Leitz Summicron-M e Summicron-R 50mm

LEITZ SUMMICRON-M E SUMMICRON-R 50mm 1:2 A 6 LENTI IN 4 GRUPPI: non identici otticamente ma evoluzioni sequenziali legate ad una logica comune.

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; oggi introduciamo un argomento che chiama in causa due obiettivi mitici e che per decenni hanno rappresentato il “workhorse” quotidiano di fotografi ed amatori targati Leica, i classici obiettivi Summicron 50mm 1:2 per Leica a telemetro e reflex, riferendoci in questa circostanza alle ultime versioni, caratterizzate da uno schema omologo a 6 lenti in 4 gruppi.

Il Summicron 50mm, una pietra miliare che introdusse un notevole implemento qualitativo rispetto ai modelli precedenti, costituiva in realtà l’esito finale di un lungo processo di affinamento iniziato col Summitar 50mm a fine anni ’30, un obiettivo che adottava già uno schema a 7 lenti con 2 doppietti anteriori che sarebbe poi stato impiegato anche nel primo Summicron, con aggiornamenti di dettaglio; il Summicron-M fu oggetto di 3 ulteriori aggiornamenti del gruppo ottico, l’ultimo dei quali arrivò nel 1979, adottando un classicissimo Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi, se vogliamo molto più semplice rispetto allo schema del Summicron originale anni ’50.

Nel contempo, con la nascita della Leicaflex nel 1964, vide la luce anche un Summicron-R 50mm 1:2, basato su uno schema a 6 lenti in 5 gruppi con 3 elementi spaziati davanti al diaframma, un’architettura che venne rivista nel 1976 adottando una configurazione a 6 lenti in 4 gruppi analoga a quella che, 3 anni dopo, sarebbe stata impiegata anche nel Summicron-M; questi due gruppi ottici praticamente “gemelli” rimasero in uso fino al termine della vita commerciale delle Leica R e sui modelli attuali di Summicron-M; vediamo quali sono le versioni di Summicron M ed R che utilizzano questa architettura a 6 lenti con 2 doppietti collati.

 

 

Nella gamma Leica a telemetro questa formula fu inizialmente adottata nel 50mm Summicron tipo 11819 in finitura nera, poi commercializzato in piccola tiratura anche in finitura satinata cromo (11825), dalla quale fu anche ricavata la serie speciale “Colombo ’92”.

In seguito la montatura fu aggiornata, inserendo un paraluce telescopico incorporato, mantenendo lo stesso nocciolo ottico; di questo modello esistono tre versioni, in finitura nera (11826), satinata cromo (11816) e anodizzata titanio (11624); infine, anche la versione celebrativa per i 50 anni del sistema Leica M, riproposta in montatura vintage satinata e tirata in 1.000 esemplari (11615), adotta lo stesso gruppo ottico.

 

 

Nella gamma per Leica reflex, il Summicron 50mm a 6 lenti in 4 gruppi nasce con la Leica R3, nel 1976, con baionetta a 3 camme (11215); nel 1978 questa versione viene realizzata anche in esecuzione “Safari” (11217) con finitura verde oliva, abbinata alla corrispondente Leica R3 “Safari”; nel 1979 la montatura fu semplificata lasciando solo la terza camma R (11216) e, dal 1998, furono applicati anche i contatti ROM per la nuova Leica R8 (11345).

Da un punto di vista cronologico, il Summicron-R 50mm 1:2 a 6 lenti in 4 gruppi apparve dunque nel 1976 e la corrispondente versione Summicron-M nel 1979; tradizionalmente, si sono sempre considerati i due gruppi ottici come identici, semplicemente adattati nelle rispettive montature ai differenti tiraggi meccanici di Leica M e Leica R: in pratica una sinergia per ridurre i costi industriali, analoga a quella che Leitz mise in atto anche nel caso delle ultime versione di Elmarit 90mm 1:2,8 e 135mm 1:2,8, effettivamente caratterizzati dallo stesso nocciolo ottico in versione M ed R.

Nel caso del Summicron 50mm 1:2 ultimo tipo, analizzando attentamente dati e brevetti, la realtà appare invece differente e non congruente con le credenze ormai consolidate: non soltanto i due obiettivi M ed R utilizzano uno schema ottico differente, per quanto ovviamente molto simile, ma anche la sequenza cronologica della progettazione è inaspettata; vediamo perché.

Alla fine del 1973 Walter Mandler brevettò per conto di Leitz Wetzlar una montatura meccanica che semplificava le operazioni e riduceva i costi industriali, una scelta ormai inevitabile dopo la grande crisi petrolifera e le prospettive fosche per il futuro aziendale; nella fattispecie, il progetto di Mandler minimizzava i costi di un obiettivo normale sia sagomando le estremità delle lenti in modo da sfruttarle come ancoraggio diretto al barilotto, sia applicando un Gauss a 6 lenti in 4 gruppi nel quale su, 12 superfici rifrangenti, 5 risultano piatte (corrispondenti al piano di incollaggio dei 2 doppietti e al raggio anteriore dell’ultima lente); in pratica l’ingegnoso progettista aveva messo in campo tutti gli accorgimenti possibili per contenere i costi di lavorazione e assemblaggio senza pregiudicare la qualità finale.

Tuttavia, in questo brevetto del Dicembre 1973, c’è un altro dettaglio molto interessante ai fini della nostra discussione.

 

 

Infatti, se osserviamo il gruppo ottico disegnato nel brevetto e lo confrontiamo con quello adottato nel Summicron-R prodotto nel 1979, ci rendiamo conto che sono in effetti coincidenti; quindi, in pratica, nel 1973 Mandler aveva già calcolato il gruppo ottico a 6 lenti in 4 gruppi del futuro Summicron-M ma per altri 6 anni sarebbe rimasto in produzione il modello precedente del 1969, a 6 lenti in 5 gruppi con una sottile spaziatura ad aria fra la quarta e quinta lente.

Questo brevetto del 22 Dicembre 1973 crea quindi un antequem che da un lato arretra di almeno 6 anni la concezione del Summicron-M 11819 del 1979 e dall’altro stravolge le gerarchie, indicando che venne progettato prima lo schema del modello a telemetro e dopo quello della versione per Leica R, nonostante il Summicron-R sia stato il primo ad arrivare sul mercato.

 

 

A testimoniare che passarono 6 anni fra il calcolo e la commercializzazione del Summicron-M 11819, esistono alcuni prototipi ELCAN realizzati dalla Leitz Canada di Midland e prodotti a metà anni ’70; questi prototipi si presentano come noccioli ottici privi di montatura per la messa a fuoco, fanno riferimento al progetto ottico n° 109, indicano una focale di 2 pollici (circa 50mm) e prevedono una configurazione ottica analoga a quella del futuro Summicron-M di serie.

 

 

Quindi i due “normali” Leica M ed R a 6 lenti in 4 gruppi utilizzano gruppi ottici indipendenti e calcolati in tempi diversi, una realtà che può essere intuita anche abbinando semplicemente gli schemi ufficiali con i relativi moduli di lenti: per quanto siano semplificati e non esattissimi, affiancando le due mezze sezioni del gruppo ottico si percepisce subito che le differenze non si limitano ad un diverso posizionamento rispetto alla baionetta per adeguarsi al differente tiraggio ma coinvolgono anche spessori, distanze e raggi di curvatura degli elementi ottici.

 

Sovrapponendo a registro due sezioni più precise, si può verificare che lo schema del Summicron-R presenta le seguenti differenze rispetto a quello del tipo M: lenti L1 ed L6 di spessore più ridotto, lente L5 di spessore maggiore e raggi di curvatura R1 ed R12 (quelli esterni) meno pronunciati: sono differenze importanti che configurano a tutti gli effetti due obiettivi differenti, per quanto basati sulla stessa architettura e con focale ed apertura analoghe.

 

 

Infatti lo schema ottico applicato al Summicron-R a partire dal tipo 11215 fu calcolato in seguito e brevettato nel Maggio 1976, a firma di Walter Mandler, Garry Edwards ed Erich Wagner, il “trio delle meraviglie” di Leitz Canada che ha concepito altri famosi obiettivi Leitz.

 

 

Questo schema mette in chiaro tutte le differenze che si riscontrano nello schema a 6 lenti in 4 gruppi applicato nei Summicron-M ed R e consente anche di comprendere le logiche progettuali che differenziano lo schema tipo M, antecedente, da quello tipo R, calcolato 3 anni dopo; il Summicron per telemetro prevede, come anticipato, 5 superfici a raggio infinito, cioè piatte, molto facili da realizzare e posizionate strategicamente anche nel punto di incollaggio fra elementi, dove la precisione dei due raggi gemelli è assolutamente critica, e le lenti esterne dei doppietti presentano un bordo sporgente che consente di ancorare direttamente gli elementi al barilotto, tutte soluzioni budget-saving.

Dal punto di vista ottico, solitamente nei normali tipo Doppio Gauss luminosi si è costretti ad utilizzare vari elementi in vetri agli ossidi delle  Terre Rare, più costosi, limitando i vetri più economici alle due lenti adiacenti al diaframma; ovviamente Mandler, già vincolato dall’utilizzo di 5 superfici piatte su 12 (limitando quindi le variabili di calcolo), non poteva esimersi dall’applicare vetri ad alta rifrazione/bassa dispersione ma, con un exploit progettuale davvero ammirevole, considerando le effettive prestazioni del prodotto, riuscì ad utilizzare per la seconda lente un comune vetro Dense Flint al bario, limitando i vetri Flint al lantanio ad appena 3 lenti (L1, L5 ed L6, realizzate in LaFN21 ed LaF3); in definitiva, aveva concepito un obiettivo che garantiva prestazioni analoghe o superiori a quelle del modello che doveva sostituire ma incorporava tutti gli accorgimenti ottici e meccanici volti a ridurre al massimo i costi, mettendo quindi l’azienda nelle condizioni di commercializzare il nuovo Summicron-M ad un prezzo competitivo (sempre compatibilmente con i listini Leitz).

Nel Summicron-R 50mm 1:2 del 1976, calcolato 3 anni dopo, Mandler e colleghi affrontarono il difficile cimento di ridurre ulteriormente i costi partendo dalla base precedente, per la quale avevano già sondato tutte le possibilità; riuscirono comunque a recuperare ancora qualcosa mantenendo le caratteristiche meccaniche precedenti e risparmiando ulteriormente nel settore dei vetri ottici, sostituendo il vetro Flint al lantanio usato nella prima lente della versione M con un più economico Dense Flint SF10 (che garantisce una elevata rifrazione, analoga a quelli dei vetri alle Terre Rare, coniugata però con un’alta dispersione cromatica, che richiede molta attenzione nell’ottimizzazione complessiva dell’obiettivo); rimangono quindi soltanto 2 lenti agli ossidi delle Terre Rare (L5 ed L6), a loro volta realizzate con un vetro Dense Flint di progettazione proprietaria Leitz, sul quale evidentemente era possibile realizzare ulteriori economie; tutte queste geniali acrobazie consentirono poi alla Leitz di commercializzare il Summicron-R 11216 “for Leica R only” con singola camma ad un prezzo estremamente contenuto, se confrontato col listino delle altre ottiche per Leica M ed R.

 

 

I dati di progetto per il Summicron-R del 1976 confermano quelli dello schema precedente ed evidenziano l’uso del vetro Leitz 792472 (corrispondente al tipo LaF21) nelle ultime due lenti e la sostituzione del vetro al lantanio a bassa dispersione nella lente L1 con un tipo Dense Flint, più economico, ad alta rifrazione ed alta dispersione; queste ulteriori economie rispetto al tipo M, comportarono anche qualche compromesso dal punto di vista ottico, come ad esempio un maggiore contrasto alle basse frequenze spaziali nel tipo M  a tutta apertura 1:2 grazie alla migliore soppressione del flare di coma (leggermente avvertibile nel tipo R tutto aperto) e un diverso andamento della curvatura di campo per cui il modello M, a diaframmi intermedi, tiene meglio nelle zone fuori asse.

 

 

 

Gli stessi diagrammi MTF ufficiali Leica relativi ai due obiettivi sono simili come tipo di andamento ma differiscono nei valori assoluti a tutta apertura a basse frequenze spaziali e nella risposta sul campo a diaframma chiuso, confermando che la sostituzione della prima lente nel Summicron-R con un vetro Dense Flint in luogo di quella originale Flint al lantanio ha richiesto un ricalcolo complessivo di tutto lo schema che ha leggermente alterato il comportamento, analogo ma leggermente superiore nel modello M.

Naturalmente, nell’uso sul campo, le differenze sono in pratica trascurabili ed entrambi gli obiettivi forniscono un rendimento di prim’ordine, tuttavia va sfatata la leggenda metropolitana secondo la quale i due obiettivi utilizzerebbero lo stesso nocciolo ottico e che quest’ultimo sia nato per il sistema R e poi sia stato trasferito nel corredo M; in realtà il primo ad uscire dal centro di calcolo fu la versione M e, come abbiamo documentato, si tratta di due obiettivi differenti, entrambi frutto di una certosina ricerca nella riduzione dei costi, più spinta nel successivo modello R che, per tale ragione, cede qualcosina in resa ottica al corrispondente per telemetro.

Va comunque reso merito a Walter Mandler e al suo team di collaboratori per essere riusciti a creare due obiettivi che costituivano la pietra di paragone per qualsiasi concorrente, nonostante le notevoli limitazioni autoimposte in fase di progettazione, e che ancora oggi col loro caratteristico microcontrasto e la loro impeccabile resa cromatica continuano ad affascinare una nuova generazione di fotografi.

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

 

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