Kowa 19mm 4,5 fisheye

Kowa 19mm 4,5 fisheye circolare per Kowa Six formato 6x6cm

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; gli obiettivi cosiddetti fisheye introducono un distorsione progressivamente maggiore passando dal centro del fotogramma ai bordi della loro copertura, procedendo da 0 a 100%, e in virtù di questa deformazione riescono ad includere un campo d’immagine che normalmente arriva a 180° (ma in certi casi si è spinto fino a 220° ed esistono prototipi da 270° e anche più, che fisicamente riescono a fotografare addirittura ciò che si trova dietro la fotocamera); normalmente i fisheye più diffusi presentano una proiezione cosiddetta equidistante, nella quale – nota come (f) la lunghezza focale dell’obiettivo – il rapporto fra la distanza sulla diagonale dal centro del fotogramma (u) e il relativo coefficiente angolare di copertura (w) è congruente alla funzione u = 2f . sin w/2 (esistono altri tipi di proiezione, ad esempio quella ortografica, utilizzati però in modelli speciali prodotti in pochissimi esemplari).

L’obiettivo fisheye a proiezione equidistante copre quindi 180° in tutte le direzioni e produce un’immagine circolare e, per renderlo più versatile, nei modelli più diffusi la lunghezza focale è stata aumentata al punto da riuscire ad inscrivere il fotogramma della fotocamera nel suo cerchio di copertura, ottenendo quindi una copertura totale del formato a discapito di quella d’immagine, dal momento che, in questo caso, i 180° di campo sono garantiti solo agli angoli estremi tangenti in cerchio di copertura.

Questo tipo d’obiettivo è stato molto usato in pubblicità per ottenere immagini di grande impatto oppure in fotografia di paesaggio quando sia richiesto un angolo di campo estremo, trattandosi di un soggetto nel quale la vistosissima distorsione a barilotto ai bordi può essere mascherata, specie se si posiziona l’orizzonte al centro del fotogramma (le linee che intercettano l’asse sono infatti rettilinee); in ogni caso si tratta quasi invariabilmente di modelli destinati al formato 24x36mm oppure, di recente, ai sensori digitali APS-C o 4/3; gli obiettivi fisheye concepiti per formati superiori si contano davvero sulla punta delle dita e si possono passare facilmente in rassegna, partendo dai modelli Mamiya Sekor Fisheye ULD C 24mm 1:4 (per 645) e Mamiya Sekor Fisheye C – Fisheye Z 37mm 1:4,5 (per 67), passando per il Carl Zeiss F-Distagon T* 30mm 1:3,5 con otturatore centrale, il sovietico Zodiak-8 30mm 1.3,5 col relativo clone MC-Arsat 30mm 1:3,5 usati su Pentacon-Six e Kiev-88, arrivando all’SMC-Takumar 6×7 / SMC-Pentax 67 Fisheye 35mm 1:4,5 per Pentax 6×7 / 67; tutti questi modelli garantiscono una copertura completa del formato e nessuno di essi, quindi, è un fisheye nato per generare un’immagine circolare inscritta nel fotogramma, che garantirebbe una copertura di 180° in tutte le direzioni sfruttabile per esigenze scientifiche, urbanistiche e metereologiche; esiste un prototipo di Zeiss F-Distagon da 24mm con queste caratteristiche (prodotto su richiesta – sembra – per il controllo di qualità all’interno di pneumatici) ma non è stato mai prodotto in serie.

Per molto tempo l’unico esemplare di fisheye a copertura circolare per medio formato è stato il Nikkor Fish-Eye (SIC) 16,3mm 1:8 applicato alla Nikon Fisheye Camera, uno spartano apparecchio di piccole dimensioni che veniva caricato con pellicola formato 120 e produceva immagini fisheye circolari da 50mm di diametro su fotogrammi 6x6cm; i controlli sul corpo macchina, tecnicamente analogo a quelli scientifici utilizzati sui microscopi, si limitava all’avanzamento del film e tutti i controlli come regolazione dei tempi, settaggio del diaframma, riarmo dell’otturatore centrale, scatto e sincronizzazione flash avvenivano sull’obiettivo; questo apparecchio è stato realizzato in pochissimi esemplari per enti governativi giapponesi e a tutt’oggi l’unico vero fisheye con copertura circolare da 180° in tutte le direzioni destinato ad una fotocamera di medio formato è il Kowa Fish-eye (SIC) 19mm 1:4,5 destinato alla Kowa SIx e Super 66, un apparecchio giapponese nato per entrare in concorrenza diretta con la regina del settore, l’algida ed inossidabile Hasselblad.

La Kowa Six fu introdotta nel 1968 e in effetti replicava molte caratteristiche funzionali del suo target svedese: fotogrammi 6x6cm su pellicola 120, mirini e vetri di messa a fuoco intercambiabili, obiettivi con otturatore centrale meccanico, vasta gamma di accessori per qualsiasi esigenza, il tutto proposto ad un prezzo men che dimezzato rispetto al listino dell’inarrivabile svedese.

Nel 1970 venne presentata la Kowa MM, dotata di sistema di blocco dello specchio in posizione sollevata e nel 1973 arrivò la versione Kowa Six II che si emendava dalla più grave limitazione dei modelli precedenti: l’impossibilità di sostituire il magazzino porta-pellicola; con l’avvento della definitiva Kowa Super 66, ulteriormente rifinita con modifiche di dettaglio, quest’apparecchio era effettivamente in grado di competere con la rivale Hasselblad, al cospetto della quale, peraltro, fin da subito aveva potuto vantare prerogative quali la presenza di mirino con esposimetro TTL incorporato e un soffietto dotato di montatura anteriore basculabile e decentrabile per gestire prospettiva e profondità di campo; purtroppo le prime serie furono flagellate da una difettosità sistematica che gli meritò una sinistra fama e quando arrivò il tanto atteso modello con dorsi intercambiabili, oggettivamente migliorato sotto vari aspetti, la sua nomea pregressa di apparecchio poco affidabile impedì il successo commerciale che avrebbe invece meritato, specie fra in professionisti per i quali la riuscita del servizio, senza imprevisti, è ovviamente un’esigenza vitale.

Gli obiettivi costituivano un punto di forza perché, nonostante fossero prodotti e firmati dalla Kowa Company Limited di Nagoya, in realtà gran parte dei gruppi ottici erano stati progettati negli stati uniti da Jan Ter Louw, un ottico di origini olandesi con base sulla East Coast; ho avuto il privilegio di condividere con Jan un rapporto di amicizia e mi ha confidato che anche le ottiche Kowa di grande formato erano sempre farina del suo sacco; gli obiettivo per Kowa 66 erano quindi un prodotto interessante in cui confluivano competenze e il know-how molto diversificati; dal punto di vista funzionale e strutturale erano chiaramente ispirati agli Zeiss per Hasselblad, tuttavia anche le prime versioni satinate cromo del 1968 potevano contare su otturatore e diaframma con finitura brunita antiriflessi e una grafica molto leggibile.

Dopo circa 5 anni dall’introduzione, la Kowa Six poteva contare su un parco di 10 ottiche sicuramente interessante perché, se da un lato prevedeva anche lunghe focali come il classico cannone da 500mm, sul versante dei grandangolari l’offerta era addirittura più ricca di quella proposta dalla linea Zeiss per Hasselblad: infatti, ad un medio grandangolare da 55mm 1:3,5 per 72° di campo, si affiancava un grandangolare spinto da 40mm 1:4 e 90°, un supergrandangolare retti lineare da 35mm 1:4,5 per 98° di campo (analogo a quello di un 18,5mm sul 24×36) e addirittura l’unico fisheye a copertura circolare per fotocamere medio formato della storia, il Kowa Fish-eye 19mm 1:4,5.

La gamma prevista per gli ultimi modelli Kowa Six II e Kowa Super 66, ormai riconoscibile per l’aggressiva finitura nera, prevedeva quindi 4 grandangolari (19mm fisheye, 35mm, 40mm, 55mm), un normale (85mm), un obiettivo macro ad alta planeità di campo (110mm) e 4 teleobiettivi (150mm 200mm, 250mm, 500mm), uniformemente scalati e diversificati per soddisfare tutte le esigenze; nell’immagine si possono notare le imponenti dimensioni dello speciale fisheye a copertura circolare da 19mm e si intuisce immediatamente che si tratta di una realizzazione speciale.

In particolare, la serie dei grandangolari spinti forniva un supporto perfetto al fotografo di architettura, industriale e di paesaggio, permettendo l’accesso ad un 40mm che costituiva già il limite delle ottiche a visione reflex per Hasselblad, bissato dal superwide da 35mm (che avvicinava la notevole soglia psicologica dei 100° rettilineari) e dall’incredibile fisheye circolare da 19mm; per contenere leggermente le dimensioni rispetto alla concorrenza (ricordiamo che lo Zeiss Distagon-C 40mm 1:4 per Hasselblad utilizzava filtri da ben 104mm) gli obiettivi Kowa da 40mm e 35mm sfruttavano una montatura anteriore filettata ridotta a 95mm e prevedevano anche un porta-filtri posteriore per filtri in gelatina da 33mm che consentiva di economizzare sull’acquisto rispetto alle grandi versioni convenzionali filettate; il fisheye dal 19mm, per sua natura, non poteva utilizzare accessori anteposti alla lente anteriore e venne equipaggiato con un porta-filtri posteriore per filtri in gelatina quadrati da 37,5mm che, contrariamente da quelli applicati dietro i modelli da 40mm e 35mm, era rimovibile ed acquistandone altri esemplari dal catalogo accessori era possibile predisporli in precedenza con i relativi filtri in gelatina, rendendo la sostituzione più semplice e rapida; fu invece esclusa la soluzione prevista dallo Zeiss F-Distagon 30mm 1:3,5 per Hasselblad, dotato di una serie di filtri in vetro di piccole dimensioni con montatura metallica da fissare dietro la lente posteriore, previo smontaggio rapido dell’intero gruppo ottico dalla montatura di messa a fuoco; va anche annotato che questi obiettivi mettevano a fuoco fino a 0,4m, un valore decisamente favorevole.

Questa scheda sottolinea le notevoli caratteristiche dei grandangolari per Kowa Six / Kowa Super 66, tutti equipaggiati con otturatore Seiko SLV che garantisce la stessa gamma di tempi di posa permessi dal Deckel della controparte svedese; lo schema ottico dell’eccezionale fisheye circolare da 19mm è molto sofisticato e prevede addirittura 14 lenti, mentre le ottiche da 35mm e 55mm utilizzano schemi retrofocus moderni e simili a quelli che, all’epoca, vennero disegnati da Ikuo Mori della Nippon Kogaku per i Nikkor 20mm 1:4 e 35mm 1:2,8 destinati al sistema Nikon; va anche segnalato che il 55mm 1:3,5, passando dalla originale versione satinata cromo a quella nera, vide un aggiornamento del suo schema ottico, la cui versione iniziale è riportata nello schema.

Questa immagine riporta la tabella con i valori di profondità di campo del fisheye da 19mm; ovviamente, considerando la cortissima focale, tali valori sono incredibilmente ampi per il formato 6×6 e, ad esempio, scattando ad f/16 con regolazione a 0,8m abbiamo in profondità di campo un settore che spazia da infinito a 0,46m, una copertura che renderebbe quasi superflua la messa a fuoco stessa, tuttavia possibile con la relativa ghiera; la complessità e dimensione del sistema ottico ha imposto la realizzazione di una montatura-monstre da ben 136mm di diametro e addirittura 2.290g di peso!

Questo ritaglio, ricavato da un manuale di istruzioni della Kowa Super 66, illustra il potenziale dei grandangolari più spinti e conferma come il fisheye da 19mm 1:4,5 consenta una copertura circolare da 180° inscritta all’interno del formato 6x6cm.

Lo schema ottico del 19mm è molto complesso ed utilizza 14 lenti in 9 gruppi, una struttura che lo configura come un vero e proprio pezzo di bravura; infatti il progettista non si è limitato a dimensionare la lunghezza focale per la copertura necessaria adottando uno schema fisheye convenzionale con meno elementi ma ha scelto di non accettare compromessi, creando una configurazione inedita e performante.

Naturalmente il fabbricante era ben cosciente che il 19mm fisheye a copertura circolare costituiva un vero atout del sistema, unico nel suo genere, e sottolineava come l’apparecchio equipaggiato con quest’obiettivo diventasse una speciale fisheye camera da 180° su medio formato, eventualmente sfruttabile per impegnative applicazioni tecniche come, ad esempio, il monitoraggio delle masse nuvolose.

L’eccezionalità di questo exploit si scontrava tuttavia col rovescio della medaglia di una costruzione così raffinata e complessa: in questo listino statunitense dell’Ottobre 1977 si può infatti notare come il Kowa Fisheye da 19mm 1:4,5 costasse la bellezza di 2.850 Dollari, quando il corpo macchina evoluto Kowa Super 66 dotato di obiettivo normale Kowa 85mm 1:2,8, mirino a pozzetto e magazzino intercambiabile era quotato appena 799 Dollari: in pratica il Fisheye costava oltre 3,5 volte il prezzo del corpo macchina completo e circa 1,5 volte quello di un’Hasselblad 500 C/M con pozzetto, magazzino A12 e Zeiss Planar 80mm 1:2,8 C: una cifra veramente impegnativa che ha ulteriormente limitato la diffusione di quest’obiettivo, già naturalmente destinato ad una nicchia ristretta; oggi pertanto si tratta di un pezzo molto raro e ricercato dai più raffinati cultori della fotografia panoramica che lo posizionano ai vertici della loro lista dei desideri!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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