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Leitz Summicron-M 35mm 1:2 a 6 lenti e 7 lenti: facciamo luce su storiche questioni.

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questo breve intervento vorrei chiarire in dettaglio alcuni passaggi chiave nella produzione di obiettivi molto amati e chiacchierati, ovvero i Leitz Summicron-M 35mm 1:2 a 6 lenti del 1969 (tipo 11309) e a 7 lenti del 1979 (tipo 11310); l’antefatto va ad evidenziare due argomenti spesso dibattuti fra i conoisseur del marchio: da un lato l’assunto che le prestazioni ai bordi del 6 lenti 11309 prodotto nei primi anni non siano all’altezza di quanto garantito dal precedente e mitico 35mm Summicron ad 8 lenti 11108/11308, salvo poi migliorare in modo percettibile nel corso della serie per cui gli esemplari di Summicron a 6 lenti più tardi sarebbero otticamente superiori a quelli commercializzati nei primi due anni; dall’altro la presenza di elementi in materiale sintetico nel barilotto dei primi Summicron a 7 lenti 11310 e che, nel tempo, modificano il loro stato generando debolezze strutturali, componenti poi sostituiti da parti in metallo negli ultimi esemplari Germany, risolvendo il problema.

In entrambi i casi le considerazioni sono assolutamente fondate, cerchiamo quindi di definire in dettaglio queste variazioni.

Questo schema meccanico fu deliberato dal Servizio Tecnico della Ernst Leitz GmbH Wetzlar il 9 Settembre 1982 ed è relativo al Summicron-M 35mm 1:2 a 6 lenti 11309 prodotto a partire dalla matricola 2.461.001 del 1971; com’è noto, lo schema ottico originale del Summicron-M 11309 ricalcava quello utilizzato in precedenza nei Summaron 35mm 1:3,5 e 1:2,8 oppure, in seguito, nel Summicron-C 40mm 1:2 tipo 11542, ovvero un tipo Gauss quasi simmetrico a 6 lenti in 4 gruppi con due doppietti collati al lato del diaframma; questo schema – sfruttato con obiettivi di focale normale – garantisce risultati ottimi ed uniformi ma la questione si complica aumentando l’angolo di campo; infatti Leitz lo aveva sfruttato nei Summaron senza però spingersi oltre l’apertura 1:2,8; nel caso del Summicron 35mm 1:2 tipo 11309, la scelta di ritornare al semplice Gauss a 6 lenti in 4 gruppi era suggerita dagli elevati costi di produzione imposti dal complesso modello originale a 8 lenti 11108/11308 del 1958, il cui schema ottico forniva ottime prestazioni (riconosciute persino da Erhard Glatzel della Zeiss nei suoi simposi internazionali sull’ottica) ma richiedeva un grande lavoro in fase produttiva.

La forzatura del Gauss a 6 lenti in 4 gruppi con apertura 1:2 fino ad una copertura di circa 65° evidentemente comportava limiti non superabili al tempo e utilizzando solo superfici sferiche e le prestazioni fuori asse del nuovo Summicron a 6 lenti lasciarono qualche perplessità negli esigentissimi utenti Leica; tuttavia, come si può già osservare nello schema meccanico, il doppietto anteriore del gruppo ottico prodotto dalla matricola 2.461.001 presenta una spaziatura ad aria dove in precedenza era presente un doppietto collato, ad indicare che sono state introdotte variazioni davvero consistenti.

In queste sezioni della nuova versione (tuttavia sempre rubricata come 11309), ho evidenziato i gruppi di lenti e anche in questo caso appare evidente la spaziatura ad aria del doppietto anteriore.

Se affianchiamo gli schemi ottici del Summicron-M 35mm 1:2 a 6 lenti tipo 11309 prodotto dal 1969 al 1971 (a sinistra) e dal 1971 partendo dalla matricola 2.461.001 (a destra), l’evoluzione appare evidente non soltanto nella citata spaziatura ad aria ma anche in tutti gli spazi, spessori e raggi di curvatura, pur rimanendo nell’ambito di un Doppio Gauss a 6 lenti; questo schema ottico MkII definì la cosiddetta “versione III” del Summicron-M 35mm 1:2 (infatti il successivo modello a 7 lenti del 1979 è denominato “versione IV” quando, in effetti, gli obiettivi sarebbero tre: 8 lenti, 6 lenti e 7 lenti) e garantisce un evidente miglioramento di risoluzione e contrasto nelle zone extrassiali dell’immagine, al punto che alcuni – cedendo al lirismo – lo paragonano ad un brutto anatroccolo che diventa cigno, in ogni caso le prestazioni migliorano in modo visibile e anche il flare risulta più controllato negli esemplari a matricola più alta, grazie a migliorie nell’antiriflessi progressivamente introdotte; molti amano la particolare personalità del contrasto e il rapporto fuoco/fuori fuoco del 35mm Summicron a 6 lenti e alcuni non si preoccupano del comportamento fuori asse delle prime serie, magari realizzando foto di figura umana con sfondo indistinto a grandi aperture; per chi cercasse invece una resa più polivalente e uniforme, la versione evoluta a 6 lenti in 5 gruppi ha le carte in regola per affrontare qualsiasi cimento.

Passando al successivo modello a 7 lenti tipo 11310 lanciato nel 1979 con produzione canadese, occorre considerare che il nuovo assetto societario e la profonda crisi economica generale degli anni precedenti aveva imposto di tagliare i costi ridondanti ovunque fosse possibile, e confezionando il nuovo Summicron-M 35mm 1:2 con schema a 7 lenti e 2 doppietti collati (contro le 6 lenti con 1 doppietto collato del precedente 11309) si cercò di bilanciare i costi aggiuntivi del gruppo ottico inserendo nella montatura meccanica elementi in materiale sintetico, utilizzando nuove resine che, sulla carta, dovevano fornire le adeguate garanzie riguardo alla stabilità dimensionale/termica e all’affidabilità nel tempo.

Questo schema, anch’esso fornito a suo tempo solo ai laboratori nazionali ufficiali dal Servizio Tecnico Leitz, illustra la struttura meccanica del Summicron-M a 7 lenti 11310 corrispondente alla prima configurazione; l’ho rielaborato evidenziando in rosso le componenti in materiale sintetico, facilmente individuabili perché il disegno utilizza una sorta di “codice di riconoscimento” dei materiali legato al modo in cui le sezioni sono tratteggiate: diagonale ascendente = ottone; diagonale discendente = alluminio; trama incrociata = materiale sintetico.

Come si può notare, i componenti in resina non hanno funzioni strutturali particolarmente stressate né sono coinvolti in elementi soggetti a frizione e usura come gli elicoidi, tuttavia sono presenti vari cestelli e ghiere all’interno della struttura, elementi il cui materiale, nel corso dei decenni, ha presentato problemi di “invecchiamento” imprevisti all’epoca in cui ne venne deliberato l’impiego e che ne hanno decretato una fragilità strutturale che espone a rotture.

Appena il fabbricante ha preso atto di questa evoluzione dei materiali ha reagito prontamente, bisogna dargliene atto, eliminando i componenti sintetici dal barilotto e contestualmente, approfittando del corso d’opera anche per ricalcolare lo schema ottico (con variazioni troppo minimali per essere percettibili ad occhio nudo in uno schema sezionato), migliorando la correzione dell’aberrazione sferica ed elevando le prestazioni complessive del “King of Bokeh”, i cui esemplari Germany delle ultime serie sono in effetti eccellenti obiettivi che abbinano ottima nitidezza e contrasto a resa tridimensionale e il tipico sfuocato per cui il modello è famoso; quando nel 1995 acquistai un modello Germany cromato (11311) appartenente a questa serie aggiornata, possedevo anche un esemplare gemello più anziano, antecedente a questi miglioramenti, e provandoli in simultanea mi accorsi immediatamente che il nuovo esemplare forniva prestazioni complessivamente superiori; in ogni caso per questo modello non è stata creata ad hoc una classificazione che distinguesse le due configurazioni di schema ottico (anche perché qui le differenze sono davvero invisibili, con schema invariato), quindi si parla sempre e invariabilmente di “versione IV”

Il 35mm 1:2 Summicron-M “King of Bokeh” è uno degli obiettivi più belli, come resa complessiva; se proprio vogliamo il massimo e desideriamo stare al sicuro da qualsiasi, eventuale problema connesso alle parti in resina, scegliamo un bel Made in Germany delle ultime serie e saremo felici; personalmente trovo il Germany cromato una perfetta sintesi di eleganza, robustezza (parti satinate realizzate tutte in ottone…), compattezza, prestazioni e personalità di resa.

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

 

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