Le fotocamere reflex di Horst Faas

Horst Faas

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il fotografo berlinese Horst Faas (1933-2012), insignito di 2 premi Pulitzer, è stato un personaggio di prima grandezza nella fotografia di guerra e reportage; fin da giovanissimo si interessò allo scenario del Sud-Est Asiatico mettendosi in luce con i suoi servizi fotografici, al punto che a soli 23 anni entrò a ruolo nella celebre agenzia Associated Press (AP); già nel 1962 era a capo del team di colleghi che coprivano tale area e divenne celebre soprattutto per le sue immagini crude e oneste della guerra del Vietnam, vista con l’occhio imparziale di chi veleggia sopra le fazioni e ne percepisce solo la crudeltà.

Si potrebbe dire che le fotografie di Horst Faas stiano al Vietnam come quelle di David Douglas Duncan alla guerra di Corea e quelle di William Eugene Smith alla sindrome di Minamata, testimonianze silenziose ma incredibilmente potenti e in grado di scardinare le coscienze e coinvolgere l’opinione collettiva; Faas dimostrò molto coraggio affiancando i soldati statunitensi sul campo di battaglia, dove venne anche ferito dallo scoppio di una granata che gli devastò gli arti inferiori, e ancor più da responsabile dei fotografi AP attivi in tale area: infatti l’immagine più terribile e iconica di questo lungo conflitto è sicuramente “Napalm Girl”, scattata da Nick Ut l’8 Giugno 1972 ad un gruppo di persone in fuga dalle loro abitazioni investite dal Napalm, fra le quali la giovane Phan Thj Kim Phùc è immortalata mentre corre piangendo per le ustioni e completamente nuda, dal momento che i suoi indumenti erano stati arsi dalla sostanza infiammabile; questa fotografia devastante non avrebbe mai dovuto e potuto essere di dominio pubblico, vista la censura governativa imposta sulle nudità e su un certo tipo di immagini troppo crude, tuttavia Horst Faas non si fece intimorire e da responsabile AP autorizzò la diffusione dell’immagine; curiosamente, soltanto 6 giorni prima era stata pubblicata su Life un’altra straordinaria fotografia, il celebre “bagno di Tokomo Uemura” realizzata nel 1971 da William Eugene Smith, anch’essa destinata a diventare un’icona e a scrollare il sistema innescando un domino di eventi irreversibile.

Horst Faas fu quindi un individuo di grande spessore che meriterebbe una profilatura lunga e dettagliata, tuttavia in questa circostanza voglio limitarmi a descrivere alcune fotocamere e obiettivi che ha utilizzato nella sua carriera attiva di fotografo di guerra, trattandosi in certi casi di scelte originali che escono dal seminato.

 

Horst Faas. © Associated Press

 

Pensando ad un fotografo impegnato nella giungla del Vietnam immaginiamo subito che tenga al collo un paio di Nikon F oppure Leica a telemetro, viceversa Horst Faas per le focali medio-tele si affidava inopinatamente ad una reflex Contarex prodotta dalla Zeiss Ikon Stuttgart, equipaggiata con le sue ottiche fornite da Carl Zeiss Oberkochen.

 

 

Specificamente, in questa occasione il nostro protagonista si sta avvalendo di un modello particolare, la Contarex Professional, e l’ottica in uso è un Carl Zeiss Sonnar 135mm 1:4 in versione nera col relativo paraluce a baionetta 50-135mm; tale paraluce era applicato sfruttando la baionetta di servizio B56 collocata nella parte anteriore dell’obiettivo e per svincolarlo bastava una rotazione angolare molto ridotta; pertanto, onde evitare di perdere inavvertitamente l’accessorio, Horst Faas lo aveva pragmaticamente fissato con un giro di nastro adesivo nero, soluzione fai-da-te che avrebbe fatto inorridire i tecnici Zeiss abituati alla perfezione ma in tale circostanza sicuramente funzionale!

 

 

La Contarex Professional è una scelta davvero inusuale per un fotografo di guerra impegnato in Vietnam, nonostante la sigla del modello sembri suggerire proprio un impiego rude sul campo; il modello Professional esordì nel 1966 ed introduceva un design nuovo e più moderno per le sovrastrutture esterne che verrà poi mantenuto fino all’uscita di produzione della gamma e che ritroviamo anche nella coeva Contarex Super e nelle definitiva Contarex Super Electronic, già vista a sua volta come prototipo alla Photokina dello stesso anno ma effettivamente commercializzata soltanto nel 1968.

La Contarex Professional si potrebbe considerare una Super priva di esposimetro, dal momento che in un corpo praticamente identico garantiva la stessa serie di tempi da 1” ad 1/1.000” + posa B a funzionamento meccanico, tuttavia essendo concepita per un fotografo professionista esperto non prevede lo specchio secondario dietro a quello principale né la necessaria fotocellula al CdS con relativa batteria da 1,35v al mercurio nella parte bassa del mirabox, così come non è presente il galvanometro ad ago per indicare i valori esposimetrici.

La Professional è quindi una reflex 35mm manuale meccanica nuda e cruda; a parte la mancanza dell’esposimetro TTL, le principali differenze rispetto al modello Super sono l’assenza dell’interruttore per il circuito esposimetrico (che nella prima versione di Super era collocato sul frontale, a sinistra della scritta Contarex) e una diversa conformazione del nottolino di riavvolgimento per il film, privo di ghiera e relativa resistenza variabile per impostare i valori ISO dell’esposimetro fotoelettrico, e posizionato quasi a filo rispetto al top (mentre la versione utilizzata da Super e Super Electronic prevede un aggetto più evidente); la scala girevole con le sensibilità disponibili e relativo indice di allineamento presente in questo particolare della Contarex Professional serve pertanto unicamente da promemoria per il fotografo ma non prevede alcun collegamento interno.

La Contarex professional, commercializzata con il codice Zeiss Ikon 10.2700 e prodotta solamente dal 1966 al 1967, fu quindi il tentativo di proporre un apparecchio di seconda generazione che strizzasse l’occhio al professionista inveterato e abituato ad impostare l’esposizione ad occhio, sfruttando l’esperienza, tuttavia a quei tempi il sistema Nikon F col suo notevole parco di obiettivi Nikkor era ormai ampiamente affermato fra i professionisti che preferivano una reflex mentre il sistema Zeiss Contarex era visto come terreno di caccia per amatori snob, tecnici, architetti o scienziati, e il parco ottiche risultava ancora troppo limitato per le esigenze dei pro di alto livello.

Non deve quindi stupire che di Contarex Professional siano stati prodotti solamente 1.500 esemplari, e questo sottolinea ulteriormente la curiosa scelta “controcorrente” di Horst Faas.

 

 

Questi schemi originali Zeiss mostrano la sezione delle Contarex Professional e Super ed evidenziano la posizione dello specchio secondario e dell’elemento sensibile al solfuro di cadmio previsti nella Super e assenti invece nell’altro modello, nel quale è tuttavia contemplato lo spazio per applicare tali strutture, a conferma di una progettazione comune e contemporanea di entrambe le fotocamere.

 

 

Per quanto riguarda l’obiettivo utilizzato da Faas nell’istantanea che lo ritrae, l’ottica in questione è il classico Carl Zeiss Sonnar 135mm 1:4, uno dei 6 esemplari appartenenti al corredo originale presentato a fine anni ’50 assieme alla Contarex I e a sua volta ereditato direttamente dal parco delle Contax IIa e IIIa; è un classico del settore con uno schema ottico che ha fatto scuola, non molto luminoso ma brillante e plastico nella resa nonostante la sua anzianità già a quei tempi; l’obiettivo appartiene alla seconda serie con livrea nera anziché satinata cromo, introdotta dall’azienda poco prima.

 

Horst Faas. © AP Photo

 

Altre immagini di Faas in azione nella giungla del Vietnam mostrano come il fotografo avvicendasse sulla reflex Contarex Professional anche un medio-tele di focale più corta, ovvero il Carl Zeiss Sonnar 85mm 1:2, anch’esso equipaggiato con paraluce a baionetta 50-135mm; in questo caso l’obiettivo è un esemplare con la livrea satinata cromo originale di fine anni ’50, quindi un po’ più anziano rispetto al 135mm 1:4.

L’immagine consente anche di apprezzare come della sua dotazione facessero anche parte un paio di Leica M con obiettivi di focale più corta, e in altre immagini si può apprezzare come inizialmente risolvesse i problemi di messa a fuoco e inquadratura precisa con lunghe focali equipaggiando una di esse con una scatola reflex Visoflex sulla quale montava la testa ottica dell’Elmarit-M 90mm 1:2,8 e il Telyt-M 200mm 1:4 (entrambi introdotti a fine anni ’50), passando poi per maggiore praticità d’uso alla Contarex Professional.

 

 

Il Sonnar 85mm 1:2 per Contarex è un altro esemplare appartenente al corredo iniziale di 6 ottiche predisposto per la Contarex I e a sua volta eredita il gruppo di lenti dal corrispondente obiettivo per Contax IIa e IIIa; in questo caso, tuttavia, non sfrutta lo schema ottico originale calcolato da Ludwig Jackob Bertele negli anni ’30 (che utilizzava solamente 6 lenti) ma una nuova versione, messa a punto dallo stesso progettista nel 1951-52 e basata su un’architettura a 7 lenti simile a quella del Sonnar 50mm 1:1,5; in realtà il Sonnar 85mm 1:2 postbellico di Zeiss Oberkochen nasce da un progetto per un’ottica da 35° di campo, quindi corrispondente ad un 70mm sul 24×36… Si tratta quindi di un modello che, portato a 85mm, potrebbe coprire un formato leggermente superiore (come simulazioni software partendo dai dati grezzi di progetto hanno confermato) e che sul 24×36 subisce un leggero crop perimetrale fino a 28°; considerando certe aberrazioni irrisolte ai bordi presenti in questo schema anche nei ricalcoli postbellici, sospetto che Bertele abbia progettato appositamente l’obiettivo per coprire un formato leggermente superiore, in modo da escludere nell’uso pratico proprio le zone marginali meno corrette e garantire l’ottima uniformità di resa che caratterizza questo modello.

L’obiettivo illustrato è identico a quello utilizzato da Faas e permette di apprezzare il barilotto satinato cromo con finitura opaca che caratterizzava le ottiche Zeiss Contarex prodotte nei primi anni; notate anche lo schema ottico a 7 lenti e molto simile, dimensioni a parte, a quello presente nel Sonnar 50mm 1:1,5; il Sonnar 85mm 1:2 è famoso per la brillantezza ma anche per la sua plasticità e tridimensionalità.

Anni dopo, ristabilitosi in qualche modo dalle gravi ferite alle gambe rimediate in Vietnam nel 1967, Horst Faas ribadì la sua predilezione per le fotocamere reflex tedesche, come possiamo apprezzare da un’altra istantanea che lo ritrae all’opera.

 

 

Questa immagine è stata scattata a Pechino e immortala il fotografo al lavoro durante una visita a bassissimo profilo del Presidente statunitense Nixon che ebbe luogo dal 21 al 28 Febbraio 1972; incurante del freddo e della neve che sta imbiancando il suo abbigliamento, Horst Faas è all’opera con 2 reflex di produzione Leitz: in mano sta stringendo una Leicaflex SL equipaggiata con un Leitz Elmarit-R 90mm 1:2,8 primo tipo a 2 camme (11239), mentre dalla sua spalla sinistra pende una Leicaflex SL Mot nera con relativo motore di trascinamento del film ed obiettivo Leitz Elmarit-R 135mm 1:2,8 primo tipo a 2 camme (11211); notate come la scelta di focali replichi sostanzialmente quella che caratterizzava il suo corredo Contarex in Vietnam.

 

 

La Leicaflex SL fu il primo, grande step evolutivo rispetto alla Leicaflex I originale, adottando un sistema esposimetrico TTL in luogo dell’obsoleta fotocellula esterna ed introducendo un vetro di messa a fuoco che garantiva una eccezionale luminosità e facilità di messa a fuoco, tutte caratteristiche che l’esperto fotografo avrà sicuramente messo a frutto.

 

 

Questo spaccato consente di apprezzare la complessione interamente meccanica della SL, un apparecchio che garantiva anche senza batteria tutte le funzioni previste ad eccezione della misurazione esposimetrica, e quindi in grado di fornire garanzie al professionista obbligato ad immortalare l’evento ad ogni costo.

 

 

Questi rari esemplari “Schnitt” da esposizione mostrano la robusta struttura metallica del corpo SL e la sezione ottica dell’Elmarit-R 135mm 1:2,8 primo tipo, proprio l’obiettivo montato sulla SL Mot di Faas nell’immagine precedente; la prima tipologia di schema ottico è identificabile osservando dall’esterno l’ultima lente: se la sua superficie esposta risulta leggermente concava, come in questo caso, si tratta della prima versione, se invece è convessa e sporge verso l’esterno l’obiettivo appartiene alla seconda versione.

 

 

La Leicaflex SL Mot era invece una versione squisitamente professionale della SL che poteva accogliere il motore di avanzamento Leicaflex Motor, un accessorio pesante e ingombrante con dimensioni addirittura superiori alla fotocamera stessa; sul motore è replicato il pulsante di azionamento per rendere in qualche modo più pratico il suo brandeggio, tuttavia si tratta di una realizzazione ancora lontana dalla funzionalità ottimale, sebbene nomi famosi l’abbiano scelta ed utilizzata, fra i quali Leni Riefenstahl per la sua serie sui Nuba.

 

 

Il medio-tele utilizzato da Faas sulla Leicaflex SL cromata è l’Elmarit-R 90mm 1:2,8 prima versione, riconoscibile per il caratteristico paraluce telescopico a più sezioni; questa versione utilizzava uno schema ottico disegnato da Walter Mandler sfruttando la tipologia Xenotar a 5 lenti in 4 gruppi (e utilizzato anche nelle prime serie di Leitz Colorplan 90mm 1:2,5 da proiezione) che è giustamente famoso per l’eccellente resa ottica fin dalle massime aperture.

 

 

Il Leitz Elmarit-R 135mm 1:2,8 primo tipo montato sulla Leicaflex SL Mot prevede a sua volta un paraluce telescopico estraibile (quindi niente nastro adesivo in questo caso…) e utilizza invece uno schema ottico derivato dal tipo Ernostar e disegnato nel 1959 da Eugen Hermanni; curiosamente questo stesso nocciolo ottico venne utilizzato anche nel corrispondente Leitz Elmarit-M 135mm 1:2,8 primo tipo con “occhiali” destinato alle sorelle a telemetro.

Il grande fotografo tedesco Horst Faas, nella sua parabole professionale attiva, ha quindi utilizzato costantemente fotocamere realizzate in Madrepatria, preferendo le reflex Zeiss Ikon e Leitz all’ormai onnipresente Nikon F e mostrando una nota di carattere e fresca originalità quando adottò per un cimento gravoso come la guerra del Vietnam vissuta in prima linea un apparecchio imprevedibile come la Contarex Professional.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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