LZOS Volna-9 50mm 1:2,8 Macro

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; torno a parlare della produzione fotografica sovietica perché la gamma di obiettivi progettati nel corso degli anni è realmente sterminata ed oggettivamente anche difficile da inquadrare in una sistematica documentata perché la gestione socialista prevedeva che solo una piccola parte di tali modelli fosse destinata alla normale diffusione per i comuni utilizzi individuali e familiari, mentre buona parte di questo interessante patrimonio tecnico prevedeva invece ottiche prodotte in piccolissimi lotti, anche pochi esemplari, e destinate ad utilizzi tecnici, professionali o militari specializzati, rendendole di fatto inavvicinabili alle masse dei comuni fotografi domenicali e rendendole oggi molto difficili da reperire e classificare.

 

 

L’obiettivo protagonista di queste note è interessante perché costituisce per certi versi una eccezione alla regola: si tratta infatti di un modello previsto per un utilizzo specializzato, la macrofotografia di oggetti ravvicinati, e pur esulando dalla routine consueta venne comunque destinato alla normale commercializzazione; inoltre il suo periodo di produzione scandì gli ultimi anni di esistenza dell’URSS ed uscì praticamente dai listini in concomitanza con la dissoluzione di quest’ultima, come un marinaio che affonda con la propria nave; questo particolare obiettivo è l’MC Volna-9 50mm 1:2,8 Macro, obiettivo prodotto per fotocamere reflex Zenit in attacco a vite 42x1mm e qui illustrato assieme ad una Zeiss Ikon Voigtlaender Icarex S35 TM.

I nomi, spesso suggestivi, che accompagnano gli obiettivi sovietici non sono frutto della fantasia di qualche creativo ma definiscono l’appartenenza a ben precise famiglie di schemi ottici specifici, così come – ad esempio – in casa Zeiss troviamo la denominazione Distagon per i grandangolari retrofocus o Planar per gli schemi Doppio Gauss; in Unione Sovietica gli schemi ottici gaussiani erano catalogati a seconda delle loro caratteristiche, e troviamo quindi Gelios per il Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi, Vega per il tipo Xenotar a 5 lenti in 3 gruppi, Era per un Gauss con 2 elementi davanti al diaframma e 4 dietro e, appunto, Volna per i Doppio Gauss asimmetrici caratterizzati dalla spaziatura ad aria del doppietto anteriore, con 6 lenti in 5 gruppi oppure 7 lenti in 6 gruppi per le versioni più luminose, ottenute aggiungendo un ulteriore elemento singolo posteriore.

 

 

La famiglia Volna identifica quindi gli schemi ottici più simili a quelli che vengono comunemente utilizzati dai produttori per confezionare i loro 50mm di apertura 1:1,8 – 1:1,7 oppure 1:1,4 – 1:1,2 sfruttando un Gauss evoluto nel quale il classico doppietto con 2 elementi singoli collati presente davanti al diaframma risulta separato da una spaziatura ad aria, una prassi introdotta per prima da Asahi con i suoi Takumar; come spesso avviene per queste famiglie di ottiche sovietiche accomunate da una tipologia di schema, la numerazione sequenziale lascia intendere che siano stato progettato un numero di modelli superiore a quelli effettivamente noti o arrivati sul mercato: infatti la denominazione Volna-9 del nostro campione sottende il fatto che esistano almeno 9 obiettivi con tale schema, tuttavia attualmente ne sono conosciuti appena 5, dei quali solamente 3 prodotti in quantità superiori a semplici lotti di prova o preserie.

Nella gamma troviamo quindi l’MC Volna (da alcuni definito Volna-1) 50mm 1:1,8, obiettivo normale della reflex LOMO ALmaz 103 presentato nel 1984 e prodotto sempre da LOMO; il Volna-3 80mm 1:2,8, ottica normale per le reflex 6x6cm Kiev 60 – 88 – 90 presentata nel 1982 e prodotta da Arsenal Zavod a Kiev; il Volna 4 50mm 1:1,4, normale luminoso per le reflex LOMO ALmaz presentato nel 1979 e prodotto solo in alcuni prototipi; il Volna-8 50mm 1:1,2, normale superluminoso creato da Arsenal Zavod a Kiev e realizzato in pochi esemplari nel periodo 1983-85; l’MC Volna-9 50mm 1:2,8 Macro, presentato nel 1983 e prodotto da LZOS a Lytkarino in attacco M42 per reflex Zenit.

Gli obiettivi tipo Volna effettivamente prodotti in serie furono quindi soltanto l’MC Volna 50mm 1:1,8, il Volna-3 80mm 1:2,8 e il nostro MC Volna-9 50mm 1:2,8 Macro.

 

 

Il Volna-9 50mm 1:2,8 Macro, qui abbinato ad una LOMO Almaz 103 coeva grazie ad un adattatore Asahi da 42x1mm a baionetta Pentax K, fu uno degli ultimi obiettivi sviluppati e commercializzati in unione sovietica, tuttavia mantiene una configurazione estetica piuttosto datata e sottolineata dalla grande ghiera di messa a fuoco, ancora caratterizzata da godronature alternate a sbalzo come negli obiettivi anni ’50 quando ormai da oltre 10 anni la concorrenza era passata a più moderni settori gommati; sul campo risulta un modello molto pratico e versatile perché consente di agire su un ampio intervallo di messa a fuoco compreso fra infinito e 0,24m, cui corrisponde un rapporto di riproduzione 1:2 che consente di inquadrare un soggetto di appena 4,8×7,2cm, mentre l’apertura massima 1:2,8 lascia un certo margine operativo e non costituisce una limitazione apprezzabile rispetto ad un classico normale 50mm 1:2; al momento della presentazione si trattava di una luminosità elevata per un vero macro, infatti il corrispondente modello Canon FD era ancora fermo ad 1:3,5 e anche Nikon era passata al Micro-Nikkor 55mm 1:2,8 solamente da 4 anni.

L’obiettivo fu prodotto dallo LZOS (Lytkarinskij Zavod Opticheskogo Stekla) a Lytkarino, suburbia moscovita, veniva fornito in una campana trasparente in plastica ed era accompagnato da documentazione tecnica cartacea.

 

 

Come detto, l’unico altro modello con schema Volna prodotto in serie e destinato a reflex formato 24x36mm è il 50mm 1:1,8 che equipaggiava la Almaz 103, sopravvissuta di un ambizioso programma professionale che non decollò mai; quest’obiettivo è accreditato di ottime prestazioni e in seguito lo metteremo brevemente a confronto con il Volna-9 Macro.

 

 

E’ anche interessante notare che nello stesso periodo l’obiettivo normale con schema tipo Tessar a 4 lenti Industar-61 50mm 1:2,8, già sfruttato per molti anni su FED, venne evoluto nella versione Industar-61L/Z-MC destinato a fotocamere reflex in attacco 42x1mm e tiraggio 45,5mm; il curioso della vicenda è che questo 50mm 1:2,8 era prodotto sempre da LZOS, condividendo peraltro vari elementi estetici e grafici col Volna-9, e i progettisti avevano previsto per questo compatto modello un elicoide insolitamente esteso che consentiva di estendere il campo di messa a fuoco fino a 0,3m, cui corrispondeva un rapporto di riproduzione di circa 1:3 (campo ripreso: 72x108mm), creando di fatto una sorta di concorrente casalingo allo stesso Volna, sebbene quest’ultimo potesse spingersi fino ad 1:2 ed utilizzasse un più sofisticato schema a 6 lenti appositamente ottimizzato per la macro, mentre l’Industar-61L/Z-MC utilizzava un gruppo ottico anch’esso ricalcolato di recente ma non concepito appositamente per le brevi distanze; quest’ultimo costituiva in ogni caso un’alternativa interessante perché consentiva al fotografo non specializzato di effettuare riprese ragionevolmente ravvicinate con un obiettivo molto più compatto del Volna-9 ed anche più economico.

 

 

Le ottiche LZOS di quel periodo utilizzavano un diaframma a 6 lamelle dal profilo molto svergolato che componevano un’iride esagonale a lati arrotondati, rendendo eventualmente il bo-keh dei punti luminosi sfuocati sullo sfondo più gradevole rispetto ad un esagono classico; anche l’Industar-61L/Z-MC illustrato in precedenza e prodotto da LZOS nello stesso periodo condivide questo dettaglio.

 

 

La denominazione del modello “MC VOLNA-9” in alfabeto cirillico risulta grossolanamente incisa direttamente sulla grossa ghiera anteriore di preselezione del diaframma, contribuendo ad un’estetica non piacevolissima che non rende giustizia invece ai tanti meriti del gruppo ottico.

 

 

Sulla stessa ghiera anteriore è riportato anche il marchio del fabbricante, il Lytkarino Zavod; questa struttura è meno famosa di altre come il KMZ di Krasnogorsk ma è molto importante perché al suo interno, tradizionalmente, sono stati sviluppati in vetri ottici sovietici e anche i tecnici tedeschi deportati a forza dalla Schott di Jena al termine del conflitto per condividere le loro conoscenze su queste tecnologie vennero condotti proprio qui.

 

 

Lo schema ottico utilizza un classico Doppio Gauss asimmetrico a 6 lenti in 5 gruppi, probabilmente la struttura più largamente utilizzata nei normali di luminosità non elevata a livello mondiale e in questo caso adattata alle esigenze della ripresa ravvicinata e all’apertura ridotta ad 1:2,8; lo schema è rigido e non prevede il flottaggio automatico attivato dalla ghiera di messa a fuoco (introdotto invece nel Nikon Micro-Nikkor 55mm 1:2,8 del 1979 con gruppo ottico simile e presente nell’Olympus OM Zuiko Macro 50mm 1:3,5 fin dal 1972), quindi – teoricamente – la planeità di campo è ottimizzata ad un determinato tiraggio, corrispondente ad uno specifico rapporto di riproduzione non dichiarato dal fabbricante, e a distanze superiori o inferiori dovrebbe subentrare una progressiva curvatura di campo.

 

 

L’obiettivo non è particolarmente compatto e misura 63,6mm di lunghezza dalla battuta della montatura (68mm complessivi) per 64,4mm di diametro e pesa 336g senza tappi; regolando l’obiettivo sulla distanza minima con elicoide tutto esteso, la lunghezza dalla battuta della montatura passa a 90,27mm, pertanto la prolunga introdotta dal sistema rispetto alla posizione del gruppo ottico ad infinito corrisponde a 26,67mm, superiore ai 25mm canonici necessari per portare un nocciolo da 50mm di focale da infinito al rapporto di riproduzione 1:2; probabilmente questa misura abbondante è stata scelta perché le tolleranze ufficiali di produzione prevedono una fluttuazione di +/- 1% per la lunghezza focale effettiva di 50mm e volevano garantire che il rapporto di riproduzione massimo dichiarato di 1:2 fosse garantito anche in esemplari la cui lunghezza focale specifica fosse superiore alla norma; questo “melius abundare” si risconta anche in tubi di prolunga in attacco M42 di produzione sovietica: ad esempio, ho un modello che evidentemente era stato progettato per portare un obiettivo 50mm da infinito a 1:2, ovvero da 1:2 ad 1:1, e anch’esso misura 28mm in luogo dei 25mm teoricamente necessari.

Come si può osservare, le indicazioni sul barilotto sono abbastanza laconiche: la ghiera di messa a fuoco prevede solamente la referenza in metri e la classica scala aggiuntiva con i rapporti di riproduzione indica la corrispondente posizione limitatamente ai valori 1:4. 1:3 ed 1:2.

La ghiera del diaframma, ricavata su un ampio cannotto coassiale girevole che viene scoperto quando l’obiettivo è regolato a distanze brevi, prevede un sistema di preselezione sui diaframmi interi e sui mezzi valori che si mette in atto premendo la ghiera stessa in direzione della fotocamera, vincendo la resistenza di una molla, e settando il blocco sul valore desiderato; in questo modo la ghiera prevede due battute di fondo-corsa estreme, una a tutta apertura e l’altra al valore di apertura settato in precedenza, semplificando di fatto la prassi col diaframma manuale stop-down perché dopo aver messo a fuoco ad 1:2,8 non è più necessario togliere l’occhio dal mirino per selezionare visivamente il valore desiderato ma basta ruotare la ghiera verso destra fino ad incontrare la battuta del preselettore; va annotato che l’apertura minima arriva solo ad 1:16, valore limitato per un obiettivo macro ma gli esperti del settore sanno che a coniugate brevi gli effetti della diffrazione si fanno sentire ad aperture inferiori e oltre un certo limite l’incremento teorico di profondità di campo è annullato dalla perdita di dettaglio per diffrazione, quindi 1:16 si può considerare un compromesso logico ed accettabile.

 

 

Questa interessante scheda tecnica raccoglie le informazioni ufficiali divulgate dal fabbricante; apprendiamo quindi che il Volna-9 è sfruttabile in un intervallo di temperature comprese fra -15°C e +45°C e con umidità relativa massima a 20° C pari al 95%; la focale effettiva standard è 50mm, l’angolo di campo diagonale 46°, il diaframma chiude da 1:2,8 ad 1:16, il tiraggio meccanico della montatura a vite 42x1mm è di 45,5mm con tolleranza ammessa di +/- 0,02mm e con spazio retrofocale fra il vertice dell’ultima lente e il piano focale pari a 45,59mm, in pratica coincidente col tiraggio meccanico dell’attacco 42×1; la trasmissione luminosa tipica è 0,85 (85%) mentre l’attacco filtri è un comune 52×0,75mm a filetto e non è previsto alcun paraluce grazie alla posizione incassata della lente frontale, tipica degli obiettivi macro, che viene protetta direttamente dallo sbalzo del barilotto.

Il potere risolutivo, come di consueto, viene indicato a tutta apertura; questa prassi sovietica non mi ha mai visto completamente d’accordo perché fornisce indicazioni fuorvianti a chi frettolosamente non consideri che si tratta del valore a diaframma spalancato: in questo modo un obiettivo come lo Jupiter-3 50mm 1:1,5 di grande apertura sembra fornire risultati deludenti (quando diaframmato invece è ottimo) mentre un Tair-3 300mm 1:4,5 risulta molto valido ma occorre considerare che si sta parlando di un’apertura molto più contenuta, “facile”, e che chiudendo oltre l’obiettivo non migliora visibilmente.

In ogni caso per il Volna-9 vengono indicati ad 1:2,8 valori risolutivi di 42 linee al millimetro al centro e 30 ai bordi in configurazione di infinito, livelli che rimangono identici sull’asse alla distanza minima di 0,24m e si riducono invece ai bordi a 20 linee al millimetro, probabilmente per l’insorgenza di una certa curvatura di campo; in ogni caso i valori migliori ad infinito forniscono una indicazione preliminare sulle scelte in fase di ottimizzazione che verificheremo sul campo.

Il Volna-9 fu disponibile dal 1983 al 1991 (si noti la data di creazione del documento condiviso qui sopra, 14 Novembre 1983) e venne prodotto in quantità non eccessive: ogni anno di produzione fu scandito da alcune migliaia di pezzi, senza arrivare comunque a 10.000 esemplari; pertanto, analizzando un consistente lotto di matricole prese da esemplari noti, ipotizzerei una produzione complessiva di circa 50.000 – 60.000 obiettivi; per quanto riguarda il suo barilotto dall’aspetto datato, occorre aggiungere che dopo la sua uscita di produzione, nel 1991, venne pianificata una variante in attacco a baionetta Pentax K di aspetto molto più moderno, con ghiera di messa a fuoco gommata, indici della profondità di campo colorati in stile Nikon e scala aggiuntiva rossa per i rapporti di riproduzione sul cannotto telescopico; purtroppo di questa nuova interpretazione rimangono solamente prototipi perché la produzione di serie non venne mai avviata.

All’epoca il prezzo pari a 70 Rubli lo rendeva estremamente concorrenziale rispetto ai famosi macro tedeschi e giapponesi che costituivano la referenza sul mercato, pertanto è interessante analizzare quali prestazioni era in grado di fornire e se fossero competitive con quelle dei più costosi campioni che erano il sogno di tutti gli appassionati; a tale proposito ho realizzato alcuni scatti di prova adattando l’MC Volna-9 50mm 1:2,8 che appare in questo articolo su un corpo Sony ILCE7M2, scattando in RAW a 100 ISO.

Come prima ipotesi ho provato l’obiettivo ad un rapporto di riproduzione di circa 1:10, al quale solitamente corrisponde l’ottimizzazione di planeità per i 50mm macro privi di flottaggi di compensazione, scattando addirittura a mano libera ed operando ad 1:8, operazione agevole anche a distanze brevi grazie al preselettore del diaframma; ecco una vista dello scatto.

 

 

Naturalmente nell’anteprima ridotta non si può valutare il potere risolvente dell’obiettivo, ecco quindi un crop al 100% ricavato dalla porzione di muro bianco, ricca di minuti dettagli.

 

 

Il potere risolvente del crop risulta calligrafico ed eccellente, a livello dei quello fornito dai migliori macro di marca, un risultato che ribadisce la lusinghiera fama che accompagna da sempre il Volna-9, da molti ritenuto pari ad obiettivi come i Micro-Nikkor 55mm; occorre comunque notare, valutando anche il buon contrasto, che nel mio esemplare ho ripassato la parte posteriore interna del barilotto e della montatura con uno smalto matt molto opaco che risolve il cronico problema di flare da interriflessione che affligge il modello per via della finitura interna d’origine troppo lucida; si tratta di un intervento semplicissimo e veloce che suggerisco ad ogni utilizzatore dell’obiettivo.

Tornando alla sua capacità analitica, nel paese d’origine fu testata ad 1:5,6 la risolvenza al centro e ai bordi di un MC-Volna-9 50mm 1:2,8, confrontandolo con un Micro-Nikkor 55mm 1:3,5 e un Canon FD 50mm 1:3,5 Macro nelle stesse condizioni d’esercizio (obiettivi famosi ed apprezzati per il rendimento), e l’ottica sovietica fu quella che produsse i valori più elevati su tutto il campo, a conferma che quest’obiettivo fornisce prestazioni da vero fuoriclasse, escludendo il flare che subentra facilmente soprattutto a distanze ravvicinate se non si provvede a passivare l’interno del barilotto con una finitura più opaca.

Prestazioni convincenti a distanza ravvicinata rientrano del resto nel novero delle normali aspettative per un obiettivo macro; siccome il Volna-9 prevede una focale da “vero” standard (50mm, mentre all’epoca della sua presentazione molti concorrenti illustri producevano macro da 55mm o 60mm) e un’apertura 1:2,8, questo modello si presentava come un obiettivo estremamente versatile e realmente in grado di sostituire il 50mm convenzionale nelle foto di tutti i giorni aggiungendo la possibilità della ripresa macro, una procedura che mi vede fra i suoi fautori entusiasti e fattivi fin da quando ero uno studente liceale, pertanto ho voluto verificare velocemente anche il suo comportamento a grande distanza, in condizioni di lavoro normali; per rendere più interessante la cosa ho provveduto ad eseguire l’identico scatto nelle stesse condizioni anche con l’MC Volna 50mm 1:1,8 per LOMO Almaz 103, l’unico obiettivo sovietico e coevo caratterizzato dallo stesso schema ottico Volna e dallo stesso formato di destinazione.

Per valutare le massime prestazioni ho ripreso la facciata di un edificio vicino a casa ricco di dettagli (non si scherza con la zona rossa Covid!) scattando ad apertura 1:8, solitamente compromesso ottimale fra aberrazioni e diffrazione, e adattando su Sony ILCE7M2 il Volna-9 50mm 1:2,8 Macro con raccordo 42x1mm – Sony E e il Volna 50mm 1:1,8 con il corrispondente adattatore Pentax K – Sony E, scattando in RAW a 100 ISO su un robusto treppiedi completamente collassato, mettendo attentamente a fuoco in live-view al massimo ingrandimento ed attivando l’apparecchio con autoscatto in zona protetta e priva di vento, tutte procedure atte a spremere il 100% del potenziale; in entrambi i casi le regolazioni di temperatura colore e tonalità nel file d’origine sono le stesse, quindi eventuali differenze nel blend cromatico risultante sono da imputarsi all’obiettivo.

Il file RAW è stato aperto in Adobe Camera Raw con le sue impostazioni di default e visualizzato in Photoshop al 100% senza alcun intervento migliorativo; nelle immagini seguenti è quindi possibile osservare il comportamento dei 2 obiettivi nelle stesse condizioni d’uso e sullo stesso soggetto al centro del fotogramma, a due quinti della semidiagonale, a tre quindi della semidiagonale e agli angoli estremi su un’immagine realizzata a circa 20 metri dal soggetto, quindi in condizioni teoriche già corrispondenti a quelle di infinito.

Si può anticipare che il blend cromatico dell’MC Volna 50mm 1:1,8 appare più caldo-rossiccio e quello dell’MC Volna-9 più freddo-verdastro; entrambi gli obiettivi forniscono a grande distanza prestazioni ottime, tuttavia…

 

 

Crop al centro del fotogramma, nel quale il blend più rossiccio del 50mm 1:1,8 appare evidente: entrambi sono molto nitidi ma il Volna-9, a sinistra, fornisce un’acutanza di dettaglio percettibilmente superiore e ben visibile, ad esempio, nell’ombra del cavo: sembra quasi che nell’immagine prodotta col 50mm 1:2,8 Macro sia stata applicata una maschera di contrasto in più, ovviamente assente.

 

 

Questo fregio posto circa a metà del campo evidenzia nuovamente il maggiore potere analitico e la superiore acutanza del Volna-9, che risulta davvero calligrafico.

 

 

Anche in questo particolare a circa tre quinti di campo il Volna-9 50mm 1:2,8 Macro prevale risolvendo i fini dettagli con eccellente acutanza e potere analitico; il fattore impressionante è che anche il Volna 50mm 1:1,8 è un obiettivo superbo e, osservando i suoi risultati separatamente, questi ultimi forniscono piena soddisfazione, salvo poi confrontarli con quelli del Volna-9 e vedere che quest’ultimo riesce a garantire una riconoscibilità dei dettagli ancora superiore; soprattutto, in un vero macro utilizzato quasi ad infinito dovrebbe subentrare una curvatura di campo che potrebbe portare fuori fuoco le aree periferiche del soggetto (la messa a fuoco è stata eseguita al centro), causando un leggero calo di nitidezza, mentre il Volna-9 sembra reggere autorevolmente su tutto in campo.

 

 

Solo agli angoli estremi del fotogramma 24x36mm le sorti si riequilibrano (notate anche in questo caso la resa più calda del 50mm 1:1,8 e più verdognola del 50mm 1:2.8 Macro), tuttavia anche qui il Volna-9 produce risultati impeccabili e praticamente esenti da aberrazioni.

 

 

Questa fotografia ad uno scenario agreste delle mie zone l’ho scattata usando sempre una Sony ILCE7M2 ed l’MC Volna-9 50mm 1:2,8 ad 1:8 con un filtro polarizzatore Nikon da 52mm anni ’70; le prestazioni a grande distanza risultano nuovamente molto soddisfacenti.

 

 

Il crop visto al 100% del file sul dettaglio nell’angolo inferiore destro del fotogramma conferma quanto detto, soprattutto considerando che la messa a fuoco dell’immagine era sull’albero al centro mentre questi arbusti si trovavano non solo ai bordi del campo ripreso ma anche a pochi metri dalla fotocamera, evidentemente fuori fuoco.

L’obiettivo LZOS MC-Volna-9 50mm 1:2,8 Macro è quindi un pezzo che racchiude molta sostanza dietro il suo aspetto dimesso; fra le valutazioni negative, il barilotto laccato nero e con godronature a sbalzi alternati sembrava piovere da un lontano passato, il sistema a preselezione del diaframma completamente manuale faceva sorridere anche nel 1983, materiali e finiture erano abbondantemente migliorabili e il disinteresse per i dettagli portò ad una finitura troppo lucida delle parti esposte alla proiezione della lente posteriore, creando flare in molte situazioni d’uso; tuttavia, sotto queste modeste spoglie, il gruppo ottico a 6 lenti calcolato ad inizio anni ’80 garantiva invece una risoluzione estremamente elevata, mentre la doppia guida di ampie dimensioni che accompagna lo scorrimento rettilineo del sistema di lenti, se oggi ci impone di tollerare il lezzo da grasso per cingoli di carro armato T34 del suo lubrificante deteriorato nel tempo, tuttavia mantiene un ottimo allineamento del sistema, permettendo di sfruttare nell’uso pratico tutto il potenziale teorico dell’obiettivo; nonostante la presenza di un gruppo ottico “rigido”, la competente scelta del rapporto di riproduzione al quale ottimizzare la planeità e la capacità intrinseca della specifica configurazione di contenere la curvatura di campo al variare del tiraggio consente risultati inaspettati anche all’infinito, rendendo il Volna-9 realmente un normale a tutto campo, sfruttabile senza compromessi in tutto il suo ampio intervallo di lavoro.

Sembrerebbe quindi un must-have per appassionati più interessati alla sostanza che al brand, tuttavia occorre anche considerare che oggi esistono ottiche macro di modernariato, come, ad esempio, l’Olympus OM Zuiko 50mm 1:3,5, che vengono a loro volta vendute a cifre molto contenute e possono offrire una qualità costruttiva e dei materiali superiore, oltre ad un design più accattivante e, nel caso specifico, anche il flottaggio delle lenti a distanza ravvicinata, rendendo quindi la scelta del Volna-9 meno entusiasmante; quest’ultimo si può comunque considerare uno degli obiettivi sovietici otticamente più riusciti, sicuramente da considerare con un occhio di riguardo per gli appassionati della produzione d’oltre Cortina.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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One Comment

  1. Luigi Gesi

    avrei messo la Almaz 103 in copertina al posto della sconosciuta Ica-non-so-cosa… :)) 🙂

    Grande articolo, se ancora ce ne fosse bisogno, sulla bontà degli obbiettivi d’oltre cortina. Ottima ricerca Storico/Tecnica … al solito; grande Marco.
    Mi toccherà mettermi alla ricerca di questo 9 Macro… lo 1.8 ce l’ho già insieme ad una Almaz “stranamente” funzionante.

    Luigi

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