La fotocamera personale di Julius Raab

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; spesso i personaggi famosi, che siano sportivi, attori, politici, musicisti o quant’altro, vengono visti dalla gente comune come entità quasi mistiche ed irraggiungibili, relegati ad un empireo del tutto particolare ed escluso ai mortali, viceversa anche loro hanno vizi, preferenze, passioni e debolezze e, naturalmente, anche il soggetto più in vista ha effettuato una scelta precisa quando si è procurato un orologio, una racchetta da tennis, un velocipede o magari un apparecchio fotografico; oggi voglio mostrarvi la fotocamera personale che accompagnò i rari momenti di quiete familiare negli ultimi anni di vita di un famoso personaggio politico austriaco del recente passato.

 

Julius Raab

 

L’Ingegnere Julius Raab (1891 – 1964) fu fra i fondatori del Partito Popolare Austriaco e arrivò a ricoprire la carica di Cancelliere dal 1953 al 1961; negli ultimi 6 anni di vita a Julius Raab fece compagnia una fotocamera a telemetro giapponese, e oggi possiamo ammirare proprio il suo esemplare personale, corredato della dotazione originale, grazie al gentile supporto dell’amico viennese Dr. Milos Paul Mladek che conserva questo cimelio nella sua collezione e che ringrazio per la condivisione.

 

 

La custodia dell’apparecchio tradisce immediatamente l’appartenenza di brand e appare in ottime condizioni; del resto, un politico di tale livello non aveva certamente molto tempo libero per dilettarsi con la fotografia amatoriale.

 

 

La fotocamera che il Cancelliere in carica Julius Raab acquistò nel 1958 era una Canon a telemetro per il formato 24x36mm; dopo la notevole evoluzione introdotta con il modello Vt del 1956, il fabbricante nipponico aggiustò ulteriormente il tiro e nel 1958 presentò la versione VI T con alcune migliorie che vedremo in seguito; l’apparecchio di Herr Raab è proprio una Canon VI T, modello che veniva preferenzialmente fornito con il luminosissimo obiettivo 50mm 1:1,2; nel caso del nostro Cancelliere il sistema era anche completato dall’esposimetro esterno Canon Meter 2, anch’esso introdotto nel 1958 per adattarsi alla nuova ghiera dei tempi unificata, e come potete notare anche la borsa pronto vista in precedenza presenta uno specifico rigonfiamento nella parte superiore per far posto a questo accessorio.

La fotocamera appare tuttora quasi intonsa, a conferma del limitato sfruttamento che la interessò all’epoca; si trattava comunque di un apparecchio coi fiocchi, appena introdotto sul mercato, equipaggiato con un obiettivo performante ed estremamente luminoso ed accessoriato con un esposimetro esterno con fotocellula di grandi dimensioni, pertanto il negoziante che servì e probabilmente consigliò Julius Raab gli ha fornito una fotocamera in grado di produrre ottimi risultati.

Vediamo qualche ulteriore dettaglio su questi pezzi di fine anni ’50.

 

 

Nel 1958 l’azienda Canon introdusse due nuove fotocamere 35mm a telemetro dalle caratteristiche analoghe: i modelli VI L e VI T; l’unica differenza fra le due versioni riguarda l’avanzamento del film, messo in atto nella VI L con una convenzionale leva di armamento rapido e nella VI T da un trigger telescopico posto sotto il fondello e analogo a quello Leica, coadiuvato da un convenzionale pomello godronato sul top per le operazioni di inserimento del film.

 

 

Il modello VI T, quello acquistato e utilizzato da Raab, fu assemblato dal Giugno 1958 al Luglio 1960 e vennero prodotti complessivamente 8.175 esemplari (la sistematica dei corpi Canon a telemetro non è delle più semplici perché in un intervallo temporale sostanzialmente limitato sfornò almeno 3 dozzine di modelli e varianti diverse); rispetto ai modelli più obsoleti, fino alla serie IV, la VI T può vantare notevoli migliorie e l’apparecchio prevedeva molte caratteristiche pregevoli, fra le quali: robusta struttura metallica in grado di reggere anche un utilizzo pesante; otturatore in lamina di acciaio inox con tempi uniformemente spaziati da 1” ad 1/1000” + posa B e tempo di sincronizzazione flash ad 1/55” con selezione indipendente; ghiera dei tempi per la prima volta unificata e in grado di gestire tutta la scala disponibile con un singolo comando che restava fisso durante le operazioni di avanzamento e scatto; dorso incernierato lateralmente per agevolare il caricamento del film; fondello con trigger estraibile per l’avanzamento rapido del film; presa di sincronizzazione flash con adattamento automatico ai lampeggiatori elettronici (X) o alle lampade a combustione (FP); mirino con telemetro accoppiato e compensazione automatica del parallasse che consentiva di selezionare tre ingrandimenti; 0,65x (con copertura da 35mm), 1x (con copertura da 50mm e cornicette aggiuntive per il teleobiettivo da 100mm) e 1,55x (replicando una base telemetrica di 65,5mm) per la messa a fuoco di precisione; contafotogrammi additivo con azzeramento automatico; manettino telescopico per il riavvolgimento rapido del film; attacco obiettivi con filettatura 39x1mm e accoppiamento telemetrico compatibile con le ottiche Leica; disponibilità del nuovo esposimetro esterno Canon Meter 2 accoppiato ai tempi che gestiva una doppia scala di valori luce (4-13 EV e 10-19 EV) e consentiva di applicare un pannello booster al selenio per scendere fino a 2 EV.

La Canon VI T misurava 144mm di larghezza per 81mm di altezza e 34mm di spessore (solo corpo); equipaggiata con il 50mm 1:1,2 come in foto (senza esposimetro) pesava 995g mentre il prezzo nel 1958 del corpo macchina con ottica 50mm 1:1,2, esposimetro Canon Meter 2 e borsa pronto era di 99.500 Yen.

Pur considerando che nel frattempo erano arrivati sul mercato apparecchi come la Leica M3 e la Nikon SP, questa Canon VI T era comunque un modello decisamente moderno e complessivamente non presentava il fianco a critiche, considerando anche che l’attacco a vite LTM poteva sembrare obsoleto a fronte delle baionette Nikon-Contax e Leica M, tuttavia questo apriva le porte alla compatibilità con l’universo degli obiettivi 39×1, originali Leitz e non, un plus non da poco.

 

 

Di particolare rilevanza era il sistema di avanzamento, possibile sia sfruttando il pomello godronato accanto al pulsante di scatto sia il Canon Rapid Wind Trigger sotto l’apparecchio, eventualmente avvitando sulla filettatura per treppiedi l’impugnatura ausiliaria Canon Rapid Wind Pistol Grip della foto (queste illustrazioni sono relative al modello Canon Vt de luxe del 1956, tuttavia caratteristiche e funzionalità sono identiche); occorre comunque annotare che Herr Raab teneva l’apparecchio nella sua borsa pronto e quindi non poteva sfruttare il trigger se non estraendo preventivamente la fotocamera dalla sua custodia, pertanto immagino che si accontentasse di avanzare il film ruotando il pomello convenzionale, per quanto scomodo.

 

 

L’esposimetro Canon Meter replica concettualmente i principi dei noti Leicameter ed era costruito molto bene, con una fotocellula di grandi dimensioni che garantiva una buona sensibilità e precisione anche a bassi livelli di luminosità; questo accessorio, nella seconda metà degli anni ’50, venne ripetutamente aggiornato: prima per adattare la scala del suo regolo calcolatore, aggiungendo il valore di apertura 1:1,2 previsto dal nuovo 50mm luminoso lanciato nel 1956, e nuovamente nel 1958 per modificare la ghiera secondaria dei tempi e uniformarla al nuovo standard previsto dai modelli VI L, VI T e P; queste modifiche comportarono l’adozione della nuova denominazione Canon Meter 2.

L’esposimetro prevedeva una protezione metallica rimuovibile per l’elemento sensibile ed era fornito in un’apposita custodia.

 

 

Questa immagine con il Canon Meter 2 evidenziato su un corpo Canon P mostra chiaramente il regolo circolare con l’apertura aggiuntiva 1:1,2 e la ghiera dei tempi con tutti i valori prevista nelle nuove fotocamere serie VI e P del 1958-59.

Le fotocamere VI L e VI T (dove la “T” è l’acronimo di Trigger) erano apparecchi raffinati e di alta gamma; naturalmente il fabbricante ne era perfettamente cosciente e infatti l’obiettivo di primo equipaggiamento per la VI T era il pregiato e luminosissimo 50mm 1:1,2 disegnato da Ito-San e presentato due anni prima, nel 1956; in pratica solamente Nikon poteva vantare un ancor più performante Nikkor-N 50mm 1:1,1 ( Leica nel 1956 era ancora ferma al Summarit 50mm 1:1,5, così come Zeiss Ikon Stuttgart poteva vantare solamente il Sonnar 50mm 1:1,5) e grazie a quest’obiettivo così luminoso e con ottime prestazioni generali la nuova telemetro Canon era in grado di affrontare qualsiasi cimento, anche professionale; ho descritto esaustivamente le caratteristiche del Canon rangefinder 50mm 1:1,2 in un altro articolo pubblicato su nocsensei.com e dedicato al famoso Canon Dream Lens 50mm 1:0,95, tuttavia, facendo parte del set utilizzato da Julius Raab, approfitto per un breve riassunto generale sulle sue caratteristiche.

 

 

Il Canon RF 50mm 1:1,2 fu calcolato da Iroshi Ito e presentato per la richiesta di brevetto nell’Agosto 1955, entrando poi in produzione un anno dopo; lo schema ottico del tipo Doppio Gauss utilizza 7 lenti in 5 gruppi, con 2 doppietti collati ai lati del diaframma, disegno che lo stesso Ito utilizzerà in seguito per l’ancora più luminoso 50mm 1:0,95; nel 50mm 1:1,2 sono presenti 4 elementi realizzati con vetri agli ossidi delle Terre Rare con favorevole rapporto alta rifrazione/bassa dispersione, tre dei quali in lanthanum Crown LaK13 e uno in lanthanum Flint LaF3.

La correzione dell’aberrazione sferica, una dei principi informatori del brevetto, risulta proporzionalmente elevata se si considera l’ampia apertura massima, e le prestazioni dell’obiettivo sono tuttora considerate molto buone dagli appassionati del vintage.

Abbiamo quindi visto che anche personaggi famosi di prima grandezza possono condividere le stesse necessità e desideri di qualsiasi concittadino e magari entrare in un negozio di fotografia con l’identica, piacevole emozione di chi sta per acquistare la sua nuova fotocamera e già si pregusta le belle immagini che metterà in grado di realizzare: tutti uguali nel breve volgere di quell’attimo di trepidazione!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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