Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; l’avanzata progressiva e inarrestabile dei sistemi fotografici reflex 35mm che si verificò negli anni ’50 non poteva essere vista dall’azienda Leitz Wetzlar con la serafica indifferenza di chi domina il mercato dei modelli al momento più in voga, ovvero quelli a telemetro, e non teme cambiamenti nello status quo a breve e medio termine, e sebbene il brand tedesco sia arrivato sui banchi di vendita con la sua Leicaflex con evidente ritardo e soltanto nel 1964, un lustro dopo concorrenti quali Zeiss Ikon, Nippon Kogaku e Canon, come vedremo lo sviluppo preliminare di progetti e idee legati a questo nuovo corredo venne avviato molto prima; uno dei problemi fondamentali che i tecnici si trovarono ad affrontare riguardava la progettazione degli obiettivi grandangolari, la cui corta focale avrebbe comportato un arretramento del gruppo ottico non compatibile con i movimenti dello specchio reflex, imponendo quindi il passaggio all’architettura detta retrofocus, molto più complessa da ottimizzare, che lasciava spazio sufficiente al movimento dello specchio; in questo articolo voglio descrivere i leggeri grandangolari da 35mm con apertura 1:2 e 1:2,8 introdotti da Leitz nel sistema Leicaflex e quindi sviluppati, aggiungendo anche una nutrita serie di test e prove eseguite su tali modelli.
Come da tradizione introdotta a fine anni ’50, l’apertura massima dei modelli determina anche la denominazione ufficiale degli obiettivi, pertanto le ottiche prese in considerazione in questa tornata saranno l’Elmarit-R 35mm 1:2,8 e il Summicron-R 35mm 1:2 con relative varianti; l’Elmarit-R 35mm 1:2,8 fu in effetti il primo grandangolare retrofocus offerto nel sistema Leicaflex e rimase anche l’unico per almeno 4 anni, finchè nel 1968 venne affiancato dal Super-Angulon-R 21mm 1:4 calcolato e fornito da Schneider Kreuznach, secondo un copione ben collaudato e già introdotto con i 21mm per Leica M, mentre il primo 35mm 1:2 Summicron-R per Leicaflex che finalmente non facesse rimpiangere l’apertura massima degli omologhi per telemetro arriverà solamente nel 1970.
Il primo grandangolare da 35mm con schema retrofocus ed ampio spazio retrofocale libero proposto da Leitz risale quindi al 1964, tuttavia ancora nel 1958 era stato sviluppato lo schema ottico per un 35mm 1:2,8 di analoghe caratteristiche, probabilmente già sondando il terreno in vista di una discesa in campo nel settore, assemblato provvisoriamente in un rozzo cilindro di ottone con riferimenti per le aperture sgorbiati a mano che venne applicato ad un elicoide di fuoco per Leitz Summaron-M 35mm 1:2,8 con l’ovvio intento di testarlo su un corpo Leica M a telemetro, visto che naturalmente un corpo reflex ancora non esisteva; il disegno di questo schema con caratteristiche inedite fu probabilmente supportato anche dalla nuova workstation britannica Elliott appena installata a Wetzlar e le cui capacità di calcolo surclassavano di ordini di grandezza il pur potente Zuse in servizio dal 1953.
Osservando l’immagine con vista posteriore si nota il notevole avanzamento dell’ultima lente rispetto alla classica giacitura di un grandangolare per Leica M, caratteristica che rivela una tipica progettazione retrofocus.
Parallelamente a questi approcci alle ottiche grandangolari da 35mm, in azienda si iniziavano anche ad ipotizzare le prime configurazioni per il relativo corpo reflex, come testimoniato dagli eccellenti documenti mostrati da Dirk Mann.
Infatti questo rozzo schema, disegnato direttamente a mano sull’onda dei pensieri, venne realizzato personalmente da Ludwig Leitz ed è datato 7 Gennaio 1958, quindi lascia intendere che le prime idee siano state abbozzate già nel 1957; la struttura è curiosa perché la messa a fuoco sembra appoggiarsi ancora su un gruppo telemetrico esterno associato alla corsa dell’obiettivo e combinato con la visione reflex, una struttura francamente complessa e che infatti venne subito abbandonata.
Pochi mesi dopo, il 9 Aprile 1958, venne invece ultimata questa tavola nella quale compare la struttura esterna di un corpo reflex completo e già caratterizzato dalla tipica curvatura posteriore delle Leicaflex di serie; fin da subito si affermava l’idea della leva di carica coassiale alla ghiera dei tempi e al pulsante di scatto, integrando il tutto a scomparsa nell’estremità destra del top e sfruttando la curvatura della parte posteriore per disegnare una corta leva di carica che non sporgesse dal profilo del corpo; possiamo quindi dire che già nel 1958 l’idea della futura Leicaflex fosse ben abbozzata.
I vari dettagli della struttura vennero invece ideati e definiti nel corso del 1960, e questo brevetto presentato in Germania l’11 Gennaio 1961 e firmato nuovamente da Ludwig Leitz assieme a Paul Neumann mostra molti elementi della Leicaflex già completamente sviluppati, compreso il sistema di interfaccia per le relative ottiche; l’unico elemento che verrà radicalmente modificato nel modello di serie arrivato oltre 3 anni dopo è la fotocellula dell’esposimetro, qui ancora un elemento al selenio e che invece nell’esemplare di serie passerà ad un fotoresistore al solfuro di cadmio alimentato a batteria.
Peraltro anche il classico Leitz Summicron 50mm 1:2 fornito a corredo ab origine con la Leicaflex era stato calcolato da Otto Zimmermann e Georg Knetsch già nel 1960, con richiesta prioritaria per questo brevetto tedesco in data 18 Giugno di quell’anno.
Si può affermare che entro il 1960 Leitz avesse già definito la struttura basilare del corpo Leicaflex e calcolato il relativo obiettivo normale, qui entrambi visibili in una curiosa versione Schnitt; in ogni caso, apparentemente, lo sviluppo di obiettivi specifici per questo nuovo sistema che costituiva un cambiamento radicale in casa Leitz ebbe inizio col prototipo di 35mm 1:2,8 retrofocus del 1958 visto in precedenza.
Passiamo ora alle versioni di 35mm 1:2 e 35mm 1:2,8 prodotte in serie, iniziando con l’Elmarit che fu il primo modello ad arrivare.
Questo 35mm 1:2,8 sarà disponibile nel tempo in 3 diverse versioni, a loro volta articolate su 2 differenti schemi ottici; i primi 200 esemplari circa realizzati nel 1964 (e introdotti col codice 11101) si caratterizzavano per una livrea satinata cromo che costituiva un elemento di continuità con gli obiettivi Leitz per Leica a telemetro già in produzione; questo modello utilizzava un paraluce 12507 in gomma ripiegabile, sfruttava filtri Series VI con relativa ghiera di ritenuta, prevedeva solo la prima camma Leicaflex ed utilizzava naturalmente lo schema ottico più datato.
Questa prima opzione satinata cromo venne rapidamente accantonata in favore della classica finitura nera che poi caratterizzò tutti i modelli per Leicaflex e Leica R (l’ipotesi più accreditata per il cambio stigmatizza i riflessi del barilotto satinato che avrebbero potuto influenzare la lettura della cellula esposimetrica al CdS collocata sul frontale, sopra l’obiettivo); la nuova versione era meccanicamente identica alla precedente, finitura a parte, utilizzava ovviamente il primo schema ottico e venne nuovamente proposta con la prima camma e lo stesso codice interno 11101, denominazione che passò poi a 11201 nel 1968 quando arrivò la Leicaflex SL e gli obiettivi vennero equipaggiati anche con la seconda camma ad essa dedicata; il modello nero aveva anche a disposizione un nuovo paraluce 12564 che condivideva col Summicron 50mm 1:2 e veniva fissato tramite una serie di ganci metallici rientranti che potevano danneggiare facilmente la finitura.
L’Elmarit 35mm 1:2,8 rimase invariato per 5 anni, poi nel 1973 venne introdotto un gruppo ottico ricalcolato e rivisto alla luce delle esperienze maturate disegnando il Summicron Leicaflex 35mm 1:2 del 1970; questo nuovo nocciolo ottico venne applicato ad una montatura ridisegnata (e prodotta dalla matricola 2.517.851) che presentava una ghiera di messa a fuoco più rastremata e una coppia di pernetti nella parte anteriore per applicare il nuovo paraluce 12509 già in uso sull’Elmarit 28mm 1:2,8 e sul Summicron 35mm 1:2 introdotti nel 1970; questo paraluce veniva fissato ai pernetti grazie a guide con molle a linguetta e prevedeva anche una sede per filtri Series VII e nottolino esterno per consentire la rotazione di un filtro polarizzatore.
Questa versione nacque in configurazione a 2 camme mantenendo il precedente codice 11201 e a partire dalla matricola 2.668.378 venne aggiunta anche la terza camma, nel frattempo resa necessaria dall’arrivo della nuova Leica R3.
Infine, nel 1979 il secondo gruppo ottico venne trasferito in un barilotto ridisegnato e più moderno, con paraluce telescopico incorporato e più comodi filtri a filetto E55, la cui configurazione era stata sviluppata per un Elmarit-R 28mm 1:2,8 disegnato da Leitz Canada probabilmente per utilizzo militare e che non arrivò mai alla serie; questo terzo barilotto esordì con 3 camme e codice 11231 e successivamente venne semplificato, offrendolo solo con la terza camma R e codice 11251.
Nonostante la compattezza, le buone prestazioni e il prezzo non esorbitante (per Leitz!) l’Elmarit-R 35mm 1:2,8 usci di scena già nel 1996 per lasciare il campo solamente ai più luminosi Summicron-R 35mm 1:2 e Summilux-R 35mm 1:1,4, nel frattempo arrivato sul mercato.
Le 3 versioni di Elmarit 35mm 1:2,8 vennero prodotte rispettivamente in circa 32.000, 8.300 e 15.000 esemplari.
Passando al Summicron 35mm 1:2, in questo caso abbiamo 2 versioni abbinate a 2 differenti schemi ottici; il primo modello arrivò nel 1970 , sfruttava una struttura a 9 lenti e prevedeva una montatura meccanica anteriore analoga a quella dell’Elmarit 35mm 1:2,8 intermedio, con quale infatti condivideva il paraluce 12509 fissato tramite i 2 pernetti con i relativi filtri Series VII; questo Summicron, commercializzato in finitura nera, venne introdotto col codice 11227 e proposto inizialmente con 2 camme, passate poi a 3.
Questo primo modello fu prodotto in circa 11.300 esemplari.
La seconda versione, arrivata nel 1976, utilizzava un nuovo gruppo ottico semplificato, basato su appena 6 lenti tutte spaziate, e un barilotto interamente ridisegnato con paraluce telescopico incorporato e filtri a filetto E55; questo modello esordì in configurazione a 3 camme col codice interno 11115, e dopo l’introduzione della Leica R8 il corrispondente modello munito dei necessari contatti ROM per la fotocamera passò invece al codice 11339 e rimase in produzione fino al 2009 con circa 30.000 esemplari prodotti.
Fra le curiosità legate al Summicron va annotata una piccolissima serie del secondo tipo in finitura safari realizzata intorno al 1978 e che fa parte di un kit approntato per le Forze Armate Israeliane; questo corredo, fornito in una valigia appositamente realizzata, comprendeva un corpo Leica R3 Mot Electronic con Motor Drive e relativo laccio laterale, comando a distanza, 4 lenti addizionali ELPRO per riprese macro, 4 filtri assortiti E55, 4 filtri assortiti E67 e 7 obiettivi, ovviamente anch’essi in livrea verde safari: Elmarit-R 28mm 1:2,8 con speciale montatura munita di paraluce telescopico estraibile, Summicron-R 35mm 1:2, Summicron-R 50mm 1:2, Summilux-R 50mm 1:1,4, Elmarit-R 90mm 1:2,8, Elmar-R 180mm 1:4 ed Elmarit-R 180mm 1:2,8.
Il corredo prevede quindi doppioni per le focali 50mm e 180mm e preconizza 2 differenti configurazioni, per riprese in condizioni di luce ottimale (50mm 1:2 e 180mm 1:4) oppure scarsa (50mm 1:1,4 e 180mm 1:2,8); tutti questi obiettivi prevedono una matricola Leitz prototipica nella serie 5.xxx.xxx, e specificamente il Summicron-R 35mm 1:2 di questo kit è associato al seriale 5.715.497.
Sempre relativamente al Summicron 35mm 1:2, intorno al 1975 e poco prima dell’introduzione del secondo tipo 11115 la Leitz Canada di Midland realizzò il prototipo per un nuovo e più moderno barilotto destinato a vestire lo schema ottico iniziale del 1970; quest’obiettivo si caratterizza per un attacco filtri a filetto, una ghiera di messa a fuoco più snella e la matricola prototipica B747 – 0001, un curiosa ingerenza canadese nella produzione delle ottiche reflex 35mm 1:2 e 35mm 1:2,8 che invece era sempre stato un affare di pretta pertinenza tedesca.
Vediamo ora com’erano configurati gli schemi ottici utilizzati nei modelli di produzione descritti.
Come anticipato, sia il Summicron 35mm 1:2 che l’Elmarit 35mm 1:2,8 hanno utilizzato 2 schemi ottici differenti, col secondo aggiunto in corsa durante la produzione; nel primo caso lo schema originale del 1970 venne sostituito nel 1976, mentre per l’Elmarit la struttura che risaliva al 1964 ed era il primo schema per grandangolare retrofocus introdotto nel corredo Leicaflex venne avvicendata dalla seconda versione nel 1973; va annotato che nei primi 10 anni di vita del sistema, fino all’arrivo dell’Elmarit-R 19mm 1:2,8 canadese del 1975 disegnato da Mandler, i tecnici di Wetzlar sicuramente non si prodigarono a inventare grandangolari retrofocus, dal momento che in questa decade gli unici esempi di progettazione genuina Leitz furono l’Elmarit 35mm 1:2,8 del 1964, il Summicron 35mm 1:2 del 1970 e l’Elmarit 28mm 1:2,8, sempre del 1970.
Relativamente allo schema ottico del Summicron 35mm 1:2, occorre annotare che la sua architettura presenta evidenti citazioni di analoghi obiettivi tedeschi introdotti in precedenza, come l’Enna Muenchen Super-Lythagon 35mm 1:1,9 e il Carl Zeiss Distagon 35mm 1:2 per Contarex.
Se organizziamo gli stessi schemi in ordine cronologico e ne osserviamo la struttura possiamo comunque individuare un evidente family-feeling nel disegno dei vari modelli, tutti inquadrati in una struttura tipicamente retrofocus per le severe esigenze di spazio retrofocale imposte dai corpi Leicaflex e Leica R (il cui tiraggio, ricordiamolo, con ben 47mm è uno dei più ampi mai adottati: basti pensare che, ad esempio, lo standard Canon FD con appena 42mm richiedeva agli obiettivi uno spazio utile pari all’89% di quello Leicaflex, un notevole aiuto per i progettisti).
Partendo dall’Elmarit 35mm 1:2,8 primo tipo del 1964, ho evidenziato un elemento divergente anteriore (arancio), un secondo elemento convergente (magenta) e un gruppo ottico principale tipo Tessar/Elmar (verde); passando al ben più luminoso e complesso Summicron 35mm 1:2 primo tipo del 1970, nella struttura abbiamo 2 lenti in più ma la configurazione rimane analoga, con l’elemento divergente anteriore (arancio) ora sdoppiato in 2 lenti negative, lo stesso doppietto cementato ad effetto convergente (magenta) e l’obiettivo principale (verde) sempre basato su una struttura tipo Tessar/Elmar, seguito da un ulteriore elemento singolo assente nel modello precedente (colore rosso).
Trasferendoci all’Elmarit 35mm 1:2,8 secondo tipo introdotto nel 1973, osserviamo anche in questo caso analogie col precedente Summicron del 1970, con l’obiettivo principale tipo Tessar/Elmar (verde) e l’elemento singolo posteriore (rosso) basati sulla stessa architettura, mentre la luminosità più ridotta ha consentito di semplificare i moduli anteriori, trasformando sia il primo gruppo divergente (arancio) che il secondo convergente (magenta) in una lente singola ciascuno.
Infine, il Summicron 35mm 1:2 secondo tipo del 1976 si ispira a sua volta all’Elmarit 35mm 1:2,8 secondo tipo appena descritto, e sfruttando probabilmente anche vetri ottici più moderni e performanti semplifica la struttura riuscendo ad offrire la stessa apertura del vecchio Summicron con appena 6 lenti anziché 9, riducendo contestualmente anche i costi di produzione; confrontando la nuova struttura con l’ultimo Elmarit, troviamo la stessa successione di elementi (lente singola divergente, lente singola convergente, obiettivo principale e lente singola convergente posteriore) ma il progresso nel calcolo ottico e nella scelta dei vetri ha permesso di semplificare ulteriormente l’obiettivo principale, passando da un tipo Tessar/Elmar a 4 lenti ad un tripletto spaziato a 3 elementi.
Pertanto i progettisti dei vari schemi hanno fatto tesoro dei conseguimenti già raggiunti e non sono usciti dal seminato, continuando a perfezionare l’idea ed il principio alla base dei modelli precedenti.
Per quanto riguarda gli specifici dati tecnici di progetto, purtroppo non esiste alcuna documentazione disponibile per le versioni evolute di Summicron ed Elmarit ma possiamo senz’altro osservare i brevetti relativi ai primi modelli di entrambi.
Lo schema ottico dell’Elmarit 35mm 1:2,8 primo tipo (la denominazione Elmarit-R diviene funzionale solo con l’arrivo della Leica R3 nel 1976) è stato calcolato da Rudolf Ruehl, lo stesso progettista che nel 1970 darà vita anche a quello dell’Elmarit 28mm 1:2,8 per Leicaflex: si tratta quindi di uno specialista in schemi grandangolari retrofocus; il brevetto in favore di Ernst Leitz Wetzlar venne depositato con richiesta prioritaria tedesca in data 8 Aprile 1965 e quindi in ritardo sulla produzione effettiva, che era stata avviata già nel 1964, indicando quindi una progettazione precedente.
Lo schema si caratterizza per un ampio elemento divergente anteriore molto spaziato rispetto al resto dello schema, un detaglio caratteristico dei grandangolari retrofocus che aiuta ad aumentare lo spezio retrofocale utile, e per contenere l’aberrazione cromatica questa prima lente era realizzata in vetro Fluor Crown FK5 a dispersione contenuta; il resto della struttura, semplice e con apertura e copertura moderate, non impiega vetri particolarmente significativi con l’eccezione dell’elemento posteriore, realizzato in Lanthanum Crown LAK9.
Passando Summicron 35mm 1:2 primo tipo, lo schema venne calcolato da Walter Watz, personaggio che esattamente 20 anni dopo avrebbe eternato il proprio nome nella storia progettando il celebre Leica Summilux-M 35mm 1:1,4 Aspherical; il Summicron 35mm 1:2 per Leicaflex venne presentato nel 1970 e nuovamente la richiesta prioritaria tedesca per il brevetto arrivò in ritardo, venendo formalizzata solo il primo Aprile 1971.
Anche in questo caso il modulo anteriore (costituito nel Summicron da 2 lenti divergenti distinte) è realizzato con vetro Fluor Crown FK5 a ridotta dispersione per contenere l’aberrazione cromatica (le leggere differenze con i valori rifrattivi e dispersivi dello stesso materiale presenti nel brevetto dell’Elmarit sono legate a differenti fusioni dello stesso vetro), mentre la terza lente prevede un Lanthanum Flint LAF3 e le ultime 2 un Lanthanum Crown LAK9; si tratta naturalmente di uno schema ben più complicato e costoso rispetto all’Elmarit.
Continua lunedì prossimo nella seconda parte.
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