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Le fotocamere LOMO Almaz. Prima parte

Le fotocamere professionali sovietiche LOMO Almaz: un tentativo tardivo di replicare il sistema Nikon F2.

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; l’argomento odierno è molto affascinante ed è focalizzato sulle fotocamere sovietiche LOMO Almaz.

Le Almaz raccontano la storia di un fallimento tecnico, prima che commerciale, rivelando un’inadeguatezza progettuale in certi settori che impedì di mettere a punto i modelli previsti e quindi di produrli in serie; tuttavia l’argomento è di estremo interesse perché l’idea stessa alla base di questo progetto forse troppo ambizioso risulta atipica per un paese a gestione socialista, nel quale i prodotti devono essere robusti ma anche semplici ed abbordabili, concepiti per la produzione di massa destinata ad una sterminata popolazione che “istituzionalmente” non ha necessità di prodotti di lusso, realizzati senza badare a spese e perseguendo la massima qualità e prestazioni o caratteristiche avanzate, non funzionali alle mere necessità ma inclini ad una pericolosa deriva capitalista!

Il progetto Almaz prese corpo alla LOMO di Leningrad nella seconda metà degli anni ’70, quando si ipotizzò di creare un corredo professionale a sistema destinato ai reporter sovietici (ma anche, evidentemente, in grado di competere finalmente sul mercato globale e non solo relazionato alle modeste pretese di una clientela COMECON di bocca buona); a quei tempi la Nikon F2 ed il suo sterminato corredo erano visti come la scelta professionale per eccellenza ed altre suggestioni come le nuove Pentax con attacco a baionetta K (non brevettato e quindi disponibile) o l’avanzatissima elettronica Canon A1 rendevano l’atmosfera elettrica, gravida di grandi possibilità in divenire; si decise quindi di creare il sistema Almaz, ipotizzando una fotocamera fortemente ispirata alla Nikon F2 Photomic sia nell’estetica che nelle caratteristiche funzionali, prevedendo contestualmente un completo corredo di ottiche ed accessori professionali, in grado di affrontare qualsiasi tipo di commessa, anche la più impegnativa; lo stesso nome Almaz, che in russo significa diamante, chiarisce senza mezzi termini la volontà di uscire dalla prassi consueta legata ad apparecchi popolari ed essenziali, avventurandosi per la prima ed unica volta in direzione dell’assoluto.

Questo articolo sarà accompagnato da un corredo di immagini e illustrazioni estremamente completo e fornirà un quadro d’insieme esaustivo come mai prima d’ora; dei quattro modelli Almaz conosciuti, solamente uno è stato prodotto in serie (limitata comunque a circa 9.000 esemplari), degli altri 3 esistono solamente alcuni prototipi o esemplari di pre-serie, una situazione che si estende anche alla quasi totalità degli obiettivi ed accessori dedicati: ho quindi sfruttato nuovamente la collaborazione del caro amico Dr. Milos Paul Mladek, grande collezionista e consulente d’asta di attrezzature fotografiche sovietiche, per documentare anche i pezzi più rari grazie alle fotografie che ha gentilmente condiviso.

In questo “gruppo di famiglia” sono presenti tutti i modelli ad esclusione del prototipo Almaz 101 (del quale esiste un sono esemplare, in possesso di un collezionista privato); il family-feeling con la Nikon F2 Photomic è palese e l’età anagrafica – purtroppo – mi consente di ricordare in prima persona il grande scalpore suscitato dai primi resoconti della Photokina riportati sulle riviste del settore nell’autunno 1980, quando questi nuovi ed imprevedibili prototipi LOMO furono presentati con grande clamore al pubblico occidentale; l’indimenticabile Nikon F2 Photomic stava uscendo di produzione, esaurendo fisiologicamente un lungo ciclo iniziato con la Nikon F oltre 20 anni prima e lasciando molti orfani inconsolabili, pertanto queste nuove fotocamere fecero la loro plateale comparsa proprio in un contesto emozionale molto particolare, e suscitarono grande interesse fra gli appassionati, soprattutto fra coloro che, pur apprezzando la F2, non avevano mai potuto affrontare i costi proibitivi di un corredo Nikon completo, accendendo il loro la speranza che la “F2 Photokicheskij” da Leningrad facesse finalmente avverare il sogno, seppure postumo e con tanto di transfert degno di psicanalisi.

Questo organigramma di sistema risale alle fasi di definizione preliminare del corredo Almaz e, col senno di poi, appare un po’ come il cassetto delle velleità insostenibili: infatti molti elementi non vennero nemmeno realizzati e di molti altri esistono solo alcuni prototipi o una manciata di esemplari di pre-serie; il documento è comunque di estremo interesse perché ci fa capire quali fossero le intenzioni iniziali: in pratica il perno del sistema – analogamente al corredo Nikon F2 – era un corpo macchina modulare che, opportunamente accessoriato, poteva assumere 3 denominazioni diverse con prestazioni e funzioni differenti; diversamente dall’esempio Nikon, in cui il corpo macchina è unico e i mirini intercambiabili provvedono ad implementare le caratteristiche, nel sistema originale Almaz erano previsti due differenti otturatori: un modello meccanico, non alimentato da batterie, con tempi di posa fra 1” ed 1/1000” (oppure 1/2000”, a seconda delle configurazioni) ed una versione a funzionamento elettromagnetico che garantiva tempi di posa da 16” ad 1/1000” oppure – in alternativa – da 30” ad 1/2000”.

 

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Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

Continua lunedì prossimo con la seconda parte.

 

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