Leica Summicron Compur 5cm 1:2

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la produzione Leitz-Leica è sempre stata oggetto di collezionismo e interesse quasi morboso non solo per la sterminata offerta di articoli ma anche per la presenza di pezzi talvolta curiosi, nei quali la sinergia di ingegno e precisione ottico-meccanica ha dato frutti notevoli, sovente col plusvalore della produzione in tiratura molto limitata con conseguente rarità dell’oggetto; la protagonista di questo articolo è proprio una di queste realizzazioni rare e particolari, il celebre obiettivo normale per Leica a vite Summicron Compur 5cm 1:2 del 1954.

 

 

Il Leitz Summicron Compur 5cm 1:2 venne concepito a inizio anni ’50, quando finalmente i corpi Leica potevano utilizzare un flash sincronizzato con l’otturatore grazie all’avvento del modello IIIF e l’utilizzo della luce lampo diventava prassi comune; si trattava di ua importante miglioria, tuttavia mortificata da un tempo di sincronizzazione massimo decisamente lento, 1/30”, che di fatto impediva di sfruttare la tecnica del fill-in in esterni, regolarmente utilizzata invece dai fotografi muniti di apparecchi con otturatore centrale (quindi sincronizzabile col lampo anche su tempi rapidi come 1/500”) per schiarire le ombre crude sul soggetto nelle riprese in piena luce solare; Leitz ideò quindi una variante del suo normale più moderno e performante, il Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti, equipaggiata con un otturatore centrale Deckel all’interno del barilotto che forniva 2 ulteriori tempi di posa ausiliari, 1/100” e 1/200” e abbinata ad un dispositivo meccanico che sincronizzava il comando di scatto e l’otturatore a tendina della Leica con l’azionamento dell’otturatore centrale Compur nell’obiettivo; la presenza di una presa di sincronizzazione flash sul barilotto dell’ottica consentiva di abbinarlo ad un lampeggiatore e di esporre con quest’ultimo utilizzando i tempi di sincronizzazione più rapidi, appunto fino a 1/200”, consentiti dal sistema; in tal modo si ovviava parzialmente al limite di sincronizzazione originale ad 1/30” ed era finalmente possibile il tanto agognato fill-in in esterni anche con la Leica.

Questo allestimento venne realizzato su base Summicron 5cm 1:2 nel 1954 ma in realtà prove ed esperimenti erano già stati avviati nel 1951, quando otticamente si assisteva alla transizione fra il prototipo Summitar * (Summitar Star, in pratica un nocciolo ottico Summicron a 7 lenti paludato in una montatura del vecchio Summitar 5cm 1:2 per prove valutative) e il Summicron definitivo; in quell’anno 6 prototipi Summitar * 5cm 1:2 vennero equipaggiati con un otturatore centrale Compur e sovrastrutture analoghe a quelle del successivo Summicron Compur e furono utilizzati per prove interne realizzate in azienda; questa iniziale preserie non venne mai commercializzata e i prototipi, esaurito il loro scopo, finirono a dipendenti Leitz che in molti casi eliminarono la leva di azionamento sull’obiettivo per utilizzare l’ottica in modo convenzionale e persero l’importante accessorio di sincronizzazione al corpo macchina; successivamente, nel 1954, dopo aver gestito il complesso rodaggio produttivo del Summicron 5cm 1:2 rientrante e la critica e ampiamente discussa transizione dei vetri nella fase iniziale della serie, in azienda rispolverarono l’idea dell’otturatore centrale per sincronizzare il lampo con tempi rapidi e venne concepito il Summicron Compur che tutti conosciamo.

 

 

Trattandosi di una piccola tiratura realizzata nel 1954, il gruppo ottico è conforme alla prima generazione di Summicron 5cm 1:2 con barilotto rientrante, come l’esemplare illustrato.

 

 

Il Summicron Compur è quindi antecedente al ricalcolo dello schema da parte di Otto Zimmermann che portò alla versione Summicron 5cm 1:2 in montatura rigida, otticamente migliorata e commercializzata poco dopo; in ogni caso il Summicron Compur prevede a tutti gli effetti un barilotto non rientrante, quindi si potrebbe affermare che il primo Summicron “rigido” sia stato proprio questo.

 

 

Il brevetto relativo allo schema ottico originale poi utilizzato nel Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti rientrante fu depositato in Germania il 9 Gennaio 1950, quindi a tutti gli effetti è un calcolo di fine anni ’40; in questa versione inglese dello stesso documento possiamo osservare 2 opzioni del famoso e caratteristico schema a 7 lenti, con e senza spaziatura ad aria nel secondo doppietto, e l’iniziale presenza di un vetro al torio radioattivo (utilizzato nei prototipi prima di accedere al nuovo Lanthanum Crown LaK9 di analoghe caratteristiche e privo di torio) è serenamente dichiarata nel brevetto stesso; il gruppo ottico definitivo ricavato da questa configurazione verrà poi sfruttato anche nel Summicron Compur.

Vediamo ora com’è strutturato questo speciale e raro obiettivo e quali sono le sue caratteristiche distintive.

 

 

Il Summicron Compur 5cm 1:2, pur sfruttando lo stesso equipaggiamento ottico della versione standard,  utilizzava un barilotto radicalmente differente e, se vogliamo, anche di aspetto molto più moderno; nella parte anteriore è presente una doppia godronatura a sbalzi regolari che funge da presa di forza per montare l’obiettivo (ricordiamo che fu prodotto solo in attacco a vite 39x1mm, pertanto tale operazione era laboriosa), la ghiera dei diaframmi prevede un settore fresato per far spazio alla relativa numerazione e il resto del componente è percorso da una sottile zigrinatura perimetrale che facilita la presa; nella porzione centrale del barilotto, liscia e in finitura satinata, troviamo diversi elementi insoliti: un sottile selettore zigrinato che consente di selezionare i 2 tempi di posa garantiti dall’otturatore centrale, una leva che si accoppia al rinvio dal corpo macchina e attiva la complessa sequenza di operazioni in cascata per gestirlo e una robusta presa di sincronizzazione flash per sfruttare con quest’ultimo i tempi rapidi dell’otturatore Compur; più in basso troviamo la ghiera di messa a fuoco, anch’essa sottile, munita di presa di forza con blocco di infinito a “campanellino” e scala in alternativa con metri (fino a 1m) o piedi (fino a 3,5’); infine, l’attacco per il corpo macchina è ovviamente a vite 39x1mm (precisamente 39mm x 1/26” cioè 39×0,977mm, valori in pratica coincidenti).

L’obiettivo veniva fornito con un accessorio, indispensabile per gestire l’otturatore centrale, che andava fissato sulla fotocamera; questo componente di squisita fattura meccanica si avvitata sopra il pulsante di scatto della Leica e a sua volta prevedeva un analogo pulsante ausiliario da sfruttare per scattare fotografie senza otturatore centrale quando il dispositivo era montato sulla macchina; la paratia posteriore va in appoggio sull’esterno del top e una delle viti presenti sulla sua superficie serve in realtà per svincolare un sistema di registro che, tramite la  rotazione di una seconda vite posta invece sul fianco sinistro dell’accessorio, consente di anticipare o ritardare l’azione di determinati meccanismi e garantire la corretta sequenza di operazioni con l’otturatore a tendina e quello centrale; la leva con complessa sagomatura vincolata alla parte anteriore, dopo il montaggio dell’accessorio, finisce in appoggio sul corrispondente elemento mobile sporgente dal barilotto dell’obiettivo e finalizza lo scatto con l’otturatore centrale.

 

 

Nella parte posteriore dell’obiettivo non sono invece presenti curiosità di rilievo e possiamo solo annotare la ridotta sezione delle ghiere per aperture e messa a fuoco, con relative godronature regolari, la presa di forza con blocco di infinito e il barilotto satinato e lineare, frutto di eccellente fattura meccanica.

 

 

L’accessorio per la sincronizzazione degli otturatori è a sua volta un piccolo capolavoro di precisione Leitz e impressiona in particolare il complesso profilo dell’ampia leva di azionamento, tale da sembrare quasi frutto di una progettazione CAD che ovviamente all’epoca non esisteva, con l’ulteriore raffinatezza di una nervatura di irrigidimento a sbalzo nella parte collegata all’accessorio ausiliario.

Vediamo qual era la prassi operativa montando il Summicron Compur su una Leica a vite dell’epoca.

 

 

Innanzitutto occorre precisare che l’otturatore Compur utilizzato non richiedeva alcun riarmo manuale dopo ogni azionamento perché, come avviene negli otturatori centrali di tipo “press”, la pressione del dito durante lo scatto provvede direttamente a caricare una molla che ne garantisce l’azionamento, e questa caratteristica elimina una variabile in una sequenza già sufficientemente complessa.

Tutto avviene con la pressione delle dita sulla grande leva che interfaccia corpo macchina e obiettivo, il cui complesso profilo citato in precedenza possiamo apprezzare pienamente in questa immagine; tale elemento prevede una corsa in 2 fasi, e al termine della prima una improvvisa resistenza meccanica all’avanzamento provvede ad informare il fotografo di aver completato il primo tratto della sua corsa.

Durante la prima fase della corsa l’otturatore centrale Compur si chiude, garantendo la tenuta alla luce, e l’otturatore a tendina della macchina impostato su posa lunga (Z) viene azionato e rimane aperto: il fotografo incontra poi la citata resistenza e può rifinire l’inquadratura sapendo che un’ulteriore pressione attiverà lo scatto vero e proprio.

Superando tale posizione (fase 2), la corsa della leva fa scattare l’otturatore centrale che si apre e chiude per il tempo selezionato, esponendo la fotografia, e subito dopo il movimento della leva interrompe la pressione dell’accessorio sul pulsante di scatto della fotocamera impostata su posa lunga, facendo quindi chiudere anche l’otturatore a tendina della Leica.

Infine (fase 3), rilasciando la leva, una molla antagonista riporta i comandi nella posizione di partenza, e contestualmente le lamelle dell’otturatore centrale si riaprono; a questo punto è possibile ruotare il pomello sul corpo macchina, avanzando il film esposto e riarmando l’otturatore a tendina, e la Leica è pronta per un altro scatto.

In questa sequenza studiata dai tecnici potrebbe sembrare strana la necessità di riaprire le lamelle dell’otturatore centrale dopo l’esposizione per poi doverle richiudere nuovamente all’inizio della nuova sequenza operativa: infatti il film è comunque protetto dalla luce grazie all’otturatore a tendina della Leica e l’apparecchio non prevedeva sistemi di messa a fuoco o esposizione TTL che richiedessero di traguardare effettivamente attraverso le lenti dell’obiettivo, pertanto da un punto di vista operativo l’otturatore centrale poteva rimanere sempre chiuso; i tecnici hanno tuttavia previsto che l’otturatore si riapra dopo ogni azionamento perché il proprietario poteva eventualmente utilizzare l’obiettivo anche in modo convenzionale, sfruttando solo l’otturatore della Leica, pertanto se l’otturatore centrale in posizione di attesa fosse chiuso non sarebbe possibile realizzare fotografie.

Il Summicron Compur 5cm 1:2 fu realizzato in serie limitatissima, appena 58 esemplari,e i gruppi ottici utilizzati non prevedono un ordine sequenziale ma provengono da 2 distinti lotti di obiettivi Summicron 5cm 1:2 prodotti nel 1954: una serie di 5.000 pezzi compresi fra le matricole 1.152.001 e 1.157.000 e un secondo gruppo da 4.000 esemplari compresi fra le matricole 1.166.001 e 1.170.000, e anche in questo caso ci sono gruppi di Summicron Compur prelevati dallo stesso lotto ma con seriali distinti, non in sequenza.

Al Summicron Compur 5cm 1:2 non venne mai assegnato un codice identificativo ufficiale; nonostante questa presenza sotto traccia, la Ernst Leitz, Inc. New York nel 1955 pubblicò 2 facciate di istruzioni per l’uso destinate a tale obiettivo che costituiscono l’unico documento ufficiale ad esso dedicato; ecco la loro riproduzione.

 

 

La prima pagina replica le sequenze operative, ricorda che la sincronizzazione con i tempi rapidi dell’otturatore è funzionale solamente con lampeggiatori elettronici (X) e che è necessario tarare l’accessorio da avvitare al pulsante di scatto sullo specifico corpo macchina utilizzato, al fine di garantire la corretta sequenza di operazioni.

 

 

La seconda pagina torna sull’argomento della taratura, e ricorda che se acquisendo la foto l’otturatore della fotocamera si richiude prima che quello centrale dell’obiettivo abbia funzionato è necessario calibrare la corsa dell’accessorio di scatto per ripristinare la giusta sequenza; il documento descrive dettagliatamente le operazioni di calibratura del dispositivo, messe in atto allentando la vite indicata con C nell’illustrazione e ruotando quella indicata con D in senso antiorario se l’otturatore della Leica si chiude prima che il centrale abbia scattato, oppure in senso orario se l’otturatore centrale funziona ma a fondo-corsa della leva di azionamento l’otturatore a tendina della fotocamera rimane ancora aperto in posa.

 

 

Il Summicron Compur, con i suoi contenuti tecnici, è un pezzo storico che tentò di ovviare ai limiti dell’utilizzo col flash in esterni, creando anche un precedente che servì da ispirazione ad analoghi obiettivi poi commercializzati, ad esempio, da Asahi Pentax per le sue reflex 645 e 67 con otturatore a tendina, rispettivamente con focali da 75mm e 135mm (6×4,5cm) e da 90mm e 165mm (6x7cm), ciascuno dei quali era munito di un otturatore centrale attivo solo sui tempi rapidi (da 1/60” a 1/500”) e relativa presa di sincronizzazione per il flash, con funzionamento concettualmente analogo; la produzione di appena 58 esemplari ne fa naturalmente un pezzo da alta collezione, anche se – a onor del vero – le quotazioni correnti di mercato non rispecchiano tale lignaggio e rarità; anomalie umorali di mercato a parte, questo specialissimo normale Leica incarna tutti i valori che hanno reso leggendario questo marchio, dal celebre schema ottico Summicron a 7 lenti alla più raffinata meccanica di precisione Leitz, pertanto ci guarda serenamente dall’alto, assiso nel gotha dei prodotti Leica storicamente più significativi.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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