Leica Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph.

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; solitamente nei miei articoli dedicati agli obiettivi fotografici mi oriento su modelli non recentissimi, quando non già di modernariato o dichiaratamente vintage, da un lato riflettendo inevitabilmente la mia situazione anagrafica e dall’altro richiamando l’attenzione su versioni che, seppure stagionate, sono ancora in grado di dare soddisfazioni e garantire un valido value-for-money per chi voglia divertirsi a scattare foto senza investire cifre esose, grazie anche all’intercambiabilità ormai generalizzata garantita dai moderni corpi macchina mirrorless.

In questo caso voglio tuttavia fare un’eccezione, chiamando in causa un esemplare non solo di recentissima introduzione ma anche proposto ad un prezzo realmente selettivo; il campione di giornata è il famoso e chiacchierato Leica Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph., l’ultimo rampollo di una nobilissima genealogia di leggeri grandangolari da reportage il cui capostipite lanciato nel 1958, il famoso “8 lenti” è tuttora molto ricercato ed apprezzato, passando di mano a cifre consistenti; il gradimento indiscriminato che accompagna ogni versione di Summicron-M 35mm 1:2 prodotta da fine anni ’50 ad oggi evidenzia come un obiettivo di queste caratteristiche e solitamente molto compatto si sposi molto bene con le forme della Leica M e con le attitudini pratiche del relativo utilizzatore, al punto che l’accoppiata Leica M + Summicron 35mm è diventata il simbolo stesso della fotografia di reportage e di scene in strada.

Le ottiche Leitz-Leica a telemetro da 35mm 1:2 sono sempre state di elevata qualità e piene di carattere, e il nuovo corso di Leica AG ha poi provveduto ad una evidente normalizzazione di varie aberrazioni già con la nuova versione Asph. dotata di superficie asferica, sebbene alcuni utilizzatori di vecchia data continuino a preferire il mood soggettivamente piacevole garantito da versioni precedenti e teoricamente più aberrate; d’altro canto un progettista vede come linea di sviluppo razionale la progressiva soppressione di tutte le aberrazioni, senza considerare prioritario l’effetto sul senso di tridimensionalità o sulla percezione dello sfuocato che queste ultime possono conferire alle immagini finali (un celebre tecnico della Zeiss di Oberkochen, interrogato in proposito svariati anni fa, rispose convinto che i progettisti sono matematici, non filosofi, e che la loro priorità sta nel correggere al massimo sul piano di fuoco, subordinando a questo la resa dello sfuocato).

Il Summicron-M 35mm 1:2 Asph. costituiva già un ottimo compromesso e ha regalato soddisfazione a moltissimi utilizzatori, alcuni davvero illustri, pertanto questi ultimi forse non avvertivano la necessità di un ulteriore modello dalle caratteristiche ancora più spinte, tuttavia l’azienda, dopo aver esteso la miglioria delle superfici asferiche a tutta la linea e avere introdotto una versione superluminosa in ogni focale disponibile, come futura mission per le ottiche M ha definito un nuovo step nella correzione dell’aberrazione cromatica; questo implemento era già sdoganato da decenni nel sistema Leica R, a partire dal celeberrimo Apo-Telyt-R 180mm 1:3,4 del 1975 e passando al successivo Apo-Elmarit-R 180mm 1:2,8, alla serie di potenti teleobiettivi da 280mm a 800mm e all’Apo-Macro-Elmarit-R 100mm 1:2,8.

Uscito di scena il sistema Leica R, i tecnici di Solms iniziarono ad ipotizzare versioni Apo straordinariamente corrette anche per le ottiche M, estendendo tale prerogativa anche a focali insolitamente ridotte; i primi obiettivi Leica M con denominazione Apo furono gli Apo-Summicron-M 90mm 1:2 Asph., Apo-Telyt-M 135mm 1:3,4 (entrambi del 1998) e Apo-Summicron-M 75mm 1:2 Asph. del 2005, seguiti poi dall’Apo-Summicron-M 50mm 1:2 Asph. del 2012, un modello dal prezzo molto elevato anche per gli standard della casa ma che si affiancava al Summicron-M classico, considerato per anni insuperabile, e forniva valori di risoluzione e contrasto drammaticamente implementati, spingendosi a limiti prima inimmaginabili.

Dopo questo exploit che fece naturalmente scalpore l’azienda si è temporaneamente dedicata a modelli di grande apertura, tornando poi a sorpresa nel Marzo 2021 con il quinto obiettivo Apo per il sistema M, ovvero il nostro Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph.

 

 

 

 

L’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph., lanciato nel Marzo 2021 in finitura nera e con codice interno 11699, abbandona la classica e proverbiale compattezza del 35mm 1:2 M ma incarna una summa di prerogative impressionanti: 4 superfici asferiche, correzione apocromatica con vetri ED e a dispersione anomala, sistema flottante accoppiato alla messa a fuoco e distanza minima portata a 0,3m, alla quale corrisponde un campo inquadrato di appena 135x203mm (rapporto di riproduzione 1:5,6); naturalmente le distanze più brevi non sono accoppiate al classico telemetro opto/meccanico delle Leica M ma è facile utilizzarle sfruttando il live-view su monitor delle M digitali o di altri corpi digitali Leica sui quali sia possibile adattare l’obiettivo.

Come elemento di continuità con le versioni precedenti è stato mantenuto l’attacco filtri anteriore E39 mentre il paraluce rispecchia le nuove tendenze del settore e si fonde armoniosamente nell’estetica del barilotto, risultando piacevolmente integrato.

Naturalmente l’elemento più innovativo e tecnologicamente interessante dell’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph. è il suo sofisticato gruppo ottico a 10 lenti in 5 gruppi, la cui complessità non ha precedenti nella famiglia del 35mm 1:2 dal bollino rosso; negli ultimi anni il responsabile della progettazione ottica di Solms (e ora nuovamente di Wetzlar) è stato Peter Karbe, quindi gli appassionati tendono ad identificare in questo validissimo ed apprezzato tecnico il padre di tutti i moderni progetti Leica, tuttavia in questo caso il notevole Apo-Summicron-M 35mm è stato progettato da altri membri del suo team.

Questo nuovo obiettivo è stato infatti calcolato da Stefan Roth e Kathrin Keller, ed è esaltante osservare come negli ultimi decenni la presenza femminile sia progressivamente aumentata nell’organico di questo esclusivo ed invidiato ufficio di progettazione; già in precedenza il Summicron-M 35mm 1:2 Asph. era stato disegnato da SIgrun Kammans, artefice di molti binocoli e spotting scopes targati Leica e passata una tantum al calcolo di ottiche M, e anche il successivo e definitivo Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph. vede fra i suoi artefici Kathrin Keller, a sua volta in carico alla progettazione ottica Leica fin dal 1997; sappiate dunque che quando i vostri 35mm 1:2 Summicron (o Apo-Summicron) asferici vi deliziano con la loro capacità di riproduzione, dietro questi risultati c’è un genio tutto femminile!

 

 

La richiesta prioritaria di brevetto tedesco venne depositata da Herr Roth e Frau Keller il 17 Dicembre 2018; in questo caso stiamo osservando la prima pagina del corrispondente brevetto e il caratteristico schema a 10 lenti in 5 gruppi utilizzato nell’Apo-Summicron-M 35mm è chiaramente identificabile nell’illustrazione.

 

 

L’embodiment descritto nel brevetto prevede una configurazione con 5 gruppi di lenti, 4 dei quali sono realizzati con struttura composita a 2 o 3 elementi cementati, mentre la lente posteriore è singola; gli asterischi identificano le superfici asferiche, ovvero quella anteriore della prima lente, quella anteriore dell’ottava ed entrambe le facce della decima, e lo schema è suddiviso in 3 gruppi principali.

Durante la messa a fuoco la struttura garantisce un flottaggio, per cui i 2 gruppi principali anteriori (da L1 a L7) prevedono una corsa più lunga di quello posteriore (da L8 a L10), pertanto a distanze ravvicinate  lo spazio fra L7 ed L8 risulta maggiore rispetto alla configurazione di infinito, mentre il diaframma si trova nello spazio fra L4 ed L5 (ricordo che in questo schema la lente anteriore è a sinistra).

 

 

Questo stralcio riassume tutti i dati tecnici di progetto presenti nel brevetto, indicando anche i parametri di asfericità delle varie superfici; la tabella con le informazioni basilari sull’obiettivo evidenzia come 6 lenti prevedano una dispersione anomala, regolarmente quantificata, e 4 di queste lenti sfruttano lo stesso vetro Special Short Flint KZFS con dispersione anomala -0,004, mentre le lenti L5 ed L7 sono realizzate in vetro ED a bassissima dispersione (il numero di Abbe riferito alla lunghezza d’onda e-line è 81,10) e a loro volta con dispersione anomala (valore +0,034); queste 6 lenti sono responsabili della correzione apocromatica dell’Apo-Summicron e risulta particolarmente interessante e potente il tripletto collato centrale L5-L6-L7 con 2 vetri ED a dispersione anomala esterni ed uniti in sandwich con il vetro Special Short Flint KZFS centrale, a sua volta con dispersione anomala; occorre precisare che i classici apocromatici Leica Apo-Telyt-R 180mm 1:3,4 e Apo-Macro-Elmarit-R 100mm 1:2,8 ottenevano tale correzione senza utilizzare vetri ED tout-court, mentre nell’Apo-Summicron-R 35mm 1:2 Asph. non soltanto ne troviamo 2 ma addirittura assemblati assieme nello stesso elemento composito, una soluzione davvero insolita.

Sono da segnalare anche 3 elementi agli ossidi delle Terre Rare ad altissima rifrazione e bassa dispersione, posizionati in L1, L4 ed L8.

Gli elementi asferici non prevedono riporti aggiuntivi di resina iniettata per creare la superficie parabolica, quindi l’asfericità è ottenuta direttamente sugli sbozzi di vetro anche nel caso della sottile lente posteriore L10 che prevede entrambe le superfici con tale caratteristica.

 

 

E’ importante osservare che in questo brevetto Leica, come spesso avviene per i documenti della casa, l’indice di rifrazione dei vetri Ne e la loro dispersione cromatica Ve sono definiti in funzione della lunghezza d’onda di riferimento per la luce denominata e-line (green mercury line), corrispondente ad una frequenza di 546,0740nm, mentre la maggioranza dei brevetti di altri costruttori definisce tali valori in corrispondenza della d-line (yellow helium line) con lunghezza d’onda leggermente superiore, 587,5618nm; siccome rifrazione e dispersione di un vetro variano in funzione delle varie frequenze dello spettro, i parametri rifrattivi e dispersivi indicati nel brevetto Leica per i vetri impiegati sono leggermente differenti da quelli dichiarati per gli stessi materiali alla frequenza d-line più comunemente utilizzata, pertanto in fase di riconoscimento delle varie tipologie coinvolte occorre tenere conto di questa variabile.

 

 

Il confronto fra lo schema descritto dal brevetto e quello definitivo di produzione mostra una chiara corrispondenza, sebbene gli spessori non siano accuratamente riprodotti nella grafica del primo documento; lo schema ottico visualizzato sulla montatura definitiva mostra come l’elemento posteriore arretri in modo deciso rispetto alla baionetta, una circostanza poco favorevole alla proiezione telecentrica richiesta dalle fotocamere digitali e probabilmente mitigata dal diametro particolarmente ampio della decima lente e dalle caratteristiche intrinseche dei sensori previsti.

L’elicoide di fuoco predisposto in modo da garantire una corsa maggiore alle prime 7 lenti mentre il gruppo posteriore avanza a sua volta ma più lentamente, creando in tal modo il flottaggio che compensa le aberrazioni, introduce una caratteristica che in questo modello è particolarmente cruciale vista la messa a fuoco portata da 0,7m ad appena 0,3m; l’elevatissima “presenza” a tutta apertura abbinata ad una messa a fuoco così ravvicinata consente riprese molto plastiche, col soggetto principale che emerge letteralmente dallo sfondo.

 

 

Questo schema permette di riassumere ed apprezzare le varie caratteristiche salienti dell’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph.; lo sforzo per ottimizzare al massimo l’aberrazione cromatica è chiaramente evidente sia nella struttura di base (3 doppietti e 1 tripletto collati permettono di intervenire in tal senso) sia nella scelta dei vetri: su 10 elementi ben 6 utilizzano vetri con una dispersione anomala e risultano evidenziate le 4 lenti in vetro Special Short Flint KZFS e le 2 in vetro ED; a parte la ridottissima dispersione di questi 2 ultimi elementi, la dispersione anomala che caratterizza queste 6 lenti consente una messa a punto fine dell’aberrazione.

In realtà il vetro Special Short Flint utilizzato negli elementi L2, L3, L6 ed L9 non prevede un indice di rifrazione molto elevato o una dispersione significativamente ridotta ma viene utilizzato proprio per questa sua dispersione anomala -0,004, mentre il vetro ED degli elementi L5 ed L7 non soltanto spicca per la dispersione ridottissima, propria di tali materiali, ma anche per un andamento anomalo di senso contrario, +0,031.

La superficie asferica anteriore dell’elemento L1 e quella posteriore di L10 presentano un grado di asfericità molto elevato e chiaramente apprezzabile anche in uno schema poco preciso come questo, mentre la sezione mostra come in sede di progetto si tenga conto anche dell’effetto prodotto dall’interazione fra light pencils e filtro anteposto al sensore, variabile che modifica il loro percorso finale in modo via via più evidente passando dal centro ai bordi; visto che l’ottimizzazione del progetto tiene conto dell’utilizzo in digitale su un sensore munito di filtro con spessore prefissato, sarebbe interessante valutare eventuali cambiamenti di resa utilizzando fotocamere Leica M analogiche a pellicola che ovviamente non prevedono tale elemento.

 

 

Come anticipato, la definizione dei valori rifrattivi e dispersivi dei vetri ottici secondo la lunghezza d’onda e-line (e anche le indicazioni dei 2 parametri arrotondate) rendono più difficile identificare chiaramente alcune tipologie; un’altra difficoltà è stata definire un produttore che avesse a catalogo simultaneamente tutte le versioni specifiche indicate dal brevetto e fosse in grado di fornirle contestualmente, e l’unico nome trovato che potesse soddisfare queste specifiche è la giapponese Ohara Kogaku; premetto che non ho conferme ufficiali di tale fornitura nipponica, tuttavia fino a prova contraria questa è la risposta più ragionevole.

L’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph. prevede quindi 3 lenti alle Terre Rare con eccellente rapporto fra alta rifrazione e bassa dispersione, 2 delle quali realizzate con la stessa tipologia di vetro ottico; abbiamo quindi il posizione L1 ed L8 un lanthanum Dense Flint (LaSF) corrispondente al tipo Ohara S-LAH89 (indice di rifrazione 1,855, numero di Abbe 40,53) e in posizione L4 un altro lanthanum Dense Flint conforme all’Ohara S-LAH58 (indice di rifrazione 1,888, numero di Abbe 40,52); quest’ultimo ha parametri quasi identici al famoso vetro “Noctilux” messo a punto da Leitz ed utilizzato per la prima volta nel Noctilux-M 50mm f/1,2 del 1966; troviamo poi negli elementi L2, L3, L6 ed L9 uno Special Short Flint (KZFS) corrispondente al tipo Ohara S-NBH5 e con valori rifrattivi/dispersivi molto convenzionali (indice di rifrazione 1,648, numero di Abbe 39,43), tuttavia sfruttato più volte, come già detto, per la sua dispersione anomala; in L5 ed L7 troviamo invece un vetro Fluorite Crown (FK) di categoria ED corrispondente al tipo Ohara S-FPL51 (indice di rifrazione 1,498, numero di Abbe 81,10) e, infine in L10 un comune Dense Crown (SK) congruente al tipo Ohara S-BAL42 (indice di rifrazione 1,585, numero di Abbe 59,1).

Lo schema prevede un drastico superamento del classico modello Gaussiano simmetrico utilizzato nei modelli precedenti e finalizza prestazioni assolutamente superiori sfruttando un’architettura complessa e un’oculata scelta di vetri; a tale proposito è bene specificare che la denominazione “Fluorite Crown” dei vetri ED tipo FK non implica che siano realizzati partendo da cristalli di fluorite: semplicemente sta ad indicare la presenza di fluoruri negli ingredienti del vetro.

Il particolare tripletto centrale con 2 lenti esterne in vetro ED richiede un’attenzione supplementare: è infatti noto che la fluorite ma anche i vetri a bassa dispersione composti da fluoruri come il tipo in questione presentano una dilatazione termica sensibilmente superiore alla media, pertanto serve molta cura negli accoppiamenti con elementi collati alla dilatazione prevista dagli altri vetri utilizzati; nel nostro caso il coefficiente di dilatazione alfa 30-70 (ovvero quello che intercorre portando il vetro da 30°C a 70°C) nel vetro centrale KZFS è pari a 66 (un valore standard, analogo a quello di molti altri vetri ottici) mentre nelle lenti esterne in vetro FK di categoria ED tale valore schizza a 131; pertanto, quando tale tripletto è sottoposto a sensibili escursioni termiche (come in estate esponendo l’obiettivo al Sole), la dilatazione delle 2 lenti esterne è teoricamente superiore a quella dell’elemento accoppiato centrale; ovviamente questa informazione è ben nota ai progettisti e suppongo che il cemento utilizzato garantisca la necessaria e prevista elasticità.

 

 

Il nuovo Apo-Summicron si pone quindi come un modello di categoria superiore rispetto al noto e largamente apprezzato Summicron-M 35mm 1:2 Asph., un obiettivo le cui prestazioni generali sono comunque tali da soddisfare anche il fotografo molto esigente; la vista dei 2 obiettivi affiancati evidenzia gli ingombri decisamente superiori della nuova versione e anche il maggiore arretramento nel corpo macchina del suo gruppo ottico, una caratteristica poco apprezzabile in ottiche destinate ad apparecchi digitali dal tiraggio molto ridotto e probabilmente non evitabile.

Per confrontare il rendimento dei 2 modelli sarebbe necessaria un’articolata serie di scatti accoppiati per considerare anche parametri come resa del colore, aspetto dello sfuocato e transizione al medesimo che non si possono desumere da semplici diagrammi strumentali; ci limiteremo quindi ad alcune considerazioni osservando rilevazioni strumentali condivise del fabbricante.

 

 

Queste curve MTF sono misurate a 5, 10, 20 e 40 cicli/mm di frequenza spaziale con orientamento sagittale e tangenziale (linee di mira parallele o perpendicolari alla semidiagonale che dal centro passa ai bordi) e riportano i valori di entrambi gli obiettivi a tutta apertura 1:2 e con diaframma chiuso a 1:5,6, misurati dal centro (a sinistra) fino agli angoli del formato (a destra); ovviamente queste misurazioni non forniscono alcuna informazione sulla bellezza complessiva e soggettiva dell’immagine legata ai parametri del fuori-fuoco, tuttavia risulta evidente che il nuovo modello garantisce un drastico incremento sul già ottimo modello precedente e le curve lineari e ordinate dimostrano come l’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph. non corregga in modo ottimale solamente l’aberrazione cromatica ma anche parametri come curvatura di campo e astigmatismo, garantendo una riproduzione teoricamente perfetta sul piano di fuoco; in realtà la progettazione moderna che tiene conto dei numerosi feedback di clientela raccolti negli ultimi lustri ha consentito di mantenere una riproduzione gradevole anche nello sfuocato, e l’eccezionale nitidezza e contrasto a tutta apertura uniti al forte rilievo plastico e al rendimento dello sfuocato permettono immagini di eccezionale presenza.

 

 

Confrontando parametri complementari come distorsione e caduta di luce ai bordi, i 2 modelli sono invece praticamente equivalenti; la distorsione in entrambi i casi non supera il valore di 1%, sebbene distribuita in modo leggermente diverso (nel nuovo obiettivo è tendenzialmente a barilotto e si azzera ai bordi), e tale valore è difficilmente avvertibile in pratica anche con soggetti geometrici, mentre la vignettatura in entrambi i casi è abbastanza elevata e soprattutto fisiologica, legata ai ridotti diametri degli elementi e al calcolo non completamente retrofocus che producono una perdita di luminosità ai bordi prossima ad 1 f/stop anche col diaframma chiuso ad 1:5,6; in realtà questo è un comportamento quasi ineluttabile in questo tipo di obiettivi con tiraggio molto corto e viene condiviso praticamente da tutti i wide per M, al punto che quest’aura più scura ai bordi è quasi una cifra stilistica delle foto grandangolari realizzate con tali ottiche; personalmente, per il mio modo di vedere la foto grandangolare, preferisco di gran lunga una distribuzione luminosa uniforme come quella consentita dai moderni retrofocus per reflex, tuttavia sono gusti personali.

 

 

Lo schema utilizzato dall’Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph. sfrutta concetti moderni e fa uso sistematico di elementi cementati come in alcune ottiche cinematografiche Kern; per certi versi costituisce un progetto d’avanguardia in questo settore, nel quale sono imperativi anche un tiraggio ridotto e dimensioni molto compatte, tuttavia vorrei ricordare un’ottica del recente passato che anticipava già questo tipo di approccio: si tratta del Carl Zeiss Vario-Sonnar 35-70mm 1:3,5-5,6 T* per apparecchi a telemetro Contax G (quindi con le stesse esigenze di compattezza e tiraggio ridotto), un obiettivo presentato nell’Autunno 1999 e che, nonostante sia uno zoom, effettivamente introduceva concetti progettuali che ritroviamo anche nel modernissimo Apo-Summicron-M, quindi il piccolo zoom Contax G si può considerare un antesignano di questo nuovo corso.

Il Leica Apo-Summicron-M 35mm 1:2 Asph del 2021 è quindi un pezzo dalle straordinarie qualità ottiche e versatilità implementata (messa a fuoco a 0,3m con sistema flottante) che ribadisce autorevolmente la leadership del marchio in questo settore e mette a disposizione uno strumento senza compromessi al fotografo che sappia accettare la sfida e sfruttare creativamente al 100% tale bel di Dio; in ogni valutazione serena e obbiettiva serve tuttavia un rovescio della medaglia, e in questo caso le mie considerazioni sono di due ordini: da un lato tutto questo viene pagato quasi a peso di metallo prezioso (listino attuale al Marzo 2021: 7.425€ per 320g di peso = 23,30€/g) e sicuramente il prezzo costituisce una barriera insormontabile per molti fotografi (mentre, d’altro canto, trasforma automaticamente l’obiettivo in uno status symbol che alcuni acquisteranno solo a tale cagione); dall’altro occorre fare il vuoto mentale e chiedersi serenamente se questo strapotere, se valori così incredibilmente elevati di risoluzione e contrasto siano realmente necessari alla nostra fotografia e se producano un effettivo plusvalore nel risultato finale che andiamo a confezionare… A questo ovviamente non posso rispondere e ciascuno dev’essere onesto con se stesso; soprattutto non bisogna trasformare un pezzo così eccezionale in una sorta di coperta di Linus, facendo totale affidamento sulle sue qualità per realizzare ottime immagini che invece continuano a dipendere dall’occhio, l’attenzione, l’estro, la cura e il background visivo del fotografo, col rischio di sedersi sugli allori e fotografare in modo sciatto, confidando sui superpoteri dell’obiettivo.

Questi pensieri ad alta voce naturalmente nulla tolgono al valore oggettivo dell’Apo-Summicron, un capolavoro che difficilmente verrà superato in tempi brevi.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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