Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; mi accingo nuovamente a chiamare in causa un obiettivo leggendario sul quale molti soggetti assai competenti hanno già scritto tutto quanto fosse possibile, ovvero il normale superluminoso Leitz-Leica Noctilux-M 50mm 1:1, prodotto a cura di Leitz Canada dal 1976 ai primi anni del nuovo Millennio.
Peraltro già da tempo con caro amico Pierpaolo Ghisetti avevamo firmato questo volume molto corposo dedicato a tale generazione di ottiche di grande apertura e nel quale era stato incluso tutto quanto fosse disponibile all’epoca, tuttavia continue ricerche ed elaborazione di dati e anche l’impossibilità di dilungarsi all’infinito su carta stampata mi spingono a questa sorta di addendum per dettagliare meglio l’evoluzione silente che interessò il gruppo ottico del Noctilux-M 50mm 1:1 e che risulta decisamente più articolata di quanto finora noto, con la sorpresa finale di un dettaglio inaspettato.
Che lo schema ottico di tale obiettivo, presentato nel 1976 col codice 11821, fosse stato in qualche modo modificato passando dal modello iniziale con attacco filtri E58 a quello con filtri E60 era informazione di dominio pubblico, e anche questi schemi originali Leitz e distribuiti solo ai centri di assistenza autorizzati evidenziano come i gruppi ottici della prima serie E58 prodotta dal 1976 al 1978 e della seconda serie con filtro E60 introdotta nel 1978 dalla matricola 2.919.657 siano catalogati utilizzando due codici sequenziali differenti: 3.1 per il tipo E58 e 3.2 per quello E60, indicando appunto un’evoluzione del gruppo ottico (identificato proprio dal codice 3, con gli steps sequenziali a seguire); naturalmente non si tratta di differenze così macroscopiche da essere immediatamente visibili a occhio nudo osservando la sezione delle lenti ma sono comunque state notoriamente introdotte.
Il motivo della variazione, che portò anche al leggero ricalcolo geometrico delle lenti, fu come noto la mancata disponibilità del vetro utilizzato inizialmente negli elementi L2 ed L5, un materiale proprietario Leitz inizialmente noto nella vetreria interna in fase di sviluppo come PKT58, poi brevettato come 900/1 e quindi conosciuto come Leitz 900403, il celebre vetro “Noctilux” ad altissima rifrazione e bassa dispersione che caratterizza tali elementi sia nel primo Noctilux-M 50mm 1:1,2 asferico del 1966 che nel successivo Noctilux-M 50mm 1:1,0 del 1976; il transit dallo schema ottico originale 3.1 alla prima evoluzione 3.2 avvenne proprio nel 1978 quando si passò all’attacco filtro E60 (dettaglio evidenziato in rosso); questa prima transizione avvenne come detto dalla matricola 2.919.659 e un successivo step, denominato 3.3, è catalogato già nel 1981, a partite dalla matricola 3.154.401, quando il castone singolo che prima raggruppava le lenti anteriori L2 ed L3 venne sdoppiato in 2 elementi separati e contigui.
Tornando alla sostituzione del vetro originale Leitz 900403 non più prodotto, la grande sorpresa arrivata grazie a nuove dettagli emersi dagli archivi Leitz Canada sta proprio in questo dettaglio: infatti l’informazione circolata da sempre fra competenti è che il sostituto del vetro Leitz 900403 originale fosse il quasi corrispondente Lanthanum Dense Flint LASF31 della tedesca Schott (dato infatti condiviso anche sul libro Summilux-Noctilux), invece le nuove evidenze arrivate dagli archivi canadesi e dalla documentazione personale di Mandler testimoniano che tale materiale fu reperito in Giappone nel catalogo della vetreria Ohara, che effettivamente aveva appena sviluppato un vetro con tali caratteristiche, ovvero rifrazione e dispersione quasi identiche, inizialmente noto come Ohara LASF08 e successivamente come Ohara 883408 / S-LAH58.
Le caratteristiche rifrattive molto simili ma non identiche al materiale Leitz originale usato nel tipo E58 hanno anche imposto di ridefinire le caratteristiche geometriche delle lenti, quindi si tratta di un ricalcolo a tutti gli effetti, sebbene minimale, mentre la scelta sconcertante di dirottare su un vetro giapponese per la propria punta di diamante probabilmente si giustifica col contenimento dei costi (effettivamente i listini Ohara erano apprezzabilmente più a buon mercato di quelli Schott), tuttavia ricordando quando acquistai quest’obiettivo, 32 anni fa, pagandolo circa 3 mensilità di stipendio standard non mi sembra che tale morigeratezza estremizzata abbia concretizzato un risvolto favorevole per l’utente finale.
Per non trascurare alcun dettaglio, restando nella prima serie con filtri E58 prodotta dal 1976 al 1978 (il passaggio ad E60 avvenne a metà di un lotto da 1.000 numerazioni, praticamente senza soluzione di continuità) possiamo aggiungere che abbiamo in tutti gli esemplari i vetri ottici previsti in origine dal progettista, tuttavia già dopo poche centinaia di pezzi, partendo dalla matricola 2.750.401, la bordatura della terza lente venne semplificata, eliminando il triplo profilo a favore di una superficie inclinata (forse, trattandosi di un Dense Flint coriaceo da lavorare, questo semplificava l’opera delle maestranze).
Questa illustrazione originale Leitz, nella quale ho evidenziato la posizione delle 2 lenti in vetro “Noctilux”, mostra lo schema del Noctilux-M 50mm 1:1 e la tipologia dei vetri originali con i quali ha esordito, abbinati al relativo indice di rifrazione; in questo campo occorre premettere che risulta difficile descrivere le transizioni e le evoluzioni in modo chiaro e senza equivoci perché Leitz inizialmente misurava l’indice di rifrazione e il numero di Abbe relativo alla dispersione di questi materiali riferendoli alla frequenza della luce visibile “e-line” (546nm di lunghezza d’onda), mentre con i vetri evoluti che si sono avvicendati in certi casi la lettura è passata alla d-line (questa volta a 587nm), e anche lo stesso materiale valutato con differenti lunghezze d’onda produce risultati rifrattivi e dispersivi leggermente diversi, fornendo l’illusione che si tratti di vetri differenti quando magari è lo stesso prodotto testato in banda monocromatica diversa.
Come si può osservare il vetro il L2 ed L5 non è definito da un codice di riconoscimento ma dalla classificazione “six digits” 900403 che identifica appunto tale vetro proprietario Leitz.
Questo pezzo vuole ripercorrere le variazioni volute o imposte che hanno caratterizzato i materiali impiegati per produrre lo schema ottico del Noctilux-M 50mm 1:1 durante la sua parabola commerciale e non si pone finalità di mera sistematica, per la quale il citato “libro Summilux-Noctilux” fornisce le informazioni desiderate, tuttavia prima di procedere è bene riassumere brevemente i principali passaggi evolutivi di questo modello anche dal punto di vista estetico/meccanico.
Il Noctilux-M 50mm 1:1 è sempre stato made in Canada, una sorta di vanto per il dipartimento dell’Ontario presso il quale era stato calcolato, e il primo modello esordì nel 1976 con l’inconfondibile attacco filtri “stretto” E58 e partendo dalla matricola 2.749.631; in questa immagine possiamo apprezzare proprio un raro esemplare appartenente al primissimo lotto di produzione (tecnicamente è il 223° Noctilux 1:1 prodotto), col caratteristico antiriflesso dal bagliore giallo.
Il Noctilux-M 50mm 1:1 prima serie E58 si caratterizza, appunto, per l’attacco filtri E58, i pernetti di fissaggio per il paraluce 12519 molto ravvicinati al bordo, montatura anteriore monolitica e schema ottico con i vetri ancora tutti nella configurazione originale di progetto.
Passando alla variante con attacco filtri E60, troviamo almeno 3 tipi principali: con attacco per paraluce a pernetti, con attacco per paraluce a guide rettilinee e con paraluce incorporato estraibile; come ricorda la grafica, tutti questi modelli E60 per il gruppo ottico sono passati al vetro Lanthanum Dense Flint della Ohara Kogaku Kabushiki Kaisha e, come vedremo, nel corso degli anni anche altri vetri vennero modificati rispetto alle versioni originali, imponendo di applicare i relativi sostituti moderni.
Un dettaglio importante da premettere e che è emerso dagli archivi canadesi: l’obiettivo venne prodotto a partire dal 1976 ma il relativo schema ottico venne calcolato molto prima, addirittura nel 1969!
Non si tratta di un errore di interpretazione, il dato è chiaramente presente nei dati ufficiali e viene confermato anche dalla sigla sequenziale di progetto ottico di Leitz Canada, quel C 271 che definisce appunto il 271° schema calcolato a Midland dall’origine: questa numerazione è effettivamente di fine anni ’60, e infatti il calcolo ELCAN militare per l’Apo-Telyt-R 180mm 1:3,4, realizzato intorno al 1970, prevedeva il codice C 303, quindi più tardo rispetto al C 271 del Noctilux-M 50mm 1:1.
Pertanto quest’ultimo obiettivo, sebbene prodotto già nella seconda metà degli anni ’70, dal punto di vista ottico è in definitiva un modello anni ’60, dettaglio da considerare quando affronteremo la cronologia degli eventi.
L’ultima versione 11822 con paraluce telescopico proseguì il suo slancio inerziale fino a metà anni 2000, quando finalmente venne realizzato l’ultimo esemplare (qui illustrato), con matricola 3.985.900; pertanto il Noctilux-M 50mm 1:1, disegnato nel 1969, rimase a listino per circa 35 anni durante i quali nuove normative sui composti chimici ebbero un evidente impatto sulla produzione dei vetri ottici.
Questo schema riassume appunto le sostituzioni che hanno interessato il Noctilux 1:1 nei decenni di produzione; in L1 il vetro LAK12 è stato poi sostituito dall’N-LAK12, in L2 ed L5 il vetro originale Leitz 900/1 900403 si è avvicendato con la versione Ohara, prima chiamata LASF08 e quindi S-LAH58, il Dense Flint SF56 di L3 ha lasciato il posto al moderno SF56A e il Lanthanum Flint in L6 ed L7, in origine con mescola Leitz Le17 e quindi LAF21, ha dovuto cedere il posto all’ecologico N-LAF21; in pratica solamente il tipo SF10 di L4 è sopravvissuto indenne a questa piccola rivoluzione.
Passiamo ora ad analizzare la storia e l’evoluzione del vetro più famoso e significativo che caratterizzava i normali superluminosi per Leica a telemetro, il celebre 900403 “Noctilux”, proponendo una completa ricostruzione della sua genesi.
Questo tipo di materiale rientra come detto nella categoria dei Lanthanum Dense Flint, vetri molto spinti e costosi con elevato rapporto fra altissima rifrazione e dispersione ridotta, e definisce se vogliamo una sorta di incrocio limite fra tali parametri nei vetri prodotti con i materiali chimici terrestri; tipicamente si tratta di un modello con indice di rifrazione di circa 1,89 – 1,90 e numero di Abbe per la dispersione pari 40 – 41, dati che oggi sono stati standardizzati dalle vetrerie sui valori rispettivi 1,883 e 40,8 (six digits code: 883408).
Pur trattandosi di un materiale estremo e molto costoso, la sua genesi in realtà si spinge incredibilmente indietro nel tempo, addirittura all’Anteguerra.
Infatti un vetro del genere è già presente nel brevetto del 1935 che illustra un monumentale studio nel settore svolto dal Dr. George Washington Morey (1888 – 1965), un chimico estremamente talentuoso che rivestì in entrambe le Guerre Mondiali (!) un ruolo chiave nello sviluppo di nuovi e performanti vetri ottici in origine destinati a mirini e altri dispositivi militari.
Morey, che a metà anni ’30 era domiciliato nel Maryland, venne ingaggiato dalla Eastman Kodak Company di Rochester con uno strano accordo su base mensile (?) per sviluppare una nuova generazione di vetri ad alta rifrazione/bassa dispersione basata sull’uso di Lantanidi (Terre Rare) ed altri componenti esotici che costituiva una svolta radicale nel settore.
Questo stralcio di brevetto, la cui richiesta prioritaria britannica era stata depositata il 3 Settembre 1935, comprende addirittura 19 vetri diversi, e se osserviamo la mescola “M” che ho evidenziato possiamo notare come il suo indice di rifrazione, incredibilmente elevato per l’epoca, sia 1,898, mentre il numero di Abbe che quantifica la dispersione cromatica, anch’essa notevolmente ridotta considerando l’alta rifrazione e l’epoca del progetto, è 39,6; questo vetro 898396 per Kodak del 1935 riproduce quindi quasi esattamente i valori della corrispondente versione Leitz inizialmente usata nel Noctilux (1,9005 e 40,3) e dei successivi e corrispondenti materiali prodotti in seguito dalle altre vetrerie (1,883 e 40,8), solo col piccolo dettaglio che questo vetro di Morey risale al 1935, quando per le vetrerie europee un materiale simile era solo fantascienza.
Naturalmente Morey si preoccupò solo di identificare la composizione che corrispondeva ad un materiale con tali caratteristiche rifrattive e dispersive, senza tuttavia curarsi dell’uso di materiali pericolosi: infatti questo vetro contiene 37,5% ossido di lantanio, 29,2% ossido di tantalio, 16,6% ossido di boro e 16,7% ossido di torio, quest’ultimo materiale radioattivo e previsto in quantità non irrilevanti, con le conseguenze ipotizzabili; inoltre non identificò la prassi eventualmente necessaria per condurre la miscela di polveri iniziale ad una fusione di successo, ottenendo un materiale dalle caratteristiche vetrose e senza alcun difetto o riacquisizione di proprietà cristalline in fase di raffreddamento, problema ben noto e che costituì la questione fondamentale affrontata nei decenni successivi dai suoi colleghi.
In ogni caso Eastman Kodak riuscì a mettere a listino un vetro con simili caratteristiche, poi rapidamente utilizzato fin dagli anni ‘40, almeno sulla carta e in relativi brevetti, dai suoi progettisti ottici, pertanto l’azienda statunitense aveva creato un precedente e polarizzato l’attenzione sul fatto che un vetro dalle caratteristiche estremamente favorevoli come rifrazione intorno a 1,9 e numero di Abbe di circa 40 fosse effettivamente fattibile.
Infatti questo stralcio ricavato da un database militare statunitense con l’elenco dei vetri ottici esistenti negli anni ’70 mostra ancora un vetro Kodak EK-448 con caratteristiche simili (indice di rifrazione 1,88 e numero di Abbe 41,1), e nell’elenco si può osservare come all’epoca altre vetrerie come Schott, Ohara o Sovirel avessero accettato la sfida e sviluppato un materiale analogo e ormai standardizzato.
Tornando quindi al nostro Leitz Noctilux-M 50mm 1:1 progetto C271, l’assortimento di vetri fra le prime versioni E58 e le successive e più tarde E60 prodotte fino al nuovo Millennio è identico, tuttavia nel corso degli anni è stato necessario sostituire versioni non più esistenti o aggiornate, come vedremo, a causa delle nuove normative sull’utilizzo di materiali tossici o pericolosi per l’ambiente, pertanto nella serie dei materiali esistono 2 liste differenti riferite alle corrispondenti fasi, nelle quali l’unico materiale apparentemente invariato è il Dense Flint SF10 di L4, mentre il vetro “Noctilux” Leitz 900403 di L2 ed L5 è stato sostituito dalle opzioni create da Ohara e gli altri sono stati rimpiazzati da versioni ecologiche e/o evolute dello stesso materiale.
Discriminare i vari materiali è sempre stato complesso perchè, come anticipato ed evidenziato anche in questo schema, i valori rifrattivi e dispersivi n / v dei vetri utilizzati nella prima versione E58 venivano indicati da Leitz con riferimento alla frequenza della luce e-line (quindi nE e vE), mentre con i successivi abbiamo a che fare anche con n / v corrispondenti alla frequenza d-line (quindi nD e vD): come detto, ogni vetro offre rifrazione e dispersione differenti misurandolo con varie lunghezze d’onda della luce, pertanto analizzando i dati è difficile comprendere che se le differenze fra due “varianti” dello stesso vetro dipendano realmente da aggiornamenti alla sua composizione e procedura di fusione o se invece si tratti dello stesso materiale, semplicemente “letto” con frequenze della luce differenti.
Premesso questo, considerando le differenze nei valori rifrattivi/dispersivi fra il vetro Leitz 900403 e l’omologo Ohara che lo sostituì, possiamo sicuramente dire che i modelli E58 ed E60 sono 2 obiettivi diversi, il secondo ricalcolato rispetto al primo, ed è parimenti possibile che anche nello step successivo col passaggio a versioni moderne ed ecologiche degli altri vetri (N-LAK12, SF56A, N-LAF21) sia stato necessario rimettere mano alla geometria dello schema, tuttavia di una ipotetica e ulteriore terza versione non abbiamo riscontri oggettivi.
Qualunque sia la misteriosa ed affascinante storia dietro questi aggiustamenti in corsa,alla base del progetto Noctilux restano alcuni vetri concepiti nella vetreria di Wetzlar, specificamente il citato 900403 ma anche il tipo LAF21 impiegato nelle 2 lenti posteriori del 50mm 1:1 di Mandler; per approfondire in modo esaustivo la genesi ed evoluzione di questi materiali percorreremo quindi passo passo le varie fasi della loro concezione e sviluppo.
La prima tessera del domino è un brevetto fondamentale depositato per Leitz Wetzlar in Germania il 19 Febbraio 1958 e sempre firmato dai chimici della vetreria interna, Heinz Brömer e Norbert Meinert; questo corposo studio verte sull’argomento dei vetri ai boro-silicati e sull’impiego prevalente di silice, ossido di boro e ossido di lantanio; visto il valore storico di questo documento per la successiva ed apprezzata generazione di obiettivi Leitz, ai fini di documentazione storica condividerò a seguire tutte le pagine del brevetto.
Il documento complessivo include addirittura 48 differenti fusioni, testimoniando un lavoro certosino sicuramente in corso da anni; osservando il cospicuo assortimento di chimici chiamati in causa dei progettisti, si possono subito discriminare alcuni gruppi di elementi: ad una base di silice con aggiunta di ossido di boro come “fluxing agent” per promuovere il rammollimento del composto vengono infatti accostati ossidi noti per incrementare il valore rifrattivo senza penalizzare radicalmente la dispersione cromatica, quali ossido di lantanio, tantalio, niobio, torio e tungsteno, prevedendo poi altri ossidi di zinco, calcio, zirconio e titanio la cui funzione è quella di mantenere la struttura omogenea, vetrosa e non cristallina, durante il critico raffreddamento della mescola; come elemento distintivo di questi vetri Leitz del 1958 troviamo la scelta di includere anche fluoruri di calcio, magnesio, stronzio e bario, probabilmente per contenere la dispersione cromatica grazie al loro numero di Abbe intrinsecamente molto alto, tuttavia ipotizzo che questa scelta comportasse problemi in corso d’opera durante la fusione, e infatti i fluoruri sono poi storicamente scomparsi da questo tipo di vetri.
La terza pagina di cinque descrive un’altra cospicua serie di vetri; notate come inizi a comparire nelle varie mescole la sigla PKT che ritroveremo poi anni dopo anche nella fusione che diede vita al vetro “Noctilux” 900403; si osserva anche come l’ossido di torio sia stato relegato ad una singola versione della pagina precedente, essendo ormai ben note le sue controindicazioni.
La quarta pagina è la più importante del brevetto perché fra le varie mescole proposte assistiamo ad un’escalation dei valori rifrattivi, sempre più alti, e nella tabella 4 osserviamo in evidenza la fusione PKT 51 il cui indice di rifrazione nE è pari a 1,902 e il suo numero di Abbe vE corrisponde a 40,5; quindi, in pratica, questo materiale corrisponde già alle specifiche del vetro “Noctilux” ma lo troviamo in un documento Leitz che va indietro nel tempo fino al Febbraio 1958.
La quinta e ultima pagina del documento riporta poi dichiarazioni generali sul progetto, ed è nuovamente acclusa come documento.
Pertanto i chimici Brömer e Meinert avevano sviluppato già a inizio 1958 un vetro dalle caratteristiche rifrattive/dispersive proprie del successivo e famoso Leitz 900/1 900403; come abbiamo notato, i succedanei di tale vetro offerti in seguito da terze parti si sono assestati sui valori 1,883 – 40,8, ed è curioso notare che già al tempo di questo brevetto originale i chimici di Wetzlar avessero ipotizzato anche una versione alternativa, denominata PKT 41, i cui parametri erano più vicini a quello che decenni dopo sarebbe diventato lo standard; infatti il PKT 41 definiva un indice di rifrazione nE di 1,884 e un numero di Abbe vE pari a 41,5, tuttavia per la versione definitiva destinata ai Noctilux anni dopo l’azienda scelse di mantenere l’indice di rifrazione superiore a 1,9, scartando altre ipotesi.
Come curiosità, la differenza fra PKT 41 e PKT 51 riguarda le percentuali di ossido di boro e ossido di tantalio, con la versione PKT 51 e rifrazione 1,902 che elimina un 2% di ossido di boro aggiungendo la stessa quantità all’ossido di tantalio, materiale appunto noto per incrementare il valore rifrattivo (che, in tale elemento singolarmente, è compreso fra 2,00 e 2,20); entrambe le versioni, oltre a una modesta base di silice e ossido di boro, prevedono ingenti quantità di ossidi di lantanio e tantalio (75% e oltre) e quantità residue di ossido di zirconio e alluminio per gestire la struttura molecolare durante il processo.
Questa versione PKT 51 del 1958 non è tuttavia il vetro “Noctilux” 900/1 – 900403 poi utilizzato nei Noctilux-M 50mm 1:1,2 e 50mm 1:1,0; infatti, fra il presente documento e la produzione in serie del 50mm 1:1,2 si interpone un ulteriore brevetto di Brömer e Meinert che verte sullo stesso argomento e costituisce un’evoluzione ideale di quello del 1958.
In questo secondo documento troveremo finalmente i dettagli del vetro 900403 definitivo.
Questo brevetto completa un’applicazione dell’8 Luglio 1966 e costituisce una chiara continuazione rispetto al brevetto del 19 Febbraio 1958, con quest’ultimo esplicitamente definito come richiesta prioritaria rispetto al corrente.
Questo nuovo documento legato all’applicazione del Luglio 1966 include 15 mescole (compresa la PKT 41 già vista nel brevetto del 1958) ed osservando i valori rifrattivi e dispersivi corrispondenti si comprende chiaramente che tale studio è focalizzato specificamente su materiali con relazione fra rifrazione e dispersione simili a quelli del vetro Kodak descritto in precedenza e che in pratica aveva creato questa nuova nicchia.
I componenti sono in massima parte gli stessi del documento prioritario del 1958, con l’aggiunta di elementi esotici come fluoro-alluminato di sodio o anche dannosi come gli ossidi di berillio, piombo e cadmio, tuttavia la mescola di nostro interesse è la dodicesima, definita col codice 900/1: proprio questa formulazione verrà immediatamente utilizzata per realizzare il celebre vetro Leitz 900403 “Noctilux”.
Il vetro Leitz 900/1 – 900403 prevedeva (in moli) 9,75% di silice, 7,60% di ossido di boro, 55,75% di ossido di lantanio, 0,55% di ossido di Zinco, 8,00% di ossido di zirconio e 18,5% di ossido di tantalio e riconosceva già l’efficacia di ossidi di elementi bivalenti per normalizzare le caratteristiche durante i processi di fusione.
Come curiosità, nello stesso brevetto il vetro con indice di rifrazione più elevato è il tipo PKT98, qui accostato al 900/1, con rifrazione vE = 1,919, tuttavia il suo numero di abbe vE = 35,8 è percettibilmente inferiore, indicando una maggiore dispersione cromatica; Leitz quindi individuò nel tipo 900/1 quello con il compromesso ottimale fra i 2 parametri e, curiosamente, nei documenti iniziali della casa tale vetro era indicato con un numero di mescola, PKT58, che non compare nemmeno in questo brevetto dedicato, dove quel materiale è già chiamato 900/1.
In questo brevetto esistono in realtà 2 mescole con valori quasi analoghi, la 900/1 e la 900/2, con identico valore rifrattivo (1,900) e numero di Abbe appena differenziato (40,5 e 40,4, nelle fusioni campione realizzate per del brevetto); il fatto che il numero classico della mescola fosse già stato sostituito dalle nuove sigle indica che forse l’azienda aveva già definito questi 2 vetri come i papabili per la produzione, scegliendo poi il tipo 900/1 per ragioni ignote.
Continua lunedì prossimo nella seconda parte.
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