Riprende dalla prima parte

 

 

Quest’obiettivo venne presentato alla Photokina dell’Ottobre 1970 e all’epoca era l’unico 15mm da 110° con proiezione rettilineare disponibile per le reflex 24×36 (il 15mm Zeiss Distagon sarebbe comparso solo 2 anni dopo); questa scheda realizzata dall’importatore italiano COFAS S.p.A. di Roma (acronimo della reboante ragione sociale Compagnia Forniture Apparecchi Scientifici) fa parte di una piccola brochure con tutte le novità Nikon di tale fiera, e descrive appunto il nuovo Nikkor-PD Auto 15mm f/5,6, con promessa di effettiva commercializzazione a Ottobre 1971.

 

 

Lo schema del nuovo Nikkor-PD Auto 15mm f/5,6 si avvale di 15 lenti più filtro e si nota come, rispetto alla struttura caratteristica del 18mm f/4 e del prototipo 16mm f/4,5, il grosso doppietto cementato anteriore sia stato spaziato ad aria, aggiungendo un’ulteriore lente divergente di grande diametro in prima posizione; questo schema, pur essendogli debitore in vari dettagli, costituisce un netto superamento rispetto al precedente, e grazie all’apertura massima limitata ad f/5,6 il diametro dell’obiettivo era contenuto in 82mm (ricordiamo che il più tranquillo 18mm f/4 utilizza un tappo a vite con filettatura da 86mm); inoltre in questo 15mm viene aggiunta la raffinatezza dei filtri interni, inseriti direttamente nel percorso ottico e intercambiabili su un disco girevole comandato dall’esterno.

 

 

Il relativo brevetto per questa versione iniziale a 15 lenti venne depositato in Giappone il 5 Giugno 1970; osservando i diagrammi delle aberrazioni si nota come questo 15mm f/5,6 fosse molto più vicino ad un’ipotesi di serie rispetto al precedente 16mm f/4,5: infatti l’aberrazione sferica è più contenuta, la distorsione geometrica scende al 4% scarso nonostante l’angolo portato a 110° e anche l’astigmatismo, sebbene evidente nelle zone marginali del campo, rientra su livelli decisamente più accettabili; come curiosità, anche in questa versione tale aberrazione risulta molto più corretta a coniugate brevi, in questo caso addirittura 1:30 (con campo ripreso da appena 72x108mm), ad indicare come inizialmente questi 15mm rettilineari Nikkor non fossero pensati soltanto per foto ad effetto di paesaggio o architettura in esterni a distanze normali bensì anche per riprese impossibili dentro spazi angusti e senza possibilità di arretrare.

 

 

Per questa prima ipotesi di 15mm Ikuo Mori sfruttò addirittura 11 differenti categorie di vetri ottici, considerando anche il materiale per i filtri interni, ovvero Lanthanum Crown LAK, Lanthanum Dense Flint LASF, Very Light Flint LLF, Flint F, Fluor Crown FK, Dense Crown SK, Lanthanum Flint LAF, Crown K, Barium Crown BAK, Dense Flint SF e Phosphate Crown PK; peraltro in alcuni casi è difficile identificare la tipologia utilizzata, ormai obsoleta e scomparsa da decenni dai cataloghi, mentre in altri esiste un unico fornitore che abbia messo a catalogo un materiale esattamente corrispondente, quindi verrà indicato in chiaro come sola possibilità disponibile.

Con questi distinguo preliminari, troviamo un Lanthanum Crown tipo LAK52 in L1 ed L2, un Lanthanum Flint tipo LAF51 in L3, un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara LASF06 il L4, L5 ed L7, un Crown tipo K3 in L6 (corrispondente al filtro della torretta girevole interna), un Very Light Flint tipo LLF2 in L8, un Barium Crown tipo BAK2 in L9, un Lanthanum Crown tipo LAK14 in L10, un Flint di specifiche e fornitore sconosciuti in L11 ed L13, un Dense Crown tipo SK12 in L12, un Dense Flint tipo Hikari E-SFH2 in L14 (denominazione attuale, ignoro il codice del vetro all’epoca di quest’obiettivo), un Fluor Crown tipo Schott FK6 in L15 e un Phosphate Crown tipo Schott PK50 in L16.

La struttura utilizza quindi 7 lenti in vetri agli ossidi delle Terre Rare con un favorevole rapporto fra alta rifrazione e bassa dispersione, 5 delle quali definiscono l’intero modulo anteriore con elementi di grande diametro; considerando anche la presenza di ben 15 lenti complessive e la sofisticazione della torretta girevole interna per i filtri quest’ottica appare decisamente costosa da produrre; anche in questo caso lo spazio retrofocale, 38,06mm, è pari a 2,47 volte la focale effettiva (15,4mm), dettaglio che sottolinea le difficoltà di progettazione.

Come anticipato, questa prima versione Nikkor-PD Auto 15mm f/5,6 a 15 lenti non entrò mai in produzione, e il primo modello di serie, arrivato solamente nel Giugno 1973 dopo oltre 2 anni e mezzo da tale prototipo, utilizzava uno schema ottico leggermente rivisto e basato su 14 lenti più filtro interno; la denominazione della versione di serie, ancora con barilotto in livrea F e gommatura a rombi, fu definita in Nikkor-PD.C Auto 15mm f/5,6.

 

 

Gli esemplari prodotti in seguito vennero adeguati nel 1974 alla style policy tipo “K”, come l’esemplare qui illustrato, e i successivi a quella Ai; in questi esemplari si nota la scomparsa dell’ormai obsoleta denominazione QD.C per indicare lo schema a 14 lenti e l’antiriflesso multistrato e anche il settore gommato, presente ab origine, passò al tipo più moderno con file di tasselli rettangolari in rilievo; nella fotografia si osserva anche la ghiera supplementare per il cambio del filtro interno e la relativa levetta di sblocco.

Questo nuovo 15mm f/5,6 a 14 lenti prevedeva un diametro di 92mm (nel PD Auto prototipo era 82mm), una lunghezza di 76,5mm alla battuta della flangia e 88,5mm fuori tutto (nel PD Auto era 73,5mm e 88,5mm) e un peso di 700g (il PD Auto si fermava a 560g); la messa a fuoco arrivava a 0,3m con sistema CRC di compensazione automatica delle aberrazioni grazie al flottaggio e i 4 filtri incorporati nella torretta girevole interna erano i tipi L1A (UV), Y48 (giallo medio), O56 (arancio) e R60 (rosso), chiaramente ottimizzati per i film bianconero.

Il NIkkor 15mm f/5,6 di serie fu prodotto per 5 anni, dal Giugno 1973 al Luglio 1978, con 2.411 esemplari in livrea F ed altri 1.253 con barilotto tipo “K oppure Ai, per un complessivo di 3.664 obiettivi prodotti, al netto del o dei prototipi PD a 15 lenti.

 

 

Questo schema consente di apprezzare le quote complessive del prototipo Nikkor-PD Auto 15mm f/5,6 del 1970, del primo Nikkor-QD.C Auto 15mm f/5,6 del 1973 e della versione più moderna il livrea “K” Nikkor 15mm f/5,6 che esordì nel luglio 1976, passando quindi all’attacco Ai nel 1977 per poi uscire di scena nel Luglio 1978.

 

 

Lo schema ottico utilizzato è molto simile a quello del prototipo Nikkor-PD Auto a 15 lenti svelato alla Photokina 1970, tuttavia in questo caso il progettista non è più l’esperto Ikuo Mori bensì Tomowaki Takahashi, che firmò il relativo brevetto depositato in Giappone il 21 Agosto 1971; nell’articolo dedicato specificamente a questi 15mm avevo già sottolineato questa curiosa cesura nella linea genetica di tali obiettivi, apparentemente inspiegabile perché, come vedremo, Ikuo Mori disegnerà anche le successive e più complesse versioni da 13mm; in questi schemi così compicati e con elementi anteriori di grandi dimensioni e molto incurvati la presenza di filtri interni a torretta era una soluzione molto funzionale, permettendo di avvicendare rapidamente svariati filtri senza inficiare la resa ottica e ricorrere a versioni dal diametro mostruoso.

Come curiosità marginale, il cognome Takahashi ricorre più volte nel settore della progettazione ottica, e ad esempio Jasuo Takahashi negli anni ’60 e ’70 ha disegnato molti interessanti obiettivi per Asahi optical Co.

 

 

Questa illustrazione di Pierre Toscani è stata nuovamente prodotta partendo dai dati grezzi di progetto dell’obiettivo e sottolinea l’arditezza del progetto (realizzato, ricordiamo, senza l’ausilio di lenti asferiche, materiali ED o altri vetri molto sofisticati disponibili solo in seguito) e l’ampio spazio retrofocale previsto, in questo caso pari a 2,53 volte la lunghezza focale effettiva (corrispondente a 15,31mm).

 

 

Come già anticipato nel precedente articolo dedicato ai Nikkor da 15mm, il brevetto per questa versione da 15mm f/5,6 con 14 lenti poi effettivamente prodotta in serie svela interessanti retroscena tecnici, progettuali e industriali che non sono mai stati ipotizzati; infatti in questo studio complessivo Tomowaki Takahashi aveva incluso svariati schemi ottici da 18mm e 15mm di focale, molti dei quali prevedevano fin da allora, 1971, una superficie asferica.

Nippon Kogaku era quindi ben cosciente che quella fosse la via maestra per i futuri supergrandangolari retrofocus ad alta correzione, tuttavia a quel tempo l’azienda non disponeva della tecnologia necessaria a produrre in serie elementi di quel tipo con le tolleranze richieste e a costi compatibili con la realtà commerciale, sebbene all’epoca si fosse cimentata con prototipi e, addirittura, il Nikkor OP-Fisheye 10mm f/5,6 del 1968 prevedesse già un elemento anteriore asferico ottenuto per stampaggio; nel caso del nostro Nikkor 15mm f/5,6 a 14 lenti definitivo il brevetto contempla 2 calcoli ottici paralleli; uno nel quale la superficie anteriore della quinta lente è a profilo asferico e un secondo, poi prodotto in serie, con tutte le superfici sferiche, del tipo tradizionale.

I diagrammi con le relative aberrazioni visibili in questa illustrazione sono relativi all’opzione asferica che non venne mai prodotta, così come lo schema ottico qui proposto (peraltro pressoché identico a quello non sferico di produzione), e il vantaggio della superficie asferica appare evidente perché non soltanto aberrazione sferica, astigmatismo e curvatura di campo sono molto ben corretti per un obiettivo di tali caratteristiche geometriche ma la distorsione risulta addirittura pari a zero, nonostante i 110 gradi di campo e la struttura retrofocus.

Pertanto questo modello, se fosse arrivato in produzione, sarebbe stato uno strumento eccezionale per i fotografi di architettura, che improvvisamente avrebbero avuto a disposizione uno obiettivo con la copertura angolare e la distorsione trascurabile del Carl Zeiss Hologon 15mm f/8 più il vantaggio di visione e messa a fuoco reflex e di una vignettatura ai bordi molto più modesta rispetto al modello Zeiss che, con la sua architettura simmetrica, imponeva di fatto l’impiego costante del filtro digradante grigio concentrico che portava l’apertura massima effettiva ad f/16.

Purtroppo, come detto, Nippon Kogaku era in grado di progettare già allora schemi con elementi asferici ma le tecnologie per realizzare tali lenti in grande serie a costi molto competitivi divennero realtà solamente con l’AF-Nikkor 28-70mm f/3,5-4,5 del Giugno 1991.

 

 

Lo schema del Nikkor-QD.C Auto 15mm f/5,6 di produzione prevedeva una focale effettiva da 15,3mm e uno spazio retrofocale di 38,77mm, sufficiente per applicare anche filtri posteriori a baionetta dietro l’ultima lente, tuttavia questo modello mantenne la torretta interna come già visto nel prototipo NIkkor-PD del 1970.

Per realizzare il suo schema ottico Tomowaki Takahashi sfruttò 9 categorie di vetri ottici: Lanthanum Dense Flint LASF, Lanthanum Crown LAK, Crown Flint KF (per il filtro, scelta curiosa rispetto ai classici K3 o BK7), Very Light Flint LLF, Flint F, Dense Crown SK, Dense Flint SF, Fluor Crown FK e Borosilicate Crown BK; anche in questo caso un tipo di vetro (un Flint) non è risultato identificabile chiaramente, mentre per altre 3 lenti esisteva unicamente un singolo fornitore con una tipologia perfettamente corrispondente alle specifiche.

Lo schema prevede quindi un Lanthanum Dense Flint tipo LAF21 in L1, un Lanthanum Crown tipo LAK8 in L2, un Lanthanum Crown tipo LAK13 in L3 ed L4, un Lanthanum Crown tipo LAK14 in L5 ed L9, un Crown Flint tipo KF6 in L6 (il citato filtro della torretta interna), un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara LASF06 in L7, un Very Light Flint tipo LLF1 in L8, un Flint tipo F16 in L10, un Dense Crown tipo SK13 in L11, un Flint indeterminato in L12, un Dense Flint del quale non si trova riscontro all’epoca ma che corrisponde ad un vetro molto utilizzato nei Nikkor moderni (Hikari E-SFH2) in L13, un Fluor Crown tipo Schott FK6 in L14 e un Borosilicate Crown tipo BK1 in L15; ovviamente le lenti rifrangenti dello schema sono solo 14 e in questo elenco è presente anche il filtro incorporato.

Anche questo schema evoluto utilizza molti elementi in vetro agli ossidi delle Terre Rare, ben 7, distribuiti principalmente nei grandi elementi anteriori, e nuovamente la complessa architettura e la presenza della torretta girevole con filtri incorporati faceva lievitare decisamente i costi; infatti il Nikkor-PD.C Auto 15mm f/5,6 era un obiettivo con un listino estremamente selettivo e servivano varie mensilità medie per entrarne in possesso; personalmente ho utilizzato questo modello, a inizio anni ’90, e ricordo il notevole contrasto, l’elevata saturazione dei colori e la buona correzione della distorsione che garantivano diapositive spettacolari, mentre l’unica nota negativa era la grande sensibilità al controluce e alle luci laterali, anche fuori campo, che causavano spesso vistose riflessioni indesiderate; questo è in effetti il principale tallone d’Achille di questi supergrandangolari Nikkor di prima generazione, e come vedremo in seguito osservando alcuni prototipi l’azienda ne era ben conscia.

 

 

Abbiamo quindi preso atto che, nella gamma dei supergrandangolari Nikkor da 100° di campo ed oltre, il primo modello ad entrare in produzione fu proprio il NIkkor-QD.C Auto 15mm f/5,6, nel Giugno 1973, mentre il meno spinto Nikkor 18mm f/4 fu commercializzato solo nel Novembre 1974; tuttavia, se consideriamo il momento dell’effettiva progettazione, fra il Nikkor 18mm f/4 (Ottobre 1967) e il Nikkor-QD.C Auto 15mm f/5,6 (Agosto 1971) viene ad inserirsi il già descritto progetto per un 16mm f/4,5 basato sullo stesso schema del 18mm f/4 e disegnato nell’Estate 1968, obiettivo che testimonia un vicolo cieco tecnologico poi abbandonato probabilmente perché, come detto, tale schema ottenuto forzando la struttura originale da 18mm portava ad una insufficiente correzione delle principali aberrazioni, suggerendo di non procedere con la produzione.

 

 

Per quanto riguarda le differenze apprezzabili nello schema ottico del 15mm f/5,6 a 15 lenti presentato alla Photokina 1970 e del 15mm f/5,6 a 14 lenti prodotto dal Giugno 1973, come si può osservare le 2 strutture sono in realtà molto simili, sebbene a firma di progettisti diversi, e i principali elementi di differenziazione sono la posizione della grande lente convergente anteriore (di colore verde), che nel primo tipo è collocata fra le lenti divergenti frontali di colore rosso e nel secondo tipo invece risulta avanzata e le precede tutte, più la grossa lente convergente nel gruppo cementato dietro il filtro interno, che nel primo tipo è costituita da 2 elementi collati, con il secondo evidenziato in arancio, e nell’altro invece è costituita da un singolo elemento.

Le ragioni che portarono allo stop del primo modello a 15 lenti di Mori e al contemporaneo sviluppo del secondo modello a 14 lenti di Takahashi, sebbene così simile, sono tuttora fonte di speculazione e senza contributi diretti di testimoni, quasi impossibili da ottenere dopo così tanti anni, le motivazioni di tali scelte rimarranno un punto interrogativo.

Restando nella focale da 15mm con 110* di campo, come anticipato l’introduzione del Carl Zeiss Distagon 15mm f/3,5 alzò l’asticella del settore e in qualche modo forzò Nippon Kogaku ad allinearsi perché ormai l’apertura massima f/5,6 del suo Nikkor era vista dai clienti come troppo modesta, pertanto venne avviato lo sviluppo di un Nikkor 15mm f/3,5 che arrivò sul mercato nell’Agosto 1978.

 

 

In realtà, come già visto col Nikkor 18mm f/4, anche in questo caso i tempi andarono un po’ per le lunghe, perché esiste un prototipo di Nikkor 15mm f/3,5, qui illustrato accanto ad un esemplare definitivo di serie, che venne presentato ancora nel 1975 in livrea tipo “K”; tornando alla considerazioni precedenti sulla sensibilità al flare per controluce e luci laterali che affligge questi complessi schemi della prima ora, osservate il mastodontico paraluce inizialmente ipotizzato dall’azienda come accessorio a parte e in supporto a quello sagomato a tulipano: l’esigenza di schermare queste luci indesiderate doveva essere sicuramente molto sentita se si pensò di accettare la scomodità di un paraluce ausiliario grande come un piatto, poi non prodotto in serie.

Su questo argomento è interessante citare la testimonianza di un fotografo di National Geographic che stava riproducendo un grande reperto archeologico sul sito utilizzando un grosso treppiedi con asta orizzontale e un Nikkor 15mm f/3,5 in vista nadirale dall’alto; nell’inquadratura comparivano fastidiosi riflessi parassiti creati dalle lenti e il fotografo non riusciva a comprendere cosa li causasse, poi si accorse che una pozzanghera addirittura fuori dal campo inquadrato rifletteva specularmente la luce solare e ciò era sufficiente ad innescare il problema; personalmente intorno al 1992 ero nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, nella penombra con molti altri visitatori, e avevo con me una Nikon F2 caricata a Fujichrome Velvia 50 ISO oltre al Nikkor 15mm f/3,5 e al mirino a pozzetto da avvicendare col Photomic DP-2 montato in macchina; per evitare che i visitatori passassero dietro i sarcofagi, nei corti transetti avevano posizionato dei leggii metallici per spartiti musicali come ostacolo, quindi misi in macchina il 15mm f/3,5 e il mirino a pozzetto, appoggiai l’apparecchio sul leggio ottenendo un appoggio stabile e rivolto verso l’alto, inquadrai da sopra con tale mirino, valutai l’esposizione separatamente considerando anche il difetto di reciprocità (erano svariati secondi) ed scattai 2 fotografie in posa T, quindi senza necessità dello scatto flessibile; uscirono diapositive eccellenti e ho ancora le stampe 30x40cm su Cibachrome che sarebbero spettacolari se, appunto, la luce laterale che proveniva dalla porta d’ingresso non avesse creato vistosi aloni di interriflessione, nonostante provenisse da una direzione così defilata!

Il 15mm f/3,5 di produzione, introdotto con barilotto tipo Ai e quindi passato a quello AiS come l’esemplare in foto, risulta visivamente più snello rispetto al 15mm f/5,6 (sebbene aggetti maggiormente in lunghezza) e mantiene l’inconfondibile fisionomia con enorme lente anteriore e paraluce a tulipano incorporato che ha richiesto l’adozione di specifici tappi ad inserimento in alluminio anodizzato simili al coperchio di un barattolo; nel 15mm f/5,6 la porzione anteriore strombata verso l’esterno è più ampia e tozza perché deve prevedere anche la ghiera per il controllo dei filtri interni, e quindi la porzione più larga si estende all’indietro anche se in corrispondenza di tale posizione le lenti prevedono già diametri normali e tecnicamente non richiederebbero tanto spazio.

 

Continua lunedì 5 ottobre con la terza ed ultima parte.

 

 


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