Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; ho già affrontato in un altro pezzo l’argomento del classico e famoso normale Leitz Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti per Leica a telemetro, uno dei normali più famosi e apprezzati della storia, tuttavia voglio tornare a parlarne per definire ulteriori dettagli sulla genesi del suo peculiare schema ottico e sulle differenze fra le 2 versioni prodotte di quest’ultimo.

Sono cosciente che alcuni passaggi potranno essere già stati affrontati e risultare ripetitivi ma in questa occasione sono disponibili maggiori informazioni e un colpo d’occhio più completo.

 

 

Com’è noto, il celebre Leitz Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti esordì in configurazione con montatura collassabile, secondo la tradizione dei normali per Leica prodotti fino ad allora, ma dopo solo 3 anni venne lanciata una seconda versione in montatura rigida (che garantiva un più sicuro allineamento del sistema) e schema ottico completamente ricalcolato, sebbene strutturalmente molto simile al precedente; quest’architettura a 7 lenti, decisamente complessa per un normale con apertura massima limitata ad 1:2, riscosse un notevole successo per l’incremento prestazionale che garantiva rispetto ai predecessori ma curiosamente gli step successivi videro un ritorno al classico Doppio Gauss a 6 lenti, fino all’ultima versione con 2 doppietti cementati (6 lenti in 4 gruppi) che in pratica ritornava alla configurazione iniziale di inizio anni ’30 dalla quale era nata la serie di normali Leitz con apertura 1:2, in una sorta di ponte spazio-temporale di Einstein-Rosen che ci riporta alle origini, sebbene con qualità d’immagine incommensurabilmente superiore grazie a mezzo secolo di progressi tecnici.

Vediamo quindi in dettaglio tutte le versioni di normale Leitz da 5cm con apertura 1:2 e schema a 7 lenti e anche i precursori di analoga luminosità che li hanno anticipati.

 

 

La storia dei normali 1:2 per Leitz inizia nel 1933; in realtà Max Berek, padre dei primissimi obiettivi per Leica, affermò che l’azienda avrebbe potuto introdurre uno standard con apertura 1:2 fin da subito, tuttavia l’apparecchio Leica era un’assoluta novità e il suo futuro successo commerciale dipendeva dalla soddisfazione dei primi clienti e dalla relativa nomea diffusa a macchia d’olio: in questo contesto, visto che inizialmente non esisteva un telemetro accoppiato che garantisse una messa a fuoco molto precisa, sorsero fondati timori che abbinare la fotocamera ad un obiettivo con limitata profondità di campo a tutta apertura come un modello 1:2 avrebbe potuto causare frequenti errori di fuoco, assolutamente inaccettabili in un piccolo negativo destinato ad essere fortemente ingrandito, mentre il classico standard 1:3,5 offriva una sufficiente profondità di campo a fuoco anche completamente aperto da scongiurare tale rischio.

In ogni caso l’introduzione dell’apparecchio Contax da parte di Zeiss Ikon con i relativi normali Sonnar 1:2 e 1:1,5 molto luminosi, nel 1932, impose alla piccola azienda di Wetzlar di reagire prontamente alla nuova e temibile concorrente, pertanto venne sviluppato uno schema Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi con apertura 1:2 che arrivò sul mercato nel 1933 inserito nel nuovo Leitz Summar 5cm 1:2; il Summar rimase sul mercato per tale decennio, inizialmente in montatura rigida (oggi rara) e finitura nickel, e successivamente con barilotto rientrante, prima nichelato e poi cromato; un primo step verso il passaggio ad una configurazione a 7 lenti (ottenuta sostituendo la lente singola anteriore con una coppia di elementi) fu messo in atto già all’epoca del Summar, nell’ambito di ricerche su obiettivi da impiegare in ambiente tropicale con temperature ed umidità elevate, perché nel 1937 fu disegnato uno schema evoluto che utilizzava frontalmente un doppietto cementato, poi introdotto nel prototipo di 5cm 1:2 creato nel 1938 e oggi noto come Tropen-Summar.

Questo schema a 7 lenti verrà poi sviluppato approdando al successivo Leitz Summitar 5cm 1:2, messo a punto nel 1938 e commercializzato dal 1939, il primo normale 1:2 con 7 lenti prodotto in grande serie; il Summar incarnerà il suo ruolo da fine anni ’30 a inizio anni ’50, declinando alcune varianti meccaniche la più evidente delle quali è il passaggio da un diaframma con iride poligonale ad un altro con sagoma esagonale.

Nel frattempo le vetrerie statunitensi e britanniche avevano sviluppato nuovi vetri utilizzando ossidi delle Terre Rare, materiali che offrivano un favorevole rapporto fra alto indice di rifrazione e bassa dispersione cromatica e permettevano quindi notevoli passi avanti nella progettazione di questi schemi e nel miglioramento delle loro prestazioni; a fine anni ’40 Leitz riprogettò lo schema a 7 lenti del Summitar utilizzando uno di questi vetri, e nella seconda metà del 1950 creò una piccola tiratura di obiettivi, apparentemente analoghi al Summitar convenzionale ma caratterizzati da un’asterisco sulla ghiera frontale (da cui il nome convenzionale Summitar Star), che incorporavano un nuovo schema ottico con vetro alle Terre Rare, di fatto antesignano del modello successivo e definitivo impiegato nel Summicron.

La fase di prototipazione del primo Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti con montatura rientrante fu piuttosto lunga per importanti sviluppi legati al nuovo vetro ottico che discuteremo in seguito, e il modello definitivo di serie arrivò finalmente sul mercato nel 1953.

Questo primo tipo si caratterizza per il barilotto rientrante (disponibile sia in attacco a vite che a baionetta) e con questo schema ottico fu realizzata anche una piccolissima tiratura di modelli con otturatore centrale incorporato, utile per sincronizzare il flash in luce diurna con tempi di posa più rapidi, denominata Summicron Compur.

Infine, nel 1956 arrivò la seconda e definitiva versione del Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti, caratterizzata dalla montatura rigida e da uno schema ottico simile ma interamente ricalcolato; in questo caso abbiamo la versione convenzionale, in attacco a vite e baionetta, e un modello speciale, denominato Dual Range o Brevi Distanze, la cui scala di messa a fuoco estesa consente di scendere a meno di mezzo metro mentre il barilotto prevede l’attacco per un accessorio supplementare che consente la correzione del parallasse alle coniugate minime.

Vediamo ora la relativa evoluzione dello schema ottico.

 

 

Lo schema del Summar 5cm 1:2 del 1933, il primo normale Leitz di tale apertura, sfrutta una classica configurazione Planar-Biotar-Opic a 6 lenti in 4 gruppi; il primo step verso lo schema evoluto a 7 lenti in realtà non è documentato da modelli di serie o prototipi ma rimane relegato ad uno studio di Max Berek che portò ad un brevetto depositato nel 1936: questo schema Gaussiano trasforma la lente singola anteriore in un doppietto cementato costituito da un elemento fortemente convergente collato ad un altro divergente, tuttavia il numero di lenti rimane invariato perché il doppietto che nel Summar troviamo davanti al diaframma risulta invece sostituito da una lente singola di elevato spessore; questa ipotesi introduce quindi la caratteristica configurazione dell’elemento anteriore composito di grande diametro che troveremo poi in tutti i modelli successivi.

L’anno successivo, 1937, questa idea verrà applicata allo schema standard del Summar 5cm 1:2, creando una configurazione a 7 lenti in 4 gruppi poi inserita nel citato prototipo Tropen-Summar 5cm 1:2 del 1938 (notate il sistematico raggruppamento delle lenti per limitare il numero di passaggi aria-vetro in obiettivi ancora privi di trattamento antiriflesso).

Nel frattempo la disponibilità di pellicole invertibili a colori per diaproiezione ne aveva portato al diffuso utilizzo; questi materiali si caratterizzavano per una latitudine di posa molto ristretta e tale da mettere in risalto l’evidente vignettatura ai bordi della quale soffriva il Summar 5cm 1:2 a 6 lenti; venne quindi sviluppato uno schema che all’architettura base del Summar applicava il grande doppietto anteriore con raggio di contatto fortemente negativo già visto nel progetto di Berek del 1936, e questa inedita configurazione, che garantisce una trasmissione luminosa ai bordi molto migliore, verrà subito applicata al nuovo Summitar 5cm 1:2 arrivato nel 1939.

Dopo il conflitto mondiale i progettisti fecero il punto sui limiti residui di tale schema ottico e decisero di utilizzare nuovi vetri ottici che si affacciavano sul mercato per implementare lo schema, sviluppando in parallelo esperienze con sottili lenti d’aria fra gli elementi dei doppietti frontali (la diffusione dei trattamenti antiriflesso permetteva di aumentare il numero delle superfici esposte) che consentivano di ottimizzare altre aberrazioni e differenziare il raggio di curvatura delle superfici contigue; questo processo portò allo schema del Summitar * 5cm 1:2 del 1950, nel quale 3 lenti sono realizzate con vetro ad alta rifrazione/bassa dispersione di nuova generazione e il doppietto anteriore risulta modificato, aumentando il valore divergente del secondo elemento ed introducendo una spaziatura ad aria fra le lenti.

Questo schema, ulteriormente evoluto spaziando ad aria anche il secondo doppietto e sostituendo il vetro originale (contenente ossido di torio radioattivo) con uno analogo privo di tale elemento, darà vita alla struttura che troviamo nel Summicron 5cm 1:2 rientrante del 1953; quasi contemporaneamente a Wetzlar venne istallato un nuovo e potente computer, e i progettisti sfruttarono subito il suo superiore potenziale di calcolo per rifinire ed ottimizzare il Summicron, arrivando ad una seconda configurazione calcolata nel 1954 e poi inserita nel modello rigido / Dual Range del 1956.

Come possiamo quindi osservare il percorso che dall’originale Summar portò al Summitar a 7 lenti e quindi al performante Summicron è stato più articolato e affascinante di quanto si possa supporre.

Vediamo ora più in dettaglio alcune fasi di questa transizione.

 

 

Il brevetto per lo schema Summar venne depositato in Germania il 9 Marzo 1933; Leitz aveva già una certa esperienza negli schemi Doppio-Gauss grazie alle versioni Mikro-Summar per elevati rapporti di riproduzione, e la condivisione della stessa architettura fu la ragione per cui venne denominato in tal modo anche il normale per Leica.

Questo schema si caratterizza per l’impiego dello stesso vetro tipo Dense Crown nelle 4 lenti esterne della struttura e, in generale, per l’assenza di materiali ad alto indice di rifrazione (i 3 vetri impiegati spaziano fra 1,56 ed 1,62, valori oggettivamente modesti), un limite tecnico non da poco in questo tipo di strutture, oggi caratterizzate da un tripudio di materiali altamente rifrattivi.

 

 

Il primo passaggio da 6 a 7 lenti con doppietto frontale venne descritto in questo brevetto di Max Berek, depositato con richiesta prioritaria tedesca in data 15 Agosto 1936; come si evince dal testo, uno degli obiettivi di questo progetto era proprio la possibilità di rinunciare a vetri ad alto indice di rifrazione; in questa fase è anche curioso notare come i materiali della vetreria Schott di Jena utilizzati da Leitz, a senso comune, oggi siano considerati all’avanguardia per i loro tempi, tuttavia proprio nello stesso periodo, Oltreoceano, i tecnici al soldo della Eastman Kodak Company stavano sviluppando materiali alle Terre Rare con caratteristiche così avanzate da replicare di fatto quelle dei vetri moderni, mentre in Germania, complice anche la disfatta e la quasi totale distruzione delle strutture, tali materiali arriveranno solo a inizio anni ’50, e in progetti come quello illustrato i vetri utilizzati risultano decisamente obsoleti e limitanti.

 

 

L’anno successivo il concetto di obiettivo con doppietto cementato frontale venne applicato al  Summar, creando la struttura a 7 lenti visibile nello schema e che verrà poi inserita in una montatura disegnata ad inizio 1938 che porterà al prototipo detto Tropen-Summar.

 

 

Alcuni anni fa una rinomata casa d’aste specializzata in materiale fotografico recuperò uno di questi rarissimi prototipi assieme alla documentazione originale Leitz, nella quale la presenza di un elemento anteriore costituito da un doppietto cementato viene messa in evidenza.

 

 

Il prototipo Tropen-Summar 5cm 1:2 non risulta identificabile da alcuna scritta particolare e l’unico elemento che lo rende riconoscibile nel confronto con un Summar coevo prodotto in serie è il barilotto rientrante leggermente più lungo e necessario ad accogliere il nuovo schema ottico più ingombrante.

 

 

La documentazione originale è molto interessante e comprende anche l’elenco dei singoli componenti, nel quale possiamo notare come l’elemento anteriore sia denominato “Linse 1 und 2”, confermando la presenza di un doppietto frontale.

 

 

Peraltro in questo prototipo il cemento che unisce le 2 lenti anteriori ha ceduto in più punti, evidenziando inequivocabilmente la presenza di un doppietto.

 

 

Il passaggio da Summar a Summitar con schema definitivo a 7 lenti, come già anticipato, fu imposto dalla necessità di migliorare l’uniformità della trasmissione luminosa fino ai bordi, e infatti questo documento d’epoca evidenzia proprio come il Summitar prevalga su predecessore in questo parametro grazie alla struttura sovradimensionata del doppietto frontale; lo schema spiega poi come il successivo Summicron risulti otticamente superiore grazie ai nuovi spazi ad aria e all’impiego di vetro ottico più spinto; in particolare, come ebbe modo di spiegare direttamente il progettista dello schema Summicron, l’introduzione delle lenti ad aria nei doppietti anteriori consentì di correggere l’aberrazione sferica longitudinale obliqua di ordine elevato, presente nel Summitar e responsabile di un evidente focus-shift sull’asse che diaframmando sposta il piano selezionato, penalizzando la nitidezza.

 

 

Un dettaglio interessante nell’evoluzione del Summitar 5cm 1:2 riguarda la sua parabola produttiva che incluse anche l’avvento del trattamento antiriflesso, pertanto gli esemplari prodotti nel Dopoguerra, come quello illustrato, beneficiavano di questa fondamentale miglioria ed offrivano un contrasto decisamente superiori ai più datati esemplari non trattati, specie se non era disponibile un adeguato paraluce.

 

 

Come già descritto, l’uso di un nuovo vetro ottico ad alta rifrazione e bassa dispersione e l’introduzione di spaziature nei doppietti consentì di creare un nuovo schema, questa volta focalizzato sull’incremento delle prestazioni ottiche, e per testarne sul campo le prestazioni nella seconda metà del 1950 vennero allestiti circa 80 prototipi con nuovo gruppo ottico inserito in una montatura Summitar, rendendolo distinguibile grazie al famoso asterisco aggiuntivo (e anche alla chiusura massima portata ad 1:22, mentre nel Summitar convenzionale si ferma ad 1:16); le matricole note per questo modello spaziano fra 812.242 e 812.320.

Il Summitar Star, oggi ambito pezzo da collezione, costituisce un importante passaggio intermedio fra il precedente Summitar e lo schema definitivo del Summicron 5cm 1:2 rientrante del 1953, tuttavia il gruppo ottico utilizzato in quest’ultimo risulta differente da quello presente nel Summitar Star, contrariamente a quanto molti credono, perché la convulsa fase compresa fra gli anni 1950 e 1953 prevede ancora vari eventi e passaggi.

 

 

Questo brevetto venne depositato per Leitz Wetzlar da Gustav Kleineberg e Otto Zimmermann (notate il refuso Zimermann), con richiesta prioritaria tedesca in data 9 Gennaio 1950 (dettaglio che circoscrive la progettazione a fine anni ’40); nel documento sono contemplati 2 schemi ottici per normali con apertura 1:2 che si rifanno idealmente a quello del Summitar 5cm 1:2 all’epoca in produzione, tuttavia con 2 importanti distinguo: da un lato compare in entrambi la spaziatura ad aria del primo doppietto, e inoltre i vetri evidenziati a colori appartengono a tipologie Lanthanum Crown e Lanthanum Flint che oggi corrispondono ai tipi LAK9 e LAF3; in particolare, sono tutti analoghi all’LAK9 tranne l’ultima lente del secondo esemplare, con valori corrispondenti all’LAF3, e le leggere differenze nei valori presenti nelle 2 tabelle si spiegano col concetto di “melt fit”: in pratica all’epoca non era possibile produrre più fusioni dello stesso vetro mantenendo nel prodotto finito valori rifrattivi e dispersivi assolutamente identici, anche utilizzando la stessa quantità di materiali grezzi e replicando pedissequamente la procedura, quindi ogni singolo lotto si distingueva per valori peculiari e leggermente differenti da analoghe fusioni precedenti o successive dello stesso vetro, e anche i produttori di obiettivi, esaurendo il vetro di un lotto, dovevano fare i conti con i parametri della nuova colata ed eventualmente adattare il calcolo dell’obiettivo, se le differenze erano tali da richiederlo; credo quindi che le 2 tabelle del brevetto siano state redatte in tempi diversi e creando i prototipi con il vetro Lanthanum Crown proveniente da 2 differenti lotti di produzione, evidentemente caratterizzati da rifrazione e dispersione non identiche.

Il Summitar Star venne confezionato sfruttando i parametri del primo esemplare (forse anche per evitare l’impiccio di utilizzare 2 differenti vetri alle Terre Rare da acquistare esternamente, come previsto dal secondo); l’altro “embodiment” è comunque molto interessante perché aggiunge la spaziatura ad aria anche nel secondo doppietto di lenti, quindi nel 1949 prevedeva già la configurazione geometrica che troveremo poi nel Summicron definitivo del 1953.

Continua lunedì prossimo con la seconda parte.

 

 

 


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