Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; in questa occasione parleremo dell’azienda francese Kinoptik, nota al ristretto novero degli operatori del settore per le sue eccellenti ottiche ad uso cinematografico, e conosciuta invece al grande pubblico degli appassionati di fotografica soprattutto per i 2 teleobiettivi 100mm 1:2 e 150mm 1:2,8 della serie Kinoptik Apochromat che per decenni sono stati presenti nella gamma di ottiche destinate alle prestigiose reflex Alpa prodotte in Svizzera della Pignons S.A.; il nostro protagonista sarà proprio un pezzo estremamente raro, ovvero un Apochromat 100mm 1:2 giubileo realizzato solamente in 5 esemplari nel 2011 su richiesta dell’importatore cinese del marchio e voluto per celebrare i 100 anni dalla nascita della Repubblica di Cina, avvenuta dopo il collasso dell’Impero Qing nel 1911 (da non confondere con la Repubblica Popolare Cinese, assetto subentrato solamente nell’Ottobre 1949).

Potremo ammirare questo raro pezzo da collezione grazie alla gentile collaborazione dei conoisseur e collezionisti Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen, che ringrazio di cuore per la gentile concessione.

Vediamo dunque di introdurre l’azienda Kinoptik e la sua famosa serie di ottiche Apochromat.

La società Kinoptik venne fondata a Parigi nel 1932 dai soci Grosset e Perthuis, progettista ottico il primo e finanziatore/imprenditore il secondo; lo stabilimento nella sede originale venne distrutto dagli eventi bellici nel 1942 ma l’azienda sopravvisse, cambiando sede e restando attiva fino ai giorni nostri.

L’azienda, nomen omen, si specializzò fin da subito in sistemi ottici per la cinematografia, come documenta il primissimo brevetto risalente al 1934.

 

 

Questo documento descrive una macchina da presa tricromica senza errori di parallasse disegnata da Monsieur Grosset per conto di Sociètè Kinoptic, Paris e venne depositato il 12 Giugno 1934.

 

 

Questi schemi aggiuntivi mostrano le soluzioni scelte per sdoppiare l’immagine originale proveniente dall’obiettivo e inviarla al film in differenti combinazioni; curiosamente i brevetti a nome Kinoptik sono rarissimi, in pratica è disponibile solo questo e un altro documento postbellico che descrive i supergrandangolari Tegea.

 

 

Abituata a soddisfare i critici standard di precisione, risoluzione e contrasto delle riprese cinematografiche prosessionali, la Kinoptik si guadagnò rapidamente una fama di eccellenza che riecheggia tuttora.

 

 

Nella sua vasta produzione un elemento cardine è sempre stata la serie Apochromat, composta da luminosi obiettivi con schema Doppio Gauss e spettro secondario ridotto fino a soddisfare i requisiti di apocromaticità; questo stralcio di brochure d’epoca definisce le qualità della serie, fra le quali l’uniformità del blend cromatico (molto importante in obiettivi cine per mantenere il mood scelto dal direttore della fotografia) e la verifica delle prestazioni su ogni esemplare prodotto; questi obiettivi sono sempre stati garantiti a vita e, anzi, nei primi anni il proclama ufficiale era “a vita più reincarnazioni”, tale era la sicurezza del produttore sulla qualità dei suoi obiettivi!

 

 

Nella sezione dedicata agli Apochromat le brochure Kinoptik si abbandonavano a specifiche entusiastiche, aggiungendo anche schemi ottici esclusivi (difficili da identificare nel Doppio Gauss con 6 lenti in 4 gruppi utilizzato, uno degli schemi più diffusi e copiati), lavorazione delle lenti da parte di maestranze con lunga esperienza, elevata risoluzione fino ai bordi anche a tutta apertura (…), elevato contrasto e completa gamma tonale, uso di vetri moderni agli ossidi delle Terre Rare e correzione cromatica che tiene a fuoco sullo stesso piano i 3 colori principali dello spettro luminoso.

In effetti le versioni Apochromat 100mm 1:2 e 150mm 1:2,8 disponibili per la reflex Alpa sono sempre state circondate ad una mistica di straordinaria qualità ottica (sebbene immagino che ben pochi di tali entusiasti li abbiano effettivamente provati dal vivo, visto il costo e la rarità), tuttavia la realtà presenta una sfaccettatura differente.

 

 

Infatti le ottiche Apochromat e i relativi schemi sono molto datati: già nel periodo prebellico Kinoptik aveva messo a listino una cospicua serie di obiettivi appartenenti a tale serie, ovvero gli Apochromat 25mm 1:2, 28mm 1:2, 35mm 1:2, 40mm 1:2, 50mm 1:2, 75mm 1:2, 100mm 1:2 e 150mm 1:2,5; pertanto il nostro 100mm 1:2 era già stato concepito e calcolato nell’Anteguerra, e un’ottica eccellente con gli standard del 1940 va evidentemente rivalutata alla luce di quelli attuali, risultando inevitabilmente ridimensionata.

 

 

In particolare, negli schemi Doppio Gauss utilizzati in tali obiettivi si impiegava una struttura con superficie cementata del doppietto posteriore e raggio negativo (concava) per le focali più corte in grado di coprire solo i piccoli formati cine (16mm, 35mm) mentre per il 100mm (sezione in alto) quel raggio di curvatura era piatto e l’obiettivo era in grado di illuminare anche un intero fotogramma 24×36, caratteristica che poi consentì di offrirlo anche per reflex 35mm.

 

 

Anche nella produzione postbellica vennero mantenuti a listino numerosi modelli di Kinoptik Apochromat, con focali da 9mm a 150mm, compreso anche il nostro 100mm 1:2 che, assieme al fratellone 150mm 1:2,8, + l’unico in grado di coprire il 24×36 fotografico (notate la sede in rue de Tlemcen 31-33 a Parigi, lo stesso indirizzo adottato dopo i bombardamenti del 1942 sull’edificio originale).

 

 

IN questo catalogo anni ’50 è possibile apprezzare l’Apochromat 100mm 1:2; notate come all’epoca il 150mm fosse proposto nella versione originale prebellica con apertura 1:2,5, poi rivisto e portato ad 1:2,8, mentre il nostro Apochromat 100mm 1:2 rimase immutato nel corso dei decenni, autentico fossile vivente degli anni antecedenti il conflitto.

 

 

In questa brochure dell’Ottobre 1962 i Kinoptik Apochromat 100mm 1:2 e 150mm 1:2,8 ridisegnato vengono finalmente proposti come ottiche fotografiche per il 24x36mm; su questo formato l’angolo di campo oggerto è rispettivamente pari a 24° e 16° e la messa a fuoco minima a 0,85m e 1,6m (corrispondenti ad un rapporto di riproduzione massimo pari a 1:7,5 e 1:9,5); gli obiettivi prevedono una lunghezza rispettiva di 120mm e 186mm con un peso di 750g e 1.050g se sottolinea la luminosità, la massa degli elementi in vetro e la struttura interamente metallica.

Per filtri e paraluce entrambe le versioni utilizzano l’attacco Kinoptik tipo D (versioni più recenti passeranno poi ad un più comune passo filettato da 67×0,75mm); il paraluce, comune ad entrambi, corrisponde al codice “parso” mentre le custodie in cuoio sono i modelli “muldark” e “kindark”.

Anche gli schemi ottici sono praticamente identici, ad indicare una progettazione “modulare”, e il caratteristico raggio fortemente negativo/convesso nel punto d’incollaggio del doppietto anteriore sottolinea come lo schema sia stato disegnato quando i moderni vetri ottici ad alta rifrazione e bassa dispersione non erano ancora disponibili, risultanto oggi visivamente datato.

In entrambi i casi si sottolinea la destinazione d’uso per spettacoli ed eventi in interni, sottolineando comunque la possibilità di ottenere buoni risultati in ogni condizione anche grazie alla correzione apocromatica; quest’ultima, considerando lo schema ottico, risulta ispirata ai precedenti modelli Carl Zeiss Jena Apo-Planar da arti grafiche, disponibili su ordinazione fin dai primissimi anni del XX Secolo.

 

 

Passando ad una brochure Alpa di 10 anni dopo, Marzo 1972, schemi e caratteristiche restano invariate e cristallizzate nel tempo, e le uniche differenze nei dati tecnici riguardano i pesi (con montature riviste ora i 2 modelli sono quasi equipollenti) e il diaframma del 150mm che ora chiude fino ad 1:32 anziché 1:22.

Anche questo documento si attarda in lodi sperticate (disegno esclusivo, alta luminosità, completa scala tonale, elevato contrasto, definizione altissima e fedeltà cromatica), tuttavia mettendo oggi a confronto questi Apochromat con corrispondenti obiettivi moderni di alta qualità, i Kinoptik evidenziano una mancanza di contrasto rispetto allo standard attuale, combinazione di antiriflesso primitivo e passivazioni interne non conformi a quelle moderne.

 

 

La risoluzione pura, d’altro canto, è invece decisamente elevata, come confermato da questo test eseguito all’epoca dalla rivista statunitense Camera 35; in particolare, le loro mire ottiche si spingevano fino ad 80 coppie di linee al millimetro ma proprio nel caso del 100mm 1:2 fu notato che tale modello, in asse ad 1:5,6 ed 1:8, sarebbe stato in grado di risolvere molto di più (ipotizzarono 120 coppie), risultato considerato eccellente.

 

 

Sul fronte dei prezzi, i Kinoptik Apochromat 100mm 1:2 e 150mm 1:2,8 veleggiano su quotazioni dell’usato decisamente elevate, sostenute sia dalla rarità che dai lestini del nuovo più attuali, tuttavia nelle decadi precedenti il loro costo non era così proibitivo; infatti in questo listino del Novembre 1973 il 100mm è prezzato circa 700 Dollari, valore identico sia per il tipo mormale che per la versione macro 1:1 nel frattempo introdotta, mentre il corrispondente Apochromat 150mm 1:2,8 arrivava a circa 800 Dollari; se andiamo a cercare l’obiettivo standard Makro-Switar 50mm 1:1,9 fornito da Kern Aarau, vediamo che questo modello costava circa 350 Dollari, pertanto l’esclusivo, luminoso e prestigioso Kinoptik Apochromat 100mm 1:2 costava circa il doppio rispetto al 50mm offerto a corredo, nulla più.

 

 

Questo listino in vigore a Marzo 1975 è ancora più interessante all’epoca la società Pignons aveva formalizzato un accordo con Asahi Pentax per introdurre nella gamma di obiettivi Alpa una completa serie di modelli ASahi Takumar (Sfruttando il cortissimo tiraggio dei corpi reflex Alpa che rendeva agevoli questi adattamenti); questo listino venne creato nei primissimi momenti di tale operazione, quindi la gamma prevista non è ancora completamente censita, tuttavia è interessante osservare che mentre un esclusivo Kinoptik Apochromat 100mm 1:2 costava circa 800 Dollari i teleobiettivi Asahi Takumar 135mm 1:3,5 e 200mm 1:4 ne costavano circa 300 e circa 400, e converrete con me che si trattava di modelli relativamente economici; questo rafforza l’assunto che nei primi decenni di carriera questi Kinoptik Apochromat per Alpa fossero proposti ad un prezzo non eccessivamente impegnativo.

 

 

L’impennata incontrollata dei prezzi si registrò invece negli anni successivi; questo listino risale al 1992 (notate il giubileo per i 60 anni di Kinoptik, fondata appunto nel 1932) e l’Apochromat 100mm 1:2 per Alpa che nel 1975 avevano lasciato a 800 dollari, dopo 17 anni lo ritroviamo a circa 2.800 per la versione normale e circa 3.000 per quella con messa a fuoco estesa fino ad 1:1, mentre il modello in montatura cine costava addirittura 4.500 Dollari (più abbordabile solo la versione col semplice barilotto di lenti, privo di messa a fuoco e limitato a circa 1.500 Dollari, tuttavia in confronto in essere è con la versione per Alpa con diaframma automatico).

Proprio questi ultimi listini cresciuti a dismisura hanno poi fornito il metro che mantiene elevati i valori anche per gli esemplari usati.

Veniamo ora allo specialissimo esemplare che caratterizza questo articolo; come detto, appartiene ad una tiratura di appena 5 pezzi realizzata su ordinazione nel 2011.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

Questo modello non prevede alcun accoppiamento per la chiusura automatica del diaframma al momento dello scatto o al simulatore per l’esposimetro del corpo macchina e si presenta con un barilotto molto semplice e dalla configurazione datata; da questo punto di vista si può apprezzare la denominazione LENS MADE IN FRANCE e la dicitura APOCHROMAT f=100mm ½ in smalto giallo.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

La vista superiore mostra il resto della denominazione in smalto giallo, ovvero la marca KINOPTIK e la matricola seriale N° 116220; la ghiera delle aperture e quella di messa a fuoco prevedono un aspetto vintage, con analoga godronatura metallica e viti di fissaggio piane, e i valori del diaframma sono in smalto verde; la ghiera delle aperture non prevede nemmeno un preselettore e i relativi valori vanno impostati direttamente a mano, col diaframma che chiude al valore effettivo non appena effettuiamo tale operazione, una soluzione sicuramente molto datata nel 2011 e assolutamente scomoda per l’operatore che deve prima mettere a fuoco al diaframma più aperto e poi togliere l’occhio dal mirino, impostare il valore prescelto, ricomporre con l’iride chiuso e mirino poco luminoso per lo scatto, col rischio che nel frattempo la messa a fuoco non sia più corretta.

La ghiera di messa a fuoco prevede scale in metri e piedi con distanza minima a 0,85m e una grafica caratteristica per il valore di infinito, mentre gli indici di profondità di campo sono a fianco di una linea di fede con triangolo aggiuntivo e risultano piegati a 90°; infine, nella parte inferiore è replicala la dicitura APO 100.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

Chiudendo al massimo il diaframma notiamo come la sequenza dei valori non sia equidistante, un altro dettaglio del passato che rimanda a tempi lontani e che, naturalmente, rende difficile impostare un esatto valore intermedio alle massime chiusure, molto ravvicinate.

Il simbolo grafico al centro del barilotto è il dettaglio più interessante dell’obiettivo perché il simbolo con la doppia croce è quello scelto dall’importatore cinese Kinoptik per questa serie limitata di 5 esemplari ordinati per celebrare il secolo dalla nascita della Repubblica di Cina, giubileo sottolineato anche dalle date aggiuntive 1911-2011.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

Impostando l’obiettivo alla distanza minima di messa a fuoco l’allungamento del barilotto ha luogo nella porzione centrale, sopra la ghiera che ne consente la regolazione; in quest’ultima il valore minimo è indicato in metri (0,85m) mentre la scala in piedi si ferma a 3’, pari a 0,9144m.

Il logo del giubileo secolare si trova su un settore solidale alla ghiera di messa a fuoco, pertanto ruota con quest’ultima e si trova nella parte superiore ed allineato con la linea di fede solamente con l’obiettivo settato ad infinito.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

Nella parte inferiore notiamo invece una struttura estremamente semplice e priva di rinvii o camme; l’attacco a vite 42x1mm è posto su una piastra circolare rapidamente intercambiabile che è fissata al barilotto da 4 viti piane in ottone, altra soluzione assolutamente vintage.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

La vista in dettaglio sul logo del giubileo mostra come i numeri siano stati stilizzati in modo da simulare le scritte in rilievo realizzate con filo e macchine da cucire a controllo numerico sopra capi di abbigliamento in tessuto o pelle.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

La confezione prevede un astuccio rigido in pelle nera con logo Kinoptik in argento.

 

(foto; cortesia Fuu-Ding Chen & Yi-Feng Chen)

 

La grafica del marchio è naturalmente moderna e coeva al periodo in cui i 5 obiettivi speciali furono realizzati su ordinazione (2011).

 

 

Sul lato dell’astuccio è nuovamente riportato il logo del giubileo e anche la matricola dello specifico esemplare.

Il Kinoptik Apochromat 100mm 1:2 è stato quindi un modello cardine che in pratica ha attraversato l’intera storia di Kinoptik e che ha goduto di una notorietà insolita per un obiettivo del marchio grazie alla sua presenza anche nel corredo per reflex Alpa; lo specifico esemplare giubileo presentato in questa sede costituisce invece una rarità assoluta della quale si ignorava persino l’esistenza, e ringrazio quindi nuovamente Fuu-Ding Chen e Yi-Feng Chen per aver condiviso con tutti noi questo pezzo pregiato.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 


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