare una scena in movimento e l’impossibilità di gestire tale frequenza comporta il rapido esaurimento del caricatore da 36 pose ottenendo spesso una serie di immagini molto simili fra loro; in queste circostanze personalmente ho sempre preferito tenere il motore su avanzamento singolo e scattare le immagini in sequenza premendo ogni volta manualmente il pulsante di scatto.

Se la maggiore semplificazione non ha modificato gli ingombri complessivi troviamo invece una sensibile riduzione del peso, dal momento che l’accoppiata MD-3 + MB-2 pesa appena 505g, quasi 200g in meno rispetto ad MD2 + MB-1.

Nel sistema F2 esisteva in realtà un terzo motore, denominato MD-100 e destinato alla ripresa ad altissima cadenza, addirittura fino a 10 fotogrammi al secondo, tuttavia tale modello era accoppiato solamente ad una speciale F2 profondamente modificata e con quest’ultima dava vita ad una combinazione nota come Nikon F2H.

Il motore MD-100, assieme allo specifico porta-batterie MB-100 appositamente realizzato, veniva accoppiato esemplare per esemplare ad un corpo F2 che prevedeva notevoli differenze rispetto al modello standard: lo scafo esterno era realizzato in lastrina di titanio come nel modello F2 Titan, poi rifinita in nero epossidico ad alta resistenza; lo specchio reflex era fisso e semitrasparente come nell’antesignana Canon Pellix, inviando il 65% della luce sul piano focale e il 35% al mirino DE-1; il diaframma operava sempre al valore effettivo di lavoro (eliminando i movimenti di specchio e diaframma si sopprimevano inerzie che avrebbero ridotto la cadenza di ripresa) e il pulsante di controllo della profondità di campo agiva al contrario, aprendo temporaneamente l’iride per la messa a fuoco; l’otturatore prevedeva un tempo massimo di 1/1000” anziché 1/2000” (forse come misura precauzionale per garantire l’affidabilità ad alta frequenza di scatto); il modulo dell’autoscatto, ovviamente inutile in un apparecchio del genere, era stato soppresso; infine, il vetro di messa a fuoco non era intercambiabile e il fabbricante ha scelto il tipo “B” smerigliato per garantire la messa a fuoco con una vasta gamma di ottiche diverse; in condizioni particolari la F2H poteva essere svincolata dal motore e lavorare come una qualsiasi fotocamera, eventualmente anche montando i mirini Photomic DP-11 e DP-12 e provvedendo manualmente all’avanzamento con la leva di carica, sebbene l’esposimetro andasse starato considerando lo specchio semi-trasparente e l’utilizzo col diaframma al valore di lavoro non fosse molto pratico.

Il motore MD-100 per Nikon F2H prevedeva una plancia di controllo posteriore analoga a quella del tipo MD-2, con relativo selettore con varie posizioni per le diverse cadenze di ripresa in avanzamento continuo, tuttavia i valori in campo sono radicalmente differenti: infatti le corrispondenti frequenze con le posizioni L, M1, M2, M3 e H sono di 3, 3,5, 6, 7,5 e 10 fotogrammi al secondo, gestibili utilizzando tempi di posa minimi compresi fra 1/30” e 1/250”.

La Nippon Kogaku forniva motore, corpo macchina modificato ed accessori come un sistema che comprendeva la F2H, il motore MD-100, il porta-batterie MB-100 (sostanzialmente costituito da due MB-1 accoppiati), 4 elementi NiCd MN-1 ed un carica-batterie rapido MH-100 che provvedeva alla ricarica fino al 70-80% in 3 ore e al 100% in 6 ore.

Un dettaglio curioso del carica-batterie MH-100 sta nel fatto che può accogliere solamente 2 batterie NiCd MN-1 alla volta (e infatti nella fotografia sono illustrati 2 esemplari di MH-100 con 2 elementi MN-1 ciascuno); dal momento che per caricare 2 unità NiCd MN-1 alla volta esisteva già il carica-batterie rapido MH-1 (normalmente utilizzato con il porta-batterie MB-1 accoppiato ai pack NiCd MN-1) mi chiedo per quale ragione sia stato realizzato appositamente il carica-batterie MH-100 che ne replica sostanzialmente le funzioni, accettando a sua volta solo 2 elementi NiCd per ogni carica mentre per il motore della F2H se ne utilizzano 4.

Queste immagini consentono di osservare qualche dettaglio del motore MD-100 e del suo porta-batteria MB-100; le dimensioni del motore non sono dissimili da quelle dell’MD-2 (qualche millimetro in più di ingombro verticale) e si può notare come anche la serie di comandi nella plancia posteriore siano gli stessi; il porta-batterie MB-100 è palesemente costituito da 2 elementi MB-1 accorpati in modo da contenere 2 elementi NiCd MN-1 ciascuno, raddoppiando quindi la capacità.

Le piccole differenze dimensionali non consentono l’applicazione dei dorsi per pellicole a metraggio ad alta capacità, pertanto la Nikon F2H si può utilizzare solamente con comuni caricatori da 36 pose, un dettaglio che limita l’impiego di questo speciale e costosissimo sistema ad ambiti come il monitoraggio di esperimenti scientifici o eventi che in ogni caso culminano in un climax di brevissima durata, visto che alla massima cadenza di ripresa le 36 esposizioni vengono bruciate in appena 3,5”.

Notate anche la semplificazione sul corpo macchina, con l’eliminazione dell’autoscatto e del sistema di sollevamento manuale dello specchio.

A parte questa realizzazione speciale che veniva fornita su ordinazione, il corredo standard per i motori F2 era realmente impressionante e non è facile districarsi fra le numerosissime opzioni offerte.

I principali accessori per i motori MD-2 ed MD-3 (alcuni non utilizzabili con quest’ultimo) sono innanzitutto gli articolati sistemi di alimentazione; venne infatti predisposto il porta-batterie MB-1 che accettava 2 contenitori MS-1 per 5 batterie tipo AA oppure 2 equivalenti unità NiCd tipo MN-1 che si potevano caricare con il carica-batterie rapido MH-1; specificamente per l’MD-3 venne creato anche il porta-batterie MB-2 che accettava 2 contenitori MS-2 per 4 batterie tipo AA, tuttavia entrambi i modelli potevano funzionare su ciascun motore; sfruttando la presa tripolare anteriore presente nei motori era possibile alimentarli anche con il porta-batterie per climi freddi MA-3 (da tenere eventualmente al caldo contro il corpo) accoppiato al cavo MC-2 da 3 metri oppure con l’alimentatore a corrente di rete MA-4, a sua volta interfacciato con il cavo MC-2.

Specificamente per l’MD-2 era stato creato il cavo da 3 metri MC-1 sul quale applicare il modulo di scatto rimosso dall’impugnatura e anche il dorso MF-3 che si interfacciava sui contatti esterni aggiuntivi e, in fase di riavvolgimento motorizzato, informava repentinamente il motore che il film era terminato, bloccando l’azione e lasciando quindi l’esca della pellicola fuori dal caricatore, un dettaglio poi utile in camera oscura.

Per brandeggiare meglio il pesante complesso era anche disponibile un’impugnatura supplementare AH-1 con laccio per inserire la mano e sostenere il sistema, mentre per agevolare l’avanzamento del film ad alta cadenza la Nikon aveva messo a disposizione la speciale cartuccia ricaricabile AM-1 che, chiudendo il dorso, allargava l’apertura dalla quale usciva il film inesposto, riducendo i relativi attriti; la presa tripolare sul frontale del motore accettava anche il terminale di scatto MR-1, mettendo quindi a disposizione del fotografo un secondo pulsante di scatto manuale per prese con la fotocamera orientata in modo particolare.

In questa immagine è visibile una Nikon F2AS Photomic DP-12 con Servo-EE DS-12, motore MD-2, porta-batterie MB-1 di seconda generazione e lo speciale cavo da 3 metri MC-1 sul quale risulta montato il modulo di scatto prelevato dall’impugnatura del motore; incidentalmente, nell’immagine si può osservare la piastrina in plastica nera sul frontale nel punto di interfaccia fra corpo macchina e motore, dettaglio che sul primo MD-1 era in metallo.

Assieme ai motori della Nikon F2 si poteva anche utilizzare l’impugnatura a pistola Pistol Grip II abbinata al cavo MC-3 con un trigger nel pulsante di scatto dell’impugnatura e l’altro capo collegato alla spina tripolare anteriore del motore, mentre la stessa configurazione operativa era replicabile anche alimentando il motore con il porta-batterie MA-3 grazie al Battery Grip Cord, un ulteriore cavo con prese multiple da applicare ad un’estremità del tipo MC-3; per tali motori era previsto anche un cavo MC-4 con presa per la spina tripolare del motore e 2 contatti a banana all’altro capo per collegarlo con sistemi di controllo a scelta del fotografo.

Per implementare le funzioni dei suoi motori professionali per F2 l’azienda ha inserito nel sistema anche una serie di intervallometri e comandi a distanza via radio o con luce modulata.

Ad esempio, l’intervallometro MT-1 si interfacciava alla spina tripolare del motore tramite il cavo MC-4 e consentiva di gestire sia l’intervallo fra impulsi che la loro durata; si tratta di un accessorio ingombrante che richiede alimentazione a rete, dettagli che ne limitavano lo sfruttamento.

L’intervallometro NC-2 è invece una realizzazione a cura dell’importatore Nikon statunitense ma era perfettamente compatibile con cavi ed accessori originali e si poteva tranquillamente utilizzare con il corpo F2 motorizzato.

Per l’azionamento manuale a distanza della F2 motorizzata erano disponibili anche sistemi di controllo remoto come questo ML-1; il sistema ML-1 era costituito da un trasmettitore e da un ricevitore e il dispositivo non funzionava ad infrarossi, come si potrebbe ipotizzare, ma a impulsi di luce modulata ad alta frequenza, un po’ come avveniva con certi flash TTL quando comandavano altre unità in modalità slave; l’unità ricevente veniva posizionata su una slitta di servizio (prevedendo il normale standard ISO, per montarla sulla F2 serviva un adattatore che vedremo in seguito) e collegata al motore della fotocamera con il cavo MC-3, mentre l’unità trasmittente era in grado di azionare lo scatto fino a 60m di distanza.

Anche grazie alla possibilità di trasmettere l’impulso con codifiche differenti, le opzioni di utilizzo erano molto variegate e sono ben riassunte da questo schema; risulta interessante la possibilità di operare anche con la fotocamera posizionata oltre ostacoli oppure di comandare diversi apparecchi in modo indipendente con lo stesso trasmettitore, senza trascurare le opzioni slave per il flash, all’epoca notevolmente avanzate.

Per chi aveva l’esigenza di controllare manualmente la sua F2 motorizzata stando a distanze ben superiori e magari con strutture urbane interposte l’azienda offriva il sistema MW-1 per il comando a distanza via radio; anche in questo caso il set era composto da un ricevitore che si interfacciava alla F2 tramite il cavo MC-5 e un trasmettitore che poteva comandare in modo simultaneo o individualmente fino a 3 apparecchi diversi e da una distanza massima di 700 metri; le unità erano alimentate da 8 batterie AA da 1,5v ciascuna e, a detta del fabbricante, pur sfruttando frequenze utilizzate dai radioamatori il sistema di trasmissione era a prova di interferenze.

Il sistema di motori con relativi cavi, accessori, alimentatori, timer e controlli a distanza per la Nikon F2 era quindi estremamente diversificato e completo, e l’unica obiezione eventuale per i clienti rimaneva solamente il prezzo piuttosto salato di alcuni componenti, tuttavia giustificato dalle prestazioni estremamente specialistiche offerte.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude

(la trattazione prosegue nel successivo articolo con la terza parte)

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