Leitz Summicron 50mm 1:2 rigido

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; questo pezzo costituisce il secondo articolo della serie VINTAGE METER che si prefigge di monitorare aberrazioni e prestazioni MTF di obiettivi vintage o di modernariato, creando una scheda parametrica in modelli anche rari, dei quali non esista una omologa documentazione ufficiale o che non sono stati testati di riviste o istituti; questa opzione estremamente interessante per appassionati e collezionisti si concretizza sfruttando un sofisticato software di calcolo ottico professionale, il Synopsys Code V, ed è possibile grazie all’amichevole collaborazione dell’amico Dr. Mark Jeffs, progettista ottico da oltre trent’anni con trascorsi prestigiosi, che ringrazio di cuore per aver accettato di supportarmi; specifico che i numerosi diagrammi presentati non sono ottenuti da misurazioni dirette su un esemplare (con tutte le variabili legate a problemi di allineamento dovuti ad urti e cadute o agli effetti sull’immagine di polvere, aloni o scollature fra le lenti dopo svariati anni di esercizio) ma sono calcolati, partendo dagli esatti parametri costruttivi del sistema di lenti, grazie all’avanzato software di progettazione ottica, in grado di effettuare simulazioni molto precise ed attendibili sul rendimento effettivo dell’obiettivo prodotto secondo quelle specifiche.

 

 

L’obiettivo protagonista di questa seconda tornata è un modello leggendario nel mondo del vintage: il famoso Leitz Summicron 50mm 1:2 a 7 lenti tipo “rigido”, cioè la versione ricalcolata nel 1953-54 e presentata nel 1956; quest’obiettivo è accreditato di prestazioni ancora superiori al modello originale “rientrante” lanciato alcuni anni prima, e all’epoca definì un nuovo standard qualitativo col quale tutti dovevano confrontarsi.

 

 

In questa serie di articoli la sistematica passa in secondo piano, tuttavia è bene precisare che questo schema ottico a 7 lenti in 6 gruppi (analogo ma non identico a quello del primo Summicron collassabile) fu utilizzato non soltanto nel modello “rigido” SOSIC / 11818 a baionetta M ma anche nella rara versione a vite 39×1 SOSTA e nel tipo con messa a fuoco ravvicinata e lenti di correzione aggiuntive SOMNI / 11918; proprio la montatura rigida consentì di finalizzare e sfruttare completamente le ottime prestazioni di questo gruppo ottico migliorato.

 

 

La versione rigida sostituì rapidamente quella rientrante, il cui calcolo ottico risale a fine anni ’40; l’affinamento del gruppo a 7 lenti con spaziature ad aria anteriori fu reso possibile dal nuovo computer Zuse Z5, commissionato esplicitamente da Leitz ed installato a Wetzlar nel 1953 dopo una lunga e spasmodica attesa; appena fu operativo gli ottici Zimmermann e Kleineberg lo sfruttarono immediatamente per ottimizzare il loro schema Summicron, arrivando a questa configurazione.

 

 

Il calcolo del Summicron 50mm a 7 lenti rigido fu completato nell’estate del 1954 e la richiesta prioritaria di brevetto tedesco venne consegnata nell’Agosto dello stesso anno.

 

 

Il testo del brevetto è abbastanza laconico (questa schermata riassume l’intero contenuto del documento) e lo schema, sebbene approssimativo, mostra chiaramente come la struttura sia simile a quella del precedente Summicron 50mm 1:2 con barilotto rientrante ma presenti anche evidenti differenze per sagoma e spessore degli elementi anteriori e nelle relative spaziature; partendo proprio da questi dati il software ha ricavato gli schemi e i diagrammi che seguiranno.

 

 

Questo è il modello di schema ottico derivato dai parametri di progetto visti nel brevetto; occorre notare che lo spazio retrofocale disponibile, sebbene appaia a prima vista abbondante (e comunque produce una proiezione sufficientemente telecentrica per lavorare in modo corretto sui sensori full-frame), in realtà arriva appena a 31,1mm, quindi leggermente insufficiente per l’eventuale applicazione su un corpo macchina reflex, specialmente una Leicaflex con suo tiraggio generoso, e questa è una delle ragioni che imposero di ricalcolare ex-novo il Summicron 50mm 1:2 per questa generazione di fotocamere.

 

 

In questa tabella sono riportati i parametri dello schema per l’analisi da parte del software Code V; notate come ben quattro lenti su sette utilizzino il vetro lanthanum Crown LaK9, corrispondente alle specifiche della prima versione prodotta da Schott, mentre i tre elementi restanti sfruttano vetri Flint F13 ed F14 e Light Flint LF5, sempre presi dalla produzione Schott del tempo; la seconda serie di dati riguarda invece la componente spettrale della luce con la quale il software ha simulato i diagrammi che seguiranno: in pratica l’operatore deve definire le percentuali di luce monocromatica di differenti lunghezze d’onda che compongono quella finale ed è un’operazione nient’affatto banale che richiede molta esperienza, perché occorre stimare i limiti di trasmissione spettrale consentiti dal sistema ottico considerando la trasmissione individuale di ogni tipo di vetro usato, specialmente le frequenze di taglio verso l’ultravioletto; in questo caso è stato aggiunto anche un 5% di luce a 404,7nm, in prossimità della banda UV.

 

 

Questo schema mostra il comportamento previsto relativamente ad aberrazione sferica longitudinale (con curve relative ad ogni singola lunghezza d’onda dello spettro luminoso considerata in precedenza), curvatura di campo, astigmatismo e distorsione.

L’andamento della curva di aberrazione sferica è buono anche se la correzione non è da primato (forse ci si può aspettare un residuo di focus-shift al chiudersi del diaframma che limita un po’ il miglioramento in asse, tipica caratteristica del precedente 7 lenti rientrante); anche la curvatura di campo, sebbene non preoccupante, non è contenuta come in altri modelli con schema Doppio Gauss, tuttavia probabilmente è stata modulata appositamente per controllare l’astigmatismo (infatti le due curve in lettura sagittale e tangenziale procedono parallele e ravvicinate), correzione che viene bruscamente meno a circa 3mm di semidiagonale dagli angoli estremi, dove la lettura delle due calotte sagittale e tangenziale diverge in maniera improvvisa (infatti è noto che il 50mm rigido lascia percettibilmente agli angoli), tuttavia si tratta di una zona del campo molto modesta e poco influente; infine, la distorsione risulta contenuta entro il valore di 1%, risultato ottimo per un 50mm di uso generale, e la particolarità del suo schema a 7 elementi con 4 lenti anteriori spaziate traspare anche dall’insolito andamento della distorsione stessa, a cuscinetto, quando la totalità degli obiettivi standard presenta valori a barilotto.

 

 

Il diagramma dei transverse ray errors mostra un comportamento in linea con quello di un buon normale di alta qualità, un risultato lusinghiero considerando che si tratta di un obiettivo calcolato nel 1953-54; vediamo ora la simulazione delle misurazioni MTF, nelle quali il trasferimento di contrasto è calcolato in lettura sagittale (mire parallele alla semidiagonale del formato, linea continua) e tangenziale (mire perpendicolari alla semidiagonale del formato, linea tratteggiata) con frequenze spaziali di 10, 20 e 40 cicli/mm, replicando una metodologia analoga a quella Zeiss.

 

 

Le curve MTF a tutta apertura 1:2 si possono considerare buone per un obiettivo del tempo, con valori molto soddisfacenti nello spot centrale e il ridotto astigmatismo previsto confermato dalla vicinanza delle curve in lettura sagittale e tangenziale; ricordando l’improvvisa separazione vista in precedenza nella giacitura delle calotte sagittale e tangenziale negli ultimi 3mm di semidiagonale, una conseguenza di tale caratteristica la ritroviamo nelle curve MTF ai bordi, dove la calotta tangenziale cambia nettamente giacitura rispetto a quella sagittale e viene a trovarsi su un piano vicino a quello dell’asse, dove è stata effettuata al messa a fuoco simulata, pertanto i suoi valori migliorano nettamente agli angoli rispetto a quelli sagittali; complessivamente la resa è sicuramente soddisfacente per un’ottica di questa generazione e infatti gli utenti sono sempre stati contenti per il rendimento del “rigido” a tutta apertura, sfruttando il buon contrasto sull’asse combinato con la ridotta profondità di campo e il particolare bokeh per ottenere un piacevole effetto plastico.

 

 

Chiudendo di un f/stop ad 1:2,8 il rendimento migliora nettamente su tutto il campo e nello spot centrale si può già considerare ottimo, mentre ai bordi permane il comportamento caratteristico delle misurazioni tangenziali descritto prima; la vicinanza delle curve sagittale e tangenziale in gran parte del campo sottolinea il buon controllo dell’astigmatismo e le misurazioni nelle aree mediane potrebbero essere anche migliori senza l’accenno di curvatura di campo visto in precedenza.

 

 

Chiudendo ad 1:4 l’effetto della diaframmazione diventa radicale: i valori fuori asse e sul campo migliorano drasticamente, anche con incrementi del 20%, e le curve cominciano ad assumere la fisionomia tipica della configurazione di massimo rendimento del 7 lenti rigido, con due picchi a 7-8mm e 17-18mm di distanza dall’asse sulla semidiagonale, mentre di contro una piccola porzione al centro non migliora ma presenta anzi una minima flessione rispetto ad 1:2,8, forse causata da un leggero focus-shift che fuori asse non si percepisce anche per i movimenti delle calotte e la variazione nelle giaciture dei relativi piani rispetto alla regolazione di fuoco predeterminata, situazione in cui il gioco incrociato di spostamenti del piano di fuoco per focus-shift e variazione della giacitura e curvatura delle calotte sagittale e tangenziale possono portare anche “casualmente” a sincronizzazioni favorevoli; in ogni caso una curva complessiva di questo genere consente già di ottenere immagini di qualità molto buona praticamente su tutto il campo, ad eccezione degli angoli estremi, e non a caso la documentazione Leitz dichiarava che quest’obiettivo raggiungeva già ad f/4 la sua massima resa.

 

 

Chiudendo ad 1:5,6 l’asse continua a stazionare sui valori precedenti, comunque buoni, mentre le zone periferiche dell’immagine migliorano ulteriormente raggiungendo livelli decisamente elevati e non dissimili, per andamento e valori assoluti, da quelli del moderno Summicron-M 50mm 1:2 a 6 lenti in 4 gruppi prodotto dal 1979, rispetto al quale le differenze sono più nella personalità dello sfuocato e nel blend cromatico di fondo che nei valori assoluti di nitidezza; anche ad 1:5,6 si conferma un’ottima soppressione dell’astigmatismo dall’asse fino a 18mm di distanza sulla semidiagonale, con gli angoli del formato caratterizzati da un ottimo comportamento della calotta tangenziale (con quasi il 50% di trasferimento di contrasto a 40 cicli/mm) mentre la lettura in orientamento sagittale continua a presentare i modesti valori che la caratterizzato fin dalle aperture precedenti; in realtà il “sacrificio” degli ultimi millimetri di semidiagonale ai bordi per ottimizzare il resto del campo è una scelta condivisa anche da molti ed eccellenti obiettivi ben più moderni di questo Summicron.

 

 

Osservando le curve ad 1:4 ed 1:5,6 in sovrapposizione si nota il netto incremento sul campo col valore più chiuso, mentre l’asse del fotogramma presenta addirittura un leggerissimo flesso, forse – come anticipato – per effetto del focus-shift.

 

 

Chiudendo ulteriormente ad 1:8, valore che in obiettivi molto corretti a volte produce solo un leggero calo di rendimento per diffrazione, con questo schema notiamo invece ulteriori margini di miglioramento, con l’asse che riprende quota e la lettura sagittale che si perfeziona ancora a metà campo e verso i bordi, producendo una resa omogenea ed eccellente per un obiettivo lanciato nel 1956, sicuramente in grado di rivaleggiare con quella di molti 50mm moderni di alta gamma.

 

 

La sovrapposizione delle curve per 1:5,6 ed 1:8 consente di apprezzare il guadagno sull’asse e i miglioramenti della curva sagittale in alcuni settori del campo, in particolare verso i bordi; infatti in precedenza abbiano notato una certa criticità in questa zona estrema del fotogramma, tuttavia ad 1:8 basta togliere un singolo millimetro di semidiagonale rispetto agli angoli estremi per trovare immediatamente un trasferimento di contrasto prossimo al 50% con 40 cicli/mm (valore ottimo) sia in lettura sagittale che tangenziale.

Come ultima simulazione abbiamo la vignettatura, ovvero la trasmissione luminosa residua ai bordi; in questo caso i valori dovrebbero essere molto accurati perché sono stati calcolati sfruttando la misurazione effettiva del diametro utile per le lenti anteriore e posteriore eseguita con precisione al centesimo di millimetro su un esemplare dell’obiettivo.

 

 

A tutta apertura 1:2, nonostante l’ampio diametro degli elementi anteriori, la vignettatura del 7 lenti “rigido” è abbastanza evidente e ai bordi arriva a circa 2 f/stop interi (25% della trasmissione luminosa sull’asse), valori che non impensieriscono i Leicisti, storicamente abituati a fare i conti con caratteristiche simili nella serie di grandangolari per telemetro.

 

 

Basta comunque chiudere ad 1:4 per normalizzare la situazione ed arrivare ad una trasmissione ai bordi estremi superiore al 60% (e verosimilmente ancora migliore ad 1:5,6 ed 1:8), un valore che rende le differenze quasi impercettibili nell’uso pratico.

Il Leitz Summicron 50mm 1:2 a 7 lenti rigido ricalcolato è sempre stato un obiettivo accompagnato da fama lusinghiera per le sue prestazioni e molto amato da generazioni di Leicisti, e anche le simulazioni strumentali sui moderni software confermano i pochi difetti e le grandi virtù di questo modello che, proprio per l’originalità del suo schema a 7 lenti, vanta anche particolari caratteristiche di rendimento nel fuori-fuoco a diaframmi aperti che lo rendono ancora oggi un pezzo molto interessante da utilizzare, anche e soprattutto per l’affascinante dicotomia fra la sua estetica inequivocabilmente vintage e prestazioni sostanzialmente moderne; proprio per quest’ultima caratteristica, devo ammetterlo, io stesso lo sfrutto di frequente e volentieri, aggiungendo alla soddisfazione per un buon rendimento il piacere tattile di utilizzarlo ed accarezzare quelle godronature cromate e senza tempo.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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