Konica Auto-Reflex

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; sebbene non più prodotte, tutti gli appassionati conoscono di fama le fotocamere Konica realizzate in Giappone dall’azienda Konishiroku, nota anche per i suoi materiali sensibili a marchio Sakura.

Konishiroku in realtà è una delle più antiche aziende nipponiche del settore, facendo risalire la sua fondazione addirittura al 1873, iniziando a distribuire materiale fotografico all’inizio del XX secolo ed acquisendo la nota ragione sociale Konishiroku nel 1921, ed è bene sottolineare che il primo obiettivo autarchico giapponese ad essere prodotto fu proprio un Hexanon realizzato da tale azienda, che poi mantenne questa denominazione per tutte le ottiche successive.

Attualmente la società non è più attiva nello specifico settore delle attrezzature fotografiche convenzionali, dopo la nota join-venture con il colosso di Osaka ai tempi della “grande estinzione” conseguente alla rapidissima affermazione del digitale (Konica-Minolta), tuttavia ci ha lasciato pezzi molto interessanti disseminati nella sua storia recente, e la fotocamera reflex 35mm Konica Auto-Reflex protagonista dell’articolo è sicuramente uno dei più significativi.

 

 

La Konica Auto-Reflex venne presentata nel 1965 e, tralasciando le classiche funzioni tipiche di un apparecchio reflex 35mm, poteva vantare 2 caratteristiche realmente uniche a quell’epoca: l’esposizione automatica a priorità di tempi con esposimetro incorporato al solfuro di cadmio (sebbene non TTL, con cellula esterna) e la possibilità di selezionare a piacimento il classico fotogramma 24x36mm oppure il mezzo-formato 18x24mm a sviluppo verticale, raddoppiando di fatto l’autonomia del caricatore 135.

La prima caratteristica funzionale era in effetti all’avanguardia per quei tempi: infatti la professionalissima Nikon F proprio in quell’anno ricevette il mirino-esposimetro Photomic T a lettura TTL, tuttavia l’esposizione era rigorosamente manuale e finalizzata solo grazie ad un ingombrante accessorio esterno da acquistare separatamente a caro prezzo, mentre il sistema esposimetrico con automatismo EE della Konica Auto-Reflex era incorporato nel corpo macchina e sarebbe poi diventato a sua volta TTL, cioè con lettura effettiva attraverso l’obiettivo, già nel 1968 con la successiva Konica Autoreflex T; alla Konishiroku erano ben coscienti della grande innovazione introdotta dalla Auto-Reflex, e infatti il testo di questo documento si abbandona ad un’enfasi persino eccessiva quando sottolinea che tale modello era già stato ribattezzato dagli esperti “fotocamera del secolo”!

Anche la seconda caratteristica costituiva una prima assoluta e la nuova Auto-Reflex si poteva configurare per i formati 24x36mm oppure 18x24mm non soltanto prima di caricare il film ma addirittura in qualsiasi momento, col rullo in macchina e già parzialmente esposto, un dettaglio che rendeva l’apparecchio realmente versatile e consentiva, alla bisogna, di aumentare l’autonomia del caricatore o scattare immagini di formato inferiore quando non ci fossero estreme esigenze di qualità.

Lo sfruttamento di queste 2 caratteristiche esclusive era facilitato anche dalla progettazione molto funzionale del mirino, la cui messa a fuoco era facilitata da una corona di microprismi che nel testo di questa brochure, presi da un’entusiastica logorrea lessicale, i creativi ribattezzarono “microdiaprismi”; infatti nel mirino erano presenti i riferimenti di campo per il mezzo formato e un galvanometro che si posizionava sopra al valore di diaframma scelto dall’automatismo in funzione del tempo di posa impostato; le informazioni erano completate da un segnale che compariva in campo quando era scelto il funzionamento sul mezzo-formato, mentre esponendo manualmente occorreva impostare il tempo di posa, osservare l’apertura indicata dal galvanometro sulla relativa scala e riportare tale valore sulla ghiera dell’obiettivo.

 

 

La Konica Auto-Reflex del 1965 vantava un design molto lineare e minimale con il top molto sgombro grazie al fatto che la ghiera dei tempi (che incorpora anche la finestra dell’esposimetro al CdS) è posizionata sul frontale, a destra dell’obiettivo; è una soluzione che omaggia la prima Contax a telemetro del 1932 e fu resa possibile dall’adozione dell’otturatore Copal Square con lamelle metalliche a scorrimento verticale, la cui meccanica è particolarmente idonea a questi rinvii in posizione insolita (ricordiamo anche il collare girevole attorno alla baionetta presente nelle Nikkormat, anch’esse dotate di un otturatore simile); ad una prima occhiata sembra una delle tante reflex anni ’60 prive di esposimetro incorporato, viceversa poteva addirittura vantare un’esposizione automatica a priorità di tempi.

 

 

La copertina del manuale d’istruzioni ci consente di sottolineare come la denominazione fosse effettivamente Auto-Reflex, poi cambiata nel 1968 in Autoreflex ed utilizzata in una fortunata famiglia di fotocamere.

 

 

Questo documento con la nomenclatura della fotocamera consente di apprezzarne la linea classica e tradizionale, tuttavia occorre notare lo sbalzo che caratterizza gran parte del carter superiore e che ha condizionato anche la progettazione e il design della manovella di riavvolgimento del film; infatti questo particolare non è applicato ad un disco coassiale all’asse che intercetta il caricatore della pellicola, come avviene di consueto, ma si trova in posizione decentrata sul bordo esterno del top e prevede quindi una serie di rinvii per azionare l’asse di riavvolgimento posizionato più al centro.

Gli elementi più significativi della nomenclatura solo la cellula esposimetrica per l’automatismo (6), la leva di commutazione dei formati (21) e le relative antine mobili che si posizionano dietro l’otturatore definendo il campo 18x24mm (13); va altresì annotato che Konishiroku rese disponibile anche una versione semplificata, denominata Autoreflex-P, che manteneva l’opzione del doppio formato ma rinunciava all’esposimetro incorporato e all’automatismo, presentandosi come una fotocamera manuale “unmetered”; era comunque a listino come accessorio un esposimetro esterno di piccole dimensioni da applicare alla ghiera dei tempi.

 

 

Sul modello Auto-Reflex era invece regolarmente presente la cellula esposimetrica inserita nella ghiera frontale che svolgeva anche la duplice funzione di selettore dei tempi di posa e dei valori di sensibilità ASA/DIN per il film, mentre negli obiettivi Hexanon compatibili era presente a fondo-scala della ghiera dei diaframmi una posizione marcata “EE” in colore giallo da selezionare quando si desiderava operare in automatismo a priorità di tempi.

 

 

In questo dettaglio sono evidenziati proprio la cellula esposimetrica esterna e il settaggio per l’automatismo sulla ghiera delle aperture, mentre in secondo piano notiamo il selettore per i 2 formati.

 

 

L’esposimetro EE della Konica Auto-Reflex veniva attivato grazie ad un selettore metallico on-off presente nella sezione posteriore sinistra del top e i cui componenti interni molto probabilmente hanno imposto il design minimale della manovella di riavvolgimento e il suo posizionamento offset; il comando prevede anche la posizione check per testare la batteria, e la verifica era possibile osservando la posizione assunta dal galvanometro nel mirino rispetto ad un indice presente nella scala di fondo.

 

 

L’alimentazione del sistema esposimetrico EE era fornita da una classica batteria al mercurio da 1,35v, oggi non più prodotta e sostituita da vari succedanei; il vano della batteria era sul fondello, protetto da un tappo metallico a vite con finitura godronata.

 

 

L’altro dettaglio di spicco dell’apparecchio era, appunto, la selezione di 2 formati, la cui meccanica probabilmente ha imposto a sua volta il curioso sbalzo nel profilo del top; infatti nella parte superiore è presente un selettore metallico che può essere ruotato fra le posizioni “full” (24x36mm) e “half” (18x24mm).

Il passaggio da uno all’altro comporta naturalmente complicazioni meccaniche perché le 2 cortine scorrevoli devono scivolare davanti alla porzione eccedente dell’otturatore e anche l’avanzamento del film va adeguato alla corsa maggiore o minore richiesta dal fotogramma in uso; questi dettagli impongono quindi una particolare prassi nella relazione fra scelta di formato e riarmo dell’otturatore/avanzamento film e, per evitare dimenticanze o equivoci, la fotocamera era equipaggiata in fabbrica con un adesivo che riassumeva le corrette sequenze operative, definendo se la leva di selezione andasse attivata prima di avanzare il film o viceversa.

Naturalmente, utilizzando il mezzo-Formato 18x24mm, la copertura dell’obiettivo si riduceva, esattamente come avviene montando oggi obiettivi full-frame su apparecchi digitali APS-C, pertanto il normale da 57mm f/1,4 si comportava come una sorta di medio-tele superluminoso da ritratti; per effettuare riprese convenzionali era quindi opportuno prevedere nel proprio corredo anche ottiche Hexanon grandangolari.

 

 

Anche il manuale d’istruzioni dedica una pagina a questo importante dettaglio, e specifica che passando da 24x36mm a 18x24mm è necessario prima riarmare la macchina e poi attivare la leva selettrice, mentre passando dal mezzo-formato a quello pieno occorre invertire la sequenza, azionando prima la leva di commutazione formato e poi riarmando l’apparecchio; tanta solerzia lascia intendere che probabilmente un comportamento scorretto poteva comportare danni o malfunzionamenti meccanici.

 

 

Una soluzione analoga verrà poi ripresa molti anni dopo dalla famosa fotocamera doppio-formato Hasselblad Xpan che proponeva un approccio ancora più radicale, passando dal consueto 24x36mm ad un 24x65mm panoramico; anche la Xpan prevedeva naturalmente un selettore per i 2 formati e cortine che andavano a coprire il grande otturatore a scorrimento verticale, e questo modello era ancora più sofisticato perché cambiando formato i motori destinati all’avanzamento e al riavvolgimento del film riposizionavano opportunamente la pellicola per alternare i diversi fotogrammi senza sprecare nemmeno un millimetro di film.

 

 

Come annotazione di colore, la Konishiroku non perdeva occasione per suggerire ai clienti Konica l’utilizzo delle proprie pellicole Sakura: ad esempio, sul lato interno del dorso incernierato era presente uno sticker che reclamizzava tale brand di materiale sensibile, e anche in questa pagina del manuale che descrive come caricare la fotocamera il rullino illustrato è di tale marca.

 

 

La Konica Auto-Reflex del 1965 è stata quindi una fotocamera storicamente rilevante perché, sotto le mentite spoglie di un apparecchio dimesso e simile a molti altri della sua epoca, offriva 2 primizie come l’esposizione automatica (già vista in precedenza ma non su fotocamere reflex) e la possibilità di utilizzare 2 formati con cambio in corsa a rullino iniziato; inoltre fu la capostipite della famiglia Autoreflex, una serie di interessanti reflex 35mm con caratteristiche spesso all’avanguardia (come l’abolizione della leva di carica in favore di un motore integrato con impugnatura anatomica) che hanno permesso alla Konishiroku di ben figurare nel settore per molti anni.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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