Ludwig Bertele in prospettiva: inervista al figlio Erhard

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; a tuttora ho scritto circa 685 articoli sui più disparati argomenti dell’universo fotografico, molti anche con un taglio storico, e ritengo il pezzo condiviso oggi il più importante della serie e quello che mi ha coinvolto di più emotivamente; questo materiale era in attesa di pubblicazione dal Novembre 2017, tuttavia aspettavo la circostanza giusta per condividerlo, e l’occasione mi viene ora offerta dall’anniversario per i primi 5 anni di vita di Nocsensei (19 Gennaio 2019 – 19 Gennaio 2024).


n.d.r. La lettura di questo articolo doveva essere riservata ai soli utenti registrati con un abbonamento a pagamento, ma come è ovvio che sia, anche la Redazione ha deciso di festeggiare l’anniversario per i primi 5 anni di vita di Nocsensei pubblicando l’articolo senza restrizioni.

Buona lettura a tutti.


Questo articolo vede nuovamente come protagonista Ludwig Jackob Bertele (1900 – 1985), noto e talentuoso progettista di obiettivi e sistemi ottici per conto di Ernemann, Carl Zeiss Jena, Steninheil Muenchen, Wild Heerbrugg, Schacht Ulm e Carl Zeiss Oberkochen; Bertele progettò obiettivi leggendari come gli Ernostar, i Sonnar o i Biogon, solo per restare nell’ambito fotografico tradizionale, e a buon diritto si può forse considerare il protagonista più significativo della fase classica di questo settore, avendo creato modelli, schemi e procedure poi largamente imitati da moltissimi fabbricanti.

Ludwig Jackob Bertele ha lasciato una monumentale eredità tecnica ma ben poco si sa della sua vita, dell’uomo con relativa famiglia dietro il celeberrimo progettista ottico; personalmente sono sempre stato interessato a questo personaggio e agli obiettivi che ha disegnato, fin da quando utilizzai per la prima volta il suo Carl Zeiss Biogon 38mm su Hasselblad SWC a circa 25 anni di età, estendendo poi l’esperienza a molti altri modelli frutto dei suoi calcoli; nel tempo ho raccolto un’ampia documentazione sui suoi progetti sviluppati nel corso di un trentennio, tuttavia mi mancava sempre un punto di vista più ravvicinato per aggiungere tasselli mancanti.

Dovettero trascorrere anni, finchè nel 2015 ebbi un’interazione diretta col figlio maggiore Erhard Bertele che stava impostando un’esaustiva biografia del padre; i frequenti contatti per definire dettagli del volume aumentarono la confidenza reciproca, finchè nell’autunno 2017 gli proposi una sorta di intervista per condividere ricordi di vita e completare il quadro su un uomo straordinario; l’estate successiva fui anche ospitato a lungo nella sua tenuta in Svizzera, avendo quindi modo di rinsaldare ulteriormente l’amicizia e vedere dal vivo cimeli storici.

 

Ludwig Jackob Bertele, ritratto giovanile assieme al figlio primogenito Erhard; la foto di quest’ultimo venne realizzata con un Carl Zeiss Jena Sonnar 5cm 1:1,5 T per cinepresa Arriflex 35, prodotto nel 1942 e calcolato dal padre Ludwig; in questo caso scattai a tutta apertura 1:1,5

 

 

Introduciamo brevemente una stringatissima biografia del nostro protagonista; Ludwig Jackob Bertele nacque nel 1900 a Monaco di Baviera; le condizioni economiche della famiglia (padre, madre e tre figli: il primogenito e 2 sorelline) imposero a Ludwig di trovare ben presto un’occupazione per contribuire al bilancio, e fin da adolescente fece praticantato presso la celebre azienda ottica locale Rodenstock, passando poi ancora giovanissimo alla Ernemann con conseguente trasferimento a Dresda (e ufficio all’interno della famosa ed iconica torre); alla Ernemann disegnò i celebri superluminosi Ernostar e dopo la confluenza di quest’azienda nel gruppo Zeiss Ikon passò a rivestire lo stesso ruolo presso la Carl Zeiss Jena, dove calcolò gran parte delle celebri ottiche per Contax; nel frattempo aveva conosciuto Erika, che divenne sua moglie e dalla quale nel 1934 e 1937 ebbe i figli Ernard e Ludwig; dopo un temporaneo passaggio alla Steinheil negli ultimi anni di guerra (in circostanze descritte esaustivamente nel mio articolo sulle ottiche disegnate per Schacht) e un periodo da sfollato in un paesino rurale vicino a Monaco dopo il bombardamento di Dresda, la famiglia nel 1946 emigrò in Svizzera dove Bertele progettò obiettivi speciali per la Wild di Heerbrugg e dove rimase per il resto della vita.

 

 

Sebbene i moderni software adattivi, le lavorazioni asferiche e i vetri attuali con caratteristiche molto spinte abbiano stravolto la progettazione degli obiettivi, a Ludwig Bertele verrà sempre riconosciuto il merito di avere individuato nuovi approcci al calcolo e di avere dato vita ad obiettivi spesso rivoluzionari per le prestazioni in relazione alla loro grande apertura o ampio angolo di campo; in questa immagine sono proposti come esempio alcuni modelli Carl Zeiss e Carl Zeiss Jena strettamente derivati dai suoi progetti.

 

 

Per quanto riguarda l’uomo e i suoi ricordi giovanili, il bombardamento subito a Dresda nel Febbraio 1945 e la conseguente fuga quasi senza bagagli nel paesino bavarese d’origine dei nonni portò di fatto alla perdita di fotografie, effetti personali e simili; all’atto pratico le immagini che ritraggono Ludwig Jackob Bertele nella fase precedente si limitano a questa scatola di lastre in vetro (notate che in origine conteneva sempre lastre, prodotte dalla Ernemann ai tempi in cui era un dipendente dell’azienda) e a poco altro; prima di partire in treno da Dresda per la frazione di Vierkirchen (circa 20 chilometri a Nord di Monaco), Bertele aveva preso con sé la sua Ernemann Reflex ma all’arrivo non fu possibile ritrovarla, con suo grande rammarico; anche il raffinato binocolo con oculari grandangolari di sua progettazione in quegli ultimi, drammatici scampoli di guerra venne scambiato da Ludwig con ben più essenziali derrate alimentari, pertanto ben poco della vita di Ludwig Bertele è sopravvissuto agli eventi bellici e arrivato fino a noi.

 

Il testo a seguire è la mia intervista al figlio maggiore Erhard, realizzata nel Novembre 2017 dopo un primo in contro di persona in Italia; di seguito alla versione originale in lingua Inglese troverete anche la traduzione in Italiano.

 

Erhard Bertele ritratto all’Alp Scheidegg, sopra il lago di Zurigo

 

 

INTERVISTA AD ERHARD BERTELE, NOVEMBRE 2017

 

Domanda 01: tu sei Erhard Bertele, il figlio maggiore di Ludwig Jackob Bertele, capo progettista alla Ernemann di Dresda e alla Carl Zeiss Jena e padre di obiettivi leggendari come l’Ernostar, il Sonnar e il Biogon, nuovi schemi che portarono un impressionante progresso nel calcolo ottico e condizionarono numerosi progetti successivi; cosa significa per te essere il figlio di un uomo così straordinario?

Quando ero piccolo, all’età delle scuole elementari, ignoravo completamente cosa stesse facendo mio padre. Ricordo che un giorno l’insegnante chiese a noi bambini notizie sulla professione dei nostri padri. Io provai vergogna perchè lo ignoravo. Ricordo che spiegai che doveva sempre eseguire calcoli. Penso che l’insegnante deducesse che doveva essere un impiegato, un contabile. Io ammiravo mio padre, come certamente fanno molti ragazzi. Era così colto. Mi mostrava le stelle, la stella Polare, i pianeti e le differenti costellazioni, mi spiegava perchè il ghiaccio galleggia sull’acqua e così via.

In seguito, quando eravamo sfollati nel villaggio di Vierkirchen vicino a Monaco di Baviera durante gli ultimi giorni di guerra e nel periodo immediatamente successivo, si accostò a me un giorno con una domanda: cosa dovremmo fare, potremmo andare in America oppure in Svizzera? Avevo circa 11 anni e realizzai per la prima volta che, se era vero, [mio padre, NdR] doveva essere qualcuno di speciale (naturalmente votai per l’America! A quel tempo ero affascinato dai libri di Karl May [in particolare dal personaggio dell’indiano Mascalero-Apache Winnetou, NdR] e dalle sue avventure con gli indiani; com’è noto non seguì il mio suggerimento).

Ok, poi ha calcolato obiettivi per l’azienda Wild, un’occupazione un po’ insolita ma si applicò al lavoro come altri, nulla di speciale. Quando ero al liceo fotografavo con la Contax [Zeiss Ikon Stuttgart Contax IIa, NdR] che mi aveva passato; in questo contesto ero orgoglioso di mostrare la fotocamera ai compagni menzionando che l’obiettivo era stato disegnato da mio padre. A quel tempo accarezzavo l’idea di diventare fotografo (divenni piuttosto famoso nell’istituto – realizzai una serie di ritratti di tutti i nostri insegnanti e li vendetti come cartoline postali).

In seguito, quando studiavo chimica all’ETH di Zurigo, capitò che gli assegnassero un dottorato honoris causa; in questa circostanza mi sentivo a disagio quando le persone venivano a congratularsi con me. Perchè con me? Io sono innocente!

Credo che ci siano persone che vivono la discendenza da antenati straordinari come un peso, un obbligo. Personalmente non ho mai portato un fardello del genere.

 

Ludwig Bertele in età giovanile da una delle lastre in vetro sopravvissute

 

 

D 02: la leggenda vuole che tuo padre abbia sviluppato i principi basilari del Sonnar nel 1929, durante un viaggio di 3 mesi negli Stati Uniti d’America; ti ha mai raccontato cosa gli abbia ispirato negli States questo nuovo disegno?

A essere onesto non lo so, non ho mai parlato con lui di quest’argomento. Quello che so è che ha rescisso il contratto che lo legava a Zeiss prima di iniziare il suo viaggio negli States; sembra che accarezzasse l’idea di emigrare e iniziare una nuova carriera a Rochester. Solo per un viaggio di 3 mesi sicuramente la cancellazione del contratto di lavoro non era necessaria, tuttavia poteva esserci un’altra ragione. Come mi è noto, lui non condivideva la prassi per cui, se un’invenzione riscuoteva successo commerciale, l’inventore non beneficiava finanziariamente di tale successo. Forse l’idea del Sonnar gli stava già frullando in testa quando partì per gli Stati Uniti, chissà. Di sicuro sfruttò la pausa anche per perfezionare l’idea, in modo tale che, di ritorno a Dresden, da semplice cittadino ne potè registrare il brevetto. Quando tornò nuovamente ad essere un dipendente Zeiss a Dresden, fu in grado di definire una concessione di tale brevetto. LJB [Ludwig Jackob Bertele, NdR] non era soltanto un eccellente progettista di obiettivi ma aveva sufficiente autostima da esigere anche un tornaconto concreto per le sue creazioni.

 

D 03: sappiamo che tuo padre Ludwig Bertele non condivideva l’entusiasmo per il regime e l’ideologia nazista, e questo gli fa davvero onore, tuttavia come riusciva a gestire la sua importante posizione alla Carl Zeiss Jena, un’azienda sempre più coinvolta – anno dopo anno – in ordini governativi e militari per il Terzo Reich, senza esporre se stesso direttamente da un punto di vista politico e mantenendo invece una posizione neutra e moderata?

E’ un pò complicato. Nostro padre non ha mai lavorato a Jena, fu sempre in grado di mantenere il suo ufficio nelle strutture della Ernemann a Dresden ma all’inizio della guerra Zeiss gli fece pressioni per trasferirlo a Jena. Lui si oppose. Prevedeva problemi, lui – il non accademico – impiegato a stretto contatto con tutti gli accademici! Penso che sia stata questa la ragione del suo passaggio alla Steinheil (descritta anche nella biografia*). Dal momento che [alla Steinheil, NdR] era coinvolto nella progettazione di ottiche per sistemi d’arma venne esentato dall’arruolamento. Rifiutare questo impiego sarebbe stato impossibile – e aveva una famiglia. Penso che in quanto scienziato non era attratto dall’attività politica. Una volta l’ho sopreso seduto accanto alla radio a volume basso, il commentatore aveva uno strano accento. Gli chiesi perchè fosse così strano e lui risponse “è una stazione sveva”. In seguito compresi che stava ascoltando una stazione radiofonica svizzera: piuttosto rischioso, naturalmente era proibito ascoltare emittenti radio straniere.

 

D 04: sappiamo che tuo padre, alla fine del 1941, abbandonò il suo prestigioso incarico alla Carl Zeiss Jena per una posizione più definata alla Steniheil Muenchen; puoi raccontarci qualche dietro le quinte di questo momento e le ragioni della scelta?

Ho risposto alla domanda 03

 

D 05: tu sei un testimone diretto del terribile bombardamento di Dresden con ordigni incendiari del Febbraio 1945, quando abitavate nella casa di famiglia a Liebigstrasse n° 23; conservi qualche ricordo di quei terribili momenti?

Certo, un evento simile è inciso a fuoco nella memoria. Ero a letto ammalato quando risuonarono le sirene anti-aeree; mia madre mi vestì e poi giù nel rifugio, come molte alte volte prima. Non era mai accaduto nulla. Ma questa volta fu differente: pesanti bombardamenti fecero tremare la casa. Le esplosioni erano così violente che la gente cadde in ginocchio e iniziò a pregare. Quello che mi accadde è molto interessante: mi ero completamente identificato con gli eroi di Karl May e li vedevo [i soggetti inginocchiati a pregare, NdR] come micetti impauriti! Mi capitò quindi di ignorare il pericolo della situazione e l’influenza che mi affliggeva si dleguò! Liebigstrasse n° 23 è vicino al centro di Dresden, appena 10 minuti a piedi dalla stazione centrale. In seguito nostro padre decise di lasciare la città; con un minimo bagaglio cercammo di venirne fuori. Non era così facile. Ad ambo i lati della strada c’erano case in fiamme. Faceva molto caldo. Ricordo che in una circostanza dovenno gattonare a 4 zampe – a terra era più fresco! Per me fu una grande avventura (Karl May)!

 

La dimora di Ludwig Bertele e famiglia in Liebigstrasse n° 23 a Dresda in una foto dell’epoca; come mi fu raccontato dal figlio Erhard, questo immobile si trovava all’intersezione di 2 strade e dopo il bombardamento del Febbraio 1945 solamente i 4 edifici d’angolo nell’incrocio, compreso questo, rimasero in piedi mentre il resto delle case circostanti erano crollate e in fiamme

 

 

D 06: dopo la guerra, nel 1946, tuo padre si trasferì in Svizzera per un impiego completamente nuovo alla Wild Heerbrugg, dove ha calcolato obiettivi per riprese aeree, reconoissance ed esigenze metriche con la stessa scintilla di genialità messa in campo negli anni ’30 per i suoi progetti di Carl Zeiss Jena; come fu questo cambiamento per la famiglia? Un apprezzabile nuovo inizio oppure un adattamento in qualche modo difficile ad una differente realtà?

Non ho avuto davvero alcun problema ad adattarmi alla nuova situazione in Svizzera; non ricordo alcuna questione con la lingua, capendo e parlando lo Svizzero-Tedesco, e ben presto trovai nuovi amici. Ricordo anche il gusto del primo cioccolato che ricevemmo! Dopo le misere condizioni di vita da sfollati a Vierkirchen specialmente i familiari apprezzarono lo standard di vita molto più elevato ad Heerbrugg.

 

Schemi ottici dei più importanti obiettivi calcolati in Svizzera da Ludwig Bertele per Wild Heerbrugg: l’Aviar da 60°, l’Aviogon da 90° e il Super-Aviogon da 120°; dal concetto dell’Aviogon nel 1951 derivò poi il famoso Biogon 1;4,5 da 90°, prodotto da Carl Zeiss Oberkochen nelle focali 21mm, 38mm, 45mm, 53mm e 75mm per i formati 24x36mm, 6x6cm, 6x7cm, 6x9cm e 9x12cm

 

D 07: quando eri un ragazzo hai avuto l’incredibile opportunità di affiancare tuo padre e calcolare obiettivi con lui; com’era la prassi di calcolo a quei tempi, senza l’aiuto dei computer oggi largamente utilizzati? C’è qualcosa di epico nella figura del progettista le cui sole armi erano tabelle logaritmiche e poco altro…

Trovi una risposta nella domanda 13 e anche nell’introduzione della biografia*

 

D 08: tuo padre Ludwig era una persona di indole modesta; visto dagli occhi di un familiare, era conscio delle eccezionali qualità degli obiettivi Ernemann e Zeiss che aveva calcolato? Ha mai espresso opinioni sulle loro prestazioni?

Questo è vero, nostro padre era una persona umile. Non era un fan della vita mondana e non amava le occasioni sociali. Non parlava direttamente circa l’importanza dei suoi conseguimenti, era più nostra madre che menzionava occasionalmente i suoi successi professionali. Negli anni ’50 ha ricalcolato i Sonnar. Il risultato fu una migliore correzione e l’apertura massima portata ad 1:1,4. Ha anche menzionato un Sonnar 1:2,8 con eccellente correzione; mi è sembrato deluso dal fatto che Zeiss non abbia deliberato di produrli in serie.

 

Questo prototipo di Sonnar per Contax da 50mm 1:2,8 a 5 lenti venne realizzato nel 1951 [notate il marchio corrente Zeiss Opton, convertito in Carl Zeiss solo nel 1953] e fu inviato da Oberkochen a Ludwig Bertele che lo utilizzò personalmente per le sue prove valutative; l’obiettivo non entrò mai in produzione e questo esemplare, generosamente regalatomi dal figlio Erhard, è uno dei 3 pezzi soltanto utilizzati dal grande progettista per le sue foto personali sopravvissuti fino a noi

 

3 semplari coevi di Zeiss Opton Sonnar per Contax IIà e IIIa di Zeiss Ikon Stuttgart, tutti ricalcolati da Ludwig Bertele nel Dopoguerra: Sonnar 50mm 1:1,5, Sonnar 50mm 1:2 e Sonnar 50mm 1:2,8 prototipo

 

 

Scheda originale Zeiss Opton del 1951 con lo schema ottico del prototipo Sonnar 50mm 1:2,8 per Contax utilizzato personalmente da Ludwig Bertele

 

D 09: a fine anni ’40 e negli anni ’50 ha disegnato su commissione vari obiettivi per la Schacht di Ulm e (soprattutto) per Carl Zeiss Oberkochen mentre era ufficialmente e stabilmente impiegato alla Wild Heerbrugg; come funzionava questo particolare rapporto, anche considerando che alcuni obiettivi erano marcati col nome del brand ma i corrispondenti brevetti risultavano registrati a nome di Ludwig Jackob Bertele…

La grande reputazione che lo precedeva quando Wild lo invitò ad unirsi all’azienda e sviluppare obiettivi metrici gli consentì di dettare condizioni. Una di queste clausole riguardava prodotti per settori non specialistici della fotografia. Non conosco esattamente i dettagli ma nel campo dell’ottica aveva molta libertà operativa.

 

D 10: era soddisfatto della nuova sfida presso la Wild Heerbrugg e la fresca generazione di obiettivi che doveva disegnare, dall’Aviotar ai vari Aviogon, Super-Aviogon, Reprogon, Falconar, Repronar e così via

Credo che fosse piuttosto felice della sua decisione di stabilirsi in Svizzera. All’atto pratico ogni proprietà era perduta, il denaro svalutato, la casa a Dresden non distrutta ma priva di valore in quanto nella zona di occupazione russa; in effetti questa nuova ripartenza ad Heerbrugg era associata a grandi aspettative. Non lo lasciava intendere ma credo che non fosse facile convivere con questa pressione. Forse alcuni problemi di salute che sviluppò in seguito trovano qui la loro origine.

 

D 11: quali erano gli obiettivi da lui stesso calcolati che Ludwig Bertele utilizzava pe le sue fotografie personali? Qualche preferenza?

Lui possedeva una Ermanox Reflex. Ha sicuramente impiegato questa fotocamera ma prima della mia nascita. quello che ricordo molto bene è che lui fotografava con la sua Contax e il Sonnar 1:1,5. Ci sono molte fotografie scattate da lui, i soggetti erano la sua famiglia e specialmente i suoi figli (me e mio fratello [Juergen Bertele, NdR]).

 

Gli altri 2 pezzi utilizzati da Ludwig Bertele giunti fino a noi: la sua Zeiss Ikon Stuttgart Contax IIa e il celebre Carl Zeiss Biogon 21mm 1:4,5 da 90° da lui stesso calcolato, per l’occasione stretti in mano dal figlio primogenito Erhard che li conserva attualmente

 

 

Il sottoscritto paralizzato dall’emozione mentre impugna la Contax IIa con Biogon 21mm 1:4,5 posseduta ed utilizzata da Ludwig Bertele; ovviamente per inquadrare in modo corretto sarebbe necessario il relativo mirino esterno da 90°

 

 

D 12: sei a conoscenza di qualche tipo d’obiettivo che voleva concretizzare e rimase solo un’idea? Qualche progetto non terminato?

No. Come ho spiegato nella biografia* aveva sviluppato il suo metodo personale di calcolo. A volte aveva la visione del percorso dei raggi luminosi attraverso un sistema e visualizzava in mente gli effetti di tutti i parametri significativi. Di più: quando i computer iniziarono ad effettuare i calcoli lui rimase fedele al suo sistema. Tuttavia aveva previsto che la successiva generazione di progettisti ottici con programmi sofisticati avrebbe delegato il lavoro sempre più alla macchina piuttosto che all’uomo che la gestisce. Penso che avesse ragione. Programmi adattivi eseguono il lavoro molto più velocemente di quanto immaginasse. Penso che al termine della sua vita fosse cosciente di aver condiviso la transizione ad una fase successiva del calcolo ottico.

 

il gatto di casa Bertele si crogiola al sole di un’estate svizzera eccezionalmente torrida; immagine scattata con Zeiss Opton Sonnar 50mm 1:1,5 per Contax calcolato da Ludwig Bertele

 

D 13: tu hai avuto l’opportunità di seguire le orme di tuo padre e proseguire il suo lavoro ma hai preferito ritagliarti una carriera prestigiosa in settori differenti; quando hai deciso che la creazione di obiettivi non era il tuo futuro e perchè?

Nella prefazione della biografia* ho descritto quale esperienza sia stata trovarmi nel suo ufficio dopo le scuole superiori. Lui voleva mostrarmi fin dalle fondamenta cosa significhi il calcolo di obiettivi, lasciando che tentassi di ottimizzare un sistema semplice con poche lenti, esattamente come fece lui agli inizi, sfruttando solo le tavole di logaritmi e seni. Quanto era noioso calcolare il percorso dei raggi attraverso una coppia di lenti! Papà si guadagnò la mia incondizionata ammirazione per quello che aveva fatto in gioventù. Quindi, anche se nel frattempo i calcolatori meccanici rendevano il processo in qualche modo più rapido e facile, questa esperienza non mi attrasse. Se all’epoca i computer fossero già stati disponibili, chissà…

 

D 14: se posso permettirmi di domandarlo: cosa vorresti dire a tuo padre se potessi incontrarno ancora una volta?

Ti ho conosciuto come il miglior padre che potessi immaginare. Hai piantato in me il seme di un profondo amore per la natura e le relative scienze. Mi hai accettato anche se, per molti aspetti, non ho intrapeso la strada che avevi sperato. Grazie per la tua generosità ed indulgenza. C’è un’altra cosa che voglio dire: solo dopo aver terminato il libro sulla tua vita, cioè dopo aver concluso tutte le ricerche che ho intrapreso in questo contesto sulla tua attività professionale, ho compreso compiutamente “l’opera” che avevi creato e realizzato chi tu fossi realmente. Con affetto, ti ringrazio.

Grazie a te per le tue cortesi risposte, Erhard; sono sicuro che tuo padre, ovunque viva ora, stia leggendo le tue parole e ti sorrida.

* Erhard Bertele, “Ludwig J. Bertele: ein Pionier in geometrischen Optik“, VDF Hochsuchulverlag ETH Zurich  ISBN: 978-3-7281-3816-3

 

Questo scorcio intimistico su Ludwig Bertele ci restituisce il quadro di una persona di grande spessore da ogni punto di vista e che seppe affrontare scelte importanti e anche difficili per il bene della sua amata famiglia; Ludwig Bertele crebbe con l’esempio della madre, ogni giorno applicata al suo lavoro di sarta fino a tarda ora, apprendendo il valore della laboriosità ma anche maturando una insofferenza verso i trattamenti ingiusti nel relativi rapporti che affiorò nella questione dei brevetti e corrispondenti royalties, problema abilmente aggirato dal progettista sviluppando in proprio l’idea, registrando i documenti a suo nome e solo dopo presentandoli all’azienda ottica che, accettando di sfruttarne i contenuti, era obbligata anche a riconoscere al titolare adeguati emolumenti.

 

Scena quotidiana con soggetto evidenziato dal fuoco selettivo e ripresa con Zeiss Opton Sonnar 50mm 1:1,5 calcolato da Ludwig Bertele; immagine scattata a tutta apertura 1:1,5

 

La grandezza dell’uomo è sottolineata anche dalla normalità dei contesti familiari, dal tempo dedicato ai figli, dal dimenticare fuori di casa i notevoli successi professionali conseguiti (e riconosciuti anche in Svizzera col dottorato honoris causa ricevuto presso l’ETH di Zurigo) per comportarsi da marito e padre amorevole.

 

Paese di collina; ripresa grandangolare ottenuta fondendo scatti multipli realizzati con Zeiss Opton Sonnar 50mm 1:1,5 calcolato da Ludwig Bertele, lavorando ad apertura 1:6,8 con filtro polarizzatore

 

Ludwig Bertele fu un progettista geniale e di grande successo ma atipico, un non accademico che stupiva i luminari, un elemento di spicco di aziende molto importanti con un’occhio di riguardo per le condizioni del lavoratori, un personaggio famoso che rifuggiva le luci della ribalta per rifugiarsi nella normalità degli affetti e delle cose quotidiane; già poco più che ventenne non aveva più nulla da dimostrare ad alcuno, dopo aver concepito i rivoluzionari e luminosissimi schemi Ernostar, tuttavia il suo lavoro continuò per decenni a ribadirne la genialità, e da appassionato di fotografia che ha toccato con mano la qualità degli obiettivi concepiti da Ludwig Jackob Bertele non posso che ritenermi estremamente fortunato e ringraziare la sua famiglia per l’eccezionale opportunità di avvicinarmi al suo mondo interiore e scoprire anche un grande uomo dietro il celebre progettista ottico.

 

Erhard Bertele col sottoscritto, Italia; in mano stringo una Zeiss Ikon Contax IIa con Zeiss Opton Sonnar 50mm 1:1,5 T identica a quella utilizzata da Ludwig Bertele negli anni ’50 mentre l’istantanea venne scattata con un secondo esemplare di Sonnar 50mm 1:1,5 analogo al primo

 

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 


 

Q 01: you are Erhard Bertele, the elder son of Ludwig Jackob Bertele, chief designer at Ernemann Dresden and Carl Zeiss Jena and father of mythical lenses like the Ernostar, the Sonnar or the Biogon, new formulas that brought an impressive improvement in optics design and conditioned several drawings realized later; what does it mean for you to be the son of such an extraordinary man?

When I was very young – age of primary school – I didn’t know at all what my father was doing. I remember that one day the teacher asked us, the pupils, about the profession of our fathers. I felt ashamed because I didn’t know. I remember that I explained that he must always calculate. I think, the teacher deduced that he was a clerk, a bookkeeper. I admired my father, as certainly most boys do. He knew so much. He showed me the stars, the polestar the planets and the different constellations, explained why ice swims on the water, and so on.

Then, when we lived as refugees in the village of Vierkirchen near Munich during the last days of the war and the time after, he came one day to me with the question: what shall we do, we could go to America or to Switzerland? I was about eleven years old and there for the first time I realized that, if this is true, he must really be something special (I pledged for America, of course! At the time I was fascinated by the books of Karl May and his adventures with the Indians; as it is a known fact, he did not follow my advice).

Ok, he designed lenses at the Wild Company: a profession a little special but he went to work like others, nothing special. When I was in gymnasium I photographed with the Contax he had transferred to me; here I was proud to show the camera to the colleagues mentioning that the lens was designed by my father. At this time I liked the Idea to became a photographer (I became a little famous in the school – I produced series of snapshots of all our teachers and sold them as postcards).

Later. when I studied chemistry at ETH in Zürich, it happened that he was honored with a doctorate; here I felt uneasy when people came to congratulate me. Why me? I am innocent!

I think there are people who feel it as a charge if they are descendant of an extraordinary forefather, an obligation. I never felt a burden like this.

 

Q 02: the legend whispers that your father had the basic ideas for the Sonnar formula in 1929, during a 3-months journey to the U.S.A.; did he ever tell you what inspired him in America for this new design?

To be honest I don’t know, I never talked with him about this subject. What I know is that he terminated the contract he had with Zeiss before starting his journey to the United States; it seems that he played with the idea to emigrate and start a career in Rochester. Just for a three month trip the cancellation of the work contract was certainly not necessary, but there could have been another reason. As I know he did not agree with the convention that, if an invention was commercially successful, the inventor was not to participate financially with the success. Maybe the Sonnar-idea was already lingering in his head when he left for the U.S. – maybe. He certainly used the timeout also to work out the idea so that, when back in Dresden, he could, as a free man, apply for a patent. When he became an employee at Zeiss in Dresden again, he could make a license-agreement on this invention. LJB was not only outstanding in lens design, he was as well self-confident enough to get honored materially for his creations.         

 

Q 03: we know that you father Ludwig Bertele did not share the enthusiasm for the Nazi government and ideology, and that honors him indeed, but how could he manage his important position at Carl Zeiss Jena, a brand increasingly involved – year after year – in governmental and military orders for the “Dritten Reich”, without explicitly exposing himself from a political standpoint but keeping a neutral and conservative position?

It is a bit complicated. Our father never worked in Jena, he always could keep his office in the Ernemann-building in Dresden. But at the beginning of the war Zeiss made pressure on him to dislocate to Jena: the idea was to concentrate the optical development in Jena. He defied. He foresaw problems – he, the nonacademic working close together with all the academics! I think that this was the reason he tried the change to Steinheil (also described in the LJB-book*). As he was involved there in developing optical systems for weaponry, he was freed to go to the army. To refuse this work would have been impossible – and he had a family. I think as a scientific he was not urged to political activity. Once I caught him sitting besides the radio with reduced sound, the speaker had a strange slang; I asked him why it sounds so strange, his answer: “it is a Swabian transmitter”. Later I understood that he was listening a Swiss radio-station: somewhat risky, of course it was forbidden to listen foreign radio stations.   

 

Q 04: we know that your father, at the end of 1941, left his prestigious position at Carl Zeiss Jena for a more defiladed job at Steinheil Muenchen; can you tell us some behind the scenes about this moment and the reasons of this choice?

Answered at Q03

 

Q 05: you are a direct witness of the terrible fire-bombing in Dresden on February 1945, when you lived in the family house at Liebigstrasse 23; have you some memory of these horrible moments?

Sure, such an event is burnt in one’s memory. I was sick in the bed when the air-raid sirens howled; my mother dressed me and down in the cellar as many times before. Never something had happened. But this time it was different: heavy bombing made the house tremble. Detonations were so strong that people went down on their knees and started to prey. Very interesting what it happened to me: I was fully identified with the Karl May heroes and felt they were all fraidy cats! So it happened to me that I ignored the danger of the situation and the flu I had vanished! Liebigstrasse 23 is close to the center of Dresden, just a walk of 10 minutes from Dresden central station. Later our father decided to leave the city; with little luggage we tried to come out. Not so easy. On both sides of the street burning houses. Very hot. I remember one situation we had to crawl on all fours – on the ground it was cooler! For me it was a great adventure (Karl May!).

 

Q 06: after the war, in 1946, your father went in Switzerland for a completely new job at Wild Heerbrugg, were he computed aerial, reconnaissance and metric lenses with the same spark of genius displayed in the Thirties for his Carl Zeiss Jena projects; how it resulted this turnover for the family? A welcome new beginning or a somewhat difficult accommodation to a different reality?

I had really no problems to adapt to the new situation in Switzerland. I don’t remember any language problems, understanding and speaking Swiss-German, and soon I had new friends. I remember also the taste of the first chocolate we got! After the low standard of living in Vierkirchen as refugees, especially our parents estimated the much higher swiss-standard of living in Heerbrugg. 

 

Q 07: when you were a boy you had the incredible opportunity to side your father and design lenses with him; how was the design practice at that time without the aid of computers, then widely adopted? There is something epic in the figure of a designer whose only weapons were logarithmic tables and few more…

An answer you find at Q13 and in the introduction of the LJB-book*

 

Q 08: your father Ludwig was a humble person; seen from the eyes of a family member, was he aware of the exceptional qualities of the Ernemann and Zeiss lenses he designed? has he expressed any specific opinion about their performances?

That’s true, our father was a humble person. He was not a party-goer and didn’t like social events. About the importance of his achievements he did not talk directly, it was more our mother who mentioned occasionally his professional successes.

In the Fifties or so, he has recalculated the Sonnars. A better correction and an augmented aperture to 1:1.4 resulted. He also mentioned a Sonnar 1:2.8 with an excellent correction; he seemed disappointed that Zeiss was not willed to produce them.

 

Q 09: in the late-Forties and Fifties he computed on request several lenses for Schacht Ulm and (mostly) Carl Zeiss Oberkochen while he was officially and steadily employed at Wild Heerbrugg; how did it work this particular arrangement, also considering that some lenses bore the Company brand name, but the related patents were granted at the name of Ludwig Jakob Bertele…

The high reputation he had when Wild invited him to join the Wild Company and develop lenses for photogrammetric purposes allowed him to dictate conditions. One of the conditions concerned constructions for the field of non-professional photography, I don’t know how exactly it was formulated, but he got much freedom to act in this field of optics.

 

Q 10: was he satisfied of the new challenge at Wild Heerbrugg and the fresh, new wave of lenses he had to create, from the Aviotar to the Aviogon, Super-Aviogon, Reprogon, Falconar, Reconar and so on? Did he ever share any regret about the important choices and decisions taken during his lifetime?

I think he was rather happy with this decision to settle in Switzerland. As a matter of fact, all his possessions were lost, money devaluated, the house in Dresden not destroyed but of no value as located in the part of Germany occupied by the Russians: as a matter of fact this new start in Heerbrugg was linked with high expectations. He did not show it, but I think that it was not easy to stand this pressure. Maybe some health-problems he developed later had here its origin. 

 

Q 11: which were the lenses computed by himself that Ludwig Bertele exploited for his personal pictures? Some preferences?

There was an Ermanox Reflex in his possession. He certainly used this camera, but this was before my time. What I remember very well is that he photographed with his Contax and Sonnar 1:1.5. There are many pictures he made, his subjects were the members of our family and especially his children (me and my brother).

 

Q 12: do you know if there is some kind of lens that he wanted to concretize, and which remained only an idea? Some unfinished project?

No. As I explained in the LJB-book* he had developed his own design method. Somehow, he had a vision of the ray’s passage through a system and had in mind the effect of all the determining parameters. Also, when computers did the calculations he stayed with his method. But he foresaw that the next generation of optical designers with sophisticated programs would delegate the work more and more to the computer respective to the software engineer. I think he was right. Much faster than he imagined self-learning programs will do the work. I think at the end of his life he was conscious that he lived the transition to a next period of optical design.         

 

Q 13: you had the opportunity to follow your father’s steps and continue his job but you preferred to shape a prestigious career in different areas; when did you decide that lens making was not your future and why?

In the preface of the LJB-book* I have described how I experienced my stay in his office after having finished the high school. He wanted to show me from the bottom up what lens design means, he let me try to optimize a simple system of a few lenses, just as he did in the beginning, with only the tables for logarithms and sinuses. Boring to calculate the passage of the rays through a couple of lenses! Father got my full admiration for what he had done in his youth. Even so if, in the meantime, mechanical calculating machines made the process somewhat easier and faster, this did not attract me. If in this time computers would have been already available, who knows? 

 

Q 14: if I can ask: What would you tell your father if you could meet him once again?

I have known you as the best father I can imagine. You planted the seed for a deep interest in nature and natural sciences in me. You accepted me, also if in several respects I did not behave the way you had wished. Thank you for your generosity and tolerance. There is another thing I want to say: Only after I have finished the book about you, that means after all the investigations I have done in this context about your professional life, only then I realized fully the “opus” you created, realized who you are. With love. Thank you.

Thank you for your kind answers, Erhard; I’m sure that your father, wherever he lives now, is reading your words and smiling at you.

* Erhard Bertele, “Ludwig J. Bertele: ein Pionier in geometrischen Optik“, VDF Hochsuchulverlag ETH Zurich  ISBN: 978-3-7281-3816-3

 


 

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One Comment

  1. Maurizio Pavone Reply

    Non ho ancora letto l’articolo ma sono sicuro che per te è stata un’esperienza indimenticabile. A questo punto dobbiamo correggere un tuo articolo precedente sul papà visto che gli hai fatto una dedica all’uomo che non ho mai conosciuto adesso potrai dire che l’hai conosciuto a metà, quantomeno il suo 50% del patrimonio genetico. Scusa se ti do del tu ma ti leggo con ammirazione e ciò fa si che ti percepisco come persona conosciuta.

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