Komura duplicatore di focale Telemore 95 per Leica M

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; com’è ampiamente risaputo, il duplicatore di focale è un aggiuntivo ottico (concettualmente di derivazione astronomica) che si interpone fra l’obiettivo e la fotocamera raddoppiando la lunghezza focale dell’ottica principale, con un aggravio di costi e ingombri limitati ad una semplice frazione di quelli eventualmente imposti da un “vero” obiettivo di focale corrispondente, specialmente se stiamo parlando di potenti tele; il prezzo da pagare è una riduzione dell’apertura fotometrica effettiva (nel caso del duplicatore la perdita è di 2 f/stop, pertanto un 100mm 1:2,8 duplicato equivale ad un 200mm 1:5,6) e una riduzione di nitidezza e contrasto con l’insorgenza di altre aberrazioni (un problema sicuramente sentito nei modelli più datati e oggi invece mitigato dai progressi tecnici), tuttavia il rapporto fra svantaggi e benefici in molti casi risulta ampiamente favorevole.

Il boom dei moltiplicatori di focale si manifestò negli anni ’70, quando divenne prassi relativamente comune duplicare il 135mm 1:2,8 del classico corredo “28-50-135”, ottenendo un potente 270mm 1:5,6, oppure il 50mm 1:1,8 standard approdando ad un 100mm 1:3,6 da ritratto con messa a fuoco particolarmente ravvicinata, quasi macro; la vivace risposta del mercato spinse i fabbricanti a diversificare molto l’offerta, proponendo sia modelli alternativi e più costosi dalle prestazioni asseritamente superiori (i famosi “7 lenti”) che versioni con ingrandimento differente, al punto che nacquero moltiplicatori con fattore 1,4x, 1,5x, 1,7x, 2x e qualcuno azzardò addirittura il triplicatore 3x, sebbene con pesanti compromessi sul rendimento; l’evoluzione portò in seguito a modelli che mantenevano la funzionalità autofocus, la gestione del motore incorporato nell’obiettivo e dello stabilizzatore e a schemi sempre più sofisticati e performanti, applicando anche superfici asferiche e predisponendo modelli dedicati appositamente ad uno specifico obiettivo, garanzia di ottima compatibilità ed elevate prestazioni; una nicchia inedita fu anche quella dei macro-convertitori, ovvero duplicatori di focale che incorporavano un proprio elicoide che flottava le lenti dell’accessorio consentendo una messa a fuoco molto più ravvicinata rispetto a quella nominale dell’ottica di partenza.

Tutto questo, almeno in ambito analogico, rimaneva circoscritto agli utilizzatori di apparecchi reflex (anche medio-formato!), con i quali era facile regolare la messa a fuoco direttamente sul vetro smerigliato mentre la visione reflex adeguava automaticamente il campo visivo del mirino alla nuova focale, tuttavia con gli apparecchi a telemetro, che gestivano tale funzione tramite camme e sistemi privi di un riscontro visivo diretto e appoggiandosi ad un mirino esterno con inquadrature predefinite da cornicette, queste complicazioni hanno sempre scoraggiato i fabbricanti dall’aggiungere al corredo accessori di questo tipo, con la storica eccezione protagonista di questo articolo, il Komura Telemore 95 per Leica.

 

 

L’azienda titolare del marchio Komura e artefice dei relativi prodotti iniziò la sua attività nei primi anni ’50 e nelle fasi iniziali la ragione sociale era Sankyo Kohki Kabushiki Kaisha; Sankyo Kohki fu un pioniere nella realizzazione di obiettivi intercambiabili universali, destinati a varie fotocamere, producendo nel tempo svariate decine di modelli destinati ad apparecchi a telemetro, reflex 35mm, medio formato Zenza Bronica e addirittura una completa gamma di ottiche su otturatore centrale per apparecchi di grande formato, garantendo quindi un’ampia offerta trasversale e caratterizzata da una qualità mediamente superiore a quella dei concorrenti; fu una delle poche ad offrire alternative per Leica e derivate (producendo anche i mirini esterni per specifiche focali) e una delle prime a sperimentare adattatori intercambiabili per le ottiche.

Sankyo Kohki registrò il marchio Komura già nel 1952 e nel 1975 cambiò la propria ragione sociale in Komura Lens Manifacturing Ltd., registrando contestualmente anche i marchi Komuranon e Telemore, quest’ultimo dedicato proprio ai duplicatori di focale nel cui settore l’azienda era un pioniere; questo nome, letteralmente “più teleobiettivo”, era evocativo e per un certo periodo incarnò il concetto stesso del moltiplicatore di focale; peraltro il Komura Telemore fu uno dei primi a garantire una qualità sufficientemente elevata per un ragionevole impiego pratico.

 

 

A quei tempi l’azienda era cosciente di questo dettaglio e reclamizzata i propri Komura Telemore sottolineando proprio questo concetto, garantendo di preservare il 90% del potere risolvente e della correzione cromatica iniziali (SIC).

 

 

Già negli anni ’60 Sankyo Kohki produceva una impressionante gamma di obiettivi Komura dedicati ad apparecchi a telemetro come Leica, Canon e altri, proponendo ben 11 ottiche diverse da 28mm a 500mm, con la focale da 200mm  a fare da spartiacque fra l’impiego telemetrico diretto e l’interposizione della scatola reflex appositamente creata (il 200mm 1:4,5 era ad accoppiamento diretto, contando sulla maggiore profondità di campo a tutta apertura per compensare i limiti della base telemetrica a tale focale, mentre il più luminoso 200mm 1:3,5 operava su scatola reflex).

L’offerta si spingeva addirittura fino a fornire uno specifico mirino esterno dedicato a ciascuna delle 7 focali ad accoppiamento telemetrico (accessorio ovviamente inutile per i modelli con visione reflex diretta tramite l’apposito box aggiuntivo), tuttavia l’elemento più insolito offerto già allora era il duplicatore di focale Telemore 2x appositamente predisposto per le ottiche a telemetro, con relativo rinvio per le camme della messa a fuoco, ed eventualmente utilizzabile anche col box reflex interponendolo fra quest’ultimo e il corpo macchina; notate come l’utilizzo suggerito si limitasse ai teleobiettivi fino a 135mm, escludendo l’estremo 200mm 1;4,5 ad accoppiamento telemetrico diretto (già ampiamente critico di per sé, immaginiamoci trasformandolo in un 400mm da mettere a fuoco in tal modo).

Il Komura Telemore 2x per apparecchi a telemetro in attacco LTM era qualcosa di davvero innovativo e tuttora risulta l’unico modello del genere prodotto effettivamente in serie.

 

 

Nella rèclame d’epoca dedicata a questo accessorio l’azienda sottolinea la presenza di uno schema a 5 lenti (a quei tempi alcuni concorrenti si limitavano a dei semplici “Barlow” acromatici divergenti dalle prestazioni molto opinabili) e ricorda che il Telemore veniva fornito completo di un mirino multifocale con correzione del parallasse che consentiva di verificare l’inquadratura prodotta dall’obiettivo duplicato; in questa fase il Telemore si poteva applicare sia a corpi a vite che M (tramite il classico adattatore LTM – M da 1mm di spessore), tuttavia poteva accettare solo ottiche LTM per via della filettatura anteriore 39x1mm predisposta sull’accessorio.

Negli anni ’70 il Telemore per apparecchi a telemetro venne sostanzialmente evoluto; nel frattempo il brand name di tale duplicatore, a prescindere dai numerosi attacchi disponibili, divenne Telemore 95 e il tipo di nostro interesse è la versione in attacco Leica.

 

 

Il Komura Telemore 95 per Leica acquisì una finitura completamente nera e veniva fornito in una lussuoso astuccio che includeva anche il sofisticato mirino ottico multifocale con correzione del parallasse e slitta di attacco ISO; il duplicatore manteneva uno schema a 5 lenti in 4 gruppi, ovviamente generava la classica riduzione di apertura fotometrica pari a 2 f/stop e prevedeva il rinvio per l’accoppiamento telemetrico fra obiettivo e corpo macchina; il duplicatore misurava 57mm di diametro per 20mm di lunghezza e pesava 125 grammi.

Come potete notare la denominazione ufficiale era Komura Telemore 95 for Leica, e non specificamente per Leica M: infatti, come vedremo in seguito, le soluzioni adottate per gli attacchi anteriore e posteriore consentiranno una piena compatibilità incrociata, sia per ottiche M e a vite LTM che per i corrispondenti corpi, a vite e a baionetta.

 

 

Il Telemore 95 per Leica con relativo mirino e astuccio si presentano subito come un prodotto raffinato e ben fatto, dettaglio indispensabile considerando il livello dei corpi ed obiettivi di destinazione e le aspettative dei relativi proprietari.

 

 

In effetti la fattura di questi pezzi è insolitamente solida e curata per accessori universali anni ’70 e il fabbricante si è prodotto in un evidente sforzo per avvicinare gli standard a quelli, altissimi, che caratterizzano le Leica con le corrispondenti ottiche.

Notate come il mirino preveda una ghiera girevole che seleziona la gamma di focali 40, 50, 80, 100 e 135mm, predisponendolo a fornire le corrispondenti inquadrature duplicate da 80, 100, 160, 200 e 270mm; la presenza della focale 40mm tradisce una produzione posteriore al lancio della Leica CL col relativo Summicron-C 40mm 1:2, mentre le focali anomale da 80 e 100mm non hanno riscontro nel corredo Leica a telemetro e fanno intendere come l’azienda strizzasse l’occhio anche ad altri fabbricanti di apparecchi simili che utilizzavano lo stesso attacco.

Fra le focali “trasformate” compare curiosamente anche quella da 135mm, senza che risulti indicata quella corrispondente di partenza (che comunque sarebbe stata un’inesistente 67,5mm), probabilmente per offrire tale visione a chi eventualmente utilizzasse un 135mm “liscio” su un corpo a vite privo di inquadratura diretta nel proprio mirino,

Notate anche come il brand name Komura sia strillato a caratteri cubitali, tradendo evidentemente il malcelato orgoglio aziendale per la qualità della realizzazione.

 

 

Le raffinatezze del mirino continuano con uno zoccolo snodato e collegato ad un’ampia ghiera posteriore sulla quale sono riportante 2 dettagliatissime scale delle distanze, in metri e piedi, che consentono di regolare con precisione l’inquadratura del soggetto; qualora fosse necessario utilizzare un lampeggiatore collegato alla slitta “hot shoe” sulla quale veniva applicato il mirino, l’azienda forniva come accessorio un adattatore che consentiva il duplice utilizzo.

Osservando il moltiplicatore notiamo invece il rivestimento antiriflesso multistrato, fondamentale in questi accessori per mantenere un elevato contrasto, mentre l’elevata qualità della sua fattura e finitura sono evidenti a colpo d’occhio.

 

 

In questo dettaglio possiamo osservare il rullo tastatore per l’accoppiamento telemetrico e l’attacco anteriore a baionetta M; questa scelta consentiva di montare direttamente le ottiche Leica a baionetta ma anche i più vetusti modelli a vite, semplicemente equipaggiandoli con uno dei noti adattatori Leitz 14097, 14098 o 14099 da vite 39x1mm a baionetta M (e la stessa considerazione vale per obiettivi Canon a telemetro o di altre marche in attacco LTM a vite con telemetro compatibile Leica).

 

 

Nella parte posteriore non troviamo una camma incurvata girevole, come negli obiettivi Leica, bensì un anello perimetrale ad avanzamento rettilineo che si appoggia al rullo del corpo macchina e gestisce l’accoppiamento telemetrico con l’obiettivo.

 

 

Sempre prestando attenzione al posteriore, si nota come l’attacco nativo non sia la baionetta Leica M bensì una filettatura 39x1mm, pertanto il Telemore 95 si può montare su qualsiasi apparecchio a telemetro Leica (o di altri marchi con stesso standard telemetrico) con attacco a vite LTM (usandolo individualmente) e anche sui corrispondenti corpi con attacco a baionetta M, in questo caso avvitando sul Telemore 95 l’anello adattatore LTM – M già citato in precedenza.

Il duplicatore Komura, fermo restando la corretta trasmissione dell’accoppiamento telemetrico, si poteva quindi utilizzare in varie configurazioni:

  • ottica a vite su corpo a vite (adattatore LTM – M anteriore, nulla al posteriore)
  • ottica M su corpo a vite (nessun adattatore applicato)
  • ottica a vite si corpo M (adattatore LTM – M sia anteriore che posteriore)
  • ottica M su corpo M (nulla all’anteriore, adattatore LTM – M posteriore)

L’unico caso in cui non era sufficiente l’adattatore fornito a corredo ma se ne rendeva necessario un secondo era quindi l’associazione con ottiche a vite 39x1mm e corpo Leica M.

Ovviamente queste considerazioni valgono anche per il corredo Canon rangefinder e per altre copie Leica.

Nell’uso pratico, sebbene la tentazione fosse quella di accoppiare il Telemore 95 a teleobiettivi Leitz di maggiore luminosità come il Summicron-M 90mm 1:2 o l’Elmarit-M 135mm 1:2,8 (ottenendo rispettivamente un 180mm 1:4 e un 270mm 1:5,6), in realtà il buon senso consigliava invece di dirottare su versioni di apertura inferiore, con maggiore profondità di campo a diaframma spalancato e più tolleranza nel critico accoppiamento fra focali così lunghe e base telemetrica non dimensionata per le medesime; ecco quindi alcuni obiettivi dell’epoca che risultano più idonei alla trasformazione.

 

 

Nella serie 90mm, considerando anche l’interregno commerciale di questo accessorio (ricordiamo che Komura divenne fallimentare nel 1980-81, venendo quindi assorbita da un’altra azienda e sospendendo la produzione delle sue ottiche), pezzi papabili possono essere i coevi Tele-Elmarit 90mm 1:2,8 a 4 lenti e Elmar-C 90mm 1:4 per Leica CL, così come il Tele-elmarit-M “nano” 90mm 1:2,8; in questo caso otterremmo ottiche da 180mm 1:5,6 ed 1:8 che naturalmente suggeriscono di scattare su un appoggio, eventualmente anche solo un treppiedi tascabile.

 

 

Per la focale 135mm 1:4 il candidato ideale è il Tele-Elmar-M 135mm 1:4 oppure anche il precedente e parimenti ottimo Elmar-M 135mm 1:4; questi obiettivi col Telemore 95 si trasformano in ottiche da 270mm 1:8 e, a parte le precedenti considerazioni sulla necessità di un appoggio, in questo caso anche la precisione della messa a fuoco a distanze ridotte diviene problematica, tuttavia resta sempre la possibilità di utilizzarli a infinito o a grandi distanze per foto di paesaggio o dettagli di architettura lontani.

Il Komura Telemore 95 per Leica a telemetro e derivate, come detto, è stato l’unico duplicatore di focale del suo genere prodotto per anni in serie, tuttavia la sua carriera ha stimolato anche produzioni artigianali, e persino proposte ufficiali del brand Leica.

 

 

Ad esempio, il celebre e compianto specialista milanese Massimo Benatti, “il Signore degli anelli”, fu un vero antesignano nella produzione di anelli adattatori ed altri accessori per fotografia, e utilizzando noccioli ottici 1,5x e 1,7x di origine Sun ha realizzato artigianalmente piccolissime serie di moltiplicatori per Leica M, ovvero un tipo 1,5x con accoppiamento telemetrico e un altro, illustrato nella fotografia, con ingrandimento 1,7x ma privo di accoppiamento per la messa a fuoco e probabilmente da utilizzare interponendolo fra il box reflex Visoflex e il corpo Leica.

Negli anni ’90 una proposta simile venne azzardata addirittura dalla stessa Leitz; a quei tempi si pianificava di pensionare il peraltro eccellente Tele-Elmar-M 135mm 1:4 e si fece quindi strada l’idea di creare un moltiplicatore 1,5x in attacco M dedicato al Tele-Elmarit-M 90mm 1;2,8, in abbinamento al quale avrebbe prodotto un 135mm 1:4,2 geometricamente in grado di sovrapporsi al Tele-Elmar-M; questo extender però non giunse in produzione, forse perché il Tele-Elmarit-M 90mm 1:2,8 a 4 lenti del 1974 al quale veniva dedicato non era un fulmine di guerra ad 1:2,8, col rischio di un rendimento finale non di classe Leitz, e di questo Leitz Extender-M 1,5x codice 11238 vennero prodotti solo pochi esemplari di preserie.

 

 

L’extender-M 1,5x, prodotto in Canada, esteticamente si configurava come gli speciali moltiplicatori 1,4x creati per i potenti teleobiettivi, col gruppo ottico sporgente che entrava fisicamente nell’obiettivo; la costruzione è ovviamente di livello Leitz ma la dicitura “+1,5” assieme al simbolo del diaframma trae in inganno perché per definire l’apertura fotometrica finale si deve moltiplicare il valore dell’apertura dell’obiettivo per il fattore di ingrandimento, non aggiungere un corrispondente numero di f/stop come la grafica suggerisce; infatti, se consideriamo un obiettivo 1:2,8, se moltiplichiamo 1:2,8 per il fattore 1,5 otteniamo 1:4,2, se invece aggiungiamo ad 1:2,8 il corrispondente di 1,5 f/stop arriviamo a circa 1:4,8; pertanto, seguendo le indicazioni grafiche del moltiplicatore per definire l’esposizione in maniera non TTL, si sarebbe portati ad abbondare (aggiungendo 1,5 f/stop alla lettura dell’esposimetro esterno) ottenendo un’immagine leggermente sovraesposta.

A parte questo dettaglio, la fattura era impeccabile, così come la meccanica del rinvio telemetrico, ed è possibile che proprio questi fattori comportassero un prezzo di listino così elevato da rendere poco appetibile questa alternativa.

Il Komura Telemore 95 per Leica con rinvio dell’accoppiamento telemetrico rimase quindi l’unico accessorio del genere ad appartenere al real world, e sebbene gli incontentabili utenti Leica lamentassero una resa ottica complessiva perfettibile la sua concezione e costruzione erano lodevoli e costituisce di sicuro un pezzo molto significativo nella storia degli articoli prodotti da brand indipendenti.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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