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Konica Hexagon 17mm f/16 ed M-Hexanon Dual-Lens 21-35mm f/3,4-4

Konica Hexagon 17mm 1:16 ed M-Hexanon Dual-Lens 21-35mm 1:3,4-4.

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questa occasione desidero accennare rapidamente a due obiettivi prodotti da Konishiroku Kogaku, meglio nota come Konica, modelli drasticamente distanti per tecnologia e destinazione ma entrambi, a loro modo, curiosi e interessanti.

Il primo obiettivo, in realtà, si presenta in questa forma dopo una elaborazione artigianale: infatti, all’origine, è un 17mm di semplicissima fattura, con forte distorsione residua e apertura molto ridotta (1:16), che in inizialmente veniva abbinato ad una compatta denominata Konica WayWay destinata a riprese grandangolari panoramiche e anche a selfie ante-litteram (era dotata di un flash di fill-in e persino di un settore specchiato attorno all’obiettivo per mettersi in posa prima dell’autoscatto); successivamente qualche praticone del Sol Levante ha pensato di riciclare il semplicissimo gruppo ottico dalle WayWay, realizzando una nuova montatura ad hoc che, autentico lampo di genio, replica le fattezze di un celeberrimo supergrandangolare di modernariato, il Carl Zeiss Hologon 15mm 1:8 in attacco Leica M, un obiettivo rarissimo, molto pregiato e parimenti costoso; in tal modo il gruppo ottico prelevato da una compatta senza pretese acquistava immediatamente un allure irresistibile!

Naturalmente il camuffamento richiedeva anche l’applicazione della classica serie di dati tecnici, assenti nella compatta d’origine, quindi l’intraprendente artigiano optò per la denominazione Hexagon, un’intelligente crasi fra Hexanon, il brand name degli obiettivi Konica (però leggermente modificato per non incorrere in azioni legali) e il suffisso -gon, ad indicare l’ampio angolo di campo; anche la doppia scala di messa a fuoco (in realtà praticamente inutilizzabile per la ridottissima corsa), smaltata in due colori e posizionata alle due estremità della montatura, cita testualmente le fattezze dell’Hologon-M, realizzando un oggetto che lo replica senza pudori, anche in considerazione del fatto che la montatura adottata, una scelta imposta dal ridotto spazio retrofocale disponibile, è l’attacco a vite Leica 39×1, facilmente convertibile in baionetta M con l’apposito adattatore, quindi la velleità d’imitazione in bilico fra giocoso ed irriverente, fra velleitario e sacrilego era portata alle estreme conseguenze.

Come spesso avviene con gli oggetti che ispirano pulsioni più feticistiche che razionali, questo improbabile Hexagon/Hologon 17mm 1:16 ha solleticato i pruriti di molti appassionati, attratti da questa curiosità, al punto che attualmente vengono richiesti fino a 700 Dollari per un esemplare, seppure con la dotazione supplementare di un mirino esterno da 17mm (sicuramente più costoso dell’obiettivo stesso…); in realtà le sue umili origini le possiamo individuare in questa semplice fotocamera compatta, nata – come detto – soprattutto per realizzare selfie panoramici su sfondi spettacolari e col volto ben illuminato da un colpo di flash, come suggerito anche dalla grafica dell’adesivo applicato all’impugnatura; notate anche il settore specchiato attorno all’obiettivo che consentiva di controllare l’espressione e la posa prima di scattare, tenendo il braccio teso con l’apparecchio in mano esattamente come oggi si usa fare con i selfie realizzati sfruttando lo smartphone.

Il furbo artiginano merita comunque tutta la nostra ammirazione perché ha saputo trasformare, con una certa sfrontatezza, questo grandangolare Konica di semplice fattura in un vero oggetto cult.

Il secondo obiettivo preso in considerazione è di tutt’altro lignaggio: si tratta del Konica M-Hexanon Dual-Lens 21-35mm 1:3,4-4 destinato alla fotocamera 35mm a telemetro Konica Hexar RF.

La Konica Hexar RF è un apparecchio di alta qualità che, riprendendo le suggestioni dell’esperienza Minolta CLE, voleva proporre un’alternativa ai classici apparecchi Leica M; presentata alla Photokina del 1999, la Hexar RF garantiva tempi di otturazione compresi fra 16” ed 1/4000”, sfruttava la stessa baionetta e accoppiamento telemetrico delle Leica e il fabbricante mise in cantiere anche una serie di obiettivi, denominati M-Hexanon, esteticamente analoghi agli originali Leica e non dissimili nemmeno per qualità ottica, al punto che molti Leicisti acquistarono una Hexar RF per sfruttarla con le proprie ottiche tedesche ma altri invece montarono con soddisfazione questi M-Hexanon sulle loro Leica; del resto la Konishiroku è un’azienda con antiche e solide tradizioni nel campo dell’ottica fine, e giova ricordare che il primo obiettivo realizzato in Giappone fu proprio un Hexar.

La gamma di ottiche per Konica Hexar RF era abbastanza conservativa, comprendendo focali da 28mm, 35mm, 50mm, 60mm (solo in tiratura limitata) e 90mm; tuttavia, all’inizio del 2002, quando ormai l’idea di un obiettivo in attacco M con focale variabile era stata sdoganata dal Leica Tri-Elmar 28-35-50mm commercializzato 4 anni prima, la Konica stupì gli appassionati aggiungendo un ulteriore obiettivo dalle caratteristiche estremamente interessanti, l’M-Hexanon Dual-Lens 21-35mm 1:3,4-4; in sostanza si tratta di un obiettivo concepito come il Tri-Elmar e che permette, con la rotazione di una ghiera, di sfruttare una focale supergrandangolare da 21mm oppure un wide meno spinto da 35mm; le focali da 21mm e 35mm sono perfette per il reportage urbano e personalmente ricordo che a quei tempi, su Leica M5 ed M6, in tali situazioni utilizzavo quasi esclusivamente queste due lunghezze focali.

Lo schema ottico prevede 11 lenti suddivise in 2 moduli secondari e la variazione di focale da 21mm a 35mm si effettua riducendo lo spazio che li separa; trattandosi di un obiettivo destinato ad un apparecchio a telemetro, il cui mirino mostra soltanto le cornicette per alcune focali predefinite, non è stato possibile prevedere una funzionalità zoom vera e propria, con variazione continua della focale, e come avviene nel Tri-Elmar quest’obiettivo viene utilizzato solamente a focali fisse e predeterminate, in questo caso quelle estreme da 21mm e 35mm, alle quali è anche garantita la corrispondenza dell’accoppiamento telemetrico per la messa a fuoco nel mirino; sarebbe comunque interessante effettuare delle prove su una moderna digitale mirrorless che consente di inquadrare e mettere a fuoco sul proprio monitor per verificare se la correzione ottica viene mantenuta anche alle focali intermedie, su tutto l’intervallo della variazione di focale: in tal caso l’obiettivo diventerebbe ancora più interessante perché da solo coprirebbe tutte le esigenze grandangolari generiche, sostituendo obiettivi fissi da 21mm, 24-25mm, 28mm e 35mm.

Per semplificare lo schema e mantenere una buona compattezza, la luminosità massima del sistema non è costante e varia fra 1:3,4 a 21mm (peraltro un’apertura storica per questa focale, nel mondo Leica) e 1:4 a 35mm; sull’obiettivo questa differenza è chiaramente indicata perché le due focali da 21mm e 35mm sono differenziate con smalti di colore giallo e verde, laccando con identica tinta anche i valori 1:3,4 (giallo) e 1:4 (verde), una prassi che consente all’utente di fare continuamente mente locale a questo dettaglio; questa differenziazione cromatica venne sfruttata anche per predisporre i doppi indici della profondità di campo per entrambe le focali senza rendere la grafica troppo confusa, mentre la messa a fuoco accoppiata al telemetro arriva fino a 0,8m, valore ragionevole per un obiettivo così particolare e comunque molto vicina al limite meccanico (0,7m).

L’obiettivo adotta un passo filtri da 62×0,75mm, un diametro anomalo per gli standard Leica che impediva ai Leicisti che lo avessero acquistato di sfruttare il materiale già in loro possesso; siccome non è possibile garantire la copertura di un supergrandangolare da 21mm utilizzando le cornicette incorporate nel mirino ottico delle fotocamere, per praticità d’uso l’obiettivo veniva fornito completo di un mirino ottico esterno che serviva entrambe le focali, 21mm e 35mm; pertanto, una volta che il soggetto era stato messo a fuoco sfruttando il telemetro dell’apparecchio, era possibile inquadrare e passare a piacimento da una focale all’altra senza distogliere lo sguardo, una soluzione decisamente pratica.

L’obiettivo, a rimarcare la sua esclusività, veniva fornito con una dotazione decisamente completa e comprensiva di imballo, tappo anteriore e posteriore, mirino esterno, paraluce a baionetta, astucci separati per obiettivo, mirino e paraluce, documentazione; il paraluce sfruttava un sistema di fissaggio analogo a quello di certi esemplari Leica, utilizzando due pivots cilindrici in metallo sulla montatura anteriore come fermi.

Di questo interessantissimo modello furono prodotti solamente 800 pezzi, quindi non è facile reperirne un esemplare; personalmente, se avessi conferma che l’obiettivo in realtà funziona bene anche alle focali intermedie, predisporrei i riferimenti di 24mm e 28mm con due stickers adesivi e lo farei diventare uno dei miei compagni di escursione preferiti.

Abbiamo quindi visto due obiettivi di retaggio diametralmente opposto e accomunati unicamente dal DNA Konica, due pezzi ciascuno dei quali è interessante per varie ragioni che dimostrano quante piccole, intriganti meraviglie abbia in serbo per noi l’universo della fotografia.

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

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