Leitz Elmarit-R 28mm 1:2,8 prototipo

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in casa Leitz le ottiche con apertura massima 1:2,8 sono normalmente denominate Elmarit e pertanto il primo grandangolare da 28mm presentato dalla casa con tale apertura massima, il modello 11801 per Leica M lanciato nel 1965, si fregiò di quella denominazione, dando vita ad una nuova linea di grandangolari medi con apertura già apprezzabile; nel frattempo, correva l’anno 1964, l’azienda aveva raddoppiato l’offerta commercializzando il sistema reflex Leicaflex e per quest’ultimo corredo il corrispondente Elmarit-R 28mm 1:2,8 tipo 11204 sarà finalmente disponibile a partire dal 1970; quest’ultimo obiettivo verrà poi rivisto otticamente e meccanicamente nel 1994, con l’arrivo del tipo 11259, e questi sono i 2 modelli storicamente presenti nel corredo Leicaflex-Leica R fino alla sua uscita di scena; esiste tuttavia un prototipo intermedio fra le 2 versioni che è quasi sconosciuto e proprio quest’obiettivo è il protagonista dell’articolo.

 

 

Occorre precisare che il sistema Leicaflex arrivò nel 1964 ma l’idea e i progetti preliminari erano rimasti per anni a bruciacchiare a fuoco lento come un piatto di spaghetti all’assassina, se è vero che un progetto meccanico analogo alla Leicaflex I (con eccezione dell’esposimetro, ancora equipaggiato con una piastra al selenio) era stato sviluppato da Paul Neumann e Ludwig Leitz già nel 1960 e brevettato nel Gennaio 1961, quindi con 4 anni di anticipo sulla commercializzazione effettiva; fin da subito ci si rese conto che la vera sfida per il parco ottiche stava nelle focali grandangolari, dal momento che per sfruttare lo specchio reflex si rendeva necessario uno schema di tipo retrofocus e con ampio spazio retrofocale, una settore in cui Leitz aveva ben poca esperienza perché fino ad allora i grandangolari per i corpi a telemetro si “accontentavano” di uno schema normale, simmetrico; il curioso prototipo illustrato mostra quindi con quale anticipo a Wetzlar avessero iniziato le sperimentazioni sugli schemi grandangolari destinati alla futura Leicaflex, evidentemente stimando un lancio commerciale ben più ravvicinato di quanto in realtà avvenne: infatti questo strano ibrido creato a fine anni ’50 mostra il gruppo ottico per un grandangolare da 35mm 1:2,8 con rozzo comando del diaframma e valori sgorbiati a mano direttamente sulla montatura, il tutto adattato alla meccanica di un Leitz Summaron 35mm 1:2,8 di recentissima presentazione, ovviamente con posizionamento e tiraggio adeguatamente calibrati affinchè la ghiera di messa a fuoco e la camma telemetrica del Summaron consentissero di focheggiare correttamente in abbinamento ad un corpo Leica M e testare dal vivo il nuovo calcolo retrofocus; questo modello non corrisponde otticamente al successivo Elmarit-R 35mm 1:2,8 lanciato assieme al corpo Leicaflex I (la sua dotazione di lenti venne infatti progettata poco prima della commercializzazione effettiva) e mostra quanto sia stata lunga la rincorsa di Leitz ai primi grandangolari Leicaflex.

 

 

Tornando all’Elmarit-R 28mm 1:2,8, la prima versione 11204 con 2 camme arrivò alla Photokina 1970 e anche di tale modello prodotto in larga serie esistono prototipi come questo, apparentemente già identico al tipo di produzione ma riconoscibile per il numero di matricola anomalo e estraneo ai seriali del tempo, ovviamente ben oltre i 2 milioni; questo modello, apprezzato per la compattezza, il contrasto e la vividezza cromatica (ma con bordi non impeccabili alle maggiori aperture), fu prodotto per quasi un quarto di secolo e venne pensionato dalla nuova versione con sistema flottante e paraluce telescopico rettangolare integrato; tuttavia a inizio anni ’80 la Leitz Canada di Midland creò un prototipo intermedio dalle interessanti caratteristiche meccaniche che ora andremo ad analizzare.

 

 

Questo prototipo venne assemblato nel 1982 e qualsiasi appassionato Leica, ad una prima occhiata frettolosa, rischia di confonderlo con la terza serie di Elmarit-R 35mm 1:2,8, lanciata 3 anni prima; infatti l’aspetto complessivo, la montatura meccanica, il caratteristico paraluce cilindrico telescopico e persino il diametro della lente anteriore mimano l’estetica del 35mm Elmarit-R tipo 11231, viceversa si tratta proprio di un Elmarit-R da 28mm, e le dimensioni contenute degli elementi ottici anteriori (lo schema effettivo purtroppo è ignoto) lasciano supporre che anche questa dotazione differisca da quella presente nel 28mm di serie.

Per successive referenze è anche utile osservare come la scala di messa a fuoco presenti una sequenza limitata di riferimenti e come gli indici per la profondità di campo siano circoscritti ad un settore di ridotta ampiezza.

 

 

La vista posteriore evidenzia la denominazione lens made in Canada e conferma gli attributi estetici introdotti nelle ottiche Leica R a partire dal Summicron-R 50mm 1:2 secondo tipo e via via estesi alla produzione successiva, partendo dal profilo delle godronature e passando per la finitura nera di nuovo tipo ed il paraluce telescopico incorporato.

 

 

La vista anteriore evidenzia la matricola prototipica B844301 e anche da questa inquadratura la sezione dell’elemento anteriore suggerisce la presenza di un gruppo ottico più compatto, forse ispirato proprio a quello dell’Elmarit-R 35mm 1:2,8 ultima versione, la cui dotazione ottica era stata a sua volta introdotta nel 1973; l’obiettivo appare ben rifinito con l’eccezione dell’anello anteriore con i dati identificativi, brutalmente fissato in posizione con 3 viti a vista.

 

 

L’inquadratura posteriore evidenzia la robusta montatura con ben 6 viti di ritenuta e il ridotto diametro dell’ultima lente, tipico dei grandangolari retrofocus di luminosità normale.

 

 

Confrontando il prototipo B844301 con un normale Elmarit-R 28mm 1:2,8 primo tipo 11204 le differenze meccaniche ed estetiche saltano subito all’occhio: il prototipo appare immediatamente più moderno e adottando il paraluce telescopico semplifica la vita rispetto all’uso del modello previsto col 28mm primo tipo di serie, ingombrante sia nell’utilizzo pratico che da trasportare.

 

 

Abbinando lo stesso prototipo all’Elmarit-R 28mm 1:2,8 seconda serie 11259 del 1994, i 2 esemplari appaiono molto più simili e appartenenti alla stessa generazione, tuttavia nel modello di serie i progettisti hanno rinunciato al compatto paraluce telescopio circolare che scompare nel barilotto, preferendo un modello rettangolare, a sua volta estraibile in posizione ma colpevole di rendere l’obiettivo decisamente più ingombrante rispetto alle dimensioni fisiche effettive; notate anche il diametro chiaramente superiore che caratterizza la lente frontale dell’Elmarit-R di serie rispetto al prototipo.

 

 

Affiancando infine il prototipo Elmarit-R 28mm 1:2,8 B844301 all’Elmarit-R 35mm 1:2,8 terza serie 11231 comprendiamo immediatamente da quali lombi sia discesa la configurazione generale di questo 28mm, per il quale la ricerca maniacale della massima compattezza ha suggerito di accorciare ulteriormente il barilotto e lasciare sporgere di più la lente anteriore rispetto al 35mm di produzione, come si può rilevare della ghiera di messa a fuoco del prototipo a sezione ridotta e dalla maggiore altezza dei light baffles concentrici presenti nel 35mm davanti alla lente frontale.

Questo modello di Elmarit-R 28mm 1:2,8 compatto con paraluce telescopico di inizio anni ’80 non si è mai affacciato sul mercato, tuttavia dire che sia rimasto solamente un prototipo sarebbe inesatto…

 

 

Infatti la Leitz Wetzlar, ai tempi in cui commercializzava la Leica R3 in livrea Safari verde oliva con una limitata serie di ottiche R rifinite allo stesso modo, creò un set molto completo su commessa delle Forze Armate Israeliane, il tutto contenuto in una valigia-corredo completa di filtri, paraluce, comando a distanza, motore di avanzamento e ben 7 ottiche Leica R in finitura Safari, una delle quali è proprio l’Elmarit-R 28mm 1:2,8 conforme al prototipo visto in precedenza e qui apprezzabile in livrea verde oliva.

 

 

Quest’ultima immagine mette quindi a confronto l’Elmarit-R 28mm 1:2,8 prototipo B944301, la corrispondente versione Safari per le Forze Armate Israeliane (purtroppo non ho trovato un’immagine a risoluzione adeguata) e infine l’Elmarit-R 28mm 1:2,8 primo tipo di serie, a sua volta nella speciale esecuzione Safari 11216 (disponibile dal 1978); preso atto che il tipo Safari di serie è assolutamente identico al modello 11204 in finitura nera del 1970, se osserviamo la versione Safari del prototipo (per quanto possibile) possiamo notare alcune differenze rispetto all’originale in finitura nera: infatti la dicitura Leitz Wetzlar definisce una produzione made in Germany (mentre il prototipo è canadese) e inoltre la scala di messa a fuoco ha acquisito un numero maggiore di riferimenti metrici (infinito, 10m, 5m, 3m, 2m, 1,5m, etc.) rispetto al prototipo (in effetti questa scala è simile a quella del 28mm Safari 11216 di serie che si trova alla sua destra), e la loro distribuzione su un settore più ampio della ghiera ha imposto di ridisegnare anche gli indici di riferimento per la profondità di campo, distanziandoli fra loro; quest’ultimo dettaglio si intuisce facilmente osservando come il riferimento remoto di 1:22 si trovi ora oltre il pallino rosso di allineamento per il montaggio, mentre nel prototipo nero questo indice è ben al di qua di tale riferimento.

Queste evidenze dimostrano che l’obiettivo non soltanto fu prodotto (seppure in serie immagino limitatissima e in speciale montatura Safari) ma anche evoluto rispetto alle caratteristiche estetiche del primo esemplare; non è dato di sapere perché Leitz, una volta arrivata all’industrializzazione finale per questi esemplari Safari destinati ad Israele, non abbia continuato producendo in serie il nuovo obiettivo anche in montatura nera per il mercato fotografico convenzionale, in sostituzione del tipo allora commercializzato; forse la vignettatura e le prestazioni complessive del suo compattissimo nocciolo ottico non soddisfacevano gli altissimi standard della casa o il nuovo esemplare è stato vittima di chissà quale tagliola del management o faida interna fra i poli tedesco e canadese, chissà… Resta il fatto che questo interessante rampollo della famiglia Elmarit ha fatto appena in tempo ad emettere qualche vagito per poi scomparire nel nulla, mantenendo in batteria il modello originale ancora per una dozzina di anni, quando forse ormai mostrava effettivamente il fianco alla più agguerrita e aggiornata concorrenza.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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